IRAK: MUORE IN PRIGIONE TARIK AZIZ, LA VOCE INTERNAZIONALE DI SADDAM HUSSEIN di Antonio de Martini

Ricoverato in ospedale a Nassirya – tristemente nota agli italiani-  quando ormai impossibile salvarlo, si è spento TARIK AZIZ l’unico membro del governo di Saddam di confessione cristiana.

Nominato ministro degli esteri nel 1983 e vice primo ministro nel 1991 si era costituito un mese dopo la caduta del regime nel 2003.

Il mondo intero sapeva  benissimo che non aveva mai avuto alcun potere reale, ma fu  AZIZ fu ugualmente processato e condannato a morte. 

La famiglia fece numerosi tentativi per salvarlo facendo appello ai leaders occidentali ed ai giornalisti con cui era stato in buoni rapporti, ma invano: doveva morire perché era ” il volto umano del regime baathista”, la prova che i cristiani d’Oriente non erano schierati con gli occidentali e la memoria storica di tutte le trattative intercorse tra gli Stati Uniti e Saddam Hussein.

Il premier Nouri al Maliki lo fece curare ( cardiopatico con problemi polmonari e diabete) perché potesse essere giustiziato per ” reati concerne i la repressione religiosa” in Irak nel 1980 che oggi farebbero ridere i bambini.

Nel trattamento inflitto  dagli USA a Tarik Aziz vediamo tutte le ragioni per cui l’occidente viene frustrato nelle sue ambizioni irachene. 

Il rifiuto a discutere con chiunque sia stato ” dall’altra parte” tipico di un certo puritanesimo USA. ; l’incapacità a trattare col vecchio nemico per sconfiggere il nuovo; il rifiuto a riconoscere un ruolo ai cristiani d’Oriente che non rientrano negli schemi culturali occidentali e nel piano del New World Order.

È noto che la resistenza  irachena più cruenta si sia coagulata attorno al ” re di fiori ” Izzat Ibrahim al Duri ex numero due del regime, e al “re di cuori” Hani Al Latif al Tikriti ex responsabile dei servizi speciali.

L’uno gestiva  tutto il potere di Saddam e l’altro quello del figlio Kusay. Erano i  fedelissimi veri padroni del partito e dei servizi speciali.  Sono tutt’ora latitanti e attivi da undici anni.

TARIK AZIZ li aveva costeggiati per venti anni, ne conosceva  carattere e punti deboli per le frequentazioni avute nelle alte sfere del governo e avrebbe certamente saputo come trovare un contatto, avviare una trattativa e ottenere almeno l’isolamento politico  dell’ISIS-DAESCH in nome del nazionalismo iracheno.

Una occasione perduta per capire e per stabilizzare uno dei due paesi chiave della penisola araba e non c’è più un George W. Bush cui attribuire la colpa.

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Commenti

  • Luca  On giugno 5, 2015 at 8:13 pm

    Mikhail Yuhanna, il caldeo, nato in un villaggio vicino alla martoriata Mosul, nel 2010 disse in un’intervista al giornalista Martin Chulov: “I will not speak against Saddam until I am a free man. Wisdom is part of freedom. When I am free and can write the truth I can even speak against my best friend”.
    Presumibilmente ai carcerieri la sua libertà non faceva paura tanto per ciò che egli avrebbe potuto dire contro Saddam Hussein. Quanto per ciò che avrebbe potuto raccontare sentendosi libero di dire la verità.
    Mikhail aveva capito che la saggezza si declina con la libertà. I suoi guardiani avevano compreso che la stupidità, al contrario, si coniuga con la cattività. Per questo era detenuto senza avere commesso personalmente crimini specifici. Perché morisse in cella. Perché morisse con lui ogni anelito a libertà e verità di coloro che gli sono sopravvissuti. Perché a questi ultimi non restasse che la strada della stupidità. Così come il consenso internazionale prestato alla devastazione dell’Irak. Più che adulterato, imperdonabilmente stupido. Reso possibile dalla mancanza di libertà e quindi dalla stupidità della gran parte degli editori che leggiamo e dei politici che eleggiamo.
    Mikhail Yuhanna alla fine degli anni ’50 del secolo scorso si sentì attratto dal nazionalismo arabo, che gravitava intorno al partito Ba’ath, per il suo approccio laico e anti imperialista alla politica. Fu allora che cambiò il suo nome in Tarik Aziz, che significa “nobile sentiero”.

    • antoniochedice  On giugno 5, 2015 at 9:54 pm

      Non esattamente nobile, ma ” bello” è la corretta traduzione di AZIZ ( a Palermo c’è La Ziza che ha identico significato).

