TRA JOHNSON E MACRON, BIDEN SCEGLIE L’ANGLOSFERA E LA CHIAMA UKAUS

Proprio nel post di ieri rievocavo la creazione dell’area ABDA ( American, British, Dutch, Australian) durante la seconda guerra mondiale: una coalizione antigiapponese che nei pochi mesi di vita collezionò solo sconfitte . Ora la chiama Uk- A- US., ma negli scontri marittimi funzionò solo a Lepanto.

Nasce una triplice alleanza marittima anticinese. La Francia scartata a priori, se vuole l’alleanza europea , deve pagare un prezzo.

l’Australia accede alla propulsione nucleare.

Allora anche l’Italia può adottare il progetto della nave a propulsione nucleare che gli USA ci bloccarono a metà anni sessanta, oppure ammettere che esiste l’anglosfera dei signori anglosassoni della guerra e la carne da cannone italiana.

Mentre la Francia brigava con Prodi e i compagnucci della parrocchietta per creare una forza armata europea di pronto intervento, gli Stati Uniti hanno varato improvvisamente e senza informare nessuno degli alleati, una triplice alleanza delle ” democrazie marittime” con una dotazione di sottomarini nucleari ( adesso si capisce perché gli inglesi hanno pochi giorni fa spostato la flotta quasi per intero verso l’area indio-pacifico).

La Francia ha avuto una reazione isterica , un’altra l’avranno i nostri dirigenti nazionali costretti a scegliere tra Europa e USA-UK ma per l’Italia si aprono opportunità insperate a condizione che riusciamo fare uso di dignità e cervello.

Intanto una lezione: Per prima cosa gli USA hanno definito la loro priorità ( che non é la Russia, ma la Cina che ha riempito il vuoto lasciato dal Giappone nel 1945 con l’offerta di ” ricchezza condivisa”) e in conseguenza di questa hanno definito una strategia in tre punti: a) rafforzare il potere marittimo nel sud ovest pacifico e nella Insulindia in maniera da creare un cordone marittimo attorno alla Cina e rassicurare Taiwan , Corea , Giappone, Indonesia. b) proseguire nel rafforzamento dei legami con l’Australia per produrre un progressivo distacco dall’Inghilterra che segue di malavoglia la nuova coppia: Nuova Zelanda e Canada, che ha già sparato le sue cartucce contro la Huawei, non partecipano.

c) Dare un segnale chiaro agli europei – e tra questi i turchi, gli israeliani e i sauditi – che gli USA considerano finita l’epoca delle concessioni speciali. E’ il privilegio presidenziale se non si spera in un secondo mandato.

Il vantaggio concesso , a caro prezzo, all’Australia é l’accesso alla tecnologia nucleare: sommergibili nucleari made in USA al posto dei 12 sommergibili a propulsione convenzionale del contratto francese che ammontava a 50 miliardi di dollari di cui otto di elettronica esclusiva francese. Numero e prezzi sono ignoti, ma ingenti al punto da aver provocato vivaci reazioni dell’opposizione.

Il Premier australiano SCOTT MORRISON ha aderito alla proposta anche se accusato dalla capa dell’ opposizione di aver sprecato un miliardo ottenendo zero sottomarini dato che il lavoro fatto dal 2016 ad oggi coi francesi viene azzerato.

Questa scelta americana mette Emanuel Macron in seria difficoltà poiché é alla vigilia delle elezioni presidenziali e aveva cercato successi esteri per controbilanciare l’impopolarità di casa. Fallito il contenzioso coi turchi, non riuscita la mediazione col Libano , ora si trova ad avere al suo attivo unicamente l’assassinio di un capobanda del Mali e la speranza che gli italiani gli approvino l’idea della Comunità Europea di Difesa….. Il generale Boulanger si suicidò per meno.

L’Italia si trova in una posizione ambigua ma privilegiata, a metà strada tra Europa e USA e lo si vede dal corteggiamento di cui é oggetto negli ultimi tempi, da alcuni impropriamente attribuito al carisma del pur ottimo Mario Draghi. Gli USA hanno bisogno di noi per mantenere il controllo del Mediterraneo, del Maghreb, e frenare la deriva filo slava della Germania.

La Francia senza l’apporto italiano vedrebbe naufragare anche il sogno della forza europea di intervento rapido che la aiuterebbe a mantenere il controllo dell’Africa sub sahariana. La Germania perderebbe il suo migliore e più vicino mercato e un membro fondatore della Comunità Economica Europea. Ci han riempito di soldi e di elogi, ma possiamo ottenere di più.

I Cantieri navali francesi defraudati della commessa australiana per la quale si era speso personalmente Macron, saranno costretti a onorare il contratto con FINCANTIERI che aveva già pagato profumatamente per il controllo, ma anche questo non basta più e dobbiamo vedere cosa possono offrire gli americani.

Con questa mossa audace, mercantile e geopolitica a un tempo, gli USA hanno preso atto non solo che la leadership impone scelte e patti chiari, ma anche che in una coalizione non ci devono essere figli e figliastri a pena di malumori che minano le alleanze.

Nel 1966, progettammo per la Marina Militare un sottomarino a propulsione nucleare che avrebbe preso il nome di “Guglielmo Marconi”. Gli Stati Uniti posero il veto.

In sostituzione della ” Vulcano,”ripiegammo su un progetto di nave appoggio da 18.000 tonnellate a propulsione nucleare progettata da Fincantieri, che all’epoca si chiamava Italcantieri. La nave si sarebbe chiamata “ Enrico Fermi”.

Anche qui ci fu il veto americano. E’ giunto il momento di presentare, amichevolmente, le nostre richieste e di chiarire che il veto allo sviluppo di tecnologie nucleari italiane non é contemplato, visto che per gli australiani si é fatta eccezione al Trattato di non proliferazione nucleare ( TNP).

Commercialmente, gli USA si sono presi mezzo secolo di vantaggio e può bastare. Altrimenti il Mediterraneo e i turchi se li controllino con gli australiani che se ne sono già fatti un’idea a Gallipoli.
Se anche questa volta starete zitti e ossequiosi senza trattare francamente per sviluppare tecnologie nucleari non di guerra, é la volta che anche le casalinghe di Vigevano vorranno mettervi al muro.

SCRITTO IL 16 AGOSTO SCORSO: BARADAR SAREBBE STATO “BRUCIATO” DAL TROPPO INTERESSE USA E COSI’ E’ STATO. ORA GRAMELLINI PIANGE.

testo pubblicato su fb del16 agosto a commento di un articolo del Washington post, la parte che interessa l’ho messa in neretto.

La prima vittima della lotta per il potere é sempre il negoziatore preferito dagli USA. Baradar non ha fatto eccezione ed era facilmente prevedibile. Ecco la previsione fatta il 16 agosto.

Se fai satira di costume, limitati a quella.

“Trasmetto a riprova il servizio del Washington post di oggi a conferma che:

Il costo dell’impresa è stato di un trilione di dollari. Immaginate cosa ci si sarebbe potuto fare invece di ingrassare mercenari, Lockheed e compari. 

I morti 3500 circa più gli alleati (800 inglesi, 50 italiani ecc)

Lo Stato Maggiore USA aveva previsto 90 giorni di resistenza dell’esercito regolare. Hanno resistito dieci.

Il Dipartimento di stato prevedeva una durata da sei a 12 mesi…

Ghani è partito “ per evitare spargimento di sangue”( il suo). 

Baradar, il negoziatore talebano di Doha è stato tagliato fuori e resta a fare comunicati stampa ignorati dai generali vincitori.

I “ negoziati li fa chi ha combattuto e vinto “ sul campo”. 

Questo spiega la fretta ad occupare la Capitale e ricorda analoghe corse di De Gaulle e di Tito ad occupare la Capitale anche un attimo prima del grande alleato, o l’attesa dei russi che finisse la rivolta di Varsavia prima di entrare per non spartire il potere.

