Monthly Archives: agosto 2017

TERRORISMO IN CATALOGNA. NON È STATO L’ISIS. di Antonio de Martini

 

Gli episodi , si tratta di tre momenti di attacco, distinti ma collegati, ci dicono che qualcosa è cambiato nelle strategie, nella tattica e nel Brand dei terroristi.
L’unico ad averlo notato è stato @Giuseppe Santomartino in un suo post che non ritrovo più.

Evito di proposito di parlare di morti e ” sangue sulle ramblas” come fanno gli pseudo giornalisti de @ il messaggero e mi concentro sui fatti acclarati con un paio di commenti personali.

L’ISIS – posto che abbia mai avuto una consistenza da Stato organizzato, ora non l’ha più e ha cambiato nome – essendosi evidentemente fuso con le cellule marocchine, numerose, efficaci e silenti, e da che era ” Siria e Irak” è diventato ufficialmente ” Stato Islamico” tout court.
La ” rivendicazione” è ambigua ed evita di battere la grancassa, come usava fare, in prima persona.

Segno evidente che ha lasciato cadere la carta nazionalistica “orientale” per rilanciarsi a livello confessionale di ” Umma” , la comunità islamica senza indicazioni territoriali.

È la grande vittoria politico-strategica del laicismo di Saddam Hussein e di Bashar El Assad. Al grosso dei Siro-iracheni, del sunnismo non frega più niente. L’effetto jihad non c’è stato.

Credo che quel che resta dell’organizzazione dirigente di ISIS si sia fuso con le cellule terroristiche marocchine – indebolite anch’esse dallo smantellamento , a cura dei servizi spagnoli, di dieci network in un anno- e che per questi attentati abbiano messo insieme le rispettive forze e modalità operative, per cercare una rivincita eclatante.

Ecco perché sono comparsi contemporaneamente gli ESPLOSIVI ( dei marocchini, ricordate Madrid 2004) e i FURGONI ( apparsi da Nizza in poi, anche a Berlino – 12 morti- a Londra – 5 morti- a Stoccolma -4 morti- poi ancora a Londra – 8 morti- poi ancora a Parigi con l’attentatore che ha attaccato un gruppo di poliziotti)

Chi si propone di continuare la campagna terroristica contro l’Occidente ha evidentemente:

1) cambiato teatro operativo ( Spagna invece di Francia, Belgio e Inghilterra) .
2) arricchito il proprio arsenale e aumentato il numero dei terroristi.
3) ampliato l’audience potenziale del proprio messaggio oltranzista ( passando da due paesi all’intero mondo arabo)
4) Dispone di mezzi finanziari ingenti.

MA QUALCOSA È ANDATA MALE NEI PREPARATIVI:

Una esplosione accidentale ( o provocata dal servizio spagnolo che è lo stesso ai nostri fini) ha messo in moto un meccanismo che avrebbe potuto avere ben altri effetti in altra data.
( ad esempio, alla vigilia del referendum sulla indipendenza della Catalogna che dovrebbe tenersi a settembre).

L’intervento della polizia ( che inizialmente ha pensato a una esplosione di gas) ha provocato una seconda deflagrazione ( azionata da un superstite- suicida? ) , l’intervento estemporaneo dell’attentatore sulle ramblas ( svoltosi con tragica efficacia), la reazione – forse tardiva- della polizia con l’arresto , finito con la morte, di un ulteriore gruppo sospetto ( indicato dal titolare dei documenti trovati sul furgone?).

Cosa apprendere da questo episodio :

1) i servizi di intelligence spagnoli hanno agito con perizia. Immagino siano stati loro a fornire l’innesco difettoso ai terroristi.
La polizia forse non ha pensato a coordinarsi pensando a un incidente domestico.

2) non sono state prese misure efficaci per impedire a mezzi e automezzi di accedere alle zone pedonali ( esistono negli USA degli scuarcia-pneumatici affilatissimi a difesa dei parcheggi privati) e invece di mettere i paras in bella mostra servono tiratori scelti che inchiodino gli autisti.

3) comincia a circolare l’esplosivo e questo nuovo pericolo dimostra che alcuni controlli sono carenti.

4) il cambiamento di strategia e tattica, oltre che di obbiettivo politico dei terroristi, spiazza i nostri non flessibilissimi apparati di sicurezza occidentali e mette in pericolo anche l’Italia che finora avevo considerato immune dal contagio.

