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BREVI CENNI ESSENZIALI SU MILLECINQUECENTO ANNI DI STORIA DELLA TURCHIA PER CAPIRE CHE FA PARTE DELLA NOSTRA STORIA DA SEMPRE.

HA FATTO IL PERCORSO INVERSO RISPETTO AGLI USA: DALL’ARROGANZA AL SOFT POWER, LA NUOVA REPUBBLICA TURCA DIMOSTRA CAPACITA’ DI ATTRAZIONE NELL’ORIENTE MEDITERRANEO.

Invitato a fornire un contributo sulla Turchia a un seminario promosso da Giorgio Bianchi e tenutosi il 9 e 10 luglio scorsi a Chianciano nella storica cornice del ” PALAZZO DI PIERO” ospiti di Berenice Galli ( l’intrepida difensora di Julian Assange) ho creduto di fare un intervento di un quarto d’ora.

Poi il fascino del tema e l’interesse degli astanti, mi ha trascinato per un’ora e venti. Alla tempesta di domande e curiosità di un centinaio di singoli, ho risposto durante tutto il resto del soggiorno. Ringrazio tutti per l’interesse e la curiosità dimostrate.

https://youtu.be/VHh_GCIdU_w

LA TURCHIA DAL FIANCO SUD DELLA NATO ALL’ AUTONOMIA EQUIDISTANTE ?

IL SUCCESSO NEI NEGOZIATI CEREALICOLI UCRAINI NON DOVUTO NE’ ALLA UE, NE’ ALLA N.A.T.O. RIDICOLO IL CAPPELLO “LAST MINUTE” MESSO DA GUTIERRES (ONU) SUL TRATTATO. EBBREZZA E DIVIDENDO DELLE SCELTE AUTONOME.

Nel pomeriggio del 22 luglio 2022 é stato firmato l’accordo fortemente voluto da Tajip Erdogan per la creazione di un corridoio navale sicuro tra i porti ucraini di Odessa, Chernomorsk e Yuzhne e il porto di Istanbul – dove sarà allestito un centro di coordinamento congiunto ( Russo, Turco e Ucraino) a livello di ” senior official” lascia sperare che il non volersi rivolgere la parola che ha contraddistinto il negoziato tra i duellanti, ceda gradatamente il passo a contatti tecnici prima e dialogo politico poi.

Dire che si tratta di un successo politico di Erdogan e della caparbietà con cui ha affrontato, razionalizzato e risolto tutti i problemi che altri si limitavano a lamentare, é riduttivo e meschino come intendo spiegare in appresso.

Mentre tutto il mondo si é accanito ad esaminare con la lente la mancata concessione di una sedia a una inutile stronza ( a richiesta del protocollo del presidente Michel), gli stessi analisti tacciono fingendo di non conoscere i contenuti del primo documento diplomatico positivo generato dal conflitto ucraino.

L’accordo é valido centoventi giorni, automaticamente rinnovabile a meno di richiesta contraria di una delle parti, non prevede scorte armate da parte di nessuno, ma una fascia di sicurezza attorno alle navi, vietata a ogni mezzo militare ( con o senza pilota) dei belligeranti. Sono invece previste ispezioni miranti ad accertare eventuali violazioni dei termini definiti. In pratica, é stato steso un vero e proprio protocollo armistiziale rinnovabile ogni quadrimestre, sol che i termini vengano estesi territorialmente dai tre porti – anche gradatamente- ad altre località…

L’accordo in sé, toglie l’alibi ai fornai per aumentare i prezzi del pane – e, detto per inciso, anche dei fertilizzanti- rassicura le casalinghe di Voghera del mondo intero circa la sorte dei piccoli africani e dei piccoli iracheni eventualmente sopravvissuti ai bombardamenti NATO: avranno i rifornimenti cerealicoli agli stessi inabbordabili prezzi che provocarono le ” rivolte della fame” del 2008 in tutta l’Africa.

Il trattato é frutto dell’autonoma iniziativa della diplomazia e del servizio segreto turco che ha riempito, nei Balcani e in Galizia un vuoto imposto da alcuni personaggi rivelatisi inutili come Il segretario Generale ONU Antonio Gutierres, quando non negativi, come la Ursula Von Der Leyen presidente della Commissione Europea e Jens Stoltenberg, segretario generale della N.A.T.O. che hanno unicamente vegliato a che tutti seguissero il copione scritto da Jack Sullivan del NSC usa, noto serbatoio di geni incompresi dalla realtà.

Hakan Fidan, il giovane capo del MIT( il servizio segreto turco) e probabile erede di Erdogan che ha al suo attivo l’infiltrazione in Siria, la scoperta del Colpo di Stato di Gulen e gli accordi con gli ucraini e russi.

Chiunque abbia veramente a cuore le sorti della Unione Europea, si starà mordendo le mani per aver tenuto la Turchia ( membro fondatore del Consiglio d’Europa, una delle dodici stelle della bandiera azzurra rappresenta la Turchia) fuori dalla Unione Europea.

Non solo la UE non é riuscita a tenere l’Europa indenne dalla guerra nel nostro continente – era lo scopo primo del processo di unificazione avviato da Schuman, De Gasperi e Adenauer – ma l’ iniziativa di pace avviata ( e riuscita) é risultata opera dell’unico paese considerato indegno di appartenere alla comunità che pure ha accolto paesi che vivono di droga, prostituzione e evasioni fiscali come l’Olanda o il LIchtenstein ( che ha anche casinò per chi volesse giocare d’azzardo), paesi di contrabbandieri come il Montenegro e qui mi fermo. Per ora.

