VERSIONE INTEGRALE Di “LO STRANO CASO DEL SIGNOR FIRTASH E DEL SIGNOR ALIEV OVVERO COME LA NEUTRALITA’ PUO’ INFLUIRE SULLA TUA VITA” di Antonio de Martini

Devo alla cortesia e perizia di ANAFESTO l’aver potuto recuperare per intero il post di avant’ieri e di questo desidero ringraziarlo.

Io non ci sarei mai riuscito e , con tutte le lavate di capo che gli ho inflitto, credo che non glielo avrei fatto.L’articolo ha ora 1244 parole mentre la versione mutilata ne ha 710. Ringrazio e mi scuso con i lettori. Manca la zona dei TAG e delle categorie, ma non si può avere tutto dalla vita…. 

“Nei giorni scorsi il signor Dmytro Firtash, ucraino, ha vinto una causa contro il governo degli Stati Uniti che voleva estradarlo accusandolo di complicità in un caso di corruzione che sarebbe avvenuto in India, mirante ad ottenere lo sfruttamento di una miniera di titanio.

Il signor Firtash è un Tycoon che ha fatto fortuna commerciando col Turkmenistan in materie prime contro generi alimentari: esportava in Turkmenistan ottenendo gas che vendeva in Ucraina e in Europa occidentale. Era ovviamente un amico  e sostenitore del presidente Vicktor Yanukovich, eletto a suffragio universale in elezioni monitorate dalla UE.

Il giudice Christoph Bauer del tribunale di Vienna, dove il Firtash era stato arrestato su rogatoria USA nel giugno 2014,  ha negato l’estradizione e restituito il passaporto all’imputato che, per poter attendere il giudizio a piede libero si era visto imporre una cauzione di 125 milioni di euro, dichiarando la rogatoria ” motivata politicamente” .

In effetti, il caso era stato impiantato ben  due volte  in coincidenza con l’andamento dei rapporti tra Yanukovich e Victoria Nuland.

Inizialmente il giorno in cui la predetta signora ( è il Kissinger di Obama) era partita per l’Ucraina per convincere il presidente a firmare gli accordi commerciali con l’Occidente, scattò la prima richiesta.

In quei giorni immediatamente successivi del 2013 il presidente ucraino  fece dichiarazioni concilianti e possibiliste e il caso fu lasciato cadere dagli USA.

La richiesta di estradizione di cui alla causa odierna fu ripresentata quattro giorni dopo che Yanukovitch fu estromesso dalla insurrezione armata che conosciamo e che la Nuland ha ufficialmente ammesso di aver finanziato con cinque miliardi di dollari. Non personalmente si intende. ( su questo tema famosa la sua telefonata intercettata in cui diceva “Vaffa” all’Europa che si ritraeva di fronte all’ipotesi dello scontro) .

Le basi su cui poggiava la richiesta USA erano :” due denunzie anonime” le cui testimonianze non sono state esibite alla corte nella versione originale. Il caso  ( un tentativo di corruzione tra soggetti indiani residenti in India su un affare riguardante una miniera indiana) è stato aperto perché una cifra di denaro sarebbe transitata via una banca americana. Esiste una legge americana che giustifica questa iniziativa della magistratura, ma non sono state esibite prove.

Il signor Firtash, cui evidentemente i mezzi non sono mancati ad onta della cauzione sborsata, ha schierato un plotone di avvocati che hanno smontato le accuse e ottenuto la sentenza assolutoria.

Nel caso di un cittadino italiano ottantenne Giuseppe Lo Porto ( http://eliopaoloni.jimdo.com/2013/08/28/giustizia-italiana-e-arroganza-statunitense/ )  accusato di maltrattamenti alla moglie americana, le cose sono andate diversamente: niente processo, niente di niente. Arrestato a Bolzano fu consegnato all’ FBI , imbarcato su un aereo e incarcerato a Miami dove sta morendo in prigione per le accuse di una isterica. La denunzia, presentata dalla nipote, è stata archiviata. Il magistrato ha deciso evidentemente che prendere un cittadino italiano con la forza e spedirlo all’estero sia pratica legale.

Ossequio servile verso l’alleato da parte di qualche solerte funzionario che – come nel caso Shalabayeva che ricorderete  ( la madre e la bambina Kazaka di sei anni) –  ritiene i rapimenti di persone inermi un buon sistema per mettersi in luce coi superiori. I magistrati vengono ingannati o circuiti grazie alla consuetudine di frequentazione.

