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IL VOLTO DELLA GUERRA CIVILE RUSSO- UCRAINA E LA SUA DURATA.

QUANDO GLI ANGLOSASSONI PARLANO DI FOSSE COMUNI, CAMPI DI CONCENTRAMENTO E DISTRUZIONI DI CASE, SE NE INTENDONO. SANNO MENO DI NEUTRALITA’ E RISPETTO DELLE ALLEANZE.

Si parla spesso della guerra civile di Spagna del 1936 per invocare analogie con la situazione ucraina attuale. Si cercano parallelismi blasfemi tra i volontari che accorsero da ogni parte d’Europa e dalle Americhe in difesa della Repubblica spagnola ( il fior fiore dell’intellighenzia di ogni paese, tutti disinteressati, molti morti, nessun prigioniero, alcuni poi famosi come: André Malraux; John Dos Pasos; Ernest Hemingway, Randolfo Pacciardi, Iljia Ehrenburg, Marta Gelhorn, ).

Nulla a che vedere coi sottufficiali istruttori inglesi di oggi, che, per salvare la pelle, come ogni onesto mercenario professionista reduce dalla Siria, dallo Yemen e dall’Afganistan é pronto per lo scambio di prigionieri e l’incasso del bonus.

La somiglianza tra i due conflitti si limita alla eterna tentazione degli Stati Maggiori di testare ” sul campo” l’efficacia tecnica di nuove armi – tipo il Javelin – il missile anticarro che si impenna per colpire i mezzi corazzati dall’alto – la zona meno protetta – dotato di una doppia carica esplosiva che scoppia in differenziata: la prima per neutralizzare la mini carica esplosiva posta dietro le piastre di protezione della torretta che svia la prima esplosione; la seconda carica cava giunge così a diretto contatto, e distrugge il carro.

Gran successo. Peccato che ne siano stati prodotti solo seimila annualmente.

In Spagna, ad esempio, i tedeschi testarono la tecnica di bombardamento in formazione che distrusse Guernica e i russi i primi carri armati sovietici classe T.

E’ all’addetto militare francese a Madrid – colonnello Henri Morel – si deve la prima relazione sugli effetti psicologici di un bombardamento su persone ( lui stesso) in ambienti non fortificati. Ammise, pur essendo un reduce di guerra, dopo un bombardamento aereo italiano, di essere rimasto oltre un’ora inebetito, benché incolume ( rapporto al 2eme bureau del 22 ottobre 1937 “lezioni tattiche della guerra di Spagna”).

Le mitragliatrici furono invece collaudate da Lord Kitchener nella campagna del Sudan contro il Mahdi ( morto mesi prima)del 1898. A Ondurmann, le perdite umane sudanesi furono enormi ( in un giorno, tra morti e feriti oltre ventimila popolani sommariamente armati che attaccavano con vecchie sciabole, falci e archibugi spinti dal fervore religioso) contro perdite irrisorie dello schieramento britannico: 46 di cui oltre la metà soldati e graduati egiziani . Ufficiali inglesi caduti: tre.

Il razzismo innato degli inglesi impedì loro di capire che la mitraglia avrebbe avuto effetto anche sui bianchi e offrì inconsapevolmente alla mitraglia una intera generazione di inglesi e francesi che ne venne sterminata pochi anni dopo sui campi della Marna, della Somme e di Verdun.

Più simili all’attuale, i conflitti immediatamente precedenti la guerra mondiale, come ad esempio il conflitto anglo-boero ( e , in parte la guerra italo-turca in Libia che vide il primo uso del bombardamento aereo con un tenente dei bersaglieri che tirò un paio di bombe a mano su un accampamento beduino).

In sud Africa, si inaugurarono, i campi di concentramento per donne e bambini dei boeri che continuavano la guerra ad oltranza. Gli bruciavano le fattorie e i familiari venivano lasciati morire di inedia e di fame e di malattie, al punto che una eroica donna inglese Emily Hobhouse condusse una feroce campagna contro il governatore locale Alfred Milner, accusandolo – dopo un giro di ispezioni grazie alle sue conoscenze altolocate – di aver istituzionalizzato questi trattamenti inumani, le fosse comuni ed altre forme di brutale inciviltà che oggi vengono rimproverati a Israele e ai russi, per piegare i coloni riottosi al volere di sua maestà e allo sfruttamento britannico delle miniere d’oro.

Alfred Milner, Alto Commissario e Governatore della Colonia del Capo dal 1897 promosse la guerra contro i Boeri per conquistare le due repubbliche governate dai coloni bianch di origine olandese dello Stato Libero di Orange e della Repubblica del Sud Africa del presidente Paul Kruger.

Gli appetiti inglesi su quelle terre nacquero nel 1867 con la scoperta della più grande vena d’oro mai trovata nel Transvaal.

La conquista condotta con mano ferma e senza scrupoli fruttò all’Inghilterrauna nuova perla perll’impero e a Milner il titolo di Visconte. Cecil Rodhes, l’uomo più ricco del mondo alla sua morte delegò a Milner la gestione delle sue immense ricchezze perché le usasse per salvaguardare l’impero. e la supremazia della razza bianca. L’ex presidente degli USA Bill Clinton é stato un borsista della Fondazione Rodhes.

I due si ritroveranno su opposte barricate anche in occasione del primo conflitto mondiale di cui Milner fu poi uno degli artefici, assieme a Georges Clemenceau, entrambi legati anche dalla comune corrisposta passione per Lady Violet Cecil, nuora di Lord Salisbury, il primo ministro.

