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ERDOGAN SCEGLIE L’INGHILTERRA COME ALLEATO PREFERENZIALE E SI APRE NUOVI SPAZI POLITICI E INDUSTRIALI IN ASIA E AFRICA.

E’ l’INTERMEDIARIO IDEALE E DISCRETO CON CUI L’U.K. VUOLE TORNARE A EST DI SUEZ E A OVEST DEL CAIRO.

Mentre in Europa si chiacchiera e si affidano gli Affari Esteri a giovanotti di pessime speranze, l’Inghilterra si muove con fulminea rapidità e , forte dell’esperienza politica e diplomatica che nessuno ha più su entrambe le sponde dell’Atlantico avendo bruciato ogni classe dirigente degna di nota, Boris Johnson ha evidentemente offerto al governo USA la propria capacità relazionale coi fratelli Mussulmani e il mondo ” east of Suez” – dal quale il laburista Wilson si era ritratto per lasciare il posto agli USA – per fungere da sub appaltatore delle ambizioni americane. E da bravo Robinson Crusoe, si é trovato il suo Venerdì.

Liberatosi delle pastoie della Unione Europea, ha ripreso i contatti privilegiati, mai interrotti, con l’ex “Zona di libero scambio” (che, come associazione, ha continuato ad esistere con sede in Svizzera) e ha ripreso i legami tra i servizi di intelligence che non aveva mai abbandonato dagli anni trenta quando mise a punto una rete di servizi di intelligence in funzione anti hitleriana per ordine di Chamberlain.

La richiesta di adesione alla NATO della Svezia ( e del suo stato vassallo Finlandia) sono state il primo visibile – anche se non confessato- frutto della nuova cooperazione USA-UK, dopo l’alleanza con l’Australia cui hanno promesso la tecnologia nucleare; La virulenza del danese segretario Generale NATO Jens Stoltenberg é spiegabile con questa stessa ottica, come l’evidente impegno diretto inglese nella guerra ucraina

La Turchia di Erdogan é passata, causa la storica ammirazione ( anche di Ataturk) per gli inglesi, da “rascal” dell’alleanza a brillante diplomatico che surroga l’Inghilterra ovunque questa scandalizzerebbe per la sua disinvoltura antieuropea: in Libia, in Katar, In Nigeria, in un periplo africano completo che come risultato ha portato una fase di unrest solo nei paesi francofoni. E noi ci vediamo solo un venditore di tappeti…

Le minacce a Cipro e alla Grecia sono un ricordo, con Israele é pace fatta, le limitazioni poste all’export di armi e tecnologie dall’Inghilterra sono state completamente tolte ( il che equivale alla fine dell’embargo USA…) , il ricordo delle guerre fatte assieme agli inglesi contro gli Zar , rivive e il presidente Biden può guardare più serenamente alle elezioni di mezzo termine se riuscirà a far reggere Zelenski fino a novembre e a smantellare i bastioni del neutralismo nordico per portarli nella NATO che acquisterà più armi con riduzione degli esborsi USA….

Le obiezioni turche all’adesione degli scandinavi verrà presto presentata come ” un alleggerimento del fianco destro dell’alleanza” e conseguente alleggerimento della pressione russa al sud grazie al nuovo ipotetico fronte.

I curdi verranno barattati per la quarta volta in nome degli interessi superiori dell’alleanza e anche per riallacciare al meglio il rapporto con il regime di Teheran..

Intanto il partito dei Mullah, che gli americani definivano sprezzantemente ” a british hobby” sembra essere diventato utile come la rocca di Gibilterra che Churchill rinfacciò a Roosevelt in risposta alla critica fatta agli inglesi di volersi impossessare di isolette e basi un pò dappertutto.

La stampa iraniana ha già abbassato i toni con i British. Alla fine, tutto torna utile.

Dell’acquisto del sistema d’arma S400 ( non 300 come si ostina a dire il corrispondente del TG1 da Mosca)si vedrà il bicchiere mezzo pieno ( studiare la tecnologia), Ankara non rientrerà nel programma F35 che ha bisogno di clienti e la Svezia ha aerei suoi SAAB…., perché Erdogan ha ambiziosi progetti per la costruzione di un aereo militare tutto turco da vendere da Islamabad a Doha e, perché no? a Teheran e ai mullah che con gli inglesi hanno avuto sempre ottimi rapporti finanziari.

Se fossi in Leonardo, ( Augusta Westland) mi preoccuperei per le sorti della Joint Venture con la Westland che potrebbe ambire a mercati ben più vasti.

La Turchia ritornerebbe al suo ruolo storico di protettrice del mondo sunnita ( e questo include anche l’Africa francofona).

