Category Archives: Africa

CHOTT EL JERID, IL DESERTO CHE VUOLE VIVERE di Antonio de Martini


Mi sono accorto di due cose: la prima è che c’è un disturbo sull’internet che ostacola l’accesso al sito   http.www.medinsahara.org  da parte di un tizio che ha fatto un sito  che ha chiamato medin sahara ( che non vuole dire nulla in nessuna lingua). Esiste il nome METIN, un nome turco ma le tre foto messe a far credere che il sito sia operativo mostrano una faccia da culo, probabilmente malese e certamente ignaro. Non ci sono contenuti e il nome è falso. Aspettiamo l’intervento di Facebook che dice di non tollerare nomi falsi e della polizia postale poiché la disinvoltura estorsiva di questa gente deve trovare un limite. Altrimenti lo trovo io. Continua a leggere

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LIBIA: GHEDDAFI JUNIOR LIBERATO. VERSO UN CAMBIO DI PASSO? di Antonio de Martini

La notizia è di quelle che vengono definite “game changer” tra gli addetti ai lavori.

Saif el Islam Gheddafi, secondogenito e delfino politico del colonnello laureatosi alla London school of Economics, prigioniero da quasi cinque anni  delle milizie di Zintan che non hanno mai voluto “cederlo” ai governi centrali che si sono succeduti a Tripoli, è a piede libero.       Avete capito bene: non solo non è prigioniero e nemmeno posto in residenza sorvegliata. Continua a leggere

AFRICA IN CRISI: SERVE UNA VITTORIA A OBAMA. ITALIA: ABBIAMO DUPLICATO TUTTO. C’ERA PIU’ ORDINE l’8 SETTEMBRE 43. di Antonio de Martini

La sorte degli USA e dell’ Obamacare è appesa al risultato della strategia da applicare in Libia.

Se prevale il sistema di delegare la guerra agli alleati teleguidandola ( Leading from behind), il nuovo modello di Difesa USA reggerà e ci saranno i fondi per la riforma sanitaria voluta da Obama. Altrimenti, tornerà il modello militare precedente ( 130.000 uomini in più per intervenire direttamente) e addio alle spese sanitarie gratuite per i meno abbienti e al voto democratico nel sud di colore.

Per l’Italia, la posta in gioco è il reingresso nel Consiglio di sicurezza dell’ONU a breve scadenza dall’ultimo turno, ma potrebbe essere una ripresa delle passate ambizioni di Francesco Paolo Fulci di occupare un seggio permanente nel Consiglio di sicurezza penalizzando le speranze tedesche in materia. Continua a leggere

LA GEOPOLITICA DELLA CHIESA CATTOLICA E I SUOI PROTAGONISTI. CONTRO I PROVOCATORI. di Antonio de Martini

 

BONIFICARE LA GEOPOLITICA NEL WEB: L’ANTEFATTO

Nei giorni scorsi sono inciampato per caso in un articolo in lingua inglese  ( ma con indicazione su come andare alla traduzione americana, francese, italiana, spagnola e  russa, edita da un autodefinitosi “Think Tank” a nome Katheon , scritto da un  anonimo con pretesa di filosofeggiare e con un titolo ” some remarks on the geopolitics of the Catholic Church“, infarcito di scemenze che un tempo si sarebbero somministrate solo alle sartine, come “l’imminente fine della Chiesa cattolica ” e ” questo è l’ultimo Papa secondo la profezia di Malachia”.

seguono informazioni ( meglio disinformazioni) sul “think tank” che dichiara interesse per i paesi BRICS e la SCO e su come la Chiesa cattolica sia alla pari con i protestanti nella conquista delle anime dell’Africa subsahariana, nonchè una serie di altre amene considerazioni offerte con una malignità tipica  di persone dalla sessualità contorta, spacciata per filosofia e con un approccio ala multipolarità giusto per poter dare alla Russia la responsabilità di queste frasi confuse e passare alla cassa.
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STANNO DECIDENDO ANCHE DOVE VERRA’ COMBATTUTA LA PROSSIMA GUERRA di Antonio de Martini

In questi giorni sono in corso negoziati molto differenti tra loro ( Svizzera, Vienna, New York, Parigi, Marocco) con un fil rouge in comune: i rapporti tra Stati Uniti e Russia. Tutti gli altri sono comparse di scena. E’ già successo nel corso degli anni 70 e ottanta.