  • Giorgio Franchi  On giugno 6, 2015 at 12:56 pm

    Buon pomeriggio De Martini. Non ho capito bene questa parte: “È noto che la resistenza irachena più cruenta si sia coagulata attorno al ” re di fiori ” Izzat Ibrahim al Duri ex numero due del regime, e al “re di cuori” Hani Al Latif al Tikriti ex responsabile dei servizi speciali. L’uno gestiva tutto il potere di Saddam e l’altro quello del figlio Kusay. Erano i fedelissimi veri padroni del partito e dei servizi speciali. Sono tutt’ora latitanti e attivi da undici anni.” Intende dire che Izzat Ibrahim al-Douri è ancora in vita? Se intendeva ciò le comunico che al-Douri è stato ucciso da Kata’ib Hezbollah.

    • antoniochedice  On giugno 6, 2015 at 2:30 pm

      La notizia mi sorprende. Quando? Dove?

  • Giorgio Franchi  On giugno 7, 2015 at 5:08 am

    Douri è stato ucciso nella provincia di Salaheddin quella per intenderci dove si trova la città di Tikrit. Le informazioni dei media italioti sostengono che ad eliminarlo sarebbe stato l’esercito. È falso! L’uccisione si deve alla Lega dei Giusti e successivamente il corpo è stato preso in consegna da Hezbollah per espletare l’esame autoptico e l’esame del DNA. Disponibili foto e video su richiesta. Detto ciò è molto interessante anche il contenuto del cellulare di Douri: molti numeri di telefono ed sms con ufficiali dell’esercito, deputati, ecc. .
    Sto cercando conferme perché mi pare di ricordare anche l’eliminazione al-Latif circa 9 mesi fa; più o meno nello stesso periodo fu ucciso il figlio di Douri che comandava le brigate sufi di cui Douri era leader militare e spirituale.
    Il mese scorso è stato eliminato anche Ibrahim Sab’wy a Tikrit, cugino di Saddam e uno degli artefici della mattanza della base Speicher.
    Ormai è ovvio che dietro l’ISIS agisce la vecchia cupola militare saddamita e la cosa non deve stupire: dopo la prima guerra del Golfo Saddam operò una de-laicizzazione soft del Baath tendente al sunno-centrismo di cui fu incaricato proprio Douri.
    La maggior parte dei problemi attuali si deve ad una de-baathistizzazione troppo blanda delle istituzioni: Mosul fu conquistata senza colpo ferire perché furono firmati ordini di ripiegamento insensati. Questi ufficiali sono al loro posto perché godono di coperture eccellenti (l’attuale ministro della difesa è un sunnita).
    Tre notizie:
    a) la settimana scorsa gli americani hanno chiesto di incontrare i vertici delle milizie sciite che hanno declinato l’invito. Ieri ennesimo bombardamento “per errore” della colazione sulle postazioni dell’esercito regolare e delle milizie sciite.
    b) ieri un aereo saudita ha violato lo spazio aereo iracheno volando nei pressi di Karbala, il ministro della difesa e il primo ministro non hanno detto nulla.
    c) l’Iraq è in stato d’assedio: ieri su 315 deputati solo 70 erano presenti in parlamento gli altri erano in vacanza.

    Buona domenica.

    • antoniochedice  On giugno 7, 2015 at 6:35 am

      Al Douri è stato dato per morto almeno altre tre volte. Ma potrebbe anche aver lasciato un buon gruppo dirigente.
      Tutti i membri dei servizi segreti del tempo erano laureati in teologia e questo può aver dato l’impressione di debaathizzazione, ma penso possa essersi essersi trattato di un arroccamento di tipo tribale ma non religioso, tipico dopo una sconfitta.
      Il suffismo è un fenomeno tipico dell’area turco-siriana e non irachena, il contorno suoi credo non risponda a realtà.
      Altre informazioni sulla situazione sono interessanti a condizione di verificarne la fonte.

  • Giorgio Franchi  On giugno 8, 2015 at 5:55 am

    Buongiorno.
    Il Jaysh Rajal al-Tariqah al-Nasqhbandiya è una formazione trans-nazionale che solo in Iraq ha avuto la possibilità di svilupparsi militarmente, ma questa è un’altra storia. Il sufismo è indubbiamente una realtà estremamente radicata in Turchia ma in Iraq, Siria e Libano ha conosciuto un certo successo. Alcune Tariqah sono poi autoctone (quindi nate li) in Nord Africa o addirittura in Africa Sub-sahhariana (famoso Sheykh Baba). Per il resto NON metterò mai nero su bianco tutto ciò che possa essere usato contro di me, giusto per essere espliciti. Saluti cari e si serva la Libertà sempre.

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