Archivi del mese: settembre 2021

VISTA LUNGA ASIATICA E EIACULAZIONI PRECOCI USA.

IL GRUPPO DI SHANGAI COOPTA L’IRAN E PUNTA A COINVOLGERE ANCHE ISRAELE NELLA SFERA DI RICCHEZZA CONDIVISA

Cina India e Russia assieme ai cinque paesi “stan” ( Kazakistan, Uzbekistan, Turkmenistan, Kirghizistan, Tajikistan) sembrano ormai decisi a contestare ufficialmente l’unilateralismo americano e la sua monomania proibizionistica, nullificando le sanzioni decise contro l’Iran, ammettendolo nel Gruppo di Shangai. altrimenti detto Shangai Cooperation Organisation ( SCO)nel quale era stato ammesso come osservatore quindici anni fa.

Si tratta di una organizzazione intergovernativa nata su un precedente trattato di amicizia e buon vicinato tra paesi asiatici, formalizzata e ampliata nell’aprile 2001.

Una successiva domanda di ammissione come paese osservatore fatta dagli Stati Uniti, fu rifiutata sulla base dell’inappuntabile considerazione che non si trattava di un paese dell’area. Meno fiscali con la Bielorussia che invece é stata ammessa.

inizialmente comprendente Cina,Kazakistan, Kirghizistan, Russia, Tajikistan, si allargò subito all’Uzbekistan ( a giugno) per poi includere nel 2017 ( quando fu chiaro l’esito dell’avventura afgana) a India e Pakistan.

Noterete che il modus operandi di questi paesi, ritmato sui decenni, é tipicamente asiatico e antitetico ai modi spicci degli americani. Ogni scelta viene pesata mille volte. Con questa adesione , dopo quindici anni in attesa di una composizione del contenzioso pretestuoso con l’occidente, l’Iran ha fatto la sua scelta; simile in questo alla Siria che prima di concludere l’alleanza con la Russia prolungò i negoziati per venti anni per dar tempo agli USA di fare un cenno – se non di amicizia- di non ostilità.

Le sanzioni antiraniane erano già una barzelletta dato che oltre metà dell’umanità non le aveva accettate, ma alcuni paesi ( India, Indonesia, Pakistan, Malesia) – per tenere i piedi in due scarpe- avevano chiesto una “esenzione petrolifera” agli USA che l’avevano concessa accontentandosi dell’omaggio formale.

Ora questa stessa metà dell’umanità ( i membri della SCO totalizzano circa 3 miliardi di persone) esce allo scoperto, accoglie l’Iran come un paese amico , gli offre mercati legittimi, non più a prezzi stracciati e una copertura politica che rende possibile ma non necessaria l’intesa con l’occidente.

In quest’ottica l’invio da parte del Pak-Afgan cooperation Forum di trecento tonnellate di generi alimentari alla frontiera afgana a titolo di solidarietà asiatica. I giapponesi negli anni 30/40 la chiamarono “sfera di co prosperità asiatica” , i cinesi la chiamano ” ricchezza condivisa”e questa volta sembra proprio che la parte del cattivo sia riservata agli USA. La Cina non attaccherà e nemmeno la Russia e se la Corea del Nord dovesse cadere nel tranello delle provocazioni, sarà un problema suo.

Ma non é tutto:

La Shangai International Port Group ( SIPG) ha concluso un accordo venticinquennale per la gestione del porto israeliano di Haifa ed il rinnovo delle sue infrastrutture. Partito nel 2001 con un miliardo di interscambio, il commercio tra Israele e la Cina é cresciuto fino a raggiungere gli undici miliardi nel 2018 per poi subire un assestamento attorno ai dieci nel 2020.

Con una serie di porti misteriosamente disastrati – come Beirut- o resi insicuri come Tunisi e Alessandria, Haifa offre la flessibilità necessaria alla espansione cinese attraverso il mediterraneo, ha mano d’opera a buon mercato che non si trova a Trieste o Atene e ha invaso di borsisti il paese noto per l’alta qualità del suo polo elettronico e dei suoi rapporti con gli USA.

La via della seta cerca di coinvolgere Gerusalemme nel suo progetto di ricchezza condivisa e ha trovato orecchie attente. Prima che il primo sommergibile australiano dell’ UKAUS tocchi il mare nel 2036 lo destineranno a Museo galleggiante.

IL PRECEDENTE DI UKAUS ( CONTRO LA CINA) SI CHIAMO’ ABDA (CONTRO IL GIAPPONE)

La Francia definisce Londra ” quinta ruota del carro”, accusa Washington di Menzogne e parla di crisi grave che avrà ripercussioni sulla riunione NATO di Madrid a ottobre.

Manifesto USA del 1943, quando l’area e il comando ABDA erano ormai disciolti, per stimolare l’arruolamento nella specialità sommergibilisti. L’immagine allude all’affondamento di una portaerei da parte di un sommergibile, ma la gran mattanza di Midway fu dovuta agli aerosiluranti.

” Parecchie decine di migliaia di parole nei codici più segreti erano state scambiate telegraficamente tra i governi di Gran Bretagna, Stati Uniti, Paesi Bassi, Australia, Nuova Zelanda, India e Cina per creare il comando ABDA col generale Archibald Wavel come comandante supremo.” Con queste parole Winston Churchill inizia il capitolo delle sue memorie riguardante l’attività del comando ABDA. ( W.Churchill: La seconda guerra mondiale, parte IV, vol II, pag 162)

La creazione di questo comando fu dovuta all’entrata nel conflitto degli Stati Uniti e del Giappone che diedero così un carattere mondiale alla guerra che divampava da più di un anno nell’emisfero settentrionale. L’entrata degli USA nel conflitto pose agli alleati problemi che l’Inghilterra e l’URSS – dati i teatri di operazione nettamente separati- non avevano dovuto affrontare, primo tra tutti il coordinamento operativo. In realtà, una contiguità si era verificata nella occupazione congiunta dell’Iran che fu invaso dagli anglo-sovietici con una operazione simile alla occupazione della Polonia , ma benché Churchill avesse promesso più volte a Stalin il rinforzo di due divisioni indiane, si guardò bene dall’ottemperare.

