Author Archives: antoniochedice

Vivo a Roma. Ho fatto un figlio, piantato un albero e non mi decido a scrivere un libro.
Detesto matrimonio e democrazia, ma non trovo di meglio.

TURCHIA E AFFARI: COSÌ FAN TUTTI . di Antonio de Martini

Il presidente Mattarella sbarcando a New York, assieme alle parole di circostanza sul multilateralismo, ha pronunziato a formula magica che io pronunzio da venticinque anni inascoltato: INTERESSE NAZIONALE. Il discorso di Trump è stato il funerale del multilateralismo buonista.

Mattarella – e non solo lui- ha capito che,nell’era Trump, se al nostro interesse nazionale non ci pensiamo noi, non ci pensa nessuno.

Bene, azzardiamo qualche numero e un ragionamento semplici.

1) La Turchia ha pubblicato i dati del suo PIL semestrale, registrando un incremento del 5,1% nel primo semestre del 2017.
A fare ragionamenti tipo RAI TV avremmo un 10,2% su base annua. Nessuno in Europa fa più questi numeri dal secolo scorso.

2) la Germania, finora partner privilegiato di Ankara, si trova in gravissima difficoltà politica coi Turchi che hanno capito il loro doppio gioco a favore degli USA. L’amore è finito. Nell’ultimo biennio l’ambasciatore tedesco è stato convocato formalmente per proteste contro la politica tedesca, ben diciassette volte.

3) l’Italia è in pole position per diventare il partner industriale e commerciale privilegiato della Turchia e dell’hinterland turcofono del Caucaso a meno che gli inglesi ci tirino tra i piedi un altro Regeni.

4) La nostra industria è sufficientemente avanzata da costituire un appetibile compagno di imprese
sia per le forniture militari (Leonardo) che per la moda, per l’industria meccanica che per l’agroindustria e le costruzioni importanti , le attività calzaturiere, di pelletteria e quella delle comunicazioni, i cantieri navali oltre alle energie alternative, le banche e il turismo.

5) gli italiani sono più che benvisti, Erdogan valuta molto i rapporti personali e lavorandoci, potrebbe arrivare anche a rinominare Istanbul Costantinopoli, come ha lasciato immaginare in un recente discorso chiamandola più di una volta “Kostantinye” come faceva il profeta Maometto.

I rapporti per negoziare forme di collaborazione coi turchi possono svilupparsi e darci tre punti di PIL in due anni.
Altri due punti di PIL verrebbero dai paesi turcofoni del Caucaso e dell’Asia ( Turkmenistan, Kirghisistan, Belucistan ecc) dove l’influenza turca è determinante ma i prodotti inadeguati.

Se non lo si vuol ( o può) fare in nome dell’Europa, lo si faccia in nome della tradizione Mediterranea dell’Italia e delle Repubbliche marinare e si interceda con la UE come facemmo con l’OLP a suo tempo.

Anche mediare politicamente tra Turchia e USA e tra Turchia e Germania, in questo periodo storico, possiamo farlo solo noi anche per i legami sviluppati con la Palestina nell’ultimo trentennio e che ci accomunano.

L’interesse nazionale,  la nostra posizione geografica e una tradizione secolare, chiedono a noi di agire per primi e i legami tra Francia e Arabia Saudita potrebbero essere il nostro vantaggio politico da giocare.

Possiamo monetizzare anche il fatto che gli abbiamo consegnato Abdullah Ocalan senza formalità giuridiche e “contra legem”.( non potevamo consegnarlo perché rischiava la pena di morte…) e questa è, al momento, la sola carta vincente che hanno nel dossier curdo.

Possiamo sviluppare assieme la Crimea, la Georgia e l’Azerbaijan, mandando avanti loro. Assieme potremmo mirare alla gestione della ricostruzione della Siria per cui gli USA e la Francia sono improponibili.

Un accordo di consultazione periodica Italo-Turco, in seno alla NATO, oltre a tranquillizzare gli alleati, detterebbe l’Agenda mediterranea e ci aiuterebbe con la Libia e con il Katar, dove la Turchia ha installato una guarnigione, ma può sfruttare economicamente il successo solo parzialmente.

Abbiamo sei mesi prima di essere battuti sul tempo.

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LA TURCHIA AMMASSA TRUPPE ALLA FRONTIERA SIRIANA e IRACHENA IN FUNZIONE ANTI CURDA. TUTTI CONNESSI APPASSIONATAMENTE. di Antonio de Martini

Sembrerà strano, ma tutto ha inizio in Turchia un secolo fa.

Mustafa Bey, detto Kemal ( il perfetto, così nominato dal suo maestro di scuola) iniziò l’attività che lo ha condotto al potere col nome di Ataturk ( padre dei turchi) , sconfiggendo il corpo di spedizione britannico voluto da Winston Churchill per sbloccare i Dardanelli e rifornire la Russia dopo aver sbriciolato il Sultano decadente. Nonostante che anche il colonnello Halil bey ( nipote di Enver Pascià, ministro della Guerra) avesse sconfitto a KUT EL AMARA, in Mesopotamia  il più agguerrito  Corpo di spedizione britannico spedito dall’India, le sorti della guerra non mutarono per via del blocco navale che affamò l’impero. Continua a leggere

I CRISTIANI D’ORIENTE A WASHINGTON A CONFRONTO CON BARAK OBAMA RIFIUTANO DI CHIEDERE IL DISARMO DI HEZBOLLAH. di Antonio de Martini

Se anche i cristiani rifiutano di chiedere il disarmo di Hezbollah e questi prendono il 50% alle elezioni, forse bisognerebbe cancellarli dalla lista delle organizzazioni terroristiche e cominciare a chiedersi cosa vogliono….

IL CORRIERE DELLA COLLERA

Il Presidente Barak Obama ha ricevuto i sei  leaders religiosi cristiani del Levante ( vds accenno nel post precedente sul Libano). Assente la rappresentanza protestante e presente in spirito il Papa Francesco che ha lanciato un altro appello contro la guerra.

Sapendo di essere sullo stesso terreno minato della scorsa primavera, il presidente si è mosso con cautela cambiando il proprio linguaggio abituale : ha usato il termine ” governo siriano” invece che “regime”, ed ha riconosciuto che i cristiani d’Oriente in questi anni ” sappiamo che sono stati difesi dal governo Assad” in Siria”.

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SI CERCA DI ROMPERE LA NASCENTE INTESA ITALO EGIZIANA

A Proposito di Governo italiano. Ci ha messo un anno a respingere le pretese della lobby israeliana del New York Times che pretendeva di congelare i rapporti tra italia e Egitto. Regeni faceva la spia per gli anglosassoni, lo piangano loro.

IL CORRIERE DELLA COLLERA

VERY BRITISH

Regeni, ventotto anni, dottorando. Ricercatore ed attivista.

Ma di chi parliamo? A 28 anni un ricercatore ha certamente già pubblicato qualcosa.
Nessuno ne parla o cita.
Un attivista opera per una entità politica ed è difficile che possa anche fare ricerca in contemporanea.
Non si pubblica il nome della organizzazione per cui ” svolgeva attività di ricerca in Egitto sugli attivisti del 2011″. Chi è ? 

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LA GUERRA ALL’ ISIS SIRIANO NASCE DALLE UNIVERSITÀ . 200 DOCENTI FIRMANO UN APPELLO PER DARE LA CITTADINANZA DI ROMA A KHALED EL ASSAD ( sovrintendente di Palmyra)

Dal febbraio 2016 ad oggi, molta acqua è passata sotto i ponti, ma il Governo, Il Comune di Roma e ogni altra autorità intermedia non hanno trovato un minuto per rispondere o per realizzare un gesto a costo zero per ringraziare Khaled el Assad che ha sacrificato la sua vita per difendere le memorie di Roma sparse in Siria e più specificatamente a Palmira ( TADMOR). Poi se quando arrivano le elezioni li mandiamo a farsi fottere, non si meraviglino. A Palmira c’è una colonna onorifica a nome di un certo SOADOS “che fino ad oggi, solo tra i cittadini che sia stato giudicato degno dalla sua Patria”, per aver difesole carovane dai predoni. Erano altri tempi evidentemente.

