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ANALISI DELLA POSTA CHE ERA IN PALIO NELLE ELEZIONI USA. di Pino Germinario

UN ARTICOLO INSOLITAMENTE LUNGO PER IL NOSTRO BLOG. MA A VOLTE LA LUNGHEZZA E’ NECESSARIA PER CAPIRE OGNI RISVOLTO
I momenti in cui il velo della dissimulazione, il fair play sbiadiscono sino a rivelare la spietatezza dello scontro politico sono piuttosto rari.

Di solito può avvenire nei momenti in cui la forza dominante ritiene di avere il potere e controllo assoluto della situazione, ma si tratta di una illusione, spesso di un delirio di onnipotenza, destinata ad infrangersi rapidamente. Continua a leggere

SIRIA: GLI U.S.A. VINCONO LA GUERRA PERDENDO TUTTE LE BATTAGLIE. di Antonio de Martini

L O  S F O N D O

La guerra di Siria dura dal marzo 2011. A marzo prossimo saranno sei anni.                       Molti già dicono che Barak Obama lascerà come legato l’aver distrutto la Siria, ossia il        luogo che ha fatto da culla alla civiltà umana, senza aver nulla ottenuto.

Chi pensa questo, mostra di non aver studiato il modus operandi del soggetto che si è rivelato, sia all’interno che all’estero, l’uomo dei colpi mortali a sorpresa. Ne sanno qualcosa i repubblicani che, pur essendo in maggioranza, non riescono a governare . Continua a leggere

STANNO DECIDENDO ANCHE DOVE VERRA’ COMBATTUTA LA PROSSIMA GUERRA di Antonio de Martini

In questi giorni sono in corso negoziati molto differenti tra loro ( Svizzera, Vienna, New York, Parigi, Marocco) con un fil rouge in comune: i rapporti tra Stati Uniti e Russia. Tutti gli altri sono comparse di scena. E’ già successo nel corso degli anni 70 e ottanta.

In ambito NATO si dibatté un argomento principe articolato in più capitoli vertenti tutti attorno allo stesso timore. Se gli USA avrebbero rischiato di incassare dei missili nucleari  sul loro territorio pur di difendere l’Europa o se il vecchio continente sarebbe stato ancora una volta il campo di battaglia in cui gli eserciti si sarebbero scontrati come nelle due precedenti tornate del conflitto con distruzioni che avrebbero risparmiato il territorio USA. I protagonisti erano USA e Russia e lo sono tutt’ora.

Il crollo del muro di Berlino ci ha fornito una serie di risposte sul passato e la crisi attuale dell’area MENA cerca di darci risposte sul futuro.

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IL SEGRETARIO DI STATO USA JOHN KERRY, CADE DALLA BICICLETTA E SI ROMPE ( FORSE) UNA GAMBA.

Pedalando  a fini salutistici in un piccolo comune svizzero confinante con l’alta Savoia ( Scionzier),   il segretario di stato americano John Kerry è caduto  dalla bicicletta procurandosi una sospetta frattura a una gamba, riscontrata dopo la sua ospedalizzazione a Ginevra avvenuta con elicottero.

Lo stesso incidente accadde al segretario repubblicano Oddo Biasini   che fu oggetto di feroci sfottò per essere caduto in una quieta strada di Romagna priva di ostacoli, ma nessuno gli contestò mancanza di equilibrio. Magari di autonomia.

Kerry, invece, ha mostrato che l’equilibrio e lui hanno percorsi differenti anche in politica. La  Hillary Clinton – da segretaria di stato- cadde mentre era in bagno e pochi giorni dopo diede le dimissioni dall’incarico dichiarandosi inabile. Dopo un paio di anni – forse dopo un viaggio a Lourdes- , si scoprì  guarita e idonea a governare il mondo.

Sappiamo che preparava la sua candidatura alla Casa Bianca ed era ansiosa di non rispondere alla commissione inquirente che voleva interrogarla sulla triste vicenda di Bengazi ( assassinio Stevens). 

Ora che sono state pubblicate le sue mail, abbiamo scoperto che mentre la Libia affondava grazie alle sue scelte a vanvera, lei aveva solo meschine preoccupazioni personali ed elettorali. Delle migliaia di morti e disastri economici  provocati dalle due alzate di ingegno, della morte del suo ambasciatore e di altri 4 americani, nessun cenno.

 L’addetto stampa di Kerry, John Kirby, ha dichiarato che  il segretario  ” non ha perso i sensi” ed ha mantenuto in ogni momento la sua lucidità abituale. Chissà che la caduta di Kerry non sia un segnale di miglioramento della situazione nell’area mediterranea e in Iran.


ECCO, PUBBLICATE DAL WASHINGTON POST LE MAIL DI HILLARY CLINTON SULLA VICENDA LIBICA E LA MORTE DELL’ AMBASCIATORE STEVENS A BENGHAZI.

http://www.washingtonpost.com/graphics/politics/read-hillary-clinton-email/#email/2086127-c05739594

Clikkando sul link soprastante troverete le prime trecento mail pubblicate dalla commissione di inchiesta sui fatti di Benghazi che portarono alla morte dell’Ambasciatore USA  Stevens.

Due sole considerazioni:

A) dopo la ” direttiva Renzi” che ordinava di togliere il segreto di Stato su lontani eventi risalenti agli anni ottanta ed oltre, stiamo ancora elaborando le procedure di accesso ai documenti…..

Negli Stati Uniti dove il Parlamento conta, la decisione di rendere pubblici i documenti privati di un ministro, è stata presa da una commissione parlamentare. Da noi è stato un,inascoltato, gesto del Principe perché il vero principe è la burocrazia che ci costa il 60% del prodotto nazionale e in cambio ci da i peggiori servizi del mondo civile.

B) Dalle mail  finora pubblicate risultano chiaramente sia il fatto che gli USA erano pienamente informati ( fin dal 3 marzo 2011)  che in Libia sarebbe scoppiato un conflitto di fazioni di lunga durata, sia che la Clinton riteneva probabilmente di essere intercettata, perché da questi documenti non appare presa nessuna decisione di rilievo, nemmeno quelle che sappiamo furono prese. Cercavano il caos, non la democrazia e queste mail non sono l’unico veicolo di comunicazione da indagare per capire cosa è successo e perchè.

Se gli Stati Uniti vorranno scegliere questa anziana a guidare le sorti del loro paese è – in buona parte – affar loro. Diventano affari di tutti se invece alla pubblicazione del resto delle mail dovesse risultare che ha fatto scoppiare e seguito una guerra  con la stessa attenzione che a dedicato a un barbecue o un week end per piazzare la figlia.

Longanesi diceva ” ci salveranno le vecchie zie“. ( leggetelo) , ma costei non è una zia: è una ex moglie che vorrebbe dirigere il mondo per supplire alla mancanza di una vita affettiva.

L’ITALIA E IL TERRORISMO MEDIORIENTALE. QUALI RISCHI CORRIAMO E PERCHE’. di Antonio de Martini

Tempestivo l’intervento della polizia belga che ha debellato una banda che stava per colpire. Un autentico peccato che ci siano sempre morti o fuggiaschi che impediscono di portare a fondo interrogatori suscettibili di individuare i mandanti.

Come è noto, i mandanti possono essere diversi da quelli cui intuitivamente va il pensiero della pubblica opinione e/o degli analisti-

A riprova, possiamo citare un fatto recente: l’ex senatore democratico USA, Bob Graham, ha organizzato una conferenza stampa assieme a due deputati in carica,  il repubblicano Walter Jones e il democratico Stephen Lynch e la co-presidente dell’associazione delle vittime dell’attacco alle due torri ( vittime e sopravvissuti) Terry Strada.

