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LE BOMBE SULL’UCRAINA DANNEGGIANO LA NON PROLIFERAZIONE NUCLEARE ?

IL MONDO VIENE DIVISO TRA CHI DOMINA IL NUCLEARE E CHI NE VIENE INIBITO

I BOMBARDAMENTI SULL’UCRAINA MINANO LE FONDAMENTA DEL TNP.

Vorrei suggerire a un nucleo di amici un tema che volI un po’ più alto delle beghe pseudo politiche o tattiche con cui ci si è gingillarti fino ad oggi.

 Il tema è il nucleare. Se al momento in cui l’Ucraina ha aderito al TNP – trattato di non proliferazione nucleare – (entrato in vigore al 1° gennaio del 1967) si fosse conservata, diciamo tre testate nucleari delle cinquemila rottamate senza condizioni, la Russia avrebbe attaccato ugualmente? 

Sono certo di no e la pensano come me un gran numero di studiosi della materia.

Questa considerazione apre il tema che vorrei popolarizzare presso tutti coloro che non vogliono essere atomizzati a loro insaputa.

Nove sono i paesi hanno la bomba: Cina, Corea del nord, Francia, India, Inghilterra, Israele, Pakistan, la Russia e gli Stati Uniti. Si ignora se anche il Sudafrica si sia conservato qualche cosa.  E fanno dieci.

Di questi paesi citati 5 (sui 191 firmatari del Trattato di non proliferazione), sono qualche modo autorizzati, perché costruirono e testarono l’ordigno prima dell’entrata in vigore del Trattato e sono tra i vincitori della Seconda guerra mondiale, nonché fondatori dell’ONU (organizzazione delle Nazioni Unite). 

Tre Stati, India, Israele, Pakistan non hanno mai firmato né concordato le loro realizzazioni nucleari, quindi non è possibile, in qualche forma, costringerli (e questa è la migliore controprova della utilità della bomba) …

L’Iran, che sembra aspirare a far parte del club atomico (ad onta di una fatwa dell’Ayatollah Rudollah Khomeini che dichiarò empio l’armamento nucleare decretato dallo Scià Reza Palhavi) viene dato per essere – da oltre venti anni- alla immediata vigilia della realizzazione, ma ormai non ci crediamo più. Non alle accuse interessate di Israele e non all’eco americana in materia.

La Corea del Nord, invece, è uscita dal Trattato (TNP) nel 2003. 

L’elenco dei paesi nucleari coincide con quello dei paesi indipendenti che nessuno aggredisce e, come direbbe un francese, pour cause. Perché in effetti, tutti temono le conseguenze devastanti di un bombardamento atomico, specialmente sulla popolazione civile.  E fintantoché resterà in auge il principio di legittimità della sovranità popolare, i civili vanno tenuti per quanto possibile al riparo dall’ombrello atomico.

La conseguenza veramente importante di questo conflitto ucraino sarà il rischio di una corsa al riarmo nucleare e il dibattito è già iniziato. 

Cominciamo già tutti a pensare che se avessimo un arsenale nucleare ci potremmo difendere senza intermediazioni – ogni giorno più dubbie – saremmo più rispettati e indipendenti nelle nostre scelte economiche e politiche.

Lo pensa certamente la Germania, che ha appena stanziato 100 miliardi di euro per un fondo per la difesa, ma non assegnato al ministero della Difesa. Dovrebbero spiegarci che ci vogliono fare. 

Anche il Giappone. Minacciato dalla Corea del Nord ma anche un po’ dalla Cina, ha sollevato il problema ripetutamente. Uno dei partner della organizzazione chiamata Five eyes, l’Australia, si è lamentato tramite la Nuova Zelanda, suo paese confinante e minore, che non riesce a ottenere un dividendo politico a fronte di un investimento comune.

 Di conseguenza, gli Stati Uniti hanno promesso di farli accedere alla tecnologia propulsiva dei sottomarini nucleari. Poi, leggendo tra le pieghe dell’accordo, si sono accorti che ci vorranno 20 anni di attesa. Senza armamento nucleare, deve essere chiaro che non c’è sicurezza. E nemmeno progressi tecnologici o energetici, visto che ci stiamo orientando verso l’energia nucleare. 

Con lo strumento del TNP, gli Stati Uniti hanno acquisito mezzo secolo di vantaggi in termini di ricerca e sperimentazione e penetrazione di mercato. Possono bastare.

Resta da sistemare l’aspetto militare della vicenda, con particolare riguardo all’Italia. 

Dato che Inghilterra, Francia e forse adesso anche Germania si saranno presto dotate di opportuni armamenti nucleari, restano gli italiani, spagnoli e turchi a dover fornire, stando a questi progetti, quella che un tempo si chiamava carne da cannone

Secondo questo schema NATO noi dovremmo fornire la truppa che va all’assalto. Alleati di prima e di seconda categoria? No grazie!

Così rischiamo di essere, marginali dal punto di vista militare e pericolanti dal punto di vista delle perdite umane.

Qualcuno potrebbe obbiettare che una offerta di protezione USA è più sostanziosa di quella rappresentata da un limitato arsenale nucleare quale quello che noi potremmo permetterci. 

Abbiamo l’esempio del Memorandum di Budapest dell’autunno 1994 stipulato tra Russia, Stati Uniti, Gran Bretagna e Ucraina che stabiliva che ciascuno dei contraenti avrebbe evitato di usare “force or threats” contro l’Ucraina, rispettandone la sovranità e i confini.

Tutti i contraenti si impegnavano a chiedere l’intervento immediato del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. I risultati sono sotto gli occhi di tutti e non sono quelli sperati.

Vogliamo essere gli ultimi a dotarci di capacità nucleare ?  Preferiamo che siano i tedeschi ad armarsi autonomamente senza il collare europeo? Temiamo a tal punto la proliferazione quando sappiamo che l’hanno già dieci paesi di cui quattro potenziali avversari? Perché alcuni paesi possono avere armamenti nucleari e altri no? Qual è il criterio discriminante ? 

Questi sono i temi da affrontare, non commentare quattro poveracci di aspiranti impiegati RAI che fanno commenti da portierato.

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IRAN CINQUE + UNO. NEGOZIATO AL CAPOLINEA. LUNEDì. ( testo completo se wordpress acconsente)

Per rispondere a un lettore che si interroga circa la data limite del negoziato nucleare con l’ Iran, ho scoperto che il mio “reblog” non reblogga più su http://www.corrieredellacollera.com , ma su Bankiller un blog che volevo lanciare ma cui ho dovuto rinunziare per mancanza di tempo.
Mi vedo quindi costretto a riepilogare la situazione. Il contenzioso ultradecennale ( 12 per l’esattezza) tra gli USA e l’Iran sul tema del nucleare ha radici lontane e una storia più breve.

Radici lontane da conoscere: al tempo dello Scià Reza Palhavi, fu firmata una convenzione  franco -iraniana ( la moglie dell’allora premier Eghbal era francese) per sviluppare ricerche nucleari finalizzate a trasformare l’Iran in una potenza atomica che avrebbe rievocato i fasti dell’impero persiano.

I dettagli di questo accordo e delle sua conseguenze potete trovarli sul libro in francese edito da La Decouverte  ” Histoire politique des services secrets francais”  scritto a sei mani da Roger Faligot, Jean Guisnel e Remy Kauffer.

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LE CONSEGUENZE DEL RITIRO DALL’AFGANISTAN PER IL CONTROLLO DELL’AREA. di Antonio de Martini

Da giovanotto ho avuto modo di assistere a una colazione cui partecipava il figlio dell’ex premier iraniano Mossadeq defenestrato nel 1953.
Ficcanaso di natura, gli chiesi come mai avessero deciso di sfidare la allora importante potenza imperiale inglese, nazionalizzando il petrolio iraniano sperando di farla franca.
La sua risposta ha incatenato per sempre nella mia memoria gli accadimenti del Levante con quelli del Medio Oriente che avevo sempre immaginato separati: qui il regno di Lawrence, li quello di Kipling.

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ALBANIA. SALÌ BERISHA CONCEDE “ASILO UMANITARIO” A 210 MUJAHIEDDIN EL KHALK. CHI CI GUADAGNA È PUTIN. di Antonio de Martini.

Il gruppo terrorista creato nel 1963 per combattere lo Shah Reza Palhavi e composto da ex membri della gioventù comunista iraniana cerca casa.
Si tratta dei Mujahiddin el Khalk cancellati dall’elenco delle organizzazioni terroriste (stilato dal dipartimento di stato USA) pochi mesi fa, a seguito di una serie di omicidi commessi in Iran contro gli scienziati nucleari che lavoravano al progetto atomico iraniano.

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SIRIA: GLI EROI SONO STANCHI (DI RACCONTARE BALLE) E LA GUERRA SI IMPANTANA. SI VA VERSO LO STALLO E IL NEGOZIATO. di Antonio de Martini

La coalizione composta da Stati Uniti, Francia, Inghilterra, Arabia Saudita, Egitto, Libia, Turchia e Katar in quasi due anni di macelleria e propaganda non sono riusciti ad aver ragione della Siria di Bashar el Assad , l’oculista reclutato a forza alla politica dalla morte prematura del fratello.

Gli USA sono stati ingannati da illusioni autoprodotte, dalla sopravvalutazione della volontà di potenza della Turchia, la sottovalutazione della capacità di resistenza dei siriani.
Stanno imparando a conoscere un vicino oriente che non conoscevano: i libanesi hanno un governo filo Hezbollah e sono riusciti a demolire una rete CIA di diciassette persone, tutte arrestate, accecando il Dipartimento di Stato in un momento decisivo. I siriani hanno ” esportato” i non combattenti , come profughi, oltreconfine, ottenuto – a inizio guerra – una sovvenzione importante dall’Iran ( si parla di trenta miliardi di dollari) e sopratutto bloccato la propaganda via internet che si rivelò esiziale per Hosni Mubarak. Continua a leggere

FORTRESS ISRAEL. LA SINDROME DELL’ OLOCAUSTO E IL SENSO DELLA VERA SICUREZZA SENZA CUI NON C’È ‘ PACE . di Nachik NAVOTH

I nostri amici lettori hanno gia conosciuto Menachem Navoth, detto “Nachik” che ha concluso la sua carriera come vice capo del Mossad israeliano. I suoi pareri sono ascoltati e rispettati in molti paesi del mondo: dall’Iran, all’India , all’Europa. Questo intervento ha a che vedere con la pace che tutti auspicano e pochi perseguono,
Nachik, racconta – per la prima volta – come fu protagonista impotente dei primi approcci di pace egiziani verso Israele , lasciati cadere per paura e condizionamenti che oggi vanno superati per arrivare a realizzare la profezia di Isaia.


C’è un’ossessione compulsiva sulla sicurezza prevalente in Israele. Le esigenze della sicurezza nazionale che derivano da questa tendenza sono articolate in modo esplicito nella programmazione quotidiana, l’ampia percentuale di spese per la difesa nel budget di stato, la portata del controllo militare sulle terre controllate dallo stato, così come le apparizioni pubbliche dei leader e dei funzionari statali in genere, che fanno uso del problema della sicurezza, anche in merito a questioni che non hanno nulla a che vedere con essa, e anche quando questi funzionari non hanno nessuna autorità o responsabilità in questo campo.

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