LA TURCHIA VUOLE PRENDERE IL POSTO DELL’ITALIA NEL LEVANTE . LO STA FACENDO CON POCO SFORZO E MOLTA INTELLIGENZA. MA MANCA DI INFRASTRUTTURE INDUSTRIALI E DI RICERCA.di Antonio de Martini

Il produttore ha annunziato di aver fatto un film storico ” perché sono fiero della storia del mio paese, come chiunque in questa terra”.
Naturalmente non parliamo dell’Italia, ma della Turchia e il titolo del film é ” Fetih 1453″ ( conquista) e si riferisce alla conquista di Costantinopoli, per mano di Mehmet II avvenuta mentre Venezia e Milano si scannavano. Solo a cose fatte, l’anno seguente, stipularono una tardiva “pace di Lodi”, su pressione del papato.

Lo stanziamento per il film supera i 17 milioni di dollari.
La storia é stata romanzata sia per la parte storico/militare e per quella amorosa quanto basta per far gridare al plagio con ” Il gladiatore” , ma il lancio, studiato nei particolari fino a fissare l’inizio delle proiezioni alle 14,53, ha sanzionato il successo popolare con 2,5 milioni di spettatori nel solo giorno della prima.

Il film ha dato il via ad un dibattito sull ‘ ” ottomanismo” , ovvero sulla ripresa delle ambizioni turche a svolgere un ruolo di potenza regionale che l’ Italia intaccó per prima, con la conquista della Libia ( 1911-12).
Il primo conflitto mondiale fu il colpo di grazia e Kemal Ataturk sancì e codificò in maniera apparentemente contraddittoria la politica della nuova Turchia , indicando la meta dell’europeizzazione dell’Anatolia, l’adozione dei caratteri latini per la scrittura e l’ammodernamento del paese con la separazione tra Califfato e stato. Stabilì però anche lo spostamento della capitale verso il cuore dell’Anatolia ( a Ankara) per rafforzare l’identità turca e offrendo una promessa di avvenire verso la mezzaluna fertile.

La promessa é stata pienamente capita e avviata da Erdogan e dal suo partito moderato islamico AKP che , sulla scia delle liberalizzazioni fatte dal premier Türgut Ozal , insediato dai militari nel 1980, ( era un professore di economia estraneo alla politica come Monti, proveniente dal centro religioso di Konia) e coadiuvato dal suo ministro degli esteri Ismail Cem.

I due, con la fine della guerra fredda, iniziarono una politica economica di espansione verso la ex Russia Mussulmana assicurando alla Turchia una crescita economica costante, dopo una prima fase di privazioni ( ad esempio vietò l’importazione del caffè che per un turco….) non durissima, ma ben pubblicizzata.

Morto Ozal , dopo un breve interregno in cui si affacciò anche una signora, Erdogan prese le redini interpretando lo spirito nazional popolare, che aveva animato Mustafà Kemal ( Ataturk= padre dei turchi) ed iniziò una politica dell’attenzione ai paesi arabi, pur solidarizzando con la NATO con iniziative umanitarie – ad esempio per la Libia – ma senza fare sconti a nessuno.
Fece notare , a proposito della Libia – che la “no flight zone” non serviva a non far bombardare i libici, ma a farne bombardare alcuni favorendo altri libici.

L’episodio della ” Mavi Marmara” arrembata dagli israeliani mentre faceva rotta verso Gaza fece otto morti, ma diede il segnale che forse i palestinesi avevano trovato un protettore efficace : Erdogan cancellò un protocollo di collaborazione militare con Israele proibendogli l’uso dello spazio aereo turco ( gli israeliani ora si addestrano in Sardegna). L’alterco con Simon Perez a Davos, confermò la nuova direzione della politica estera turca di protezione del mondo arabo.
Lo scontro con la Francia, mostrò che non faceva sconti a nessuno.