Anche qui, ci fu una errata valutazione della cavalleria a causa della carica di Kimberly che portò alla luce per ragioni di propaganda due dei protagonisti ( i generali John French e Douglas Haig) che poi comandarono le truppe inglesi sul continente credendo di essere ancora alle prese con contadini boeri e che il cavallo fosse l’arma risolutiva per eccellenza. Contro questi idee incrostatesi in menti anguste, si levarono prevalentemente donne di carattere provenienti dalla buona società come la già citata Emily Hobhouse e Charlotte Despard ( nome da sposata, in realtà la sorella del generale French), pacifista, sindacalista e comunista.

Assisi: un momento della manifestazione straordinaria ” marcia per la pace” organizzata in questi giorni ad Assisi. La marcia ricorda i ” fioretti di San Francesco” sulla perfetta letizia che iniziano spesso con ” Andando una volta santo Francesco da Perugia ad Assisi a tempo di verno ed il freddo grandissimo fortemente il crucciava…” Ora si marcia con meno letizia e senza comunicati sui media, ma la fame di pace affligge ugualmente un largo strato della popolazione italiana.

Le azzittarono col trucco inventato da Milner in Africa della ” guerra di difesa perché aggrediti”.E continuano ancora oggi che il testimone dei Sassoni é passato agli USA dove Lady Violet Cecil trasferì, dopo il 1945 la sua rivista “ National Interest“. In pratica la lotta tra imperialismo e pacifismo é stata essenzialmente una lotta tra menti femminili inglesi, di cuore e di carattere.

Il coraggio e l’audacia sul campo di battaglia – riservato ai maschi- non furono però più l’elemento decisivo delle battaglie con l’arrivo del nuovo secolo. Il primo conflitto mondiale – come il secondo- furono vinti dai paesi con maggiore capacità di produzione industriale protetta.

All’alba del nuovo secolo – il XXI – le armi decisive stanno rivelandosi l’elettronica e la comunicazione ( e il loro abbinamento). Ecco perché l’Ucraina sembra essere vittoriosa contro un colosso industrial-militare di vecchio tipo. Ecco perché chi sta collaudando di più i nuovi metodi ( incluso il cecchinaggio dei comandanti, impiegato per la prima volta contro lo sbarco ” di prova ” della brigata canadese a Dieppe nel 1942 dai tedeschi, che indusse gli USA a mettere sul retro degli elmetti – invece che sul davanti- le insegne di grado dei comandanti) sono gli anglosassoni e chi sta imparando di più, a caro prezzo, sono i russi, come avvenne nella campagna di Finlandia ( 1939) di cui Curzio Malapararte ci ha lasciato reportages interessanti e battute indimenticabili, come la differenza con l’Italia (“i finlandesi sono praticanti ma non credenti, gli italiani sono credenti, ma non praticanti” per sottolineare che l’Italia era non belligerante, e faceva solo chiacchiere e proclami).

IL NEGOZIATO DI ISTANBUL E IL FANTASMA DELLA NEUTRALITÀ

Fedeli alla vecchia tradizione USA che finiscono per provocare proprio i fenomeni che vogliono esorcizzare, gli americani, con l’annunzio della possibile adesione alla NATO di due stati tradizionalmente neutrali quali Svezia e Finlandia, hanno aperto l’ennesimo vaso di Pandora: quello della neutralità, su cui si sta dibattendo anche a Istanbul nei giri negoziali tra Ucraina e Russia, mediati dalla Turchia di Erdogan che, con questa mossa, si é differenziata dalla posizione degli altri partner NATO senza rompere con l’Alleanza Atlantica.

Autrice feconda, Micheline Calmy-Rey già ministro degli Esteri e presidente della Confederazione svizzera, nonché presidente del Consiglio d’Europa, offre con questo libro una visione inedita dell’idea di neutralità che chiama ” neutralità attiva” e consistente nella promozione attiva dell’idea e presi di pace invece che del pavido ed egoistico ripiegarsi su se stessi in cerca di una impossibile conservazione in un mondo ormai multipolare. Con una prefazione dell’ex Presidente francese Francois Hollande e contributi dei notissimi scrittori svizzeri Jean Ziegler e Roger Koppel, l’autrice propone all’Europa una funzione che gli burocrati di Bruxelles non hanno mai saputo ideare, benché sia in perfetta linea con l’ispirazione che ha creato l’istituzione, non nata per determinare il prezzo dei fagiolini e dei cavoletti …di Bruxelles.

Su 193 paesi del pianeta, gli stati neutrali sono una ventina e due tra questi sembrano sul punto di tradire la loro quasi secolare neutralità per aderire al blocco NATO nella vana ricerca di una sicurezza che non potranno comunque avere vista la vicinanza di confine con il presunto probabile avversario. Contenti loro….

Nel nostro caso, come Europei, abbiamo la scelta di onorare i più nobili motivi per cui l’Europa ha visto la luce ( mai più altre guerre sul nostro continente) o di obbedire alle pressanti richieste di una fazione USA in via di disfacimento dato che l’attuale presidente viene ormai visto come un ” one term President” privo di carisma, seguito e capacità di governo che a novembre gli elettori probabilmente non rinnoveranno.

Tornando al conflitto in corso, la strategia generale é mutuata dall’inquadramento fornito dall’ambasciatore Friederich Werner von der Schulemburg, per lunghi anni( dal 1934 fino alla guerra) ambasciatore a Mosca ed in seguito a capo del dipartimento 13 del Ministero degli Esteri tedesco che amministrava i territori conquistati a est.

Perfetto conoscitore del russo, era nato ed era stato allevato costì, sostenne – assieme al colonnello Claus von Stauffenberg, del quale condivise il destino dopo l’attentato a Hitler, che la Germania avrebbe potuto sconfiggere la Russia solo con l’aiuto dei russi trasformando la guerra in guerra civile e a tal uopo reclutò e portò in linea con la Wehrmacht oltre 250.000 uomini, appartenenti alle varie etnie su cui oggi anche gli USA intendono far leva, fino a che Hitler proibì il reclutamento di altri volontari russi. Speculando sul fatto che le ” altre etnie” non fossero da considerare russe il reclutamento continuò, ma in sordina fino a che i due, coi tremila complici antinazisti della “ Swarze Kapelle“, non finirono sulla forca.

