Archivi delle etichette: gerusalemme

ANCHE IN ISRAELE MAGISTRATI ALL’ATTACCO DELLA POLITICA

ARIEH DERI CAPO DEL PARTITO “SHAS” PLURICONDANNATO PER CORRUZIONE NOMINATO MINISTRO, VIENE INTERDETTO DALLA SUPREMA CORTE.

Dopo il Libano e la Turchia, anche in Israele una delibera della Corte suprema rischia di mutare gli equilibri politico sanciti dal suffragio universale: Il capo del partito “ SHAS” , Arieh Deri, pilastro del nuovo governo Netanyahu e incaricato del dicastero dell’interno e della salute, ha visto scendere in campo la corte suprema che – con dieci voti contro uno- lo ha dichiarato “ indegno” di sedere al consiglio dei ministri.

Condannato per corruzione per ben tre volte, Deri é sfuggito a una quarta condanna impegnandosi al ritiro dalla vita politica.

Creatasi una nuova opportunità con la creazione del nuovo governo di ultradestra, ha rinnegato l’impegno, ma la magistratura ha reagito rendendo pubblica la situazione e ponendo Benjamin Netanyahu – lui stesso coinvolto in tre distinti processi per corruzione- di fronte alla “alternativa del diavolo” far cadere immediatamente il governo o essere condannato , sempre immediatamente, per “disprezzo della corte”.

La seconda alternativa, anch’essa amara, é se licenziare lui stesso Deri o riuscire a convincerlo a dimettersi spontaneamente.

Anche in questo caso, la posta in gioco é la sopravvivenza della coalizione….

In tutto il Levante ormai, la magistratura sta entrando a pié pari in politica, interdicendo dai pubblici uffici candidati troppo probabili alla presidenza ( Imamoglu in Turchia ) dichiarando illegale una coalizione ( Netanyahu e Deri in Israele) o mettendo in stato d’accusa un’intera classe dirigente ( Libano con inchiesta sullo scoppio del porto e sui comportamenti del governatore della banca centrale, Salamé) .

Questa tendenza a priorizzare l’aspetto legalitario é tipica della cultura anglosassone ed estranea alla cultura mediterranea in cui il potere politico ha sempre avuto la meglio sulle esigenze di giustizia.

Inizia il duello tra la coalizione Netanyahu che promette “ una riforma della giustizia” che salverà l’ex premier e Deri, da sicure condanne e la magistratura che si erge a baluardo democratico del paese.

Le conseguenze di politica internazionale non sono secondarie. Netanyahu lascia intendere che é ormai il momento di lanciare un raid sull’Iran prima che l’arricchimento dell’uranio giunga alla fatidica soglia del 90% oltre la quale l’impiego militare diventa possibile.

Un secondo conflitto legale con aspetti politici si é concretizzato due giorni fa, quando all’ambasciatore giordano in Israele é stato vietato accedere alla spianata delle moschee per pregare a Al Aksa.

La moschea, per trattato internazionale che Israele ha firmato e da cui dipende la pace, è sotto la protezione del re di Giordania che anche Israele riconosce come “ protettore dei luoghi santi dell’Islam “ e Al Aksa é il terzo luogo santo assieme a Mecca e Medina. Onore che fa gola alla dinastia saudita che si é impadronita con la forza dei primi due e vorrebbe Gerusalemme per completare la sua legittimazione agli occhi del mondo mussulmano.

Pubblicità

VISTA LUNGA ASIATICA E EIACULAZIONI PRECOCI USA.

IL GRUPPO DI SHANGAI COOPTA L’IRAN E PUNTA A COINVOLGERE ANCHE ISRAELE NELLA SFERA DI RICCHEZZA CONDIVISA

Cina India e Russia assieme ai cinque paesi “stan” ( Kazakistan, Uzbekistan, Turkmenistan, Kirghizistan, Tajikistan) sembrano ormai decisi a contestare ufficialmente l’unilateralismo americano e la sua monomania proibizionistica, nullificando le sanzioni decise contro l’Iran, ammettendolo nel Gruppo di Shangai. altrimenti detto Shangai Cooperation Organisation ( SCO)nel quale era stato ammesso come osservatore quindici anni fa.

Si tratta di una organizzazione intergovernativa nata su un precedente trattato di amicizia e buon vicinato tra paesi asiatici, formalizzata e ampliata nell’aprile 2001.

Una successiva domanda di ammissione come paese osservatore fatta dagli Stati Uniti, fu rifiutata sulla base dell’inappuntabile considerazione che non si trattava di un paese dell’area. Meno fiscali con la Bielorussia che invece é stata ammessa.

inizialmente comprendente Cina,Kazakistan, Kirghizistan, Russia, Tajikistan, si allargò subito all’Uzbekistan ( a giugno) per poi includere nel 2017 ( quando fu chiaro l’esito dell’avventura afgana) a India e Pakistan.

Noterete che il modus operandi di questi paesi, ritmato sui decenni, é tipicamente asiatico e antitetico ai modi spicci degli americani. Ogni scelta viene pesata mille volte. Con questa adesione , dopo quindici anni in attesa di una composizione del contenzioso pretestuoso con l’occidente, l’Iran ha fatto la sua scelta; simile in questo alla Siria che prima di concludere l’alleanza con la Russia prolungò i negoziati per venti anni per dar tempo agli USA di fare un cenno – se non di amicizia- di non ostilità.

