Tag Archives: Barak Obama

N.A.T.O. : RIFORMARSI O PERIRE. di Antonio de Martini

Il professor Giulio Sapelli , che molto  opportunamente “Il Messaggero” di Virman Cusenza ha sostituito ad Alessandro Orsini nell’opera di divulgazione della crisi mediorientale, ha nel fondo di oggi – ancora troppo timido –  adombrato il problema dei problemi :  ” l’incapacita americana sia al dominio che all’egemonia” che sta creando gravi intralci al vivere civile dei popoli mediterranei e innumere vittime. Continua a leggere

SIRIA. L’ITALIA SULLA VIA DI DAMASCO. A SENSO UNICO ? di Antonio de Martini

Ieri l’interlocutore ” Francesco”, ahimè   non meglio identificato, mi ha scritto un commento in coda al post dedicato a Gheddafi Junior, chiedendomi un commento – chiedo scusa per il bisticcio di parole –  sul viaggio del generale Alberto Manenti a Damasco.

A conferma della notizia, un link del sito gulfnews.com ( di Dubai)  che dava resoconto del viaggio attribuendolo a una iniziativa della U.E. o comunque finalizzato a una trattativa di provenienza UE.

Questo viaggio, non reso pubblico, ha un precedente operativo, due doppie  possibili motivazioni e si poggia su un equivoco di base. Continua a leggere

OBAMA E IL BREXIT, OVVERO ECCO L’ALTERNATIVA DEL DIAVOLO di Antonio de Martini

Molti lettori chiedono come mai il governo degli Stati Uniti sia tanto silenzioso in occasione di questa crisi britannica. Trovate la risposta in questa analisi storico-politica pubblicata nel maggio 2014 ( e ribloggata nel marzo 2015) dedicata alla crisi ucraina, ma in realtà, dalla riunificazione tedesca in poi, ogni crisi è una crisi europea.                                      Per chi volesse l’originale del testo, gli basterà battere nella finestra di “cerca”  il titolo ” Si scrive Ucraina ma si legge Germania.”

“Per capire come mai la rana ucraina- un paese senza arte, parte e identità sul cui suolo passano dei gasodotti- venga gonfiata fino all’inverosimile dai principali media del mondo e perché gli Stati Uniti premano tanto sulla U.E. perché sanzioni la Russia inimicandosela, bisogna fare un breve corso di storia e di geopolitica di cui anticipo le conclusioni in corsivo per chi non avrà la pazienza di leggere l’intero testo e che ci porterà a constatare come la geopolitica tedesca, da Bismarck in poi, non abbia mai cambiato direzione se non durante la parentesi della costruzione europea post 1945. Esistono forti correnti economiche e di pensiero che pensano di cambiare registro e gli USA si preoccupano di eventuali scelte geopolitiche indipendenti tedesche. Continua a leggere

SIRIA: C’E’ CHI VUOLE UNA ESCALATION ( MODERATA e CONTRO ASSAD) NEL DOPO OBAMA di Antonio de Martini

Dopo a stravagante uscita dei ” Diplomatici dissidenti” del dipartimento di stato, ( cinquanta dei quali solo uno appartenente all’ufficio che si occupa della Siria. Vorrebbero liberarsi della grana scaricandola sui militari) adesso abbiamo l’aspirante ( autocandidata)  futura segretaria di Stato alla Difesa Michèle Flournoy  N° 3 del Pentagono fino al 2012, la quale dimostra che la possibilità di una donna di dire grandi corbellerie è pari – se non superiore – a quella di un generale con l’Alzeimer , ma può far danni considerevoli perché una donna ha un vissuto genericamente pacioso e le si perdonano le carenze tecniche. Continua a leggere

SIRIA: PERCHE’ I NEGOZIATI DI PACE SONO BLOCCATI E CHI POTREBBE SBLOCCARLI di Antonio de Martini

A parte periodici annunzi di incerte tregue, autorizzazioni all’ONU a  rifornire di carta igienica comunità assediate e l’inaugurazione di un certo pendolarismo diplomatico tra Austria e Svizzera, il negoziato per ottenere una soluzione politica in Siria è bloccato e non procede, con disperazione di tutte le parti in causa.

L’ostacolo principale sembra essere la sorte del presidente Bashar el Assad , ma ovviamente  si tratta della parte emergente dell’iceberg. La parte sommersa consiste nella mancanza di almeno un criterio comune ( ad esempio l’integrità territoriale della Siria su cui tutti tranne forse gli USA convergerebbero) e la scelta dei partecipanti direttamente interessati, nonché l’assenza di terzi capaci di mediare.