All’epoca dell’attacco alle due torri, Graham era presidente della commissione intelligence del Senato.e co-presidente della commissione di indagne conoscitiva della commissione stessa sul luttuoso evento. George Bush jr segretò 28 pagine della commissione d’inchiesta sull’11 settembre. All’epoca, Joe Biden, Hillary Clinton e John Kerry chiesero invano  di togliere il segreto per mettere in imbarazzo l’amministrazione repubblicana e adesso Graham, con un comitato bipartisan, chiede che le pagine vengano desegretate, forse perché la campagna elettorale si avvicina a grandi passi e si vuole imbarazzare Jeb Bush ( anche Graham è ex governatore della Florida).la cui famiglia è da anni in affari coi Ben Laden.

Il segreto posto dall’allora presidente verterebbe sul fatto ,  già raccontato da ” il corriere della collera”,( non sapevo fosse segreto)   che la moglie dell’ ambasciatore saudita ( principe Bandar bin Sultan ” Bush”)  avrebbe finanziato uno degli attentatori delle due torri, nel quadro delle attività di beneficenza che ogni musulmano è tenuto a fare annualmente. Apparentemente nulla di illegale, ma probabilmente si ritenne che non si dovesse coinvolgere la famiglia reale saudita. Bandar Bush fu spedito in Egitto in esilio per un periodo per poi approdare alla direzione dei servizi segreti.

Come si puo vedere da questo episodio, i mandanti di un attentato possono cambiare col variare delle situazioni politiche.

Veniamo a noi.. Può l’Italia essere obiettivo di un attacco di estremisti musulmani arabi?  Ritengo di no.

1) Fin dal tempo delle crociate, gli italiani ebbero fama di gente con cui potersi “arrangiare” I primi riscatti vennero alla luce ai tempi di Saladino ( in un momento di calma pubblicherò un testo sull’argomento), l’ultimo riscatto è di ieri. Non si colpisce la gallina dalle uova d’oro, nemmeno se ogni tanto un uovo giunge a destinazione già succhiato.

2) E’ un fatto incontrovertibile che il piano di pace della U..E. ancora formalmente non smentito, fu approvato al vertice U.E. di Venezia in cui Aldo Moro diede scacco a Margaret Tatcher che si trovò isolata. Il piano prevede il riconoscimento dello Stato Palestinese e la restituzione dei territori conquistati da Israele nella guerra del 1967. I palestinesi stipularono in cambio una tregua che escludeva ogni azione militare sul territorio italiano e hanno mantenuto la parola. ( leggasi ” viaggio segreto di Nemer Hammad  ambasciatore di Arafat in Italia”. autore Alberto La Volpe, edito da Editori Riuniti  2002).

3) Ci furono due eccezioni: un attacco alla Sinagoga di Roma  nel giorno del Sukkot che causò la morte del piccolo Stefano Tasché ( due anni) e il ferimento di 37 persone a cura della banda di Abu Nidal, una gang che in odio a Arafat delinqueva al servizio miglior offerente.                                    Il secondo attacco, sempre con lo stesso protagonista, fu fatto all’aeroporto di Fiumicino. I nostri furono avvisati dai servizi segreti algerini, sempre leali e ben informati. Per non allertare i terroristi, si decise di non sostituire le sentinelle con tiratori scelti. La conseguenza furono due morti di troppo. L’Italia tenne i nervi saldi e non ruppe gli accordi come auspicato da alcuni. La pace dura da oltre un trentennio, fu causa dello scontro tra Craxi e gli USA. Gli ufficiali del ” servizio” che se ne occuparono vennero insidiati più volte.

Se Moro fu vittima di una ritorsione, la pista da seguire è questa, non altre. Ci fu anche un tentativo di scacciare dal servizio  il colonnello  Stefano Giovannone  ( capocentro a  Beirut)  a cura del comandante dell’ufficio UCSI (poi trovato nell’elenco P2) che rilasciava i Nulla Osta di segretezza NATO, ma l’iniziativa non andò in porto a causa della ferma opposizione dell’ufficiale officiato alla bisogna ( ex capo centro Medio Oriente) che rifiutò sdegnosamente un accordo personalmente  molto vantaggioso.