Da oggi, l’attentato anonimo con esplosivi può prescindere dall’approvazione della pubblica opinione araba che ci è favorevole. Diventiamo un bersaglio.

5) il Marocco, sempre stato sull’orlo di una crisi ( una intera città – Al Hoceima- è in rivolta da oltre un mese) e ora che gli ex ISIS hanno voce in capitolo ( la loro parte di attentato è riuscita meglio…) potrebbero cercare una rivincita territoriale sull’Atlantico.

6) il Colosseo si difende a Frosinone.

Le fasi preparatorie dell’attentato si sono tutte svolte in località distanti tra i cento e i duecento chilometri da Barcellona. Si sapeva, ma ora ne abbiamo la prova.

A una operazione come questa hanno partecipato dalle cinquanta alle sessanta persone. Dal numero e qualità degli arresti del prossimo futuro giudicheremo l’efficienza dei servizi spagnoli.

7) il modus operandi dei terroristi è apparso pianificato in forza del know how che può avere solo uno Stato organizzato. Chi glielo ha dato?

Migranti, frontiere, barconi: poco è cambiato

Un post molto ben documentato è una analisi intelligente e serena.

Far di Conto

Quando le notizie estive sono fiacche e noiose il nostro apparato mediatico si impegna a trovare qualcosa di interessante per intrattenerci. Negli anni ‘80 e ‘90 di solito si trattava di un bel crimine commesso in villa o in località di vacanza, come il delitto dell’Olgiata. Oggi come oggi il genere giallo non sembra rendere come un tempo: e allora ci vuole qualcosa di diverso. L’emergenza migranti è una alternativa valida: una invasione di stranieri dalla pelle scura, che parlano lingue misteriose, che scendono dai barconi in massa e marciano lungo la penisola lasciando dietro di sé una scia di vecchiette terrorizzate e turisti scippati. Questo almeno il tono delle aperture dei telegiornali nelle ultime settimane. Che dite, ci beviamo tutto senza fiatare? O vogliamo controllare? Io controllerei, sai mai che ai nostri reporter fosse sfuggito qualcosa.

numero sbarchi migranti, immigrati clandestini irregolari, barconi, coste, ong, italia 2014 2015 2016 2017, unhcr, libia, mediterraneoSbarchi di migranti in Italia, 2014 – 2017. Grafica: UNHCR.

L’ideale è rivolgersi…

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VIAGGIO A RAKKAH LA CAPITALE DEL “CALIFFO” ISLAMISTA RACCONTATO DA UN TESTIMONE ATTENDIBILE. di Antonio de Martini

CHI È STATO A RAKKAH, “LA CAPITALE DEL CALIFFO”, ALZI LA MANO.

IL CORRIERE DELLA COLLERA

Nel gennaio 1972 il Presidente della società Bonifica spa ( gruppo IRI Italstat) mi affidò l’incarico professionale di andare a vedere cosa stesse succedendo in Siria nella zona dell’Eufrate dove la società stava realizzando un progetto pilota di bonifica e irrigazione di un lotto. In caso di successo ne sarebbero stati realizzati altri undici.
Tralascio il racconto della missione che esula dal tema. Ho scritto per spiegare come mai sono finito a RAKKAH , l’odierna capitale dello stato islamico e nei suoi dintorni e trarne un ammaestramento.

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La Siria : il suo presente è fuori dalla tempesta. E il futuro ?

Le ragioni per cui scrivevo che ” la rivoluzione non è per domani” ( eravamo a marzo 2011) , si sono rivelate le ragioni per cui la Siria ha retto l’orto di una coalizione potente e disinvolta fino all’uso dei gas.

IL CORRIERE DELLA COLLERA

Il regime siriano Baasista è al potere dal 1970 ed è quindi coevo del regime libico che nacque il 1 settembre del 1969.
La sua stabilità è  stata assicurata da una serie di fattori politici, sociali ed economici, oltre al maggior grado di 

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TERRORISMO E TURISMO. UNA RELAZIONE INTIMA. di Antonio de Martini

Il Mediterraneo gode di due grandi esclusive mondiali: l’olio d’oliva (92% della produzione mondiale) e il patrimonio archeologico ( 90% , mia stima personale).

