RIVOLTE ARABE. TANTI JIHADISTI VANNO A COMBATTERE PERCHE L’AGRICOLTURA E L’ALLEVAMENTO SONO STATI DISTRUTTI DALLE ECONOMIE OCCIDENTALI. OVVERO, FIN CHE C’È GUERRA C’È SPERANZA. di Antonio de Martini

Nessuno ha veramente chiare le idee su quel che succederà nei paesi in via di (semipermanente) sviluppo e nel loro rapporto con noi occidentali.

Grazie ad un periodo svolto da Segretario Generale del COMITATO FAO e ad un amico poi scomparso e che rimpiango, Giovanni Posani, ho potuto fare una esperienza straordinaria :quella di osservare lo scandalo della fame in un mondo di abbondanza nella indifferenza dei più e l’infamia di una serie di organizzazioni e singoli che lucrano sulla carità internazionale, naturalmente e senza scandalo, come gli avvoltoi si nutrono di cadaveri

.

Ho avuto dunque modo di osservare da vicino i meccanismi che regolano il funzionamento degli enti dell’ONU che lottano contro la fame – operano tutti a Roma – quali la FAO ( è il più conosciuto) Il PAM ( programma alimentare mondiale) e l’IFAD ( il più ricco). Hanno responsabilità marginali, messi come sono all’angolo dall’OMC ( Organizzazione Mondiale del Commercio), ma non fanno nemmeno il poco che potrebbero. Burocrazia tanta, passione, niente.

Concentriamoci sul sud mediterraneo cui l’U.E. aveva promesso con gli accordi di Barcellona del 2000 che entro il 2010 tutto il mediterraneo avrebbe goduto di un sistema di libero scambio.
Ovviamente non è successo nulla. Non “poco”, nulla.

Ho già avuto modo di accennare come l’agricoltura dei paesi del “primo mondo” ( specie gli USA) sia ampiamente sovvenzionata.
Queste sovvenzioni abbassano i prezzi delle Derrate che vengono esportate nei paesi poveri.
Il regime di prezzi bassi , manda all’aria il poco che esisteva delle economie agricole di quei paesi e finisce per mettere sul lastrico il solo ceto produttivo che creava lavoro e un pò di ricchezza.
Dopo qualche annata di economia di sussistenza minima, gli agricoltori abbandonano le loro terre e si inurbano con le famiglie andando a ingrossare il sottoproletariato urbano.
Il paese si impoverisce,

Variante ( perversa) sul tema: si spingono gli agricoltori ad acquistare concimi chimici, pesticidi, sementi selezionate. Cresce la produzione, calano i prezzi. L’agricoltore non riesce a pagare i debiti. La terra è spossata e inquinata. Guadagnano solo le multinazionali.

Idem per la sanità: prolungando la vita media delle persone grazie all’assistenza si hanno degli effetti. Lo fanno con le migliori intenzioni, ma lo fanno senza prima sviluppare l’economia locale che – per semplice buon senso – dovrebbe avere la precedenza. La popolazione cresce rispetto alle risorse disponibili e alle persone valide non resta che l’emigrazione sostituiti da cooperanti stranieri che brandiscono profilattici come misura salvifica.

Insomma i progetti di industrializzazione dell’agricoltura, non tengono quasi mai conto dell’impatto sulla restante agricoltura tradizionale del territorio, così come i programmi sanitari non prevedono le conseguenze demografiche che si verificano. La campagna per la diminuzione del numero medio dei figli ( in Tunisia dalla media dei cinque virgola sei figli negli anni settanta si è passati ai due virgola poco degli anni del secolo nuovo.) non ha tenuto conto delle conseguenze sociali: in tutti i paesi poveri, i figli numerosi mantengono i genitori vecchi. Pochi figli non ci riescono, specie se uno emigra.

Nell’anno e poco più che ho trascorso in Tunisia, ho avuto modo di vedere che al secondo parto i medici legavano le tube all’interessata senza nemmeno informarla. Ai nuovi nati, hanno dato un diploma, hanno alzato l’età della scuola d’obbligo, ma hanno dimenticato di dar loro una prospettiva di vita. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.

