VIAGGIO A RAKKAH LA CAPITALE DEL “CALIFFO” ISLAMISTA RACCONTATO DA UN TESTIMONE ATTENDIBILE. di Antonio de Martini

Nel gennaio 1972 il Presidente della società Bonifica spa ( gruppo IRI Italstat) mi affidò l’incarico professionale di andare a vedere cosa stesse succedendo in Siria nella zona dell’Eufrate dove la società stava realizzando un progetto pilota di bonifica e irrigazione di un lotto. In caso di successo ne sarebbero stati realizzati altri undici.
Tralascio il racconto della missione che esula dal tema. Ho scritto per spiegare come mai sono finito a RAKKAH , l’odierna capitale dello stato islamico e nei suoi dintorni e trarne un ammaestramento.

Mi limiterò a dire che la società non ritenne di seguire il mio parere e fece ricorso all’arbitrato presso la Camera di Commercio internazionale di Parigi.
Nel 1992 non si era ancora tenuta la prima udienza di arbitrato perché la Siria aveva omesso di nominare il proprio rappresentante e la fattispecie non era stata prevista.

Partendo da Aleppo, si passava in vista della diga di Tabqa, data in appalto ai russi e si sfilava in auto costeggiando la base aerea militare , credo concepita per dare copertura aerea alla diga – una volta finita- e profondità alla difesa aerea siriana reduce dalla scoppola avuta dalla aeronautica israeliana.

Come tutti i campi di aviazione, la base era in pianura e l’uscita del bunker fuori terra che ospitava ogni singolo reattore era orientata in una direzione diversa : in caso di attacco aereo di sorpresa, ogni aereo poteva essere colpito solo da un singolo attacco a volo radente. Distruggere tutti gli aeromobili della base avrebbe richiesto molto tempo o molti aerei in contemporanea.

Dopo un lungo viaggio in auto abbastanza noioso per la mancanza di abitazioni e abitanti – solo qualche sporadica tenda beduina- si giungeva al cantiere di Bonifica dove lo svago principale consisteva in un raduno post prandiale in sala mensa per vedere un film porno.

Fatto quel che dovevo, rimasi qualche giorno in zona per non dare a vedere che avevo già finito – attendere la visita apostolica del DG ing Rosi – e accontentare una persona cara che mi aveva dato una lettera di raccomandazione per una persona della vicina cittadina di RAKKAH.

Per avere rapidamente il polso di un luogo in quei paesi, sono uso andare dal barbiere per un servizio, durante il quale si chiacchiera, si appagano le curiosità proprie e altrui.
Seppi così che la persona cui ero stato indirizzato era morta da tempo e che in paese non c’era alcuna attività economica di rilievo. Era un borgo agricolo minore e si sperava molto dall’attività di riforma agraria che, appunto, Bonifica spa avrebbe dovuto portare a termine presto. Inchallah.

Non pago di tanta esperienza, mi accompagnai volentieri con un giovane ingegnere del sito ( Adalberto Invernizzi) che era il solo a non essere cinefilo e concordammo di andare a vedere il forte bizantino di Ressafa o quel che ne restava. Un bel mattino, dopo un paio di ore di auto verso ovest, arrivammo.

Ai tempi doveva essere una sorta di ” Fort Apache” posto a difesa ai margini del deserto per scoraggiare incursioni di beduini.
Aveva nel sottosuolo riserve d’acqua di superficie pari al perimetro del forte per resistere all’isolamento e le merlature un tempo erano di alabastro per dare un effetto trasparenza agli occhi dei beduini che guardavano a occidente.

Insomma, ho percorso la zona in lungo e in largo trovando minime tracce di vita e anche se nel frattempo la zona fosse stata ripopolata, avrete letto nel post che precede che si è privata di duecentomila abitanti a causa della privazione di risorse idriche attuata dal ” progetto GAP” turco di irrigazione dell’Anatolia.
Da un viaggio precedente in auto verso Baghdad, ho visto che anche quella strada è deserta. Anzi non era una strada bensì una pista. Vuota.
Il Califfo regna sul nulla e molti ci guadagnano.

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Commenti

  • annamaria falco  On agosto 26, 2014 at 7:10 pm

    Ringrazio per questo articolo. Non mi ero resa conto, nelle mie “scorrerie” da turista, poco prima della guerra, che sono stata anche a Rakkah. O meglio: a Rassafa. Fino al 2011 le rovine archeologiche erano molto estese e affascinanti, con resti di basiliche cristiane medioevali, con un’entrata al sito con decorazioni meravigliose. Il tutto in pieno deserto e quando si sollevava il vento eri veramente fuori dal tempo. Provenivo da Da’ara, dall’Eufrate a sud e comunque già allora nessuna guida o amico siriano ti portava a nord-est ed intuii che, curdi a parte, dovevano esserci basi militari e di difesa.

  • antoniochedice  On agosto 17, 2017 at 4:30 pm

    L’ha ribloggato su IL CORRIERE DELLA COLLERAe ha commentato:

    CHI È STATO A RAKKAH, “LA CAPITALE DEL CALIFFO”, ALZI LA MANO.

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