Intanto la pacifica Costa d’Avorio e il Ghana attraverso i suoi presidenti improvvisamente affratellati dalle visite di Erdogan, ( Nana Akupo Asso e Alassan Guattara) hanno scoperto di produrre il 60% del cacao del mondo e vorrebbero raddoppiare il prezzo di 2600 a tonnellata ( che sarebbe comunque inferiore a quanto gli europei pagano la Cina di circa 7000 a tonnellata). Devono essere stati informati dall’intelligence della Costa d’Avorio che, come noto, ha ottimi agenti in Cina. Come gli inglesi.

Hakan Fidan, capo del servizio segreto turco: Erdogan gli deve la vita essendo colui che ha monitorato e sventato il tentativo di colpo di stato del luglio 2016. E’ diventato deputato senza lasciare l’incarico al servizio e si dice che potrebbe succedere al presidente. quando sarà il momento. Sulla parete del suo ufficio troneggia la foto di Mustafa Kemal a testimonianza della continuità nazionale e di destino dei turchi.

I protestanti della Nigeria che non sopportano di dover dipendere da una Vescova ufficialmente lesbica americana, preferiscono una interlocuzione mediata da Machos turchi per affinità culturale e i 17 milioni di protestanti tornerebbero a dialogare con gli anglicani.

Questo nuovo posizionamento spiegherebbe l’acrimonia del presidente Emmanuel Macron nei confronti della Turchia che lo ha sostituito nel cuore della anziana regina, e la conseguente strategia dell’amicizia nei nostri confronti per non essere del tutto espulsi dal Mediterraneo dopo il fiasco libanese e quello siriano.

LA TURCHIA VIVE UNA SECONDA GIOVINEZZA

ERDOGAN ABILE TRA USA E RUSSIA MENTRE GLI OPPOSITORI SI COALIZZANO

La notizia, soffocata dalle notizie allarmistiche di questi giorni é passata quasi inosservata, ma é di portata mediterranea, atlantica e istituzionale ad un tempo: sei partiti si sono coalizzati in una sorta di CLN contro Tajip Erdogan, ma presentandosi con un programma comune: far ritornare la Turchia ai bei tempi della instabilità, ossia alla Repubblica Parlamentare

Nella foto:da sinistra il CHP ( partito repubblicano del popolo, kemalista e socialdemocratico, già vittorioso alle elezioni municipali di Istanbul, Ankara e Smirne); il buon partito ( IYI parti, destra nazionalista); il partito della felicità ( Saadet, Conservatore); il partito Democratico ( DP centro destra); il partito democrazia e progresso ( Deva); e il partito dell’avvenire. Sono tutti già rappresentati in Parlamento.

Niente più predominio ventennale e turbolento di un presidente eletto dal popolo, ma una sapiente alternanza tra i caporioni che vedete. Dal canto suo Erdogan continua nella sua politica populista e nella disinvoltura diplomatica che lo fa desiderare da russi e americani, con la variante che ha fatto ricorso al vecchio sistema ottomano di incondizionata ammirazione per la Gran Bretagna invece che all’alleanza con la Germania che era il cavallo di battaglia dei giovani turchi. Pessimi rapporti con i tedeschi, freddi con il governo Biden, Ottimi con Johnson che fa da consigliere e sussurra alle orecchie degli americani calmandone le isterie.

L’Unione Europea, non pervenuta, ma continua a sborsare tre miliardi annui per i profughi siriani e tacere sul resto: la zona di interesse economico esclusivo di Cipro, i curdi, La Libia e il Katar. Eppure, cattivo rapporti coi tedeschi a parte, l’Italia ha ottimi rapporti commerciali e in Francia ferve il dibattito se ammettere i turchi in Europa – dove i turchi posero piede nel 1300 ( a Gallipoli)- oppure mantenere una idea medioevale del Sultanato. Solo in Francia si sono posti il problema come vedete dalla foto allegata.

Nella foto: ecco tre titoli di libri francesi dedicati al problema turco: ammettere o no, la Turchia in Europa? Michel Rocard, già ministro socialista é favorevole; in ” lettera ai turco-scettici, una serie di intellettuali turchi spiegano il punto di vista dei filo europei e la UE ha pubblicato un documento con una serie di dati in materia. Chi trova un opuscolo in italiano su questo vitale argomento, vince una bambolina di peluche.

Al posizionamento amichevole verso la nuova Inghilterra di Boris Johnson, il presidente turco ha aggiunto un pizzico di kemalismo pragmatico: Ataturk, creò un partito comunista tutto suo, annegò nel mar nero il vecchio rappresentante del Comintern e specie agli inizi fu appoggiato da Cicerin il primo ministro degli Esteri dell’URSS col quale Mustafa Kemal flirtò, ottenendone oro e armi e appoggio politico in funzione antinglese. Adesso i litigi, sempre più flebili, li fa con Biden pur ascoltando i consigli britannici in materia.

