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“Mala gente quelli di Lero. tutti tranne Procle. E anche Procle è di Lero.”
Il Presidente della Repubblica ha usato la parola “imbarbarimento della vita civile” per qualificare i comportamenti di un paio di deputati che in cerca di notorietà hanno pensato a turno di ” sfottere” la ormai taciturna ministra Cecile Kyenge e un anonimo cialtrone che ha minacciato , via web, la deputata Carfagna.
Segno evidente che anche i migliori appartenenti alla casta, finiscono per avere unicamente nella casta il loro orizzonte e limite.
Anch’io ho usato, prima, la stessa parola imbarbarimento , ma non per definire gli stucchevoli tentativi di due deputati dalla incerta virilità e sense of humour di farsi notare a spese di una donna di colore.
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Il post di ieri sulla odissea della piccola Alua ( spero abbiate firmato la petizione al capo dello Stato indetta dal sito Leo Rugens , cercatelo su internet) ha fatto chiedere a molti come mai un blog che si occupa prevalentemente di geopolitica si sia interessato di un fatto apparentemente tra gossip e Cronaca nera.
La geopolitica consiste nell’arte di competere con gli altri stati per il controllo e lo sfruttamento dei territori, partendo dalla conoscenza approfondita della geografia politica e economica, nel vivere esperienze internazionali concrete e non nel piantonare i barili di petrolio o accompagnare a casa signorine.
I pericoli si prevedono, perché – costi a parte – non sempre si può correre ai ripari.
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Di antoniochedice
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“Caro Antonio, mi limito a fare un breve commento relativo agli F35.
Io sono stato contrario a quel programma fin dall’inizio, ma chi avrebbe dovuto non mi ha voluto ascoltare. Ora però è troppo tardi per uscirne. Perderemmo troppi soldi già spesi,vanificheremmo investimenti già fatti, annulleremmo posti di lavoro creati, rinunceremmo a programmi di ricerca già avviati. Senza alcuna contropartita.
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Di antoniochedice
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Barak Obama deve iniziare a rammaricarsi di aver creduto alle storielle sull’Islam politico raccontate dal nonno keniota, David Petraeus e Leon Panetta.
Il governo americano ha dato ordine di evacuare tutto il personale non necessario dell’ambasciata e ha già trasferito in Marocco i 18 “borsisti” che seguivano corsi di perfezionamento in arabo.
Una svagata dichiarazione di Obama esprime preoccupazione e ricorda che ha i cordoni della borsa dei militari, ma non spiega che scelta faranno gli USA verso l’Egitto.
Evidentemente medita sugli inevitabili riflessi in Yemen, Libia, Tunisia ( dove l’opposizione agli islamisti già scalpita) , Siria, Giordania e Bahrein.
Tra la Democrazia e interesse nazionale cosa sceglierà?
Anche nel mondo arabo, le reazioni sono parecchio confuse: il nuovo sceicco del Katar, Tamim Ibn Hamad al Thani, che stava continuando a finanziare Morsi e la fratellanza ma era intenzionato a far loro abbassare i toni, tace imbarazzato in attesa di capire che faranno gli USA.
I Salafiti difendono Il Presidente destituito, imbarazzando gli americani per un gemellaggio sgradito.
Assad plaude al golpe e gongola assieme al re di Giordania nella constatazione che l’Islam politico sunnita non riesce a governare. Come faranno a imporgli adesso una soluzione “islamica” ?
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Di antoniochedice
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Un milione di persone in piazza sono l’1,5% della popolazione egiziana. Come dire un comizio di seicentomila persone in Italia. Non bastano.
A riprova dell’ovvietà che il governo del “corrotto Mubarak” era la loro situazione ideale, gli Yankees tornano sui loro passi e decidono che tutto sommato è meglio lasciare i religiosi islamici dove stavano e trattare coi militari come avevano sempre fatto. Il progetto POMED ( Project on Middle East Democracy) ha fatto un altro buco nella sabbia.( Stephen McInerney, se non ricordate il mio post, vedete wikipedia).