Anche in Austria c’è stato qualcuno che si è messo in luce coi suoi superiori: Il signor Rakhat Aliev – ex genero del presidente Kazako Nazarbaiev è stato scoperto impiccato nella toilette della prigione di Vienna ( prigione di josefstadt) dove era detenuto a seguito della seconda  richiesta di estradizione ( la prima era stata negata dal magistrato con la motivazione che non avrebbe avuto un equo processo).

La prima accusa era di omicidio per cui stato condannato a 40 anni e la seconda  “tentativo di colpo di stato” in cui se l’era cavata con soli venti anni..

Il sig Aliev era ambasciatore del Kazakistan a Vienna e gli omicidi erano avvenuti in Patria, quindi per la prima accusa aveva un alibi di ferro e per la seconda, nessuno ha avuto sentore di golpe in Kazakistan.

Poche ore prima dell’udienza di tribunale che presumibilmente l’avrebbe liberato, fu trovato impiccato in cella dopo aver denunziato di essere stato minacciato di morte da due compagni di sventura dai quali era stato separato e messo in cella singola…..

Questi due episodi viennesi mi hanno riportato alla memoria il bellissimo film del regista Carol ReedIl terzo uomo” ambientato a Vienna, eterno riparo di fuggiaschi, dove all’epoca il persecutore era russo e la colonna sonora della cetra tirolese di Anton Kordas indimenticabile ( oltre beninteso la famosa battuta di Orson Welles scopiazzata da mezzo mondo senza citare la fonte ” In Italia per trenta anni hanno avuto guerra, terrore,omicidio, strage e hanno prodotto Michelangelo, Leonardo da Vinci, il Rinascimento. In Svizzera, con cinquecento anni di amore fraterno, democrazia e pace cos’ hanno prodotto? L’orologio a cucù.”) .

Ai giorni nostri i ruoli nazionali e internazionali sembrano ormai invertiti: il persecutore è l’America – anche nelle vicende minime e personali – mentre la Russia si presenta all’estero come difensore del diritto delle genti e del principio di non ingerenza.

In Italia i partiti monocratici e privi di dibattito interno sono quelli tradizionali borghesi e moderati che, quando ero giovane, difendevano ogni libertà ed avevano scontri interni anche vivaci sulle grandi questioni, mentre oggi sono gli ex PCI ( o la parte attualmente egemone di esso) che conducono un vivace dibattito interno,  il loro premier difende lo spirito di iniziativa, riallinea i sindacati, esalta i colori nazionali e si sforza di innovare le istituzioni….

Premesso che le ingerenze poliziesche si verificano anche in Austria e che  quelle dell’ FBI in Italia hanno raggiunto livelli non più tollerabili, la magistratura austriaca ha dato due belle prove di indipendenza di giudizio a distanza di poche settimane una verso l’Est e l’altra verso l’Ovest.

Non sfugge a nessuno che questa indipendenza di comportamenti non sarebbe stata possibile senza l’obbligo alla neutralità assunto dal governo di quel paese all’atto della liberazione dall’occupazione quadripartita sotto l’usbergo delle Nazioni Unite, nel luglio 1955.

Ho citato di proposito la frase sulla svizzera attribuita alla penna di Orson Welles per far notare che una neutralità autarchica non è quel che ci vuole e siamo in un’epoca in cui l’interdipendenza è d’obbligo, ma lo è anche il rispetto delle leggi e dell’autonomia reale della magistratura che deve liberarsi del rapporto troppo stretto con le polizie il cui impiego deve tornare ad essere autonomo e non a discrezione dei giudici che finiscono regolarmente compromessi dalla collaborazione continuativa e dal falso ossequio con cui vengono strumentalizzati da soggetti magari provenienti dai servizi segreti.

Ciò che è valido per i singoli, lo ritengo valido anche per gli stati: il “sovranismo“, termine orribile, è una scemenza.

Nessuno può sopravvivere da solo nel mondo  Si deve collaborare su base di parità e con regole formali precise. L’intesa cameratesca tra sbirri – lo vediamo in America- finisce regolarmente in una selva composta da omertà, eccezioni per gli amici e false testimonianze. E in conti delle puttane fatti pagare alla Pubblica Amministrazione.

Già Italia, Svizzera e Austria costituirebbero un baluardo difensivo reciproco più forte dell’ostacolo naturale delle Alpi, costituirebbero un polo di attrazione almeno per Sloveni e Cechi e renderebbero praticamente impossibile usare l’Europa meridionale come teatro di operazioni di guerra dato il prezzo militare e politico da pagare per chi volesse farlo.

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