L’ultima speranza degli Americani di avere una interlocuzione dal profilo conosciuto, crolla.

Mazziati e cornuti. 

L’ex presidente Karzai ha deciso di restare in Patria con la famiglia e ha detto che i Talebani garantiranno vita e proprietà a tutti. 

Anche Heikmatar ha aderito al nuovo regime assieme ai governatori di alcune provincie.

Il governo provvisorio ha comunicato un NUMERO VERDE ( di periferia) cui i cittadini vittime di soprusi o necessitanti aiuto possono ricorrere e ha comunicato che presìdi di 15 uomini ciascuno sono stati assegnati a tutte le ambasciate a protezione di persone e beni.

Russi e Turchi hanno gia annunziato che non se ne andranno, gli inglesi hanno detto che l’ambasciatore partirà stasera e tedeschi,danesi e Finlandesi alleggeriranno l’organico sospendendo la cooperazione. 

Dalla ambasciata italiana nessuna nuova, buona nuova: la Difesa chiede di consentire l’ingresso in Italia a quattromila collaboratori.

In pratica chiunque abbia scopato con un italiano otterrà il visto d’ingresso.

Precauzioni anticovid, nessuna….”

NATO O ESERCITO EUROPEO? IL FALSO DILEMMA.

L’articolo cinque del trattato NATO fu concepito perché gli USA si impegnassero, automaticamente o quasi, a difendere l’Europa dall’aggressione sovietica. Invece é stato usato per farci intervenire in Afganistan come truppa ausiliaria degli USA contro un’orda di pastori spacciati per terroristi.

Non era una guerra difensiva e non l’abbiamo nemmeno vinta. La base giuridica del nostro intervento militare in Afganistan era che – In base all’articolo 5 del trattato NATO, applicato per la prima volta dalla sua esistenza- gli Stati Uniti d’America erano “stato aggredito” ( ma certamente non dall’Afganistan).

Su ventuno assalitori diciannove erano sauditi, uno libanese e comunque nessun afgano.) e l’intero dispositivo militare concepito per difendere l’Europa si é attivato per sguarnire di truppe il continente, violare sia la Costituzione italiana (art 11) e quella tedesca che proibiva interventi all’estero; favorire la costituzione di una forza multilaterale a conduzione statunitense mirante a occupare un paese di circa quaranta milioni di abitanti col pretesto che “ospitava terroristi ricercati”.

Anche questa asserzione é falsa. Non é mai stato spiccato un mandato di cattura internazionale a carico di Osama Ben Laden o del Mullah Omar, pur avendo arrestato, in giro per l’Asia e L’Europa – Italia inclusa- circa 750 persone rinchiuse nella base militare di Guantanamo ( a Cuba), nessun capo di imputazione é stato formulato a loro carico. A diciannove anni di distanza dalla cattura ( e detenzione) degli stessi, non si é proceduto nemmeno alla contestazione di un capo d’accusa. Poiché Guantanamo non é territorio degli Stati Uniti, nessun magistrato é mai intervenuto, fino a che un avvocato é riuscito a incardinare un giudizio in Florida contro i guardiani che procedevano alla alimentazione forzata di alcuni detenuti che protestavano col digiuno. Il ( la ) giudice trovò regolare ala procedura di ingozzare a forza i prigionieri quattro volte al giorno con un imbuto.

Tutti temi che oggi vengono trattati per analizzare la situazione afgana, ma che io preferirei oggi analizzare sotto il profilo NATO. Il trattato transatlantico nacque per interessare le aree occupate dagli alleati vincitori della seconda guerra mondiale alla data del 1 aprile 1948 ed era stato concepito come alleanza difensiva di fronte alla minacciosi attribuita a Stalin e alla Unione Sovietica che aveva dimostrato di perdere sei milioni di uomini senza che la nazione perdesse coesione o il governo autorevolezza.

Per rendere più ” operativa” l’alleanza, gli Stati Uniti videro con favore anche l’idea di creare una Comunità Europea di Difesa( CED) in analogia con la CECA ( Comunità Carbone e Acciaio), L’EURATOM e il Consiglio d’Europa e questa coincidenza di intenti federativi si protrasse fino alla morte di Stalin nel 1953 ( a marzo). A quel punto l’unità di intenti si spostò verso il disinteresse e il partito gollista francese affondò il progetto di esercito comune ( 1954) che finì nel dimenticatoio.

Ecco un media inglese degli anni sessanta che trattava della guerra segreta tra Francia e USA e che portò alla defezione di Arnaud de Borchegrave capo centro dello SDECE a Washington

L’arrivo di De Gaulle al potere ( 1958) scatenò una guerra segreta con gli USA e l’Inghilterra che culminò nella uscita della Francia dal dispositivo militare NATO (1966, ma rimase nel Patto Atlantico); nella cattura del più alto funzionario francese nella NATO per spionaggio a favore della URSS ( il dr Pasqua) e nella rinunzia di Nixon a mantenere la convertibilità del dollaro con l’oro che segna l’inizio della fine del dominio post bellico USA. Il comando NATO si trasferì da Parigi alla periferia di Bruxelles. Segno di competizione con l’UE, perché logica strategica avrebbe voluto una posizione inglese o spagnola e logica politica la Germania. La Francia di Sarkozy rientrò nel dispositivo militare atlantico ( 2009)argomentando che ” non potevamo restare soli”, ma le frizioni e l’emulazione continuano e Macron ha riscoperto l’Europa non essendo riuscito ad ottenere il comando militare dell’alleanza.

Ora che la Francia attraversa uno dei suoi flussi periodici marziali, spinta dalla necessità di conservare il suo impero coloniale e consapevole che dal 1940 ad oggi non ha più vinto una battaglia perdendo brandelli d’impero in Asia, Macron cerca di risuscitare il fantasma della CED a dispetto della NATO di cui sarebbe un doppione, ma che sancirebbe la supremazia francese per via dell’armamento nucleare che ala sola ad avere dopo l’uscita della Gran Bretagna. L’idea in sé non sarebbe malvagia se preceduta dalla integrazione delle rispettive politiche estere e dalla unanimità dei paesi membri. Mentre è parzialmente comprensibile la nascita della moneta comune condivisa da19 paesi su 28, la creazione di un esercito cui contribuirebbero solo alcuni paesi creerebbe un caos politico, militare e di educazione e formazione ( basti pensare a Elettronica, telecomunicazioni e distribuzione delle truppe sul territorio

COSA CAMBIEREBBE ? NULLA SE NON IN PEGGIO.

In buona sostanza, si creerebbe un nuovo comando che andrebbe a giustapporsi a quelli già esistenti, senza eliminarne alcuno. L’esempio più calzante – e meno convincente- sarebbe la ricostituzione dell’area ABDA ( American, British, Dutch, Australian ) creato nel 1941/42 affidato al generale Wavel ( inglese) che fu descritta da Churchill nelle sue memorie come “un enorme numero di telegrammi” e che incassò tutte le sconfitte in Asia nella primavera del 1942 quando fu sciolta. Un altro tentativo di integrazione militare fu fatto negli anni 60 per creare una Forza Multilaterale NATO principalmente aeronavale e che naufragò anch’esso. Comando ABDA,

Gli ostacoli di sempre sono stati il controllo dei missili nucleari e il comando della coalizione. I missili tattici potevano essere gestiti anche a livello brigata, ma il comando strategico della coalizione capace di decidere se spedire missili a lunga gittata ( scatenando così rappresaglie verso il territorio USA) doveva restare in mani americane.

Servirebbe quindi una strategia chiara e condivisa tra tutti, in quanto la NATO, sorta in funzione antirussa, guarda – o dovrebbe guardare- a est e fronteggiare il ” patto di Varsavia” che fu sciolto trenta anni fa. Alcuni suoi partner ora fanno addirittura parte della NATO. Tentativi nuovi di trovare una mission comune a tutti i partner, sono falliti, vuoi per opposizione Germanica e Turca all’operazione Libia, che per ostruzionismo francese all’intervento in Irak nel 2003, che per la svogliatezza degli altri meno coraggiosi ma ugualmente stanchi.