All’indomani dell’attacco a Pearl Harbour del 7 dicembre, Churchill decise di recarsi negli USA per affrontare e risolvere i problemidi coordinamento e cooperazione che si ponevano ( e che la triplice anticomintern non affrontò mai) e per assumere un ruolo guida nell’alleanza. Partito il 12 dicembre sull’incrociatore “Duke of York” con i capi di SM, si accorse che gli americani avevano idee chiare e un dettagliato piano di azione già pronto:

Gli Stati Uniti ritenevano ( e ritengono tutt’ora ndr) di essere strategicamente inattaccabili sul versante atlantico, non esistendo su quelle sponde, alcun nemico, attuale o potenziale, in grado di infastidirli, mentre sul Pacifico si affacciavano i due principali nemici della sicurezza e prosperità americana: Il Giappone e la Cina.

Più che piano d’azione strategica, gli USA approntarono un “metodo di lavoro”chiaramente ispirato al modello del Comando Unificato del Maresciallo Ferdinand Foch. Tale metodo di lavoro viene dagli Usa considerato tutt’ora valido. L’ultima sua applicazione é riscontrabile nel recente progetto NATO di Forza Multilaterale.

Queste pagine le ho tratte, pari pari, dalla mia tesi di laurea – anno 1966- ( La politica di guerra nell’area ABDA) relatore il prof Mariano Gabriele, che ho saputo da Virgilio Ilari con piacere essere ancora vivo, e che dipinge sinteticamente la situazione attuale: Gli anglosassoni sono stanchi ripetitori delle formule giudicate valide, ma temo che questo sia un loro giudizio temerario.

La conferenza, denominata in codice “Arcadia” fu tra le più fruttuose del conflitto: si definirono le linee strategiche della guerra, la priorità degli interessi inglesi nel mediterraneo e di quelli americani nel Pacifico, i rifornimenti alla Unione Sovietica, il grado di pericolosità degli avversari ( si decise di sconfiggere la Germania per prima, poi il Giappone e , buona ultima, l’Italia).

L’OBBIEZIONE DI CHURCHILL

Harry Hopkins , consigliere del Presidente Roosevelt, avvertì Churchill durante un ricevimento, che l’indomani gli sarebbe stata fatta ” una proposta interessante”. Nella riunione del giorno 26 la proposta venne presentata dal capo di Stato Maggiore Generale, Marshall e consisteva nella creazione di un comando misto, sul tipo di quello del Maresciallo Foch nel 1917/18 che sovrintendesse a tutta la parte di territorio ancora non occupata dai giapponesi, fino all’India esclusa.

Churchill ribatté immediatamente che la soluzione prospettata non gli sembrava ” né pratica né desiderabile”. aggiunse inoltre che l’unità di comando essere un’ottima cosa quando si ha una linea di fuoco continua – come nel caso francese dai Vosgi al mare- ma, nell’estremo oriente, alcune delle forze che potevano venire trovarsi sotto lo stesso comando, sarebbero state lontane tra loro mille e più miglia. Dopo febbrili consultazioni e un colloquio privato tra Churchill e Marshall il premier inglese accettò ila proposta il 28 dicembre. La lettera di Churchill al lord del sigillo privato é un capolavoro diplomatico di ego-nazionalismo. Vi consiglio di leggerla nelle sue memorie, anche per chi fosse interessato agli aspetti tecnico-militari della vicenda.

Appena costituito il comando ABDA– Wavel prese il comando il 7 gennaio– fu manifesta , oltre alla mancanza di mezzi, la mancanza dei presupposti di collaborazione date le divergenze di interessi, i sospetti reciproci, gli egoismi strategici già citati a proposito di Churchill, e la disarticolazione tattica che fu fatale all’ammiraglio Doormann ( olandese) nominato comandante della squadra navale incaricata di fermare l’invasione di Giava e del Borneo. Gli americani contribuirono con il maggior numero di mezzi ( una quasi portaerei male in arnese ( Langley) tre incrociatori pesanti, tredici cacciatorpediniere, ventotto sommergibili e naviglio minore, ma con un ammiraglio in capo olandese, come il comandante della flotta, ufficiali di quattro nazionalità differenti, senza affiatamento e poca copertura aerea il disastro era prevedibile.

Il 1 marzo il comando ABDA aveva cessato ogni attività e inglesi e americani, interpellato ciascuno il proprio governo e senza informare gli alleati minori ( Olandesi e australiani), fecero ripiegare le forze restanti verso l’India e Ceylon, mentre i caccia USA avevano già abbandonato il campo verso l’Australia.

MUTATIS MUTANDIS

Riportandoci ai giorni nostri, l’accordo, sotto le mentite spoglie di un comando militare, nasconde l’eliminazione di un concorrente industriale scomodo che si era aggiudicato una commessa da 56 miliardi di euro e che desiderava avere un ruolo importante nella zona definita di interesse prioritario degli Stati Uniti già dal presidente Obama..

Il segnale forte é stato recepito male dai francesi perché mira a dare una sorta di avviso di sfratto ai suoi possedimenti ( Nuova Caledonia e Polinesia) con oltre un milione e mezzo di cittadini francesi; perché l’Australia ha dimostrato di non aver accantonato il contenzioso con la Francia a proposito degli esperimenti nucleari e perché l’Inghilterra ha trovato il modo di vendicarsi per la guerra dei merluzzi tra i pescatori francesi e gli inglesi.

Gli Stati Uniti non intendono preparare la guerra ; il fatto nuovo piuttosto consiste nella cooptazione dell’Australia nel BRINKMANSHIP americano verso la Cina ( una serie di azioni quasi violente come per muovere guerra, destinate a intimorire l’avversario e indurlo a fare proposte di compromesso più vantaggiose) e non é chiaro se l’Inghilterra abbia avuto in questo un ruolo o se si sia inserita per non dimostrare al mondo di aver perso il controllo di un paese del Commonwealth a favore del grande fratello yankee. L’Australia ci guadagna una tecnologia di propulsione nucleare finora inibita ai paesi più piccoli ( e all’Italia) e andrebbero approfondite le motivazioni neozelandesi che finora, in materia di Difesa aveva marciato in sintonia con l’Australia.

Di certo, l’accesso alla tecnologia nucleare, sia pure di propulsione e non strettamente militare era stata un tabù per i paesi dell’area e i timori giapponesi di fronte alle iniziative nucleari nord coreane erano stati fugati dagli Usa con assicurazioni, ma adesso – specie dopo che l’ambasciatore francese a Seul ha lasciato intendere che la Francia starebbe trattando con la Corea del Sud in materia, il Giappone sarà difficile da rassicurare con le parole.

i duecentodieci esperimenti nucleari svolti dalla Francia tra Oceania e Sahara fanno di lei un partner capace di cedere questa tecnologia strategica a più di un governo.

Il prezzo da pagare per aver fatto una eccezione alla non proliferazione nucleare , per Joe Biden potrebbe essere ben più caro che quello della espansione commerciale della Huawei.

Di certo, Macron ha bisogno di un successo diplomatico – o industriale- immediato prima delle elezioni e la cessione di tecnologie nucleari, militari o logistiche hanno tempi lunghi. Secondo me, la Francia ridimensionerà – per questa volta- la propria insoddisfazione che resta intatta, ma chiederà un risarcimento di peso.

Ma deve considerare che gli USA nel Pacifico stanno promuovendo proprio quel che lei propone in Europa: una forza di intervento rapido a livello di scacchiere. ma entrambi non hanno la capacità di assiemare forze dotate di una unica volontà politica che é la conditio sine qua non del successo e della vittoria.

QUALI CONSEGUENZE AVRA’ IL BIDONE “UKAUS” DI BIDEN ALL’EUROPA E A MACRON ?

L’ultimo “tradimento” della settimana a Macron l’ha fatto Yves Le Drian, il ministro degli Esteri, che , nel richiamare gli ambasciatori a Washington e a Canberra , ha precisato – a scanso di equivoci- di averlo fatto “ su richiesta del Presidente della Repubblica”. Richiamato all’ordine ha ecceduto drammatizzando forse più del necessario.

La Francia ha mal digerito l’essere stata esclusa – lei membro permanente del Consiglio di sicurezza e alleata degli USA fin dalla guerra di indipendenza americana- dall’area indopacifico dove ha possedimenti ( la Nuova Caledonia e la Polinesia) e truppe ( ottomila uomini) e un milione e seicentomila elettori.

Il gesto non é inconsueto – la Francia lo fece, ma per un paio di giorni, nel 2019 anche verso l’Italia di Luigi Di Maio che flirtava con i maillot jaunes– Ma è la prima volta che la reazione francese assume questa intensità multipla, anche se non é la prima crisi franco americana.

Charles De Gaulle mise in difficoltà gli USA chiedendo il rimborso in oro di due importanti partite di dollari che misero la parola fine al sistema di Bretton Woods, ma fu una guerra segreta.

Ecco un articolo inglese anni sessanta che parla di ” guerra segreta ” di De Gaulle con gli USA. Ora la guerra diventa pubblica e apre spazi all’Italia.

Il Ministro degli Esteri Michel Rocard criticò Russia e USA accoppiati per essere contemporaneamente i più grandi produttori di petrolio al mondo e pretendevano di essere anche i rappresentanti dei paesi che ne volevano l’abbassamento del prezzo.

Dominique de Villepin – ministro degli Esteri- nel 2003 in piena assemblea dell’ONU si dichiarò contrario alla guerra irachena di Bush jr e compari, scoprendo gli altarini della cricca di Dick Cheney.

Questa volta la crisi é più importante perché investe il Presidente della Repubblica, perché lo scontro non é rimasto nel chiuso delle cancellerie e perché la partecipazione alla “ congiura” ha coinvolto anche l’Inghilterra – da poco uscita dalla UE , il che dà un tocco antieuropeo alla mossa americana – poco dopo la solenne promessa di Joe Biden di non fare più come Donald Trump e consultarsi sempre con gli alleati europei, prima di fare scelte importanti.

Ma il Donald non avrebbe saputo far meglio: uno schiaffo politico, diplomatico e industriale ad un tempo a un alleato di sempre cui ha mandato un avviso di sfratto dal Pacifico…

Questa crisi giunge alla vigilia delle elezioni presidenziali francesi, in un momento di vuoto di potere in Germania, proprio in contemporanea alla proposta di creazione di una forza armata europea autonoma e alla fine di una settimana in cui il Presidente Mattarella ha giurato fedeltà alla NATO e all’Europa a due giorni di intervallo. La nostra intelligence non é tale se permette un contropiede di questa portata al Presidente della Repubblica.

Peggiore, se possibile, la situazione con l’Inghilterra. La Francia l’ha snobbata non richiamando l’ambasciatore come ha fatto coi protagonisti dell’Indopacifico dove gli inglesi non contan più, ma il gesto di Boris Johnson ha reso irrevocabile e geopolitica la secessione commerciale già consumata e questa scelta – se non sconfessata dal Parlamento britannico – potrebbe avere influenza su tradizionali ” amici” dell’Inghilterra, Italia inclusa, anche se sto pensando all’Ungheria e ai paesi del patto di Visegrad.

TRA JOHNSON E MACRON, BIDEN SCEGLIE L’ANGLOSFERA E LA CHIAMA UKAUS

Proprio nel post di ieri rievocavo la creazione dell’area ABDA ( American, British, Dutch, Australian) durante la seconda guerra mondiale: una coalizione antigiapponese che nei pochi mesi di vita collezionò solo sconfitte . Ora la chiama Uk- A- US., ma negli scontri marittimi funzionò solo a Lepanto.

Nasce una triplice alleanza marittima anticinese. La Francia scartata a priori, se vuole l’alleanza europea , deve pagare un prezzo.

l’Australia accede alla propulsione nucleare.

Allora anche l’Italia può adottare il progetto della nave a propulsione nucleare che gli USA ci bloccarono a metà anni sessanta, oppure ammettere che esiste l’anglosfera dei signori anglosassoni della guerra e la carne da cannone italiana.

Mentre la Francia brigava con Prodi e i compagnucci della parrocchietta per creare una forza armata europea di pronto intervento, gli Stati Uniti hanno varato improvvisamente e senza informare nessuno degli alleati, una triplice alleanza delle ” democrazie marittime” con una dotazione di sottomarini nucleari ( adesso si capisce perché gli inglesi hanno pochi giorni fa spostato la flotta quasi per intero verso l’area indio-pacifico).