IL CORRIERE DELLA COLLERA

ESCLUSIVO: IL COMUNICATO E LE FIRME GIA’ RACCOLTE CHE SARANNO PORTATE AL PREFETTO. 

 

 DUECENTO  OPERATORI UNIVERSITARI DI ARCHEOLOGIA, STORIA DELL’ARTE ED ORIENTALISTI DOCENTI UNIVERSITARI HANNO RACCOLTO LE LORO FIRME PER CONFERIRE LA CITTADINANZA DI ROMA A KHALED EL ASSAD, GIÀ SOVRINTENDENTE ALLE ANTICHITÀ DI PALMIRA (TADMOR) SACRIFICATOSI PER DIFENDERE IL PATRIMONIO CULTURALE CHE ROMA HA LASCIATO AL MONDO.

CHI E’ KHALED EL ASSAD: un uomo che dopo aver dedicato l’ intera vita alla conservazione del patrimonio archeologico della città di Palmira, in Siria, benché in pensione e debilitato dall’età, appreso dell’approssimarsi di una banda di predoni intenzionati a impadronirsi delle opere d’arte facilmente asportabili per metterle in vendita sui mercati occidentali,  con il solo aiuto di un familiare, nascose i reperti e mise in salvo la famiglia, restando al suo posto ad affrontare l’ira dei malfattori a testimonianza della impotenza della furia distruttrice di fronte alla serenità…

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GEOPOLITICA DELLO STUPRO NELLA STORIA. EVOLVE DA STRUMENTO MILITARE A ARMA POLITICA. di Antonio de Martini

Che lo stupro sia un’arma geopolitica militare mirante ad affermare supremazia e fiaccare la resistenza, lo abbiamo appreso fin dalla seconda media leggendo l’Iliade: Achille che si appropria di Criseide, e Andromaca – la sfortunata moglie di Ettore –  e la figlia di Priamo Cassandra, che vengono schiavizzate dai vincitori.                                                          

Per non farla troppo lunga, la seconda guerra mondiale ha visto gli alleati far stuprare le donne italiane della zona dei monti Ernici – Cassino dove più accentuata fu la resistenza militare – Moravia ce ne ha dato un ritratto emozionante.  A Napoli esorcizzarono il tutto con una canzone e a Livorno ,a CAMP DARBY, se lo fecero piacere e lo misero a frutto.

I russi che occupando finalmente Berlino stuprarono chiunque respirasse, non usarono  violenza. Bastava ordinare ” Davai suda” ( spicciati donna) che esse obbedivano col terrore negli occhi. Era ancora valida la frase latina “Germani a Sarmati mutuo metu separantur”. Continua a leggere

IL NUOVO ORDINE MONDIALE DEGLI U.S.A. : DIVIDE ET IMPERA COME HANNO FATTO CON NOI E L’EGITTO ( caso Regeni). di Antonio de Martini

DIVIDE ET IMPERA. ECCO LA POLITICA USA NEL MONDO. ASSIEME AGLI INGLESI.

IL CORRIERE DELLA COLLERA

Per capire come vanno le cose non c’è niente di meglio che far parlare gli interessati.

George Friedman è presidente dell’Agenzia privata di intelligence STRATFOR e in tale veste è embedded con la Intelligence community degli Stati Uniti. Nel video con sottotitoli in italiano, che segue spiega ad un ristretto numero di uomini d’affari la politica USA. 

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SE SCOPPIA UN CONFLITTO, COSA FARÀ L’ITALIA? NESSUN POLITICO SI SBOTTONA, MA IL DIBATTITO INIZIA UGUALMENTE SUL WEB E NELLE TV LIBERE. di Antonio de Martini

Una volta l’Ucraina, una la Corea, ma prima o poi succederà. Guai a chi non avrà scelto…..

IL CORRIERE DELLA COLLERA

L’aumento della tensione internazionale, il processo in corso di ricomposizione dei vecchi blocchi, il moltiplicarsi dei focolai di guerra asimmetrica, la depenalizzazione di fatto dei bombardamenti su agglomerati urbani, hanno ” innervosito” la pubblica opinione mondiale. Numerose autorità morali, incluso il Pontefice Romano, si stanno ribellando a questa macabra prospettiva.

