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L’ ACQUA VARRA’ PRESTO PIU’ DEL PETROLIO. L’ITALIA ASSIEME ALL’ALBANIA SONO LE IDROPOTENZE DEL MEDITERRANEO.

E LA STORIA CHE L’ACQUA DELLE TUBATURE SI PERDE E’ UNA FANDONIA. TORNA NEL CIRCOLO DELLE FALDE ACQUIFERE.

Con un attacco nucleare si può mettere in ginocchio  anche un  grande paese in trenta giorni.  Con la Bomba A ( alimentare) una nazione  crolla in una settimana. Se privata di acqua, bastano due giorni.

Secondo un rapporto dell’UNICEF   (“population without improved drinking water sources by region in 2002“WHO/UNICEF,2004), 1,1 miliardo di persone nel mondo  non ha accesso all’acqua e 2,6 miliardi ha accesso ad acque non potabili.

I continenti più problematici sono l’Asia e l’Africa  e il maggior consumatore di acqua è l’attività agricola ( utilizza  il 70% della disponibilità mondiale). L’allevamento fa la parte del leone dato che serve una quantità 15 volte maggiore per produrre un chilo di bovino, rispetto a quella necessaria per produrre un chilo di grano.

Secondo un rapporto del programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo ( PNUD) , il 90% degli abitanti del Medio Oriente  nel 2025 vivranno in aree di penuria idrica grave, lo Yemen in particolare, mentre analoga penuria riguarda in Africa, il Marocco.

Ecco perché le guerre dell’acqua sono già cominciate e colpiscono i più poveri.  Il Nilo viene conteso tra L’Egitto, il Sudanl’Etiopia, ma anche ( dal maggio 2010 hanno firmato un accordo e vogliono aggiungersi ) KeniaTanzaniaBurundi e Repubblica Democratica del Congo. Presto inizieranno i negoziati tra loro e si prevedono tensioni. 

Gli scontri etnici di Tigrini, Amhara e del fronte di liberazione Oromo, contro il governo ( Oromo , che é il nuovo nome dell’etnia Galla dei tempi dell’impero) sono probabilmente dovuti a aiuti sudanesi,egiziani ed eritrei irritati per le decisioni unilaterali etiopiche sul riempimento della grande diga del Rinascimento ( la Grand Renaissance Dam, costruita dall’Impregilo) che minaccia di ridurre il gettito del Nilo a valle.

Potrebbe effettuare il riempimento ( il terzo) con calma visto che la corrente eventualmente prodotta non potrebbe comunque essere trasportata vista la mancanza di palificazioni atte all’uopo…

Cina e Russia  hanno già avuto problemi per controllo del bacino del  fiume Amur,  ma per ora concentriamoci sulla zona calda di nostro interesse: Africa e Vicino Oriente.

TurchiaSiria e Irak e – presto  anche il kurdistan-  si contendono  il controllo dei bacini del  Tigri e L’Eufrate. Israele  che ha visto ridursi drammaticamente il bacino del Lago di Tiberiade ( dai 450milioni di metri cubi /anno di 20 anni fa , agli 87 milioni di oggi)  e ridursi a un rigagnolo maleolente il  fiume  Giordano, ha già fatto numerosi interventi militari per garantirsi l’uso delle acque del fiume Litani che ha le sorgenti in Libano, unico paese arabo che ha le sorgenti di un fiume nel proprio territorio.

 Tecnologicamente avanzatissimo, Israele ha  costruito 31 centri per la dissalazione delle acque e 9 centri per il riuso delle acque reflue. Israele applica il riuso delle acque al 67% , l’Italia all’8%.

Per “fabbricare” un litro di petrolio sono necessari 2,5 litri di acqua, mentre per produrre un litro di biocarburante  dai cereali, servono circa  mille litri di acqua per ottenerli e questo non ve lo ha mai detto nessuno.