Oggi mi limito al turismo ( archeo e balneare) che frutta circa 75 miliardi di dollari annui ai paesi della riva sud del Mediterraneo, nel Vicino Oriente.
I grandi detentori di beni archeologici nella zona, sono la Siria, l’Egitto e la Turchia. Potenzialmente anche l’Iran, ma lo considero fuori zona ( è MEDIO ORIENTE) e a causa del sabotaggio subito dagli occidentali, poco sfruttato.
Benché ci sia carenza e sottoutilizzo di infrastrutture, questi 75 miliardi annui rappresentano il 10% della intera rendita petrolifera dell’area e sono la fonte di valuta dei paesi in cui il petrolio scarseggia.
La Turchia, paese quasi interamente circondato da zone petrolifere, ma privo di questa rendita ( ha solo attraversamenti di oleodotti tra Caucaso e Mediterraneo) riceve annualmente 15 milioni di visitatori che procurano valuta pregiata per 14 miliardi annui.
L’Egitto incassa circa 5 miliardi di dollari annui di valuta e fa lavorare 200.000 persone in questa industria, anche se praticamente tutta la popolazione vive di turismo in un modo o nell’altro.
La Tunisia, che sfrutta più il potenziale balneare che quello archeo, nel 2015, l’anno dei due attentati al museo del Bardo ed a Sousse, ha avuto un calo del 35% del flusso rispetto al 2014 che già era stata una cattiva annata. 3 miliardi di rendita. 
Gli addetti tunisini sono passati da 300.000 a 200.000 con un crudele taglio di posti di lavoro in un periodo già carente di opportunità.
La Turchia, grazie all’intelligence ( che ha 150 anni di vita in zona) alla polizia e a metodi efficaci, ha stroncato abbastanza rapidamente i periodici tentativi di sabotare la stagione delle prenotazioni turistiche con gli attentati. 
Il giovanotto catturato a inizio anno, state certi che sta rivelando anche quel che non sa. I mandanti non ci riproveranno. In più ha diversificato la clientela rivolgendosi al mercato asiatico ( Indonesia, Australia).
Meno “fortunato” l’Egitto che ha flussi turistici occidentali un po’ fifoni e una intelligence che ancora risente dalla mancanza del generale Soliman deceduto nel 2012.
Questa riduzione di flussi valutari, ha reso Al Sissi tributario verso l’Arabia Saudita e gli USA, per una serie di prestiti che sappiamo tutti verranno rimborsati più in natura che in valuta.
La Tunisia, il paese meno strutturato militarmente, è stato il più facile da colpire ed ha subito i danni maggiori in proporzione, dato il livello medio-basso della clientela, timorosa anche perché incapace di valutare le situazioni politiche e guidata dai media.
Questi attacchi al turismo nell’area, sono particolarmente fruttuosi per i terroristi, perché colpiscono gli Stati nel portafoglio e , in contemporanea, gli occidentali con effetti di amplificazione media.
Tirando le somme, 
A) esistono cinque aspiranti al ruolo di “potenza regionale egemone” nel Levante: Arabia Saudita, Egitto, Iran, Israele e Turchia.
B ) Privare o ridurre la rendita turistica nei vari paesi privilegia chi dispone della rendita petrolifera ( Arabia Saudita, Emirati, Iran) ed è nell’interesse di chi dispone dei mezzi finanziari per indebitare i bisognosi ( USA, FMI, UE).
C) Chi ha beneficiato principalmente dello sviamento dei flussi turistici estivi sono i paesi UE ( Italia, Spagna, Grecia) 
D) L’Iran è quasi certamente innocente dati gli ottimi rapporti con la Turchia che l’ha aiutato a vendere il petrolio in tempi di embargo.
E) Il Katar è stato recentemente accusato dai sauditi di ” finanziare il terrorismo” , ma poi le richieste fatte ( rompere i rapporti con l’Iran e accettare ispettori nel paese, invece che sugli investimenti a Wall street) hanno mostrato la corda.

La protezione offerta dalla Turchia che ha rafforzato la propria base militare a Doha portando gli effettivi a un reggimento, è un’altra prova di innocenza.
F) Restano in lizza, come sospetti paesi di provenienza dei terroristi, l’Arabia Saudita e Israele, peraltro sempre più vicini e collaborativi, benché formalmente ancora in stato di guerra.
In più , l’Arabia Saudita, tramite il Crownprince Mohammed ben Salman, ha annunziato un mega investimento ( 50 miliardi) in infrastrutture turistiche nel paese ” dove le donne potranno andare in bikini”.  
Questi posti già esistono, ma sono accessibili unicamente ai sauditi e nemmeno a tutti.

Vuol far cessare l’ipocrisia, fare la concorrenza o cerca un alibi?

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