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ARRIVA IL NUOVO AMBASCIATORE AMERICANO A ATENE. NERVOSISMO IN USA.

L’anno scorso fu proposto per la Norvegia e ritirato quando disse che costì avrebbe incontrato il presidente…

Nella foto: George Tsunis, officiato dal presidente Biden come nuovo ambasciatore USA in Grecia e già bocciato dal Congresso nel 2014 per l’incarico in Norvegia. Ora lo chiamano Bidenpopulos

Reduce dalla brillante performance in Afganistan, il presidente Biden avrebbe potuto almeno recuperare nel Mediterraneo, se non avesse proposto, l’8 ottobre, il sig. George Tsunis a ambasciatore in Grecia, il che gli ha procurato una rivolta della community di politica estera di Washington che é insorta come un sol uomo al grido di “fuori i procacciatori di fondi”!

Il colpo é andato a segno anche se Tsunis non ha ancora rinunziato alla candidatura che, comunque, per essere valida, deve essere approvata dal Senato.

I detrattori hanno attaccato frontalmente: non si trattava forse dello stesso personaggio presentato da Barak Obama nel 2013 come possibile ambasciatore in Norvegia e che – in audizione al Senato- aveva parlato del Re chiamandolo “Presidente” e aveva definito il governo di coalizione un ” fringe group” ossia gruppo marginale?

Si era proprio lui, bocciato a furor di popolo la scorsa volta a richiesta della numerosa e battagliera comunità norvegese del Minnesota, preoccupata di inviare questo pittoresco personaggio a Oslo. Diffuse le notizie delle sue gaffes, si ritirò per evitare una figuraccia a Obama.

Oggi é riemerso sperando nell’oblio dopo otto anni e fidando nella protezione politica del senatore Robert Menendez del New Jersey, presidente della Commissione Affari Esteri e fervente sostenitore di Israele al Congresso e Chuck Schumer, di New York, capo gruppo senatoriale democratico. Entrambi risultati destinatari di consistenti aiuti finanziari a loro e al partito.

Ma la fronda dei diplomatici non ha l’intenzione di fermarsi a questo infortunio presidenziale e desidera regolare i conti – una volta per tutte- con questi procacciatori di fondi per le campagne elettorali che brigano per occupare posti in ambasciate delicate – come nel caso odierno di Atene- nomine che spesso rivestono una carica di rivincita sociale per figli di miseri emigranti, arricchitisi nell’arco di una generazione, che vengono vissuti male dai politici del paese di destinazione, col distacco che si deve a un parvenu ignaro delle finezze politiche, mentre dovrebbero avere il prestigio di poter consigliare, come spesso accade, capi di stato e di governo.

L’attacco é quindi proseguito su due direttrici: un ex diplomatico che ha trascorso sette anni in Grecia ricoprendo più mansioni sia a Atene che a SaloniccoAlec Mally sul New Europe Magazine ( attualmente direttore dell’IPEDIS, Institute for Regional Dialogue and Strategy)- ha fatto notare che il predetto Tsunis é digiuno anche di esperienza di rapporti con i militari e le loro procedure, mentre il recente accordo bilaterale di mutua assistenza richiederà familiarità con gli intricati sistemi e procedure del mondo militare ( rivelando così l’intensa attività del Pentagono ” dall’Ebro a Creta” come detto dal premier greco in un recente discorso pubblico) impegnato in una sorveglianza proattiva sia nell’Egeo che alla frontiera Serba.

Aperti gli archivi del Dipartimento di Stato, i fautori della cacciata dei dilettanti hanno ricordato il precedente di un altro ambasciatore di origine greca nominato da H.W. George Bush jr, – Michel Sotirhos– in carica tra l’89 e il 93 , periodo delicato per via dello smembramento della Jugoslavia e quindi dei rapporti con la Serbia, proprio come oggi.

Un tecnico delle comunicazioni fu “pizzicato” a passare documenti classificati all’intelligence greca e la sua ambasceria é ancora ricordata come un disastro dai diplomatici di carriera che ritengono da sempre l’invio di un oriundo nell’ex patria, una sorta di declassamento del paese coinvolto.

Dobbiamo ricordarcene la prossima volta che gli americani ci manderanno un ambasciatore.

INFLUENZA BALCANICA. LA SERBIA RIARMA MA NON PER RIVINCITE. OFFRE IL TRANSITO ALL’OLEODOTTO CHE TAGLIA FUORI L’UCRAINA…

I SERBI NEGLI ULTIMI TRE ANNI HANNO RADDOPPIATO LE SPESE PER LA DIFESA SUPERANDO ( NEL 2019) LA CROAZIA PARTNER N.A.T.O. QUEST’ANNO SPENDE IL 2,6% DEL BILANCIO. PIU’ CHE PER IL COVID.

Nel 2018 la spesa per la Difesa della Repubblica di Serbia é stata di 700 milioni di dollari, nel 2019 di 1,14 miliardi e nel 2020 – secondo il Jane’s – ha raggiunto 1,5 miliardi con un aumento anno su anno, del 43%.

Radovan Karadzic prima e dopo la cura. I successori non vogliono il bis.

I suoi vicini, Montenegro, Kosovo, Croazia e Bosnia, sono in allarme, specie quelli che hanno minoranze serbe sul loro territorio e che magari le hanno bulleggiate, forti della presenza protettrice NATO e USA (la KFOR di cui fa parte anche l’Italia).

Ora che la presenza americana viene a mancare e la Serbia riarma – nemmeno silenziosamente- la fibrillazione non manca, stimolata da dichiarazioni tipo “Adesso abbiamo 14 MIG 29” come ha affermato orgogliosamente il presidente Aleksander Vucic. Come a dire che questa volta bombardare la Serbia non sarà facile come nel 96 .

