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COLPO DI STATO A TUNISI. L’EGITTO TORNA IN GIOCO, LA LIBIA TREMA. GLI USA TORNANO ALLA RAGIONE.

TRA APPLAUSI COMPLIMENTI E QUALCHE IPOCRISIA SI DELINEA IL PROSSIMO DECENNIO.

Proprio ieri ho rilasciato una intervista di un’ora a “ ITALIA E MONDO” in cui sostenevo che a Tunisi c’era stato un colpo di stato in piena regola ( durante il fine settimana, con coprifuoco ed esautoramento di ogni potere che non fosse quello presidenziale, con l’appoggio dell’Esercito) e che fosse ispirato dall’Egitto che segna così il suo ritorno sulla scena del MENA ( Middle East and North Africa) dopo otto anni passati a leccarsi le ferite della ” Primavera araba”.

Nemmeno a farlo apposta, il Presidente egiziano ABD EL FATTAH AL SISSI – lo riferisce il ministro degli Esteri algerino LAMDANE LAMAMBRA, citato dal JERUSALEM POST e da REUTER Canada– domenica ” full support for Tunisian President KAIS SAIED“.

L’esperienza insegna che quando un capo di Stato approva l’operato di un collega in tempo reale significa che erano già d’accordo. E in questo caso, ad essere d’accordo era anche il Ministro degli Esteri Algerino e gli USA visto che la REUTER ( Canada mi raccomando) era , provvidenzialmente, sul posto.

Sempre secondo la tradizione, MOHAMMED LASSAAD DAHECH ha sostituito il presidente dellaTV pubblica, destituito dall’incarico, assieme ad un buon numero di altri dirigenti.

Il coprifuoco é stato in un primo tempo fissato in dieci ore quotidiane e poco dopo , come segno di calma già acquisita, accorciato di tre: ora si sta a casa dalle 10 alle 17 e se sono previsti divieti assoluti di riunioni all’aperto e al chiuso, la ragione addotta é….il COVID19 che imperversa.

Sono stati fatti anche arresti di due Deputati del partito AL KARAMA -alleato di ENNAHDA e filo islamista anch’esso- previamente spogliati dell’immunità: MAHER ZID e MOHAMMED AFFES.

Il segretario del partito – Seifeddine Makhlouf – ha spiegato che sono a disposizione della giustizia militare ( segno che saranno imputati di sostegno alla guerriglia che imperversa nella zona del passo Kasserine), mentre il deputato YASSINE AYARI del piccolo movimento ” Speranza e Lavoro” é stato arrestato per aver criticato il Presidente della Repubblica.

L’abile RACHID GHANNOUCHI – leader di ENNAHDA e protegé della Francia- temendo evidentemente sorte analoga, sì é fatto ricoverare in ospedale dove era stato ricoverato il mese scorso per COVID- ( é anche presidente della Camera) in una intervista all’Agenzia ufficiale francese AFP ha lamentato “la mancanza di dialogo e avvertito che in mancanza di un accordo sulla formazione del nuovo governo ” inviteremo il popolo tunisino a difendere la sua democrazia”. Poi, al giornale saudita “AL ARABIYA”ha soggiunto che il ritorno della violenza in Tunisia minaccia l’Europa. Più chiaro di così…

Tra gli arrestati, non poteva mancare anche un giudice: BASHIR AKREMI, accusato di contiguità con la guerriglia per aver “tenuto nel cassetto” dei dossier riguardanti islamisti. L’accusa proviene ” da gruppi che si occupano di diritti umani”.

Intanto il Presidente, infaticabile, ha chiamato al telefono tutte le banche invitandole a ridurre immediatamente i tassi di interesse, pubblicato un elenco di 125 tunisini che si sarebbero illecitamente arricchiti – con tanto di cifre accanto a ciascun nome – inviandoli a restituire spontaneamente quanto rubato a pena di imprigionamento.

