SESSANTA ANNI FA LA PRIMA COCENTE SCONFITTA DELL’OCCIDENTE A DIEN BIEN FU. NON HANNO DIMENTICATO, MA NON HANNO IMPARATO NULLA. di Antonio de Martini

A metà marzo il primo attacco del generale  Nguyen Giap  ( morto a 103 anni poche settimane fa) al  Caposaldo                    ” Gabrielle” , il 7 maggio la caduta dell’ultima trincea “Isabelle”  e la resa dei superstiti.                                                                                             Il criterio  con cui il governo socialista francese impegnato nella difesa dell’ impero coloniale, decise di occupare la piana di Dien Bien Fu, sono imperscrutabili e tipici di chi ha imparato a far la guerra nei corridoi dello Stato Maggiore: occupare una zona in pieno territorio avversario per far vedere che si può fare quel che si vuole e quindi condizionare con una “vittoria sul campo” i negoziati che si sarebbero aperti nell’eterna Ginevra al mese di giugno, dopo anni di guerriglia inconcludente.

Ognun vede l’analogia con il disperato odierno contrattacco occidentale in Siria contro il governo Assad e le provocazioni del “governo” ucraino eletto da nessuno.

                                                                                                                                              Gli stessi frustri argomenti I soliti temi propagandistici: l’uso dei gas, la concessione agli alleati del momento di mezzi tecnologici “superiori”, le sanzioni fatte fare agli altri, eccetera. La stessa melanconica esecuzione:  dei propagandisti disperati alla ricerca di un qualsivoglia successo come alla roulette. Finiscono in bolletta, solo che i gettoni che  puntano sono sangue altrui.
A Dien Bien Fu, diecimila uomini  ( diventati oltre ventimila nel corso della battaglia) vengono così aviotrasportati sulla piana con l’incarico di costruire e presidiare due piste aeree col fior fiore dell’esercito francese al comando di un brillante ( sulla carta ) nobile francese : il colonnello De Castries. A sconfitta completata,  con l’ultimo messaggio prima della resa, verrà promosso generale.

Fiumi di chiacchiere tra strateghi su come usare le truppe: se tutte in difensiva o anche in ricognizione offensiva.              Una sola confortante  certezza: la superiorità artiglieristica francese e la certezza che i vietminh ( poi ribattezzati vietcong dagli USA quando toccò a loro prenderle) non avessero cannoni da 152 mm e comunque la giungla circostante non era agibile ed avrebbe consentito il passaggio solo a fanterie.

Si trattava di presidiare i luoghi in tutta sicurezza in attesa che il negoziato di Ginevra accertasse la presenza di truppe francesi nel nord del paese e ne tenesse conto in sede negoziale.                                                                                                                   Non riuscendo a vincere la partita volevano vincere almeno l’ultima mano. La Russia diede i cannoni da 152 e Giap li trasportò smontati fino a giungere a tiro.

In 56 giorni il generale Nguyen Giap  umiliò l’occidente strangolandolo lentamente, ne ridicolizzò la strategia, mentre il premier vietnamita Ho Chi Min usò la vittoria per ottenere l’abbandono completo della penisola indocinese da parte dei francesi ( 1954).

La partita fu persa definitivamente a causa degli azzardi spericolati e presuntuosi dell’ultima mano.                                              Il comandante dell’artiglieria francese – non ricordo purtroppo il nome – ebbe il buon gusto di suicidarsi, il capitano Bigeard ( divenne famoso poi, come colonnello, in Algeria) riscattò l’onore della legione straniera con un combattimento notturno corpo a corpo  che non mutò l’esito di un calcolo politico meschino.

Subentrarono gli “advisor americani” che durante la battaglia rifiutarono di far intervenire i loro B 17 per salvare gli assediati, per poi sostituirli  nei bordelli di Saigon fino alla umiliante cacciata finale che toccò anche a loro.

La foto della fuga in elicottero dall’ambasciata da Saigon resterà impressa nella memoria di una intera generazione e l’ultimo capo dello Stato ( tra i tanti traditi disinvoltamente) fuggì per aprire un supermercato in California. Gli Afgani propendono per i ristoranti nel distretto di Columbia. Gli agenti della CIA ci vengono a scaricare le spese di rappresentanza.

Morale: questo calcolo di menti deboli viene ripetuto oggi in Siria ( e in Ucraina)  i socialisti francesi non hanno più i tirailleurs algeriens da spendere, ma mandano volentieri gli immigrati di seconda generazione a farsi massacrare. Nessuno sembra capire che lotte per la indipendenza nazionale prevalgono sempre quale che sia lo sbilancio delle forze a favore degli occupanti e comunque che gli americani continueranno a cambiare pareri e politiche lasciando macellare chi ripone la propria fiducia in loro.  C’è ancora chi ci casca. Mar di Giava ( 1942)  Cuba ( baia dei porci 1960), Vietnam ( 1067) Kurdistan ( 1991) San Salvador, Nicaragua, Kurdistan ( 2003), Georgia ( 2005) Libia ( 2011) Siria ( 2012)  Afganistan ( 2014) altrettante tappe del disonore cui andranno ad aggiungersi quella Ucraina e quella di Moldova.

 

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Commenti

  • SC  On aprile 27, 2014 at 6:23 pm

    Elenco completissimo ed analisi impeccabile

  • Carlo Cadorna  On aprile 28, 2014 at 6:04 am

    Ormai gli interventi militari sono parte integrante della politica: quindi possono avere successo soltanto se sono vincenti e durano pochi giorni. Esemplare quello delle isole Falkland.

  • antoniochedice  On agosto 19, 2017 at 10:06 am

    L’ha ribloggato su IL CORRIERE DELLA COLLERAe ha commentato:

    Dien Bien Fu, Nguyen Giap, De Castries. I nomi della prima lezione subita dall’Occidente. Non abbiamo imparato nulla.

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