E’ risaputo che le fanterie NATO e USA possono affrontare , male evidentemente, guerriglieri afgani, ma non i guerrieri che non hanno temuto di affrontare i turchi,gli Austroungarici o i tedeschi quando se ne é presentata la necessità.

Proprio questo mese é stato creato il “giorno dell’unità, della libertà serba e della bandiera nazionale”. Ottima occasione per revival patriottici.

Alla domanda retorica del presidente croato Zoran Milanovic ” se i serbi non avessero nulla di più importante o intelligente da fare” ha risposto il Ministro dell’interno serbo Aleksander Vulin, spiegando che ” non c’è nulla di più importante dell’identità serba” e con questo ha chiuso la questione, mentre la Serbia ha lanciato la nuova parola d’ordine ” il mondo serbo” del quale potrebbero far parte “volontariamente e informalmente ” i paesi della ex Jugoslavia “per poi aderire in futuro anche giuridicamente. “

Ovvio che dichiarazioni del genere provochino timori o ipotesi interessate di revanscismo che potrebbero potenziare eventuali vecchi rivali, ma la realtà potrebbe essere ben diversa e le dichiarazioni essere semplicemente destinate a rafforzare lo spirito patriottico serbo in vista di futuri cimenti che tengono conto di quanto é effettivamente accaduto in Siria, Irak, Yemen e Afganistan, non appena quei paesi siano stati attraversati dalle linee di rifornimento o rotte commerciali petrolifere americane.

Non credo sia vero.

Pubblico pertanto una carta geoeconomica dell’Europa e delle sue vie di accesso, che illustra in blu il sistema vascolare che alimenta l’Europa ( e l’Italia) in gas e greggio proveniente dalle zone di produzione: Algeria, Russia e Levante. Ci sono gasodotti in progetto e in costruzione ( tratteggiati in rosso). Le linee blu continue sono operative. Quelle irachene le ho viste coi miei occhi,erano tre, ma non ne ricordo più il tracciato esatto, solo i punti terminali alle raffinerie di Haifa e Tripoli di Siria.

Il tratteggiato rosso che attraversa la Serbia, ha creato le premesse di un periodo di instabilità, che non é dovuto all’ipotesi di una ” seconda lezione” ai serbi che si cautelerebbero con un piano di riarmo che ha allarmato i vicini. E’ dovuto alla previsione di rappresaglie contro l’aver offerto ai russi l’opportunità di ” punire” l’Ucraina privandola delle royalties di transito sul suo territorio dei gasodotti russi rivolti a occidente. A fine lavori, la Russia disporrà di due itinerari di rifornimento della Germania e dei paesi centroeuropei “amici”, senza dover subire controlli, ricatti e prezzi degli ucraini protetti dagli USA.

Al contrario , ora l’Ucraina deve temere per la perdita di miliardi di royalties russe di transito, nella indifferenza europea che si vedrebbe comunque rifornita.

La Russia ha raddoppiato il northstream ( anche se il secondo condotto é finito ma non é ancora operativo) e sta moltiplicando gli oleodotti anche da sud ( con l’oleodotto ” Brotherhood e Turkish detti southstream) con l’obbiettivo di impedire che un sabotaggio metta in crisi il sistema di approvvigionamento dell’Europa.

Per evitare di passare sotto le forche caudine dell’Ucraina, ha organizzato un passaggio ungherese attraverso l Serbia e l’Austria ed ora la Serbia si cautela riarmando ed ecco perché l’Austria si vede improvvisamente il premier passato sotto processo per corruzione.

Il ballo é cominciato e Belgrado ha intenzione di vendere cara la pelle.

Per cominciare intimorisce i vicini – specie il Kosovo – che potrebbero ospitare basi ufficiali come la base Usa costruita durante e dopo la scorsa guerra balcanica, sia clandestine in caso la si voglia destabilizzare col solito collaudato sistema di “rivendicazioni popolari democratiche.”

I russi guardano ai Balcani dalla metà del XIX secolo fino al trattato che va sotto il nome di Sykes-Picot, ma che fu ideazione e proposta di SERGEI SAZONOV , ministro degli esteri dello Zar, nel 1915.

La Russia entrò nel primo conflitto mondiale per difendere la Serbia contro l’impero Austro-Ungarico brandendo la bandiera dell’idea panslava e molti analisti sono pronti a giurare che potrebbe nuovamente scendere in campo in difesa dell’alleato, visto anche il successo del suo intervento in Siria e l’evidente riluttanza americana ad essere coinvolta da sola in azioni dirette.

L’Europa, che già pensa ad armare un corpo di spedizione di 50.000 uomini, dimentica che questo numero era, negli anni novanta, il quorum minimo necessario per una azione di peace keeping. Una guerra guerreggiata contro un esercito di popolo motivato, ansioso di rivincita e modernamente equipaggiato, richiederebbe ben altri mezzi e tutt’altra leadership.

I Balcani sono i nostri vicini di casa e non possiamo non notare che la ragnatela dei metanodotti punta all’Europa – il grande consumatore del globo assieme alla Cina anche’essa rifornita dai russi con un accordo decennale- e sia la rete russa che quella algerina e la costituenda rete levantina puntano verso l’Italia ( quella libica é ipotecata e resterà così a lungo) che é il ponte attraverso il quale tutti vogliono passare per giungere al cuore industriale dell’Europa che é la Germania. Un gasdotto su terra costa molto meno di uno sottomarino e potrebbe usufruire della rete creata dall’ENI in mezzo secolo. Italia e Germania, assieme formano il più ricco mercato del mondo per gli idrocarburi.

COSA VUOLE PUTIN

Con il recente aumento dei prezzi nell’imminenza della stagione autunnale, La Russia intende recuperare la ricchezza perduta con il varo delle sanzioni a suo carico, varate dall’Europa sulla scia degli USA.

