DEMOCRAZIA IN KATAR E IN EGITTO. ALTOLÀ USA A SALAFITI E ZELOTI IN TUTTO IL LEVANTE. LA POSTA IN GIOCO È ECONOMICA. di Antonio de Martini

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La decisione americana di temporeggiare invece di consegnare ai ribelli siriani le nuovissime armi ” game changer” ( ovvero capaci di rovesciare la situazione tattica in Siria) piuttosto che l’annunzio del repentino cambio della guardia alla guida dello sceiccato del Katar e la ripresa del ribellismo in Egitto, hanno tutte un fil rouge ( o noir….) che le collega ad un cambio di atteggiamento della Casa Bianca nei confronti dei fratelli mussulmani che – a giudizio di molti in USA – non stanno mantenendo gli impegni presi con gli USA, di democratizzazione e liberalizzazioni economiche.

In Katar circola la battuta ” TAMIM ( nome del nuovo sceicco) TAMAM ( va bene; è uguale) : hanno solo cambiato il primo ministro ( Interno – al premier- Esteri e Difesa) troppo generoso e poco imperioso coi Salafiti dei vari paesi arabi accontentandosi di tenerli lontani da casa.
Ora le erogazioni saranno condizionate all’analisi del sangue dei finanziati per distinguere buoni e cattivi. Le altre funzioni minori di governo restano subappaltate al clan degli Athias.

La Libia, “liberata” dalle forze dei paesi NATO, è ormai dal giugno 2011 che vive in uno stato di disequilibrio permanente e di impossibilità dei governanti a pacificare il territorio o almeno le città principali( Tripoli e Benghazi). Anche Sebha, la capitale del Fezzan, subisce attentati intimidatori a orario fisso notturno ( ier l’altro, un attentato ogni mezz’ora) .

La Tunisia ed i paesi del Maghreb ( Algeria socialista inclusa) con l’aggiunta del Mali e Repubblica centroafricana hanno costituito una sorta di Interpol anti terrorista che coopera nel repulisti già iniziato in Tunisia con una azione di ” sminamento” e di caccia ai terrorista costata ai militari tunisini già tre morti.

La repressione dei Jihadisti ed i forti sospetti sul fondamentalismo del partito di maggioranza Ennahda, hanno spinto l’Esercito – rimasto neutrale durante la rivolta contro Ben Ali – ad intervenire con rastrellamenti contrastati nelle zone in cui gli islamisti salafiti si stavano addestrando per la Siria e la polizia ad indagare veramente su alcuni omicidi politici di esponenti “laici”. Tutti prevedono per le prossime elezioni un ridimensionamento pilotato dai partiti religiosi.

La cooperazione trans frontaliera tra servizi di intelligence di nemici storici come Algeria e Marocco, varata autonomamente, ha impressionato gli americani e li ha aiutati a capire che era giunto il momento di mettere il morso a Morsi.

La goccia che ha attivato la reazione popolare ( dopo l’assassinio dell’Ambasciatore Chris Stevens a Benghazi che ha innescato negli USA il processo di revisione) è stata provocata dallo stillicidio di provvedimenti islamozeloti , mi perdonerete il neologismo, miranti a islamizzare la Turchia e l’Egitto, dove comunque oltre il dieci per cento della popolazione è cristiano-copta ed una altra bella percentuale di Egiziani se ne frega di ogni religione – e governo- che non distribuisca pagnotte.

Un Egitto salafizzato – altro neologismo – rappresenta per Israele un rischio troppo elevato, mentre al confine Nord c’è la guerra. L’Egitto significa per Israele, il controllo del corridoio di Gaza e per gli USA il controllo del canale di Suez. Per questo i militari sono indispensabili. Il governo, meno.

Attentati al gasodotto del Sinai che alimenta Israele, uccisioni di cristiani nei villaggi attorno a El Fayoum, l’accusa pubblica di inerzia della polizia lanciata dal Patriarca Copto e lo scontro istituzionale tra la Presidenza e la magistratura – sostenuta anche dagli avvocati – hanno evidentemente convinto gli analisti USA dell’esistenza di un doppio livello decisionale che mira ad andare molto più a fondo in termini di islamizzazione di quanto il governo americano possa permettersi, specie dopo l’assassinio del suo ambasciatore e dei suoi collaboratori sulle cui motivazioni il Congresso si ostina ad indagare.