Nella crisi siriana ,  anche l’acqua ha messo  lo zampino.Un ricercatore della George  Washington University  ( Murhaf Jouejati) specialista di  problemi siriani, ha calcolato che circa 200.000 persone sono affluite nella zona da Deraa  ( dove ci sono stati i primi disordini) negli ultimi anni a causa delle restrizioni unilaterlamente imposte agli agricoltori dell’est siriano dal sistema di  dighe turche che regolano il flusso dell’Eufrate, in palese violazione degli accordi sottoscritti nel 1987 che assicuravano alla Siria un minimo di 500metri cubi al secondo. La politica di riempimento dei bacini  del GAP ( vedi più sotto) ha bloccato queste acque per mesi, provocando il fallimento del progetto di bonifica affidato alla società Bonifica ( gruppo IRI).

La Turchia,  approfittando della debolezza politica dell’Irak, ha ridotto  del 40% la quantità  di acque che passano in Siria e Irak, creando una “quasi emergenza umanitaria ” a detta degli esperti. 

L’ isola di Cipro ha problemi di stress idrico ( meno di mille metri cubi per abitante/anno) importanti a causa del flusso di turisti che in estate  invade le sue spiagge.

L’area di Cipro Nord  – protetta da un contingente di truppe turche – è rifornita ( 6 milioni di metri cubi/anno)  dalla Turchia col sistema dei “sacchi medusa” che , rimorchiati, trasportano ingenti quantitativi. Malta e Creta hanno lo stesso problema.

Il sistema dei sacchi medusa è stato usato tra Turchia e Israele  per alcuni anni, ma a causa della tensione politica ( e dell’appoggio israeliano ai Kurdi)  è stato sospeso, mi pare, nel 2006.

Con 22 dighe e 19 centrali elettriche capaci di produrre  30 miliardi di KWh/anno, la Turchia è l’idropotenza del Medio Oriente.

La sola diga ATATURK   si estende su 800km quadrati per 140 metri di profondità e irrigherà 1,7 milioni diettari di terreno anatolico con 22 miliardi di metri cubi/anno assicurando alla Turchia l’autosufficienza alimentare.

La zona , essenzialmente cerealicola, grazie all’acqua potrà assicurare la rotazione delle colture, precedentemente impossibile.

Certo, i nove dipartimenti turchi coinvolti nel progetto GAP ( progetto del sud est anatolico)  sono abitati in maggioranza da Kurdi  che parlano una loro lingua indoeuropea, occupano territori centrali in Iran , Irak, Siria e sono circa 30 milioni di persone. II trattato di Sevres alla fine della prima guerra mondiale ne riconobbe l’indipendenza e il diritto a un loro stato, ma  la riconquista di Ataturk mise fine al sogno. 

Il sistema delle acque  creato dalla Turchia con una spesa di 30 miliardi di dollari  le da uno status di superpotenza  regionale  se non internazionale e solo la miopia della UE può cercare di emarginarla.

 La presenza di questo investimento strategico  in territorio Kurdo  limita le possibilità dei kurdi  ( che il governo Erdogan chiama “turchi della Montagna”)  ed è stato la ragione principale dell’accanimento militare nella repressione  del movimento indipendentista. I kurdi irakeni non possono aiutare i connazionali a pena di perdere le risorse idriche che li fanno vivere. Il ricatto dell’acqua è potente.

Anche la guerra Iran -Irak ( oltre 300mila morti )  durata otto anni ,è dovuta anche al desiderio di controllo dello Shatt el Arab, la confluenza -estuario di Tigri e Eufrate.

L’acqua è dunque preziosa  quanto e più del petrolio, presto avrà un costo ( non vuol dire che dovrà essere privatizzata, anzi.) e il paese più ricco  di acque del bacino mediterraneo è l’Albania.  Non solo , ha anche i maggiori dislivelli naturali rispetto al livello del mare.

Con le sue acque ed un buon progetto, si può produrre  energia pari a quella di quattro centrali nucleari,  un acquedotto che disseti il sud Italia  e  le fornisca energia a meno di metà del prezzo attuale. 

Nel 1990/91 l’ENI fece un convegno su questo tema, poi qualcuno mise la sordina. Portare l’elettricità dall’Albania avrebbe ridotto i costi in maniera eccessiva permettendo alla Puglia di diventare la California d’Italia.