La sanzioni economiche alla Russia costano cos^ doppiamente agli europei: in termini di lucro cessante ( mancate vendite ) e di danno emergente ( aumento dei costi del petrolio e del gas).

Putin e Lavrov ( e non va dimenticato Schroeder che , diventato il consulente di Gasprom si é certo vendicato di essere stato sostituito alla guida della Germania da una incolore Hausfrau) hanno usato strategicamente i rifornimenti di idrocarburi abbinati alla politica di armamento.

Hanno fidelizzato la Cina – che era grande amica industriale degli USA – con l’impegno a forniture decennali per tutte le sue industrie e promettono di acquistare armamento terrestre dai cinesi, coi quali hanno recentemente fatto manovre combinate con utilizzo di soli mezzi cinesi di terra – stanno fidelizzando la Serbia offrendole – oltre che la franchigia doganale assoluta per le merci già in atto da anni – royalties di transito degli oleodotti che si apprestano a negare all’infedele Ucraina e allettano la Turchia con offerte analoghe e collaborazione alla progettazione ( notizia della scorsa settimana) di carri armati turchi.

A entrambe viene offerta anche la certezza di difendersi dalla eventuale schiacciante superiorità aerea USA e le affranca dalla dipendenza in fatto di armamenti e manutenzione in maniera che ulteriori sanzioni USA a loro carico e minacce di intervento risulterebbero inefficaci. Vendono i formidabili sistemi contraerei S 400 e gli aerei MIG 29 che sono superiori ai concorrenti americani e rendono impossibile operazioni come quelle che hanno atterrato Saddam Hussein, Gheddafi e hanno messo in difficoltà Siria e Yemen. Chi compra da Putin diventa intoccabile senza che la Russia possa essere considerata direttamente responsabile…

COSA VORREMMO NOI EUROPEI

Questo é il mistero. Per il momento, ognuno segue una politica basata sulla percezione degli interessi nazionali: La Germania difende il proprio canale di rifornimento di gas ( Northstream 1 e 2 )con la Russia. La Francia segue, ma non sappiamo per quanto ancora, vuole esercitare l’opzione dell’energia nucleare, L’Europa dell’est riapre le proprie centrali a carbone, L’Italia ha , d’accordo col passato governo tunisino, puntato sull’energia solare da produrre in Nord Africa e portare in Germania.

Il problema si é manifestato a causa dell’impennata dei prezzi del Gas dovuta alle restrizioni combinate ” quarantena + sanzioni. La brusca ripresa dell’attività industriale ha provocato una altrettanto brusca ripresa delle forniture e dei prezzi. Unico rimedio finora notato, é stata la riduzione dell’IVA praticata dagli spagnoli, mentre la Francia ha – con tre aumenti successivi- aumentato il prezzo del 57% e gli italiani, hanno nominato una commissione di studio….

Più sempliciotta la soluzione escogitata dal duo Ursula Van Der Leyen e Frans Timmermans che hanno varato un ” piano verde” assortito a uno slogan ” Fit for55″ ( riduzione del 55% delle emissioni di gas serra) con cui si vantano di essere stati i primi al mondo a fissare il traguardo ” clima” delle riduzioni di consumi entro il 2030.

Non indicano come riuscirvi e questo ne riduce la credibilità. Si affidano alla buona volontà delle imprese e danno l’impressione di non rendersi conto degli ostacoli cui andranno incontro a partire dai due anni che mediamente una delibera impiega per giungere in Parlamento con l’approvazione dei singoli paesi. Non a caso i verdi votarono contro la elezione di Ursula alla presidenza della commissione e si astennero alla votazione della fiducia della intera compagine.

D’altronde, la Ursula si é già scusata ufficialmente per una serie di topiche: dal mancato sostegno all’Italia all’atto dello scoppio della pandemia, alla sottovalutazione del trentesimo anniversario dell’indipendenza ucraina (fece comunicare dal capo di gabinetto che non avrebbe partecipato, come per una fiera di paese), al “divanogate” di Ankara ( che ha mostrato un uso approssimativo del suo staff al netto della misoginia del protocollo turco); i ritardi nella consegna dei vaccini ASTRA ZENECA, mentre l’Inghilterra li otteneva puntualmente. Tutto fa pensare che non domina la macchina ma ne é dominata. Non mi meraviglierei se venisse sostituita in corsa ( o anche informalmente) , ad esempio , da Angela Merkel.

Di certo, di fronte a una politica energetica chiara degli USA, della Russia e dei cinesi, L’Unione Europea procede tra indecisioni del centro e miopi egoismi delle periferie.

Il finale della partita strategica ed energetica europea si giocherà nei Balcani dove la Croazia e la Bulgaria si riarmano per ” compliance” coi nuovi requisiti NATO, La Grecia per “difendersi” dai turchi, la Serbia per cautelarsi dalle possibili conseguenze dell’ospitare un gasdotto essenziale per l’economia ucraina in un momento strategico particolare per i rapporti tra est e ovest.

UNIONE EUROPEA AL BIVIO: O SI PIEGA O SI SPEZZA. di Antonio de Martini

Entro San Valentino l’Unione Europea annunzierà al mondo le proprie decisioni sulla crisi del debito greco segnando ad un tempo il proprio destino.
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COSA INSEGNA LA CRISI TRA LA UNIONE EUROPEA E LA GRECIA. di Antonio de Martini

L’Italia e la sua economia, a prezzi costanti, sono in decremento da quattordici anni.
Sembriamo in preda a una paralizzante crisi psicologica millenaristica come all’indomani dell’anno mille.

A memoria d’uomo non ci sono mai stati periodi di crisi tanto lunghi.
Lo scontro, per ora solo mimato, tra la UE e la Grecia sta insegnando due cose a tutti i governanti del continente:
a) lo scontro è diventato politico – meglio- lo è sempre stato solo che adesso è innegabile.
b) tutti pensavano che il peggio della crisi fosse alle spalle, mentre adesso non lo pensa più nessuno.

c) la reazione a dir poco  nervosa alle istanze greche non ancora definite ha dimostrato che le istituzioni europee si sentono molto più deboli di quanto appaia.

