IRAN, SIRIA FALSA PACE. YEMEN, LIBANO FALSA GUERRA. di Antonio de Martini

I pretesti per non riammettere l’Iran nel concerto delle Nazioni cadono uno a uno, ma i fattori geopolitici di crisi rimangono a monito che  il confronto continua ed è sempre  minaccioso.

L’Iran ha eletto 290 deputati ( e in contemporanea gli 88 grandi elettori che sceglieranno la ” Guida Suprema”). I dati elettorali di Teheran sono eloquenti: su trenta deputati del collegio elettorale, gli uscenti erano trenta conservatori.

I nuovi eletti sono 29 progressisti e un conservatore moderato alleato con i progressisti.

I risultati del resto del paese si allineeranno  dando la vittoria ai progressisti, ma i maghi dei risultati  ridurranno lo svantaggio dei conservatori per dare a tutti rappresentanza..

E’ al suo primo giorno di vita la tregua d’armi parziale  in Siria.  Le truppe mercenarie reclutate dagli occidentali in forma semiufficiale si riposano vegliando in armi, mentre chi già faceva la guerra prima ( Daesch e Al Nusra appoggiati da Arabia Saudita e Turchia) continuerà  a battersi moltiplicando gli attacchi per far vedere che ” la guerra continua”.

Approfittiamo della buona disposizione dei media per definire questo nuovo tipo di scontro armato e politico che molti trovano intricato quando non incomprensibile e che si sta svolgendo in tutta la penisola arabica e nei suoi dintorni interessati ( Iran, Turchia, Egitto).

Si tratta di una guerra civile multilaterale internazionale, inasprita dalla presenza di milizie territoriali e complicata da “signori della guerra” che abbracciano ogni fazione che sembri al momento più vicina alla vittoria.

La guerra è civile configurando il paradosso che , pur non esistendo, o non esistendo ancora, uno stato arabo unitario, gli abitanti – identici per cultura, costumi, lingua e religione – si sono divisi e si combattono con l’accanimento proprio di un conflitto civile.

La guerra è internazionale perché vi partecipano – con coinvolgimento variabile –  Inghilterra, Francia, Stati Uniti, Italia, Israele, Turchia, Arabia Saudita, Paesi del Golfo, Egitto, Canada, Spagna, Australia, Russia.

La guerra è multilaterale  perché si è segmentata in rivoli  e ciascuno dei belligeranti limita i propri interventi armati a uno – massimo due-  avversari , tendendo a risparmiare gli altri per essere a sua volta risparmiato.

Le milizie territoriali  tendono a difendere il proprio territorio rinunziando a schierarsi o a capire le motivazioni del conflitto e le strategie dei contendenti. Si difende la propria casa dal saccheggio e il villaggio dalle incursioni. Naturalmente, più una milizia è debole, più deve mostrarsi crudele e spietata per tenere alla larga i malintenzionati. In pratica, la peggior crudeltà è figlia dell’insicurezza.

Si tratta di paesani che  prestano servizio , magari periodico, ( ho conosciuto un siriano- come i suoi compagni di cantiere-  che presta servizio dieci giorni al mese nel suo villaggio in Siria, dopo aver trasferito la famiglia in Libano dove lui fa il muratore, sottopagato, per i restanti venti giorni).

I signori della guerra : sono invece la versione incivile e “partitocratica” delle milizie di territorio che operano alle dipendenze di un capo , carismatico a suo modo, che evita ai paesani il doppio status di profugo e combattente, mercanteggiando i propri servigi armati con i mandanti turchi o americani o governativi o sauditi o francesi o inglesi, riuscendo ad ottenere un guiderdone ( qualche volta multiplo), dei rifornimenti di armi e munizioni  e una qualche forma di tutela, il cui massimo è la copertura aerea o di artiglieria in caso di attacchi.

 

DALLA GUERRA MULTILATERALE INTERNAZIONALE COMPLESSA ALLA PACE  IL PASSO  NON E’ BREVE, ANZI NON ESISTE. ESISTE SOLO LA POSSIBILITA’ DI UNA FALSA TREGUA

Il nodo dell’accesso ai giacimenti Leviathan e Tamar non è ancora sciolto e nemmeno quello del controllo dello stretto di Bab el Mandeb  che solo l’idiozia dei nostri Stati Maggiori  dell’ultima guerra non capì che avrebbe potuto essere importante quanto il canale di Suez.

I giacimenti: gran parte delle coste mediterranee interessate appartengono al Libano e alla Siria.  Fino a che questi paesi non si stabilizzano,  tutto può accadere. Ecco perché siamo a diciotto mesi data da quando si sarebbe dovuto eleggere il Presidente libanese e non si profilano candidature e convocazioni parlamentari per procedere.

Ecco perché il governo siriano ha dato la precedenza ai rastrellamenti nella zona di Latakia ed ecco perché i russi hanno interesse a che vinca Assad oppure continui la guerra indefinitamente. Nel frattempo, Gasprom fa contratti di fornitura a tutto l’occidente sufficienti a mantenere a buon livello lo sforzo bellico. American Style.

Che la tregua regga o meno riveste un interesse relativo.

