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TRA JOHNSON E MACRON, BIDEN SCEGLIE L’ANGLOSFERA E LA CHIAMA UKAUS

Proprio nel post di ieri rievocavo la creazione dell’area ABDA ( American, British, Dutch, Australian) durante la seconda guerra mondiale: una coalizione antigiapponese che nei pochi mesi di vita collezionò solo sconfitte . Ora la chiama Uk- A- US., ma negli scontri marittimi funzionò solo a Lepanto.

Nasce una triplice alleanza marittima anticinese. La Francia scartata a priori, se vuole l’alleanza europea , deve pagare un prezzo.

l’Australia accede alla propulsione nucleare.

Allora anche l’Italia può adottare il progetto della nave a propulsione nucleare che gli USA ci bloccarono a metà anni sessanta, oppure ammettere che esiste l’anglosfera dei signori anglosassoni della guerra e la carne da cannone italiana.

Mentre la Francia brigava con Prodi e i compagnucci della parrocchietta per creare una forza armata europea di pronto intervento, gli Stati Uniti hanno varato improvvisamente e senza informare nessuno degli alleati, una triplice alleanza delle ” democrazie marittime” con una dotazione di sottomarini nucleari ( adesso si capisce perché gli inglesi hanno pochi giorni fa spostato la flotta quasi per intero verso l’area indio-pacifico).

La Francia ha avuto una reazione isterica , un’altra l’avranno i nostri dirigenti nazionali costretti a scegliere tra Europa e USA-UK ma per l’Italia si aprono opportunità insperate a condizione che riusciamo fare uso di dignità e cervello.

Intanto una lezione: Per prima cosa gli USA hanno definito la loro priorità ( che non é la Russia, ma la Cina che ha riempito il vuoto lasciato dal Giappone nel 1945 con l’offerta di ” ricchezza condivisa”) e in conseguenza di questa hanno definito una strategia in tre punti: a) rafforzare il potere marittimo nel sud ovest pacifico e nella Insulindia in maniera da creare un cordone marittimo attorno alla Cina e rassicurare Taiwan , Corea , Giappone, Indonesia. b) proseguire nel rafforzamento dei legami con l’Australia per produrre un progressivo distacco dall’Inghilterra che segue di malavoglia la nuova coppia: Nuova Zelanda e Canada, che ha già sparato le sue cartucce contro la Huawei, non partecipano.

c) Dare un segnale chiaro agli europei – e tra questi i turchi, gli israeliani e i sauditi – che gli USA considerano finita l’epoca delle concessioni speciali. E’ il privilegio presidenziale se non si spera in un secondo mandato.

Il vantaggio concesso , a caro prezzo, all’Australia é l’accesso alla tecnologia nucleare: sommergibili nucleari made in USA al posto dei 12 sommergibili a propulsione convenzionale del contratto francese che ammontava a 50 miliardi di dollari di cui otto di elettronica esclusiva francese. Numero e prezzi sono ignoti, ma ingenti al punto da aver provocato vivaci reazioni dell’opposizione.

Il Premier australiano SCOTT MORRISON ha aderito alla proposta anche se accusato dalla capa dell’ opposizione di aver sprecato un miliardo ottenendo zero sottomarini dato che il lavoro fatto dal 2016 ad oggi coi francesi viene azzerato.

Questa scelta americana mette Emanuel Macron in seria difficoltà poiché é alla vigilia delle elezioni presidenziali e aveva cercato successi esteri per controbilanciare l’impopolarità di casa. Fallito il contenzioso coi turchi, non riuscita la mediazione col Libano , ora si trova ad avere al suo attivo unicamente l’assassinio di un capobanda del Mali e la speranza che gli italiani gli approvino l’idea della Comunità Europea di Difesa….. Il generale Boulanger si suicidò per meno.

L’Italia si trova in una posizione ambigua ma privilegiata, a metà strada tra Europa e USA e lo si vede dal corteggiamento di cui é oggetto negli ultimi tempi, da alcuni impropriamente attribuito al carisma del pur ottimo Mario Draghi. Gli USA hanno bisogno di noi per mantenere il controllo del Mediterraneo, del Maghreb, e frenare la deriva filo slava della Germania.

