SIRIA: GLI U.S.A. VINCONO LA GUERRA PERDENDO TUTTE LE BATTAGLIE. di Antonio de Martini

L O  S F O N D O

La guerra di Siria dura dal marzo 2011. A marzo prossimo saranno sei anni.                       Molti già dicono che Barak Obama lascerà come legato l’aver distrutto la Siria, ossia il        luogo che ha fatto da culla alla civiltà umana, senza aver nulla ottenuto.

Chi pensa questo, mostra di non aver studiato il modus operandi del soggetto che si è rivelato, sia all’interno che all’estero, l’uomo dei colpi mortali a sorpresa. Ne sanno qualcosa i repubblicani che, pur essendo in maggioranza, non riescono a governare .

La narrativa prevalente è che la Francia, l’Arabia saudita e la Turchia  – tre tradizionali  alleati a tutta prova – si sono distaccati dalla linea politica USA e marciano  indipendenti, quando non in contrasto con il governo USA..

La Francia si sarebbe spinta fino a far la concorrenza alla potentissima lobby aeronautica USA vendendo un centinaio di aerei Rafale a Egitto, Emirati arabi e India; i  sauditi appaltando la marina da guerra ( 6 guardiacoste) ai francesi e continuando a finanziare i ribelli, rifiutando il posto di membri del Consiglio di sicurezza e la Turchia accusando gli USA di complicità nel tentativo di colpo di stato  dello scorso 15 luglio e accusando la CIA di aver pilotato gli aerei che abbatterono il cacciabombardiere russo.

Sul fronte opposto, la mano tesa all’Iran e la conseguente crisi nei rapporti con L’Arabia saudita era la controprova del mutato atteggiamento.

L A  T R E G U A  E   D I N T O R N I

Certo, se vogliamo considerare gli USA i cattivi della favola, siamo serviti: un gruppo di aerei che si accanisce crudelmente contro un reparto siriano a Deir el Zhor provocando 62 morti e cento feriti durante la prima settimana effettiva di tregua e distruggendo l’esile filo della pace. Russi e Siriani hanno mantenuto la tregua e i cattivi yankee l’hanno violata coordinandosi con Daesch.

Se preferiamo la favoletta degli USA che “non fanno pace col cervello“, possiamo  anche mostrare la contraddittorietà del loro comportamento: prima decidono di lasciar perdere la Siria – pagando il prezzo del dissenso con Arabia Saudita e Turchia –  poi rincarano la dose e riprendono con vigore la storiella dei poveri aleppini sotto le bombe dei cattivi e sparano il primo colpo..

Di fronte alla “duplicità” di John Kerry e soci, l’impavido Bashar el Assad si decide e sceglie di non cedere alla tentazione di una pace parziale per perseguire la vittoria finale e la riunificazione della Patria siriana.

Così facendo ha condannato al logoramento il suo alleato e i collegati. la guerra è persa dopo aver vinto tutte le  battaglie. Non basta avere buone fanterie. Bisogna avere ottimi Stati Maggiori, liberi di immaginare e pianificare senza preoccupazioni politico-ideologiche.

L A  S T R A T E G I A  ( l’obbiettivo era la Russia, non la Siria)

La Russia è ormai incastrata in una guerra senza fine e, mentre i russi la combattono in prima persona, gli USA la combattono come la prima guerra afgana: con truppe e volontari altrui. Si è replicato lo scenario della prima guerra afgana ( quella contro la Russia): gli USA ci mettono dollari e armi , che non scarseggiano, mentre risparmiano il capitale umano.

A corroborare questa strategia vincente, vanno ad aggiungersi il dimezzamento del prezzo del greggio e la svalutazione del rublo sul dollaro del 50%, le sanzioni economiche che hanno fiaccato la fiducia dei russi nella capacità di guida del Leader e la fronda della governatrice della Banca Centrale russa, Elvira Nabiullina, che è andata a rafforzare la posizione politica dei gruppi ” modernisti”

Come la prima guerra afgana, la Russia si trova a pagare di persona con uomini , mezzi e sangue, mentre gli Stati Uniti, cambiando strategia , hanno intrapreso una guerra di logoramento  ai danni della Russia e dei suoi alleati. Il massimo risultato col minimo di perdite umane..

Certo, per dare credibilità alla manovra, Obama  ha fatto pace con l’Iran e ha restituito qualcosa dei cento miliardi sequestrati all’Iran nel 1979 ( sei-otto?) e questa mossa ha, presumibilmente, deciso Putin all’intervento.