L’altro ufficiale responsabile dell’accordo, il colonnello Armando Sportelli, fu eliminato dal grande gioco grazie a un provvidenziale avviso di garanzia emesso dal giudice Carlo Mastelloni ( fratello di un teatrante, emise un mandato di cattura contro Arafat e espresse il desiderio di incontrare  la cantante Mina, ma non si spinse fino al mandato di comparizione…) di Venezia che aprì una inchiesta per la scomparsa dei “giornalisti” Toni e De Palo in Libano. L’ufficiale si dimise per non portar pregiudizio al servizio. L’inchiesta durò sette anni e si concluse con un nulla di fatto. Negli anni successivi, si provvide a mutare il DNA del servizio segreto, annacquandolo con la dipendenza dal Ministero dell’interno e con l’immissione di civili raccomandati  ( spesso figli di giornalisti e magistrati) e guardie di Finanza ( gestione Pollari). L’operazione smilitarizzazione dei servizi ebbe il beneplacito degli USA e fu coordinata con l’on Minniti, braccio destro dell’atuale candidato  silente alla Presidenza, Massimo D’Alema. 

4) L’Arabia Saudita ottenne ,dal premier  Giulio Andreotti, la sospirata autorizzazione a costruire una Moschea a Roma in cui ha investito oltre sessanta milioni di dollari in località viciniore alla sede della Brigata Corazzata dei carabinieri di Roma ( Monte Antenne). E’ la più grande d’Europa. Un gioiello d’architettura ( Portoghesi) e di artigianato ceramico marocchino. Non fu chiesta la reciprocità con la Mecca, dato che in quella città non ci sono cristiani e la Santa Sede acconsentì e non fece richiesta di ottenere una costruzione che sarebbe rimasta vuota.

5) Gli arabi sono stati sempre trattati discretamente bene dagli italiani che hanno avuto molte più ragioni di scontro con gli albanesi o i romeni o i latino americani ( specie ecuadoregni).

6) Se proprio dovessero progettare un attentato, questo verrebbe portato a termine nel Nord Italia ( tra Padova e Brescia)  e non a sud di Firenze, dove gli arabi sentono di essere di casa.  Altri mandanti potrebbero ricorrere a Pakistani o di altre etnie con minoranze islamiche ( es Filippini di Mindanao). Ho incontrato un arabo a Brescia che, pur non lamentando alcun cattivo trattamento  in loco ( casomai notava fredda correttezza di rapporti interpersonali) ricordava i suoi anni a Frosinone come il periodo migliore della sua vita e non ha mai menzionato l’Egitto natio.  si è trasferito a nord per ragioni economiche e si sente solo come un calabrese a Gallarate.

Ovviamente ci sono elementi di rilevanza penale in molti comportamenti individuali, ma la maggior partedei carcerati stranieri sono tunisini accusati di vendere Hashish e casomai litigano per il controllo dei giardinetti.

7) L’esperienza con le Brigate rosse  (e quella più recente con l’area antagonista) ha inoltre contribuito non poco a rendere anche il grosso delle nostre forze dell’ordine più ricettive e  avvertite circa la capacità di sorveglianza di persone dall’aria sospetta, la verifica degli affitti e il censimento delle località abbandonate e dei varchi di frontiera.  anche in tema di penetrazione nelle comunità gli italiani sono favoriti dalla somatica e dalla esperienza.

L’ultima esperienza francese in materia di terrorismo fu la guerra contro l’OAS e la fecero con i corpi paralleli del tenebroso Foccart tenendo indenne la polizia che , come abbiamo visto, attraversa oggi  una crisi profonda. L’esperienza inglese si limita all’Irlanda e quella americana  si concentra sulla tecnologia. Sanno, fotografano e intercettano tutto, ma non è detto che siano in grado di capire la mentalità, le iperboli tipiche della lingua e provvedere in tempo.  E’ il problema di chi si affida unicamente a Big Data, invece che all’intelligenza culturale.

8) i soli rischi che corriamo consistono nei rapimenti, su cui i nostri servizi ( e quelli francesi) fanno volentieri la cresta. Specie da quando questi riscatti  rappresentano le uniche fonti di approvvigionamento sicure per gruppi di banditi e di ribelli politici che vedono progressivamente ridotte dalle ricerche USA le donazioni di denaro a fini benefici attuate dalle pie donne a nome dei mariti.

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BAGHDAD E WASHINGTON AL MERCATO DEI CRISTIANI. OVVERO, IL VASO DI PANDORA SIRIANO SI STA APRENDO. di Antonio de Martini

Il Cardinal Legato designato a rappresentare il Papa in Irak, intervistato su
” Il Messaggero ” di oggi, a pag 2 , dice in linguaggio diplomatico quel che scrissi esattamente e apertamente due mesi fa ( “Bartala, Papa Francesco e la signora Pinotti”) e cioè che questo ” esercito islamista” “non nasce in un giorno” e ” non senza che nessuno se ne accorga”.
Lo dice in risposta a una domanda (” colpa degli Americani?”) che la giornalista non gli ha posto.

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VENTISEI PAESI NATO STANNO CERCANDO DI SALVARE LA CAPRA AMERICANA ( VICTORIA NULAND) E I CAVOLI ( COMMERCIALI ) LORO. POLONIA E ESTONIA ISOLATE NEL CERCARE LA RISSA. di Antonio de Martini

Prima di riferire quel che mi è stato detto da un testimone oculare,  offro un breve escursus dell’interscambio commerciale,  per dimostrare ove necessitasse, che l’idea delle Sanzioni è fuori della realtà, stato d’animo che la Merkel ha attribuito a Putin.                                                                                                                                                Gli Stati Uniti hanno con la Russia un interscambio commerciale  pari all’1% del loro PIL e la Russia del 4%. Risibile.     Continua a leggere

SIRIA E MEDIO ORIENTE: CHI HA VINTO E CHI HA PERSO. di Antonio d. de Martini

Sono rientrato dalla Russia dove sono rimasto dieci giorni. Tutte le persone con cui ho parlato, hanno iniziato la loro conversazione con commenti sulla vittoria diplomatica russa su Barak Obama.
Nessuno si illude circa il reale rapporto di forze tra le due potenze e la maggior parte dei commentatori conviene che il desiderio di Putin di essere considerato al pari degli USA sia un wishful thinking che potrebbe rivelarsi il suo punto debole.
Ma, se la vittoria di Putin è effimera, chi ha veramente vinto e chi ha perso in questo scontro ?

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STATI UNITI D’AMERICA. CENTO ANNI DI SOLITUDINE: DALL’ISOLAZIONISMO ALL’ISOLAMENTO POLITICO. di Antonio de Martini

La grande differenza tra gli Stati Uniti e l’Italia è che mentre la legittimità di governo italiana per ragioni geopolitiche non può prescindere dalla politica estera, quella statunitense – per ragioni storiche si basa unicamente sulla politica interna e anche se la storia degli USA è costellata di interventi esteri, questi hanno in se sempre una motivazione di politica interna e qualche volta vi sottende addirittura una mera logica elettorale.
Questo legame con le problematiche interne americane stanno sempre più portando gli Stati Uniti all’isolamento politico internazionale.

Se date un’occhiata alla storia degli interventi militari USA degli ultimi anni, ne calcolate diciassette.

Il primo intervento ( del nuovo periodo, perché dalla guerra di secessione in poi, ne contiamo tredicimila classificati in tre gruppi: overt, covert e clandestine) fu a Granada, una piccola isola caraibica identificata come un pericoloso focolaio comunista caraibico che era necessario debellare, anche a richiesta di una non più vista o sentita ” Associazione degli Stati dei Caraibi Orientali”.

I morti – 19 – furono a un dipresso le perdite subite durante una manovra del ” fuoco amico” in una tranquilla esercitazione nel Nevada.

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