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GRECIA : TSIPRAS INVITATO A SCEGLIERE TRA LA SOLIDARIETÀ CON LA RUSSIA E LA COMPRENSIONE EUROPEA SUL DEBITO NAZIONALE. di Antonio de Martini

Il primo impatto tra il nuovo governo greco e la Unione Europea non si è verificato sulla questione del debito, bensì sulla vicenda Ucraina e più precisamente sulle sanzioni da applicare, ampliandole, alla Russia.
Da una parte Francia, Inghilterra e Germania allineate alla tesi americana e Dall’,altra il nuovo ministro greco Nikos kotzias che ha così condensato il mandato : “sono qui per negoziare, portare la pace in Ucraina e evitare una rottura con la Russia.” Continua a leggere

GRECIA: FIGURA DI MERDA DEI MEDIA ITALIANI. I GOVERNANTI ELLENICI SONO QUARANTA E NON DIECI ! di Antonio de Martini

Il premier Tsipras con un gesto di cui bisogna dargli atto, ha stabilito una doppia cerimonia del giuramento per i ministri prescelti: cerimonia religiosa per i credenti e laica per i non credenti. Continua a leggere

GRECIA: TRIONFO DEI CONSUMATORI. L’OFFERTA SALE DEL 1,500% RISPETTO ALLO SCORSO ANNO. I PREZZI SCENDONO A VENTI/TRENTA EURO A SERVIZIO.

Si tratta,ovviamente, della prostituzione.
La ricerca, condotta dal Dipartimento di criminologia della Università

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PERCHÈ L’EUROPA SALTERÀ IN ARIA. GRECIA, SPAGNA, ITALIA E FRANCIA DOVRANNO LASCIARE L’EURO

Oggi entra in vigore l’European Stability Mechanism, detto volgarmente Fondo Salva Stati, che era stato deciso a Giugno . Per ora non ha ancora salvato nessuno stato e c’è anche una sorpresa.

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SONDAGGIO TRA I GOVERNANTI NATO: L’AFGANISTAN È UN FALLIMENTO, IN SIRIA NON SI PUÒ INTERVENIRE, LA GRECIA DOVREBBE ESSERE ESPULSA…

LASCIO IN INGLESE IL TESTO INTRODUTTIVO DI UNA RICERCA EFFETTUATA TRA I GOVERNANTI E DIRIGENTI DEI PAESI DELLA NATO PUBBLICATA DALLA NEWSLETTER DELLA N.A.T.O. E I CUI RISULTATI PRINCIPALI HO CONDENSATO NEL TITOLO DEL POST. Continua a leggere

IL DEBITO PUBBLICO ITALIANO VISTO DA UN MEDICO ESPERTO DI…MEDICINA di Gic

Un riepilogo razionale tra il serio e il faceto fatto da un osservatore attento della realtà italiana. un uomo abituato a leggere i fatti. la sua unica pecca – a parte la riottosità a impegnarsi – è che ha omesso in nota di dire che il tenente dei moschettieri del re di Francia, d’Artagnan, realmente esistito, è morto durante l’assedio di Maastricht. Speriamo che Monti non faccia la stessa fine….

ANAMNESI, EZIOLOGIA, DIAGNOSI E TERAPIA

DEL DEBITO PUBBLICO ITALIANO

(E NON SOLO) di GiC[1]

Sento dire molte cose del debito pubblico italiano, e fondamentalmente mi pare che mentre l’eziologia –cioè la causa- trovi tutti o quasi d’accordo (lo Stato ha speso troppo in passato, e tutti noi abbiamo vissuto e forse stiamo vivendo al di sopra delle nostre possibilità), circa la terapia da attuare per fronteggiare la malattia i pareri divergono.

Dal momento che la spesa di una famiglia o di una persona va, per semplice buon senso, correlata alle sue entrate, fondamentalmente c’è chi sostiene che è venuto il tempo di diminuire le spese di tutti (e quindi anche dello Stato) e c’é chi invece vorrebbe che fossero “le entrate” (intese non solo come tasse, ma come produzione globale) a crescere. L’idea dei primi è ovvia per i comuni mortali, ma non per i non comuni mortali; per i secondi dal momento che la Bibbia attuale per le nazioni europee si chiama Trattato di Maastricht [2], se il PIL aumenta si può sopportare anche, entro certi limiti, un aumento del deficit pubblico.

Come conseguenza di questa malattia, in Italia e in altre Nazioni europee sono successe e continuano a succedere molte cose che non vale la pena di rammentare dal momento che sono (ancora) nel ricordo di tutti, mentre le conseguenze di quanto è avvenuto hanno portato il nuovo Governo a un decreto che è stato indicato come “Salva Italia”, approvato da tutto il Parlamento (meno qualche frangia).

Una malattia, dunque, per l’Italia e una medicina “salva vita”: il decreto[3]

Consentite allora, illustri amici e nemici economisti, a un vecchio medico di esprimere qualche parere su questa “malattia”.

Partiamo da una premessa e da una considerazione.

La premessa ci ricorda che alcune “malattie” sono tali solo perché sono “vissute” come tali; non c’è bisogno di andare indietro fino a Charcot [4] e alla sua “isteria” che paralizzava le sue pazienti senza alcuna paralisi organica, ma basta pensare a quel che accade a tanti “pazienti” che stanno benissimo fino al giorno in cui, per caso, scoprono di avere la “pressione alta”; da quel momento [5] la loro vita cambia, assumono medicine per anni e decenni, cambiano le loro modalità di vita e di alimentazione e. soprattutto, si sentono “malati” anche se stanno (magari per decenni) esattamente come prima.