Poi, deposta la cornetta e nominato un suo consigliere responsabile del ministero dell’interno( prima nomina fatta dopo tante destituzioni) l’ha impugnata per rassicurare il Presidente algerino, ABD EL MAJID TEBBOUNE – collaborano assieme contro la guerriglia transfrontaliera nella zona di Kasserine- che ” La Tunisia é sulla via di ristabilire la democrazia e il pluralismo e che presto saranno prese importanti decisioni”. Il solerte presidente algerino ce lo ha confidato su Facebook.

La telefonata più lunga é stata quella con JAKE SULLIVAN Consigliere per la sicurezza nazionale ( NSC)che per una buona ora ha confermato la fiducia nella Democrazia Tunisina e saldezza delle sue istituzioni esprimendo ” Swift return to Tunisia democratic path” e la solite amenità di circostanza.

Nella realtà, gli unici preoccupati per la situazione tunisina sono i libici: é un chiaro monito di come andrà a finire a casa loro se la situazione non si stabilizzerà con le prossime elezioni, ma a questo proposito é entrato a gamba tesa il Presidente turco TAJIP ERDOGAN che in un lungo colloquio con Presidente del Consiglio Nazionale libico MOHAMMED MENFI ha confermato la necessità di “stringere i legami tra i due paesi” a questa uscita ha fatto eco il generale KHALIFA BELKASIM HAFTAR che ha inneggiato “al golpe – pardon al colpo – inferto ai Fratelli mussulmani”.

Solidarietà tra militari prevarrà sull’alleanza con la Turchia e il Katar?

Il Nord Africa, da Porto Said a Orano é, finalmente, nuovamente sotto controllo – tripoli tra poco- che scongiurano per i loro paesi, l’avvento di fanatici islamisti che, al massimo, potranno sfogarsi un pò in Europa.

I PERICOLI CHE CIRCONDANO L’EUROPA

DAL BALTICO AL CAUCASO ZONE DI CRISI. ECCO COME TIRARCENE FUORI

Tutti presi dalle paure sanitarie vere o false che siano – entrambe certamente esagerate- i media del nostro continente evitano di esaminare la situazione geopolitica dell’Europa che sta complicandosi al punto di rappresentare un vero e proprio assedio della fortezza Europa e di indagare sulle cause remote o immediate e i responsabili.

Nella illustrazione sovrastante ho evidenziato tutte le ragioni di crisi e di preoccupazione che possono ciascuna svilupparsi in focolai di guerra come la Siria,la Libia,l’Ucraina o il Kurdistan.( I quadratini color rosso)

Per evitare di credere che i pericoli che ci minacciano siano tutti esterni alla Confederazione, ho fatto illustrare in verde anche i due pericoli di secessione,( oltre al Donbass) pudicamente indicati come inclinazione separatista ( Scozia e Catalogna e ho evitato di mettere la macchia verde anche a Gibilterra che comunque ha votato a maggioranza schiacciante a favore del remain nella UE).

Per completezza di informazione includo il Regno Unito nella analisi considerando quindi l’Europa geografica e non la sola Unione Europea che comunque è il centro del nostro interesse.

Il quadratino blu della instabilità politica é stato posto – provvidenzialmente- a metà tra l’Algeria e la Tunisia dove il presidente Khais Saied ha ritenuto per l’altro di doversi produrre in una replica a metà tra Al Sissi e Erdogan alleandosi con l’Esercito e sospendendo – al solito si dice per un breve periodo – sia l’esecutivo che il legislativo.

Tutti questi paesi sono retti da regimi forti con forze armate in rafforzamento e mire egemoniche regionali, mentre l’Unione Europea sembra essere l’eccezione virtuosa che evita la trappola di Tucidide per cadere nella sindrome da assedio di Costantinopoli con teologi che sproloquiano di matrimoni monosesso e transizioni ermafrodite.

Difficile prevedere se ci sarà una guerra e dove; più facile prevederne l’esito e il vincitore. Di sicuro, l’opzione migliore sarà restarne fuori in una situazione di vigilanza neutrale ed armata.