Poiché solo la sconfitta é orfana, Antonio Manuel Gutierres si é precipitato – all’ultimo momento- a fare un discorsetto d’introduzione alla firma in cui ha sostanzialmente detto essere stato, in aprile, a Kiev, Mosca e Ankara.

Erdogan, ha ringraziato i presidenti Zelenski e Putin per la buona volontà dimostrata e ha fatto riferimento , dopo aver ringraziato il segretario dell’ONU, alla prima riunione tra i tre avvenuta a Ankara A MARZO. Colpito e affondato.

Il dividendo, da incassare alle prossime elezioni del 2023, centenario della Repubblica, promette di essere pingue e di far capire a tutti i turchi che la politica estera é all’altezza degli anni migliori dell’impero e porterà i suoi frutti anche economici grazie ai viaggi e agli incontri con re, sceicchi e vedove bosniache..

Il successo diplomatico si riverbera su Balcani e l’Oriente mediterraneo, azzitta i critici che guardavano con sospetto alla sua fedeltà alla N.A.T.O. obbliga Israele a masticare amaro e complimentarsi col concorrente, dimostrando un leader più intelligente, autonomo ma non infedele, e più capace degli altri, senza simulazioni al computer ed altre invenzioni inutili con cui si gingillano gli esperti anglosassoni e il presuntuoso Macron.

Circa la posizione della Turchia nel Mediterraneo, il suo nuovo ruolo ”rubato” all’Italia, vi rimando ai link che inserisco qui sotto, un pò per pigrizia, un pò per fare il pierino: sono stato il solo, fin dal 2013 a individuare e seguire passo passo, anche questa stella nascente che qualcuno ha scambiato per un petardo. Vedrete le date in fondo a ogni post.

E non credo che sia finita qui. Il 5 agosto, il Presidente Erdogan é atteso a Mosca in Visita ufficiale.

Con Putin si é già incontrato tre volte in un mese e non ci va certo per fare un’altra foto.Cosa otterrà?

Biden, nel suo viaggio diplomatico nel Levante, ha fatto bene a non includere Ankara e il Reis: gli avrebbe fatto perdere tempo. Il New York times nel tentativo di limitarne il successo, scrive che questo risultato cerealicolo ” non ha tolto a Biden il mal di testa di Erdogan“. E’ finora l’unico segno che questo presidente, una testa ce l’ha.

https://corrieredellacollera.com/2015/11/26/isis-e-turchia-diventano-il-puzzle-geopolitico-del-prossimo-anno-di-antonio-de-martini/

https://corrieredellacollera.com/2012/03/03/la-turchia-vuole-prendere-il-posto-dellitalia-nel-levante-lo-sta-facendo-con-poco-sforzo-e-molta-intelligenza-ma-manca-di-infrastrutture-industriali-e-di-ricerca-di-antonio-de-martini/

https://corrieredellacollera.com/2021/09/05/tra-europa-e-turchia-un-rapporto-tormentato-ma-ormai-necessario/

https://corrieredellacollera.com/2014/09/28/turchia-stati-uniti-dopo-il-fiasco-inizia-la-resa-dei-conti-nella-lega-anti-siria-con-rivelazioni-interessanti-e-conseguenze-imprevedibili-di-antonio-de-martini/

quest’ultimo link riguarda il terzo ( un rapporto tormentato, dove il video non é più presente su internet perché l’ho trasferito sul mio canale youtube di prossima apertura)

UCRAINA: LA RUSSIA VA ALL’ATTACCO DELL’EGEMONIA DEL DOLLARO E TROVA ALLEATI NEI PAESI BRICS ?

BRASILE, RUSSIA, INDIA, CINA e SUD AFRICA E, DA OGGI IRAN, CERCANO DI CREARE UNA NUOVA VALUTA INTERNAZIONALE.

La guerra guerreggiata é la parte folcloristica dello scontro che é sempre più scontro tra USA e Russia. La proxy war non protegge gli USA dallo scontro diretto. Videointervista al sottoscritto di Arnaldo Vitangeli.

LA TURCHIA VIVE UNA SECONDA GIOVINEZZA

ERDOGAN ABILE TRA USA E RUSSIA MENTRE GLI OPPOSITORI SI COALIZZANO

La notizia, soffocata dalle notizie allarmistiche di questi giorni é passata quasi inosservata, ma é di portata mediterranea, atlantica e istituzionale ad un tempo: sei partiti si sono coalizzati in una sorta di CLN contro Tajip Erdogan, ma presentandosi con un programma comune: far ritornare la Turchia ai bei tempi della instabilità, ossia alla Repubblica Parlamentare

Nella foto:da sinistra il CHP ( partito repubblicano del popolo, kemalista e socialdemocratico, già vittorioso alle elezioni municipali di Istanbul, Ankara e Smirne); il buon partito ( IYI parti, destra nazionalista); il partito della felicità ( Saadet, Conservatore); il partito Democratico ( DP centro destra); il partito democrazia e progresso ( Deva); e il partito dell’avvenire. Sono tutti già rappresentati in Parlamento.