I veri segnali di pace saranno la fine della guerra in Yemen ( dove i partiti in lizza sono solo tre) e l’ elezione del nuovo presidente in Libano. fino a che questi due eventi  non avverranno, la pace sarà uno slogan sempre più tiepido.

 

 

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Commenti

  • gicecca  On febbraio 28, 2016 at 5:55 pm

    Posso dire sommessamente che io dubito molto sia di trenta deputati conservatori uscenti (su trenta) sia di trenta o ventinove deputati progressisti entranti (sempre su trenta) ? sarà che sono ormai abituato ai nostri 16 (che diventano ope legis 23 o 24) e 14 (che diventano 7 o sei), ma queste unanimità, in un senso o nell’altro, non mi convincono. Per il resto, chi si fa (o si fa fare) Orazio o Curiazio, vince sempre poco. e mano male, Dal mio punto di vista, s’intende. GiC

  • ilrisvegliodeldragone  On marzo 5, 2016 at 12:13 pm

    MATTEO BARZINI E LA SUA SIRIA, SPENDIDA E DRAMMATICA, AL MAXXI

    5 marzo 2016
    The Quake

    Il 21 luglio 2014 ho dedicato (vedi a seguire) un pensiero affettuoso e di stima a Matteo Barzini, definendolo continuatore di un storia genetica di grandi “corrispondenti di guerra”. Avete, se siete romanocentrici, nelle prossime giornate la possibilità di verificare quanto il mio cuore e la mia mente intendessero dire quel giorno.

    Vedrete di persona che non ero di parte, pur ovviamente “nostalgico e fazioso”, per averlo accolto, giovanissimo neodiplomato, presso la struttura (l’insuperata fucina “Kami Fabbrica di Idee”) che avevo – con altri – fatto nascere e dirigevo nella splendida cornice logistica della sede di via del Leone 13 (un leone nella via vita c’è sempre), prospiciente la centralissima e pulsante, Piazza San Lorenzo in Lucina.

    Schermata 2016-03-05 a 10.31.42

    In questi giorni, proverò in tutti i modi ad incontrare Barzini per, ancora una volta, guardandolo negli occhi, alleviare il peso che gli anni mi obbligano a portare. Matteo, con i suoi modi e con le sue azioni professionali, mi stimola a ricordare che il presente è futurocentrico ma che, per viverlo consapevolmente, particolarmente chi “campa” dell’opera dell’ingegno, non deve mai rimuovere i dilemmi e i problemi che emergono – anche drammaticamente – nel tempo che gli è dato. Non siamo nati per vivere come bruti, ricorda, sapientemente, Maestro Dante.

    La Siria filmata da Barzini è lì tragicamente a ricordarcelo. Ci sono le musiche di Ennio Morricone (che tempismo!) a suggello del lavoro del nostro ex ragazzo.

    Bravo Matteo e grazie ancora.

    Oreste Grani

    MATTEO BARZINI DEGNO EREDE DI SUO BISNONNO LUIGI BARZINI SENIOR “MONTA”, PER UNA MOSTRA ROMANA, UNA SIRIA TRAGICAMENTE BELLA

    21 luglio 2014
    Siria

    Su Leo Rugens abbiamo pubblicato millecinquecento post. Molte ovvietà e qualche informazione che in rete mancava. Dedico la notizia “1500” a uno dei ragazzi che ho visto affacciarsi alla vita professionale e che il divenire delle cose ha voluto che lo facesse proprio con me. Molti anni fa, vennero negli uffici di Kami a San Lorenzo in Lucina, due giovanissimi (tra loro già amici), neo diplomati, per chiedere lavoro: Giulio Veronese e Matteo Barzini. Due fuori classe per intelligenza, coraggio intellettuale iconoclastico e stile di vita, già a quell’età, trasgressivo all’ennesima potenza. Passammo alcuni anni insieme, io felice di averli incontrati. Oggi, celebro Matteo Barzini, riservandomi di tornare sul ormai londinese Giulio Veronese. Matteo, tra le altre attività artistiche professionali che svolse in quel periodo, fu il primo in assoluto in Italia a filmare la giornata di un detenuto, agli arresti domiciliari e dotato di Braccialetto elettronico. Un giorno mostreremo, dopo che Matteo ci avrà autorizzato, il lavoro di quei giorni. Per ora, con vero orgoglio, pubblico un suo recente lavoro fatto da vero erede genetico di suo bisnonno Luigi Barzini Senior, il grande ineguagliato corrispondente di guerra dei primi del Novecento (la guerra Cino-Giapponese). Buon sangue non mente; la classe non è acqua e potrei continuare così.

    Le immagini della Siria che ci presenta, obbligherebbero tutti noi ad agire per fermare l’orrore in corso e lo scempio delle preziose vite umane. Ma non solo di vite si ragiona in queste immagini in movimento magistralmente montate da Matteo: è l’arte, suprema espressione dell’uomo, che Barzini testimonia essere violata e con modalità come, raramente anche nelle guerre, è troppe volte accaduto. In quel minareto centrato da una cannonata c’è tutta la crudeltà e l’autolesionismo degli imbecilli organizzati a cui consentiamo, da troppi secoli, di disporre del bello.

    Bravo Matteo, avanti così.

    Oreste Grani

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