Di fronte a queste crisi – alcune già sfociate in guerre- si nota una macchia bianca costituita da paesi della ex Jugoslavia ancora non integrati in nessuno dei blocchi ( anche se la Serbia ha simpatie e legami economici con la Russia). Poi a nord, la macchia bianca rappresentata dalla Svizzera.

Se una Italia neutrale riuscisse ad allargare le macchie bianche unendo la parte balcanica con quella svizzera, è intuitivo che si creerebbe una zona di rispetto neutrale a protezione dell’area adriatica e una serie di stati cuscinetto attorno al nostro paese che sarebbe al riparo da possibili sorprese. I tre paesi da convincere sono la piccola Slovenia, la Croazia e l’Austria, che all’atto della evacuazione sovietica si impegnò a restare neutrale.

Sento già le voci di quanti mi vorranno scrivere sottolineando l’impossibilità di realizzazione dovuta alla presenza di basi USA e NATO sull’intero nostro territorio.

A costoro obbietto con un esempio verificatosi due volte in un ventennio: L’Irak oggetto a due riprese di un’offensiva militare USA e NATO che l’ha invaso con una pervasività molto maggiore di quanto non sia accaduto a noi, per ben due volte ha ottenuto l’evacuazione delle truppe USA.

La prima, con un sotterfugio, ma l seconda grazie a un regolare voto parlamentare, un negoziato bilaterale e una decisione congiunta. L’annunzio lo ha dato lo stesso Presidente Biden ieri.

Eppure, l’Irak ha una duplice funzione strategica : a est verso l’Arabia Saudita e a ovest verso l’Iran.

Agli Stati Uniti risponderei con un ragionamento semplice: essi sono interessati al controllo del Mediterraneo e al rapporto con la Chiesa cattolica che controlla un miliardo e mezzo di anime (…).

Una Italia facente parte dell’occidente, ma non belligerante, é nell’interesse degli Stati Uniti che dovrebbero badare a un solo fronte europeo. Sappiamo che il patto di Varsavia aveva pianificato di violare la neutralità austriaca , sfondare in trentino e puntare verso la Francia impegnata sul fronte nord.

Con un blocco di otto paesi neutrali da violare per attaccare la Francia da sud, il compito sarebbe ben più oneroso e difficile e costoso non solo militarmente.

L’autorevolezza del Vaticano sarebbe accresciuta dalla situazione territoriale di neutralità e la sua utilità risulterebbe moltiplicata per l’Occidente.

Resta il controllo del Mediterraneo per il quale sarebbe sufficiente e indispensabile la sola Sicilia, regione autonoma e con una autonomia anche ampliabile fino a configurare una semi cessione.

. Per l’Unità italiana abbiamo sacrificato Nizza e Savoia. Per l’indipendenza e la sicurezza Mediterranea, possiamo fare una riflessione sulla Sicilia che risulterebbe militarmente anche protetta dalla fascia dei paesi neutrali che la proteggerebbero da sorprese.

I

L’EX PRIMO MINISTRO DI CHIRAC, VILLEPIN, PARTE ALL’ATTACCO DI MACRON E DEGLI U.S.A. di Antonio de Martini.

DOMINIQUE de VILLEPIN , ex ministro degli Esteri francese ed ex Primo ministro ( dal 2005 al 2007, accusato e poi assolto nello scandalo CLEARSTREAM che compromise le sue possibilità di essere eletto alla Presidenza a favore di Nicholas Sarkozy, scende in campo con veemenza contro Macron – segno che intende candidarsi- e gli USA.

Già nel 2003 all’ONU, da Ministro degli Esteri tuonò contro l’intervento in Irak, adesso si chiede se gli Stati Uniti possano ancora essere considerati Continua a leggere

TERRA DI CATALOGNA. DEVOLUTION, INVOLUTION, EVOLUTION, OLE’! ABOLIRE LE CORRIDE E’ STATO UN ERRORE. di Antonio de Martini

La Catalogna è grande quanto il Belgio, ( trentamila km quadrati,poco più del Piemonte che è a 25.000)  rappresenta il 6,3% del territorio spagnolo, il 16% della popolazione, il 20% del PIL.e il 25% dell’export spagnolo.