Al tempo del negoziato di Ginevra I ( e poi II) scrissi che senza una presenza attiva del convitato di pietra iraniano, non si sarebbe potuto procedere. Adesso che dopo due anni e altre migliaia di morti e sfollati, gli iraniani sono stati finalmente ammessi, ci si accorge che le difficoltà restano intatte. Continua a leggere

KAMIKAZE? NO, HIKIWAKI. IL GIAPPONE SI DISALLINEA. GLI USA FANNO FINTA DI NIENTE. di Antonio de Martini

Una storiella sconcia riassume bene l’odierno atteggiamento USA verso il Giappone. Domanda: che differenza tra meraviglia e stupore? Risposta: la meraviglia è la prima volta che non riesce la seconda. Lo stupore è la seconda volta che non riesce la prima.

Agli USA sta accadendo lo stesso: dopo la meraviglia del viaggio del 2013 a Mosca, siamo adesso allo stupore di Washington per il secondo viaggio a Mosca. E loro sono il partner passivo.

Infatti,nelle scorse settimane, il Giappone ha dato segni di vita. Indipendente. Continua a leggere

GUERRA DI SIRIA: ERRORI ED OMISSIONI. GLI ULTIMI FUOCHI PRIMA DEL GRANDE BUSINESS. di Antonio de Martini

All’indomani della prima Guerra Mondiale, anche un bambino di dieci anni avrebbe capito che imporre condizioni di pace troppo onerose alla Germania avrebbe provocato a breve una nuova guerra.

Il solo che sembrò capirlo veramente fu John Maynard Keynes ( l’inventore della macroeconomia) che si dimise dalla delegazione inglese in polemica con le decisioni draconiane prese contro i tedeschi e consegnò i suoi pensieri, nel dicembre 1919, ad un pamphlet dal titolo provocatorio ” Le conseguenze economiche della pace” tradotto e pubblicato in Italia da Adelphi.( reperibile).

Egli illustrò la concatenazione di scelte suicide e ipocrite che portarono, appena venti anni dopo, al bagno di sangue più copioso della storia dell’uomo.
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AFRICA IN CRISI: SERVE UNA VITTORIA A OBAMA. ITALIA: ABBIAMO DUPLICATO TUTTO. C’ERA PIU’ ORDINE l’8 SETTEMBRE 43. di Antonio de Martini

La sorte degli USA e dell’ Obamacare è appesa al risultato della strategia da applicare in Libia.

Se prevale il sistema di delegare la guerra agli alleati teleguidandola ( Leading from behind), il nuovo modello di Difesa USA reggerà e ci saranno i fondi per la riforma sanitaria voluta da Obama. Altrimenti, tornerà il modello militare precedente ( 130.000 uomini in più per intervenire direttamente) e addio alle spese sanitarie gratuite per i meno abbienti e al voto democratico nel sud di colore.

Per l’Italia, la posta in gioco è il reingresso nel Consiglio di sicurezza dell’ONU a breve scadenza dall’ultimo turno, ma potrebbe essere una ripresa delle passate ambizioni di Francesco Paolo Fulci di occupare un seggio permanente nel Consiglio di sicurezza penalizzando le speranze tedesche in materia. Continua a leggere

LA BATTAGLIA DI SIRIA  E QUELLA DI SANREMO SI ASSOMIGLIANO. NON FINIRANNO MAI.  di ANTONIO de Martini

Quando una corazzata della comunicazione decide di imporre un argomento all’ordine del giorno, sottrarsi è illusorio, ma sarebbe salutare .

Zbigniew Brezinsky, indimenticato consigliere del presidente Carter ( normalizzazione con la Cina, trattato SALT II), fu l’ultimo politologo americano a dire una verità sociologica:” l’America è una potenza egemone nel mondo perché produce l’86% delle comunicazioni mondiali “. I suoi successori preferirono approfittarne anziché investire sulla fiducia.

La RAI in Italia ha lo stesso impatto.

Impone il festival di Sanremo a inizio d’anno trattando l’argomento anche nelle rubriche di medicina o nel meteo ogni giorno. Diffonde polemiche e polemichette miranti a far parlare dell’argomento: ha scoperto che  essere a favore o contro non ha nessuna importanza. Lo avevano scoperto gli inglesi già un paio di secoli fa  e ormai è diventato un ” cultural heritage” ( il paese con meno giacimenti culturali al mondo fornisce l’idioma! È come se il linguaggio  della musica  classica e d’opera, invece d’essere italiano fosse in urdu) .

Più se ne parla male, più si fa il loro gioco, dando l’illusione di vivere in regime di libertà, mentre il fulcro consiste nel decidere di cosa si parla, non di quel che si dice.               Questa è oggi l’essenza del potere che ha svuotato di  ogni contenuto il concetto di democrazia.

Se leggiamo il New York Times o se parliamo dei loro argomenti, hanno già vinto.