In ambito NATO si dibatté un argomento principe articolato in più capitoli vertenti tutti attorno allo stesso timore. Se gli USA avrebbero rischiato di incassare dei missili nucleari  sul loro territorio pur di difendere l’Europa o se il vecchio continente sarebbe stato ancora una volta il campo di battaglia in cui gli eserciti si sarebbero scontrati come nelle due precedenti tornate del conflitto con distruzioni che avrebbero risparmiato il territorio USA. I protagonisti erano USA e Russia e lo sono tutt’ora.

Il crollo del muro di Berlino ci ha fornito una serie di risposte sul passato e la crisi attuale dell’area MENA cerca di darci risposte sul futuro.

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COME FUI DICHIARATO PERSONA  NON GRATA DAGLI AYATOLLAH MENTRE ERO IN AFRICA.  di Maurizio Moreno

l’Amasciatore Maurizio Moreno  ci regala un’anteprima della sua avventurosa biografia.

Vorrei ricordare una disavventura capitatami durante la mia lunga carriera : una vicenda imprevista ed imprevidibile, scaturita inaspettatamente in una dichiarazione di « persona non grata » presa nei miei confronti…

Ero Ambasciatore nel Senegal, dove fui chiamato a presenziare alla cerimonia d’apertura dell’ atteso

Vertice dei Capi di Stato dell’Organizzazione della Conferenza Islamica (OCI) , svoltosi a Dakar nel lontano dicembre 1991. 

Seguii da vicino i lavori, nel ricordo di un altro evento cui avevo potuto assistere nel 1969 a Rabat (come allora Primo Segretario dell’Ambasciata) : l’OCI era stata infatti creata nell’occasione , su impulso del Re del Marocco, Hassan II, per la salvaguardia dei luoghi sacri dell’Islam ed il sostegno della causa palestinese, rappresentata da Yasser Arafat. Tale incontro storico era giunto all’indomani dell’incendio criminale della Moschea di al-Aqsa a Gerusalemme.
Il Summit di Dakar, un’ennesima Conferenza di una grande portata, si rivelo’ deludente e inconcludente, per molti aspetti. Meno della meta’ dei Paesi membri era stato infatti rappresentato da Capi di Stato : presenti solo cinque leaders di Paesi arabi (su ventuno) , con all’ordine del giorno la spinosa controversia Iraq-Kuwait.

Mi accingevo, in chiusura dei lavori del Summit, a riferire al Ministero, quando appresi nel tardo pomeriggio dell’11 dicembre una brutta notizia, attraverso un lancio diffuso da Parigi dall’ Agence France Presse sotto il titolo “Italiane lanciano uova contro il Presidente iraniano Akbar Ali Hashemi Rafsanjani”.

Mi misi immediatamente in contatto con il Capo del Protocollo del Presidente senegalese, Abdou Diouf, che mi confermo’ l’accaduto , attirando la mia attenzione su un comunicato appena rilasciato sul versante dei « Mujaheddin » del Popolo iraniano. 
Egli stesso mi fece i nomi delle due ragazze direttamente coinvolte nella vicenda : si trattava di Patrizia Fiocchetti, cittadina italiana e di Hélène Lambrosio, cittadina francese. Entrambe compagne di due « Mujaheddin » ( attivi combattenti di opposizione al regime teocratico insediatosi in Iran ) erano riuscite ad introdursi nell’albergo, dove si svolgevano i lavori della Conferenza islamica, usando un « laissez-passer » giornalistico. Mentre le delegazioni si preparavano a lasciare la sede del Summit, le due ragazze, coperte dal tradizionale velo islamico , il « niqab », avevano tentato di colpire il Presidente Rafsanjani , lanciandogli delle uova , al grido di “assassino”. Un clamoroso gesto di protesta contro il regime degli Ayatollah.

Il Capo del Protocollo mi aggiunse che la Polizia senegalese era riuscita , non senza difficoltà , a prendere in custodia le due ragazze, sottraendole ai « Pasdaran », il c.d Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica, incaricati di garantire la sicurezza del Capo dello Stato iraniano , che avevano subito cercato di catturarle.

Ne informai tempestivamente per telefono la Farnesina, che mi chiese di accertare rapidamente dove le due ragazze fossero ed in quali condizioni di salute si trovassero.