Il suo tasso di disoccupazione è del 13,2% – quattro punti in meno della media nazionale – ed ha un debito pubblico pari al 35,2% del suo prodotto interno lordo.

La Spagna è un paese largamente decentralizzato e riconosce ufficialmente come ” comunità autonome storiche” , oltre alla Catalogna , il paese basco ( nord), la Galizia ( nord ovest) e l’Andalusia( sud).

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TURCHIA E AFFARI: COSÌ FAN TUTTI . di Antonio de Martini

Il presidente Mattarella sbarcando a New York, assieme alle parole di circostanza sul multilateralismo, ha pronunziato a formula magica che io pronunzio da venticinque anni inascoltato: INTERESSE NAZIONALE. Il discorso di Trump è stato il funerale del multilateralismo buonista.

Mattarella – e non solo lui- ha capito che,nell’era Trump, se al nostro interesse nazionale non ci pensiamo noi, non ci pensa nessuno.

Bene, azzardiamo qualche numero e un ragionamento semplici.

1) La Turchia ha pubblicato i dati del suo PIL semestrale, registrando un incremento del 5,1% nel primo semestre del 2017.
A fare ragionamenti tipo RAI TV avremmo un 10,2% su base annua. Nessuno in Europa fa più questi numeri dal secolo scorso.

2) la Germania, finora partner privilegiato di Ankara, si trova in gravissima difficoltà politica coi Turchi che hanno capito il loro doppio gioco a favore degli USA. L’amore è finito. Nell’ultimo biennio l’ambasciatore tedesco è stato convocato formalmente per proteste contro la politica tedesca, ben diciassette volte.

3) l’Italia è in pole position per diventare il partner industriale e commerciale privilegiato della Turchia e dell’hinterland turcofono del Caucaso a meno che gli inglesi ci tirino tra i piedi un altro Regeni.

4) La nostra industria è sufficientemente avanzata da costituire un appetibile compagno di imprese
sia per le forniture militari (Leonardo) che per la moda, per l’industria meccanica che per l’agroindustria e le costruzioni importanti , le attività calzaturiere, di pelletteria e quella delle comunicazioni, i cantieri navali oltre alle energie alternative, le banche e il turismo.

5) gli italiani sono più che benvisti, Erdogan valuta molto i rapporti personali e lavorandoci, potrebbe arrivare anche a rinominare Istanbul Costantinopoli, come ha lasciato immaginare in un recente discorso chiamandola più di una volta “Kostantinye” come faceva il profeta Maometto.

I rapporti per negoziare forme di collaborazione coi turchi possono svilupparsi e darci tre punti di PIL in due anni.
Altri due punti di PIL verrebbero dai paesi turcofoni del Caucaso e dell’Asia ( Turkmenistan, Kirghisistan, Belucistan ecc) dove l’influenza turca è determinante ma i prodotti inadeguati.

Se non lo si vuol ( o può) fare in nome dell’Europa, lo si faccia in nome della tradizione Mediterranea dell’Italia e delle Repubbliche marinare e si interceda con la UE come facemmo con l’OLP a suo tempo.

Anche mediare politicamente tra Turchia e USA e tra Turchia e Germania, in questo periodo storico, possiamo farlo solo noi anche per i legami sviluppati con la Palestina nell’ultimo trentennio e che ci accomunano.

L’interesse nazionale,  la nostra posizione geografica e una tradizione secolare, chiedono a noi di agire per primi e i legami tra Francia e Arabia Saudita potrebbero essere il nostro vantaggio politico da giocare.

Possiamo monetizzare anche il fatto che gli abbiamo consegnato Abdullah Ocalan senza formalità giuridiche e “contra legem”.( non potevamo consegnarlo perché rischiava la pena di morte…) e questa è, al momento, la sola carta vincente che hanno nel dossier curdo.

Possiamo sviluppare assieme la Crimea, la Georgia e l’Azerbaijan, mandando avanti loro. Assieme potremmo mirare alla gestione della ricostruzione della Siria per cui gli USA e la Francia sono improponibili.