Niente più predominio ventennale e turbolento di un presidente eletto dal popolo, ma una sapiente alternanza tra i caporioni che vedete. Dal canto suo Erdogan continua nella sua politica populista e nella disinvoltura diplomatica che lo fa desiderare da russi e americani, con la variante che ha fatto ricorso al vecchio sistema ottomano di incondizionata ammirazione per la Gran Bretagna invece che all’alleanza con la Germania che era il cavallo di battaglia dei giovani turchi. Pessimi rapporti con i tedeschi, freddi con il governo Biden, Ottimi con Johnson che fa da consigliere e sussurra alle orecchie degli americani calmandone le isterie.

L’Unione Europea, non pervenuta, ma continua a sborsare tre miliardi annui per i profughi siriani e tacere sul resto: la zona di interesse economico esclusivo di Cipro, i curdi, La Libia e il Katar. Eppure, cattivo rapporti coi tedeschi a parte, l’Italia ha ottimi rapporti commerciali e in Francia ferve il dibattito se ammettere i turchi in Europa – dove i turchi posero piede nel 1300 ( a Gallipoli)- oppure mantenere una idea medioevale del Sultanato. Solo in Francia si sono posti il problema come vedete dalla foto allegata.

Nella foto: ecco tre titoli di libri francesi dedicati al problema turco: ammettere o no, la Turchia in Europa? Michel Rocard, già ministro socialista é favorevole; in ” lettera ai turco-scettici, una serie di intellettuali turchi spiegano il punto di vista dei filo europei e la UE ha pubblicato un documento con una serie di dati in materia. Chi trova un opuscolo in italiano su questo vitale argomento, vince una bambolina di peluche.

Al posizionamento amichevole verso la nuova Inghilterra di Boris Johnson, il presidente turco ha aggiunto un pizzico di kemalismo pragmatico: Ataturk, creò un partito comunista tutto suo, annegò nel mar nero il vecchio rappresentante del Comintern e specie agli inizi fu appoggiato da Cicerin il primo ministro degli Esteri dell’URSS col quale Mustafa Kemal flirtò, ottenendone oro e armi e appoggio politico in funzione antinglese. Adesso i litigi, sempre più flebili, li fa con Biden pur ascoltando i consigli britannici in materia.

Coi russi, flemma e sorrisi assieme a una benaccetta proposta di mediazione nella vicenda ucraina, the e simpatia anche agli ucraini e si gode il suo nuovo status di potenza regionale, invano inseguito da Israele che offre anche lui i suoi buoni uffici. Ma Bennet é un parvenu, mentre lui e Vladimir Putin sono grandi amici e hanno più di un avversario in comune: hanno amici ( Iran, Pakistan, Cina, Indonesia…).

TRA EUROPA E TURCHIA UN RAPPORTO TORMENTATO MA ORMAI NECESSARIO

DI ANTONIO de MARTINI

Sorrido alla domanda che spesso mi fanno ” ma la Turchia fa parte della nostra storia?”La partecipazione degli ottomani ( meglio definirli così per ragioni che spiegherò in questo post) alla storia europea data da più di tre secoli.

Cominciò Francesco I di Francia – sua madre era Caterina de’Medici– a rompere il tabù che con gli infedeli non ci si allea. Ci si alleò in funzione antiasburgica. E fu da allora che, nel gioco degli equilibri continentali, la carta ottomana divenne un prezioso Jolly e l’ago della bilancia della politica europea.

Molti storici sostengono che fuma lì che iniziò la decadenza: proprio per via di questi contatti con una civiltà tecnologicamente superiore che inibì questi feroci guerrieri venuti dall’Asia.

Illuminata durante il Ramadan la Istanbul la Moschea della Sultana

Gli storici litigano per indicare la data di inizio della decadenza del grande impero ottomano ( meglio dire ottomano piuttosto che turco perché i turchi erano l’etnia armata ma non egemone. Othman era il capostipite del clan turco che invase quelle terre e diede il nome alla dinastia regnante che, sorprendentemente, amalgamò tutti i popoli della Asia, Africa, Balcani e il Levante latino).

Alcuni studiosi – specie turchi- sostengono che la decadenza iniziò nel 1553 quando Solimano il Magnifico fece uccidere il brillante suo erede, consegnando così la successione a una pletora di inetti.

Altri fanno risalire la prima scivolata al trattato detto delle CAPITOLAZIONI ( 1536) che concesse alla Francia una serie di franchigie doganali e commerciali – mano a mano estese ad altri potentati- che divennero agli albori del XX secolo uno stato nello stato composto da stranieri e da minoranze etnico- religiose dell’impero.

Altri ancora, fanno risalire ai due falliti assedi di Vienna del 1529 e del 1683 o al Trattato di Karlowitz( 1699) che sancì il primo arretramento territoriale europeo degli ottomani.

Certamente fatale la pace di Kuciuk Kaynarca che concluse, nel 1774, una esaennale guerra con la Russia e fece perdere molti territori a favore della zarina Caterina, incluso il primo porto sul mar nero ( Cherson) , il controllo della Crimea che fu annessa poco dopo, e le diede come obbiettivo successivo, i Dardanelli.

La stessa enorme dimensione dell’impero contribuì a far entrare gli ottomani nel cuore della politica europea: non appena qualcuno attaccava una delle periferie dell’impero, la diplomazia del Sultano riusciva facilmente ad assiemare una coalizione di potenze ostili all’ingrandimento dell’aggressore; e questo spiega la grande durata dello stato anche nei periodi di maggior debolezza.

