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I PERICOLI CHE CIRCONDANO L’EUROPA

DAL BALTICO AL CAUCASO ZONE DI CRISI. ECCO COME TIRARCENE FUORI

Tutti presi dalle paure sanitarie vere o false che siano – entrambe certamente esagerate- i media del nostro continente evitano di esaminare la situazione geopolitica dell’Europa che sta complicandosi al punto di rappresentare un vero e proprio assedio della fortezza Europa e di indagare sulle cause remote o immediate e i responsabili.

Nella illustrazione sovrastante ho evidenziato tutte le ragioni di crisi e di preoccupazione che possono ciascuna svilupparsi in focolai di guerra come la Siria,la Libia,l’Ucraina o il Kurdistan.( I quadratini color rosso)

Per evitare di credere che i pericoli che ci minacciano siano tutti esterni alla Confederazione, ho fatto illustrare in verde anche i due pericoli di secessione,( oltre al Donbass) pudicamente indicati come inclinazione separatista ( Scozia e Catalogna e ho evitato di mettere la macchia verde anche a Gibilterra che comunque ha votato a maggioranza schiacciante a favore del remain nella UE).

Per completezza di informazione includo il Regno Unito nella analisi considerando quindi l’Europa geografica e non la sola Unione Europea che comunque è il centro del nostro interesse.

Il quadratino blu della instabilità politica é stato posto – provvidenzialmente- a metà tra l’Algeria e la Tunisia dove il presidente Khais Saied ha ritenuto per l’altro di doversi produrre in una replica a metà tra Al Sissi e Erdogan alleandosi con l’Esercito e sospendendo – al solito si dice per un breve periodo – sia l’esecutivo che il legislativo.

Tutti questi paesi sono retti da regimi forti con forze armate in rafforzamento e mire egemoniche regionali, mentre l’Unione Europea sembra essere l’eccezione virtuosa che evita la trappola di Tucidide per cadere nella sindrome da assedio di Costantinopoli con teologi che sproloquiano di matrimoni monosesso e transizioni ermafrodite.

Difficile prevedere se ci sarà una guerra e dove; più facile prevederne l’esito e il vincitore. Di sicuro, l’opzione migliore sarà restarne fuori in una situazione di vigilanza neutrale ed armata.

Di fronte a queste crisi – alcune già sfociate in guerre- si nota una macchia bianca costituita da paesi della ex Jugoslavia ancora non integrati in nessuno dei blocchi ( anche se la Serbia ha simpatie e legami economici con la Russia). Poi a nord, la macchia bianca rappresentata dalla Svizzera.

Se una Italia neutrale riuscisse ad allargare le macchie bianche unendo la parte balcanica con quella svizzera, è intuitivo che si creerebbe una zona di rispetto neutrale a protezione dell’area adriatica e una serie di stati cuscinetto attorno al nostro paese che sarebbe al riparo da possibili sorprese. I tre paesi da convincere sono la piccola Slovenia, la Croazia e l’Austria, che all’atto della evacuazione sovietica si impegnò a restare neutrale.

Sento già le voci di quanti mi vorranno scrivere sottolineando l’impossibilità di realizzazione dovuta alla presenza di basi USA e NATO sull’intero nostro territorio.

A costoro obbietto con un esempio verificatosi due volte in un ventennio: L’Irak oggetto a due riprese di un’offensiva militare USA e NATO che l’ha invaso con una pervasività molto maggiore di quanto non sia accaduto a noi, per ben due volte ha ottenuto l’evacuazione delle truppe USA.

La prima, con un sotterfugio, ma l seconda grazie a un regolare voto parlamentare, un negoziato bilaterale e una decisione congiunta. L’annunzio lo ha dato lo stesso Presidente Biden ieri.

Eppure, l’Irak ha una duplice funzione strategica : a est verso l’Arabia Saudita e a ovest verso l’Iran.

Agli Stati Uniti risponderei con un ragionamento semplice: essi sono interessati al controllo del Mediterraneo e al rapporto con la Chiesa cattolica che controlla un miliardo e mezzo di anime (…).