Lo scontro sia ormai arenato in una sorta di replica tecnologica del primo conflitto mondiale: trincee, fango, fame e scontri ” corpo a corpo” tra persone che addirittura si conoscono, assumendo sempre più i contorni di una guerra civile. Una proxy war con a contrastare la Russia, un avatar di Joe Biden che non vuole concludere una trattativa perché non può e che non può vincere perché, fino a che la Russia avrà la superiorità aerea i rifornimenti più significativi ( artiglieria pesante, aerei da caccia) non avranno alcuna possibilità di giungere al fronte.

Resta intatta la possibilità che il parallelo con Hitler si spinga fino a segrete intese con possibili cospiratori ( Medvedev, Nebiulina ecc) , ma é inutile speculare sui segreti che non si cono c’erano che tra un secolo come sta avvenendo oggi per la Germania degli anni quaranta. Resta la carta dell’allargamento del conflitto ad altre etnie ( Georgia, Cabardinia, Moldova, Turkestan).

Si arriva così al capitolo più delicato della affidabilità degli USA come alleati. Su questo tema darò a giorni alle stampe un mio elaborato sulla fine ingloriosa del comando ABDA ( American , British, Dutch, Australian area) che fu il primo tentativo di creare una forza multilaterale per contrastare l’offensiva giapponese ( altro paese definito aggressore, mentre oggi, dopo ottanta anni, tutti gli storici riconoscono che gli USA li stavano strangolando limitando la loro possibilità di espansione e approvvigionamento petrolifero:

Nello scontro, contrariamente a quanto in promessa e in premessa, le indie olandesi non vennero difese e si lasciò distruggere quanto rimaneva della flotta olandese d’oltremare, dando la colpa al Maresciallo Archibald Wavel ( inglese) incaricato di una missione impossibile, non rifornito e al cui comando vennero sottratti mezzi USA che continuarono a rispondere direttamente a Washington per poi essere gli unici siuperstiti della sconfitta navale pi dolorosa del conflitto.

A questo ” tradimento” andrebbe aggiunta una lunga linea di stati e governanti coi quali gli USA hanno iniziato guerre per poi abbandonarli al loro destino ( Vietnam, Panama, Irak, eccetera)

Il tradimento più significativo é stato l’aver ” schiodato” l’Inghilterra dal Vicino Oriente, più con rudezza che con savoir faire:

Ancora un libro , ahimè in inglese, per illustrare in 380 pagine la storia di come gli USA scacciarono dai paesi arabi e dall’Iran ogni influenza britannica inviando come rappresentante personaggi come John Landis che ” consideravano come nemico principale, non la Germania, ma l’Inghilterra” a favore della quale dichiaravano di essere scesi in campo.

Prego il lettore di notare che tutte le fonti citate sono di origine atlantica e anglosassone, escludendo ogni fonte che potrebbe essere intesa come faziosa o parziale e interessata. Con queste premesse é ovvio che la guerra ucraina durerà molto. Quando scoppiò la guerra civile in Libano, previdi venti anni. Durò diciassette e mi scuso per l’approssimazione. Questa, rischia di durare altrettanto, a meno che non riesca l’intesa con i cospiratori interni alla Russia i cui nomi non conosco ma che é facile immaginare.

UCRAINA: ABBIAMO LA PRIMA VITTIMA

NATURALMENTE SI TRATTA DELLA VERITA’

Russi e Americani si sono già accordati per accanirsi sul cadavere martoriato della verità. La follia neocon che cospira per avere una nuova guerra, ha un nome e cognome.

Victoria Nuland, – diplomatica, già consigliere di politica estera del vicepresidente Dick Cheney – oggi diventata sottosegretario del governo di Joe Biden, viene ricordata sopratutto per la famosa frase “fuck the EU” intercettata quando l’ambasciatore USA a Kiev le chiese se avesse interpellato gli europei prima di scatenare la rivolta di piazza contro il governo legittimo.

Questa signora, all’epoca già obesa e in menopausa, ammise candidamente di aver speso cinque miliardi di dollari per fomentare la rivolta ucraina che defenestrò violentemente il legittimo – e tremebondo- presidente Viktor Yanukovich é probabilmente la forza trainante di questa crisi iniziata otto anni fa sotto la sua supervisione come rappresentante USA all’ONU e ripresa con vigore dal momento del suo ritorno al governo dopo una parentesi come borsista ALBRIGHT a causa delle le dimissioni dal Dipartimento di stato con cui precedette il licenziamento da parte del presidente Donald Trump.

Si tratta di una delle Erinni neocon sostenute dalle lobbies dell’industria bellica USA.

L’Ucraina é solo un pretesto e gli USA hanno molto da guadagnare da questa crisi mentre quasi tutto il mondo pagherebbe un prezzo.

Intanto, rinfocolare la rivalità russo-germanica sull’Ucraina é un buon pretesto di per sé. L’unico pericolo per l’egemonia USA nel mondo é una intesa tra i due paesi del tipo di quella vaticinata fin dal XIX secolo da Bismark. Le risorse russe e la tecnologia tedesca metterebbero in crisi geopolitica gli Stati Uniti.

L’Ovest tedesco industrializzato aveva tradizionale equilibrio nella Prussia agricola; nel dopoguerra, mutilata dell’est ” democratico e popolare” l’equilibrio lo ottenne con l’intesa con la potenza agricola della Francia. Una volta riunificata, la Germania si accorse che l’est agricolo era stato industrializzato a tappe forzate e giocoforza lo sguardo si allungò verso il “granaio d’Europa” come i nostri padri chiamavano l’Ucraina.