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ISRAELE (E STATI UNITI ?) PREPARANO L’APARTHEID IN PALESTINA. di Antonio de martini

Il mio regalo di compleanno agli amici di fb. Se posso osare, Meditateci sopra con attenzione.

IL CORRIERE DELLA COLLERA

In questo ultimo periodo di tempo, mi sono dedicato a studiare la comunicazione politica su Facebook, limitata alle questioni di politica estera che sono il campo di intervento che ho scelto.

Ho immediatamente notato un gran numero di “nuovi esperti” di politica internazionale che infestavano il web ( sia in inglese che in italiano) con considerazioni che andavano dal razzismo spicciolo ( maledetti immigrati) alle più sofisticate considerazioni ( ineluttabilità dello scontro di civiltà) che delle previsioni proclamate in tono apodittico ( a M:  segna ) circa l’impossibilità di compenetrazione tra l’Islam e la nostra civiltà ( non dicono mai cristiana).

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TERRORE IN CITTÀ . COME SVENTARE GLI ATTACCHI PREVENENDOLI.  di Antonio de Martini

Se gli italiani credessero veramente alla resurrezione, brevetterebbero subito una bara con apertura telecomandata dall’interno! 

La lettura del “Corriere” di oggi mi ha messo decisamente di buon umore. Una serie di architetti e vivaisti ha intravisto il business e vi si è lanciata famelica.

Tra gli “amici” intervistati c’è chi raccomanda di mettere all’imbocco delle strade pedonali querce ( dieci anni per una crescita adeguata…) e melograni ( per i primi cinque anni sono poco più di un cespuglio).I nostalgici del medio evo propongono fossatelli con acqua, tutti raccomandano ” più verde in città ” e una sequela di altre pazzesche stronzate.

FACCIAMO ORDINE.
a) anzitutto esiste una legge dello stato che proibisce di trasformare in zona pedonale una strada. È consentito solo alle piazze. Pare che anche questa non la sappia nessuno, eppure, gli abitanti ( o i commercianti…) di Borgo Pio a Roma riuscirono a far revocare la zona pedonale che temevano avrebbe danneggiato il commercio….
b) esiste – e resiste – una mentalità legalitaria incapace di immaginare comportamenti eterodossi. Una volta, un tutore della sicurezza mi tranquillizzò , esaminando un certo tragitto, dicendomi ” da lì non possono attaccare : è un senso unico”.
c) esistono inoltre strade che nonostante non siano pedonali, lo diventano nei giorni festivi e semifestivi ( ad esempio via del Corso e adiacenze a Roma, ma ce ne sono ovunque) stipate all’inverosimile che potrebbero costituire “obbiettivi paganti” e al contempo non potrebbero usufruire di ostacoli passivi fissi data l’informalità dell’utilizzo. 
d) si dimentica troppo spesso che il terrorista-guerrigliero è un essere mutante e che una volta trasformata una zona pedonale in una fortezza senza armi, potrebbe usare l’altra arma imparabile dagli inermi: il coltello. E a quel punto gli ostacoli all’entrata si trasformerebbero in ostacoli al deflusso.

È dimostrabile ( e ahimé, dimostrato) che un uomo ( o una donna, non dimentichiamolo) armato/a di un coltello ben affilato può colpire molte persone in breve tempo ed essere anche indistinguibile dagli altri membri della folla. Due assassini procedenti in senso inverso in una area pedonale potrebbero provocare una ecatombe. Vedremo in appresso come reagire a questo tipo di attacco.
COME DIFENDERSI.
A) Contro gli esplosivi radiocomandati

1) isolare le zone pedonali rispetto ai ponti aerei dei telefonini e obbligare i frequentatori a chiudere i loro apparecchi prima di accedere alle zone sicure. Molti attentati sono fatti innescando l’esplosivo con un impulso elettronico.
Inoltre ” mappare” magneticamente le zone da proteggere ( come hanno fatto gli americani in Afganistan) in maniera che – se i cittadini hanno spento i loro apparati- il/i possessori di un cellulare acceso verrebbero evidenziati come una mosca bianca sugli schermi di rilevamento delle forze dell’ordine e messi in condizione di non nuocere.

2)Il presidente della Repubblica e le principali personalità dello stato, nei loro spostamenti, sono scortate da un furgone nero al cui interno ci sono attrezzature che inibiscono l’uso dei cellulari utilizzabili per innescare una esplosione ( e anche quelli dei malcapitati innocui passanti ) .Anche numerosi ambasciatori ( e Berlusconi…) hanno questa forma di protezione.

Le cinquecento/mille principali piazze d’Italia meritano questo trattamento, unico sistema per evitare apparati da stato d’assedio e stragi.
Le tecnologie esistono, gli uomini sono addestrabili in sei settimane. Certo la gara d’appalto non andrebbe commissionata a CONSIP, ma ai militari perché le stellette che sono l’ultima cosa pulita rimasta in questo paese.
B ) Contro l’utilizzo dei furgoni per attentati.
La sola Ford Motor Company ha immesso sul mercato 44 versioni differenti del TRANSIT. La città , in specie le grandi metropoli, rigurgitano di furgoni che – sia detto per inciso- intralciano il traffico cittadino parcheggiando ovunque.

Anche qui troviamo disposizioni comunali disattese: i rifornimenti ai negozianti vanno fatti PRIMA degli orari di apertura dei negozi ( tra le 5,30 e le 7,30, oppure tra le 21,00 e le 23,30).
Il ripristino di questo provvedimento comunale , oltre a snellire il traffico e alleggerire la carenza di parcheggi delle grandi città, ridurrebbe di molto Il numero dei mezzi da monitorare specie negli orari dello “struscio”.

Vitale regolamentare anche la circolazione dei mezzi pesanti ( Benne, impastatrici di cemento, camion delle immondizie, camion frigoriferi e autobotti con benzine. ) che valgono quanto un carro armato o una grossa bomba e sono inarrestabili.                                
Terroristi decisi possono impadronirsi , senza affittare, questi mezzi bloccabili solo con bazooka o strumenti analoghi .

Zelante e doverosa la decisione di monitorare gli autonoleggi, ma si dà per scontato che i terroristi non pensino….
C) Contro attacchi con armi leggere e all’arma bianca.
È il tipo di attacco più probabile e meno complesso da pianificare.

Richiede buoni contatti con la malavita per l’acquisto di armi a meno che non si tratti di coltelli.
Contro questi attacchi vanno armati – anche in libera uscita- tutti gli ufficiali di polizia e delle FFAA ( anche quelli in congedo di età ragionevolmente limitata) , sottufficiali e graduati fino a caporal maggiore.

Anche – sopratutto- quando vestono abiti borghesi. Ai militari andrebbe ripristinato l’obbligo di vestire l’uniforme. La gente si sente più tranquilla e protetta da un uniforme.
Solo creando una rete diffusa di persone armate ( stimo circa centomila tra ufficiali, sottufficiali in servizio e in congedo) che si trovino nei cinema, nei centri commercial, nelle piazze, nel metrò, è possibile intercettare e abbattere dei malintenzionati che attaccano credendo di trovare esseri inermi.
L’aver servito in armi la Patria e lo Stato può e deve essere considerata garanzia di buon uso ed utilizzo di un’arma. 
Se la polizia insistesse nel cercare di mantenere il monopolio delle armi assieme alla malavita, porterà la responsabilità di questa stupida miopia e delle conseguenze.
Nota aggiunta posteriormente, alle 13.00: i funzionari della polizia diventano tali superando un concorso pubblico. Niente di male.

Chiunque può perdere la testa durante il primo scontro a fuoco e non intendersi di esplosioni.
A parte che “colpire la cultura italiana” per un medio orientale , secondo me, significa colpire Venezia ( chi intercetterebbe un motoscafo che arriva al ponte di Rialto e si fa esplodere facendo saltare una perla d’arte e di storia?) credo che ogni tunnel ( da quello del Tritone a quello di fuorigrotta, ai sottopassaggi) funzionerebbe come ” camera di scoppio” moltiplicando l’effetto di una eventuale esplosione.  

Andrebbero inibiti a autobotti trasporti di bombole ecc. Ma non basta mettere il palo col segnale di divieto…….

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