La Francia ha avuto una reazione isterica , un’altra l’avranno i nostri dirigenti nazionali costretti a scegliere tra Europa e USA-UK ma per l’Italia si aprono opportunità insperate a condizione che riusciamo fare uso di dignità e cervello.

Intanto una lezione: Per prima cosa gli USA hanno definito la loro priorità ( che non é la Russia, ma la Cina che ha riempito il vuoto lasciato dal Giappone nel 1945 con l’offerta di ” ricchezza condivisa”) e in conseguenza di questa hanno definito una strategia in tre punti: a) rafforzare il potere marittimo nel sud ovest pacifico e nella Insulindia in maniera da creare un cordone marittimo attorno alla Cina e rassicurare Taiwan , Corea , Giappone, Indonesia. b) proseguire nel rafforzamento dei legami con l’Australia per produrre un progressivo distacco dall’Inghilterra che segue di malavoglia la nuova coppia: Nuova Zelanda e Canada, che ha già sparato le sue cartucce contro la Huawei, non partecipano.

c) Dare un segnale chiaro agli europei – e tra questi i turchi, gli israeliani e i sauditi – che gli USA considerano finita l’epoca delle concessioni speciali. E’ il privilegio presidenziale se non si spera in un secondo mandato.

Il vantaggio concesso , a caro prezzo, all’Australia é l’accesso alla tecnologia nucleare: sommergibili nucleari made in USA al posto dei 12 sommergibili a propulsione convenzionale del contratto francese che ammontava a 50 miliardi di dollari di cui otto di elettronica esclusiva francese. Numero e prezzi sono ignoti, ma ingenti al punto da aver provocato vivaci reazioni dell’opposizione.

Il Premier australiano SCOTT MORRISON ha aderito alla proposta anche se accusato dalla capa dell’ opposizione di aver sprecato un miliardo ottenendo zero sottomarini dato che il lavoro fatto dal 2016 ad oggi coi francesi viene azzerato.

Questa scelta americana mette Emanuel Macron in seria difficoltà poiché é alla vigilia delle elezioni presidenziali e aveva cercato successi esteri per controbilanciare l’impopolarità di casa. Fallito il contenzioso coi turchi, non riuscita la mediazione col Libano , ora si trova ad avere al suo attivo unicamente l’assassinio di un capobanda del Mali e la speranza che gli italiani gli approvino l’idea della Comunità Europea di Difesa….. Il generale Boulanger si suicidò per meno.

L’Italia si trova in una posizione ambigua ma privilegiata, a metà strada tra Europa e USA e lo si vede dal corteggiamento di cui é oggetto negli ultimi tempi, da alcuni impropriamente attribuito al carisma del pur ottimo Mario Draghi. Gli USA hanno bisogno di noi per mantenere il controllo del Mediterraneo, del Maghreb, e frenare la deriva filo slava della Germania.

La Francia senza l’apporto italiano vedrebbe naufragare anche il sogno della forza europea di intervento rapido che la aiuterebbe a mantenere il controllo dell’Africa sub sahariana. La Germania perderebbe il suo migliore e più vicino mercato e un membro fondatore della Comunità Economica Europea. Ci han riempito di soldi e di elogi, ma possiamo ottenere di più.

I Cantieri navali francesi defraudati della commessa australiana per la quale si era speso personalmente Macron, saranno costretti a onorare il contratto con FINCANTIERI che aveva già pagato profumatamente per il controllo, ma anche questo non basta più e dobbiamo vedere cosa possono offrire gli americani.

Con questa mossa audace, mercantile e geopolitica a un tempo, gli USA hanno preso atto non solo che la leadership impone scelte e patti chiari, ma anche che in una coalizione non ci devono essere figli e figliastri a pena di malumori che minano le alleanze.

Nel 1966, progettammo per la Marina Militare un sottomarino a propulsione nucleare che avrebbe preso il nome di “Guglielmo Marconi”. Gli Stati Uniti posero il veto.

In sostituzione della ” Vulcano,”ripiegammo su un progetto di nave appoggio da 18.000 tonnellate a propulsione nucleare progettata da Fincantieri, che all’epoca si chiamava Italcantieri. La nave si sarebbe chiamata “ Enrico Fermi”.

Anche qui ci fu il veto americano. E’ giunto il momento di presentare, amichevolmente, le nostre richieste e di chiarire che il veto allo sviluppo di tecnologie nucleari italiane non é contemplato, visto che per gli australiani si é fatta eccezione al Trattato di non proliferazione nucleare ( TNP).

Commercialmente, gli USA si sono presi mezzo secolo di vantaggio e può bastare. Altrimenti il Mediterraneo e i turchi se li controllino con gli australiani che se ne sono già fatti un’idea a Gallipoli.
Se anche questa volta starete zitti e ossequiosi senza trattare francamente per sviluppare tecnologie nucleari non di guerra, é la volta che anche le casalinghe di Vigevano vorranno mettervi al muro.

SCRITTO IL 16 AGOSTO SCORSO: BARADAR SAREBBE STATO “BRUCIATO” DAL TROPPO INTERESSE USA E COSI’ E’ STATO. ORA GRAMELLINI PIANGE.

testo pubblicato su fb del16 agosto a commento di un articolo del Washington post, la parte che interessa l’ho messa in neretto.

La prima vittima della lotta per il potere é sempre il negoziatore preferito dagli USA. Baradar non ha fatto eccezione ed era facilmente prevedibile. Ecco la previsione fatta il 16 agosto.

Se fai satira di costume, limitati a quella.

“Trasmetto a riprova il servizio del Washington post di oggi a conferma che:

Il costo dell’impresa è stato di un trilione di dollari. Immaginate cosa ci si sarebbe potuto fare invece di ingrassare mercenari, Lockheed e compari. 

I morti 3500 circa più gli alleati (800 inglesi, 50 italiani ecc)

Lo Stato Maggiore USA aveva previsto 90 giorni di resistenza dell’esercito regolare. Hanno resistito dieci.

Il Dipartimento di stato prevedeva una durata da sei a 12 mesi…

Ghani è partito “ per evitare spargimento di sangue”( il suo). 

Baradar, il negoziatore talebano di Doha è stato tagliato fuori e resta a fare comunicati stampa ignorati dai generali vincitori.

I “ negoziati li fa chi ha combattuto e vinto “ sul campo”. 