Offrire una influenza decisiva alla Germania (nessuno vuole gli ucraini nella NATO) sull’Ucraina sarebbe una bella dote di fidanzamento duraturo.

L’Ucraina, d’altro canto, vive di rimesse degli emigranti in occidente ( aerei- cargo, basi per lanci satellitari, mercenari e badanti.) , di esportazione dell’ olio di soia in Russia, nonché di royalties delle pipeline del petrolio russo in viaggio verso l’Europa occidentale. Dei 41 milioni di abitanti, 17 sono russi e la religione prevalente é quella ortodossa.

L’entrata in una alleanza occidentale con i protestanti tedeschi , consumatori di burro e margarine, disinteressati alla siderurgia obsoleta delle province orientali, sarebbe contro natura a meno di non godere di un trattamento di rendita privilegiata, ma con una agricoltura ( oggi esportatrice a costi con valuta debole) che entrerebbe in competizione con la francese e la nostra.

Tenere occupato e sotto pressione Vladimir Putin, lo distoglie dal Vicino e dal medio Oriente dove la sua posizione é divenuta troppo forte e va ridimensionata.Valga per tutte l’atteggiamento di Israele che si é ben guardato dal prendere posizione, nella crisi ucraina, a favore degli Stati Uniti benché venga rappresentato come l’alleato più fedele e collaborativo…

Forti vantaggi per gli USA anche nella commercializzazione dl petrolio e gas di scisti che dati gli alti prezzi possono essere venduti all’Europa solo in caso di limitazioni importanti delle esportazioni dall’ESt che si verificano sia in caso di sanzioni antirughe che di guerra sul territorio ucraino.

Ultimo vantaggio: buttano Putin in braccio ai cinesi che diventano il suo cliente unico se si chiudono i rubinetti a Ovest.

Ognun vede come , a ciascun vantaggio USA, corrisponde uno svantaggio di uno o più paesi europei. Di qui, un affannarsi disgiunto di Macron, Scholtz, Draghi verso Mosca che già in sé rappresentano il fallimento del progetto di politica unitaria europea e anche questo può essere visto a Washington come un fringe benefit.

Per avere ragione di tanto attivismo, la strategia migliore che i russi possono adottare é quella del ” wait and sei” di britannica memoria: la sola presenza di un’armata corazzata che manovra in prossimità della frontiera ha aiutato il presidente ucraino a non farsi soverchie illusioni: commerci si, alleanze no.

Per capire meglio la straordinaria preparazione e l’analoga impreparazione della controparte americana, vale la pena fissare alcuni punti.

In questa vicenda tutti mentono e l’analogia più ficcante é da ritrovarsi in situazioni ben documentate dato il tempo trascorso: L’accordo di spartizione Sykes -Picot di cui tutti parlano, ma a vanvera.

E’ ormai appurato, che il trattato Sykes-Picot non é mai esistito veramente e la sua storia può aiutarci a capire il castello di bugie che nasconde la realtà di chi vuole smantellare un impero.

Già a metà ottocento, lo zar Alessandro aveva deciso di riprendere la marcia di Pietro il grande verso i mari caldi e cercò – trovandoli tra i francesi e gli inglesi- partner per la spartizione dell’impero ottomano che possedeva gli stretti che portano dal mar nero al Mediterraneo. Dopo qualche malinteso iniziale , la guerra di Crim

ea, l’accordo fu trovato e, mentre gli occidentali iniziarono a soffocare finanziariamente il Sultano di Costantinopoli, la Russia iniziò a fomentare i sudditi cristiani della sublime porta dal Balcani al Caucaso. Fu lo zar a lanciare lo slogan de ” il malato d’Europa” e stimolare le guerre di indipendenza balcaniche, con la sola eccezione di quella greca di cui l’Inghilterra si incaricò.

la mente dietro il piano fu, in ogni momento, il ministro degli esteri russo Sergei Sazonov ( vedi foto)

Il ministro degli esteri russo Sazonov fu la vera testa forte del progetto di smembramento dell’impero ottomano. La Russia si sarebbe impadronita degli stretti mentre gli anglofrancesi degli attuali Irak e Siria. Alla caduta dello Zar l’accordo fu considerato decaduto e l’occupazione dei territori suggerita a Italia e Grecia. La resistenza di Ataturk e Karabekir che frustrarono sul campo le mire greche ( e inglesi) vanificarono il sogno e la pace di lLosanna del 1923 diede riconoscimento alla Turchia moderna.Nel Caucaso, il successore di Sazonov, Cicerin non mantenne gli impegni con gli Armeni che furono eliminati e sostenne Mustafà Kemal ( poi Ataturk) in odio agli inglesi che avevano sbarcato truppe nella Russia per schiacciare i bolscevichi. La tradizione di Sazonov continuò con Molotov, Scepilov e ora con Sergej Lavrov

IL regime sovietico, insediatosi e trovato lo schema dell’accordo di spartizione, lo pubblicò sulla Pravda creando uno scandalo in Occidente, presto soffocato dalla narrativa Sykes-Picot per non dare a vedere che gli accordi datavano dall’aprile 1915. Per conoscere i dettagli abbiamo aspettato cento anni e per conoscere la verità sull’ucraina, vi do appuntamento al 2122.

Ma quel che é certo, é che anche a quel tempo si capirà che la teste pensanti vengono dall’est e non dalle avidi rettilinei di Washington che hanno dimenticato di essere diventati grandi con le politiche di immigrazione e con l’applicazione – specie in casa – dei principi democratici che oggi sono riservati all’export.