I militari vedono premiata la politica attendista che ha fatto loro sopportare due anni di “passaggi democratici elettorali”, una autentica pagliacciata in un paese in cui l’analfabetismo è la regola e l’istruzione un optional.
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Di antoniochedice
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La decisione americana di temporeggiare invece di consegnare ai ribelli siriani le nuovissime armi ” game changer” ( ovvero capaci di rovesciare la situazione tattica in Siria) piuttosto che l’annunzio del repentino cambio della guardia alla guida dello sceiccato del Katar e la ripresa del ribellismo in Egitto, hanno tutte un fil rouge ( o noir….) che le collega ad un cambio di atteggiamento della Casa Bianca nei confronti dei fratelli mussulmani che – a giudizio di molti in USA – non stanno mantenendo gli impegni presi con gli USA, di democratizzazione e liberalizzazioni economiche.
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Di antoniochedice
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Gli undici paesi autoqualificatisi come ” amici della Siria” – tra cui l’Italia – hanno deliberato oggi a Doha un aiuto militare urgente ai ” ribelli siriani”, in realtà una truppa mercenaria multinazionale pagata da fanatici salafisti-Jihadisti con l’appoggio di angloamericani corrotti che operano contro l’interesse del loro stesso paese.
Da oggi il nostro contingente il Libano, alla frontiera siriana, si troverà tra due fuochi: di fronte i siriani e alle spalle Hezbollah coi suoi armati. È nessuna copertura aerea nazionale. Continua a leggere →
Dopo aver resistito per mezzo secolo e con ogni mezzo, il sistema partitocratico italiano sta creando una commissione per esaminare l’ipotesi di introdurre elementi di Presidenzialismo nella Costituzione senza dar cenno di invitare qualcuno dei superstiti proponenti la riforma a farne parte.
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sappiamo ormai che con l’ingresso ufficiale della Francia in crisi economica ( -0,2% nel primo trimestre dell’anno e il supero dei tre milioni di persone senza lavoro), il numero dei paesi UE appartenenti alla zona dell’Euro che sono ufficialmente in recessione sale a nove su diciassette: Irlanda, Portogallo, Spagna, Cipro, Grecia, Italia, Slovenia, Francia, Slovacchia.
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E c’è chi dice che gli italiani sono incostanti. Per oltre mezzo secolo la Democrazia Cristiana è riuscita ad impedire l’ammodernamento dello stato che già nel 1960 si era capito essere necessario. Tutto è cominciato da lì, ma sta per finire.
La vicenda ha inizio Oltralpe. Finita la guerra mondiale, i partiti della vecchia Repubblica che avevano portato la Francia alla sconfitta, ” liquidano” De Gaulle che aveva interpretato la volontà di resistenza della Nazione dopo aver previsto la sconfitta del 1940 – anche nei dettagli – con il suo bel libro ” Il filo della Spada” ( tradotto in Italia con trenta anni di ritardo ed ” Il Borghese”. 1964) e previsto nel suo appello alla Resistenza, termine del quale è l ‘inventore, anche la rivincita.
Tornati alle vecchie abitudini e alle liti tra cattolici ( MRP) e socialisti ( SFIO) i partiti sono paralizzati dal timore di una reazione dei francesi di fronte ai problemi della decolonizzazione nella penisola Indocinese e nel Maghreb.
Governanti individualmente anche capaci come Guy Mollet e Georges Bidault, si alternano, contrastano e paralizzano, mentre il paese decade e l’estrema destra cresce nutrita dalla frustrazione della sconfitta militare di Dien Bien Phu e dalla logorante guerra d’Algeria.
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Di antoniochedice
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EtichettatoCharles De Gaulle, Diem Bien Phu, Felix Gaillard, Georges Bidault, Guy Mollet, jacques Rueff, Konrad Adenauer, Pierre Pfimlin, Renée Coty
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