Personalmente, ho approntato un pre-progetto in Tunisia per frenare la desertificazione ( che é la inevitabile conseguenza della carenza d’acqua ) per creare un mare grande come l’Umbria ( dodici volte il lago di Ginevra) nel deserto del sahara utilizzando una depressione detta ” Chott el Djerid”.

Di questi chott ne esistono, tipici del nord Africa, il più noto dei quali é quello di ”el quattara” in Egitto all’altezza di El Alamein.

Chi volesse saperne di più può vedere il sito medinsahara.org attualmente in stand by a causa dei sommovimenti politico-istituzionali dell’ultimo triennio in quel paese.

Per impedire emigrazioni di massa, desertificazione e salinizzazione dei territori che diventano incoltivabili, l’arma vincente, sapendola usare, é l’acqua. Ma bisognerebbe aver studiato la geografia invece di aver frequentato banche e bettole.

medinsahara.org

NATO O ESERCITO EUROPEO? IL FALSO DILEMMA.

L’articolo cinque del trattato NATO fu concepito perché gli USA si impegnassero, automaticamente o quasi, a difendere l’Europa dall’aggressione sovietica. Invece é stato usato per farci intervenire in Afganistan come truppa ausiliaria degli USA contro un’orda di pastori spacciati per terroristi.

Non era una guerra difensiva e non l’abbiamo nemmeno vinta. La base giuridica del nostro intervento militare in Afganistan era che – In base all’articolo 5 del trattato NATO, applicato per la prima volta dalla sua esistenza- gli Stati Uniti d’America erano “stato aggredito” ( ma certamente non dall’Afganistan).

Su ventuno assalitori diciannove erano sauditi, uno libanese e comunque nessun afgano.) e l’intero dispositivo militare concepito per difendere l’Europa si é attivato per sguarnire di truppe il continente, violare sia la Costituzione italiana (art 11) e quella tedesca che proibiva interventi all’estero; favorire la costituzione di una forza multilaterale a conduzione statunitense mirante a occupare un paese di circa quaranta milioni di abitanti col pretesto che “ospitava terroristi ricercati”.

Anche questa asserzione é falsa. Non é mai stato spiccato un mandato di cattura internazionale a carico di Osama Ben Laden o del Mullah Omar, pur avendo arrestato, in giro per l’Asia e L’Europa – Italia inclusa- circa 750 persone rinchiuse nella base militare di Guantanamo ( a Cuba), nessun capo di imputazione é stato formulato a loro carico. A diciannove anni di distanza dalla cattura ( e detenzione) degli stessi, non si é proceduto nemmeno alla contestazione di un capo d’accusa. Poiché Guantanamo non é territorio degli Stati Uniti, nessun magistrato é mai intervenuto, fino a che un avvocato é riuscito a incardinare un giudizio in Florida contro i guardiani che procedevano alla alimentazione forzata di alcuni detenuti che protestavano col digiuno. Il ( la ) giudice trovò regolare ala procedura di ingozzare a forza i prigionieri quattro volte al giorno con un imbuto.

Tutti temi che oggi vengono trattati per analizzare la situazione afgana, ma che io preferirei oggi analizzare sotto il profilo NATO. Il trattato transatlantico nacque per interessare le aree occupate dagli alleati vincitori della seconda guerra mondiale alla data del 1 aprile 1948 ed era stato concepito come alleanza difensiva di fronte alla minacciosi attribuita a Stalin e alla Unione Sovietica che aveva dimostrato di perdere sei milioni di uomini senza che la nazione perdesse coesione o il governo autorevolezza.

Per rendere più ” operativa” l’alleanza, gli Stati Uniti videro con favore anche l’idea di creare una Comunità Europea di Difesa( CED) in analogia con la CECA ( Comunità Carbone e Acciaio), L’EURATOM e il Consiglio d’Europa e questa coincidenza di intenti federativi si protrasse fino alla morte di Stalin nel 1953 ( a marzo). A quel punto l’unità di intenti si spostò verso il disinteresse e il partito gollista francese affondò il progetto di esercito comune ( 1954) che finì nel dimenticatoio.

