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L’EUROPA NELLA TORMENTA. JUNKER DEVE DIMETTERSI SUBITO. SI APRA UNA NUOVA FASE. di Antonio de Martini

Il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda, unito non è più: hanno votato per restare nell’Unione sia la Scozia ( al 62%) che l’Irlanda ( al 55%). Ma mettiamo da parte l’emotività e vediamo i fatti importanti.

Tutti danno l’Europa per morta, ma in realtà è morta la democrazia rappresentativa come è stata intesa in questo dopoguerra. E’ finita l’Epoca della rappresentanza indiretta e andiamo verso forme di democrazia partecipata di cui non possiamo ancora  conoscere le forme o il calendario. Continua a leggere

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UNA TEMPESTA SUL NULLA: L’UNESCO NON E’ MAI PIACIUTA AGLI USA E VICEVERSA, MA…

Irina Bokova, dieci anni nel partito comunista bulgaro, attuale direttore generale dell’UNESCO, e’ riuscita a fare entrare l’ANP nell’UNESCO, l’ente culturale delle Nazioni Unite.
Si tratta del terzo tempo della polemica silente e velenosa tra Benjamin Netanihau e il governo americano.
Il governo USA già’ una volta aveva fatto sentire tutto il suo peso, ottenendo l’allontanamento del falco Netaniahu da primo ministro a causa delle sue prese di posizione giudicate troppo intransigenti.
La mossa del premier dell’autorità palestinese mirante a premere per ottenere il riconoscimento della Palestina all’ONU, aveva irritato Netanihau ed il suo superfalco Lieberman che il premier israeliano ha insediato agli esteri proprio per coprirsi a destra.
La risposta israeliana non si era fatta attendere ed e’ consistita nel semi-riconoscimento di fatto di Hamas ottenuto indirettamente con la trattativa per la liberazione del sergente Shalit.
Col fatto di aver accettato di liberare , in cambio del sergente, quasi mille prigionieri palestinesi,Israele ha oscurato la mossa diplomatica di Abu Mazen- il premier palestinese in pectore- della richiesta di riconoscimento all’ONU e ha fatto del capo di Hamas un vincitore popolarissimo.
Mai nessuno aveva ottenuto la liberazione di un palestinese coinvolto in atti di resistenza ( se si eccettua la liberazione di Hilarion Cappuchi, Vescovo greco cattolico di Gerusalemme, ottenuta dal Vaticano, a fine anni settanta.)
La risposta americana, per interposta persona, e’ stata l’accoglimento dell’ANP in seno all’UNESCO che e’ l’anticamera del riconoscimento della Nazioni Unite.
Impensabile che 107 paesi – compresa Francia e Gran Bretagna- decidano di ” riconoscere” l’ANP in un momento tanto delicato della politica e dell’ economia internazionali, senza un’intesa ai massimi livelli.
Italia e Germania , già’ escluse dall’affare Libico, fuori anche in questa ” combine” si sono astenute.
La lobby israeliana ha reagito con furia e immediatezza, ma la sanzione era tata gia’ prevista e fissata dalla stesa lobby filo Israele: “sospensione dei finanziamenti a qualsiasi organizzazione internazionale che riconosca i palestinesi prima che questi firmino la pace con Israele”.
Ecco come una cautela predisposta con cura si e’ trasformata in una trappola.
Anche per i finanziamenti da togliere gli USA possono trovare una via di uscita.
UNESCO ha come principale programma, l’addestramento di seicentomila maestri di base in Afganistan. Senza questo programma ( e quello di ” early warning” degli tsunami nel Pacifico) l’attività non militare in Afganistan e Waziristan, perderebbe ogni senso, se mai ne ebbe uno.
I fondi passeranno per qualche altro canale, arricchiti dall’apporto di insegnanti palestinesi.
L’Arabo e’ una delle lingue ufficiali dell’ UNESCO e i palestinesi hanno uno dei più’ alti tassi di professori disoccupati , mentre la loro presenza sul teatro Afgano, avrebbe un valore politico evidente.
Gli Stati uniti non hanno mai amato l’organizzazione culturale dell’ONU e nel 1984 erano giunti ad uscirsene per protesta contro un ordine del giorno che qualificava Israele come “Stato razzista”.
Sono rientrati nel 1995 e da allora hanno imparato ad usare l’arma della persuasione a tutti azimut.
Superfluo far notare che da quando l’UE si e’ dotata di un ” portavoce autorevole” per esprimersi con una sola voce, le occasioni di prese di posizioni comuni sono sempre più’ rare.
Il fatto che questo portavoce sia inglese – un paese che non fa parte dell’euro – non e’ casuale.

Antonio de Martini

La crisi Mediterranea e i paesi arabi: L’Italia deve chiedere di guidare un Nuovo Rinascimento. La Francia per il suo passato coloniale non può. di Antonio de Martini

 

 E’ necessario – per le ragioni che illustreremo – tornare a studiare la Storia e la Geografia del mediterraneo per attuare una strategia di uscita dalla decadenza psicologica, politica, economica e morale nella quale stiamo affondando da almeno un quarto di secolo. Continua a leggere

La “rivolta” d’Egitto, di Libia, di Siria, di Tunisia, ci da tre insegnamenti. condensabili in una direttiva politica comune: Il Mediterraneo ai Mediterranei. di Antonio de Martini

 Mercoledì 23 marzo la Borsa valori del Cairo è stata riaperta. Nel corso della prima ora ha perso il 10% e l’hanno chiusa.                                 Giovedì 24 marzo, hanno riaperto la Borsa, ma ha perso nuovamente il 10 % e l’hanno richiusa. Venerdi e sabato è festa.                                    Siamo tutti curiosi di vedere cosa succederà domenica.

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