La perdita di credibilità e leadership statunitense non ha fatto che aumentare nel decennio che ci ha preceduto e la sequela di sconfitte politiche ( Siria, Irak, Libano, Somalia, Yemen, Turchia,) subite non ha migliorato la situazione. Molti ormai sono i partner occidentali che si chiedono se la leadership del mondo libero possa ancora essere affidata agli Stati Uniti. In questo contesto, voler riformare la NATO o eseguire una sostituzione surrettizia – più debole- con un esercito o un corpo di spedizione a intervento rapid europeo, non sia un’idiozia partorita da geronti italiani con attitudine genetica all’ambiguità e al tradimento.

In questo momento storico, L’Unione Europea non ha nemici, ma corteggiatori e gli USA non hanno più alleati ma é circondata da avversari dichiarati e potenziali, tra cui l’Europa che guarda ai mercati dell’est e ha capito che l’emigrazione é diventata un tallone d’Achille. Senza prima chiarire all’interno e all’esterno dell’Unione questi due punti, ogni ristrutturazione é inutile e la sua direzione strategica é minata dalla perdita di credibilità accumulata nel decennio scorso e indebolita dalla uscita del Regno Unito dalla UE.

UNA DOMENICA AFRICANA E FINISCE “L’ENTENTE CORDIALE” TRA FRANCIA E UK?

COLPO DI STATO DOMENICALE IN GUINEA

L’ottantatreenne presidente della Repubblica – in carica da dieci anni e rinnovato grazie a un contestato cambiamento costituzionale – Alpha Condé , é stato arrestato domenica dalle forze speciali comandate dal colonnello Mamady Doumbouya, che ha promesso un nuovo governo “ inclusivo e soddisfacente” dopo aver dissolto governo e Costituzione.

Si tratta del quarto colpo di stato in un anno nell’Africa Francofona dopo i due avvenuti nel Mali e il terzo fallito nel Niger. Tutte zone ricche di minerali strategici.

Mentre la Francia esige il rilascio “ immediato e senza condizioni” del presidente e la CEDEAO (organizzazione del paesi dell’Africa Occidentale) ne chiede l’incolumità fisica, l’Economist ammette che il Golpe é stato preceduto da un innegabile degrado istituzionale e sociale.

Dal punto di vista della tecnica golpista, c’é una novità: i militari hanno snobbato la Televisione nazionale e i giornali, appoggiandosi unicamente ai blog e a Twitter, dove hanno pubblicato un video del presidente scamiciato e agli arresti.

Si ripetono le reazioni ai tentativi francesi di eterizzare il proprio controllo sui paesi dell’Africa francofona mediante i loro Quisling che cercano di far rieleggere na vita anche violando lo spirito e la lettera della Costituzioni. “ democratiche” da essi stesse varate.

Deve trattarsi di un moto freudiano transalpino, vista l’imminenza delle elezioni presidenziali francesi e – perché no – di quelle italiane. E’ noto che in Italia alcuni ambienti pensano di intervenire militarmente in Africa a sostegno della sorella latina e pensano di raddoppiare il mandato del presidente Mattarella: quattordici anni non sono un mandato presidenziale, sono un regno.

Se un intervento in Mali sarebbe un altro Vietnam, l’allargamento alla Guinea garantirebbe un nuovo Afganistan.

TRA EUROPA E TURCHIA UN RAPPORTO TORMENTATO MA ORMAI NECESSARIO

DI ANTONIO de MARTINI

Sorrido alla domanda che spesso mi fanno ” ma la Turchia fa parte della nostra storia?”La partecipazione degli ottomani ( meglio definirli così per ragioni che spiegherò in questo post) alla storia europea data da più di tre secoli.

Cominciò Francesco I di Francia – sua madre era Caterina de’Medici– a rompere il tabù che con gli infedeli non ci si allea. Ci si alleò in funzione antiasburgica. E fu da allora che, nel gioco degli equilibri continentali, la carta ottomana divenne un prezioso Jolly e l’ago della bilancia della politica europea.

Molti storici sostengono che fuma lì che iniziò la decadenza: proprio per via di questi contatti con una civiltà tecnologicamente superiore che inibì questi feroci guerrieri venuti dall’Asia.

Illuminata durante il Ramadan la Istanbul la Moschea della Sultana

Gli storici litigano per indicare la data di inizio della decadenza del grande impero ottomano ( meglio dire ottomano piuttosto che turco perché i turchi erano l’etnia armata ma non egemone. Othman era il capostipite del clan turco che invase quelle terre e diede il nome alla dinastia regnante che, sorprendentemente, amalgamò tutti i popoli della Asia, Africa, Balcani e il Levante latino).

Alcuni studiosi – specie turchi- sostengono che la decadenza iniziò nel 1553 quando Solimano il Magnifico fece uccidere il brillante suo erede, consegnando così la successione a una pletora di inetti.

Altri fanno risalire la prima scivolata al trattato detto delle CAPITOLAZIONI ( 1536) che concesse alla Francia una serie di franchigie doganali e commerciali – mano a mano estese ad altri potentati- che divennero agli albori del XX secolo uno stato nello stato composto da stranieri e da minoranze etnico- religiose dell’impero.

Altri ancora, fanno risalire ai due falliti assedi di Vienna del 1529 e del 1683 o al Trattato di Karlowitz( 1699) che sancì il primo arretramento territoriale europeo degli ottomani.

Certamente fatale la pace di Kuciuk Kaynarca che concluse, nel 1774, una esaennale guerra con la Russia e fece perdere molti territori a favore della zarina Caterina, incluso il primo porto sul mar nero ( Cherson) , il controllo della Crimea che fu annessa poco dopo, e le diede come obbiettivo successivo, i Dardanelli.

La stessa enorme dimensione dell’impero contribuì a far entrare gli ottomani nel cuore della politica europea: non appena qualcuno attaccava una delle periferie dell’impero, la diplomazia del Sultano riusciva facilmente ad assiemare una coalizione di potenze ostili all’ingrandimento dell’aggressore; e questo spiega la grande durata dello stato anche nei periodi di maggior debolezza.

Fu aggregandosi a una di queste coalizioni ” di soccorso” che il piccolo Piemonte riuscì ad entrare nelle grazie delle potenze dell’epoca che osteggiavano la Russia mirante ad impossessarsi del Caucaso e dell’area del mar nero, per accedere ai mari caldi.

Inutile quindi ritenere di escludere la Turchia dal novero delle potenze europee argomentando la minaccia alla civiltà cristiana o il fatto che ci furono guerre e scontri: in questi ultimi secoli, ogni europeo ha guerreggiato con tutti gli altri prescindendo dagli aspetti religiosi.

Anzi, il principale nemico del cattolicesimo fu il primo ministro di Francia – il Cardinale Richelieu– che finanziò il protestante re di Svezia Gustavo Adolfo per aggredire gli Asburgo, togliere loro la Germania ed evitare l’accerchiamento dinastico della Francia grazie agli Asburgo di Spagna.

L’operazione riuscì in parte per la premorienza – dopo un solo anno- di Gustavo Adolfo ed é questa la ragione per cui la Germania é, ancor oggi, per metà protestante.

Al contrario, I Sultani di Costantinopoli ( il nome fu cambiato in Istanbul nel 1925 dalla Nuova Repubblica laica di Mustafa Kemal), non solo protessero imparzialmente tutte le minoranze religiose ( Ebrei e Cristiani cattolici e ortodossi, Riti orientali ecc), ma proibirono ogni forma di persecuzione religiosa e fu a Costantinopoli e Salonicco che si rifugiarono – portatori di cospicui investimenti- gli ebrei scacciati dalla Spagna, da Genova ed altri paesi meno lungimiranti, trovando accoglienza, protezione e sviluppo.

