Archivi Categorie: economia internazionale

GUERRA DI SIRIA: ERRORI ED OMISSIONI. GLI ULTIMI FUOCHI PRIMA DEL GRANDE BUSINESS. di Antonio de Martini

All’indomani della prima Guerra Mondiale, anche un bambino di dieci anni avrebbe capito che imporre condizioni di pace troppo onerose alla Germania avrebbe provocato a breve una nuova guerra.

Il solo che sembrò capirlo veramente fu John Maynard Keynes ( l’inventore della macroeconomia) che si dimise dalla delegazione inglese in polemica con le decisioni draconiane prese contro i tedeschi e consegnò i suoi pensieri, nel dicembre 1919, ad un pamphlet dal titolo provocatorio ” Le conseguenze economiche della pace” tradotto e pubblicato in Italia da Adelphi.( reperibile).

Egli illustrò la concatenazione di scelte suicide e ipocrite che portarono, appena venti anni dopo, al bagno di sangue più copioso della storia dell’uomo.
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AFRICA IN CRISI: SERVE UNA VITTORIA A OBAMA. ITALIA: ABBIAMO DUPLICATO TUTTO. C’ERA PIU’ ORDINE l’8 SETTEMBRE 43. di Antonio de Martini

La sorte degli USA e dell’ Obamacare è appesa al risultato della strategia da applicare in Libia.

Se prevale il sistema di delegare la guerra agli alleati teleguidandola ( Leading from behind), il nuovo modello di Difesa USA reggerà e ci saranno i fondi per la riforma sanitaria voluta da Obama. Altrimenti, tornerà il modello militare precedente ( 130.000 uomini in più per intervenire direttamente) e addio alle spese sanitarie gratuite per i meno abbienti e al voto democratico nel sud di colore.

Per l’Italia, la posta in gioco è il reingresso nel Consiglio di sicurezza dell’ONU a breve scadenza dall’ultimo turno, ma potrebbe essere una ripresa delle passate ambizioni di Francesco Paolo Fulci di occupare un seggio permanente nel Consiglio di sicurezza penalizzando le speranze tedesche in materia. Continua a leggere

IRAN, SIRIA FALSA PACE. YEMEN, LIBANO FALSA GUERRA. di Antonio de Martini

I pretesti per non riammettere l’Iran nel concerto delle Nazioni cadono uno a uno, ma i fattori geopolitici di crisi rimangono a monito che  il confronto continua ed è sempre  minaccioso. Continua a leggere

LA BATTAGLIA DI SIRIA  E QUELLA DI SANREMO SI ASSOMIGLIANO. NON FINIRANNO MAI.  di ANTONIO de Martini

Quando una corazzata della comunicazione decide di imporre un argomento all’ordine del giorno, sottrarsi è illusorio, ma sarebbe salutare .

Zbigniew Brezinsky, indimenticato consigliere del presidente Carter ( normalizzazione con la Cina, trattato SALT II), fu l’ultimo politologo americano a dire una verità sociologica:” l’America è una potenza egemone nel mondo perché produce l’86% delle comunicazioni mondiali “. I suoi successori preferirono approfittarne anziché investire sulla fiducia.

La RAI in Italia ha lo stesso impatto.

Impone il festival di Sanremo a inizio d’anno trattando l’argomento anche nelle rubriche di medicina o nel meteo ogni giorno. Diffonde polemiche e polemichette miranti a far parlare dell’argomento: ha scoperto che  essere a favore o contro non ha nessuna importanza. Lo avevano scoperto gli inglesi già un paio di secoli fa  e ormai è diventato un ” cultural heritage” ( il paese con meno giacimenti culturali al mondo fornisce l’idioma! È come se il linguaggio  della musica  classica e d’opera, invece d’essere italiano fosse in urdu) .

Più se ne parla male, più si fa il loro gioco, dando l’illusione di vivere in regime di libertà, mentre il fulcro consiste nel decidere di cosa si parla, non di quel che si dice.               Questa è oggi l’essenza del potere che ha svuotato di  ogni contenuto il concetto di democrazia.

Se leggiamo il New York Times o se parliamo dei loro argomenti, hanno già vinto.

Se invece parliamo dei nostri temi politici, culturali ed economici, li sconfiggiamo.  Bisogna boicottarli ignorandoli.

Dett questo, ecco rivelato il segreto della vittoria di Bashar el Assad.  Non ha mai parlato con loro da quando ha affrontato il calvario siriano e , incredibile per gli italiani, la popolazione lo ha seguito a mano a mano che si è resa conto della disinvoltura etica e politica dei ” Campioni della liberta”

Aleppo , che mai era stata abbandonata, viene ad essere ripresa nella zona che i ribelli avevano occupato di sorpresa a colpi di autocarri carichi di esplosivi, equivalenti a Bombe da trenta tonnellate. Dopo cinque anni di saggia guerra da poveri, i siriani battono i mercenari USA e i loro caudatari.

Le minacce di intervento dell’Arabia saudita sono ridicole, geograficamente insensate e politicamente grottesche: nello scontro nel nord Yemen contro la tribu Houti, l’Arabia saudita ha manifestamente avuto la peggio. Sobbarcarsi un conflitto con uno stato organizzato, per fiaccato che sia, sarebbe un suicidio per questa accolita di beduini parvenus.  La sola forza militare araba in grado di essere un game changer, è l’Egitto e questo, ad onta delle pressioni mondiali sorte con la vicenda del morto italiano, non ha ceduto.  Non interviene. Idem la Giordania e gli emirati.

La Turchia ha ripetutamente affermato che sarebbe entrata in una fase di guerra calda solo dopo le boots on the ground degli USA.

Il governo americano non se la sente di fare una guerra contro un paese che ha mostrato di avere un esercito coeso, alleati leali e crediti illimitati per sostenere lo sforzo bellico. L’esercito USA ha un 40% di reduci che hanno chiesto di vedersi riconosciuta l’invalidità , una percentuale di suicidi da Guinness dei primati e un segretario alla Difesa più interessato agli appalti – di cui è un vero esperto- piuttosto che alla strategia.

Se credevano di avere di fronte un altro  Manuel Noriega e un altro Panama, hanno avuto ampiamente modo di ricredersi.                                                                                                               La Francia e l’Inghilterra hanno morso la polvere a casa loro – paradossalmente per mano dei loro alleati dell’ISIS-Daesch  – e non sono ansiose di scendere in campo.                          La Germania, segnale pessimo tra tutti, tace disapprovando implicitamente e guarda a est con ansia crescente.

 Laurent Fabius, dopo il ruolo di suocera di Rouhani, ha abdicato e lasciato il Quai d’Orsay per dare spazio al mega contratto di 108 Airbus  che può decidere delle sorti di una generazione di francesi.                                                                                                                      L’Italia è alle prese con il sogno di amore di  Nicki Vendola che frigge al Senato in attesa di indossare il sospirato velo nunziale. .

Sul piano della comunicazione invece, gli USA sembrano vittoriosi, l’accordo di Monaco, una cosa seria e John Kerry un diplomatico di alto bordo.

In realtà ha già annunziato più volte la fine del conflitto nei termini da lui desiderache fare? Smettere di leggere i media fino a che questi non impareranno a leggere i fatti invece delle veline del Dipartimento di Stato USA.

La Brookings, 30.000 analisti USA pagati da questa poderosa istituzione,  ha prodotto sei documenti con ipotesi di controllo della situazione in Siria e nei dintorni con ragionamenti che sarebbero da barzelletta se non trattassero di guerra e morti.

Non hanno tenuto conto nemmeno ipoteticamente di ritirarsi in buon ordine fino a che sono in tempo. Vanno incontro alla fine come Crasso contro i parti. Per avidità e faranno la stessa fine.

Se oseranno – e non oseranno – scendere in campo anche attraverso qualche stato vassallo la guerra diventerà endemica, ma non potranno ne vincerla e  nemmeno combatterla all’arma bianca come avverrà.                                                                                                                       Hanno orrore del sangue. Il loro.

 

 

 

 

 

 

IRAN: RIPRESA DEI RAPPORTI COMMERCIALI CON L’ITALIA

Federica Mogherini ha fatto ieri una dichiarazione importante anche ai fini della ripresa economica italiana.