Mentre in Afganistan i russi si rifornivano via camion, in Siria si riforniranno per via aerea, mentre durante la prima guerra afgana la Russia era compatta, adesso è indebolita dalle sanzioni economiche, dalla guerriglia nel Donbass e dalla svalutazione del rublo che si è stabilizzato sul 50% del valore precedente queste crisi.

Errare humanum est ( vale per l’Afganistan) ma adesso siamo al perseverare diabolicum.          Il cambio di regime in Russia rispetto alla batosta afgana, può aver indotto a non tener conto della passata esperienza.

I L  R  U O L O   D I  I S R A E L E

Affrescare uno quadro orientalista senza dare collocazione a Israele equivale ad affrescare la Cappella Sistina senza dipingere Adamo.

Come nella guerra irachena del 1991 con Bush senior, anche in questo caso, Israele ha dovuto restare con le armi al piede a pena di veder partecipare al conflitto tutti gli arabi e spubblicare i sauditi in particolare.

Poiché il dividendo maggiore della operazione era destinato a loro, gli israeliani ebbero, assieme agli inglesi, la parte meno appetibile dello spettacolo: pilotare da remoto i movimenti ribelli, Daesch compreso.  La signora Rita Katz dagli USA  e Rahmi Abdulrahman dalla G.B. si incaricarono delle comunicazioni con la stampa e la radio israeliana dell’esercito ha pilotato e dato un significato politico agli interventi dei ribelli, indicando obiettivi, focalizzando personaggi, fornendo filmatini you tube e romantiche storie curde di eroismo e sacrificio.

Netanyahu si è accollato la parte del soggetto riottoso  per rendere più credibile la “delusione iraniana” e la manfrina nucleare ( Ahmadinejad disse, inascoltato, ” bene, se costruiamo una bomba, poi cosa facciamo? la lucidiamo?”), invano si esibì la fatwa dell’ayatollah Khomeini conro le armi nucleari. Il mondo era all’ascolto dei lamentosi timori di Israele.

IG N O R A T I   I   S E G N A L I    C O N T R A R I

Certo, si sono notati segnali contrastanti con quanto ho descritto, ma quando uno scenario e troppo appetibile, ogni indizio contrastante viene accantonato e i disturbatori messi a tacere..

a) La continuamente rinviata presa di Mossul ( promessa ai turchi ?                                           b) la mancata liberazione dei fondi di proprietà iraniana                                                                 c) l’aiuto dato alla Francia nell’acquisizione di commesse di sottomarini all’Australia per         circa trenta miliardi di euro in accordo con gli USA che forniranno l’elettronica.                   d) le falle da cui si intravvedevano rapporti incestuosi con Daesch e con Al Nusra.                   e) il deliberato sacrificio dei curdi dati in olocausto alla Turchia.                                                        f) il re-branding dei gruppi ribelli troppo compromessi. A che pro se si era alla pace?            g) Il mancato accordo sulla elezione del Presidente della Repubblica libanese ( in stallo da    due anni)

C O N C L U S I O N E 

Ognuno ha recitato la sua parte. Gli analisti russi – di fronte a tanti concordanti segnali- di pace  hanno abboccato.

La crisi di rapporti  tra gli USA e i suoi principali alleati di teatro hanno fatto pensare che un intervento militare sarebbe stato vittorioso, incontrastato e di breve durata. Ovviamente succede solo nelle favole. Quel che si voleva era che i russi mettessero ancora i piedi nella palude.

Adesso la Russia ha la sua guerra di logoramento che intelligentemente interruppe in Afganistan, ha trascurato il consiglio che anche da questo blog gli è stato ripetutamente offerto, ossia di non impegnarsi su due fronti per nessun motivo;  si è fatta incastrare dalla dichiarazione di guerra ad oltranza dell’alleato siriano: adesso non può ritirarsi senza perdere la faccia di fronte a tutto l’Oriente e in Oriente la faccia è tutto. Se non si ritira subito, lo farà, disastrosamente, domani.

In tutta questa strategia si inquadrano anche le elezioni politiche presidenziali USA e l’Italia.

L’elezione della signora Clinton assicurerebbe la prosecuzione di questa strategia, mentre un Donald Trump alla Casa bianca cercherebbe un accordo con la Russia evitando di umiliarla prima, per meglio depredarla poi. Lo fermeranno.

All’Italia, è stata offerta una parte secondaria, ma importante. Nel mondo del teatro lo si definirebbe un cammeo. Quando il 20 e il 21 ottobre ci sarà il convegno dei ministri europei  sul tema della cessazione – o meno – delle sanzioni alla Russia, vedrete che l’Italia si dichiarerà soddisfatta ” di un primo, significativo passo” di allentamento e poiché  è stata l’Italia a chiedere il dibattito, tutti si tenderanno a dichiararsi soddisfatti e il furtivo tentativo tedesco di togliere le sanzioni alla Russia verrà aggiornato. La Russia continuerà a soffocare nella stretta.        Poi, anno nuovo vita ( e governo) nuovo. In USA e…in Germania.

Insomma, siamo al remake de “ la stangata” con Robert Redford. solo che questa volta il protagonista è un po abbronzato.

 

 

 

 

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Commenti

  • Fabio Cenci  On settembre 27, 2016 at 4:06 pm

    Gli USA sono una Nazione al dessert; l’impoverimento della classe media, e lo dico perche’ lo so, e’ ABOMINEVOLE. E’ una societa’ che sta tornando al Medio Evo, e ne sta giaì pagando le conseguenze, in quanto la recessione economica avverra’ nel 2017.

    E’ un paese che ha smarrito la via e non procrea nemmeno piu’. La Russia ha risorse culturali che gli USA, imbastarditi come gli Europei, non hanno piu’. Diventeremo tutti meticci senza radici in “occidente”, mentre la Russia una speranza ce l’ha, e lo dice che ha sempre avversato comunismo, collettivismo, e anche l’uomo forte.

    Ma …..avercelo Putin al posto dei molluschi che caratterizzano questo continente MARCIO

    Il mio eurocent

  • Carlo Cadorna  On settembre 27, 2016 at 5:13 pm

    Gli USA sono la prima nazione del mondo e lo resteranno… Chi vivrà… vedrà!

  • Francesco  On settembre 27, 2016 at 7:39 pm

    Gli USA sono una nazione di violenti plebei che dopo aver firmato un accordo di pace ha bombardato l’esercito siriano mostrando tutto il suo disonore. E come tutti gli “imperi” cadranno. Basta leggere la storia per capirlo, non ci vuole una palla di vetro

    • antoniochedice  On settembre 27, 2016 at 8:14 pm

      Mah! Le sembra un commento appropriato?

      • Francesco  On settembre 27, 2016 at 8:23 pm

        mi scuso, non lo è. era una reazione di pancia allo sciocco proclama di Cadorna. Lo cancelli pure con la mia benedizione

      • antoniochedice  On settembre 27, 2016 at 8:58 pm

        Cadorna non ha fatto un proclama, ma risposto al commento da ubriaco che precedeva. In questa sede si parla di geopolitica e dire che gli USA sono la maggior potenza del globo è una asserzione geopolitica incontestabile.
        Le previsioni apocalittiche sulla fine degli imperi o le ” reazioni di pancia” sono prive di senso. Mal placées.

  • magyarfarkasMagyarFarkas  On settembre 27, 2016 at 8:10 pm

    Il signor Martini ha fatto filotto. Ha utilizzato i dati oggettivi della complessa posizione, li ha legati, spiegati coerentemente ed il risultato è di senso potente.
    L’Abbronzato è abituato al sole e vede meglio.
    Grazie, Antonio

  • Francesco  On settembre 28, 2016 at 8:57 am

    Questa volta ho diversi dubbi sulla sua analisi. Parte smontando una delle narrative ritenute prevalenti sulla presunta incapacità di Obama. il succo del suo discorso è : gli atteggiamenti duplici deli USA hanno una strategia nascosta, far affossare i russi in Siria. In realtà che questo fosse in gioco era stato dichiarato da molti pubblicamente e da quasi un anno oramai, Obama compreso.
    Poi attribuisce l’apex dell’affossamento all’impavido Assad che avrebbe rifiutato una pace parziale. Domanda: quando mai si è stagliata questa possibilità? Senza Assad la Siria non avrebbe più avuto alcuno stato maggiore a pianificare. Sarebbe stata fatta a brandelli come promesso e voluto, e i siriani questo devono averlo capito già qualche anno fa.
    Inoltre, 1) Russia unita alle ultime elezioni ha preso più del 50% dei voti, 2) in Siria non ci sono truppe di terra, e non ci saranno, a differenza che in Afghanistan, 3) facce: mentre Putin e Assad restano lì, sono scomparsi o scompariranno: Cameron, Sarkozy, Hollande, Obama e Merkel, 4) i russi non hanno mai detto che si sarebbe avuta una guerra lampo incontrastata (questo lo si leggeva sul NYT e su altri giornali che scrivevano del “russian quagmire” in Siria)