Feci inutilmente il giro di diversi posti di Polizia e della stessa prigione di Dakar, senza riuscire nell’immediatoad a reperirle. Incrociai nel frattempo l’Ambasciatore iraniano, mio vicino di casa, che si era messo anche lui alla ricerca delle due fanciulle.

Decisi quindi di andare direttamente dal Presidente della Repubblica, Abdou Diouf – personalità colta, sensibile, intelligente – che mi ricevette sul campo. Mi informo’ che la Fiocchetti e la Lambrosio si trovavano ormai al sicuro nelle mani della Polizia senegalese. Erano state trasferite, prudentemente, presso l’Ufficio della Polizia per gli stranieri presso il Porto di Dakar.

Il Presidente Diouf ritenne subito di assicurarmi che era intendimento delle Autorità senegalesi di attenersi rigorosamente allo « stato di diritto », processandole ed evitando loro la prospettiva di una deportazione in Iran : lo stesso m’invito’ a prendere contatto a tal fine con il Ministro della Giustizia.

Giunsi poco dopo all’Ufficio della Polizia degli stranieri, facendo visita alle due ragazze. Mi dissero che avevano già incontrato poco prima di me l’Ambasciatore dell’ Iran, che le aveva minacciate con la pena di morte, attraverso la « fatwa », sulla base della legge coranica.

Vidi il giorno dopo il Ministro della Giustizia e l’Ambasciatore di Francia. Concordammo con quest’ ultimo di nominare congiuntamente l’avvocato di fiducia dell’Ambasciata d’Italia, a tutela degli interessi della Fiocchetti e della stessa Lambrosio ( d’origine italiana ), in vista del processo da tenere entro una settimana. Raccomandammo entrambi al Ministro di favorire una decisione di espulsione delle due ragazze rispettivamente in Italia e in Francia, dato che erano entrate in Senegal con il loro passaporto europeo.

Fummo nello stesso tempo informati del trasferimento delle due ragazze in una caserma isolata, pulita e protetta, dove mi fu consentito di fornire loro due pasti giornalieri , preparati dal mio  cuoco Cherif e portati puntualmente dal mio bravo autista Abdulaye.

Dichiarai nell’occasione pubblicamente alla stampa l’opportunità di escludere l’ estradizione delle predette, nel rispetto della legge in vigore in Senegal, Paese democratico per eccelenza.

A quanto fui in grado di accertare Patrizia ed Hélène stavano del tutto sommato bene, essendo in attesa di un equo processo, inteso ad evitare loro il rischio di essere estradate in Iran, dove sarebbero andate incontro alla piu’ severa delle punizioni.

Qualche giorno dopo il Ministro della Giustizia mi confermo’ che il Tribunale di Dakar aveva fissato per l’indomani un’udienza di comparizione delle due ragazze. Non avendo alcuna ragione di sospettare che avessero compiuto un qualsiasi reato, l’Autorita’ giudiziaria le avrebbe immediatamente allontanate dal territorio dello Stato senegalese, mediante un decreto di espulsione. Mi chiese quindi di prenotare per loro un aereo, impegnandosi personalmente a farle accompagnare nell’immediato alla frontiera di uscita all’Aereoporto di Dakar – Léopold Sedar Senghor.

Ne informai subito la Farnesina, che aveva fortuitamente già in programma di riportare in Senegal lo stesso giorno, a bordo di un aereo affittato ad hoc, un centinaio di migranti irregolari senegalesi che l’Italia aveva per la prima volta deciso di espellere.

L’Ambasciatore di Francia mi chiese da parte sua di imbarcare sul nostro aereo la cittadina francese, espulsa insieme all’Italiana.

Conclusosi rapidamente il processo celebrato per direttissima di fronte al Tribunale, con il collega francese ci unimmo al convoglio di vetture dirette, sotto stretta scorta, all’Aereoporto con le due donne da rimpatriare.

Che sorpresa, vedere arrivare l’areoplano !!! Su di esso viaggiavano ben venti poliziotti e soltanto tre clandestini senegalesi ! Il forte nucleo del gruppo, si era dato alla fuga al momento di prendere il volo…Vidi partire felicemente le due ragazze, grazie al nostro aereo, in allegra compagnia con i nostri agenti !