Inoltre, a volte capita in medicina di indicare come “malattia” solo un sintomo di qualcos’altro (ad esempio spesso si dice di soffrire di “mal di testa”, ma il mal di testa può essere il sintomo di un tumore al cervello o anche di una semplice artrosi cervicale e persino soltanto di non aver voglia di andare a lavorare..)

Consideriamo poi – a puro titolo di esempio [6]– il caso medico in cui abbiamo due gruppi di malati, in cui il primo gruppo (GR 1) è stato trattato con un placebo e un secondo gruppo (GR2) che è stato trattato con un nuovo e forse miracoloso farmaco.

Alla fine del periodo di trattamento il 20% dei malati del GR1 sono morti, mentre la stessa fine ha fatto solo il 15% dei malati del GR2.

Possiamo esprimere questi risultati dicendo che si è avuta, col nuovo farmaco, una “absolute risk– di morire- reduction” (esprimere le cose in inglese fa molto scientifico) pari a [0.20 (20%) meno 0,15 (15%) ] ,cioè al 5%. Detto così, non pare che il nostro farmaco abbia fatto molto.

Possiamo anche facilmente calcolare il relative risk, sempre di morire e sempre nei due gruppi: detta X la percentuale di soggetti morti nel gruppo 1 e detta Y la percentuale di pazienti morti nel gruppo 2, si fa Y/X e si ottiene 0.15/0.20 = 0.75. Si può però – quindi – anche dire che il rischio di morire nei pazienti trattati rispetto a quelli che hanno ricevuto il placebo (fatto eguale a 1) è di 0.75: questo è il “relative risk”. Da qui a calcolare la “relative risk reduction” o RRR la cosa non è difficile: basta fare [1-0.75] x 100% e si ottiene che il nuovo trattamento ha indotto una RRR o” relative risk reduction” (riduzione del rischio di morire) pari al 25%; il che – detto così- è molto diverso da prima e non appare certo poco.

Sia che diciamo che il farmaco ha ridotto il rischio di morire del 5% sia che diciamo che la RRR col trattamento è stata del 25% non stiamo affatto dicendo una bugia e non stiamo alterando i risultati del nostro studio. Ma l’effetto che otteniamo su un pubblico di non iniziatissimi è molto diverso. Nel primo caso si può pensare che il nuovo farmaco non sarà considerato un gran che e nel secondo caso, invece, lo si riterrà meritevole di molta attenzione.

Naturalmente, poi, in medicina non tutti i risultati si basano su un qualcosa di molto evidente e importante come il numero di morti con o senza trattamento; spesso ci si accontenta di molto meno.

Facciamo il caso che in malati polmonari gravi ci sia una ridotta capacità di camminare e che si voglia valutare se un farmaco F migliori, sempre nei confronti di un placebo, il cammino percorribile in un dato tempo. Supponiamo anche che nel gruppo trattato si passi da un percorso di 409 metri a uno di 459 (un aumento di circa il 12%), mentre nel gruppo controllo si passi da 406 a 416 metri (un aumento del 2% circa); il vantaggio sembra evidente, soprattutto dal punto di vista statistico, ma ha una reale importanza ai fini della condizione di vita dei malati ? E con quali rischi di effetti collaterali ?

Naturalmente, gli statistici introdurranno tanti altri parametri nelle loro valutazioni, dai limiti fiduciali (CI) alla randomizzazione, alla significatività statistica e alla dimensione del campione, ma il mio scopo qui non è quello di fare un corso di valutazione dei risultati clinici, ma solo quello di ricordare che il modo con cui un dato si presenta è a volte più importante del dato stesso, e questo specie ai fini della cura del malato che dovrebbe sempre essere lo scopo della medicina (anche se oggi qualche volta non lo è).

C’è un altro esempio interessante, l’ultimo che voglio mostrare per non tediarvi troppo.

Ogni intervento terapeutico o preventivo deve essere valutato tenendo conto da un lato del beneficio che ne ottengono i malati e dall’altra parte considerandone in rischi di tossicità, i costi e –nel caso di interventi di massa- i limiti amministrativi. Ovviamente il medico non utilizza in pratica tutti i possibili farmaci o mezzi utilizzabili in teoria: compie quindi sempre una scelta. Facciamo un caso: abbiamo un farmaco D che è in grado di ridurre il rischio di emorragia che è sempre presente in un malato neurologico grave in respirazione assistita; si sa che tale riduzione, farmaco indotta, del rischio è notevole , diciamo generalmente pari a quasi il 60%. Ma se abbiamo davanti a noi un malato neurologico grave, ma che respira spontaneamente, il suo rischio di avere un evento emorragico è molto scarso, diciamo del 15% e allora a che pro ridurre, sia pure di un altro 60%, questo già trascurabile rischio portandolo dal 15% a circa il 6% ? Vale la pena ? Per rispondere a tale domanda c’é un sistema molto semplice: supponiamo che il rischio di emorragia sia stato calcolato in letteratura per il tipo di malati come il nostro come pari al 3,7%; con il farmaco di cui disponiamo il rischio si ridurrebbe, sempre nel nostro tipo di malati, del 60% e quindi diverrebbe pari a circa il 2,15%. Se facciamo il reciproco (1/2,15) di tale riduzione assoluta del rischio, abbiamo il numero di pazienti che dovremmo trattare per essere ragionevolmente certi di prevenire almeno un caso di episodi emorragici (nel nostro caso: 1/ 2,15= 45 pazienti); ma se, come nel caso precedente, il rischio emorragico è di per se modesto, cioè 15%, e lo riduciamo al 6%, il numero di pazienti da trattare per essere di nuovo ragionevolmente certi di prevenire un episodio emorragico diventa1/ 0.09 = 1111 e ovviamente ne vale molto meno la pena.