SAN LORENZO, IO LO SO PERCHE’ TANTO DI STELLE ARDE E CADE…

UN INEDITO SU MIO PADRE SCRITTO DAL GEN. NANI GIA’ COMTE DELLA REGIONE NORD EST

Il Generale di corpo d’armata Antonio Nani era già in pensione da qualche anno. Aveva lasciato il servizio come “Comandante designato della III Armata” ossia come comandante in pectore del fronte orientale in caso di guerra.

Io avevo lasciato il servizio da un bel pezzo. Ma quando mi mandò a chiamare mi presentai immediatamente. Aveva fatto la Spagna come capo dell'”ufficio I” ( acquisendo tra l’altro i piani del centuron de hierro de Bilbao) e concluso la mondiale come capo di stato maggiore di Rommel nella ritirata di Libia. Gli dobbiamo la nostra ultima vittoria africana della battaglia del passo Kasserine.

” Conosciamo entrambi la taccagneria dell’amministrazione della Difesa. Mi hanno assegnato un accompagnatore. Segno che ho poco tempo da vivere. Voglio dedicarlo a scrivere di tuo padre che é un eroe sconosciuto. Portami il suo stato di servizio, i dati anagrafici. Insomma quanto necessario per non sbagliare date e decorazioni.”

Glielo portai più presto che potei.

Dopo una settimana, mi richiamò. ” ho sopravvalutato la mia capacità di affrontare la fine. ” Mi restituì le carte assieme ad alcuni scritti tracciati con grafia incerta sul retro di fogli intestati alla Associazione Nazionale Volontari di Guerra di cui era presidente. Morì forse dieci giorni dopo.

Ho ritrovato i fogli il mese scorso mentre a casa mi leccavo le ferite dell’ennesimo malanno, scartabellando appunti polverosi.

Li ho mandati al figlio Alberto, in Francia, conosciuto di recente via internet, e li pubblico qui per ricordare- come ogni anno- il 10 agosto, giorno in cui mio padre Francesco vide la luce. In famiglia abbiamo sempre preferito ricordare le nascite, non le date di morte. Lascerò i puntini di sospensione se non dovessi riuscire a decifrare qualche parola, ma preferisco che a parlare di mio padre sia un altro. Uno del mestiere.

” RICORDO DEL GENERALE FRANCESCO DE MARTINI. L’AVVENTUROSA VITA DI UN EROE.

” Nell’Agosto 1954, appena tornato dalla Somalia – dove per oltre due anni avevo comandato quelle FFAA, nell’amministrazione fiduciaria di quel territorio per conto nell’O.N.U.- fui chiamato dal Capo di Stato Maggiore dell’Esercito il quale mi ordinò di andare ad assumere il comando dell’82 Reggimento di fanteria, che stava per rientrare a Trieste, fino ad allora occupata da Inglesi ed Americani, dopo il martirio sofferto dalle truppe partigiane di Tito.

Mi disse che il Reggimento era, per forza e uomini e armamento, “sul piede di guerra”; che la situazione era oltremodo delicata e difficile per l’ostilità politica della Jugoslavia; che il Reggimento doveva essere amalgamato perché recentemente formato con varie compagnie organiche provenienti da altri reggimenti; e via dicendo.

Mentre mi avvicinavo alla porta mi richiamò aggiunse: darò il comando di un battaglione ad un tenente colonnello che, mi hanno detto, obbedisce solo a lei. ” solo a me? Chiesi stupito: “Chi é ?” ” il tenente colonnello Francesco De Martini”.

Risposi immediatamente: ” No, credo non ubbidisca nemmeno a me!”

Tornato a casa, lo chiamai. Venne. Ci eravamo sempre dati del tu. Mi dette subito del lei; modo che, verso di me, conservò per il resto della sua straordinaria vita.

Come ci eravamo conosciuti?Nel 1946. Ero un maggiore e dirigevo nel SIM, poi SIFAR, la importante sezione ” ZURETTI” ( oggi l’analogo ufficio é diretto da un generale di brigata) che doveva tenere la situazione politica in tutto il………con un particolare riguardo per i territori della Eritrea, Somalia e Libia per i quali De Gasperi voleva ottenere un mandato venticinquennale; come poi ottenemmo per la Somalia, ma soltanto per il decennio 1950-1960.

Sforza invece, Ministro degli Esteri rinunciatario, voleva immediatamente restituire a libertà. Allora fu affidato, quasi clandestinamente ( il corsivo scritto ma depennato dall’autore ndr) fu affidato allo Stato Maggiore dell’Esercito il compito di preparare quelle popolazioni per un eventuale referendum, ad optare per un affidamento all’Italia.

Poi le cose andarono invece come sappiamo, con i risultati che vediamo, disastrosi per quella povera gente.

Dovetti cercare tre personalità locali filo italiane e cercare l’appoggio del mondo arab, già allora in fermento, per un’azione da svolgere in quel senso. Un’ efficace sezione….. mi forniva ottimi – alcuni anche autorevoli – informatori e stavo cercando nostri ufficiali o sottufficiali pratici di quelle zone, per intensificare l’azione informativa ed – eventualmente- operativa.

Ad un certo punto, mi venne assegnato un tenente- Francesco De Martini- che , mi fu detto, parlava arabo e francese meglio dell’italiano e bene l’inglese. Si presentò a me e gli assegnai un ufficio con un sottufficiale pratico di cose arabe ed uno delle nostre ex colonie. Qualche ora dopo lo mandai a chiamare per esaminarlo ed affidargli gli specifici compiti. Se ne era andato, lasciando un numero telefonico dove avrei dovuto chiamarlo se avessi avuto bisogno di lui, giacché lui ” in ufficio non ci poteva stare.” Lo chiamai, più incuriosito che indignato. Mi fece un discorso press’a poco così: ” Sono assai pratico di cose del Vicino Oriente ed africane, sono già invitato nelle ambasciate e legazioni di molti paesi e sono legato da amicizia con loro personalità. Lei mi dica che vuole da me. Lo farò puntualmente e molto più efficacemente di ogni altro, ma non mi chiuda in ufficio. In ufficio ci lasci un sottufficiale al quale detterò poi alla meglio i miei rapporti. Che sappia scrivere in buon italiano giacché io non ho bella forma di scriverlo.”

