N.A.T.O. : RIFORMARSI O PERIRE. di Antonio de Martini

Il professor Giulio Sapelli , che molto  opportunamente “Il Messaggero” di Virman Cusenza ha sostituito ad Alessandro Orsini nell’opera di divulgazione della crisi mediorientale, ha nel fondo di oggi – ancora troppo timido –  adombrato il problema dei problemi :  ” l’incapacita americana sia al dominio che all’egemonia” che sta creando gravi intralci al vivere civile dei popoli mediterranei e innumere vittime.

Tra le “timidezze” ha dimenticato che le truppe turche stazionano a Cipro in virtù del trattato di Zurigo del milleottocentosettanta e qualche e non per concessione NATO, ma era giocoforza parlare della alleanza e tanto valeva farle fare bella figura nell’introduzione e in questo senso è stato aiutato da un provvidenziale refuso sulla Siria.

Un corpo fisicamente vigoroso se colpito da una polmonite può riprendersi  anche se la cosa non è da sottovalutare.

Per un fisico  anziano ( settantenne) in quasi pensione dal 1989, richiamato improvvisamente,senza successo,  in servizio ” fuori area” ( Afganistan) e  successivamente per la crisi ucraina, nonché  appesantito da una serie di “clientes” balcanici e baltici, una amputazione del braccio destro sarebbe l’anticamera della setticemia e della morte.

E’ la situazione dell’alleanza atlantica oggi. e il braccio destro dell’alleanza è la Turchia.

La polmonite della NATO si chiama Ankara. Su questo altopiano ci sono già state battaglie epiche e quella che sta per verificarsi si combatterà tra due uomini anziché tra milioni, ma non per questo sarà meno decisiva.

Per anni l’Occidente e i paesi del patto di Varsavia si sono fronteggiati sul limes della “cortna di ferro”  con gli occidentali animati dalla certezza che l’ala destra dello schieramento aveva nella Turchia uno spalto invalicabile.

I recenti avvenimenti hanno dato a molti l’impressione che – sia per le posizioni politiche dei golpisti che per i legami professionali quotidiani di anni – gli americani non potessero non sapere dei piani ultratlantisti dei congiurati. Prova ne sia che lo avevo capito anch’io che non dispongo di mezzi di intercettazione e  dell’esercito turco, ormai, conosco solo un colonnello in pensione.

Un secondo elemento di presumibile colpevolezza è stata la flemma di americani, francesi e tedeschi nel solidarizzare col governo legale.

Un terzo elemento, il contemporaneo scatenarsi dei media a favore dei golpisti catturati che , a pensarci, in questo momento stanno probabilmente ricevendo lo stesso trattamento dei prigionieri salafisti-jihadisti che turchi e americani hanno congiuntamente catturato, estradato e brutalizzato in questi ultimi dieci anni per prima di spedirli a Guantanamo, luogo di torture che in otto anni Barak Obama non ha fatto a tempo a chiudere come aveva promesso.

Illegalità  e violenza al diritto delle genti, i turchi ne hanno fatte parecchie, specie nei confronti della Siria e degli insorti curdi sul limitare – e oltre – della frontiera irachena superata con tracotanza in nome del ” diritto di inseguimento” presente nel vocabolario  yankee, ma non nel diritto internazionale.

Il timore che la Turchia si allontanasse dalla NATO ( leggi USA) per avvicinarsi al clericalismo islamico – un falso pericolo inventato per tener lontani i gonzi dal petrolio –  ha improvvisamente assunto carattere di verità con due aggravanti che il nuovo alleato potrebbe essere una potenza nucleare: la Russia. E che il solito repertorio accusatorio  di non democraticità di Erdoghan potrebbe  essere contestato da rivelazioni di complicità in passati comportamenti delittuosi tali da mandare Obama , o Bremer, davanti a un tribunale penale.

Di fronte alle ambigue accuse di “complicità di uno stato estero”, alle perentorie richieste di estradizione per l’ispiratore del golpe – che ha passaporto USA –  alle vaghe  minacce di ripristino della pena capitale e dinnanzi a sessantamila lettere di licenziamento di impiegati pubblici, l’America è impallidita.

Ha improvvisato una strategia basata su forti accuse di violazione dei diritti umani lanciate  solo dalla Germania, che finirà sotto mira, ( e un bofonchiar di “comprensione” da parte USA) ci stiamo avvicinando al momento dell’incontro in cui Obama si farà un convincimento sul benfondato o meno dei suoi sospetti: abbiamo perso l’ala destra dello schieramento ?

Da questa risposta dipende la sorte  e la pace del mondo in questa estate. Le due guerre mondiali hanno conosciuto l’inizio in agosto e siamo tutti un po tesi.

Di certo l’occidente ha perso la fedeltà incondizionata di un alleato, l’ala destra di uno schieramento ideale planetario e adesso ha bisogno assoluto di impiantare una strategia alternativa alle idiozie partorite dai think tank made in USA.

Se da una crisi può derivare un bene, questo è la rivisitazione della NATO nella struttura di comando, nella localizzazione, nella mission e nella preponderanza degli Stati Uniti che hanno mancato tutti gli appuntamenti di questi venti ultimi anni. Bisogna riportare il baricentro in Europa.

 

 

 

 

 

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Commenti

  • luigiza  On luglio 22, 2016 at 7:39 pm

    E che il solito repertorio accusatorio di non democraticità di Erdoghan potrebbe essere contestato da rivelazioni di complicità in passati comportamenti delittuosi tali da mandare Obama , o Bremer, davanti a un tribunale penale.

    Per maggiori dettagli citofonare Milosevic?

  • gicecca  On luglio 22, 2016 at 7:53 pm

    Obama sta facendo il (suo) possibile per perdere tutti gli alleati. Se gli succede la Clinton la cosa non migliora, secondo me. D’altra parte la scelta é Trump … Mala tempora currunt. L’attentato di stasera a Monaco sembra previsto da quel tuo “La Germania sarà sotto tiro”.. Luglio e agosto …. pace mia non ti conosco. GiC

  • antoniochedice  On luglio 23, 2016 at 11:13 am

    Lascio vivere per un giorno questo compendio di stronzate per far capire il perché alla ripresa settembrina inserirò una password per accedere al blog e la assegnerò solo a chi fornisce le generalità complete.
    Con sincera gratitudine verso questo grog estivo…

  • Bertocchi Paolo  On dicembre 31, 2016 at 12:09 am

    Sono convinto che la strategia USA, non tende solo a tenere in tensione e a logorare la Russia, ma anche l’Europa.

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