La Fiochetti e la Lambrosio mi scrissero qualche tempo dopo dalla Germania, facendomi pervenire una lettera di vivo apprezzamento, estendendo i loro complimenti alle Autorita’ senegalesi.

Peraltro, negli stessi giorni mi fu dato di apprendere dalla stampa iraniana, tramite la nostra Ambasciata a Teheran, di esser stato dichiarato « persona non grata » – persona non gradita, inaccettabile – da parte della Repubblica Islamica dell’Iran, senza motivare la sua decisione…

Non sono stato da allora piu’ in grado di tornare a Teheran, dove ci ero stato nel 1976… come Capo di una Delegazione della Commissione di Finanziamento della Farnesina, al suo primo viaggio all’estero ( ci accolse grandiosamente ed affettuosamente Arduino Fornara, nella sua qualita’ d’Incaricato d’Affari a.i.. .)

L’ Ambasciatore iraniano, che incontrai a Roma nel 2001 come Direttore Generale per i Paesi europei, mi confermo’ confidenzialmente ancora una volta, ch’ero tuttora sulla « lista nera », sulla « black list ». Pazienza..che bei ricordi ho tuttora di un grande Paese, come l’Iran !

Patrizia Fiocchetti ha fatto da allora molta strada, divenendo attivo membro del CISDA, nato nel 1999 come Coordinamento Italiano di Sostegno alle Donne Afghane, con sede a Milano.

Mi sia permesso di raccontare questo episodio, certamente critico, che rimane iscritto nella mia memoria e meriterebbe forse di essere ricordato.

Ginevra, 9 agosto 2015                                      

 È  IL 9 AGOSTO . ….ECCO PERCHÉ SO MOLTE COSE.

Francesco de Martini nacque a Damasco ( impero ottomano) nel 1903, dall’ing Antonio de Martini ( che lavorava a un ramo della ferroviaBerlino Bagdad) e da Sofia Mocadié. Ebbero cinque figli. Uno ogni 200 km circa di ferrovia.

La sorella maggiore, Maria,  era nata a Aleppo. Il fratello successivo, Umberto, a Deraa, al confine di quello che sarebbe diventato il regno di Transgiordania.

Per me, luoghi di villeggiatura e campi da calcio. Poi area di lavoro. 

Mio padre ebbe una vita molto piena. Wikipedia ha riportato solo la sua prima missione al servizio dell’Italia. 

http://Wikipedia Francesco de Martini.

A Giugno 1981, anno della sua morte, ne previde la data.” Morirò a fine novembre. ” morì il 26. 

OBIEZIONI AL PROGETTO ” POLITEISTICO” SULLA IMMIGRAZIONE  di Gianni Ceccarelli e MIA RISPOSTA A FONDO PAGINA

Il nostro amico Gianni Ceccarelli ha mosso alcune obiezioni alle idee espresse nello scorso video e riferentesi al fenomeno immigrazione.

Lo ringrazio per avermi offerto l’opportunità di ritornare sull’argomento al quale rispondo in calce al suo.

Caro Antonio, invidio la tua capacità di lavoro e di ideazione, per nulla scalfite dal caldo. Mi sono sentito le tue proposte “politeistiche” o poliedriche sugli immigrati.  E’ vero quello che dici sulle due battaglie del 1942 (operazione Harpoon e operazione Pedestal per gli Inglesi); ma a parte i piroscafi affondati, alla fine (che è quello che conta) Malta è caduta o no ? Un commento italiano sulla battaglia di mezzo agosto così si esprime:

In realtà l’operazione Pedestal, pur pagata a caro prezzo, fu invece un Continua a leggere

A FINE LUGLIO BARAK OBAMA VA IN ETIOPIA E INCONTRA ANCHE L’AFRICAN UNION PER IGNORARE IL NON RISPETTO DEI DIRITTI UMANI ETIOPICI

Era inizialmente nato come un viaggio-nostalgia nella terra degli avi ma, forse anche per evitare accuse di interesse privato in atti di ufficio, il portavoce della Casa Bianca ha annunziato che, sulla via del ritorno, Barak Obama si fermerà ad Addis Abeba per ” incontri bilaterali col governo” e con ” la leadership della Unione Africana” che verrà probabilmente convocata in assemblea per l’occasione. Continua a leggere

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