Dopo aver parlato col mio capo, ( Lanfaloni ndr) feci come mi aveva pregato di fare. I risultati furono ottimi: più di una volta fui chiamato dal Capo di Stato Maggiore e al Ministero degli Esteri( dall’allora sottosegretario Brusasca) per l’annunzio di prossimi avvenimenti straordinari in quel paesi , ai quali era difficile dar credito, che de Martini preannunziava in ogni dettaglio. Tutti superando ogni …… in credibilità degli esperti si erano poi puntualmente avverati.

Intanto , nel giro di pochi mesi, per anzianità e per merito di guerra, de Martini diveniva maggiore e gli era conferita la medaglia d’oro al valor militare.

Difficilmente lo portavo dal Capo Servizio e mai negli uffici del Ministero degli Esteri o della Difesa interessati, perché si non ammetteva critiche o obiezioni a ciò che diceva e si esprimeva in merito con sincerità almeno sconcertante.

Diventammo amici, finché restai al SIFAR – che allora era diretto soltanto da un colonnello ed era costituito da persone fuori da ogni servitù politica e di specchiata onestà e preziosissimi collaboratori.

Oggi che Egli ci ha lasciato, ricordando racconti episodici o riferiti da lui ed alcuni documenti che mi sono procurato sulla sua vita tento di ricordarne i momenti salienti.”

Qui finiscono gli appunti, quando me li diede, il generale aggiunse un paio di aneddoti a voce. Forse val la pena di aggiungerne uno qui. Il primo giorno che incontrò questo strano tenente, lo rimproverò per l’uniforme un pò sciatta ( era l’uniforme da tenente medico presa a prestito dal fratello Umberto, reduce dalla Russia ndr). Poi dopo poco ebbe la sorpresa di vederlo con una uniforme fiammante da capitano. dopo poco ancora, da maggiore. Divennero, per un periodo, pari grado e amici.

I PERICOLI CHE CIRCONDANO L’EUROPA

DAL BALTICO AL CAUCASO ZONE DI CRISI. ECCO COME TIRARCENE FUORI

Tutti presi dalle paure sanitarie vere o false che siano – entrambe certamente esagerate- i media del nostro continente evitano di esaminare la situazione geopolitica dell’Europa che sta complicandosi al punto di rappresentare un vero e proprio assedio della fortezza Europa e di indagare sulle cause remote o immediate e i responsabili.

Nella illustrazione sovrastante ho evidenziato tutte le ragioni di crisi e di preoccupazione che possono ciascuna svilupparsi in focolai di guerra come la Siria,la Libia,l’Ucraina o il Kurdistan.( I quadratini color rosso)

Per evitare di credere che i pericoli che ci minacciano siano tutti esterni alla Confederazione, ho fatto illustrare in verde anche i due pericoli di secessione,( oltre al Donbass) pudicamente indicati come inclinazione separatista ( Scozia e Catalogna e ho evitato di mettere la macchia verde anche a Gibilterra che comunque ha votato a maggioranza schiacciante a favore del remain nella UE).

Per completezza di informazione includo il Regno Unito nella analisi considerando quindi l’Europa geografica e non la sola Unione Europea che comunque è il centro del nostro interesse.

Il quadratino blu della instabilità politica é stato posto – provvidenzialmente- a metà tra l’Algeria e la Tunisia dove il presidente Khais Saied ha ritenuto per l’altro di doversi produrre in una replica a metà tra Al Sissi e Erdogan alleandosi con l’Esercito e sospendendo – al solito si dice per un breve periodo – sia l’esecutivo che il legislativo.

Tutti questi paesi sono retti da regimi forti con forze armate in rafforzamento e mire egemoniche regionali, mentre l’Unione Europea sembra essere l’eccezione virtuosa che evita la trappola di Tucidide per cadere nella sindrome da assedio di Costantinopoli con teologi che sproloquiano di matrimoni monosesso e transizioni ermafrodite.

Difficile prevedere se ci sarà una guerra e dove; più facile prevederne l’esito e il vincitore. Di sicuro, l’opzione migliore sarà restarne fuori in una situazione di vigilanza neutrale ed armata.

Di fronte a queste crisi – alcune già sfociate in guerre- si nota una macchia bianca costituita da paesi della ex Jugoslavia ancora non integrati in nessuno dei blocchi ( anche se la Serbia ha simpatie e legami economici con la Russia). Poi a nord, la macchia bianca rappresentata dalla Svizzera.

Se una Italia neutrale riuscisse ad allargare le macchie bianche unendo la parte balcanica con quella svizzera, è intuitivo che si creerebbe una zona di rispetto neutrale a protezione dell’area adriatica e una serie di stati cuscinetto attorno al nostro paese che sarebbe al riparo da possibili sorprese. I tre paesi da convincere sono la piccola Slovenia, la Croazia e l’Austria, che all’atto della evacuazione sovietica si impegnò a restare neutrale.

Sento già le voci di quanti mi vorranno scrivere sottolineando l’impossibilità di realizzazione dovuta alla presenza di basi USA e NATO sull’intero nostro territorio.

A costoro obbietto con un esempio verificatosi due volte in un ventennio: L’Irak oggetto a due riprese di un’offensiva militare USA e NATO che l’ha invaso con una pervasività molto maggiore di quanto non sia accaduto a noi, per ben due volte ha ottenuto l’evacuazione delle truppe USA.