    Conclude che i russi hanno la memoria corta e che hanno abboccato alle mosse, patentemente ambigue, degli americani, assumendo l’aver ignorato i segnali contrari. Siccome si tratta di guerra, se così fosse, i russi avrebbero smesso di martellare i moderati, il che non è avvenuto, f) o non f)
    anzi, la portaerei Kuznetsov, che raddoppierà il fuoco aereo, è di prossimo arrivo presso le coste siriane.
    insomma, a me pare che Lei dica l’ovvio sugli USA (ché hanno una strategia dichiarata), mentre sui russi si concede un riduzionismo di analisi troppo esemplificante.

    Quanto al commento di sopra vorrei chiarire che il Cadorna parlava della nazione americana e non della potenza (proprio in virtù del fatto che era un commento al commento precedente), e che la mia sparata non aveva nulla di apocalittico, semmai intendeva, ho ammesso io stesso malamente, ridurre le pretese apodittiche del “chi vivrà vedrà”.

  • antoniochedice  On settembre 28, 2016 at 9:30 am

    Il suo riassunto del mio pezzo è assortito da un libero commento. Le rispondo come Cadorna, ” chi vivrà vedrà”. Ho messo in guardia la Russia dall’abbandonare la strategia del “non confronto” armato nella quale è perdente. La tentazione di risolvere militarmente quel che non lo è politicamente è un errore da matita rossa che fanno anche gli israeliani.
    Quanto ad Assad, il suo commento è banale ( lei ha dato dello sciocco a Cadorna…) ovvio che senza Assad non ci sarebbe uno Stato Maggiore, ma il fatto di non aver cercato di incastrare gli USA in una tregua prima e in una pace pasticciata dopo gli costerà molto caro.
    Anche i boeri si batterono bene, ma alla fine prevalse l’Inghilterra.
    Persino una sopravvivenza menomata con la perdita di Aleppo sarebbe stata una grande vittoria contro la potenza militare piu forte della terra. ADesso lo ricorderanno come quello che ha resistito dieci o dodici volte più di Gheddafi. Contento lei…..

  • Filippo  On settembre 28, 2016 at 10:08 am

    Può essere che l’impegno in Siria per i russi rappresenti quasi uno spot pubblicitario per la propria industria bellica, come per i missili Kalibr lanciati dal mar Nero? certo uno spot dispendioso..
    Inoltre la Russia deve evitare che finita la guerra in Siria ci siano migliaia di jihadisti addestrati, armati dai soliti noti e pronti a scatenare nuovi focolai nel caucaso.. meglio cercare di stroncarli a qualche migliaio di Km dai propri confini forse

  • Francesco  On settembre 28, 2016 at 10:29 am

    Il mio commento su Assad dipendeva dalla sua chiusa del secondo paragrafo. Che gli americani si sarebbero fatti incastrare in una tregua e poi in una pace mi sembra molto poco verosimile, perché, sul punto, a parte le poche contrastanti dichiarazioni (Kerry che ventilava un periodo di transizione con Assad), sono stati irremovibili: Assad è un dittatore e ‘must go’.
    Io sono un umanista e non sono mai contento quando degli inermi soffrono la hybris degli violenti. Ma purtroppo in Siria non vi è mai stata altra soluzione alla resistenza armata, perché non vi è stata altra promessa politica che una situazione persino peggiore di quella libica. Lo balcanizzazione della Siria secondo linee confessionali avrebbe colpito tutti, anche noi.