Ecco un media inglese degli anni sessanta che trattava della guerra segreta tra Francia e USA e che portò alla defezione di Arnaud de Borchegrave capo centro dello SDECE a Washington

L’arrivo di De Gaulle al potere ( 1958) scatenò una guerra segreta con gli USA e l’Inghilterra che culminò nella uscita della Francia dal dispositivo militare NATO (1966, ma rimase nel Patto Atlantico); nella cattura del più alto funzionario francese nella NATO per spionaggio a favore della URSS ( il dr Pasqua) e nella rinunzia di Nixon a mantenere la convertibilità del dollaro con l’oro che segna l’inizio della fine del dominio post bellico USA. Il comando NATO si trasferì da Parigi alla periferia di Bruxelles. Segno di competizione con l’UE, perché logica strategica avrebbe voluto una posizione inglese o spagnola e logica politica la Germania. La Francia di Sarkozy rientrò nel dispositivo militare atlantico ( 2009)argomentando che ” non potevamo restare soli”, ma le frizioni e l’emulazione continuano e Macron ha riscoperto l’Europa non essendo riuscito ad ottenere il comando militare dell’alleanza.

Ora che la Francia attraversa uno dei suoi flussi periodici marziali, spinta dalla necessità di conservare il suo impero coloniale e consapevole che dal 1940 ad oggi non ha più vinto una battaglia perdendo brandelli d’impero in Asia, Macron cerca di risuscitare il fantasma della CED a dispetto della NATO di cui sarebbe un doppione, ma che sancirebbe la supremazia francese per via dell’armamento nucleare che ala sola ad avere dopo l’uscita della Gran Bretagna. L’idea in sé non sarebbe malvagia se preceduta dalla integrazione delle rispettive politiche estere e dalla unanimità dei paesi membri. Mentre è parzialmente comprensibile la nascita della moneta comune condivisa da19 paesi su 28, la creazione di un esercito cui contribuirebbero solo alcuni paesi creerebbe un caos politico, militare e di educazione e formazione ( basti pensare a Elettronica, telecomunicazioni e distribuzione delle truppe sul territorio

COSA CAMBIEREBBE ? NULLA SE NON IN PEGGIO.

In buona sostanza, si creerebbe un nuovo comando che andrebbe a giustapporsi a quelli già esistenti, senza eliminarne alcuno. L’esempio più calzante – e meno convincente- sarebbe la ricostituzione dell’area ABDA ( American, British, Dutch, Australian ) creato nel 1941/42 affidato al generale Wavel ( inglese) che fu descritta da Churchill nelle sue memorie come “un enorme numero di telegrammi” e che incassò tutte le sconfitte in Asia nella primavera del 1942 quando fu sciolta. Un altro tentativo di integrazione militare fu fatto negli anni 60 per creare una Forza Multilaterale NATO principalmente aeronavale e che naufragò anch’esso. Comando ABDA,

Gli ostacoli di sempre sono stati il controllo dei missili nucleari e il comando della coalizione. I missili tattici potevano essere gestiti anche a livello brigata, ma il comando strategico della coalizione capace di decidere se spedire missili a lunga gittata ( scatenando così rappresaglie verso il territorio USA) doveva restare in mani americane.

Servirebbe quindi una strategia chiara e condivisa tra tutti, in quanto la NATO, sorta in funzione antirussa, guarda – o dovrebbe guardare- a est e fronteggiare il ” patto di Varsavia” che fu sciolto trenta anni fa. Alcuni suoi partner ora fanno addirittura parte della NATO. Tentativi nuovi di trovare una mission comune a tutti i partner, sono falliti, vuoi per opposizione Germanica e Turca all’operazione Libia, che per ostruzionismo francese all’intervento in Irak nel 2003, che per la svogliatezza degli altri meno coraggiosi ma ugualmente stanchi.