Questo spiega la fretta ad occupare la Capitale e ricorda analoghe corse di De Gaulle e di Tito ad occupare la Capitale anche un attimo prima del grande alleato, o l’attesa dei russi che finisse la rivolta di Varsavia prima di entrare per non spartire il potere.

L’ultima speranza degli Americani di avere una interlocuzione dal profilo conosciuto, crolla.

Mazziati e cornuti. 

L’ex presidente Karzai ha deciso di restare in Patria con la famiglia e ha detto che i Talebani garantiranno vita e proprietà a tutti. 

Anche Heikmatar ha aderito al nuovo regime assieme ai governatori di alcune provincie.

Il governo provvisorio ha comunicato un NUMERO VERDE ( di periferia) cui i cittadini vittime di soprusi o necessitanti aiuto possono ricorrere e ha comunicato che presìdi di 15 uomini ciascuno sono stati assegnati a tutte le ambasciate a protezione di persone e beni.

Russi e Turchi hanno gia annunziato che non se ne andranno, gli inglesi hanno detto che l’ambasciatore partirà stasera e tedeschi,danesi e Finlandesi alleggeriranno l’organico sospendendo la cooperazione. 

Dalla ambasciata italiana nessuna nuova, buona nuova: la Difesa chiede di consentire l’ingresso in Italia a quattromila collaboratori.

In pratica chiunque abbia scopato con un italiano otterrà il visto d’ingresso.

Precauzioni anticovid, nessuna….”

NATO O ESERCITO EUROPEO? IL FALSO DILEMMA.

L’articolo cinque del trattato NATO fu concepito perché gli USA si impegnassero, automaticamente o quasi, a difendere l’Europa dall’aggressione sovietica. Invece é stato usato per farci intervenire in Afganistan come truppa ausiliaria degli USA contro un’orda di pastori spacciati per terroristi.

Non era una guerra difensiva e non l’abbiamo nemmeno vinta. La base giuridica del nostro intervento militare in Afganistan era che – In base all’articolo 5 del trattato NATO, applicato per la prima volta dalla sua esistenza- gli Stati Uniti d’America erano “stato aggredito” ( ma certamente non dall’Afganistan).

Su ventuno assalitori diciannove erano sauditi, uno libanese e comunque nessun afgano.) e l’intero dispositivo militare concepito per difendere l’Europa si é attivato per sguarnire di truppe il continente, violare sia la Costituzione italiana (art 11) e quella tedesca che proibiva interventi all’estero; favorire la costituzione di una forza multilaterale a conduzione statunitense mirante a occupare un paese di circa quaranta milioni di abitanti col pretesto che “ospitava terroristi ricercati”.

Anche questa asserzione é falsa. Non é mai stato spiccato un mandato di cattura internazionale a carico di Osama Ben Laden o del Mullah Omar, pur avendo arrestato, in giro per l’Asia e L’Europa – Italia inclusa- circa 750 persone rinchiuse nella base militare di Guantanamo ( a Cuba), nessun capo di imputazione é stato formulato a loro carico. A diciannove anni di distanza dalla cattura ( e detenzione) degli stessi, non si é proceduto nemmeno alla contestazione di un capo d’accusa. Poiché Guantanamo non é territorio degli Stati Uniti, nessun magistrato é mai intervenuto, fino a che un avvocato é riuscito a incardinare un giudizio in Florida contro i guardiani che procedevano alla alimentazione forzata di alcuni detenuti che protestavano col digiuno. Il ( la ) giudice trovò regolare ala procedura di ingozzare a forza i prigionieri quattro volte al giorno con un imbuto.

Tutti temi che oggi vengono trattati per analizzare la situazione afgana, ma che io preferirei oggi analizzare sotto il profilo NATO. Il trattato transatlantico nacque per interessare le aree occupate dagli alleati vincitori della seconda guerra mondiale alla data del 1 aprile 1948 ed era stato concepito come alleanza difensiva di fronte alla minacciosi attribuita a Stalin e alla Unione Sovietica che aveva dimostrato di perdere sei milioni di uomini senza che la nazione perdesse coesione o il governo autorevolezza.

Per rendere più ” operativa” l’alleanza, gli Stati Uniti videro con favore anche l’idea di creare una Comunità Europea di Difesa( CED) in analogia con la CECA ( Comunità Carbone e Acciaio), L’EURATOM e il Consiglio d’Europa e questa coincidenza di intenti federativi si protrasse fino alla morte di Stalin nel 1953 ( a marzo). A quel punto l’unità di intenti si spostò verso il disinteresse e il partito gollista francese affondò il progetto di esercito comune ( 1954) che finì nel dimenticatoio.

Ecco un media inglese degli anni sessanta che trattava della guerra segreta tra Francia e USA e che portò alla defezione di Arnaud de Borchegrave capo centro dello SDECE a Washington

L’arrivo di De Gaulle al potere ( 1958) scatenò una guerra segreta con gli USA e l’Inghilterra che culminò nella uscita della Francia dal dispositivo militare NATO (1966, ma rimase nel Patto Atlantico); nella cattura del più alto funzionario francese nella NATO per spionaggio a favore della URSS ( il dr Pasqua) e nella rinunzia di Nixon a mantenere la convertibilità del dollaro con l’oro che segna l’inizio della fine del dominio post bellico USA. Il comando NATO si trasferì da Parigi alla periferia di Bruxelles. Segno di competizione con l’UE, perché logica strategica avrebbe voluto una posizione inglese o spagnola e logica politica la Germania. La Francia di Sarkozy rientrò nel dispositivo militare atlantico ( 2009)argomentando che ” non potevamo restare soli”, ma le frizioni e l’emulazione continuano e Macron ha riscoperto l’Europa non essendo riuscito ad ottenere il comando militare dell’alleanza.

Ora che la Francia attraversa uno dei suoi flussi periodici marziali, spinta dalla necessità di conservare il suo impero coloniale e consapevole che dal 1940 ad oggi non ha più vinto una battaglia perdendo brandelli d’impero in Asia, Macron cerca di risuscitare il fantasma della CED a dispetto della NATO di cui sarebbe un doppione, ma che sancirebbe la supremazia francese per via dell’armamento nucleare che ala sola ad avere dopo l’uscita della Gran Bretagna. L’idea in sé non sarebbe malvagia se preceduta dalla integrazione delle rispettive politiche estere e dalla unanimità dei paesi membri. Mentre è parzialmente comprensibile la nascita della moneta comune condivisa da19 paesi su 28, la creazione di un esercito cui contribuirebbero solo alcuni paesi creerebbe un caos politico, militare e di educazione e formazione ( basti pensare a Elettronica, telecomunicazioni e distribuzione delle truppe sul territorio

COSA CAMBIEREBBE ? NULLA SE NON IN PEGGIO.