Analoga situazione in Turchia e in Libano , dove si era già giunti a situazioni estreme di islamizzazione strisciante, anche per il disequilibrio provocato dal vuoto politico lasciato dalla epurazione nelle FFAA. Anche in Turchia, se costretti a scegliere, gli Americani sceglieranno i militari e non il partito clericale islamico.

All’ennesimo mullah salafita ( Al Asir) che a Sidone si è levato in armi per impossessarsi della città ( baricentro della nuova area marittima petrolifera) , l’Esercito libanese – addestrato dagli USA – che non era mai intervenuto in 17 anni di guerra civile, ha immediatamente attaccato annientando la milizia salafita al prezzo della perdita di ben sedici uomini in poche ore, cavando sostanzialmente le castagne dal fuoco a Hezbollah che si era visto contestato sul suo territorio. Il segnale è chiaro: sunniti si, salafiti, no.

Sia in Egitto che in Turchia, i fratelli mussulmani hanno passato la misura, convinti che gli americani avrebbero continuato a premere in senso democratico sui militari : ” lasciar crescere la democrazia senza porre ostacoli a pena del taglio degli aiuti diretti e indiretti”.

Lo scatenamento delle piazze “democratiche” da Tunisi a Istanbul, al Cairo, da Ankara ad Alessandria, gli arresti ( e, ieri, la morte) di dimostranti con in tasca il passaporto americano ( e inglese), hanno fatto capire agli islamisti che l’appoggio USA ha un prezzo, che la misura è colma e che lo zio Sam ricomincia a sciogliere gli Alani se si vede tradito nelle aspettative e messo in difficoltà col proprio elettorato.

Lo Stato Maggiore Egiziano , stasera ( ieri per chi legge) , ha ufficialmente dato al governo islamista “48 ore di tempo per calmare la piazza”, dopo di che …... La mossa non è certamente avvenuta all’insaputa dei consiglieri USA.
Morsi ha subito riscoperto la democrazia e gridato al colpo di stato. Qualche organizzazione ” per la legalità” ha protestato, ma Il fragile legame tra militari e islamisti che aveva cacciato Mubarak è rotto.

Una serie di bombe Molotov ” lanciate da sconosciuti” ha distrutto anche le sede del partito moderato islamico WASAT.
Messaggio chiaro e cinico: l’islam può essere al più un sistema per ottenere voti, ma non per governare. Altrimenti non ci sarà spazio nemmeno per mussulmani moderati.
La notizia in esclusiva dell’incendio, l’ha data il Jerusalem Post che ha visto poche settimane fa anche in Iisraele l’estromissione dal governo dei partiti religiosi ebraici che condizionavano il governo con continue pretese zelote.

In Turchia i curdi hanno rotto la fragile tregua officiata poche settimane fa dalla CIA e dal Mossad e questo ridà un ruolo ai militari e suona minaccia per Erdoghan. L’invio di armi sofisticate e decisive in Siria approvato sette giorni fa dagli ” amici della Siria” è rimasto sulla carta.
C’è molto spazio e sostegno per un Islam che coesista armonicamente con la democrazia borghese e nessuno spiraglio per i clericali che ammiccano a Al Kaida.

È un avviso di sfratto a stelle e strisce a tutti i condomini di Leviathan , l’area mediterranea del giacimento scoperto nel Levante.
Al prossimo sgarro, si procede.
Siamo passati dalla Geopolitica alla Geoeconomia .

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Commenti

  • gicecca  Il luglio 2, 2013 alle 7:58 am

    Forse anche Obama comincia a capire che la padella era meglio della brace e cerca di comperarne una magari usata. GiC

    • antoniochedice  Il luglio 2, 2013 alle 8:03 am

      Ma la padella delle castagne e’ piena di buchi…

      • antoniochedice  Il luglio 2, 2013 alle 11:30 am

        ATTENZIONE L’AFARE SI COMPLICA. IL MINISTRO DEGLI ESTERI EGIZIANO SI DIMETTE. È IL PRIMO IMPORTANTE DOPO CINQUE MINORI.