La prima, con un sotterfugio, ma l seconda grazie a un regolare voto parlamentare, un negoziato bilaterale e una decisione congiunta. L’annunzio lo ha dato lo stesso Presidente Biden ieri.

Eppure, l’Irak ha una duplice funzione strategica : a est verso l’Arabia Saudita e a ovest verso l’Iran.

Agli Stati Uniti risponderei con un ragionamento semplice: essi sono interessati al controllo del Mediterraneo e al rapporto con la Chiesa cattolica che controlla un miliardo e mezzo di anime (…).

Una Italia facente parte dell’occidente, ma non belligerante, é nell’interesse degli Stati Uniti che dovrebbero badare a un solo fronte europeo. Sappiamo che il patto di Varsavia aveva pianificato di violare la neutralità austriaca , sfondare in trentino e puntare verso la Francia impegnata sul fronte nord.

Con un blocco di otto paesi neutrali da violare per attaccare la Francia da sud, il compito sarebbe ben più oneroso e difficile e costoso non solo militarmente.

L’autorevolezza del Vaticano sarebbe accresciuta dalla situazione territoriale di neutralità e la sua utilità risulterebbe moltiplicata per l’Occidente.

Resta il controllo del Mediterraneo per il quale sarebbe sufficiente e indispensabile la sola Sicilia, regione autonoma e con una autonomia anche ampliabile fino a configurare una semi cessione.

. Per l’Unità italiana abbiamo sacrificato Nizza e Savoia. Per l’indipendenza e la sicurezza Mediterranea, possiamo fare una riflessione sulla Sicilia che risulterebbe militarmente anche protetta dalla fascia dei paesi neutrali che la proteggerebbero da sorprese.

I

TRUMP BOMBARDA LA SIRIA E L’ONU LE FA PRESIEDERE LA CONFERENZA SUL DISARMO A GINEVRA. di Antonio de Martini

Inghilterra Francia e Stati Uniti, si spingono, sempre più isolati e illegalmente, verso episodi di provocazione double face.

Iniziarono con la Libia, coprendosi con una delibera dell’ONU dai toni ambigui, ma si trattò comunque di una cauzione del massimo consesso mondiale , di un avversario privo di reale consistenza militare, alleati e posizionamento strategico.

Proseguono ora con la Siria senza copertura ONU ( e nemmeno NATO) contro un avversario che ha una alleanza formale con la Russia e l’Iran e una informale con la Cina, e che si trova al crocevia del mondo. Continua a leggere

LA CRISI LIBANESE SARA’ LA TOMBA DELLA DINASTIA SAUDITA? IN OGNI CASO E’ UN ALTRO SCHIAFFO AGLI USA. di Antonio de Martini

Immaginatevi che il Primo ministro Paolo Gentiloni vada in America,  all’arrivo invece del benvenuto di prammatica si veda sequestrato il telefonino, venga catapultato davanti a una telecamera a leggere una lettera di dimissioni e a chi lo contattasse per sapere quando torna in Italia, risponda ” a Dio piacendo” e avrete la fotografia di quel che è accaduto tra Libano e Arabia Saudita in questi giorni.

La motivazione del perché avviene è più complessa e andrebbe spiegata con la psicoanalisi prima che con l’analisi politica. Proviamo a dipanare questa intricata matassa di lana di cammello. Continua a leggere

LA TURCHIA AMMASSA TRUPPE ALLA FRONTIERA SIRIANA e IRACHENA IN FUNZIONE ANTI CURDA. TUTTI CONNESSI APPASSIONATAMENTE. di Antonio de Martini

Sembrerà strano, ma tutto ha inizio in Turchia un secolo fa.

Mustafa Bey, detto Kemal ( il perfetto, così nominato dal suo maestro di scuola) iniziò l’attività che lo ha condotto al potere col nome di Ataturk ( padre dei turchi) , sconfiggendo il corpo di spedizione britannico voluto da Winston Churchill per sbloccare i Dardanelli e rifornire la Russia dopo aver sbriciolato il Sultano decadente. Nonostante che anche il colonnello Halil bey ( nipote di Enver Pascià, ministro della Guerra) avesse sconfitto a KUT EL AMARA, in Mesopotamia  il più agguerrito  Corpo di spedizione britannico spedito dall’India, le sorti della guerra non mutarono per via del blocco navale che affamò l’impero. Continua a leggere

GEOPOLITICA DELLO STUPRO NELLA STORIA. EVOLVE DA STRUMENTO MILITARE A ARMA POLITICA. di Antonio de Martini

Che lo stupro sia un’arma geopolitica militare mirante ad affermare supremazia e fiaccare la resistenza, lo abbiamo appreso fin dalla seconda media leggendo l’Iliade: Achille che si appropria di Criseide, e Andromaca – la sfortunata moglie di Ettore –  e la figlia di Priamo Cassandra, che vengono schiavizzate dai vincitori.                                                          

Per non farla troppo lunga, la seconda guerra mondiale ha visto gli alleati far stuprare le donne italiane della zona dei monti Ernici – Cassino dove più accentuata fu la resistenza militare – Moravia ce ne ha dato un ritratto emozionante.  A Napoli esorcizzarono il tutto con una canzone e a Livorno ,a CAMP DARBY, se lo fecero piacere e lo misero a frutto.

I russi che occupando finalmente Berlino stuprarono chiunque respirasse, non usarono  violenza. Bastava ordinare ” Davai suda” ( spicciati donna) che esse obbedivano col terrore negli occhi. Era ancora valida la frase latina “Germani a Sarmati mutuo metu separantur”. Continua a leggere

TERRORISMO IN CATALOGNA. NON È STATO L’ISIS. di Antonio de Martini

 

Gli episodi , si tratta di tre momenti di attacco, distinti ma collegati, ci dicono che qualcosa è cambiato nelle strategie, nella tattica e nel Brand dei terroristi.
L’unico ad averlo notato è stato @Giuseppe Santomartino in un suo post che non ritrovo più.

