LA TURCHIA IN LOTTA FINO ALLE PRESIDENZIALI.LO SCONTRO E’ CON LA CORTE SUPREMA. VIGLIA ELETTORALE ANCHE IN TUTTA L’AREA. KERRY STRAPARLA. di Antonio de Martini

Il grosso dei commentatori, dopo aver frettolosamente liquidato, ai tempi della sommossa studentesca, il premier turco Tajip Erdoghan come ” il Sultano” ed aver rapidamente cambiato parere dopo la sua vittoria alle elezioni amministrative del 30 Marzo, ha archiviato la vicenda turca affrettandosi a cambiare argomento soffiando sul fuoco della crisi ucraina, dove la disinformazione è tale che una balla in più o in meno non fa differenza.

“Il Corriere della Collera” è, ahimè, il solo ad aver segnalato che le 11 province curde hanno votato in blocco a favore del PKK ( il partito del prigioniero comunista del Bosforo) dando un chiaro segnale di richiesta di indipendenza. Il 16% del territorio non vuole ne Erdoghan ne altri turchi. Questa richiesta di indipendenza ha riflessi certi sulla Siria e l’Irak – dove ci sono milioni di curdi – per non parlare dell’Iran dove la etnia curda presidia il confine turco.

Tocca ancora a noi segnalare che , il Premier- in carica da ormai 12 anni –  compromesso il rapporto con le FFAA per via del maxi processo a trecento ufficiali per “tentato golpe” contro il quale ha fatto ricorso in appello nientemeno che lo stesso  Stato Maggiore scavando un solco ancor più profondo tra governo e il corpo degli ufficiali.

Il primo ministro Erdoghan ha reagito facendo ricorso agli altri due organismi dello stato preposti al controllo e repressione di ogni agitazione: la magistratura e i servizi segreti, rei di aver fatto filtrare le telefonate compromettenti tra Erdoghan e il figlio circa il luogo in cui sistemare 37 milioni di dollari presumibilmente provenienti dal contrabbando con l’Iran in barba alle sanzioni delle potenze occidentali.

In almeno un caso Tajip Erdoghan si è scontrato con un ostacolo imprevisto: il presidente della Corte Suprema Hashim Cilic, il quale in occasione del 52 anniversario della creazione della suprema magistratura turca – la scorsa settimana –  ha tenuto un discorso molto critico nei confronti di un insofferente premier che dopo aver dato visibili segni di disapprovazione durante il discorso, ha abbandonato l’aula disertando il buffet riservato alle autorità.

In uno stato di diritto i tribunali non ricevono ordini ne istruzioni e non possono essere guiidati da sentimenti amicali ne di ostilità.” Erdoghan l’ha presa sul personale e il ministro della giustizia è sceso in campo contro il presidente della corte accusandolo di aver fatto un discorso da  politico e non da magistrato. Ecco che sorge un candidato imprevisto alla presidenza  che verrà rinnovata a suffragio universle quest’estate.  La corte ha ricusato una serie di decisioni politiche del governo come l’interdetto a Twitter e ai social network.

Erdoghan ha risposto offrendo lo scorso mercoledì – per la prima volta in quasi cento anni –  le condoglianze agli Armeni per il ” genocidio” sofferto negli anni 1916-20 in cui perirono tra un milione e un milione e mezzo di Armeni deportati dal confine con la Russia ( con la quale solidarizzavano per ragioni cultural-religiose) verso occidente. Caduta la Russia con la rivoluzione sovietica, i militari turchi  pensarono bene di spostare un intero popolo deportandolo verso la Mesopotamia.

Con queste “condoglianze” ( non scuse) il premier ha colpito quattro volte: gli Armeni deceduti ai cui nipoti ha offerto le condoglianze ( ” inammissibile usare questo “comune dolore antico” per creare malanimo tra turchi e Armeni”), gli USA che non cessano di chiedere agli altri di scusarsi per i loro genocidi, la UE (che ha usato a lungo l’argomento per negare l’accesso alla Comunità) e i militari  ( Essad Bey e  Mustafa Kamal in primis) che furono gli esecutori  zelanti del piano di ” messa in sicurezza ” dei confini e sono i padri della Turchia laica.

Il secondo punto segnato nella scorsa settimana ( venerdì) è consistito in una nuova legge sui servizi segreti – guidati dal fido Hakan Fidan,  che amplia la libertà di manovra dell’intelligence turco specie all’estero e concede in pratica l’immunità ai dirigenti del servizio.