I miei tre lettori tengano presenti nella loro mente queste premesse; tra la medicina e l’economia la differenza, vedranno, non è poi abissale: non abbiamo prima parlato di una malattia Italia e di un decreto “salva vita” (della stessa Italia ?) Vedranno allora che applicare questi scarni concetti alla nostra situazione non è poi né difficile né peregrino.

E finalmente possiamo lasciare la Medicina e arriviamo al PIL, al deficit e alla “malattia economica” dell’Italia.

Se esprimiamo il rapporto deficit / PIL come di solito ci è stato presentato nelle settimane passate, abbiamo press’a poco la situazione riferita nella tabellina numero 1 (i dati , di fonte BBC [7], non sono aggiornatissimi, ma si riferiscono al periodo pre-Governo tecnico):

Tabellina numero 1: Gov debt to GDP (%)

Spagna

67

UK

81

Germania

83

Francia

87

US

100

Portogallo

106

Irlanda

109

Italia

121

Grecia

166

Giappone

233

Già qui però si ha una certa difficoltà a capire, per un povero medico qual io mi sono: se questo rapporto –nella tabellina molto “cattivo” per la Grecia e per l’Italia – è un indicatore affidabile della pessima situazione in cui siamo, perché ci sono stati tanti problemi anche con la Spagna che da questo punto di vista appare molto virtuosa ? E perché anche in Spagna il Governo eletto ha deciso di abbandonare la partita prima del tempo ? E perché, sia pure in un ambito diverso da quello europeo, nessuno si preoccupa del povero Giappone, maglia nera, staccatissimo, nella suddetta classifica ? Se avere un rapporto Gov debt to PIL molto elevato è un segnale pericolosissimo, perché tutti si preoccupano della Grecia e dell’Italia e del Portogallo e dell’Irlanda, ma nessuno si preoccupa del Giappone ? Naturalmente si può rispondere perché il Giappone non fa parte dell’area euro, ma esiste sempre, in un mondo globalizzato, il rischio di contagio [8], e infondo è abbastanza ammesso [9] che la crisi europea sia un riflesso delle precedente (2008) crisi USA che ha contagiato la nostra zona.

Possiamo anche valutare, sempre grazie alla BBC, un altro indicatore, riportato nella tabellina numero 2

Tabellina numero 2: Foreign debt to GDP (%)

Giappone 50
US 101
Italia 163
Germania 176
Francia 235
Grecia 252
Portogallo 251
Spagna 284
UK 436
Irlanda 1093

In base a questo indicatore (che in medicina si chiamerebbe sintomo), la Grecia, la Spagna e il Portogallo (per non parlare della povera Irlanda) stanno messi male, ma sta messo molto male, addirittura molto molto peggio della Grecia, anche il Regno Unito. Perché in Inghilterra nessuno ha parlato o parla di sostituire il Governo eletto ? Perché Sua Maestà la Regina non fa presente, un giorno si e l’altro pure, che la situazione è insostenibile e necessita di una cura da cavallo che non è più rimandabile ? Forse perché in Inghilterra i cavalli godono di cure e attenzioni maggiori che non -.negli ultimi tempi.- in Italia ? [10] Inoltre, in questo indicatore, la differenza tra la povera e negletta Italia e la grande Germania appare trascurabile e se c’è un vantaggio, esso appare, lievissimo quanto volete, ma a favore di noi meschini. Un altro mistero insondabile per un povero medico.

Infine, sono anni se non decenni che vengo assalito sui giornali dal fatto tristissimo che ogni Italiano, dal neonato nella culla al vecchio centenario in carrozzella, sente gravare su di se una porzione del debito pubblico, porzione quantizzabile in una cifra niente affatto trascurabile. Ma la solita BBC ci fornisce la tabellina numero 3 da cui risulta che non siamo solo noi Italiani a godere di questo triste retaggio, anzi !

Tabellina numero 3: Foreign debt per person ( in pounds)

Giappone

15934

Italia

32875

US

35156

Grecia

38073

Portogallo

38081

Spagna

41366

germania

50659

Francia

66508

UK

117580

irlanda

390969

Appare da questa tabellina che la somma di debito pubblico che grava su di me o su uno dei miei nipoti è appena il 64,89% di quella che grava un qualunque Herr Muller o Schmidt tedesco e addirittura solo il 48, 43 % di quella che grava sul mio cugino Monsieur Martin o Bernard, che però non hanno cambiato Governo e non hanno avuto dei decreti “sauvez la France !”. [11]

Torniamo alla mia amata Medicina, quella con la M maiuscola e non ,purtroppo, quella molto minuscola che pratica il mio Medico di base, laureato nel 1975 con i voti politici post-1968.

Se allora guardiamo come sintomo alla febbre, sta molto peggio un malato di tonsillite (che spesso ha 39°C) che un malato di tumore al polmone (che di solito ha una febbricola); ma il buon medico non guarda alla prima, e si preoccupa della seconda.

Perché ci hanno mostrato solo il sintomo della tabellina 1 e non gli altri due ?