Quando ci furono le prime elezioni, nella sala delle assemblee di Dolmabahche, il 19 marzo 1877, si riunirono 115 deputati di cui 67 erano mussulmani, 44 cristiani, 4 ebrei, in rappresentanza di quattordici differenti nazionalità, tutte in pacifica convivenza da oltre trecentoventi anni.

AI TEMPI MODERNI

Anche la bubbola dell'” uomo malato d’Europa“, detta dallo Zar Nicola un diplomatico inglese, é una conferma che già duecento anni fa la Turchia era considerata parte integrante del concerto europeo e che il suo principale avversario era la Russia e la sua mai sopita ambizione di potenza marittima. L’arma ingenuamente offerta agli aggressori, fu il regime delle CAPITOLAZIONI che offrì ai commercianti delle potenze straniere una sorta di status diplomatico che fu gradatamente esteso a minoranze mercantili ottomane che non tardarono a diventare anche politiche a richiesta della potenza protettrice.

Ebrei e Greci divennero i protégés degli Inglesi , gli Armeni ortodossi dei Russi e i cattolici della Francia. Genovesi e Veneziani cercarono di coltivarsi elementi locali arricchitisi coi commerci.

Colpiti e ammirati dalla aggressività europea, i Turchisi lanciarono una sorta di corsa all’ammodernamento che chiamarono TANZIMAT.

L’ammodernamento iniziò principalmente dall’armamento moderno di cui le truppe turche avevano fatto crudele esperienza e in seconda istanza dall’arte della stampa, che incontrò non poche resistenze tradizionaliste per via della necessità di trascrivere manualmente il Corano, che pochi conoscevano essendo scritto in arabo, mentre tutti parlavano, naturalmente, il turco e l’élite una lingua imbastardita con numerosi vocaboli arabi.

Al seguito delle missioni militari, vennero i banchieri delle grandi potenze esortando Sultani e Visir a riforme e fornendo loro i mezzi finanziari fino al punto ( come oggi noi in Italia) di avere le mani legate ed essere condotti per la cavezza a cedere continuamente sovranità sostanziale in cambio di omaggi formali e prestiti importanti.

La Germania, prestatore più importante, finì per trascinare al suo fianco la Turchia nel primo conflitto mondiale contro la Russia ( ad onta del tradizionale rapporto con l’Inghilterra), grazie all’arrivo al potere dei ” Giovani turchi” che decisero di combattere i russi che avevano rosicchiato i Balcani, fomentando e finanziando i cristiani a nord e gli Armeni ( anch’essi ortodossi) a sud.

Mentre, ammaestrati dalle drammatiche mutilazioni della guerra mondiale persa, i turchi ( non più ottomani avendo perso quasi tutte le nazionalità soggette) seppero mantenere nell’ultimo conflitto, una neutralità flessibile che permise loro una serie di “nazionalizzazioni” a carico dei beni stranieri – sostanzialmente attività finanziarie e latifondi- che furono distribuiti ai combattenti per l’indipendenza e l’affermazione della Nazione Turca nei suoi nuovi confini etnici.

La legge di nazionalizzazione la chiamarono familiarmente ” VARLIK” ( “quel che c’é”). L’Occidente, impegnato nel secondo conflitto mondiale, guardò altrove, salvo invitare la Repubblica Turca a partecipare come membro del Consiglio d’Europa promosso da Winston Churchill, ratificando – ad oggi- 156 tra accordi, protocolli e trattati in materie economiche , sociali e di diritti umani.

Difficile quindi sostenere che ” la Turchia non può entrare in Europa” visto che ne fa parte da almeno tre secoli e che il negoziato per l’adesione alla CEE porta la data del 31 luglio 1959.

DAL DOPOGUERRA AD OGGI

31 luglio 1959 La Turchia chiede alla CEE lo studio di un accordo di associazione

11 settembre 1959 Il consiglio dei ministri accetta la candidatura Turca

30 settembre 1959 Prima riunione preparatoria

27 maggio 1960 Colpo di stato. Cade il governo, negoziati sospesi.

12 Marzo 1963. I negoziati vengono ripresi.

12 settembre 1963 Firma dell’accordo di associazione detto ” Accordo di Ankara.” Firma dell’accordo finanziario.

1 Dicembre 1964 Entra in vigore l’Accordo. Prima riunione del Consiglio, suprema istanza di giudizio.

9 Dicembre 1968 Inizio negoziato del Protocollo Addizionale all’Accordo.

1 Gennaio 1970. Fine ” periodo preparatorio” e inizia ” Periodo Transitorio”

23 Novembre 1970 Firma a Bruxelles del ” Protocollo Addizionale che fissa in 22 anni il periodo di “armonizzazione” delle politiche turche con quelle della Unione.Firma del secondo protocollo finanziario.

12 Marzo 1971. Colpo di Stato. Le FFAA costringono il governo a dimettersi

1 gennaio 1973 ripresa negoziati e entrata in vigore del protocollo addizionale.

24 gennaio 1974. Bulent Ecevit entra al governo come premier e annunzia di voler alternative all export nella CEE. e nel luglio ( 20) ordina lo sbarco a Cipro. Il 24 cade il regime dei colonnelli greci.

12 maggio 1977. Firma del terzo protocollo finanziario.

1 luglio 1977. Entrata in vigore delle preferenze tariffarie sui prodotti agricoli turchi.Ma la Turchia chiede una moratoria degli obblighi e

30 ottobre 1978. Ratifica del terzo protocollo finanziario.

12 novembre 1979. Suleyman Demirel diventa primo ministro e il processo di integrazione riprende

30 giugno 1980 Nuovo accordo tra CEE e Turchia soppressione totale di ogni tassa sulla quasi totalità dei prodotti agricoli turchi al 1987.

12 settembre 1980. Colpo di stato militare del generale Kenan Evren e costituzione di un comitato di 54 generali che valuteranno quando sarà il momento di restituire il potere ai civili.

CONSIDERAZIONI SUL PERIODO

Mentre questo minuetto continuava, Grecia ( 1981) Spagna e Portogallo ( 1986) diventano membri effettivi dellaCEE. Mentre la sola Turchia era sottoposta a sette ” pacchetti di riforme costituzionali” tutti regolarmente accettati e ratificati. Tutte e tre queste popolazioni uscivano da dittature militari longeve. La dittatura greca era stata smantellata dai Turchi con lo sbarco a Cipro dove era in atto un colpo di stato annessionista alla Grecia in contrasto con le delibere del Congresso di Berlino ( 1878) e successivi accordi di Ginevra.

Nessuno dei Colpi di stato avvenuti in Turchia é avvenuto in accordo con il dettato del padre fondatore Mustafa Kemal, detto Ataturk – che ordinò ai militari di intervenire in caso di rigurgiti clericali islamici- in quanto il premier Menderes fu accusato di aver organizzato un pogrom nazionalista ( e impiccato). A capo del golpe fu messo il generale Gemal Gursel soprannominato Gemal AGA ( titolo riservato agli eunuchi dell’harem del Sultano) Nel secondo caso, fu officiato un premier islamista- più tardi integrato col partito social democratico di Ecevit cui disciplinatamente fu ceduto il premierato. Nel terzo caso, furono proibiti tutti i partiti politici senza eccezioni.

L’unica costante rintracciabile nella cronologia illustrata innanzi, é che ad ogni azione di avvicinamento alla CEE , é seguito un colpo di stato che ha provocato il congelamento dei rapporti e un rafforzamento dei rapporti con gli USA, al punto che fu Kissinger in persona a suggerire di aggirare l’embargo dei pezzi di ricambio per le FFAA indicando come fornitori “pirati” il governo olandese.

Dall’intera disamina del periodo, incluso il tentato colpo di stato del 2016 da parte della fazione ” tecnologica” delle FFAA ( aeronautica principalmente) si deduce che la Turchia fa parte integrante dell’Europa politica ed economica e che non appena si parla di integrazione completa, il paese viene a trovarsi in una situazione di turbolenza, attentati ed omicidi politici e provocazioni pseudo religiose che giustificano agli occhi dei più l’intervento dei militari.

