Francesco de Martini nacque a Damasco ( impero ottomano) nel 1903, dall’ing Antonio de Martini ( che lavorava a un ramo della ferroviaBerlino Bagdad) e da Sofia Mocadié. Ebbero cinque figli. Uno ogni 200 km circa di ferrovia.
La sorella maggiore, Maria, era nata a Aleppo. Il fratello successivo, Umberto, a Deraa, al confine di quello che sarebbe diventato il regno di Transgiordania.
Per me, luoghi di villeggiatura e campi da calcio. Poi area di lavoro.
Mio padre ebbe una vita molto piena. Wikipedia ha riportato solo la sua prima missione al servizio dell’Italia.
http://Wikipedia Francesco de Martini.
A Giugno 1981, anno della sua morte, ne previde la data.” Morirò a fine novembre. ” morì il 26.
RIASSUNTO DEL VIDEO ( min 9)
La Grecia ha indetto un referendum ( da tenersi Domenica) per decidere come rispondere alla commissione europea riguardo all’ultimatum ricevuto: pagare o morire.
Nuove elezioni o un referendum, dovremmo chiederle anche noi sul tema di ” in quale Europa vogliamo vivere”, perché ci sentiamo tutti un pò truffati. Continua a leggere
i nemici del mondo arabo-islamico parlano di “attentati in tre continenti”, come fossero realizzati da una stessa mente e braccio. I banalizzatori provinciali contano i morti della propria provincia come fece il sindaco di Torino a marzo per l’attentato del Bardo..
Gli amici del mondo arabo-islamico fanno notare che gli attentati sono ormai all’ordine del giorno.
Il fatto che invece produrrà conseguenze geopolitiche è l’attentato alla moschea sciita a Kuwait city, non perché ci siano stati dei morti e nemmeno perché si è trattato di una moschea. Meno che mai perchè si è trattato di un luogo di culto sciita. Continua a leggere
LA PREVISIONE
Ricordo una vecchia barzelletta di ambiente napoletano che illustra una situazione comune a gran parte del Mediterraneo. Un Agente del KGB giunto a Napoli in cerca di un suo corrispondente, si perde nei quartieri spagnoli e cerca di orientarsi con caute domande a una comare affacciata al balcone di un vecchio palazzo. Risposta spiazzante: ” vulite Pascualino o’spione? Sta qua, al secondo piano, interno sei.” Continua a leggere
Ricoverato in ospedale a Nassirya – tristemente nota agli italiani- quando ormai impossibile salvarlo, si è spento TARIK AZIZ l’unico membro del governo di Saddam di confessione cristiana.
Nominato ministro degli esteri nel 1983 e vice primo ministro nel 1991 si era costituito un mese dopo la caduta del regime nel 2003.
Il mondo intero sapeva benissimo che non aveva mai avuto alcun potere reale, ma fu AZIZ fu ugualmente processato e condannato a morte.
La famiglia fece numerosi tentativi per salvarlo facendo appello ai leaders occidentali ed ai giornalisti con cui era stato in buoni rapporti, ma invano: doveva morire perché era ” il volto umano del regime baathista”, la prova che i cristiani d’Oriente non erano schierati con gli occidentali e la memoria storica di tutte le trattative intercorse tra gli Stati Uniti e Saddam Hussein.
Il premier Nouri al Maliki lo fece curare ( cardiopatico con problemi polmonari e diabete) perché potesse essere giustiziato per ” reati concerne i la repressione religiosa” in Irak nel 1980 che oggi farebbero ridere i bambini.
Nel trattamento inflitto dagli USA a Tarik Aziz vediamo tutte le ragioni per cui l’occidente viene frustrato nelle sue ambizioni irachene.
Il rifiuto a discutere con chiunque sia stato ” dall’altra parte” tipico di un certo puritanesimo USA. ; l’incapacità a trattare col vecchio nemico per sconfiggere il nuovo; il rifiuto a riconoscere un ruolo ai cristiani d’Oriente che non rientrano negli schemi culturali occidentali e nel piano del New World Order.
È noto che la resistenza irachena più cruenta si sia coagulata attorno al ” re di fiori ” Izzat Ibrahim al Duri ex numero due del regime, e al “re di cuori” Hani Al Latif al Tikriti ex responsabile dei servizi speciali.
L’uno gestiva tutto il potere di Saddam e l’altro quello del figlio Kusay. Erano i fedelissimi veri padroni del partito e dei servizi speciali. Sono tutt’ora latitanti e attivi da undici anni.
TARIK AZIZ li aveva costeggiati per venti anni, ne conosceva carattere e punti deboli per le frequentazioni avute nelle alte sfere del governo e avrebbe certamente saputo come trovare un contatto, avviare una trattativa e ottenere almeno l’isolamento politico dell’ISIS-DAESCH in nome del nazionalismo iracheno.
Una occasione perduta per capire e per stabilizzare uno dei due paesi chiave della penisola araba e non c’è più un George W. Bush cui attribuire la colpa.
Pedalando a fini salutistici in un piccolo comune svizzero confinante con l’alta Savoia ( Scionzier), il segretario di stato americano John Kerry è caduto dalla bicicletta procurandosi una sospetta frattura a una gamba, riscontrata dopo la sua ospedalizzazione a Ginevra avvenuta con elicottero.
Lo stesso incidente accadde al segretario repubblicano Oddo Biasini che fu oggetto di feroci sfottò per essere caduto in una quieta strada di Romagna priva di ostacoli, ma nessuno gli contestò mancanza di equilibrio. Magari di autonomia.
Kerry, invece, ha mostrato che l’equilibrio e lui hanno percorsi differenti anche in politica. La Hillary Clinton – da segretaria di stato- cadde mentre era in bagno e pochi giorni dopo diede le dimissioni dall’incarico dichiarandosi inabile. Dopo un paio di anni – forse dopo un viaggio a Lourdes- , si scoprì guarita e idonea a governare il mondo.
Sappiamo che preparava la sua candidatura alla Casa Bianca ed era ansiosa di non rispondere alla commissione inquirente che voleva interrogarla sulla triste vicenda di Bengazi ( assassinio Stevens).
Ora che sono state pubblicate le sue mail, abbiamo scoperto che mentre la Libia affondava grazie alle sue scelte a vanvera, lei aveva solo meschine preoccupazioni personali ed elettorali. Delle migliaia di morti e disastri economici provocati dalle due alzate di ingegno, della morte del suo ambasciatore e di altri 4 americani, nessun cenno.
L’addetto stampa di Kerry, John Kirby, ha dichiarato che il segretario ” non ha perso i sensi” ed ha mantenuto in ogni momento la sua lucidità abituale. Chissà che la caduta di Kerry non sia un segnale di miglioramento della situazione nell’area mediterranea e in Iran.
https://www.youtube.com/watch?v=miY-MN-lY-Y Buon video! Dura 10 minuti. Domani il secondo post.