Non ci hanno mostrato neanche un’altra tabellina, la numero 4,che ricavo dal World Official Gold Holdings [12], ottobre 2011: quella delle riserve auree nelle diverse Nazioni sopra considerate:

Tabellina numero 4: Riserve auree (in ton. di oro)

irlanda

6

Grecia

111

Spagna

281

UK

310

Portogallo

382

Giappone

765

Francia

2430

Italia

2450

Germania

3401

USA

8000, circa

Da questa tabellina (che potremmo considerare un altro sintomo della “malattia”) risulterebbe che non siamo poi messi male e comunque siamo allo stesso livello, ottimo, di Germania e Francia, e molto meglio, senza confronto, del Regno Unito e della Spagna. Non faccio il trasferimento in euro della somma che 2450 tonnellate di oro significano, ma mi pare sia una non indifferente massa di denaro. Ora anche un medichetto come me sa che una riserva aurea è la fonte del credito di una Nazione (ma allora bisognerebbe dare più credito al Portogallo che al Regno Unito) e che vendere i gioielli di famiglia non si fa se non in caso di estrema necessità; ma per esempio, vista la tragica situazione in cui ci dicono siamo, non sarebbe proprio pensabile emettere, che so, BTP garantiti sulla riserva aurea (in inglese suona sempre meglio: “Gold Backed Italian Securities” o GBIS andrebbe bene ?); in fondo, se non ricordo male , una trentina di anni fa(1976: Governo Andreotti III con Stammati, un tecnico anche allora, al Tesoro, se non sbaglio) demmo alla Bundesbank una parte del nostro oro in pegno per un’altra delle nostre crisi ricorrenti, e poi, passata allora la bufera, ce la siamo ricomprata. Un rendimento del 2,5% sarebbe, mi pare, adeguato e ci metterebbe cassa almeno 25 o 30 miliardini che non sono un pannicello caldo.

Ma consideriamo un altro fatto: e se, malgrado la presenza dei sintomi, la malattia non ci fosse ? O se ci fosse un’altra malattia ? O se, addirittura, l’eziologia non fosse quella comunemente ammessa ?

In epidemiologia, l’ambiente è molto considerato. Ed ecco allora una circostanza [13].

L’8 di novembre 2011 il Governo Berlusconi ottiene l’ennesima –dal 14 dicembre dell’anno prima- fiducia alla Camera, ma stavolta con solo 308 voti, cioè risulta privo della maggioranza assoluta. Ciò nonostante, il Presidente del Consiglio, il giorno dopo alle 9,06 rilascia una dichiarazione secondo cui “non esiste alternativa all’attuale Governo se non il ricorso alle urne”. Il titolo Mediaset crolla e alle 17,30 ha perso il 12%. Alle 19,25 una agenzia notifica che il Presidente della Repubblica ha nominato Mario Monti senatore a vita; alle 21,35 il Presidente del Consiglio rilascia una dichiarazione in cui afferma: “la situazione è troppo grave per contrapporre interessi di partito e personali a quelli dl Paese”.Fin qui la nostra fonte. Il 10 novembre un ANSA riferisce che il Presidente Napolitano ha avuto una lunga telefonata con Presidente USA Obama [14].Il 12 novembre il Governo Berlusconi, approvata la legge di stabilità, dà le dimissioni. Il 16 novembre viene nominato il Governo Monti.

In tutto questo, siamo stati assaliti giorno per giorno, fino a pochi giorni fa, dallo “spread”, un altro dei sintomi della nostra malattia. La tabellina numero 5 ce ne riassume per sommi capi l’andamento:

Tabellina n. 4:

Andamento dello spread Italia Germania (%)

data 18/3 28/4 1/6 30/6 4/8 9/11 10/11 11/11 16/11 5/12 23/12
Italia Germania 1,46 1,51 1,83 1,96 3,89 5,50 5,11 4,56 5,19 3,75 5,12

Non è che lo spread Spagna Germania vada molto meglio, avendo anch’esso superato negli ultimi giorni quota 500 e, come diceva Woody Allen, non è neanche che quello della Francia stia molto bene. E la Spagna ha votato e ha eletto un Governo politicamente opposto al precedente; non certo un Governo “tecnico”

Prima di tutto questo bailamme di sintomi discordanti, compare verso marzo/aprile 2011 un fatto nuovo, il coinvolgimento italiano nella guerra di Libia (non quella del 1911 e di “Tripoli bel suol d’amore”, ma quella del 2011). Dopo la risoluzione ONU 1973 del 17 marzo 2011, il 18 marzo numerosi Premiers di varie Nazioni concordano l’intervento militare, ma il primo coinvolgimento attivo italiano con un bombardamento si ha solo il 28 aprile [15]. E’ evidente, mi pare, che l’Italia ha un po’ nicchiato. In effetti, c’è stata una telefonata tra Obama e Berlusconi il 25 feb 2011 e una seconda telefonata sempre tra i due il 25 aprile 2011 [16]. Solo dopo la seconda l’intervento italiano si è concretizzato in un bombardamento della Libia, sia pure, come afferma il comunicato del Governo Italiano, “nei limiti previsti dal mandato dell’operazione”. Nel frattempo, il 6 aprile inizia – altro sintomo- il processo “Ruby”.

A questo punto, per me la diagnosi e soprattutto l’eziologia della “malattia Italia” cambiano un pochino; o per lo meno è lecito avviare un processo di diagnosi differenziale.

Se si fa una buona anamnesi, come ci insegnavano all’Università, si scoprono molte cose sulla malattia. E allora …

Il nostro mentore AdM ci ha a lungo spiegato, in passato, alcuni aspetti del progetto “South Stream” e del progetto “Nabucco”[17], [18]. Per semplicità di ricordo, metto una cartina dell’ipotizzato percorso del gasdotto secondo il South stream project(/l’inglese è sempre più bello).

Come si vede, il percorso sud porta il gas direttamente dalla Russia al’Italia passando, dopo il Mar Nero, in pratica solo per la Grecia; già nel 2008 molti rapporti dell’allora ambasciatore Spogli avevano posto l’attenzione USA sulla “torbida relazione tra Berlusconi e Putin che ossessiona gli USA” [19], e il Trattato tra Italia e la Libia di Gheddafi del 30 agosto 2008 non aveva fatto altro che aumentare le preoccupazioni di Washington. Esiste una foto in cui Putin, il Turco Erdogan e il nostro Primo Ministro sanciscono la decisione sul progetto: è del 7 agosto 2009.

