LA SIRIA RESISTE ALLA GUERRA. MA ALLA FAME? di Antonio de Martini

Questo anno, il prodotto interno lordo della Siria é diminuito del 50 %.
La crisi è dovuta alle Sanzioni economiche che la UE ha imposto e che hanno provocato un danno alle esportazioni petrolifere ed al turismo, oltre ad una serie di commerci da economia sommersa, la cui mancanza si avverte solo per la crescita della criminalità spicciola e crudele che fino a tre mesi fa era completamente sconosciuta.

La nuova leva su cui la civile America ed i suoi alleati, fanno forza , é quella della ribellione contro le rapine a mano armata, i mini rapimenti ed una serie di altri odiosi reati da parte della borghesia che comincia a dare segni di stanchezza e vorrebbe far cessare la tensione sociale, anche a costo di arrendersi ai fanatici della setta dei fratelli mussulmani che vogliono estromettere dal potere gli alaouiti.
Ma se a Damasco si piange, a Washington nessuno ride.
Ha iniziato il NYT dando la colpa dello stallo politico militare alle divisioni interne all’opposizione, altre voci si sono levate contro l’alleato francese che ha tentato e fallito un blitz per l’esfiltrazione di due giornalisti feriti conclusosi con tredici morti e senza esfiltrazione. E con Sarkozy che prima annunziava la riuscita del blitz e poi si scusava.
Adesso la Francia cerca l’intesa di fatto con Damasco e sta preparando una risoluzione ONU, la terza della serie, in cui invoca unicamente la cessazione delle violenze.
Niente più uso di ” tutti i mezzi” , alla libica, ne di apertura forzata di un corridoio umanitario con tanto di ” no FLY zone”.
La ragione di tanta improvvisa ragionevolezza – e di tanta tensione israeliana – sta nel fatto che negli USA qualcuno ha lanciato la possibilità di una più ampia trattativa in una partita a tre da cui
tutti uscirebbero vittoriosi: l’Iran dichiara la moratoria nucleare, ottenendo in cambio la stabilita del regime siriano, che a sua volta accelererebbe sulla via delle riforme.
Scontento Netanyahu che ha inviato un avviso di reclutamento ai profughi falangi siti in Europa, per sondarne la disponibilità all’uso e per rafforzare la Sirian Free Army che finirà per diventare una Legione Straniera sulla falsariga dei 40 arrestati nelle manifestazioni ” democratiche” in Egitto, che per ora assommano a sei diverse nazionalità.

La scorsa risoluzione, non vincolante, è stata approvata con 137 voti a favore, 12 contrari e 17 astensioni. Hanno votato contro Russia e Cina, membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, ma anche Iran, Corea del Nord, Cuba, Venezuela, Ecuador e Bolivia. Il Vice Ministro degli Esteri cinese, Zhai Jun, è stato inviato in Siria per avviare colloqui con le parti coinvolte nel conflitto.
Prima di partire, Zhai aveva chiarito la posizione del suo Paese: «La Cina non approva l’uso della forza per interferire in Siria, né condivide le pressioni finalizzate a un cosiddetto cambio di regime».
Una pubblica azione militare non é più all’ordine del giorno, i volontari libici non reggono al confronto ed i curdi – ultima spes – hanno questa volta preferito la neutralità piuttosto che attaccare i siriani che li hanno sempre trattati bene .
Burham Ghalioun, Presidente del Consiglio Nazionale Siriano, formazione di opposizione, si è detto deluso anche dai risultati della conferenza “Amici della Siria”. Il vertice, svoltosi a Tunisi il 24 febbraio, è stato infatti caratterizzato dalla mancanza di una posizione condivisa.
Le monarchie del Golfo e il Consiglio Nazionale Siriano propendevano per un intervento militare esterno o per l’invio di armi alle forze di opposizione, mentre i Paesi occidentali si sono detti a favore del solo invio di aiuti umanitari alla popolazione civile.
Il Segretario di Stato americano, Hillary Clinton, ha sostenuto che armare l’opposizione siriana potrebbe indirettamente potenziare Al Qaeda e Hamas, che hanno entrambe espresso il proprio sostegno ai ribelli armati. James Clapper, direttore nazionale dei servizi di intelligence, ha infatti segnalato, in un’audizione davanti al Comitato delle Forze Armate del Senato, «la presenza di estremisti infiltrati nei gruppi dell’opposizione». Il Ministro degli Esteri saudita, Principe Saud al-Faisal, ha invece dichiarato che la fornitura di armi alla Free Syrian Army sarebbe una «idea eccellente» per permettere ai ribelli di difendersi.

Dietro la linea prudente dell’amministrazione Obama sembra esservi l’intenzione di facilitare le trattative nucleari con l’Iran, anche al costo di mantenere al suo posto il rais di Damasco. Obama starebbe quindi valutando la possibilità di creare corridoi umanitari in alcune aree della Siria con l’appoggio di Mosca: il capo della Casa Bianca sa che il Cremlino è la chiave per ottenere – se non il consenso – almeno l’impegno di Bashar al-Assad a non attaccare le zone dove transiterebbero gli aiuti.

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