Da notare che l’intervento del 15 luglio 2016 contro il governo nazional popolare di Erdogan per la prima volta non ha trovato l’unanimità dello Stato Maggiore. Grottesco il pretesto che il Golpe Erdogan se lo sarebbe fatto da solo, in quanto il sottoscritto lo aveva previsto e messo su you tube un anno prima, tanto la situazione era chiara agli occhi Din analisti onesti e competenti. Vedi link https://youtu.be/OyIOzF2rDeY

In un prossimo post esamineremo perché l’integrazione economica e militare della Turchia é indispensabile alla Unione Europea in tempi brevi e chi si oppone a questo decisivo rafforzamento degli Stati Uniti d’Europa, non senza aver affrontato il tema ” Armeni” e ” diritti umani” che spesso sono usati strumentalmente dagli avversari dell’integrazione e dai loro caudatari.

IRAN: PRIMO AMORE CHE GLI USA NON PERDONANO MA NON DIMENTICANO

Tutti tesi a piangere sui profughi afgani che fuggono – io piangerei di più su quelli che restano dato che gli aiuti esteri pesavano sul PIL afgano per il 43% ed ora cessano – i media italici non hanno dato il giusto risalto all’incontro tra il nuovo premier israeliano Naftali Bennet e il presidente USA Joe Biden.

Eppure é da questo incontro che potrebbero scaturire novità nello stallo negoziale tra l’Iran e i suoi interlocutori ONU-UE-USA sul nucleare. Infatti Bennet impegnandosi a ripristinare un rapporto “ corretto e onesto” si é impegnato a non più interferire nel negoziato che é l’ultima carta rimasta all’americano per salvare il suo primo anno di presidenza.E i due hanno un obbiettivo comune: evitare il ritorno di Netanyahu al governo.

I tentativi dell’Europa di riconciliare USA e Iran sono la principale preoccupazione e motivazione dello stato di Israele e la ragione di maggior solidarietà con l’Arabia Saudita che vede nell’Iran una minaccia politica e commercial-religiosa, cui va ad aggiungersi il nuovo stato dei talebani che , per giunta, é sunnita, confinante con l’Iran e depositario di segreti.

Israele oscilla tra i due poli del pericolo nucleare rappresentato dall’Iran e quello – forse più importante -rappresentato dal rischio che un riavvicinamento troppo intenso potrebbe risvegliare negli USA la vecchia passione per la Persia, specie ora che il rapporto con l’Arabia Saudita attraversa un periodo di particolare complessità.


Da una riduzione delle tensioni potrebbero scaturire  forme di intesa che – non dimentichiamolo- è stato il primo amore ( e il più grosso investimento alleato nel dopoguerra) statunitense nell’area, mettendo in crisi il rapporto privilegiato ed esclusivo Israele-USA, proprio ora che la Turchia sta diventando il figliol prodigo della vicenda ed é messo all’angolo.

Fino a che non ci sarà una “ confrontation”  militare diretta tra Téhéran e Washington, Israele vedrà in pericolo il suo ruolo di fiduciario degli USA nel Vicino e Medio Oriente e in questa direzione sono andati gli sforzi di Benjamin Netanyahu.

L’Arabia Saudita, indebolita dalla contemporanea diminuzione del prezzo del greggio, dall’aumento delle spese militari, e dalla perdita di reputazione e contatti con l’alta dirigenza americana, ha bisogno di non vedere tornare sul mercato un grande produttore di greggio che accetta persino di fare cambio merci che ha davvero settanta milioni di abitanti e che ha una tradizione di resistenza secolare e che ha appena conquistato il nuovo mercato afgano, ideale per le sue esigenze di piccolo commercio transfrontaliero.

Il precedente governo statunitense concesse la ripresa delle sanzioni in contrasto con l’ UE  , ma rifiutò di scontrarsi militarmente. L’attuale governo Biden deve perseguire una politica di rottura col precedente e può farlo solo in politica estera dato che ha seguito Trump nella via del disimpegno a Kabul e dell’irrigidimento frontaliero sulla immigrazione…

Quando il presidente Emmanuel Macron allo scorso G7 perorò la causa iraniana a uno scettico Trump, promettendo moderazione nella immissione  sul mercato del greggio persiano, il ministro degli esteri Mohammed Javad Zarif si precipitò a Biarritz per confermare personalmente le cifre: da un minimo di 700.000 a un massimo di 1.500.000 barili al giorno. Non un barile di più.

Gli americani non parteciparono alla riunione, ma ascoltarono attentamente.

La prospettiva di un riavvicinamento è allettante sia per Biden che per lo Stato Maggiore NATO che tornerebbe a riequilibrare il fronte sud e ridimensionare l’utilità strategica della Turchia.

Si ridurrebbe anche il contenzioso con  gli alleati europei. 

In fondo, l’Iran – propaganda a parte- ha sempre reagito ad azioni di stringimento e mai preso iniziative contro gli USA ; non ha comprato il sistema antiaereo russo S400 ad onta delle diuturne minacce di bombardamenti di Netanyahu; ha una forte influenza sugli afgani e non solo consentirebbe il controllo delle rotte petrolifere, ma potrebbe esercitare una sua positiva  influenza sugli Emirati e sul regno di Bahrein sede della V flotta USA.

Israele è abrasivo con Libano e Turchia e ha solo sette milioni di abitanti. 

L’Iran di abitanti ne ha settanta milioni bisognosi di tutto e una serie di miliardi congelati dal 1979 con cui pagare a pronta cassa.

Anche di rinnovare la flotta aerea , militare e civile, e le automobili risalgono agli anni settanta. 
Senza contare che bilanciare l’influenza russa e affacciarsi sul Caspio e il Kazakistan non dispiacerebbe affatto.

Qualcuno ricorda ancora le copertine di “Life” di fine anni cinquanta, che magnificavano le prospettive economiche persiane e definivano l’Iran “ Il Giappone del Medio Oriente” mentre l’America sostituiva gli inglesi nel ruolo egemonico.

Peccato che, come al solito, misero a capo del paese un soggetto insicuro ma obbediente come Reza Palhavi II incapace di governare, ma feroce come tutti i miti.

La differenza di mentalità e l’ansia di modernizzazione a tappe forzate – in specie delle donne- fece il resto, fino all’avvento di Khomeini e alla vittoria del “partito dei Mullah” che gli inglesi avevano continuato a coltivare e gli americani no.

Adesso si trovano con un solo partner, in tutta l’area, che crea più problemi che soluzioni e hanno bisogno disperato di un successo di politica estera che solo gli può dare una vecchia fiamma inasprita dal contenzioso che dura dal 1979.

ORMAI LA RIFORMA DELLA N.A.T.O. LA VUOLE ANCHE PRODI.

L’ammiraglio Mike Mullen, supervisore dell’attacco alla Libia del 2011

Domenica 29 agosto, Romano Prodi su ” Il Messaggero” inaugura la ripresa politica con un articolo di fondo su “Ripensare la NATO. La Lezione afgana”.

Il tempo é scelto bene, non gli argomenti.

Vorrei cogliere il destro per riprendere questo tema dopo aver esaminato assieme gli argomenti che usa questo sperimentato navigatore uso a bandiere altrui.

Inizia annunziando che la NATO non é in discussione, bensì un suo serio” ripensamento, che – a ben vedere- si traduce in un cerchiobbottismo democristiano DOC.

In sostanza rimprovera gli USA di non aver tenuto informati gli alleati e cita la motivazione addotta dal segretario Generale ( in carica dal 1 ottobre 2014)Jens Stoltenberg,che gli alleati europei partecipano ” solo al 20% delle spese dell’alleanza, quindi sarebbe giusto non informarli. Dato che gli accordi di Doha coi talebani risalgono al 2018, entrambi ritengono che gli alleati non leggano i giornali.