In buona sostanza, si creerebbe un nuovo comando che andrebbe a giustapporsi a quelli già esistenti, senza eliminarne alcuno. L’esempio più calzante – e meno convincente- sarebbe la ricostituzione dell’area ABDA ( American, British, Dutch, Australian ) creato nel 1941/42 affidato al generale Wavel ( inglese) che fu descritta da Churchill nelle sue memorie come “un enorme numero di telegrammi” e che incassò tutte le sconfitte in Asia nella primavera del 1942 quando fu sciolta. Un altro tentativo di integrazione militare fu fatto negli anni 60 per creare una Forza Multilaterale NATO principalmente aeronavale e che naufragò anch’esso. Comando ABDA,

Gli ostacoli di sempre sono stati il controllo dei missili nucleari e il comando della coalizione. I missili tattici potevano essere gestiti anche a livello brigata, ma il comando strategico della coalizione capace di decidere se spedire missili a lunga gittata ( scatenando così rappresaglie verso il territorio USA) doveva restare in mani americane.

Servirebbe quindi una strategia chiara e condivisa tra tutti, in quanto la NATO, sorta in funzione antirussa, guarda – o dovrebbe guardare- a est e fronteggiare il ” patto di Varsavia” che fu sciolto trenta anni fa. Alcuni suoi partner ora fanno addirittura parte della NATO. Tentativi nuovi di trovare una mission comune a tutti i partner, sono falliti, vuoi per opposizione Germanica e Turca all’operazione Libia, che per ostruzionismo francese all’intervento in Irak nel 2003, che per la svogliatezza degli altri meno coraggiosi ma ugualmente stanchi.

La perdita di credibilità e leadership statunitense non ha fatto che aumentare nel decennio che ci ha preceduto e la sequela di sconfitte politiche ( Siria, Irak, Libano, Somalia, Yemen, Turchia,) subite non ha migliorato la situazione. Molti ormai sono i partner occidentali che si chiedono se la leadership del mondo libero possa ancora essere affidata agli Stati Uniti. In questo contesto, voler riformare la NATO o eseguire una sostituzione surrettizia – più debole- con un esercito o un corpo di spedizione a intervento rapid europeo, non sia un’idiozia partorita da geronti italiani con attitudine genetica all’ambiguità e al tradimento.

In questo momento storico, L’Unione Europea non ha nemici, ma corteggiatori e gli USA non hanno più alleati ma é circondata da avversari dichiarati e potenziali, tra cui l’Europa che guarda ai mercati dell’est e ha capito che l’emigrazione é diventata un tallone d’Achille. Senza prima chiarire all’interno e all’esterno dell’Unione questi due punti, ogni ristrutturazione é inutile e la sua direzione strategica é minata dalla perdita di credibilità accumulata nel decennio scorso e indebolita dalla uscita del Regno Unito dalla UE.

UNA DOMENICA AFRICANA E FINISCE “L’ENTENTE CORDIALE” TRA FRANCIA E UK?

COLPO DI STATO DOMENICALE IN GUINEA

L’ottantatreenne presidente della Repubblica – in carica da dieci anni e rinnovato grazie a un contestato cambiamento costituzionale – Alpha Condé , é stato arrestato domenica dalle forze speciali comandate dal colonnello Mamady Doumbouya, che ha promesso un nuovo governo “ inclusivo e soddisfacente” dopo aver dissolto governo e Costituzione.

Si tratta del quarto colpo di stato in un anno nell’Africa Francofona dopo i due avvenuti nel Mali e il terzo fallito nel Niger. Tutte zone ricche di minerali strategici.

Mentre la Francia esige il rilascio “ immediato e senza condizioni” del presidente e la CEDEAO (organizzazione del paesi dell’Africa Occidentale) ne chiede l’incolumità fisica, l’Economist ammette che il Golpe é stato preceduto da un innegabile degrado istituzionale e sociale.

Dal punto di vista della tecnica golpista, c’é una novità: i militari hanno snobbato la Televisione nazionale e i giornali, appoggiandosi unicamente ai blog e a Twitter, dove hanno pubblicato un video del presidente scamiciato e agli arresti.

Si ripetono le reazioni ai tentativi francesi di eterizzare il proprio controllo sui paesi dell’Africa francofona mediante i loro Quisling che cercano di far rieleggere na vita anche violando lo spirito e la lettera della Costituzioni. “ democratiche” da essi stesse varate.

Deve trattarsi di un moto freudiano transalpino, vista l’imminenza delle elezioni presidenziali francesi e – perché no – di quelle italiane. E’ noto che in Italia alcuni ambienti pensano di intervenire militarmente in Africa a sostegno della sorella latina e pensano di raddoppiare il mandato del presidente Mattarella: quattordici anni non sono un mandato presidenziale, sono un regno.

Se un intervento in Mali sarebbe un altro Vietnam, l’allargamento alla Guinea garantirebbe un nuovo Afganistan.

TRA EUROPA E TURCHIA UN RAPPORTO TORMENTATO MA ORMAI NECESSARIO

DI ANTONIO de MARTINI

Sorrido alla domanda che spesso mi fanno ” ma la Turchia fa parte della nostra storia?”La partecipazione degli ottomani ( meglio definirli così per ragioni che spiegherò in questo post) alla storia europea data da più di tre secoli.

Cominciò Francesco I di Francia – sua madre era Caterina de’Medici– a rompere il tabù che con gli infedeli non ci si allea. Ci si alleò in funzione antiasburgica. E fu da allora che, nel gioco degli equilibri continentali, la carta ottomana divenne un prezioso Jolly e l’ago della bilancia della politica europea.

Molti storici sostengono che fuma lì che iniziò la decadenza: proprio per via di questi contatti con una civiltà tecnologicamente superiore che inibì questi feroci guerrieri venuti dall’Asia.