La Francia senza l’apporto italiano vedrebbe naufragare anche il sogno della forza europea di intervento rapido che la aiuterebbe a mantenere il controllo dell’Africa sub sahariana. La Germania perderebbe il suo migliore e più vicino mercato e un membro fondatore della Comunità Economica Europea. Ci han riempito di soldi e di elogi, ma possiamo ottenere di più.

I Cantieri navali francesi defraudati della commessa australiana per la quale si era speso personalmente Macron, saranno costretti a onorare il contratto con FINCANTIERI che aveva già pagato profumatamente per il controllo, ma anche questo non basta più e dobbiamo vedere cosa possono offrire gli americani.

Con questa mossa audace, mercantile e geopolitica a un tempo, gli USA hanno preso atto non solo che la leadership impone scelte e patti chiari, ma anche che in una coalizione non ci devono essere figli e figliastri a pena di malumori che minano le alleanze.

Nel 1966, progettammo per la Marina Militare un sottomarino a propulsione nucleare che avrebbe preso il nome di “Guglielmo Marconi”. Gli Stati Uniti posero il veto.

In sostituzione della ” Vulcano,”ripiegammo su un progetto di nave appoggio da 18.000 tonnellate a propulsione nucleare progettata da Fincantieri, che all’epoca si chiamava Italcantieri. La nave si sarebbe chiamata “ Enrico Fermi”.

Anche qui ci fu il veto americano. E’ giunto il momento di presentare, amichevolmente, le nostre richieste e di chiarire che il veto allo sviluppo di tecnologie nucleari italiane non é contemplato, visto che per gli australiani si é fatta eccezione al Trattato di non proliferazione nucleare ( TNP).

Commercialmente, gli USA si sono presi mezzo secolo di vantaggio e può bastare. Altrimenti il Mediterraneo e i turchi se li controllino con gli australiani che se ne sono già fatti un’idea a Gallipoli.
Se anche questa volta starete zitti e ossequiosi senza trattare francamente per sviluppare tecnologie nucleari non di guerra, é la volta che anche le casalinghe di Vigevano vorranno mettervi al muro.

RASSEGNA STAMPA INTERNAZIONALE DEL SABATO 4 APRILE a cura di Gianni Ceccarelli

L’indice della miseria è costituito come è noto dalla somma di alcuni fattori (inflazione, disoccupazione, tassi di interesse, in rapporto alla crescita del PIL pro capite). E’ stato di recente calcolato per 108 Nazioni e secondo tale classifica le cinque Nazioni più “misere” alla fine del 2014 erano: il Venezuela (MI 106,03; elemento più importante: i prezzi al consumo); l’Argentina, la Siria, l’Ukraina e l’Iran (49,10: elemento più importante la disoccupazione). Sempre nello stesso anno l’Argentina l’Ukraine erano “felicemente” arrivate tra le prime cinque, sostituendo il Sudan, Sao Tome e Principe. Allo stesso momento, le cinque Nazioni meno “misere” erano il Brunei (MI 4,94; elemento più importante i tassi di interesse), la Svizzera, la Cina, Taiwan e il Giappone (6,18, elemento più importante la disoccupazione).

http://www.cato.org/blog/world

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CINA: IL RIARMO PROSEGUE CON PERCENTUALI A DUE CIFRE. IL GIAPPONE SI INNERVOSISCE. di Antonio de Martini

Alla Riunione dell’assemblea nazionale di 3000 persone apertasi a Pekino, il presidente Jin Ping ha risposto da  vero mandarino, in forma indiretta, al premier giapponese Shinzo Abe ( 52 anni) che al recente  meeting di Davos aveva paragonato la situazione cino-giapponese attuale, alla competizione tra Germania e Inghilterra prima della prima guerra mondiale:  lo stanziamento per la Difesa di quest’anno sarà di cento miliardi di dollari. Continua a leggere

STATI UNITI D’AMERICA. CENTO ANNI DI SOLITUDINE: DALL’ISOLAZIONISMO ALL’ISOLAMENTO POLITICO. di Antonio de Martini

La grande differenza tra gli Stati Uniti e l’Italia è che mentre la legittimità di governo italiana per ragioni geopolitiche non può prescindere dalla politica estera, quella statunitense – per ragioni storiche si basa unicamente sulla politica interna e anche se la storia degli USA è costellata di interventi esteri, questi hanno in se sempre una motivazione di politica interna e qualche volta vi sottende addirittura una mera logica elettorale.
Questo legame con le problematiche interne americane stanno sempre più portando gli Stati Uniti all’isolamento politico internazionale.

Se date un’occhiata alla storia degli interventi militari USA degli ultimi anni, ne calcolate diciassette.

Il primo intervento ( del nuovo periodo, perché dalla guerra di secessione in poi, ne contiamo tredicimila classificati in tre gruppi: overt, covert e clandestine) fu a Granada, una piccola isola caraibica identificata come un pericoloso focolaio comunista caraibico che era necessario debellare, anche a richiesta di una non più vista o sentita ” Associazione degli Stati dei Caraibi Orientali”.

I morti – 19 – furono a un dipresso le perdite subite durante una manovra del ” fuoco amico” in una tranquilla esercitazione nel Nevada.

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LA CORSA AGLI ARMAMENTI IN ASIA E IL PRETESTO COREANO. di Antonio de Martini

http://corrieredellacollera.com

Benché ci siano famiglie italiane che stanno ancora mangiando le scatole di sardine comprate durante la guerra di Corea ( 1950- 53), rieccoci all’isterismo atomico  che ha caratterizzato i miei primi puberi impulsi politici e che ricordo perfettamente.

Lo scenario è lo stesso: la penisola coreana. I protagonisti sono le due coree, USA, Russia( ex URSS) e la Repubblica Popolare Cinese. All’epoca, era ( in apparenza) Russia e Cina contro gli USA. Oggi ( anche se non appare ancora) USA e Russia contro la Cina.  La prima crisi di Corea servì a Stalin per evitare una alleanza geopolitica USA-Cina.

La seconda, serve a  Vladimir Putin per la stessa ragione.

La minaccia della seconda serve esattamente allo stesso scopo ( per i russi). Per gli USA serve per giustificare lo spostamento di uomini e mezzi necessari ad accerchiare strategicamente la Cina, ma con una buona scusa, un po come quando una signora per bene prende la scusa del topolino per saltare inn braccio a un corteggiatore senza perdere la  rispettabilità.

Seguitemi con attenzione. Continua a leggere

FALLISCONO LE SANZIONI ALL’IRAN E AL SUO PETROLIO IN VISTA DELLE ELEZIONI AMERICANE. di Antonio de Martini

Nel corso del mese di marzo, il Giappone e dieci paesi europei, stando alla Reuters, hanno ricevuto alcune esenzioni dall’osservanza dell’embargo decretato dagli USA ( nota: non dalle Nazioni Unite) nei confronti dell’ Iran.

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ESISTONO ALTERNATIVE ALLA GUERRA CHE SI PREPARA?