Fu aggregandosi a una di queste coalizioni ” di soccorso” che il piccolo Piemonte riuscì ad entrare nelle grazie delle potenze dell’epoca che osteggiavano la Russia mirante ad impossessarsi del Caucaso e dell’area del mar nero, per accedere ai mari caldi.

Inutile quindi ritenere di escludere la Turchia dal novero delle potenze europee argomentando la minaccia alla civiltà cristiana o il fatto che ci furono guerre e scontri: in questi ultimi secoli, ogni europeo ha guerreggiato con tutti gli altri prescindendo dagli aspetti religiosi.

Anzi, il principale nemico del cattolicesimo fu il primo ministro di Francia – il Cardinale Richelieu– che finanziò il protestante re di Svezia Gustavo Adolfo per aggredire gli Asburgo, togliere loro la Germania ed evitare l’accerchiamento dinastico della Francia grazie agli Asburgo di Spagna.

L’operazione riuscì in parte per la premorienza – dopo un solo anno- di Gustavo Adolfo ed é questa la ragione per cui la Germania é, ancor oggi, per metà protestante.

Al contrario, I Sultani di Costantinopoli ( il nome fu cambiato in Istanbul nel 1925 dalla Nuova Repubblica laica di Mustafa Kemal), non solo protessero imparzialmente tutte le minoranze religiose ( Ebrei e Cristiani cattolici e ortodossi, Riti orientali ecc), ma proibirono ogni forma di persecuzione religiosa e fu a Costantinopoli e Salonicco che si rifugiarono – portatori di cospicui investimenti- gli ebrei scacciati dalla Spagna, da Genova ed altri paesi meno lungimiranti, trovando accoglienza, protezione e sviluppo.

Quando ci furono le prime elezioni, nella sala delle assemblee di Dolmabahche, il 19 marzo 1877, si riunirono 115 deputati di cui 67 erano mussulmani, 44 cristiani, 4 ebrei, in rappresentanza di quattordici differenti nazionalità, tutte in pacifica convivenza da oltre trecentoventi anni.

AI TEMPI MODERNI

Anche la bubbola dell'” uomo malato d’Europa“, detta dallo Zar Nicola un diplomatico inglese, é una conferma che già duecento anni fa la Turchia era considerata parte integrante del concerto europeo e che il suo principale avversario era la Russia e la sua mai sopita ambizione di potenza marittima. L’arma ingenuamente offerta agli aggressori, fu il regime delle CAPITOLAZIONI che offrì ai commercianti delle potenze straniere una sorta di status diplomatico che fu gradatamente esteso a minoranze mercantili ottomane che non tardarono a diventare anche politiche a richiesta della potenza protettrice.

Ebrei e Greci divennero i protégés degli Inglesi , gli Armeni ortodossi dei Russi e i cattolici della Francia. Genovesi e Veneziani cercarono di coltivarsi elementi locali arricchitisi coi commerci.

Colpiti e ammirati dalla aggressività europea, i Turchisi lanciarono una sorta di corsa all’ammodernamento che chiamarono TANZIMAT.

L’ammodernamento iniziò principalmente dall’armamento moderno di cui le truppe turche avevano fatto crudele esperienza e in seconda istanza dall’arte della stampa, che incontrò non poche resistenze tradizionaliste per via della necessità di trascrivere manualmente il Corano, che pochi conoscevano essendo scritto in arabo, mentre tutti parlavano, naturalmente, il turco e l’élite una lingua imbastardita con numerosi vocaboli arabi.

Al seguito delle missioni militari, vennero i banchieri delle grandi potenze esortando Sultani e Visir a riforme e fornendo loro i mezzi finanziari fino al punto ( come oggi noi in Italia) di avere le mani legate ed essere condotti per la cavezza a cedere continuamente sovranità sostanziale in cambio di omaggi formali e prestiti importanti.

La Germania, prestatore più importante, finì per trascinare al suo fianco la Turchia nel primo conflitto mondiale contro la Russia ( ad onta del tradizionale rapporto con l’Inghilterra), grazie all’arrivo al potere dei ” Giovani turchi” che decisero di combattere i russi che avevano rosicchiato i Balcani, fomentando e finanziando i cristiani a nord e gli Armeni ( anch’essi ortodossi) a sud.

Mentre, ammaestrati dalle drammatiche mutilazioni della guerra mondiale persa, i turchi ( non più ottomani avendo perso quasi tutte le nazionalità soggette) seppero mantenere nell’ultimo conflitto, una neutralità flessibile che permise loro una serie di “nazionalizzazioni” a carico dei beni stranieri – sostanzialmente attività finanziarie e latifondi- che furono distribuiti ai combattenti per l’indipendenza e l’affermazione della Nazione Turca nei suoi nuovi confini etnici.

La legge di nazionalizzazione la chiamarono familiarmente ” VARLIK” ( “quel che c’é”). L’Occidente, impegnato nel secondo conflitto mondiale, guardò altrove, salvo invitare la Repubblica Turca a partecipare come membro del Consiglio d’Europa promosso da Winston Churchill, ratificando – ad oggi- 156 tra accordi, protocolli e trattati in materie economiche , sociali e di diritti umani.

Difficile quindi sostenere che ” la Turchia non può entrare in Europa” visto che ne fa parte da almeno tre secoli e che il negoziato per l’adesione alla CEE porta la data del 31 luglio 1959.