Quando la generazione che oggi ha quaranta anni arriverà all’età di pensione – me lo ha detto più volte il Titolare della cattedra di demografia de “La Sapienza” – si troverà senza sistema previdenziale, senza risparmi e senza figli per mantenerla col sistema tradizionale.

Per la somma di queste scelte che hanno privilegiato gli interessi economici dei paesi privilegiati, ci troviamo adesso in piena crisi economica e politica e stiamo avvicinandoci ad una catastrofe previdenziale senza precedenti. Non trascurabile è anche l’impossibilità di operare una selezione seria della classe dirigente, costretti come siamo dalla necessità di “accattare” un mascalzone obbediente a capo di un paese strategico per la politica e/o per il commercio.

La FAO è stata spossessata di ogni competenza trasferita all’Organizzazione Mondiale del Commercio ( OMC), nella quale – se faranno i buoni – saranno ammessi, prima o poi, anche Russi e Cinesi. Da notare che i paesi che hanno avanzato più reclami all’OMC invocando giustizia sono gli USA e la UE ossia il gatto e la volpe.

Limitandoci ai paesi del sud mediterraneo, vediamo che è saltato il sistema di governo ritenuto tra i più sicuri ( Tunisia) . Per calmare gli animi il governo provvisorio sta promettendo una accellerazione del processo elettorale, passato – tra ieri e oggi – da sei mesi a due.

Oltre alla sorpresa di vedere il laico Ben Alì ospitato dal wahabita Nayef Ben Abd el Aziz ( vien da pensare , absit iniuria,al film “Un garibaldino in convento”) si notano già le crepe a venire : Gheddafi rimpiange il compare dittatore, mentre Algeria Marocco ed Egitto tacciono presi da febrili meditazioni sul da farsi. Ci saranno investimenti , in Europa.

CONSEGUENZE DI POLITICA INTERNAZIONALE

I leaders che hanno fatto la scelta pro occidente e laica , in questi giorni si stanno interrogando. Possiamo tranquillamente anticipare la risposta: chi si allea con l’occidente è destinato a tentazioni irresistibili e ad essere abbandonato alla prima occasione.

Meglio tornare sulla retta via. Quella dell’Islam. Il primo è stato Erdogan, altri seguiranno. Il grande Saladino impiegò una vita per unificare gli arabi contro i crociati . Ben Alì e signora ci hanno impiegato una settimana ad ottenere lo stesso risultato.

NOTA. Le conseguenze politico-militari di aver messo a capo di un paese uno sbirro con attitudini di sbirro e la fuga dalle reponsabilità degli USA che si sbarazzano, troppo tardi, di una loro creatura le rimandiamo alla prossima settimana.

NOTA 2 La parola araba Ghazzaoui , descrive una vecchia tradizione araba basata sull’uso della forza per appropriarsi di qualcosa che si vuole. Il plurale fa Ghazzia. Le prime azioni di Jihad di Maometto furono delle Ghazzie. I francesi , non riuscendo a pronunziare il GH di gola, dopo l’occupazione dell’Algeria lo hanno reso in Razzia.

Ogni rivoltoso ha guadagnato più in una settimana che nell’anno precedente. Lo spirito della promessa Barcellona 2000 è morto. Adesso c’è l’esempio di Tunisi. Della Somalia, delle bande armate che chiamiamo terroristi, di Afganistan, kurdistan, Irak, Sudan, Eritrea, Nigeria,

NOTA 3 Per chi volesse approfondire : “Corsari nel mediterraneo” di Gastone Bono ; Mondadori. Storia del Mediterraneo nel seicento; di Romano Canosa ; Sapere 2000.

Annunci
Trackbacks are closed, but you can post a comment.

Commenti

  • Mauro  On ottobre 19, 2014 at 10:35 am

    allora,é sempre tutta colpa dell’uomo bianco?

    • antoniochedice  On ottobre 19, 2014 at 11:49 am

      Anche gli arabi sono bianchi. Si cerchi un altro blog. Grazie

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: