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RASSEGNA STAMPA INTERNAZIONALE DI SABATO 11 APRILE a cura di Gianni Ceccarelli

pubblico con un ritardo di cui sono il solo colpevole la consueta rassegna stampaSegnalazione:

Le Nazioni arabe hanno appena creato una forza militare unita: perché proprio ora ? L’autore di questo commento è   Shibley Telhami, che ha pubblicato “The World Through Arab Eyes: Arab Public Opinion and the Reshaping of the Middle East.”; è stato insignito del premio Sadat per la pace e lo sviluppo dall’Università Maryland, ed é senior fellow alla Brookings Institution.

http://blogs.reuters.com/great-debate/2015/04/01/why-arab-states-have-chosen-now-to-build-a-joint-military/  visitato 10 apr

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ECONOMIA INTERNAZIONALE: U.S.A. ISOLATI PER LA PRIMA VOLTA DA TUTTI I PRINCIPALI ALLEATI di Antonio de Martini

Mentre viene confermata per il prossimo mese di luglio la visita del presidente americano Barak Hussein Obama in Kenia, si tratta della prima visita di un capo di stato USA in quel paese, il ministero delle Finanze cinese annunzia l’adesione dell’Egitto al nuovo progetto dell’ AIIB , la Banca Asiatica di Investimenti nelle Infrastrutture.  Continua a leggere

IL SIGNIFICATO DEL VUOTO DI POTERE NELLO YEMEN. di Antonio de Martini

Con le dimissioni del presidente della Repubblica Abd Rabbo Mansour Hadi e del primo ministro Khaled Baha si realizza nello Yemen – una prima nel mondo arabo – un vuoto di potere senza la solita ressa di candidati alla successione.
La stasi politica è tale che anche i combattimenti contro Al Kaida della penisola araba ( nome della filiale yemenita) stanno subendo un momento di calma innaturale, un po’ come accade in mare nell’occhio del ciclone. Continua a leggere

LO YEMEN E’ IL CATALOGO DEGLI ORRORI ARABI E DEGLI ERRORI OCCIDENTALI. di Antonio de Martini

Yemen, l’antica Arabia Felix, è diventato lo  specchio di tutti i contrasti del mondo arabo e oltre. Yemen rappresenta anche il tallone di Achille dell’Arabia Saudita per la lunga  frontiera in comune presidiata da una popolazione combattiva ( Houtis) che rappresenta un ramo sciita. Yemen come il sostituto della Siria agli occhi della strategia iraniana per il suo affaccio su Bab el Mandeb che è la porta naturale del mar rosso e quindi del traffico petrolifero verso l’Europa.   Continua a leggere

IL PETROLIO PER GIUNGERE IN EUROPA ATTRAVERSA TRE STRETTI. L’IRAN MIRA A CONTROLLARLI TUTTI. di Antonio de Martini

Un fronte poco chiacchierato è quello Yemenita, eppure alcuni avvenimenti dei giorni scorsi hanno una portata strategica decisiva nel conflitto che oppone gli Stati Uniti all’Iran, assieme ai rispettivi alleati.
Nell’arco di dieci giorni, quattro notizie essenziali di cui una sola giunta in occidente ai mass media: il “capo della sicurezza” dell’ambasciata americana ucciso da killers su uno scooter.
Si tratta in realtà – lo dice la Associated Press – di un ” senior intelligence officer” e non di un bamboccione tipoil nostro carabiniere rapito mentre comprava le sue caramelle in tabaccheria.
Seconda notizia: a seguito delle manifestazioni seguite alla pubblicazione del video sul profeta Maometto, l’ambasciata USA ha subito una incursione in cui tutti e dodici i veicoli blindati in dotazione alla sede diplomatica, sono andati distrutti. Continua a leggere

AFRICA. Egitto. I MILITARI TORNANO AL POTERE A GENERALE RICHIESTA (ISRAELE, USA, BORGHESIA, POPOLINO) ADESSO IL WEB NON CONTA PIÙ . CONTA LA SIRIA E ISRAELE NON VUOLE DUE FRONTI. di Antonio de Martini

Le recentissime dichiarazioni israeliane sulla Siria , stranamente bellicose, fanno da contrappunto all’altrettanto recente silenzio americano sull’Egitto.
Victoria Nuland, portavoce del Dipartimento di Stato, sempre prodiga di dichiarazioni apodittiche su qualsiasi argomento, sull’Egitto tace.
Eppure, la “primavera” egiziana

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LA CRISI SIRIANA : AUMENTA LA PRESSIONE E IL LIBANO TREMA ..DIARIO DI UN GIORNO DI ORDINARIA FOLLIA. SARA’ GUERRA LOCALE O GENERALE? di Antonio de Martini

E’ di stamattina la notizia che il governo americano ha ordinato a tutti i suoi cittadini di abbandonare la Siria ed ha annunziato che l’Ambasciatore USA non rientrerà a Damasco.

Un sito americano ha fatto la conta delle perdite irakene, USA e alleate in questi fronti: unmilionequattrocentocinquantacinquemilacinquecentonovanta irakeni e quattromilaottocentouno americani sono morti per realizzare un aborto di democrazia.
In Afganistan sono deceduti duemilaottocentoquindici soldati NATO ( tra cui i nostri).
Il costo delle due guerre – Afganistan e Irak – assommma a milleduecentottantuno Miliardi.
La Libia agli USA è costata un miliardo scarso, mentre la conta dei morti – specie i civili – è ancora top secret.

Questi dati sono forniti dal NATIONAL PRIORITIES PROJECT una ONG USA che ha per compito la trasparenza dei dati forniti dal governo federale in maniera da consentire ai cittadini di controllare l’attività del governo e capirla.

Se riusciamo a capire i conti ragionieristici del governo USA, non riusciamo invece a capire come (e se) questi ragionino sotto l’egida del premio Nobel per la pace Barak Hussein Obama .

Ecco l’elenco scheletrico di quel che è accaduto OGGI di inquietante.

    Afganistan: 30 “insurgents” morti e 40 catturati. La NATO colpisce un villaggio uccidendo sei bambini e ferendo due ragazze. Un terrorista morto. Karzai ordina una inchiesta.
    Somalia:un drone uccide sette persone in una zona centrale del paese( Kalaberka).

    Siria: quattro civili uccisi dalla polizia prima della scadena dell’ultimatum che minaccia le sanzioni della lega araba.
    <Irak : bomba a Bassora fa 9 morti e 40 feriti.
    <Yemen: il presidente Abdullah Saleh firma il passaggio dei poteri al vice, in cambio di immunità, ma gli insorti non cessano il fuoco.
    <lTurchia: bombarda le due provincie di Suleimaniah e Arbil ( in pratica tutto il kurdistan , forse per demolirli prima di attaccare la Siria, per evitare due fronti).
    <lLibia: il premier Abdurrahman el Keib offre il ministero della Difesa al capo banda che ha catturato Gheddafi jr a condizione che gli consegni il prigioniero.
    <lLibia: sparatoria di una milizia con armi pesanti al limitare di un compound abitato da lavoratori stranieri. La compagnia petrolifera, pagherà?
    <Egitto: quinta notte di fuoco al Cairo. Le gente e l'esercito si scontrano, mentre la polizia decide di cambiare nome e chiamarsi "Homeland Security".
    <Russia: Mosca avverte la Siria che l'aver posto il veto all'ONU per evitarle una fine "libica" è il gesto massimo oltre il quale non andrà. Ma annunzia che le FFAA russe riprenderanno a tenere sotto mira le basi missilistiche americane in Europa ( da noi ce ne sono sette).

    <lCina: annunzia manovre navali nel Sud Pacifico sollevando polemiche e i media cinesi scrivono che gli USA sono "seduti sulla bomba del debito". Gli fa eco il comune di Jacksonville in Alabama che dichiara fallimento. Piccolo comune, piccolo "botto" 3 miliardi di dollari.

    <lGermania: la Merkel parla e l'euro scende al minimo storico contro il dollaro USA.Italia: la ministra Fornero cui è stato affidato il ministero del Lavoro dichiara che "la riforma è stata già largamente fatta". Brava.

    All'attivo di questa giornata, sempre secondo la Reuters, Sarkosi e la Merkel dopo l'incontro con Monti hanno convenuto che non attaccheranno più in pubblico la Banca Centrale Europea.

    Che sollievo.

La guerra di Libia si fa psicologica.

Oggi il giornale “Libero” comunica ai suoi  lettori che ci sono dei commandos inglesi all’opera in Libia.  Credevo fosse un quotidiano e non un trimestrale.  Ora che è diventato un segreto di Pulcinella, gli inglesi se lo vendono per accattivarsi i giornalisti, sia pur falsando un pò le date .

 Ormai è più importante la conquista delle simpatie di un giornalista che  quella di un accampamento beduino. La guerra si sta trasferendo  sul piano psicologico che è il terreno nel quale gli alleati hanno più mezzi e, paradossalmente, sono più deboli, anche perché combattono su più fronti, uno dei quali incognito: quello degli arabi. Continua a leggere

Yemen: Il presidente Saleh accusa apertamente Barak Obama ” sei il presidente degli USA o del Mondo?”

 Oggi, durante una conferenza all’Università di Sanaa nello Yemen, Il presidente  Ali Abdallah Saleh –  al potere da trenta anni e contestato da dimostranti  a tempo pieno da  più di due settimane – ha accusato apertamente gli Stati Uniti Continua a leggere

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