DAL DOPOGUERRA AD OGGI

31 luglio 1959 La Turchia chiede alla CEE lo studio di un accordo di associazione

11 settembre 1959 Il consiglio dei ministri accetta la candidatura Turca

30 settembre 1959 Prima riunione preparatoria

27 maggio 1960 Colpo di stato. Cade il governo, negoziati sospesi.

12 Marzo 1963. I negoziati vengono ripresi.

12 settembre 1963 Firma dell’accordo di associazione detto ” Accordo di Ankara.” Firma dell’accordo finanziario.

1 Dicembre 1964 Entra in vigore l’Accordo. Prima riunione del Consiglio, suprema istanza di giudizio.

9 Dicembre 1968 Inizio negoziato del Protocollo Addizionale all’Accordo.

1 Gennaio 1970. Fine ” periodo preparatorio” e inizia ” Periodo Transitorio”

23 Novembre 1970 Firma a Bruxelles del ” Protocollo Addizionale che fissa in 22 anni il periodo di “armonizzazione” delle politiche turche con quelle della Unione.Firma del secondo protocollo finanziario.

12 Marzo 1971. Colpo di Stato. Le FFAA costringono il governo a dimettersi

1 gennaio 1973 ripresa negoziati e entrata in vigore del protocollo addizionale.

24 gennaio 1974. Bulent Ecevit entra al governo come premier e annunzia di voler alternative all export nella CEE. e nel luglio ( 20) ordina lo sbarco a Cipro. Il 24 cade il regime dei colonnelli greci.

12 maggio 1977. Firma del terzo protocollo finanziario.

1 luglio 1977. Entrata in vigore delle preferenze tariffarie sui prodotti agricoli turchi.Ma la Turchia chiede una moratoria degli obblighi e

30 ottobre 1978. Ratifica del terzo protocollo finanziario.

12 novembre 1979. Suleyman Demirel diventa primo ministro e il processo di integrazione riprende

30 giugno 1980 Nuovo accordo tra CEE e Turchia soppressione totale di ogni tassa sulla quasi totalità dei prodotti agricoli turchi al 1987.

12 settembre 1980. Colpo di stato militare del generale Kenan Evren e costituzione di un comitato di 54 generali che valuteranno quando sarà il momento di restituire il potere ai civili.

CONSIDERAZIONI SUL PERIODO

Mentre questo minuetto continuava, Grecia ( 1981) Spagna e Portogallo ( 1986) diventano membri effettivi dellaCEE. Mentre la sola Turchia era sottoposta a sette ” pacchetti di riforme costituzionali” tutti regolarmente accettati e ratificati. Tutte e tre queste popolazioni uscivano da dittature militari longeve. La dittatura greca era stata smantellata dai Turchi con lo sbarco a Cipro dove era in atto un colpo di stato annessionista alla Grecia in contrasto con le delibere del Congresso di Berlino ( 1878) e successivi accordi di Ginevra.

Nessuno dei Colpi di stato avvenuti in Turchia é avvenuto in accordo con il dettato del padre fondatore Mustafa Kemal, detto Ataturk – che ordinò ai militari di intervenire in caso di rigurgiti clericali islamici- in quanto il premier Menderes fu accusato di aver organizzato un pogrom nazionalista ( e impiccato). A capo del golpe fu messo il generale Gemal Gursel soprannominato Gemal AGA ( titolo riservato agli eunuchi dell’harem del Sultano) Nel secondo caso, fu officiato un premier islamista- più tardi integrato col partito social democratico di Ecevit cui disciplinatamente fu ceduto il premierato. Nel terzo caso, furono proibiti tutti i partiti politici senza eccezioni.

L’unica costante rintracciabile nella cronologia illustrata innanzi, é che ad ogni azione di avvicinamento alla CEE , é seguito un colpo di stato che ha provocato il congelamento dei rapporti e un rafforzamento dei rapporti con gli USA, al punto che fu Kissinger in persona a suggerire di aggirare l’embargo dei pezzi di ricambio per le FFAA indicando come fornitori “pirati” il governo olandese.

Dall’intera disamina del periodo, incluso il tentato colpo di stato del 2016 da parte della fazione ” tecnologica” delle FFAA ( aeronautica principalmente) si deduce che la Turchia fa parte integrante dell’Europa politica ed economica e che non appena si parla di integrazione completa, il paese viene a trovarsi in una situazione di turbolenza, attentati ed omicidi politici e provocazioni pseudo religiose che giustificano agli occhi dei più l’intervento dei militari.

Da notare che l’intervento del 15 luglio 2016 contro il governo nazional popolare di Erdogan per la prima volta non ha trovato l’unanimità dello Stato Maggiore. Grottesco il pretesto che il Golpe Erdogan se lo sarebbe fatto da solo, in quanto il sottoscritto lo aveva previsto e messo su you tube un anno prima, tanto la situazione era chiara agli occhi Din analisti onesti e competenti. Vedi link https://youtu.be/OyIOzF2rDeY

In un prossimo post esamineremo perché l’integrazione economica e militare della Turchia é indispensabile alla Unione Europea in tempi brevi e chi si oppone a questo decisivo rafforzamento degli Stati Uniti d’Europa, non senza aver affrontato il tema ” Armeni” e ” diritti umani” che spesso sono usati strumentalmente dagli avversari dell’integrazione e dai loro caudatari.

COLPO DI STATO A TUNISI. L’EGITTO TORNA IN GIOCO, LA LIBIA TREMA. GLI USA TORNANO ALLA RAGIONE.

TRA APPLAUSI COMPLIMENTI E QUALCHE IPOCRISIA SI DELINEA IL PROSSIMO DECENNIO.

Proprio ieri ho rilasciato una intervista di un’ora a “ ITALIA E MONDO” in cui sostenevo che a Tunisi c’era stato un colpo di stato in piena regola ( durante il fine settimana, con coprifuoco ed esautoramento di ogni potere che non fosse quello presidenziale, con l’appoggio dell’Esercito) e che fosse ispirato dall’Egitto che segna così il suo ritorno sulla scena del MENA ( Middle East and North Africa) dopo otto anni passati a leccarsi le ferite della ” Primavera araba”.

Nemmeno a farlo apposta, il Presidente egiziano ABD EL FATTAH AL SISSI – lo riferisce il ministro degli Esteri algerino LAMDANE LAMAMBRA, citato dal JERUSALEM POST e da REUTER Canada– domenica ” full support for Tunisian President KAIS SAIED“.

L’esperienza insegna che quando un capo di Stato approva l’operato di un collega in tempo reale significa che erano già d’accordo. E in questo caso, ad essere d’accordo era anche il Ministro degli Esteri Algerino e gli USA visto che la REUTER ( Canada mi raccomando) era , provvidenzialmente, sul posto.

Sempre secondo la tradizione, MOHAMMED LASSAAD DAHECH ha sostituito il presidente dellaTV pubblica, destituito dall’incarico, assieme ad un buon numero di altri dirigenti.

Il coprifuoco é stato in un primo tempo fissato in dieci ore quotidiane e poco dopo , come segno di calma già acquisita, accorciato di tre: ora si sta a casa dalle 10 alle 17 e se sono previsti divieti assoluti di riunioni all’aperto e al chiuso, la ragione addotta é….il COVID19 che imperversa.

Sono stati fatti anche arresti di due Deputati del partito AL KARAMA -alleato di ENNAHDA e filo islamista anch’esso- previamente spogliati dell’immunità: MAHER ZID e MOHAMMED AFFES.

Il segretario del partito – Seifeddine Makhlouf – ha spiegato che sono a disposizione della giustizia militare ( segno che saranno imputati di sostegno alla guerriglia che imperversa nella zona del passo Kasserine), mentre il deputato YASSINE AYARI del piccolo movimento ” Speranza e Lavoro” é stato arrestato per aver criticato il Presidente della Repubblica.

L’abile RACHID GHANNOUCHI – leader di ENNAHDA e protegé della Francia- temendo evidentemente sorte analoga, sì é fatto ricoverare in ospedale dove era stato ricoverato il mese scorso per COVID- ( é anche presidente della Camera) in una intervista all’Agenzia ufficiale francese AFP ha lamentato “la mancanza di dialogo e avvertito che in mancanza di un accordo sulla formazione del nuovo governo ” inviteremo il popolo tunisino a difendere la sua democrazia”. Poi, al giornale saudita “AL ARABIYA”ha soggiunto che il ritorno della violenza in Tunisia minaccia l’Europa. Più chiaro di così…

Tra gli arrestati, non poteva mancare anche un giudice: BASHIR AKREMI, accusato di contiguità con la guerriglia per aver “tenuto nel cassetto” dei dossier riguardanti islamisti. L’accusa proviene ” da gruppi che si occupano di diritti umani”.

Intanto il Presidente, infaticabile, ha chiamato al telefono tutte le banche invitandole a ridurre immediatamente i tassi di interesse, pubblicato un elenco di 125 tunisini che si sarebbero illecitamente arricchiti – con tanto di cifre accanto a ciascun nome – inviandoli a restituire spontaneamente quanto rubato a pena di imprigionamento.

Poi, deposta la cornetta e nominato un suo consigliere responsabile del ministero dell’interno( prima nomina fatta dopo tante destituzioni) l’ha impugnata per rassicurare il Presidente algerino, ABD EL MAJID TEBBOUNE – collaborano assieme contro la guerriglia transfrontaliera nella zona di Kasserine- che ” La Tunisia é sulla via di ristabilire la democrazia e il pluralismo e che presto saranno prese importanti decisioni”. Il solerte presidente algerino ce lo ha confidato su Facebook.

La telefonata più lunga é stata quella con JAKE SULLIVAN Consigliere per la sicurezza nazionale ( NSC)che per una buona ora ha confermato la fiducia nella Democrazia Tunisina e saldezza delle sue istituzioni esprimendo ” Swift return to Tunisia democratic path” e la solite amenità di circostanza.

Nella realtà, gli unici preoccupati per la situazione tunisina sono i libici: é un chiaro monito di come andrà a finire a casa loro se la situazione non si stabilizzerà con le prossime elezioni, ma a questo proposito é entrato a gamba tesa il Presidente turco TAJIP ERDOGAN che in un lungo colloquio con Presidente del Consiglio Nazionale libico MOHAMMED MENFI ha confermato la necessità di “stringere i legami tra i due paesi” a questa uscita ha fatto eco il generale KHALIFA BELKASIM HAFTAR che ha inneggiato “al golpe – pardon al colpo – inferto ai Fratelli mussulmani”.

Solidarietà tra militari prevarrà sull’alleanza con la Turchia e il Katar?

Il Nord Africa, da Porto Said a Orano é, finalmente, nuovamente sotto controllo – tripoli tra poco- che scongiurano per i loro paesi, l’avvento di fanatici islamisti che, al massimo, potranno sfogarsi un pò in Europa.

I PERICOLI CHE CIRCONDANO L’EUROPA

DAL BALTICO AL CAUCASO ZONE DI CRISI. ECCO COME TIRARCENE FUORI

Tutti presi dalle paure sanitarie vere o false che siano – entrambe certamente esagerate- i media del nostro continente evitano di esaminare la situazione geopolitica dell’Europa che sta complicandosi al punto di rappresentare un vero e proprio assedio della fortezza Europa e di indagare sulle cause remote o immediate e i responsabili.

Nella illustrazione sovrastante ho evidenziato tutte le ragioni di crisi e di preoccupazione che possono ciascuna svilupparsi in focolai di guerra come la Siria,la Libia,l’Ucraina o il Kurdistan.( I quadratini color rosso)

Per evitare di credere che i pericoli che ci minacciano siano tutti esterni alla Confederazione, ho fatto illustrare in verde anche i due pericoli di secessione,( oltre al Donbass) pudicamente indicati come inclinazione separatista ( Scozia e Catalogna e ho evitato di mettere la macchia verde anche a Gibilterra che comunque ha votato a maggioranza schiacciante a favore del remain nella UE).

Per completezza di informazione includo il Regno Unito nella analisi considerando quindi l’Europa geografica e non la sola Unione Europea che comunque è il centro del nostro interesse.

Il quadratino blu della instabilità politica é stato posto – provvidenzialmente- a metà tra l’Algeria e la Tunisia dove il presidente Khais Saied ha ritenuto per l’altro di doversi produrre in una replica a metà tra Al Sissi e Erdogan alleandosi con l’Esercito e sospendendo – al solito si dice per un breve periodo – sia l’esecutivo che il legislativo.

Tutti questi paesi sono retti da regimi forti con forze armate in rafforzamento e mire egemoniche regionali, mentre l’Unione Europea sembra essere l’eccezione virtuosa che evita la trappola di Tucidide per cadere nella sindrome da assedio di Costantinopoli con teologi che sproloquiano di matrimoni monosesso e transizioni ermafrodite.

Difficile prevedere se ci sarà una guerra e dove; più facile prevederne l’esito e il vincitore. Di sicuro, l’opzione migliore sarà restarne fuori in una situazione di vigilanza neutrale ed armata.

Di fronte a queste crisi – alcune già sfociate in guerre- si nota una macchia bianca costituita da paesi della ex Jugoslavia ancora non integrati in nessuno dei blocchi ( anche se la Serbia ha simpatie e legami economici con la Russia). Poi a nord, la macchia bianca rappresentata dalla Svizzera.

Se una Italia neutrale riuscisse ad allargare le macchie bianche unendo la parte balcanica con quella svizzera, è intuitivo che si creerebbe una zona di rispetto neutrale a protezione dell’area adriatica e una serie di stati cuscinetto attorno al nostro paese che sarebbe al riparo da possibili sorprese. I tre paesi da convincere sono la piccola Slovenia, la Croazia e l’Austria, che all’atto della evacuazione sovietica si impegnò a restare neutrale.

Sento già le voci di quanti mi vorranno scrivere sottolineando l’impossibilità di realizzazione dovuta alla presenza di basi USA e NATO sull’intero nostro territorio.

A costoro obbietto con un esempio verificatosi due volte in un ventennio: L’Irak oggetto a due riprese di un’offensiva militare USA e NATO che l’ha invaso con una pervasività molto maggiore di quanto non sia accaduto a noi, per ben due volte ha ottenuto l’evacuazione delle truppe USA.

La prima, con un sotterfugio, ma l seconda grazie a un regolare voto parlamentare, un negoziato bilaterale e una decisione congiunta. L’annunzio lo ha dato lo stesso Presidente Biden ieri.

Eppure, l’Irak ha una duplice funzione strategica : a est verso l’Arabia Saudita e a ovest verso l’Iran.

Agli Stati Uniti risponderei con un ragionamento semplice: essi sono interessati al controllo del Mediterraneo e al rapporto con la Chiesa cattolica che controlla un miliardo e mezzo di anime (…).

Una Italia facente parte dell’occidente, ma non belligerante, é nell’interesse degli Stati Uniti che dovrebbero badare a un solo fronte europeo. Sappiamo che il patto di Varsavia aveva pianificato di violare la neutralità austriaca , sfondare in trentino e puntare verso la Francia impegnata sul fronte nord.

Con un blocco di otto paesi neutrali da violare per attaccare la Francia da sud, il compito sarebbe ben più oneroso e difficile e costoso non solo militarmente.

L’autorevolezza del Vaticano sarebbe accresciuta dalla situazione territoriale di neutralità e la sua utilità risulterebbe moltiplicata per l’Occidente.

Resta il controllo del Mediterraneo per il quale sarebbe sufficiente e indispensabile la sola Sicilia, regione autonoma e con una autonomia anche ampliabile fino a configurare una semi cessione.

. Per l’Unità italiana abbiamo sacrificato Nizza e Savoia. Per l’indipendenza e la sicurezza Mediterranea, possiamo fare una riflessione sulla Sicilia che risulterebbe militarmente anche protetta dalla fascia dei paesi neutrali che la proteggerebbero da sorprese.

