I RAPIMENTI DI DONNE E BAMBINI IN AFRICA SONO STATI INTRODOTTI DALL’AMMINISTRAZIONE COLONIALE E DENUNZIATI DA SAVORGNAN DI BRAZZÀ CHE PAGÒ IL SUO GESTO CON LA VITA. PUBBLICATO IL SUO RAPPORTO DOPO 109 ANNI. di Antonio de Martini

http://corrieredellacollera.com

Consegnato alle autorità francesi dalla vedova nel 1906 e immediatamente segretato il rapporto di Pietro Savorgnan di Brazzà, friulano naturalizzato francese, vede la luce grazie a una svista dell’Amministrazione e grazie ad una studentessa    Catherine Coquery-Vidrovitch che negli anni 60 frugando negli archivi di stato ( Ministero dell’Oltremare) per la sua tesi di laurea si imbatté nel documento  ed ebbe la presenza di spirito di fotocopiarlo e la costanza di conservarlo fino a che la pubblicazione non è divenuta possibile ai nostri giorni.

Il ricordo di questo grande italiano che esplorò il fiume Congo e si naturalizzò cittadino francese è ancora vivo.  La città Brazzaville prese il nome da lui. Nel 2006 le sue spoglie furono  trasferite in un imponente mausoleo che la città ha dedicato al suo fondatore.

Ritiratosi in  Algeria, venne richiamato in servizio per mostrare al mondo che il Congo francese era amministrato meglio ( e più umanamente…) di quello belga dall’altra parte del fiume, che era una proprietà privata del re del Belgio Leopoldo II, cui la Francia ambiva sostituirsi. All’epoca, la posta in palio era il caucciù.

Il rapporto Brazzà ( così si chiama adesso il testo pubblicato per le edizioni Le passager clandestin) accusava l’amministrazione francese di traffico di schiavi e di rapire a scopo di estorsione donne e bambini che venivano trattenuti fino al pagamento delle imposte.  Consegnata una certa quantità di caucciù, si riscattavano i parenti se ancora vivi.

I dieci esemplari furono chiusi in cassaforte tranne uno che il ministro tenne per se. Sulla via del ritorno, durante una sosta a Dakar – territorio amministrato dai francesi all’epoca- improvvisamente Savorgnan si ammalò e morì all’età di 53 anni. La vedova segnalò il nome di un alto  funzionario dell’amministrazione francese particolarmente ostile a Savorgnan ed al suo rapporto: Emile Gentil.

La vedova denunziò un avvelenamento che  nessuno volle prendere in considerazione. Il rapporto non fu segretato per ragioni etiche, bensì perché dimostrava che il Congo francese era amministrato come se non peggio della privata proprietà di Leopoldo II. Anche oggi, la morale internazionale è un comodo alibi buono per ogni uso.

Un solo esempio tra quelli conosciuti trapelò ad onta della censura : l’affare Gaud e Toqué.

Per celebrare la festa nazionale del 14 luglio 1903 i due solerti funzionari in questione decisero un particolare tipo di fuochi d’artificio. Presero un indigeno condannato a morte e lo “giustiziarono” introducendogli nell’ano un bastone di dinamite facendolo saltare. La cosa fece rumore anche in Francia, ma non si presero provvedimenti a carico dei due amministratori coloniali di Fort Crampel ( oggi Kaga Bandoro nella Repubblica Centroafricana, dove è  giunta da poco una spedizione della U E per mettere ordine. Si tratta di truppe francesi…..).

Nella lettera di incarico del ministro a Brazzà datata 13 marzo 1905  chiede di dimostrare che la Francia “entretient une force publique uniquement destinée au maintien de la sécurité générale, sans obliger jamais les indigènes […] à se mettre au service d’une entreprise commerciale, agricole ou industrielle”.

Brazzà dimostrerà l’esatto contrario: a maggio 1904 leggiamo: ” a  Bangui ( oggi Repubblica Centro Africana)  su 58 donne e dieci bambini presi in ostaggio ( per riscatto i parenti dovevano consegnare l’imposta in natura, ossia il caucciù) in cinque settimane morirono 45 donne e due bambini “.