L’autonomia dalla NATO non ha però mai assunto aspetti eccessivi o antieuropei. Ha solo cercato un ruolo centrale dal quale svolgere un ruolo di mediazione tra arabi e occidente.
Semplicemente la Turchia , rifiutata da una Europa miope e gretta, sta dimostrando di poter tornare ad essere una potenza regionale sia politica che economica. Ha già strappato molta influenza agli italiani, ha tagliato le unghie a un Sarkozy , che credeva di intimidire la Turchia con la vicenda armena ( affondata dalla corte costituzionale francese come ” liberticida”) e non ha abdicato alla strategia petrolifera del ” southstream” , anzi ha avanzato pretese , non manifestamente infondate sui nuovi giacimenti petroliferi scoperti nelle acque cipriote.

Un ruolo utile agli USA , utile all’Europa , che poggia su un buon esercito,con una economia fragile ma dinamica, un servizio segreto che opera in zona da due secoli, di padre in figlio.
Perso il ruolo, possiamo ancora aspirare a un sub appalto grazie alle infrastrutture industriali . Come la SNAM, che non dobbiamo vendere a nessun prezzo.

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Commenti

  • Mario Maldini  Il marzo 4, 2012 alle 11:01 am

    La tradizione italiana ha ridotto al grido ” mamma li turchi” la grande storia di una nazione. Da molto da pensare, ad es., che Istanbul fino al 1920 fossa abitata da cristiani nella misura del 35/40 %. Era la capitale dell’Impero e del
    Califfato: sarebbe stato possibile nella Roma dei Papi o nella Ginevra dei calvi-
    nisti tollerare per secoli una minoranza così forte, ed economicamente dominante?

    • antoniochedice  Il marzo 4, 2012 alle 12:45 PM

      Hai toccato un punto importante. Conquistata la città ed il residuo dell’impero, il gran turco si rese conto della superiore cultura amministrativa dei ” Romani” e della complessità delle leve di governo. Confermò’ la quasi totalità delle cariche del governo bizantino cui permise anche di mantenere la propria religione.
      Alcuni ebrei, convertiti a forza, poterono così lasciare il cristianesimo e tornare alla religione degli avi.

  • antoniochedice  Il settembre 27, 2014 alle 11:11 am

    L’ha ribloggato su IL CORRIERE DELLA COLLERAe ha commentato:

    Marzo 2012….

  • abrahammoriah  Il settembre 27, 2014 alle 4:49 PM

    27 settembre 2014

    Una grande fortuna (per la Turchia) che gli eredi della Sublime porta siano stati presi a pesci in faccia nella loro richiesta di adesione all’Unione europea. All’Italia la storia (e l’insipienza quando non il tradimento della sua classe dirigente) ha negato questa felice sorte. Ma per il futuro ricordiamo,anziché affidarci a salvatori della patria che nemmeno al Bagaglino avrebbero potuto avere corso legale, il detto latino – e se vogliamo anche motto del repubblicanesimo geopolitico – “Faber est suae quisque fortunae”, massima che la Turchia moderna ha da sempre tenuto ben presente.

    Massimo Morigi

  • Marzio  Il settembre 28, 2014 alle 12:18 PM

    Una domanda, c’entra poco con la Turchia ma tanto con la citata snam. Come vede gli investimenti cinesi in Italia negli ultimi mesi, positivi o negativi? A proposito di snam….il 35% venduto ai cinesi le sembra positivo o negativo?

    • antoniochedice  Il settembre 28, 2014 alle 12:51 PM

      Domanda poco circostanziata per un interlocutore poco preparato. Positivo da che punto di vista? Il termine capitalismo si è miracolosamente trasformato in Mondialismo annullando ogni resistenza e cooptando interi partiti comunisti, incluso il nostro e il loro. Il capitalismo è in crisi senza che le sinistre siano capaci di approfittarne. Lo sfruttamento è un’altra parola scomparsa: adesso esistono solo ” esclusi” come se fossero dei non invitati ma che presto o tardi lo saranno. ” deve esserci un errore nella lista degli inviti, provvederemo al più presto”. In realtà ci sono capitalisti che sfruttano e il caso SNAM è di questi. Se qualcuno ti trombasse la moglie, ti chiederesti ( o mi chiederesti) se è una cosa buona?

  • ilcassiere  Il dicembre 23, 2019 alle 7:51 PM

    L’ha ripubblicato su bankillere ha commentato:
    Nel 2014 AVEVO AVVERTITO CHE LA tURCHIA VOLEVA FARCI LE SCARPE.

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