  • Dostojevskij  On settembre 28, 2016 at 11:14 am

    i russi non vinceranno questa guerra sul campo, eppure mi sembra evidente che il loro cruccio principale sia piuttosto la battaglia per i cuori e per le menti degli occidentali, in quel senso stanno ottenendo risultati notevoli considerando la disparità di mezzi e controllo mediatico a disposizione dei due schieramenti, costringendo gli usa a cercare sponde sempre più spericolate per giustificare il proseguio del conflitto. ad occhio i governi dei principali paesi occidentali poggiano sulla base di consenso più bassa della storia moderna e il trend discendente è ancora nel pieno del suo svolgersi. la nuova crisi economica non risparmierà nessuno e avrà esiti imprevedibili su economie reali già allo stremo, in questo senso i russi contano adesso su una base popolare più disciplinata, compatta e incline ai sacrifici. fra l’altro non sono sicuro che la russia si stia dissanguando più di tanto con questa guerra, stanno dando fondo per lo più a ordigni di quarant’anni fa con un contingente aereo minimo impegnato, lei stesso aveva evidenziato le opportunità in termini di training e visibilità di nuove tecnologie dietro questo tipo di operazione. gli alleati degli usa in questa operazione mi sembrano molto più pericolosamente sull’orlo del baratro, arabia saudita in primis con il sistema bancario/erario al colasso e le milizie yemenite che avanzano pericolosamente da su di fronte a un esercito di cartapesta (e non credo sia una buona cosa mostrarsi/essere così deboli in una regione come il medioriente)

    • antoniochedice  On settembre 28, 2016 at 11:35 am

      Con la comunicazione che abbiamo, nessuna meraviglia che la disinformazione regni sovrana negli interventi di Zfilippo, Francesco e Dostoiewski.
      1 i rapporti di forze non sono mai assoluti, ma relativi.
      L’Arabia Saudita ha un patrimonio tale da consentirle di comprare metà del mondo.
      2) gli USA se ne fregano dei cuori e delle menti europee la cui inaffidabilità e ingratitudine ha già sperimentato lungamente. Il collasso economico che eventualmente si verificasse negli USA, sarebbe prontamente trasferito sugli altri grazie alle 18 portaerei 18 americane.
      3) la Russia ha tre fronti sui quali è in perdita netta: Siria, Ucraina, consumi interni e finanza. Un salasso continuo di uomini e denari cui non fa riscontro alcun incasso e “c’est l’argent qui fait la guerre.”
      Napoleone ha lasciato le penne quando ha fatto la guerra su due fronti ( Spagna e Russia). Hitler ci ha rimesso penne e pelle quando ha fatto la guerra su due fronti ( Inghilterra e Russia).
      Putin ha accettato la sfida su due fronti ( Ucraina e Siria), mentre subisce una aggressione economica interna dovuta alle sanzioni.
      Tutto il resto conta relativamente. In particolare modo le vostre preferenze ” di pancia”.

  • SC  On settembre 28, 2016 at 2:04 pm

    Capisco che il Conte prosegua la sua fede nell’offensiva ad oltranza (con tutti i problemi che tale dottrina comporta…)come gli avi ma siamo in altri anni e la guerra si e’ evoluta….
    Pero’ una cosa giusta la dice: chi vivra’ vedra’.
    Relativamente agli USA (che contrariamente a quanto qui scritto hanno avuto parecchie decine di unità perse sul campo Siriano, proprio come gli Israeliani con a culmine un abbattimento di un F16) la politica “duale” sembrerebbe essere frutto di:
    1) Un premio nobel per la pace che e’ sempre piu’ in vacanza, oramai sputtanato a livello planetario. Si contentera’ di venire strapagato per il resto della vita’ da diramazioni economiche dell’industria militar-industriale americana
    2) Faide tra i comandi regionali che si permettono addirittura di rilasciare dichiarazioni di intenti non concertate (sembra un ritorno ai proconsoli romani)
    3) Cattiva allocazione di risorse (nonostante si sappia perfettamente che le pezze giustificative militari e di intelligence valgono meno della carta sulla quale sono scritti, mancano all’appello svariate decine di miliardi di dollari negli ultimi 8 anni)
    4)Una tenace resistenza Russa (far passare gasodotti ed oleodotti per l’europa concorrenti non e’ il massimo per coloro che ne sono i maggiori player nel mezzo di sanzioni economiche durissime e che contro gli intenti USA ha aumentato l’espostazione verso tutta Europa con aumenti a 2 cifre)

    Quello che accadra’:
    1) Con Trump vittorioso (i media dicevano che UK doveva rimanere nella zona euro, per cui mi e’ lecito anticipare cio’) si accordera’ con Putin per evitare che gli USA perdano completamente la faccia (almeno per noi occidentali..)
    2) Assad restera’ (il keniota invece ripete: Assad must go, senza alcun mandato internazionale…)
    3) Israele avra’ un bel contentino, ma dovra’ mettere da parte il progetto di smembramento della Siria
    4) Erdoghan obtorto collo si ritirera’ (distruggento quanti piu’ curdi possibili con le potenze che si gireranno dall’altra parte… per l’ennesiam volta)

  • Grog  On settembre 28, 2016 at 10:24 pm

    Ceterum censeo Carthaginem esse delendam
    Grog! Grog! Grog!