I lettori de ” il corriere della collera ” si saranno ormai resi conto che e’ in corso un confronto globale che vede gli Stati Uniti nella inedita posizione di “potenza apertamente aggressiva”che sta conducendo un ” build up” militare a livello planetario nei confronti della Cina secondo la collaudata strategia Dullesiana del ” Brinkmanship” ossia di spingersi fino all’orlo dell’ abisso del conflitto nucleare, nella convinzione che, di fronte alla prospettiva di una guerra contro la principale potenza militare del mondo, anche chi ha ottime prospettive di vittoria, offre una alternativa accettabile.
Per risalire a un comportamento sfacciatamente aggressivo USA come quello odierno, bisogna risalire alla secessione colombiana per ottenere la nascita dello Stato fantoccio ( panama) che ospitasse il loro canale di passaggio dal Pacifico all’Atlantico, oppure alla guerra alla Spagna per strappare con la forza e senza tante scuse,le Filippine prima e Cuba poi
Splendida la replica del Console inglese a Cuba durante un te’.
Richiesto se fosse pro USA o Spagna, replico’ porgendo la tazzina: ” ne limone ne latte, grazie”
Altri tempi, altra classe.
Dai tempi di Foster Dulles, indimenticato segretario di Stato col fratello direttore della CIA, il ” Brinkmanship” ha funzionato bene e spesso, anche se tutti ricordano quasi solo la crisi di Cuba del 1962 , attivata dai fratelli Kennedy.
La tecnica consiste nel preparare la guerra con grande determinazione e aggressività’ aspettando l’ attimo di tentennamento in cui l’ avversario – anche solo per aver la coscienza serena – offre una soluzione che e’ sempre l’offerta migliore che si possa ottenere.
Il build up e’ iniziato nel momento stesso in cui gli Stati Uniti si sono resi conto che la Cina minava l’essenza stessa dell’American Dream coltivando le colonie cinesi d ‘ America ( ottenendo successi di reclutamento di scienziati Cinoamericani a fini di spionaggio) e soprattutto quando si resero conto che il piano di penetrazione cinese in Africa stava mietendo successi inattesi e rapidissimi in un continente che ha ricchezze anche petrolifere, decisive per il predominio mondiale.
Il build up politico militare e’ iniziato a primavera col viaggio di Obama in India ( il nemico strategico della Cina al quale hanno appena venduto 60 elicotteri da attacco “”Apache” e stanno trattando altri 200 “multitask”), Indonesia , Corea e Giappone- ampiamente seguito da questo blog- continuato con la visita della Clinton ai primi di ottobre In Kirghisistan e dintorni , ma soprattutto con il consolidamento del bastione avanzato Pakistan-Afganistan con ben 17 basi aeree di cui al mio post di ieri l’altro e un piano di riavvicinamento col Viet Nam ( aiuti per mezzo miliardo di dollari annui) e la firma degli accordi militari con gli australiani con impegno a manovre navali periodiche e frequenti, accordo esteso a Singapore e Corea del Sud.
Entro un paio di anni il build up sarà’ completato dal riarmo aeronavale che rafforzera’ le sei portaerei e i 100.000 uomini – tra Okinawa , Corea e Giappone – che si trovano gia’ nello scacchiere del sud ovest Pacifico . Nuovo revival con Formosa ( Taiwan) alla quale hanno venduto una grossa fornitura di aerei , nuovi, ma non troppo.
Insomma tra alleanze e affari militari, mi ricorda il film di Sordi ” finche’ c’e guerra, c’e’ speranza.”
Lo schema ricalca un po’ quello del contenzioso col Giappone negli anni trenta col contrasto economico diplomatico che sfocio’ nella esasperazione giapponese che condusse all’ attacco a Pearl Harbour ed alla guerra , con la differenza che i cinesi non saranno cosi’ ingenui da attaccare per primi e non sono cosi’ piccoli come il Giappone.
Un’ altra differenza strategica importante da ricordare fu che , mentre gli anglosassoni adottarono immediatamente una strategia comune – con errori iniziali rovinosi a spese principalmente dei possedimenti olandesi- il Giappone e i suoi alleati adottarono strategie differenti e non coordinate.

Fino all’ultimo istante non capiremo se gli USA tra le opzioni a loro disposizione sceglieranno la guerra o l’ accomodamento del ” last minute” .

La strategia cinese, carica di ” umilta’ ed umorismo”, evitando il confronto diretto , lasciando capire ad ogni occasione di snobbare con leggerezza il mito del mondo unipolare , aiutando l’euro ( ma rifiutando l’ etichetta di ” Salvatore”) , strizzando l’occhio all’Iran minacciato per la sua ricerca di indipendenza nucleare; sostenendo la Corea del Nord, ma comprando bond americani, ponendo- ma assieme alla Russia- il veto all’ attacco alla Siria; offrendo all’Indonesia e all’ India di commerciare nella loro moneta rifiutando così il ruolo di re dollaro. Ma senza mai irrigidirsi in una posizione frontale di contrasto.
Ha sospeso la penetrazione economica in Africa dove aveva peraltro investito cifre di assoluto rilievo.
La sua forza e’ la quantità’ di lavoro e di moneta che può profondere ovunque. ( segue)

La Cina ridisegna le rotte commerciali del mondo e attacca il dollaro, mentre Obama è alle prese con la Libia. Lo aspetta un duro risveglio.

Tra le profezie più rapidamente smentite della storia, mettiamo subito la dichiarazione di Cesare  Romiti ( presidente dell’associazione Italia Cina) il quale  ha confidato alla  Maria Latella in TV che, in queste recenti  vicende Mediterranee Continua a leggere

La strategia USA nel mediterraneo. Il cardine è il petrolio, ma adesso c’è una coincidenza di interessi e motivazioni.

 Gli USA hanno per anni tenuto un  duplice atteggiamento politico militare  che si può condensare con lo slogan ” Duri in Asia e molli in Europa” ( ricordiamo la Guerra di Corea e del Vietnam, lo schiacciamento della guerriglia in Birmania ( a cura degli inglesi), Continua a leggere

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