Salta quindi alla conclusione che diventi necessaria ” una difesa europea” argomentando, non senza parvenza di ragione, a favore di una leadership francese, e chiedendo a Macron uno sforzo degno di De Gaulle di che ” ha dimostrato, nel caso dell’Algeria, che gli interessi di lungo periodo del proprio paese vengono garantiti da decisioni che, rompendo gli schemi del passato, preparano il futuro”.

Necessita, secondo Prodi, una intesa tra la UE e l’Unione Africana, che sole potrebbe garantire la difesa degli interessi francesi nel Mediterraneo e in Africa. Interessi francesi cui vorrebbe partecipare. Ignoro, Prodi non specifica, se a titolo personale o nazionale.

Conclude chiedendo un “accelerato rafforzamento dell’Eurocorpo affiancato dalla capacità operativa del Comitato Militare dell’Unione Europea, visibilmente accresciuta da quando al suo vertice siede il generale Claudio Graziano“.

Per chi non lo ricordasse, il generale Claudio Graziano ha avuto l’onore di una foto su fb in cui 3 o 4 anni fa, dava la mano a un manichino in uniforme a una mostra di elettronica militare….

Vediamo di dipanare la matassa tra un paio di considerazioni giuste ed altre da bottegaio ( su questioni di soldi) ed altre da democristiano in malafede o rincoglionito come il generale Graziano.

1COSTI: argomento specioso e oggettivamente non comparabile. La macchina economica USA – specie quella militare- é succuba di un lobbismo avido e corruttore che ha generato una cultura consumistica e di spreco insostenibile per qualsiasi altra organizzazione militare del pianeta.

Il grande vantaggio economico USA é che spera sia l’Europa ad essere il campo di battaglia del futuro, limitando al vecchio continente le devastazioni nucleari al campo tattico grazie a un accordo di fatto che limiti al campo di battaglia l’uso dell’arma nucleare risparmiandosi vicenda i territori metropolitani dei grandi avversari. Inoltre, per dimostrare un forte divario di costi, il Prodi, enuclea Canada, Turchia, Inghilterra e Norvegia dal conteggio e isola contabilmente l’UE dagli altri Partners non USA. Un ambiguo artifizio da tre lire.

2 IL NUCLEARE: anzitutto, non si può continuare nella litania della ” lotta al terrorismo” come nemico principale e poi dire che la leadership toccherebbe alla Francia in virtù del possesso dell’armamento nucleare, certamente insufficiente a garantire la Difesa dell’intero continente. L’impiego del nucleare nella lotta al terrorismo non é stato teorizzato nemmeno da Dick Cheney. Non trascurabile il fatto che un esercito europeo integrato significherebbe l’accesso della Germania all’armamento nucleare oppure a una replica dell’egemonia americana in salsa francese. La NATO dei poveri….

3) L’INTEGRAZIONE DELLA INDUSTRIA MILITARE: Costruire un esercito europeo senza prima integrare le rispettive industrie militari esporrebbel’Italia a un processo di cannibalizzazione che ridurrebbe a niente il ferro di lancia della nostra residua potenza industriale. La Francia ha incassato il prezzo richiesto per la propria industria cantieristica di Cherbourg dalla Fincantieri per poi rifiutare di cederne in controllo.

Leonardo, ha già cambiato il nome di FINMECCANICA, forse perché troppo italiano , mentre il nome Leonardo é accettabile, specie dai francesi e le nostre intese con l’industrie aeronautiche USA naufragherebbero a tutto vantaggio della Dassault e dei consorzio Airbus franco-tedesco.

Inoltre- e va detto anche in questa sede- l’Italia possiede autoblindo ( Centauro) ottime per attività da cavalleria esplorante e su terreni semi desertici ( terreno sabbioso ma compatto tipo SARIR, tanto é vero che ne abbiamo venduti alla Giordania), ma i nostri carri armati più moderni datano l’acquisto agli anni settanta…. Viaggereste, non dico combattereste, con un’auto che ha quarant’anni di rattoppi?

Senza prima una intesa globale europea sulla integrazione industriale e della politica degli armamenti, siamo destinati a uno scioglimento nel nulla come é già avvenuto per la vendita del gruppo SME, la liquidazione dell’IRI e dell’industria siderurgica, materie in cui il Prodi é più che esperto.

Senza industrie aeronautiche private del subappalto F35 e dei ricambi, con la cantieristica coi fondi prosciugati dai francesi e con armamento terrestre vecchio di mezzo secolo ( e il 40% degli assaltatori ultra quarantenni) cosa potremmo fare? fornire il servizio cucine?

4) IL POSIZIONAMENTO STRATEGICO: Iniziamo col dire che in caso di guerra globale, vincerà chi si assicurerà l’alleanza e la collaborazione della UE che é certamente l’ago della bilancia mondiale delle forze presumibilmente opposte tra gli USA , da una parte e il complesso militare russo-cinese dall’altra, dando per scontata la neutralità e inadeguatezza militare indiana, la vita finora stentata, dell’esercito britannico e il folclore latino americano.

La seconda ipotesi é quella della “ lotta al terrorismo” che ha dimostrato mancanza di motivazione da parte occidentale e forte resilienza da parte dei cosiddetti ” terroristi” che in realtà tendono a rifiutare l’invasività occidentale attuata con metodi ormai limitati a statunitensi e francesi, mentre cinesi e russi usano – in maniera ancora rozza ma efficace- maniere diplomatiche e formule finanziarie più familiari a noi italiani basate su una maggiore cooperazione e tecnologie non d’avanguardia invece che sulla intimidazione ( Brinkmanship) e la forza.

Per stornare dall’Europa la minaccia terrorista, basta non aggredire militarmente e culturalmente i popoli emergenti stanchi dello sfruttamento coloniale e di importare nevrosi occidentali.

Nell’ultimo libro di Gilles Kepel, una mappa degli attentati terroristici in Europa nell’ultimo mezzo secolo, mostra che l’Italia non ne ha subito nessuno e i franco-inglesi fin troppi. In questo campo potremmo assumere la leadership, invece di fornire carne da franchi-tiratori alla Francia nel Sahel come vorrebbe ( non é la prima volta che lo propone) Prodi e persino il mite Paolo Gentiloni quando era premier.

Le lezioni politiche che possiamo trarre dall’Afganistan sono due: Il tempo di dover fare ” bella figura” con gli alleati più potenti, é finito. Camillo Cavour é morto e con esso la mania di offrire bersaglieri in cambio di benevolenza.

La seconda lezione é che senza gli Stati Uniti e la loro macchina logistica l’UE ( più gli inglesi e gli australiani e i canadesi) non é in grado da sola di tenere nemmeno sgombro un perimetro aeroportuale ( cosa che a Dien Bien Phu ai francesi gli riuscì per un paio di mesi) ed ha il sacro terrore dello scontro armato tra fanterie che al primo morto farebbero cadere un governo.

Senza gli americani non si va da nessuna parte. Era una lezione da imparare fin dalla crisi di Suez del 1956, ma a quanto pare, nessuno ha tratto ammaestramento.

Quando la Francia contestava apertamente la leadership USA e il NYT rispondeva

Se ne deduce ragionevolmente che per creare un esercito europeo l’Ue ha bisogno di sangue nuovo e diventa necessario ipotizzare un esercito europeo che integri la Turchia ( analogamente a come Prodi ipotizza un numero di paesi partecipanti “non coincidente con tutta la UE, come nel caso dell’euro” si potrebbe integrare la Turchia nel solo esercito continentale, restando in attesa di ” progressi civili in altri campi”. Ritengo che Erdogan sarebbe felice di togliersi un pò di militari da torno e noi disporremmo di truppe scelte e capaci di sacrifici e tenacia senza i quali le battaglie non si vincono). Il compianto ministro Beniamino Andreatta teorizzava che l’eroismo può esistere solo al di sotto di una certa cifra di reddito medio che in Europa abbiamo ormai superato da un pezzo.