Illuminata durante il Ramadan la Istanbul la Moschea della Sultana

Gli storici litigano per indicare la data di inizio della decadenza del grande impero ottomano ( meglio dire ottomano piuttosto che turco perché i turchi erano l’etnia armata ma non egemone. Othman era il capostipite del clan turco che invase quelle terre e diede il nome alla dinastia regnante che, sorprendentemente, amalgamò tutti i popoli della Asia, Africa, Balcani e il Levante latino).

Alcuni studiosi – specie turchi- sostengono che la decadenza iniziò nel 1553 quando Solimano il Magnifico fece uccidere il brillante suo erede, consegnando così la successione a una pletora di inetti.

Altri fanno risalire la prima scivolata al trattato detto delle CAPITOLAZIONI ( 1536) che concesse alla Francia una serie di franchigie doganali e commerciali – mano a mano estese ad altri potentati- che divennero agli albori del XX secolo uno stato nello stato composto da stranieri e da minoranze etnico- religiose dell’impero.

Altri ancora, fanno risalire ai due falliti assedi di Vienna del 1529 e del 1683 o al Trattato di Karlowitz( 1699) che sancì il primo arretramento territoriale europeo degli ottomani.

Certamente fatale la pace di Kuciuk Kaynarca che concluse, nel 1774, una esaennale guerra con la Russia e fece perdere molti territori a favore della zarina Caterina, incluso il primo porto sul mar nero ( Cherson) , il controllo della Crimea che fu annessa poco dopo, e le diede come obbiettivo successivo, i Dardanelli.

La stessa enorme dimensione dell’impero contribuì a far entrare gli ottomani nel cuore della politica europea: non appena qualcuno attaccava una delle periferie dell’impero, la diplomazia del Sultano riusciva facilmente ad assiemare una coalizione di potenze ostili all’ingrandimento dell’aggressore; e questo spiega la grande durata dello stato anche nei periodi di maggior debolezza.

Fu aggregandosi a una di queste coalizioni ” di soccorso” che il piccolo Piemonte riuscì ad entrare nelle grazie delle potenze dell’epoca che osteggiavano la Russia mirante ad impossessarsi del Caucaso e dell’area del mar nero, per accedere ai mari caldi.

Inutile quindi ritenere di escludere la Turchia dal novero delle potenze europee argomentando la minaccia alla civiltà cristiana o il fatto che ci furono guerre e scontri: in questi ultimi secoli, ogni europeo ha guerreggiato con tutti gli altri prescindendo dagli aspetti religiosi.

Anzi, il principale nemico del cattolicesimo fu il primo ministro di Francia – il Cardinale Richelieu– che finanziò il protestante re di Svezia Gustavo Adolfo per aggredire gli Asburgo, togliere loro la Germania ed evitare l’accerchiamento dinastico della Francia grazie agli Asburgo di Spagna.

L’operazione riuscì in parte per la premorienza – dopo un solo anno- di Gustavo Adolfo ed é questa la ragione per cui la Germania é, ancor oggi, per metà protestante.

Al contrario, I Sultani di Costantinopoli ( il nome fu cambiato in Istanbul nel 1925 dalla Nuova Repubblica laica di Mustafa Kemal), non solo protessero imparzialmente tutte le minoranze religiose ( Ebrei e Cristiani cattolici e ortodossi, Riti orientali ecc), ma proibirono ogni forma di persecuzione religiosa e fu a Costantinopoli e Salonicco che si rifugiarono – portatori di cospicui investimenti- gli ebrei scacciati dalla Spagna, da Genova ed altri paesi meno lungimiranti, trovando accoglienza, protezione e sviluppo.

Quando ci furono le prime elezioni, nella sala delle assemblee di Dolmabahche, il 19 marzo 1877, si riunirono 115 deputati di cui 67 erano mussulmani, 44 cristiani, 4 ebrei, in rappresentanza di quattordici differenti nazionalità, tutte in pacifica convivenza da oltre trecentoventi anni.

AI TEMPI MODERNI

Anche la bubbola dell'” uomo malato d’Europa“, detta dallo Zar Nicola un diplomatico inglese, é una conferma che già duecento anni fa la Turchia era considerata parte integrante del concerto europeo e che il suo principale avversario era la Russia e la sua mai sopita ambizione di potenza marittima. L’arma ingenuamente offerta agli aggressori, fu il regime delle CAPITOLAZIONI che offrì ai commercianti delle potenze straniere una sorta di status diplomatico che fu gradatamente esteso a minoranze mercantili ottomane che non tardarono a diventare anche politiche a richiesta della potenza protettrice.

Ebrei e Greci divennero i protégés degli Inglesi , gli Armeni ortodossi dei Russi e i cattolici della Francia. Genovesi e Veneziani cercarono di coltivarsi elementi locali arricchitisi coi commerci.

Colpiti e ammirati dalla aggressività europea, i Turchisi lanciarono una sorta di corsa all’ammodernamento che chiamarono TANZIMAT.

L’ammodernamento iniziò principalmente dall’armamento moderno di cui le truppe turche avevano fatto crudele esperienza e in seconda istanza dall’arte della stampa, che incontrò non poche resistenze tradizionaliste per via della necessità di trascrivere manualmente il Corano, che pochi conoscevano essendo scritto in arabo, mentre tutti parlavano, naturalmente, il turco e l’élite una lingua imbastardita con numerosi vocaboli arabi.

Al seguito delle missioni militari, vennero i banchieri delle grandi potenze esortando Sultani e Visir a riforme e fornendo loro i mezzi finanziari fino al punto ( come oggi noi in Italia) di avere le mani legate ed essere condotti per la cavezza a cedere continuamente sovranità sostanziale in cambio di omaggi formali e prestiti importanti.

La Germania, prestatore più importante, finì per trascinare al suo fianco la Turchia nel primo conflitto mondiale contro la Russia ( ad onta del tradizionale rapporto con l’Inghilterra), grazie all’arrivo al potere dei ” Giovani turchi” che decisero di combattere i russi che avevano rosicchiato i Balcani, fomentando e finanziando i cristiani a nord e gli Armeni ( anch’essi ortodossi) a sud.

Mentre, ammaestrati dalle drammatiche mutilazioni della guerra mondiale persa, i turchi ( non più ottomani avendo perso quasi tutte le nazionalità soggette) seppero mantenere nell’ultimo conflitto, una neutralità flessibile che permise loro una serie di “nazionalizzazioni” a carico dei beni stranieri – sostanzialmente attività finanziarie e latifondi- che furono distribuiti ai combattenti per l’indipendenza e l’affermazione della Nazione Turca nei suoi nuovi confini etnici.

La legge di nazionalizzazione la chiamarono familiarmente ” VARLIK” ( “quel che c’é”). L’Occidente, impegnato nel secondo conflitto mondiale, guardò altrove, salvo invitare la Repubblica Turca a partecipare come membro del Consiglio d’Europa promosso da Winston Churchill, ratificando – ad oggi- 156 tra accordi, protocolli e trattati in materie economiche , sociali e di diritti umani.

Difficile quindi sostenere che ” la Turchia non può entrare in Europa” visto che ne fa parte da almeno tre secoli e che il negoziato per l’adesione alla CEE porta la data del 31 luglio 1959.

DAL DOPOGUERRA AD OGGI

31 luglio 1959 La Turchia chiede alla CEE lo studio di un accordo di associazione

11 settembre 1959 Il consiglio dei ministri accetta la candidatura Turca

30 settembre 1959 Prima riunione preparatoria

27 maggio 1960 Colpo di stato. Cade il governo, negoziati sospesi.

12 Marzo 1963. I negoziati vengono ripresi.

12 settembre 1963 Firma dell’accordo di associazione detto ” Accordo di Ankara.” Firma dell’accordo finanziario.

1 Dicembre 1964 Entra in vigore l’Accordo. Prima riunione del Consiglio, suprema istanza di giudizio.

9 Dicembre 1968 Inizio negoziato del Protocollo Addizionale all’Accordo.

1 Gennaio 1970. Fine ” periodo preparatorio” e inizia ” Periodo Transitorio”

23 Novembre 1970 Firma a Bruxelles del ” Protocollo Addizionale che fissa in 22 anni il periodo di “armonizzazione” delle politiche turche con quelle della Unione.Firma del secondo protocollo finanziario.

12 Marzo 1971. Colpo di Stato. Le FFAA costringono il governo a dimettersi

1 gennaio 1973 ripresa negoziati e entrata in vigore del protocollo addizionale.

24 gennaio 1974. Bulent Ecevit entra al governo come premier e annunzia di voler alternative all export nella CEE. e nel luglio ( 20) ordina lo sbarco a Cipro. Il 24 cade il regime dei colonnelli greci.

12 maggio 1977. Firma del terzo protocollo finanziario.

1 luglio 1977. Entrata in vigore delle preferenze tariffarie sui prodotti agricoli turchi.Ma la Turchia chiede una moratoria degli obblighi e

30 ottobre 1978. Ratifica del terzo protocollo finanziario.

12 novembre 1979. Suleyman Demirel diventa primo ministro e il processo di integrazione riprende

30 giugno 1980 Nuovo accordo tra CEE e Turchia soppressione totale di ogni tassa sulla quasi totalità dei prodotti agricoli turchi al 1987.

12 settembre 1980. Colpo di stato militare del generale Kenan Evren e costituzione di un comitato di 54 generali che valuteranno quando sarà il momento di restituire il potere ai civili.

CONSIDERAZIONI SUL PERIODO

Mentre questo minuetto continuava, Grecia ( 1981) Spagna e Portogallo ( 1986) diventano membri effettivi dellaCEE. Mentre la sola Turchia era sottoposta a sette ” pacchetti di riforme costituzionali” tutti regolarmente accettati e ratificati. Tutte e tre queste popolazioni uscivano da dittature militari longeve. La dittatura greca era stata smantellata dai Turchi con lo sbarco a Cipro dove era in atto un colpo di stato annessionista alla Grecia in contrasto con le delibere del Congresso di Berlino ( 1878) e successivi accordi di Ginevra.

Nessuno dei Colpi di stato avvenuti in Turchia é avvenuto in accordo con il dettato del padre fondatore Mustafa Kemal, detto Ataturk – che ordinò ai militari di intervenire in caso di rigurgiti clericali islamici- in quanto il premier Menderes fu accusato di aver organizzato un pogrom nazionalista ( e impiccato). A capo del golpe fu messo il generale Gemal Gursel soprannominato Gemal AGA ( titolo riservato agli eunuchi dell’harem del Sultano) Nel secondo caso, fu officiato un premier islamista- più tardi integrato col partito social democratico di Ecevit cui disciplinatamente fu ceduto il premierato. Nel terzo caso, furono proibiti tutti i partiti politici senza eccezioni.

L’unica costante rintracciabile nella cronologia illustrata innanzi, é che ad ogni azione di avvicinamento alla CEE , é seguito un colpo di stato che ha provocato il congelamento dei rapporti e un rafforzamento dei rapporti con gli USA, al punto che fu Kissinger in persona a suggerire di aggirare l’embargo dei pezzi di ricambio per le FFAA indicando come fornitori “pirati” il governo olandese.

Dall’intera disamina del periodo, incluso il tentato colpo di stato del 2016 da parte della fazione ” tecnologica” delle FFAA ( aeronautica principalmente) si deduce che la Turchia fa parte integrante dell’Europa politica ed economica e che non appena si parla di integrazione completa, il paese viene a trovarsi in una situazione di turbolenza, attentati ed omicidi politici e provocazioni pseudo religiose che giustificano agli occhi dei più l’intervento dei militari.

Da notare che l’intervento del 15 luglio 2016 contro il governo nazional popolare di Erdogan per la prima volta non ha trovato l’unanimità dello Stato Maggiore. Grottesco il pretesto che il Golpe Erdogan se lo sarebbe fatto da solo, in quanto il sottoscritto lo aveva previsto e messo su you tube un anno prima, tanto la situazione era chiara agli occhi Din analisti onesti e competenti. Vedi link https://youtu.be/OyIOzF2rDeY

In un prossimo post esamineremo perché l’integrazione economica e militare della Turchia é indispensabile alla Unione Europea in tempi brevi e chi si oppone a questo decisivo rafforzamento degli Stati Uniti d’Europa, non senza aver affrontato il tema ” Armeni” e ” diritti umani” che spesso sono usati strumentalmente dagli avversari dell’integrazione e dai loro caudatari.

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