USA-IRAN: IL PRIMO ACCORDO INTERNAZIONALE AD USO INTERNO PER ENTRAMBI I DUELLANTI di Antonio de Martini

Credo non sfugga a nessuno che entrambi i protagonisti principali dell”‘accordo storico”  ( il secondo della settimana) si siano risolti a smontare i propri bluff di politica estera per ragioni di politica interna.

Barak Obama sta usando tutte le cartucce a disposizione per assicurare la sopravvivenza, a mandato finito, per  il suo OBAMACARE – di conseguenza ridurre progressivamente gli stanziamenti militari –  e Ali Khamenei doveva far cessare o attenuare i tentativi  occidentali di rovesciamento dall’interno del regime dei mullah, cui nessuno in Iran crede più.

Di conseguenza, gli USA hanno smesso di gonfiare la grande balla, made in Israel, dell’armamento nucleare iraniano e gli iraniani hanno cessato di propalare la balle del grande satana.

Le conseguenze devono essere monitorate con grande attenzione perché ci diranno se siamo nell’anticamera della pace o della guerra:

a) Un accordo internazionale definito tenendo all’oscuro i due principali alleati della regione, Israele e Arabia Saudita, senza parlare della innervosita Turchia, sarà foriero di numerosi grattacapi e nuovi assetti in tutta l’area.                   Israele, conoscendo i punti deboli del sistema americano, ha già annunziato che porterà la sua guerra fin dentro il Congresso USA. Altro non può fare.

 L’Arabia saudita non ha ancora dato segno di reazione, ma è certo che la notizia è stata accolta come una grande sconfitta strategica che mette in pericolo il trono. Vedremo se la reazione saudita sarà regionale ( ri-valorizzazione dei sunniti in Irak, intensificazione dello scontro in Yemen) o globale, ossia finanziaria ( disinvestimenti in USA)  o addirittura coinvolgerà il sistema delle alleanze.

b) la Russia e la Cina – senza parlare degli altri concelebranti- pretenderanno la loro parte e il susseguirsi di incontri bilaterali tra Kerry e Lavrov non lascia dubbi in proposito. Si parla di rinunzia americana alle basi missilistiche europee che – ricorderete – furono giustificate con la necessità di tenere l’Iran sotto tiro.  L’Iran dal canto suo, non avrà ostacoli a rafforzare i legami – finora semi clandestini – con la Turchia per costituire una solida  piattaforma ed inserirsi nel grande gioco ( Afganistan e Russia mussulmana) puntando ad est.  La nuova  posizione iraniana potrebbe avere grande influenza sulla politica estera indiana cui è legata da rapporti secolari. L’obbiettivo: strapparla alle forniture militari russe.

c) La Francia si troverà a mal partito sia dal punto di vista finanziario – aveva puntato tutto sulla collaborazione e forniture militari coi paesi sunniti –  ma l’embargo di armi all’Iran annulla questo vantaggio..Ora se non punterà verso la Comunità Europea di Difesa, avrà di fronte il vuoto. Questo è il solo settore in cui i tedeschi non potranno pretendere un ruolo egemone.

Avevamo predetto alla Francia che la guerriglia in centro Africa sarebbe stata il suo Vietnam e proprio oggi il generale Vincent Desportes – oggi insegna strategia alla HEC.- sostiene che il paese con le operazioni Berkhane ( 3000 uomini nel Sahel) e Sangaris ( 1700 uomini in Mali) più le operazioni di sicurezza nella madrepatria ( Op Sentinelle)  non è più in grado di far fronte alle esigenze ed usa mezzi inadeguati. potrà ottenere vittorie tattiche, ma è destinato alla sconfitta strategica. Sta per nascere una nuova polemica tipo guerra di Indocina.

Desportes ha anche criticato il rientro francese nel dispositivo militare NATO – giustificato con la necessità di far progredire l’Europa della Difesa – obbiettivo che riconosce come fallito. La via d’uscita è per il generale-professore un affrancamento dalla tutela USA degli Europei, finora rassicurati dalla appartenenza alla NATO.  Egli ritiene che solo con una maggiore autonomia si giungerà alla responsabilizzazione e solo in questo modo, aggiungo io, il bilanci della Difesa aumenteranno fino al 2% del PIL  come chiesto dalla ” National Military Strategy  USA” più recente ( giugno)  Per noi equivarrebbe a un aumento di 15 miliardi annui. Per gli USA è imperativo concentrarsi in Asia e questo sarebbe il momento migliore per una manovra mirante a una maggiore autonomia.

Ma ,come ha detto  Carl Von Clausewitz, “non bisogna prevedere il primo passo senza aver previsto l’ultimo”.

Una lezione che la signora  Victoria Nuland ha imparato a sue spese in Ucraina dove i volontari democratici, rivelatisi neonazisti, stanno ora attaccando il governo.

Cito l‘Ucraina  perché, come la Siria sono le due patate bollenti rimaste sul tavolo Crederò alla pace solo quando la pace tornerà in questi due martoriati paesi e in Libano si eleggerà un presidente senza l’aiuto delle baionette.

d) Gli USA dal punto di vista militare hanno commesso un errore strategico:  nel citato Documento Strategico emesso a Giugno 2015, essi dicono che sono pronti a una guerra anche nucleare, ma che devono ancora rifinire l’approccio alla guerra non convenzionale.

Poiché è impensabile usare l’arma nucleare contro un paese che vi ha rinunziato, essi si sono legati le mani dove erano più forti  ed hanno implicitamente accettato che un eventuale confronto si svolga in ambito non convenzionale. Evidentemente hanno prevalso considerazioni politiche su quelle strategiche. Segno ulteriore che le polemiche  sul pericolo nucleare iraniano erano un bluff.

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