Una seconda deduzione potrebbe essere la constatazione della inadeguatezza politica del vertice della NATO ossia del segretario Generale Stoltenberg troppo prono al volere del grande fratello, il quale deve capire che molto forte ma inadeguato intellettualmente.

La guerra vittoriosa e la politica sono essenzialmente attività prima intellettuali e di cultura, due caratteristiche che gli Stati Uniti hanno dimostrato di non possedere in aggiunta alla indiscussa ricchezza e capacità logistica e tecnologica.

Non si può – rebus sic stantibus- “ripensare la NATO” come vorrebbe chi lavora per fare gli interessi di Macron, si può, invece parlare francamente all’alleato e dirgli a muso duro che l’Europa non può essere rappresentata da un altro Quisling norvegese più servile del primo e la Segreteria Generale deve andare a un italiano, e non a un, senza offesa, Pontecorvo qualsiasi, ma a un ex militare ben collaudato che consenta loro di ricevere in cambio la lealtà che un diplomatico o un politico di lungo corso non possono garantire se non a chiacchiere.

A un italiano, perché finora Manlio Brosio ( che non era un diplomatico di carriera) é stato il miglior segretario, perché é bene che i tedeschi non abbiano quel posto ancora per un pezzo, perché un francese farebbe politica per conto del suo governo e portoghesi e bulgari sono già impiegati abbondantemente….

L’Europa intera ha avuto una gradita sorpresa di vedersi salvata dalla intelligenza e tenacia di Mario Draghi, la NATO potrebbe avere una sorpresa analoga.

USA/AFPAK: SECONDO TEMPO

CONTRATTACCO FINANZIARIO USA. PARTE IL SOFFOCAMENTO FINANZIARIO. PROVOCHERÀ RITORSIONI TERRORISTICHE?

L’ex capo della CIA Leon Panetta collega il Pakistan con i recenti avvenimenti ( ai suoi tempi crearono la soglia AFPAK per dire che i due paesi erano un tutt’uno, si profila una nuova fase della guerra in Asia.

li Stati Uniti hanno il controllo su tutte le riserve di cambio dei paesi più o meno satelliti e con l’Afganistan non hanno fatto eccezione: hanno appena bloccato nove miliardi di dollari – in contanti e buoni del tesoro USA – depositati a garanzia in banche americane.
Il pretesto adottato é che attualmente non esiste attualmente un governo riconosciuto dell’Afganistan.

Sono entrati venti anni fa infischiandosene della legalità internazionale e adesso escono facendo i legalitari ad oltranza.

Anche l’ FMI ha annunziato che lunedì non liquiderà un fondo speciale di prelievo già concesso senza garanzie all’Afganistan.
Queste notizie sono state date dal governatore della Banca centrale tempestivamente fuggito domenica sera.

Da notare e sottolineare il fatto che questo provvedimento iugulatorio, adottato anche contro il Venezuela, nel 2014, gli USA non lo presero a carico del DAESCH che si impossessò di circa un miliardo di dollari dei fondi del governo regionale curdo di Mossul e li spese per finanziare le sue attività.

Viene da chiedersi con chi stianno realmente questi indecifrabili bugiardi o se non sia meglio rimpatriare il nostro oro per metterlo in sicurezza.

Viene anche da chiedersi se non si rendano conto che il blocco finanziario potrebbe affrettare l’arrivo della influenza cinese. O lo hanno fatto perché preferiscono i cinesi ai russi. Non hanno ancora capito che ora si confrontano col blocco Russia-Cina?

Prevedo che i Talebani potrebbero reagire autonomamente a questa misura bloccando gli espatri da Kabul e collegando i visti di uscita ( anche di americani, o di occidentali) con lo sblocco dei loro fondi; oppure seguire l’esempio iraniano coi francesi, lanciando attacchi terroristici – ovviamente anonimi- a strutture governative o finanziarie americane ovunque si trovino. Ad esempio a Londra o Amsterdam.

I TALEBANI: COME NACQUERO, COSA PENSANO E CHE FARANNO

Il mio post facebook dello scorso sabato sul Mullah Omar ha avuto un record di preferenze, segno che le persone sono assetate di notizie sul personaggio,morto anni fa, e sui TALEBANI di cui non si sa nulla ( un pò come per Assad di Siria e gli Alauiti) per ignoranza e per la ferrea censura sostanziale esercitata dal monopolio informativo planetario esercitato dalle cinque agenzie di stampa ( AFP, REUTER,AP, BLOOMBERG…) che danno notizie ai media di tutto il mondo in armonia coi governi occidentali che contano.

Pochi sanno chi siano i TALEBANI , come e quando siano nati, cosa vogliano e a chi o cosa debbano la loro vittoria sugli Stati Uniti d’America.

Sono nati nel sud del paese attorno alla metà degli anni novanta come reazione alla situazione di caos creata dall’evaquazione dei sovietici e dal vuoto di potere che ne seguì.

La storia del Mullah Omar la sapete già, come sapete le fame di legge ed ordine che provocò la sua reazione e la crescita politica conseguente. Non si trattò di un uomo solo, ma di una parte di clero sunnita formatosi a metà del secolo precedente a DEOBAND ( India) che volle strumentalizzare la religione in funzione anticoloniale e antibritannica.

E’ un movimento culturale-religioso composto da giurisperiti ( dottori della legge “ Ulema”: colui che insegna) e si rivolge agli allievi ( talebani: domandatori; da taleb domanda) della scuola coranica ( madrasa).

Per mantenere l’ordine e far rispettare le leggi, gli allievi si armarono di Kalashnikov sovietici residuati e – agli ordini dei giudici-dottori della legge – iniziarono a imporne il rispetto, non di astruse pandette occidentali, ma della Sharia che tutto l’Islam conosce a memoria e che gli Ulema interpretano a richiesta.

Il passaggio al rigore islamico interpretato dai troppo giovani zeloti e il loro ostentato disinteresse per l’Economia, provocò una prima reazione popolare e la mancanza di contatti internazionali ed il loro provincialismo favorirono quanti invocarono il sacro dovere dell’ospitalità, specie se – come Ben Laden- accompagnato da munifica beneficenza.

Il loro ostentato disinteresse e assoluta ignoranza per le cose economiche e il desiderio di combattere la corruzione portata dagli stranieri ( prima russi, poi americani) provocò un ciclo economico depressivo che favorì la loro espulsione dal potere grazie all’arrivo degli americani e del fiume di dollari con cui si aprono la strada.

L’invasione americana creò grandi aspettative di democrazia e prosperità, molti mestieri non furono più vietati sulla base di dettami coranici anche mal interpretati, la proibizione delle esecuzioni pubbliche provocò ondate di sollievo, il minor rigore zelota nella applicazione delle leggi visto con gratitudine. Le elezioni del 2001 fecero nascere speranze e una nuova classe politica e sociale che giunse all’apice con le elezioni del 2004.

D’altro canto, un amico che mi legge ogni tanto mi ha scritto d’aver incontrato un ufficiale USA che durante il Ramadan gli chiese contro chi fosse rivolta quel corale sciopero della fame…

Cretini DOC furono importati dagli Stati Uniti e nominati ministri e presidenti, il flusso dei lavori e dei favori incentivò nuovamente la corruzione, il rilassamento dei costumi e la presenza di militari giovani stimolò ogni genere di deviazioni, la coltivazione e il traffico degli oppiaceo aumentò fino a tenta volte nella fase finale dell’esperienza; la spicciativa temerarietà culturale con cui furono risolte questioni di diritto civile creò malanimo. Le logiche tribali ripresero il sopravvento e si iniziò a rimpiangere la frusta casalinga dei talebani, giudici incorruttibili.