La perdita di credibilità e leadership statunitense non ha fatto che aumentare nel decennio che ci ha preceduto e la sequela di sconfitte politiche ( Siria, Irak, Libano, Somalia, Yemen, Turchia,) subite non ha migliorato la situazione. Molti ormai sono i partner occidentali che si chiedono se la leadership del mondo libero possa ancora essere affidata agli Stati Uniti. In questo contesto, voler riformare la NATO o eseguire una sostituzione surrettizia – più debole- con un esercito o un corpo di spedizione a intervento rapid europeo, non sia un’idiozia partorita da geronti italiani con attitudine genetica all’ambiguità e al tradimento.

In questo momento storico, L’Unione Europea non ha nemici, ma corteggiatori e gli USA non hanno più alleati ma é circondata da avversari dichiarati e potenziali, tra cui l’Europa che guarda ai mercati dell’est e ha capito che l’emigrazione é diventata un tallone d’Achille. Senza prima chiarire all’interno e all’esterno dell’Unione questi due punti, ogni ristrutturazione é inutile e la sua direzione strategica é minata dalla perdita di credibilità accumulata nel decennio scorso e indebolita dalla uscita del Regno Unito dalla UE.

SIRIA: GLI U.S.A. VINCONO LA GUERRA PERDENDO TUTTE LE BATTAGLIE. di Antonio de Martini

L O  S F O N D O

La guerra di Siria dura dal marzo 2011. A marzo prossimo saranno sei anni.                       Molti già dicono che Barak Obama lascerà come legato l’aver distrutto la Siria, ossia il        luogo che ha fatto da culla alla civiltà umana, senza aver nulla ottenuto.

Chi pensa questo, mostra di non aver studiato il modus operandi del soggetto che si è rivelato, sia all’interno che all’estero, l’uomo dei colpi mortali a sorpresa. Ne sanno qualcosa i repubblicani che, pur essendo in maggioranza, non riescono a governare . Continua a leggere

CRISI TURCA: MA SIAMO SICURI CHE ERDOGAN E’ UN CLERICALE? di Antonio de Martini

La maggior parte dei lettori si diletta anche, magari solo per vedere i programmi cinematografici, con altri giornali e qui a Roma il giornale locale ( detto il Massaggero per via degli annunzi nella piccola pubblicità) è il Messaggero.

Un giornale che ha avuto direttori importanti, l’ultimo dei quali è stato Luigi Barzini jr. sul finire degli anni sessanta.

“Tra i suoi collaboratori esterni c’è un certo Alessandro  Orsini che pare sia un ” sociologo del terrorismo” . Lo cito per scusarmi di averlo denominato Olivi. Una smemoratezza. Ne riparlerò. Continua a leggere

SIRIA E SIRIANI.GLI EFFETTI POLITICI E SOCIALI DELLA MIGRAZIONE IN ATTO di Antonio de Martini

L’ondata migratoria siriana è stata finora analizzata quasi  unicamente dal punto di vista “umanitario”  e logistico, ovvero del disturbo che danno allo spirito e alle abitudini dei residenti e del guadagno che offrono ai porgitori di carità spesso pelosa.

I siriani non sono arabi come gli altri ( posto che lo siano) e per far capire con un esempio pratico, torno col pensiero ad Antigua, isoletta sperduta nei Caraibi, dal clima mite, membro del Commonwealth, dotata della solita villa di Berlusconi e guidata da una donna di colore.

In una delle periodiche diaspore siriane dovute a ragioni politiche ( 1945) sbarcò ad Antigua un gruppo di profughi siriani che non tardò ad inserirsi nel tessuto sociale dell’isola. Continua a leggere

GUERRA DI SIRIA: ERRORI ED OMISSIONI. GLI ULTIMI FUOCHI PRIMA DEL GRANDE BUSINESS. di Antonio de Martini

All’indomani della prima Guerra Mondiale, anche un bambino di dieci anni avrebbe capito che imporre condizioni di pace troppo onerose alla Germania avrebbe provocato a breve una nuova guerra.