  • NoName.  On settembre 29, 2016 at 7:54 am

    Antonio, una volta tanto non sono in linea con le sue conclusioni, peraltro generate da una ottima ed attenta analisi. E’ vero che gli USA hanno perso tutte la battaglie ma sono lontani dal vincere la Guerra. Con la conquista militare dell’Ucraina, lo scopo degli USA era di mandare via la Flotta del Mar Nero dalla sua base (che banalità), per poi conquistare la Siria e rubarne il gas da rivendere in Europa (che banalità). Mi sembra che il dilettantismo sia militare che di intelligence imperi oltreoceano. Mi spaventa immaginare cosa si inventeranno adesso questi dilettanti allo sbaraglio. Poveri noi.

    • antoniochedice  On settembre 29, 2016 at 8:37 am

      Lo scopo della strategia illustrata è simile alla tecnica con cui i picadores della corrida fiaccano le energie del toro: ogni colpo è poco incisivo, ma fa scorrere un rivolo di sangue.
      Il singolo salasso è sopportabile, ma l’insieme dei salassi fiacca la vigoria del toro che il matador uccide.
      Sanzioni economiche, Ucraina, Cecenia ( chiusa a fatica) , Siria….
      Anche la strategia di togliere petrolio a Hitler poteva essere definita banale, ma ha funzionato.
      Nessun singolo bombardamento di raffineria era decisivo, ma l’insieme ridusse la mobilità delle truppe ( e flotte) dell’asse.

  • donato zeno  On novembre 9, 2016 at 11:43 am

    Vede Sig.De Martini,a chi guarda troppo lontano sfuggono le cose più evidenti.
    Anche se non credo che la politica mediorientale USA cambi più di tanto.

    • antoniochedice  On novembre 9, 2016 at 12:34 pm

      LA Costa PIU évidente qu’Alexandre sacré blé? LA vit gloria di Trump? Su FB sono UNO dei pochi Che LA dos tienne da Quattro Messi.
      La politici esteri USA. é impersonale. Chi crede che cambi col cambiare dei presidenti, si illude.
      Cambierà Kerry . Un cretino in meno vuol dire tanto.

  • donato zeno  On novembre 9, 2016 at 4:39 pm

    La prego di consentirmi breve replica:non ritengo affatto Trump la panacea di tutti i mali:i motivi di contrasto sono parecchi ed alcuni di natura oggettiva.Detto questo:1) Il segretario di Stato doveva essere Joe Biden per la Clinton http://www.corriere.it/elezioni-presidenziali-usa-2016/notizie/usa-2016-joe-biden-annuncia-non-saro-segretario-stato-clinton-81749a26-9d6e-11e6-baae-ba981bf8dcd8.shtml lo scopritore dei “talebani moderati” ed una garanzia di guai.” 2) come faceva notare in un suo precedente post per iniziare una guerra ci vuole un presidente democratico e questo (almeno per un po)’ non si verificherà.

    • donato zeno  On novembre 9, 2016 at 8:11 pm

      Ultima nota:Il ruolo delle varie Clinton,Susan Rice e Abedin nell’orientare all’inizio del 2012 Erdogan ed i sauditi (fino a quel momento piuttosto scettici) verso la cacciata di Assad a qualsiasi costo.

      • antoniochedice  On novembre 9, 2016 at 8:25 pm

        Costoro sono, per dirla con la Deledda, canne al vento.
        Queste decisioni vengono dalla lobby politico militare cui non resta ora che far ammazzare il guastafeste. I reduci frastornati non mancano.

  • donato zeno  On novembre 10, 2016 at 2:16 am

    debbo fare ampia ammenda per essere stato ineducato con lei lo scorso anno.Come valuta l’elezione di Aoun se avverrà alla presidenza libanese?Sarebbe tragico se un paese di antica tradizione culturale e che ha dato i natali al maggiore compositore arabo:http://www.walidgholmieh.com/
    ripiombi nella tragedia della guerra civile.

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