Evito di proposito di parlare di morti e ” sangue sulle ramblas” come fanno gli pseudo giornalisti de @ il messaggero e mi concentro sui fatti acclarati con un paio di commenti personali.

L’ISIS – posto che abbia mai avuto una consistenza da Stato organizzato, ora non l’ha più e ha cambiato nome – essendosi evidentemente fuso con le cellule marocchine, numerose, efficaci e silenti, e da che era ” Siria e Irak” è diventato ufficialmente ” Stato Islamico” tout court.
La ” rivendicazione” è ambigua ed evita di battere la grancassa, come usava fare, in prima persona.

Segno evidente che ha lasciato cadere la carta nazionalistica “orientale” per rilanciarsi a livello confessionale di ” Umma” , la comunità islamica senza indicazioni territoriali.

È la grande vittoria politico-strategica del laicismo di Saddam Hussein e di Bashar El Assad. Al grosso dei Siro-iracheni, del sunnismo non frega più niente. L’effetto jihad non c’è stato.

Credo che quel che resta dell’organizzazione dirigente di ISIS si sia fuso con le cellule terroristiche marocchine – indebolite anch’esse dallo smantellamento , a cura dei servizi spagnoli, di dieci network in un anno- e che per questi attentati abbiano messo insieme le rispettive forze e modalità operative, per cercare una rivincita eclatante.

Ecco perché sono comparsi contemporaneamente gli ESPLOSIVI ( dei marocchini, ricordate Madrid 2004) e i FURGONI ( apparsi da Nizza in poi, anche a Berlino – 12 morti- a Londra – 5 morti- a Stoccolma -4 morti- poi ancora a Londra – 8 morti- poi ancora a Parigi con l’attentatore che ha attaccato un gruppo di poliziotti)

Chi si propone di continuare la campagna terroristica contro l’Occidente ha evidentemente:

1) cambiato teatro operativo ( Spagna invece di Francia, Belgio e Inghilterra) .
2) arricchito il proprio arsenale e aumentato il numero dei terroristi.
3) ampliato l’audience potenziale del proprio messaggio oltranzista ( passando da due paesi all’intero mondo arabo)
4) Dispone di mezzi finanziari ingenti.

MA QUALCOSA È ANDATA MALE NEI PREPARATIVI:

Una esplosione accidentale ( o provocata dal servizio spagnolo che è lo stesso ai nostri fini) ha messo in moto un meccanismo che avrebbe potuto avere ben altri effetti in altra data.
( ad esempio, alla vigilia del referendum sulla indipendenza della Catalogna che dovrebbe tenersi a settembre).

L’intervento della polizia ( che inizialmente ha pensato a una esplosione di gas) ha provocato una seconda deflagrazione ( azionata da un superstite- suicida? ) , l’intervento estemporaneo dell’attentatore sulle ramblas ( svoltosi con tragica efficacia), la reazione – forse tardiva- della polizia con l’arresto , finito con la morte, di un ulteriore gruppo sospetto ( indicato dal titolare dei documenti trovati sul furgone?).

Cosa apprendere da questo episodio :

1) i servizi di intelligence spagnoli hanno agito con perizia. Immagino siano stati loro a fornire l’innesco difettoso ai terroristi.
La polizia forse non ha pensato a coordinarsi pensando a un incidente domestico.

2) non sono state prese misure efficaci per impedire a mezzi e automezzi di accedere alle zone pedonali ( esistono negli USA degli scuarcia-pneumatici affilatissimi a difesa dei parcheggi privati) e invece di mettere i paras in bella mostra servono tiratori scelti che inchiodino gli autisti.

3) comincia a circolare l’esplosivo e questo nuovo pericolo dimostra che alcuni controlli sono carenti.

4) il cambiamento di strategia e tattica, oltre che di obbiettivo politico dei terroristi, spiazza i nostri non flessibilissimi apparati di sicurezza occidentali e mette in pericolo anche l’Italia che finora avevo considerato immune dal contagio.

Da oggi, l’attentato anonimo con esplosivi può prescindere dall’approvazione della pubblica opinione araba che ci è favorevole. Diventiamo un bersaglio.

5) il Marocco, sempre stato sull’orlo di una crisi ( una intera città – Al Hoceima- è in rivolta da oltre un mese) e ora che gli ex ISIS hanno voce in capitolo ( la loro parte di attentato è riuscita meglio…) potrebbero cercare una rivincita territoriale sull’Atlantico.

6) il Colosseo si difende a Frosinone.

Le fasi preparatorie dell’attentato si sono tutte svolte in località distanti tra i cento e i duecento chilometri da Barcellona. Si sapeva, ma ora ne abbiamo la prova.

A una operazione come questa hanno partecipato dalle cinquanta alle sessanta persone. Dal numero e qualità degli arresti del prossimo futuro giudicheremo l’efficienza dei servizi spagnoli.

7) il modus operandi dei terroristi è apparso pianificato in forza del know how che può avere solo uno Stato organizzato. Chi glielo ha dato?

MARCO TULLIO CICERONE E TAJIP ERDOGAN. DEMOCRAZIE GEMELLE CON SUGGERIMENTI PER NOI. di Antonio de Martini

Marco Tullio Cicerone, nel pieno della confusione creata dalla congiura di Catilina, prese una decisione “antidemocratica” che oggi farebbe rabbrividire quei campioni di ipocrisia anglosassone di Amnesty International.

Diede ordine, in spregio alla legge romana, di strangolare i senatori Lentulo e Cetego che si sapeva essere la quinta colonna di Catilina in città.

Questo gesto fece capire ai romani che Continua a leggere

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