Analoghe situazioni dappertutto.

“J’ai trouvé dans l’Oubangui-Chari ( ora Centroafrica) une situation impossible. C’est la continuation pure et simple de la destruction des populations sous forme de réquisitions […]. Nous n’avons plus rien à envier aux Belges en matière de moyens employés pour recevoir l’impôt du caoutchouc.” “Le système en vigueur, poursuit-il, est susceptible de nous aliéner l’esprit de la population.”

Ieri il Presidente della Repubblica Francois Hollande, ha annunziato che  ” un sottufficiale francese  della Legione è morto”  ( è l’ottavo)  durante l’operazione Serval “proprio in coincidenza dell’anniversario della vittoria dell’8 maggio 1945” (!).

La zona è sempre la stessa anche se adesso si chiama Mali o Repubblica del Centro Africa. Dal Caucciù siamo passati alle terre rare.

Se lo fa la Francia, è affar suo e della morale socialista/umanitaria.

Se l’intervento viene presentato come “intervento umanitario della Unione Europea” allora sono affari anche nostri  e dovremmo cercare di ricordarcene ogniqualvolta ci parlano di elezioni europee, difesa della libertà ed altre menate consimili.

 

 

 

 

 

 

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Commenti

  • maurizioquarta@virgilio.it  On maggio 8, 2014 at 3:56 pm

    Interessante! Non conoscevo! Ed anche utile, se si vuole pensare su basi più solide!!!

  • armstav  On maggio 8, 2014 at 4:52 pm

    Grazie per questa notizia su un mio famoso conterraneo, purtroppo non al servizio dell’Italia. Comunque cio’ sta a dimostrare quanto odio abbiamo seminato noi razza bianca. Ed alcune nazioni europee si sono ben distinte predicando bene e razzolando male.

  • armstav  On maggio 8, 2014 at 4:53 pm

    Ma chi puo’ puntare il dito indice?

    • antoniochedice  On maggio 8, 2014 at 5:31 pm

      Gli africani puntano il medio. Gli italiani periodi di guerra a parte, non hanno infierito sui colonizzati. In Etiopia e in Eritrea, paesi oggi in guerra tra loro, siamo più popolari dei ” liberatori” inglesi. La Libia – cinque primi ministri in quattro anni – aveva addirittura ottenuto la cittadinanza italiana per tutti gli abitanti. In medio oriente siamo i benvenuti ovunque.

      • giovanni  On maggio 8, 2014 at 7:22 pm

        in Libia abbiamo sterminato un ottavo della popolazione in 40 anni di dominazione, altro che benvenuti.

      • antoniochedice  On maggio 8, 2014 at 7:42 pm

        Mi fornisce la fonte di questa dichiarazione?

      • antoniochedice  On maggio 8, 2014 at 7:44 pm

        By the way, abbiamo governato la Libia dal 1912 al 1942. Sono trenta anni.

  • robertobuffagni  On maggio 8, 2014 at 5:53 pm

    Grazie di questa notizia. Grand’uomo, Brazzà; che tristezza saperlo semisconosciuto in Italia…

    • antoniochedice  On maggio 8, 2014 at 6:45 pm

      La maggior parte delle persone per bene sono se misconosciute agli italiani. E viceversa. Si veda il caso di Genny ‘a carogna. E dell’arrestato a sua insaputa.

  • antoniochedice  On ottobre 2, 2014 at 6:20 pm

    L’ha ribloggato su IL CORRIERE DELLA COLLERAe ha commentato:

    A VOLTE RITORNANO. COME GLI INCUBI. SOLO CHE QUESTI DICONO DI FARLO PER PORTARE LA CIVILTÀ.

  • Mario Maldini  On ottobre 2, 2014 at 6:40 pm

    Mi permetto di segnalare sulla vicenda di Brazzà, un bellissimo libro di Silvino
    GONZATO: Esploratori Italiani, che comprende un luminoso capitolo dedicato
    al grande friulano, che mise i suoi soldi e la sua vita al servizio degli africani.

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