Provate allora a mettere insieme tutti gli elementi (o almeno quelli che vi ho ricordato) del puzzle diagnostico e vedrete che si può emettere una diversa diagnosi circa la malattia dell’Italia. Tenete anche conto che alcuni protagonisti della storia o sono morti (ne cito uno per tutti: Gheddafi) o sono sul punto di esserlo, almeno politicamente (da Papandreu a Berlusconi e forse persino a Zapatero), mentre altri, che ancora sembrano vincere, sono sotto attacco (Putin).

Siccome io non so nulla di economia e politica, invito a rileggere l’articolo di La Porta cui aggiungo un altro articolo di Attilio Folliero e Cecilia Lava [20] in cui la precedente ipotesi – con tutti gli errori al riguardo commessi dal nostro Presidente del Consiglio – è bene indicata, compresi altri sintomi finora non considerati, tra cui i viaggi negli USA del nostro Presidente della Camera [21], il ruolo della grande stampa internazionale (Financial Times ed Economist in primis) e il pensiero di Romano Prodi [22]. Tutti tesi a formare una opinione pubblica, che magari (forse) tanto “pubblica” non é.

Ricordo anche che alcune terapie possibili danno solo raramente, e a spese di molti efffetti collaterali, i risultati sperati (ogni riferimento alla terapia “salva Italia” è puramente casuale) e che, come abbiamo visto all’inizio, il come si presenta un dato ne influenza fortemente l’impatto e le conseguenze. Infine, dal punto di vista eziologico, per molti secoli [23] la “mal aria” era dovuta a miasmi e solo in seguito l’acume di alcuni ne ha svelato la vera eziologia.

A questo punto, mentre aspetto di pagare con i miei ultimi risparmi un chilo di pere, il cui costo risente già dell’aumento ancora formalmente non in vigore dell’IVA, ricordo – per finire e scusandomi per l’ardire avuto mescolando tanti fischi con tanti fiaschi – la diagnosi che tre illustri medici fecero al letto del malato Pinocchio [24]:” Se il malato non è morto, è segno indubbio che sia vivo” disse il Corvo; mentre la Civetta con sicurezza emise la sua diagnosi: “Se il malato non è vivo, è segno indubbio che sia morto”.

Che la storia che ci hanno raccontata per ammannirci il decreto “Salva Italia” sia una bugia come quelle di Pinocchio ? e a chi crescerà il naso ?

Ai posteri l’ardua sentenza [25].

:


[1] GiC, quasi 79 anni, è stato medico pediatra, Libero Docente in Pediatria; ha insegnato Farmacologia Clinica nelle Scuole di specializzazione in Medicina Interna e in Farmacologia alla Sapienza di Roma.

[2] Maastricht è nota per aver dato i natali a Jean Marie Farina, mercante settecentesco il cui nome è indissolubilmente legato alla Admirable Eau de Cologne. Il “Trattato di” è venuto molto dopo e non ha aumentato di molto la fama della città.

[3] Decreto n. 201/2011 convertito in legge il 22 dic 2011.

[4] Jean Martin Charcot: Leçons sur les maladies du système nerveux faites à la Salpetrière. Paris, 1872-87.

[5] Un esempio classico è quello antico delle “dieta di Kempner”: Walter Kempner: Treatment of hypertensive vascular disease with rice diet. N. Carol. Med. J., 1944, 5, 125-33.

[6] Gli esempi sono tratti da: Gordon H Guyatt et al.: User’s guide to the medical literature. Journal American Medical Association, vol. 270, n. 21, 2598-2601; e Idem, Journal American Medical Association, vol. 274, n. 20, 1630-32.

[7] Eurozone debt web: who owes what to whom ?

http://www.bbc.co.uk/news/business-1548696

[8] Al riguardo vedi il recentissimo articolo (non firmato) su “Il Foglio”, 27 dic 2011, pag. 1.

[9] Cfr ad es: Federico Rampini: La Repubblica, 12 gen 2008, pag. 55, citando l’economista francese Jean Pisani-Ferry.

[10] Corse dei cavalli sull’orlo del default. http://www.ilfattoquotidiano/tag/federippodromi

[11] All’ultimo momento mi accorgo di un dato apparso su “Il Sole 24 ore” il 26 aprile 2011, una data che poi vedrete è stata importante, e relativo al famosissimo parametro: rapporto deficit/PIL. Lo riassumo in breve dati in %): Germania 3,3; Italia 4,6; Francia 7; Lituania 7,1; Lettonia 7,7; Slovacchia 7,9; Portogallo 9,1; Spagna 9,2; UK 10,4; Grecia 10,5. Fonte: Archivio-radiocor.ilsole24ore.com. La mia confusione, soprattutto guardando il dato della Francia, aumenta.

[12] World Official Gold Holdings, Financial statistics, oct. 2011

[13] Senato della Repubblica, resoconto stenografico seduta del 21 dic 2011, pag.3 e 4.

http://www.senato.it/service

[15] Rassegna.Governo.it, da “Repubblica, 29 aprile 2011.

[16] Governo italiano: Home: Presidente: Comunicati, 25 aprile 2011

[17] Vedi tra l’altro l’articolo di P. la Porta: “Il cavaliere paga per il sogno di Mattei”. “su “Corriere della collera”, 28 gen 2011

[19] Blog.libero.it, 22 gen 2011

[20] A. Folliero, C. Lava: Attacco all’oro dell’Italia. www.finanzainchiaro.it, 18 lug 2011

[21]Gianfranco Fini interlocutore privilegiato degli USA”. In blitz quotidiano,it, sulla visita di Fini in USA nel feb 2011.

[22] AttilioFolliero.wordpress.com : Avevamo visto giusto.29 ago 2011

[23] Angelo Celli: “The history of malaria in the Roman campagna fron anciet times” Edited and enlarged by Anna Celli-Fraentzel, London 1933.

[24] Carlo Lorenzini (Collodi): Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino. Libreria Editrice Felice Paggi, 1883.

[25] A. Manzoni: Il cinque marzo.1821

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