La normalizzazione ( e quindi lo scongelamento dei beni) con l’Iran è ormai questione di poco.Noi italiani stati il primo fornitore di beni e servizi dell’Iran per lunghi anni e abbiamo tutte  le carte in regola per tornare al nostro posto. Continua a leggere

IL CONFLITTO PER MOTIVI RELIGIOSI E’ UN PRETESTO IN ORIENTE E UNA REALTA’ IN OCCIDENTE di Antonio de Martini

Pochi ricordano in questi giorni che il conflitto armato tra Iran e Irak durò ben otto anni, ma nessuno si sognò di qualificarlo come scontro tra sunniti ( al potere in Irak) e sciiti ( al potere in Iran). 

Era uno scontro armato ( ha provocato oltre un milione e mezzo di morti) voluto per ragioni geopolitiche dagli Stati Uniti, favoriti in questo da Saddam Hussein che – come tutti gli ingenui – credeva di acquisire meriti e gratitudine dall’amministrazione USA compiacendola a spese dei compatrioti. Continua a leggere

GEOPOLITICA E CLIMA.   di Luigi Mariani

Nullius in Verba, ovvero, Riflessioni sul Clima a Margine della COP21Luigi Mariani

Mercoledì 9 dicembre 2015

 

Nei giorni scorsi, anche a seguito del deludente appello sottoscritto da 12 società scientifiche italiane (qui per i lettori di CM) sono stato sollecitato da alcuni amici (Uberto Crescenti, Sergio Pinna e altri) a redigere la bozza di una sorta di “Appello alla ragione” volto a contrastate l’alluvione catastrofista che si sta verificando a margine delle trattative COP21 in corso a Parigi. Continua a leggere

LIBRI DA LEGGERE E REGALARE  PER IL PERIODO FESTIVO

Libro Consigliato:

Il climatismo: una nuova ideologia

Mario Giaccio

Edito a Roma da 21esimo Secolo

LA DITTATURA DEL CLIMATISMO

Marco Respinti
Il tempo cambia senza chiedere permesso all’uomo. A Parigi è in corso la 21sima Conferenza sul Clima (COP21) per decidere che caldo farà, ovvero trovare un accordo mondiale che dal 2020 subentri alla famosa piattaforma di Kyoto. Il must, ripetuto come un mantra, è la temperatura media superficiale del pianeta non superi i due gradi rispetto ai livelli preindustriali. Ma, osserva Uberto Crescenti, professore Emerito di Geologia Applicata nell’Università Gabriele d’Annunzio di Chieti-Pescara, «se si fa un confronto con il Periodo Caldo Medioevale, in cui le temperature erano di circa 2-3 gradi superiori a quelle attuali, si propone, in pratica, che il riscaldamento debba essere limitato tanto che la temperatura risulti inferiore a quella già verificatasi nel Medioevo (e in molte epoche precedenti) quando non sono avvenute tutte le catastrofi che puntualmente ci vengono preannunciate». Continua a leggere

DANNI COLLATERALI: SPARANO A HILLARY CLINTON, COLPISCONO A MORTE TONY BLAIR.

su richiesta di ambienti repubblicani USA il magistrato ha costretto Hillary Clinton a consegnare 30.000 mail spedite o ricevute  sul suo indirizzo privato durante il suo periodo da segretario di stato.

Tra questi documenti, un memorandum dell’allora segretario Colin Powell che riassume gli argomenti da toccare durante l’incontro decisivo tra Tony Blair e George W.Bush tenutosi a Crawford tra il 5 e il 7 aprile 2002, in cui un cretino decise di far guerra per passare alla storia è un mascalzone di reggergli il sacco a patto di essere glorificato come statista internazionale dato che in patria accumulava fallimenti su fallimenti. En passant, fa cenno agli aiuti dati per convincere la Turchia….

Ecco il link da leggere. Alla fine dell’articolo, le fotocopie del documento.
http://www.informationclearinghouse.info/article43170.htm

LECTIO MAGISTRALIS DEL PAPA AI GOVERNANTI U.S.A.  L’AMERICA APPLAUDE. intervista a Antonio de Martini 

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