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NOVITA’ NEL LEVANTE: E’ TORNATA LA QUESTIONE D’ORIENTE CHE DURA DA OLTRE DUE SECOLI. di Antonio de Martini ( seconda parte dal 1980 ai giorni nostri)

LA TURCHIA CAMBIA MARCIA E ARRIVA TURGUT OZAL    ( segue dal post di identico titolo pubblicato ieri)

 

Ho avuto una fortunata coincidenza tra i miei affari e la Turchia in un momento di particolare ricettività da ambo le parti.                                        Nel 1980 ebbi l’incarico di organizzare una catena charter di oltre mille persone a Istanbul per conto del GRUPPO EDITORIALE FABBRI.

Il Golpe militare appena compiuto rischiava di rendere vana l’operazione di incentivazione dato che era stato proclamato lo stato d’assedio e alle venti  di ogni giorno scattava il coprifuoco e i controlli antiterrorismo. Io ero impegnato con i fornitori, ma nessun cliente avrebbe pagato per passare quattro giorni chiuso in albergo.

Col mio indimenticato amico, Sarim Kibar, andammo dal comandante militare della piazza di Istanbul – un colonnello abbastanza giovane insediato da pochi giorni- con una proposta disperata e sfacciata: esonerare gli italiani dal coprifuoco, previa esibizione del passaporto.

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NOVITA’ NEL LEVANTE: E’ TORNATA LA QUESTIONE D’ORIENTE CHE DURA DA OLTRE DUE SECOLI. di Antonio de Martini ( prima parte, da Mehmet il conquistatore al 1980.)

 UN PO DI STORIA PER COMINCIARE

L’imperatore Teodosio– uno psicolabile plagiato dal  nordafricano vescovo  Ambrogio – divise l’impero tra i due figli. La parte occidentale, con Roma capitale, durò poco e perì ingloriosamente scambiata per una gallina, mentre la parte orientale resse altri mille anni ( 1453) grazie al suo buongoverno, l’organizzazione ferrea, la superiorità navale e una accorta politica estera. Si rovinò per eccesso di teologia e caccia alle eresie dei sudditi che finirono per preferire il dominio arabo che consentiva libertà religiosa a Cristiani ed Ebrei.

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PERCHE’ ERDOGAN ADESSO FA PARTE DEI CATTIVI di Antonio de martini

 

La risposta del governo turco alle minacciose dichiarazioni americane ( che ieri descrivevo come rivolte principalmente alla Turchia), non si è fatta attendere.

Il ministro turco dell’economia NYHAT ZEYBECKCI, ha convocato una conferenza stampa e rilasciato una pacata e ferma descrizione della situazione.

” La decisione del Governo americano non ci obbliga in nessun senso”.
“Una sanzione del genere sarebbe vincolante per i turchi, se adottata dalle Nazioni Unite, mentre noi non riconosciamo altro interesse nazionale che il nostro” .

Pur non rinmnegando la tradizionale politica estera favorevole all’Occidente, la Turchia sta energicamente difendendo l’interesse nazionale a disporre di fonti energetiche a buon prezzo e possibilmente , controllate direttamente.

Essa mira contemporaneamente ai pozzi di Mossul ( di cui gli inglesi si impossessarono illegalmente a guerra finita nel 1918); a partecipare ai benefici della zona economica preferenziale di Cipro ( la cui sovranità formale sull’isola fu riconosciuta dagli inglesi nel 1878); e nel frattempo si approvvigionano dall’Iran ( per quasi metà del fabbisogno nel corso del primo trimestre di quest’anno).

Il contenzioso con gli USA , iniziato coi – fondati- sospetti di connivenza nel golpe di luglio 2016, continuati col rifiuto turco a continuare la guerra non dichiarata contro la Siria e proseguiti col rifiuto USA a consentire all’estradizione di Fetullah Gulen, il Licio Gelli del Bosforo, aumenta.

Anche i tedeschi , inizialmente incaricati dagli USA di chaperonare il MIT ( servisio segreto turco) si è concluso con lo stillicidio di una trentina di convocazioni formali dell’ambasciatore tedesco da parte del Ministero degli Esteri turco e irrigidimenti sistematici.

Rafforzati invece i rapporti con l’Iran ( il plateau turco iranico è per i turchi la grande realtà geopolitica alternativa alla UE) e migliorati oltre ogni speranza i rapporti con La Russia e i paesi turcofoni dell’Asia.

Il pipe line dal kazakistan è una realtà in divenire e alcuni paesi, tra cui Israele, già premono per evitare che giunga in Italia e , quindi , sui mercati europei.

Impariamo la lezione e in fretta: a) le sanzioni possono applicarle solo le nazioni Unite , previa deliberazione formale; b) gli interessi nazionali vanno salvaguardati contro venti e maree;c) i prepotenti che vogliono portarci via i nostri migliori clienti, non sono nostri amici.

Quanto a Trump, egli ha adottato il punto di vista , molto british, di chi diceva quano c’era tempesta che ” il continente è isolato”.
In realtà, l’isolato è proprio lui.

L’Iran ha dalla sua Cina, India, Indonesia, Malesia, Russia, Pakistan e i paesi vicini.( più di tre miliardi di abitanti).
L’Italia è il primo paese fornitore dell’Iran e deve restarlo, costi quel che costi.
Gli USA e i loro import di mozzarelle, si fottano

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