Le sanzioni antiraniane erano già una barzelletta dato che oltre metà dell’umanità non le aveva accettate, ma alcuni paesi ( India, Indonesia, Pakistan, Malesia) – per tenere i piedi in due scarpe- avevano chiesto una “esenzione petrolifera” agli USA che l’avevano concessa accontentandosi dell’omaggio formale.

Ora questa stessa metà dell’umanità ( i membri della SCO totalizzano circa 3 miliardi di persone) esce allo scoperto, accoglie l’Iran come un paese amico , gli offre mercati legittimi, non più a prezzi stracciati e una copertura politica che rende possibile ma non necessaria l’intesa con l’occidente.

In quest’ottica l’invio da parte del Pak-Afgan cooperation Forum di trecento tonnellate di generi alimentari alla frontiera afgana a titolo di solidarietà asiatica. I giapponesi negli anni 30/40 la chiamarono “sfera di co prosperità asiatica” , i cinesi la chiamano ” ricchezza condivisa”e questa volta sembra proprio che la parte del cattivo sia riservata agli USA. La Cina non attaccherà e nemmeno la Russia e se la Corea del Nord dovesse cadere nel tranello delle provocazioni, sarà un problema suo.

Ma non é tutto:

La Shangai International Port Group ( SIPG) ha concluso un accordo venticinquennale per la gestione del porto israeliano di Haifa ed il rinnovo delle sue infrastrutture. Partito nel 2001 con un miliardo di interscambio, il commercio tra Israele e la Cina é cresciuto fino a raggiungere gli undici miliardi nel 2018 per poi subire un assestamento attorno ai dieci nel 2020.

Con una serie di porti misteriosamente disastrati – come Beirut- o resi insicuri come Tunisi e Alessandria, Haifa offre la flessibilità necessaria alla espansione cinese attraverso il mediterraneo, ha mano d’opera a buon mercato che non si trova a Trieste o Atene e ha invaso di borsisti il paese noto per l’alta qualità del suo polo elettronico e dei suoi rapporti con gli USA.

La via della seta cerca di coinvolgere Gerusalemme nel suo progetto di ricchezza condivisa e ha trovato orecchie attente. Prima che il primo sommergibile australiano dell’ UKAUS tocchi il mare nel 2036 lo destineranno a Museo galleggiante.

ISRAELE-PALESTINA: LA STRATEGIA DELLA SVOLTA FINALE, NON UNA INTIFADA QUALSIASI. di Antonio de Martini

Nel primo biennio della seconda guerra mondiale, gli inglesi commisero – tra gli altri – un errore madornale, attribuendo alla contraerea tedesca Flak, molti degli abbattimenti notturni di aerei inglesi nei cieli tedeschi. Si trattava invece di una eccellente cooperazione tra i radar germanici e i piloti da caccia che venivano radioguidati sugli obiettivi. Continua a leggere

UNA MOSTRA FOTOGRAFICA SUI CRISTIANI D’ORIENTE A ROMA

Ovviamente non è stata promossa da enti governativi italiani e non è patrocinata da nessuno.
Dal 5 Novembre al 6 dicembre la mostra fotografica sui Cristiani d’Oriente – una specie minacciata – organizzata grazie agli archivi storici di una istituzione religiosa di Gerusalemme, sarà visitabile presso il centro culturale francese di Roma. Largo Toniolo 22. ( Zona Pantheon) . L’ingresso è gratuito. Vale la pena.

EBRAISMO ESTREMISTA: ” IL LIMITE È SUPERATO” LO DICE NIENTEMENO CHE IL NOUVEL OBS. di Antonio de Martini

Delfeil de Ton è il giornalista brillante di un settimanale francese Altrettanto brillante: “Le Nouvel Observateur“, diretto da un intellettuale ebreo di prima grandezza Jean Daniel.
Corrispondente da Roma è Marcelle Padovani, maritata con un noto militante sindacale scomparso nel 2007, Bruno Trentin.
Uno dei suoi libri , scritto con Giovanni Falcone è ” Cose di casa nostra”.
Un ex segretario nazionale del Partito Radicale italiano – Giovanni Negri- vanta con Delfeil una parentela che cita volentieri.

Continua a leggere

La guerra si sposta verso est e coinvolge Israele. In Italia serve un governo di unità nazionale per reggere alla crisi.

Qualche giorno fa è iniziata  in sordina la guerra contro il regime  alaouita siriano  con brevi dispacci di agenzia che annunziavano disordini nella città di Deraa, posto di confine tra Siria e Giordania . I disordini  e i morti non sono attribuibili agli occidentali.  La Siria ha risposto con la bomba di Gerusalemme. La bomba non è attribuibile alla Siria.  E’ iniziata insomma  la fase  apertamente conflittuale anche nel Mashrek( oriente) , mentre non è ancora chiusa la vicenda nel Maghreb( occidente).  Continua a leggere

Ma i libanesi sono arabi o fenici? a cura di Raymond Issa

  Troverete, clikkando su questo link “les libanais” che trovate a fine del testo,  un saggio che solo in apparenza sembra di lana caprina.

 In effetti è costato centomila morti in un paese di tre milioni di abitanti. Continua a leggere

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: