La Siria : il suo presente è fuori dalla tempesta. E il futuro ?

Il regime siriano Baasista è al potere dal 1970 ed è quindi coevo del regime libico che nacque il 1 settembre del 1969.
La sua stabilità è  stata assicurata da una serie di fattori politici, sociali ed economici, oltre al maggior grado di 

 “civilizzazione” rispetto alle popolazioni del Nord Africa,  che hanno le popolazioni dell’oriente arabo ( Masrak = oriente rispetto al Maghreb=occidente).

  • Maggior solidità dell’impianto statale: rispetto a Tunisia, Egitto  o Libia, il numero dei dipendenti statali è molto più grande ( essendo ancora  una economia dirigista)  e quindi il controllo sociale è più vicino rispetto alle masse disoccupate  che si sono ritrobvate in piazza ed hanno potuto bivaccare per più giorni indisturbate o quasi.
  • Maggior coesione della classe dirigente: La stragrande maggioranza dei siriani è  sunnita, ma la classe dirigente è alauita ( una setta religiosa di cui l’islam è prodigo) e la maggior parte degli ufficiali delle Forze Armate sono alauiti. Esiste quindi uno iato tra eventuali manifestanti e le forze dell’ordine. Fraternizzazioni sono improbabili. Inoltre il regime Baasista ha saputo creare una sorta di cartello delle minoranze religiose  a sostegno del proprio potere. Il fondatore del partito BAAS è Michel Aflak, un cristiano.
  • Esperienza già fatta nel 1982 e conclusasi nel sangue per i rivoltosi. i fratelli mussulmani giunsero a far rivoltare la città di Hama, una delle più importanti e popolose del paese. La rivolta fu repressa senza  complimenti. Gli USA  offrirono le riprese satellitari dello sterminio alla AFP ( agence france presse) a condizione di poterne ispirare i commenti. La AFP, rifiutò e la distruzione di Hama rimase  quasi ignorata all’estero, ma è ancora viva nella memoria di tutti in Siria. I fratelli mussulmani si vendicarono uccidendo nel sonno 27 cadetti dell’accademia militare, attentando al gran mufti ( che aveva con un parere equiparato un alauita a un sunnita spianando la presidenza a Assad), ma un intenso lavorio politico fece perder loro l’appoggio di Re Hussein di Giordania e il capitolo si chiuse con i 12.000 morti di Hama.
  • Riforme economiche in atto dal 2005  : l’inizio della conversione economica da pianificata e centralizzata verso il privato, iniziata timidamente da Hafez el Assad nei primi anni 90 ( poco dopo l’implosione della Unione Sovietica cui era stretto da un patto di reciproca difesa), è proseguito sotto la presidenza del figlio e si è accelerata a partire dal 2005. Il debito pubblico , nel 2003 al 127% del PIL è sceso nel 2010 al 27% pur rifiutando i siriani di seguire le ricette dal FMI e dell’OMC. Per il periodo 2011-2015 il tasso di crescita previsto è del 5,5% all’anno. Il segreto sta nella formula cinese che la Siria ha applicatpo per prima: libertà all’intraprendenza individuale  sia in Patria che fuori.
  • L’esercito siriano è rimasto per almeno un decennio in Libano, ma a spese della Lega Araba ( leggi Arabia Saudita) e quindi la maggior voce del bilancio della Difesa è stata uguale a zero. Accordi di libero scambio sono stati firmati con Turchia, Giordania e sono in questi giorni in corso negoziati con l’Iran per accellerare l’interscambio economico e  culturale. Il FMI ammette che negli ultimi tempi sono state vasrate numerose leggi di semplificazione e privatizzazione  dell’economia.  I turisti – segnale preciso – sono passati dai 2 milioni del 2003 agli 8 milioni e mezzo del 2010. Delle quattordici banche del paese, otto sono private. Gli investimenti stranieri nel 2009-10 sono stati 3,6 miliardi di dollari e le rimesse degli emigrati 2,7.
  • Gli inconvenienti ci sono e sono:  il 12% degli abitanti sotto la soglia di povertà, la siccità degli ultimi quattro anni che ha indotto molti ad inurbarsi abbandonando le campagne ( conseguenza anche della politica delle acque  turca sui fiumi che nascono in Turchia ), la mancanza di opportunità ed il malgoverno ancora generalizzato.
  • La vista dei vicini è un monito: Irak e Libia, mostrano a sufficienza il panorama di instabilità che i siriani dovrenbbero affrontare , se scegliessero la via del ribellismo. Nessuno dei paesi coivolti nell’unrest ( Irak compreso) ha trovato ancora una via di uscita e anche  questo ha il suo  peso.

Certo, il futuro  può serbare delle sorprese, in fondo anche in Libia , Egitto o Tunisia  non esistevano precedenti di ribellismo e quindi non si può escludere a priori che  qualcosa possa essere in incubazione, ma l’afflusso di  capitali stranieri, lo sviluppo economico costante ed i processi di liberalizzazione che il regime metterà in atto ( lo ha fatto all’indomani di ogni grande sommovimento , adeguandosi con prontezza), lasciano ritenere che la rivoluzione non è per domani.

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Commenti

  • Roberto  Il marzo 10, 2011 alle 11:22 am

    Non faccio nessun commento perché della materia capisco poco e nulla. Leggo e imparo.Mi permetto solo una riflessione: e questi sarebbero i fratelli musulmani che vogliono dominare il mondo? Questo sarebbe l’Islam?

  • antoniochedice  Il agosto 17, 2017 alle 1:28 am

    L’ha ribloggato su IL CORRIERE DELLA COLLERAe ha commentato:

    Le ragioni per cui scrivevo che ” la rivoluzione non è per domani” ( eravamo a marzo 2011) , si sono rivelate le ragioni per cui la Siria ha retto l’orto di una coalizione potente e disinvolta fino all’uso dei gas.

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