Il solo che sembrò capirlo veramente fu John Maynard Keynes ( l’inventore della macroeconomia) che si dimise dalla delegazione inglese in polemica con le decisioni draconiane prese contro i tedeschi e consegnò i suoi pensieri, nel dicembre 1919, ad un pamphlet dal titolo provocatorio ” Le conseguenze economiche della pace” tradotto e pubblicato in Italia da Adelphi.( reperibile).

Egli illustrò la concatenazione di scelte suicide e ipocrite che portarono, appena venti anni dopo, al bagno di sangue più copioso della storia dell’uomo.
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LA BATTAGLIA DI SIRIA  E QUELLA DI SANREMO SI ASSOMIGLIANO. NON FINIRANNO MAI.  di ANTONIO de Martini

Quando una corazzata della comunicazione decide di imporre un argomento all’ordine del giorno, sottrarsi è illusorio, ma sarebbe salutare .

Zbigniew Brezinsky, indimenticato consigliere del presidente Carter ( normalizzazione con la Cina, trattato SALT II), fu l’ultimo politologo americano a dire una verità sociologica:” l’America è una potenza egemone nel mondo perché produce l’86% delle comunicazioni mondiali “. I suoi successori preferirono approfittarne anziché investire sulla fiducia.

La RAI in Italia ha lo stesso impatto.

Impone il festival di Sanremo a inizio d’anno trattando l’argomento anche nelle rubriche di medicina o nel meteo ogni giorno. Diffonde polemiche e polemichette miranti a far parlare dell’argomento: ha scoperto che  essere a favore o contro non ha nessuna importanza. Lo avevano scoperto gli inglesi già un paio di secoli fa  e ormai è diventato un ” cultural heritage” ( il paese con meno giacimenti culturali al mondo fornisce l’idioma! È come se il linguaggio  della musica  classica e d’opera, invece d’essere italiano fosse in urdu) .

Più se ne parla male, più si fa il loro gioco, dando l’illusione di vivere in regime di libertà, mentre il fulcro consiste nel decidere di cosa si parla, non di quel che si dice.               Questa è oggi l’essenza del potere che ha svuotato di  ogni contenuto il concetto di democrazia.

Se leggiamo il New York Times o se parliamo dei loro argomenti, hanno già vinto.

Se invece parliamo dei nostri temi politici, culturali ed economici, li sconfiggiamo.  Bisogna boicottarli ignorandoli.

Dett questo, ecco rivelato il segreto della vittoria di Bashar el Assad.  Non ha mai parlato con loro da quando ha affrontato il calvario siriano e , incredibile per gli italiani, la popolazione lo ha seguito a mano a mano che si è resa conto della disinvoltura etica e politica dei ” Campioni della liberta”

Aleppo , che mai era stata abbandonata, viene ad essere ripresa nella zona che i ribelli avevano occupato di sorpresa a colpi di autocarri carichi di esplosivi, equivalenti a Bombe da trenta tonnellate. Dopo cinque anni di saggia guerra da poveri, i siriani battono i mercenari USA e i loro caudatari.

Le minacce di intervento dell’Arabia saudita sono ridicole, geograficamente insensate e politicamente grottesche: nello scontro nel nord Yemen contro la tribu Houti, l’Arabia saudita ha manifestamente avuto la peggio. Sobbarcarsi un conflitto con uno stato organizzato, per fiaccato che sia, sarebbe un suicidio per questa accolita di beduini parvenus.  La sola forza militare araba in grado di essere un game changer, è l’Egitto e questo, ad onta delle pressioni mondiali sorte con la vicenda del morto italiano, non ha ceduto.  Non interviene. Idem la Giordania e gli emirati.

La Turchia ha ripetutamente affermato che sarebbe entrata in una fase di guerra calda solo dopo le boots on the ground degli USA.

Il governo americano non se la sente di fare una guerra contro un paese che ha mostrato di avere un esercito coeso, alleati leali e crediti illimitati per sostenere lo sforzo bellico. L’esercito USA ha un 40% di reduci che hanno chiesto di vedersi riconosciuta l’invalidità , una percentuale di suicidi da Guinness dei primati e un segretario alla Difesa più interessato agli appalti – di cui è un vero esperto- piuttosto che alla strategia.