Questa decisione assume il suo giusto significato solo alla luce del fatto che il capo dell’opposizione temibile – l’ex alleato che ora lo contesta – ha sede in Pensilvania  ( USA) e si chiama Fetullah Gulen  che ha vasto seguito tra polizia e magistrati.

Lo stesso Fidan è stato sotto inchiesta nel 2012 in quanto sospettato di essere l’autore delle intercettazioni che hanno creato imbarazzo al premier che ha pubblicamente giurato vendetta contro i traditori che hanno anche pubblicato le conversazioni tra militari che dimostravano come l’abbattimento dell’aereo siriano del mese scorso era un tentativo di innalzare la pressione politica e portare la Turchia in un conflitto armato con la Siria in maniera da obbligare patrioti turchi e governo USA a schierarsi a favore del primo ministro.

Tra venti giorni sarà eletto il Presidente libanese ( dal Parlamento) e quello Siriano subito dopo ( ci sono già due candidati iscritti ( Hassan Abdallah Nouri ( di Damasco) e  Maher al Hajiar ( ex comunista di Aleppo): entrambi hanno avuto le firme di almeno 35 deputati e risiedono ” continuativamente” da almeno dieci anni in Patria.  Assad non si è ancora candidato.

Da queste tre elezioni dipendono tutti gli equilibri del Levante mediterraneo, la distribuzione  delle concessioni petrolifere e di gas di Leviathan (per ora sospese), la ripresa economica dell’intera area, il negoziato tra palestinesi e israeliani ed i negoziati di Ginevra tra siriani e oppositori, il negoziato Iran + 5+1 ( che dovrebbe concludersi a giugno). e il negoziato ginevrino sull’Ucraina per decidere o meno la spartizione del paese.

Nel contempo le campagne elettorali si arroventano in ciascun paese: Samir Geagea si candida sparigliando il fronte cristiano in Libano,  I Palestinesi annunziano un governo di unità nazionale con Hamas facendo perdere il controllo dei nervi a Netanyhau,  Al Sissi in Egitto e Assad in Siria lasciano sospese le loro candidature aggiungendo incertezze a incertezze.

Nel contempo, giunge la notizia paradossale che Bandar Bush , il defenestrato capo dell’intelligence saudita è stato reintegrato quattro giorni fa, che 15 missili americani anticarro TOW  ( del tipo di quelli venduti all’Iran nel losco affare Iran-Contras) sono stati ceduti ai ribelli siriani (” per verificare se ricompaiono sul fronte israeliano”) e sono stati opportunamente dotati di un congegno di lettura delle impronte digitali per limitarne il numero di attivatori, mentre  John Kerry ha fatto un annunzio completamente nuovo:  Assad deve andarsene. Speriamo che il dopo elezioni porti un pochino di razionalità. Mi aspetto che taglino le mani a uno degli schedati per poter sparare a piacimento.

Intanto gli USA cercano si separare l’Iran dagli altri contenziosi e annunziano la conclusione positiva dei negoziati entro Giugno.

 

 

 

 

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Commenti

  • raymond Issa  On aprile 28, 2014 at 7:21 am

    Una analisi molto acuta per una geopolitica assente in Europa ed anche in America. Secondo me il Libano avra un presidente consensuale. Nessuno di quelli di cui si parla.

    • antoniochedice  On aprile 28, 2014 at 7:25 am

      Che Allah ti ascolti!

  • antoniochedice  On dicembre 2, 2015 at 7:54 pm

    L’ha ribloggato su IL CORRIERE DELLA COLLERAe ha commentato:

    Aprile 2014. L’accusa a Erdogan e al figlio era di contrabbando di petrolio con l’IRAN ( leggere il testo) .Adesso l’accusa è la stessa ma con il petrolio siriano ( gestito da ISIS). Leggere e chiedersi se l’anonimo accusatore dia il Beniamino di qualcuno e se lo fa per alleggerire le sue responsabilità anche per la parte avuta nella ricettazione del carburante….

  • giceccaG  On dicembre 2, 2015 at 8:39 pm

    Sembra l’Italia del 1300/1400. Alleanze che si fanno e si disfano nel giro di settimane; tutti contro e a favore di tutti. Difficilissimo capirci qualcosa e questo non é un buon segno. GiC

    • antoniochedice  On dicembre 2, 2015 at 8:50 pm

      È un segno che, come dici tu, dura dal 1400. Non è il caso di farne un dramma. Basta essere più attenti e non fidarsi mai di quel che dicono le fonti ufficiali.

  • gicecca  On dicembre 3, 2015 at 7:25 am

    Io non mi fido neanche delle fonti non ufficiali. Non mi fido, e basta. GiC

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