Un accordo di consultazione periodica Italo-Turco, in seno alla NATO, oltre a tranquillizzare gli alleati, detterebbe l’Agenda mediterranea e ci aiuterebbe con la Libia e con il Katar, dove la Turchia ha installato una guarnigione, ma può sfruttare economicamente il successo solo parzialmente.

Abbiamo sei mesi prima di essere battuti sul tempo.

LA TURCHIA AMMASSA TRUPPE ALLA FRONTIERA SIRIANA e IRACHENA IN FUNZIONE ANTI CURDA. TUTTI CONNESSI APPASSIONATAMENTE. di Antonio de Martini

Sembrerà strano, ma tutto ha inizio in Turchia un secolo fa.

Mustafa Bey, detto Kemal ( il perfetto, così nominato dal suo maestro di scuola) iniziò l’attività che lo ha condotto al potere col nome di Ataturk ( padre dei turchi) , sconfiggendo il corpo di spedizione britannico voluto da Winston Churchill per sbloccare i Dardanelli e rifornire la Russia dopo aver sbriciolato il Sultano decadente. Nonostante che anche il colonnello Halil bey ( nipote di Enver Pascià, ministro della Guerra) avesse sconfitto a KUT EL AMARA, in Mesopotamia  il più agguerrito  Corpo di spedizione britannico spedito dall’India, le sorti della guerra non mutarono per via del blocco navale che affamò l’impero. Continua a leggere

L’ “IRANIAN CORRIDOR”, LA GUERRA DI DOMANI E LA STRATEGIA DI SCIPIONE. di Antonio de Martini

Per capire le strategie del futuro è necessario studiare quelle passate. Molti affermano che la guerra contro Hitler l’ha vinta l’Unione Sovietica e non gli USA e questo è quel che appare, ma la guerra l’hanno vinta tre cittadini americani: Cordell Hull, ( all’epoca segretario di Stato) Haverell Harriman e Johns Hopkins. Due grandi amici di Roosevelt che hanno determinato molte politiche Usa durante e dopo la guerra.

Come siano riusciti  a vincere il conflitto minimizzando le perdite USA è materia di questo articolo perché la loro strategia ha ispirato quella attuale e a fine testo avremo le idee più chiare su molti accadimenti odierni. Continua a leggere

L’ARABIA SAUDITA ( leggi Trump) PARLA ALLA NUORA ( Katar) PERCHE’ SUOCERA( Turchia) INTENDA. di Antonio de Martini

Intanto, chiariamo:  nella penisola arabica  i confini non esistono. Sono tutte zone desertiche permeabili a volontà da chiunque – e laggiù sono la totalità- possieda un fuori strada per aggirare,  a duecento metri dalla strada,  il posto di blocco posto sulla via di accesso ufficiale.

 

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77 ANNI FA ENTRAMMO IN GUERRA “PER FEDELTA’ ALL’ALLEATO” E PER “CONTARE IN EUROPA” CI SIAMO RIUSCITI? di Antonio de Martini

Se invece di rivendicare ” NIzza, Savoia e Corsica” e credere che l’Inghilterra si sarebbe piegata solo perché la Francia aveva ceduto, avessimo fatto la guerra pianificandola, avremmo nei primi tre giorni di guerra: Continua a leggere

OBBIETTIVI U.S.A. NEL MEDITERRANEO : SONO AGRICOLI E COMMERCIALI. APPOGGIATI DALLA VIOLENZA. di Antonio de Martini

 

Il titolo di questo post posso riassumerlo così: gli Stati Uniti hanno destabilizzato il Mediterraneo per difendere il loro tenore di vita perseguendo una serie di obiettivi, tutti economici e quasi tutti raggiunti. La Unione Europea ha collaborato perché la sua classe dominante ha gli stessi, anche se minori,  interessi. Questi interessi non coincidono con quelli italiani e dei paesi mediterranei che hanno economie differenti. Continua a leggere

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