Se credevano di avere di fronte un altro  Manuel Noriega e un altro Panama, hanno avuto ampiamente modo di ricredersi.                                                                                                               La Francia e l’Inghilterra hanno morso la polvere a casa loro – paradossalmente per mano dei loro alleati dell’ISIS-Daesch  – e non sono ansiose di scendere in campo.                          La Germania, segnale pessimo tra tutti, tace disapprovando implicitamente e guarda a est con ansia crescente.

 Laurent Fabius, dopo il ruolo di suocera di Rouhani, ha abdicato e lasciato il Quai d’Orsay per dare spazio al mega contratto di 108 Airbus  che può decidere delle sorti di una generazione di francesi.                                                                                                                      L’Italia è alle prese con il sogno di amore di  Nicki Vendola che frigge al Senato in attesa di indossare il sospirato velo nunziale. .

Sul piano della comunicazione invece, gli USA sembrano vittoriosi, l’accordo di Monaco, una cosa seria e John Kerry un diplomatico di alto bordo.

In realtà ha già annunziato più volte la fine del conflitto nei termini da lui desiderache fare? Smettere di leggere i media fino a che questi non impareranno a leggere i fatti invece delle veline del Dipartimento di Stato USA.

La Brookings, 30.000 analisti USA pagati da questa poderosa istituzione,  ha prodotto sei documenti con ipotesi di controllo della situazione in Siria e nei dintorni con ragionamenti che sarebbero da barzelletta se non trattassero di guerra e morti.

Non hanno tenuto conto nemmeno ipoteticamente di ritirarsi in buon ordine fino a che sono in tempo. Vanno incontro alla fine come Crasso contro i parti. Per avidità e faranno la stessa fine.

Se oseranno – e non oseranno – scendere in campo anche attraverso qualche stato vassallo la guerra diventerà endemica, ma non potranno ne vincerla e  nemmeno combatterla all’arma bianca come avverrà.                                                                                                                       Hanno orrore del sangue. Il loro.

 

 

 

 

 

 

Ordini e contrordini nella strategia militare americana. Confusione mentale, ambiguità voluta o impostazione futuribile?  di Antonio de Martini

Una vecchia battuta da caserma  dei  miei tempi spiegava la presenza di due posti sulle indimenticate moto Guzzi, usate dai portaordini, con la necessità , molto militare e savoiarda,  di far viaggiare in contemporanea l’ordine e il contrordine.

Il bilancio della difesa USA ha le stesse caratteristiche umorali della  nostra vecchia vita di guarnigionr, con la differenza che questo moto ondivago viene applicata alla grande strategia e quindi alla sorte di gran parte della umanità, tra cui gli alleati NATO e di conseguenza all’Italia, patria nostra, già barcollante per suo conto per insipienza dirigenziale. Continua a leggere

ISIS E TURCHIA DIVENTANO IL PUZZLE GEOPOLITICO DEL PROSSIMO ANNO di Antonio de Martini

Mi ero ripromesso di non farmi più trascinare nel gorgo della questione d’Oriente, ma le continue richieste di spiegazioni sempre più insistenti di amici vecchi e nuovi e il complicarsi dei problemi mi costringe a riprendere l’opera di divulgazione, il più possibile oggettiva ma non spassionata,  per aiutare i miei compatrioti a capire – e se possibile scansare –  gli eventi verso cui siamo discesi ” con orgogliosa sicurezza”. Continua a leggere

COSA PENSANO GLI AMERICANI COINVOLTI NELLE OPERAZIONI IN IRAK?  ” To do nothing is not an option” di Antonio de Martini

Il generale di Brigata Kurt Crytzer è il vice comandante del comando delle operazioni speciali presso il Central Command USA.

Martedì scorso ha tenuto una conferenza a Tampa , in Florida alla ” Special Operation Forces Industry Conference” un appuntamento annuale tra i leaders delle Special Operations e i rappresentanti delle industrie americane interessate a questo settore. Continua a leggere

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