  • Orazio  Il luglio 2, 2013 alle 11:49 am

    Mi scusi se Le chiedo una cosa.
    Da quello che leggo, mi da l’impressione che gli americani, non vogliano l’slamizzazione della regione meridiorientale, ma bensì una struttura “democratica” a loro uso e consumo.
    Sbaglio?

    • antoniochedice  Il luglio 2, 2013 alle 1:35 PM

      Lo chieda agli americani e non a me.

  • gicecca  Il luglio 2, 2013 alle 7:53 PM

    La padella padella non ha buchi. Gli statunitensi obamiani, (che non sono gli americani e non sono neanche tutti gli statunitensi), non erano più soddisfatti della loro influenza nel Nord Africa e Medio Oriente,(Antonio, perdona la dizione non corretta e molto vaga) e hanno cercato di migliorarla. I risultati dopo un anno sono evidenti. Le “primavere da tam tam internettistico” si sono rivelate piuttosto fallimentari per i vari Zefiro che le avevano sollevate. Ora si torna all’esercito in Egitto e ci prova pure in Turchia. Intanto la Russia mantiene la sua influenza in Siria e sfotticchia pure sul tizio “ospitato” nella zona transiti dell’aeroporto di Mosca. Mi sa che il match Obama Putin non vede vincitore il primo. Ma Obama é Premio Nobel, come Fo. Certo fa ridere, se non facesse piangere troppo. GiC

    • antoniochedice  Il luglio 2, 2013 alle 9:38 PM

      Attento, anche gli inglesi perdevano tutte le battaglie e poi vincevano la guerra.
      Il giovanotto in aeroporto ha ufficializzato quel che tutti sapevano. Se avessero voluto fermarli veramente, non avrebbero sbagliato a scrivere il middle name.
      Adesso tutti temono…

  • donato  Il luglio 2, 2013 alle 10:37 PM

    Se Morsi se ne va cambia l’atteggiamento egiziano verso la Siria?

  • 66633322  Il luglio 3, 2013 alle 12:44 PM

    e’ troppo tardi per cambiare cavallo. guardate assad con il comando assoluto di forze armate e servizi speciali che difficolta’ incontra nella repressione di una rivolta sostanzialmente eterodiretta e dal consenso marginale. immaginiamo un colpo di stato in egitto contro morsi. il paese e’ gia pieno di armi che comunque possono essere fatto affluire dal sinai, dalla libia o dal sudan. aggiungete la massa d’urto della fratellanza e dei salafiti, un esercito la cui compattezza e’ opinabile e da cui sono usciti gli uccisori di sadat e vari insigni qaedisti, lo scenario e’ ben peggiore di quello siriano……….

    • antoniochedice  Il luglio 3, 2013 alle 1:03 PM

      A memoria d’uomo non si sono mai visti due egiziani prendersi a schiaffi. Le manifestazioni le fanno di notte perché di giorno fa troppo caldo.

  • donato  Il luglio 3, 2013 alle 11:17 PM

    Un amico egiziano mi diceva la settimana scorsa che Morsi è stato il peggior leader
    da 2000 anni a questa parte.

    • antoniochedice  Il luglio 3, 2013 alle 11:18 PM

      Quanti anni ha il tuo amico?

  • donato  Il luglio 4, 2013 alle 10:34 PM

    Una quarantina,il giudizio forse è ingeneroso (aveva peraltro correttamente preconizzato putsch) ma a suo dire Morsi è riuscito a farsi odiare in 2 anni +
    di Mubarak in 30.

  • donato  Il luglio 7, 2013 alle 11:09 PM

    Leggendo Meridiani/realaz.internazionali si apprende che:
    A) I missili antiaerei USA sarebbero gia in Giordania pronti per i ribelli
    B) Putin sta intensificando la prosuzione degli S-300 allo scopo di consegnargli al
    + presto ad Assad.
    Se confermati IMHO sono sviluppi piuttosto gravi.

  • antoniochedice  Il agosto 18, 2013 alle 5:59 PM

    L’ha ribloggato su IL CORRIERE DELLA COLLERAe ha commentato:
    COMMENTO DEL PRIMO LUGLIO SCORSO MA MI SEMBRA ATTUALE

  • imbuteria  Il agosto 19, 2013 alle 12:55 am

    Reblogged this on Imbuteria's Blog and commented:
    Scrivi qui i tuoi pensieri… (opzionale)

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