Trasformare un uomo di fede in un combattente non richiede sforzi: é già temprato, frugale e pronto al sacrificio. Era solo questione di tempo. Scrissi sul questo blog, il 4 maggio 2011,che ci potevano volere dieci anni e dieci anni ci sono voluti. ( cfr: https://corrieredellacollera.com/2011/05/04/gli-usa-vinceranno-in-pakistan-e-i-talebani-in-afganistan-di-antonio-de-martini/).

Cosa pensano? Sono nazionalisti, sovranisti, rigorosi difensori della legalità, moralisti come tutti gli uomini che vivono tra loro e molto affini alla mentalità e psicologia degli evangelisti americani, mutatis mutandis.

Cosa faranno? Governeranno esattamente come prima, ma senza esecuzioni pubbliche e con un occhio più attento alle reazioni e relazioni internazionali, ma senza dimenticare chi li ha aiutati e perché. Il Pakistan.

l’appartenenza all’Etna Pashtun li rende utili ai pachistani in funzione anti indiana e se dovessero gestire alcune attività terroristiche segrete, lo farebbero per cavare le castagne dal fuoco ai pakistani che devono dare prova di moderazione agli americani in cerca di capri espiatori. Potrebbero offrire kamikaze per operazioni in India, in Cachemir e in Inghilterra con cui il Pakistan ha conti in sospeso per via delle attività di intelligence che hanno avvelenato i rapporti con gli USA.

Attentati a noi non ne prevedo. Prevedo invece, grazie alla nostra irrilevanza politica che potremmo raccogliere contratti che, per ora , gli americani per ragioni di opportunità non possono sollecitare. Penso alla SNAM che potrebbe offrirsi per l’attività progettuale del grande pipeline Iran Cina dove saremmo in concorrenza con la Russia che ha un eccellente uomo di intelligence in grado di influire in Pakistan ad alti livelli, mentre noi potremmo farlo in Iran.

Gli USA nel 1975 assorbirono centomila vietnamiti nel loro paese, mentre noi mandammo a prendere, con Zamberletti ricordate ? con due navi da guerra, qualche centinaio di boat people. Oggi rischiamo che accada il contrario…

Per fortuna, tutti gli afgani che hanno ottenuto promozione economica e sociale ( e di cui i talebani favoriranno l’esodo) hanno il mito degli USA e una gran voglia di investire i loro sudatissimi dollari.

LE BOMBE SULL’AFGANISTAN HANNO FATTO UNA VITTIMA: BIDEN

Testo battuto sabato ma pubblicato solo oggi grazie alla cessazione del servizio WIND TRE nell’area.

Zabibhullah Mujaid, portavoce dei Talebani ha dichiarato che il movimento degli “ Studenti in religione” é favorevole all’evacuazione degli americani.


Infatti, dalla dichiarazione di tregua in poi, gli americani non sono stati attaccati e questo ha reso disponibili concentramenti di più forze per attaccare i governativi.

L’intelligence USA ( e quella afgana) hanno realizzato gli ultimi, si spera, due buchi nell’acqua a dimostrazione – non solo della inefficienza- ma anche della mancanza di contatto con la realtà del paese e del loro stesso esercito.

1)Non si aspettavano il crollo psicologico dei militari afgani alla cessazione dell’appoggio aereo e logistico americano. Il che ha consentito ai talebani la presa di controllo di due terzi del paese in una settimana.

L’invasione d’Italia di Carlo VIII fu chiamata “la guerra dei gessi” dai segni che l’intendenza faceva sui punti di ristoro per le truppe. Fu l’impegno più gravoso data la mancanza di resistenza. E questa avanzata dei Talebani me la ricorda.

2)Prevedevano che l’attacco venisse dal sud del paese e sono stati sorpresi dall’attacco Nord-Sud. Credevano che il Nord fosse rimasto ai tempi di Massoud, il leone del Pamshir….

Su circa 140 distretti “conquistati” le truppe governative ne hanno riconquistati dieci.
Una campagna di omicidi mirati di piloti ha debilitato l’aeronautica afgana che sarebbe stato l’unico asso nella manica del presidente Ghani.

L’invio in urgenza di tremila uomini ( due battaglioni di Marines e uno di fanteria) in aggiunta ai seicento già a presidio dell’ambasciata USA e l’afflusso di militari inglesi a protezione di quella britannica, da la misura della della mancanza di cooperazione persino a livello di difesa ravvicinata sullo stesso percorso per l’aeroporto.
Ognuno per se.

La presenza di questa brigata ( più i mercenari delle compagnie private ancora in loco) dovrebbe tenere i talebani lontani da Kabul per qualche tempo e permettere negoziati, ma l’afflusso dei profughi nella capitale ( ah se qualcuno avesse letto Machiavelli !) renderà la situazione alimentare e logistica insostenibile per gli “assediati”.

Uno dei giovani generali dell’esercito governativo – Koshal Sadat 35 anni- ha dichiarato : “tutto ciò di cui un soldato ha bisogno é di un vero leader” cioè che le truppe sono disposte a battersi e a cessare le diserzioni, se a capo si trovassero un vero comandante ( sottinteso, non un fessacchiotto come il presidente Ashraf Ghani).

Insomma si rivive la situazione tipica americana con un docile ometto gradito agli occidentali ma per le stesse ragioni non apprezzato dal popolo e dai suoi stessi soldati.

Il portavoce del Pentagono citato ieri sera dal corrispondente RAI Di Bella, ha detto “ il denaro non può ottenere la volontà politica.”
Una bella ammissione. Giunge con un ritardo di almeno mille miliardi di dollari ( di cui una ventina nostri).

COSA SUCCEDERÀ

Gli Stati Uniti vorranno isolare il paese sostenendo che viola i diritti umani e che potrebbe “ nuovamente ospitare terroristi” ignorando che chi ospitava Ben Laden era il Pakistan….

Oltre a ignorare la storia dell’Afganistan ignorano- evidentemente – anche la geografia: trascurano che l’Afganistan confina col Pakistan e con l’Iran due paesi che NON possono neppure volendo isolare il vicino; gran parte degli abitanti sono nomadi e vivono di pastorizia ( transumanza frontaliera) e che quindi i consigli di sanzioni sono illusori e inefficaci. Anche i vicini russi saranno lieti di riannodare i rapporti con paese che li scacciò, in nome della solidarietà tra sanzionati…

Ignorano – o fingono di ignorare- anche le cronache dei giornali.
La Turchia é in eccellenti rapporti coi paesi summenzionati e con i tre “ stan” ( Kirghizistan, Turkmenistan,Uzbechistan) e sta affacciandosi sul problema nell’ottica di “rendersi utile” e rifornire il Pakistan di equipaggiamenti militari in sostituzione di eventuali sanzioni USA.

L’Iran ha in progetto un gas-oleodotto verso la Cina ( via Pakistan e…Afganistan) e la situazione é diventata favorevole.

Il complesso militare Russo Cinese ha appena completato una manovra militare congiunta di 13.000 uomini in Cina. Tra gli obbiettivi della esercitazione, verificare la capacità dei soldati russi di utilizzare armamento cinese.
Questo significa decuplicare in poco tempo la capacità di equipaggiamento russa e la pericolosità navale della Cina.

Esistono anche altri paesi , come l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti che non isoleranno mai l’Afganistan e almeno questo avrebbero dovuto capirlo durante i lunghi, mesi di negoziati a Doha.

Era cominciata come una scampagnata di quei discoli della CIA a caccia di Ben Laden in Afganistan e rischia di concludersi come il più importante indebolimento strategico della storia degli Stati Uniti contro quasi l’Asia intera.

L’Organizzazione di Shangai , costituita da tutti i paesi confinanti citati, sarà lieta di accogliere il nuovo socio. By the Way, un altro sanzionato, la Bielorussia, é membro osservatore del gruppo, mentre gli USA si sono visti respingere la richiesta di adesione….

Al confronto, lo smacco siriano é una gaffe di poco conto e il problema palestinese una grana momentanea.

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