Se invece parliamo dei nostri temi politici, culturali ed economici, li sconfiggiamo.  Bisogna boicottarli ignorandoli.

Dett questo, ecco rivelato il segreto della vittoria di Bashar el Assad.  Non ha mai parlato con loro da quando ha affrontato il calvario siriano e , incredibile per gli italiani, la popolazione lo ha seguito a mano a mano che si è resa conto della disinvoltura etica e politica dei ” Campioni della liberta”

Aleppo , che mai era stata abbandonata, viene ad essere ripresa nella zona che i ribelli avevano occupato di sorpresa a colpi di autocarri carichi di esplosivi, equivalenti a Bombe da trenta tonnellate. Dopo cinque anni di saggia guerra da poveri, i siriani battono i mercenari USA e i loro caudatari.

Le minacce di intervento dell’Arabia saudita sono ridicole, geograficamente insensate e politicamente grottesche: nello scontro nel nord Yemen contro la tribu Houti, l’Arabia saudita ha manifestamente avuto la peggio. Sobbarcarsi un conflitto con uno stato organizzato, per fiaccato che sia, sarebbe un suicidio per questa accolita di beduini parvenus.  La sola forza militare araba in grado di essere un game changer, è l’Egitto e questo, ad onta delle pressioni mondiali sorte con la vicenda del morto italiano, non ha ceduto.  Non interviene. Idem la Giordania e gli emirati.

La Turchia ha ripetutamente affermato che sarebbe entrata in una fase di guerra calda solo dopo le boots on the ground degli USA.

Il governo americano non se la sente di fare una guerra contro un paese che ha mostrato di avere un esercito coeso, alleati leali e crediti illimitati per sostenere lo sforzo bellico. L’esercito USA ha un 40% di reduci che hanno chiesto di vedersi riconosciuta l’invalidità , una percentuale di suicidi da Guinness dei primati e un segretario alla Difesa più interessato agli appalti – di cui è un vero esperto- piuttosto che alla strategia.

Se credevano di avere di fronte un altro  Manuel Noriega e un altro Panama, hanno avuto ampiamente modo di ricredersi.                                                                                                               La Francia e l’Inghilterra hanno morso la polvere a casa loro – paradossalmente per mano dei loro alleati dell’ISIS-Daesch  – e non sono ansiose di scendere in campo.                          La Germania, segnale pessimo tra tutti, tace disapprovando implicitamente e guarda a est con ansia crescente.

 Laurent Fabius, dopo il ruolo di suocera di Rouhani, ha abdicato e lasciato il Quai d’Orsay per dare spazio al mega contratto di 108 Airbus  che può decidere delle sorti di una generazione di francesi.                                                                                                                      L’Italia è alle prese con il sogno di amore di  Nicki Vendola che frigge al Senato in attesa di indossare il sospirato velo nunziale. .

Sul piano della comunicazione invece, gli USA sembrano vittoriosi, l’accordo di Monaco, una cosa seria e John Kerry un diplomatico di alto bordo.

In realtà ha già annunziato più volte la fine del conflitto nei termini da lui desiderache fare? Smettere di leggere i media fino a che questi non impareranno a leggere i fatti invece delle veline del Dipartimento di Stato USA.

La Brookings, 30.000 analisti USA pagati da questa poderosa istituzione,  ha prodotto sei documenti con ipotesi di controllo della situazione in Siria e nei dintorni con ragionamenti che sarebbero da barzelletta se non trattassero di guerra e morti.

Non hanno tenuto conto nemmeno ipoteticamente di ritirarsi in buon ordine fino a che sono in tempo. Vanno incontro alla fine come Crasso contro i parti. Per avidità e faranno la stessa fine.

Se oseranno – e non oseranno – scendere in campo anche attraverso qualche stato vassallo la guerra diventerà endemica, ma non potranno ne vincerla e  nemmeno combatterla all’arma bianca come avverrà.                                                                                                                       Hanno orrore del sangue. Il loro.

 

 

 

 

 

 

Ordini e contrordini nella strategia militare americana. Confusione mentale, ambiguità voluta o impostazione futuribile?  di Antonio de Martini

Una vecchia battuta da caserma  dei  miei tempi spiegava la presenza di due posti sulle indimenticate moto Guzzi, usate dai portaordini, con la necessità , molto militare e savoiarda,  di far viaggiare in contemporanea l’ordine e il contrordine.

Il bilancio della difesa USA ha le stesse caratteristiche umorali della  nostra vecchia vita di guarnigionr, con la differenza che questo moto ondivago viene applicata alla grande strategia e quindi alla sorte di gran parte della umanità, tra cui gli alleati NATO e di conseguenza all’Italia, patria nostra, già barcollante per suo conto per insipienza dirigenziale. Continua a leggere

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