Coi russi, flemma e sorrisi assieme a una benaccetta proposta di mediazione nella vicenda ucraina, the e simpatia anche agli ucraini e si gode il suo nuovo status di potenza regionale, invano inseguito da Israele che offre anche lui i suoi buoni uffici. Ma Bennet é un parvenu, mentre lui e Vladimir Putin sono grandi amici e hanno più di un avversario in comune: hanno amici ( Iran, Pakistan, Cina, Indonesia…).

QUALI CONSEGUENZE AVRA’ IL BIDONE “UKAUS” DI BIDEN ALL’EUROPA E A MACRON ?

L’ultimo “tradimento” della settimana a Macron l’ha fatto Yves Le Drian, il ministro degli Esteri, che , nel richiamare gli ambasciatori a Washington e a Canberra , ha precisato – a scanso di equivoci- di averlo fatto “ su richiesta del Presidente della Repubblica”. Richiamato all’ordine ha ecceduto drammatizzando forse più del necessario.

La Francia ha mal digerito l’essere stata esclusa – lei membro permanente del Consiglio di sicurezza e alleata degli USA fin dalla guerra di indipendenza americana- dall’area indopacifico dove ha possedimenti ( la Nuova Caledonia e la Polinesia) e truppe ( ottomila uomini) e un milione e seicentomila elettori.

Il gesto non é inconsueto – la Francia lo fece, ma per un paio di giorni, nel 2019 anche verso l’Italia di Luigi Di Maio che flirtava con i maillot jaunes– Ma è la prima volta che la reazione francese assume questa intensità multipla, anche se non é la prima crisi franco americana.

Charles De Gaulle mise in difficoltà gli USA chiedendo il rimborso in oro di due importanti partite di dollari che misero la parola fine al sistema di Bretton Woods, ma fu una guerra segreta.

Ecco un articolo inglese anni sessanta che parla di ” guerra segreta ” di De Gaulle con gli USA. Ora la guerra diventa pubblica e apre spazi all’Italia.

Il Ministro degli Esteri Michel Rocard criticò Russia e USA accoppiati per essere contemporaneamente i più grandi produttori di petrolio al mondo e pretendevano di essere anche i rappresentanti dei paesi che ne volevano l’abbassamento del prezzo.

Dominique de Villepin – ministro degli Esteri- nel 2003 in piena assemblea dell’ONU si dichiarò contrario alla guerra irachena di Bush jr e compari, scoprendo gli altarini della cricca di Dick Cheney.

Questa volta la crisi é più importante perché investe il Presidente della Repubblica, perché lo scontro non é rimasto nel chiuso delle cancellerie e perché la partecipazione alla “ congiura” ha coinvolto anche l’Inghilterra – da poco uscita dalla UE , il che dà un tocco antieuropeo alla mossa americana – poco dopo la solenne promessa di Joe Biden di non fare più come Donald Trump e consultarsi sempre con gli alleati europei, prima di fare scelte importanti.

Ma il Donald non avrebbe saputo far meglio: uno schiaffo politico, diplomatico e industriale ad un tempo a un alleato di sempre cui ha mandato un avviso di sfratto dal Pacifico…

Questa crisi giunge alla vigilia delle elezioni presidenziali francesi, in un momento di vuoto di potere in Germania, proprio in contemporanea alla proposta di creazione di una forza armata europea autonoma e alla fine di una settimana in cui il Presidente Mattarella ha giurato fedeltà alla NATO e all’Europa a due giorni di intervallo. La nostra intelligence non é tale se permette un contropiede di questa portata al Presidente della Repubblica.

Peggiore, se possibile, la situazione con l’Inghilterra. La Francia l’ha snobbata non richiamando l’ambasciatore come ha fatto coi protagonisti dell’Indopacifico dove gli inglesi non contan più, ma il gesto di Boris Johnson ha reso irrevocabile e geopolitica la secessione commerciale già consumata e questa scelta – se non sconfessata dal Parlamento britannico – potrebbe avere influenza su tradizionali ” amici” dell’Inghilterra, Italia inclusa, anche se sto pensando all’Ungheria e ai paesi del patto di Visegrad.

DAL NOSTRO AGENTE A LONDRA. IL VOTO È STATO ” SELF HARMING” ( ovvero: il dispetto del marito). GLI AGRICOLTORI CHE HANNO VOTATO CONTRO, SENZA CONTRIBUTI DALL’EUROPA.

Ecco un memorandum sulla scissione inglese stilato da un italiano da venti anni attivo sulla piazza di Londra.  Lo pubblico integralmente per lasciare intatta  la fragranza . Le sottolineature in rosso sono mie.

1. Naturalmente qui hanno giocato molti fattori, interni ed esterni, in particolare ”last but not least” la incredibile lentezza dell’azione europea degli ultimi anni (vedi economia ed immigrazione) troppo dominata da merkelismo e visione basata sulle regole. Continua a leggere

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