Una Italia facente parte dell’occidente, ma non belligerante, é nell’interesse degli Stati Uniti che dovrebbero badare a un solo fronte europeo. Sappiamo che il patto di Varsavia aveva pianificato di violare la neutralità austriaca , sfondare in trentino e puntare verso la Francia impegnata sul fronte nord.

Con un blocco di otto paesi neutrali da violare per attaccare la Francia da sud, il compito sarebbe ben più oneroso e difficile e costoso non solo militarmente.

L’autorevolezza del Vaticano sarebbe accresciuta dalla situazione territoriale di neutralità e la sua utilità risulterebbe moltiplicata per l’Occidente.

Resta il controllo del Mediterraneo per il quale sarebbe sufficiente e indispensabile la sola Sicilia, regione autonoma e con una autonomia anche ampliabile fino a configurare una semi cessione.

. Per l’Unità italiana abbiamo sacrificato Nizza e Savoia. Per l’indipendenza e la sicurezza Mediterranea, possiamo fare una riflessione sulla Sicilia che risulterebbe militarmente anche protetta dalla fascia dei paesi neutrali che la proteggerebbero da sorprese.

I

MIGRANTI: IL CUORE FREDDO DELL’EUROPA NON È IN ISLANDA MA TRA MILANO E VENEZIA.

Dell’Islanda i pochi che hanno ancora cognizioni geografiche, sanno che è una Repubblichetta di 330.000 abitanti e sta a metà strada tra America e paesi scandinavi.

Chi ha seguito la crisi del 2008 sa che il paese intero si è rivoltato contro le banche, lasciandole fallire e si è liberato della propria dirigenza politica sostituendola completamente. Ad onta delle minacce di catastrofi, non è successo niente e il paese si sta riprendendo con una certa serenità.

In sede europea, l’Islanda ha accettato di ricevere 50 migranti siriani in due anni.

SENONCHÈ

Venerdì scorso, Bryndís Björgvinsdóttir, una professoressa che ha acquisito una certa notorietà al suo paese, ha pubblicato una lettera a Eygló Harðar , ministra degli affari sociali.

Il tenore è quello di una lettera privata con richiesta di un permesso di soggiorno per cinque  profughi  siriani in quanto conosce qualcuno disposto a nutrirli e alloggiarli. Lei si è offerta di pagare il trasporto aereo.

A conclusione della lettera ha scritto una fra setta che si è rivelata una bomba.:  ” i giornali dicono che gli islandesi possono pensare di ricevere 50 profughi. Con questi, saranno a 55.” 

Nelle 48 ore successive, 8.600 cittadini islandesi si sono offerti  con  mail e lettere al ministro ( recapito celere ….) di ospitare, nutrire, alloggiare un profugo siriano ” per aiutarlo a svernare”. 

Il Primo ministro è intervenuto nel dibattito ormai pubblico per dichiararsi favorevole ad un cambio della quota/profughi accettata ufficialmente, aggiungendo però che la cifra ventilata di cinquemila gli pareva irrealistica.

Un paese di 330.000 abitanti che tre anni fa ha assorbito 4.000 ( quattromila) abitanti delle vicine  isole Vintsmann colpite da una violenta eruzione,  ha dato  a tutta Europa una lezione di umanità, di intelligenza ( constatazione che i profughi precedenti hanno rappresentato un vantaggio economico per la collettività ), partecipazione politica ( è la prima volta che un governo modifica la propria politica migratoria) e di capacità organizzativa autonoma dalle strutture statali.

Non mi aspetto che quanti hanno glorificato  ” l’Islanda che lascia fallire le banche” glorifichino anche questa scelta di accoglienza di sventurati.  Mi aspetto però che in cuor loro ammettano che le virtù civili che hanno animato gli islandesi in entrambe queste vicende, sono le stesse.

IMMIGRAZIONE: INTERVIENE IL GENERALE ZIGNANI DA CASTIGLIONE DI RAVENNA CON UNA DESCRIZIONE IMPRESSIONANTE.

Caro Antonio, mi intrometto anch’io nella conversazione relativa all’immigrazione. A me sembra che, concentrando la nostra attenzione sulla sua incidenza economico-finanziaria, perdiamo di vista l’aspetto fondamentale della questione. Che, a mio giudizio, riguarda soprattutto la sicurezza e la difesa della nostra identità nazionale. Continua a leggere

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