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IL DEBITO PUBBLICO ITALIANO VISTO DA UN MEDICO ESPERTO DI…MEDICINA di Gic

Un riepilogo razionale tra il serio e il faceto fatto da un osservatore attento della realtà italiana. un uomo abituato a leggere i fatti. la sua unica pecca – a parte la riottosità a impegnarsi – è che ha omesso in nota di dire che il tenente dei moschettieri del re di Francia, d’Artagnan, realmente esistito, è morto durante l’assedio di Maastricht. Speriamo che Monti non faccia la stessa fine….

ANAMNESI, EZIOLOGIA, DIAGNOSI E TERAPIA

DEL DEBITO PUBBLICO ITALIANO

(E NON SOLO) di GiC[1]

Sento dire molte cose del debito pubblico italiano, e fondamentalmente mi pare che mentre l’eziologia –cioè la causa- trovi tutti o quasi d’accordo (lo Stato ha speso troppo in passato, e tutti noi abbiamo vissuto e forse stiamo vivendo al di sopra delle nostre possibilità), circa la terapia da attuare per fronteggiare la malattia i pareri divergono.

Dal momento che la spesa di una famiglia o di una persona va, per semplice buon senso, correlata alle sue entrate, fondamentalmente c’è chi sostiene che è venuto il tempo di diminuire le spese di tutti (e quindi anche dello Stato) e c’é chi invece vorrebbe che fossero “le entrate” (intese non solo come tasse, ma come produzione globale) a crescere. L’idea dei primi è ovvia per i comuni mortali, ma non per i non comuni mortali; per i secondi dal momento che la Bibbia attuale per le nazioni europee si chiama Trattato di Maastricht [2], se il PIL aumenta si può sopportare anche, entro certi limiti, un aumento del deficit pubblico.

Come conseguenza di questa malattia, in Italia e in altre Nazioni europee sono successe e continuano a succedere molte cose che non vale la pena di rammentare dal momento che sono (ancora) nel ricordo di tutti, mentre le conseguenze di quanto è avvenuto hanno portato il nuovo Governo a un decreto che è stato indicato come “Salva Italia”, approvato da tutto il Parlamento (meno qualche frangia).

Una malattia, dunque, per l’Italia e una medicina “salva vita”: il decreto[3]

Consentite allora, illustri amici e nemici economisti, a un vecchio medico di esprimere qualche parere su questa “malattia”.

Partiamo da una premessa e da una considerazione.

La premessa ci ricorda che alcune “malattie” sono tali solo perché sono “vissute” come tali; non c’è bisogno di andare indietro fino a Charcot [4] e alla sua “isteria” che paralizzava le sue pazienti senza alcuna paralisi organica, ma basta pensare a quel che accade a tanti “pazienti” che stanno benissimo fino al giorno in cui, per caso, scoprono di avere la “pressione alta”; da quel momento [5] la loro vita cambia, assumono medicine per anni e decenni, cambiano le loro modalità di vita e di alimentazione e. soprattutto, si sentono “malati” anche se stanno (magari per decenni) esattamente come prima.

Inoltre, a volte capita in medicina di indicare come “malattia” solo un sintomo di qualcos’altro (ad esempio spesso si dice di soffrire di “mal di testa”, ma il mal di testa può essere il sintomo di un tumore al cervello o anche di una semplice artrosi cervicale e persino soltanto di non aver voglia di andare a lavorare..)

Consideriamo poi – a puro titolo di esempio [6]– il caso medico in cui abbiamo due gruppi di malati, in cui il primo gruppo (GR 1) è stato trattato con un placebo e un secondo gruppo (GR2) che è stato trattato con un nuovo e forse miracoloso farmaco.

Alla fine del periodo di trattamento il 20% dei malati del GR1 sono morti, mentre la stessa fine ha fatto solo il 15% dei malati del GR2.

Possiamo esprimere questi risultati dicendo che si è avuta, col nuovo farmaco, una “absolute risk– di morire- reduction” (esprimere le cose in inglese fa molto scientifico) pari a [0.20 (20%) meno 0,15 (15%) ] ,cioè al 5%. Detto così, non pare che il nostro farmaco abbia fatto molto.

Possiamo anche facilmente calcolare il relative risk, sempre di morire e sempre nei due gruppi: detta X la percentuale di soggetti morti nel gruppo 1 e detta Y la percentuale di pazienti morti nel gruppo 2, si fa Y/X e si ottiene 0.15/0.20 = 0.75. Si può però – quindi – anche dire che il rischio di morire nei pazienti trattati rispetto a quelli che hanno ricevuto il placebo (fatto eguale a 1) è di 0.75: questo è il “relative risk”. Da qui a calcolare la “relative risk reduction” o RRR la cosa non è difficile: basta fare [1-0.75] x 100% e si ottiene che il nuovo trattamento ha indotto una RRR o” relative risk reduction” (riduzione del rischio di morire) pari al 25%; il che – detto così- è molto diverso da prima e non appare certo poco.

Sia che diciamo che il farmaco ha ridotto il rischio di morire del 5% sia che diciamo che la RRR col trattamento è stata del 25% non stiamo affatto dicendo una bugia e non stiamo alterando i risultati del nostro studio. Ma l’effetto che otteniamo su un pubblico di non iniziatissimi è molto diverso. Nel primo caso si può pensare che il nuovo farmaco non sarà considerato un gran che e nel secondo caso, invece, lo si riterrà meritevole di molta attenzione.

Naturalmente, poi, in medicina non tutti i risultati si basano su un qualcosa di molto evidente e importante come il numero di morti con o senza trattamento; spesso ci si accontenta di molto meno.

Facciamo il caso che in malati polmonari gravi ci sia una ridotta capacità di camminare e che si voglia valutare se un farmaco F migliori, sempre nei confronti di un placebo, il cammino percorribile in un dato tempo. Supponiamo anche che nel gruppo trattato si passi da un percorso di 409 metri a uno di 459 (un aumento di circa il 12%), mentre nel gruppo controllo si passi da 406 a 416 metri (un aumento del 2% circa); il vantaggio sembra evidente, soprattutto dal punto di vista statistico, ma ha una reale importanza ai fini della condizione di vita dei malati ? E con quali rischi di effetti collaterali ?

Naturalmente, gli statistici introdurranno tanti altri parametri nelle loro valutazioni, dai limiti fiduciali (CI) alla randomizzazione, alla significatività statistica e alla dimensione del campione, ma il mio scopo qui non è quello di fare un corso di valutazione dei risultati clinici, ma solo quello di ricordare che il modo con cui un dato si presenta è a volte più importante del dato stesso, e questo specie ai fini della cura del malato che dovrebbe sempre essere lo scopo della medicina (anche se oggi qualche volta non lo è).

C’è un altro esempio interessante, l’ultimo che voglio mostrare per non tediarvi troppo.

Ogni intervento terapeutico o preventivo deve essere valutato tenendo conto da un lato del beneficio che ne ottengono i malati e dall’altra parte considerandone in rischi di tossicità, i costi e –nel caso di interventi di massa- i limiti amministrativi. Ovviamente il medico non utilizza in pratica tutti i possibili farmaci o mezzi utilizzabili in teoria: compie quindi sempre una scelta. Facciamo un caso: abbiamo un farmaco D che è in grado di ridurre il rischio di emorragia che è sempre presente in un malato neurologico grave in respirazione assistita; si sa che tale riduzione, farmaco indotta, del rischio è notevole , diciamo generalmente pari a quasi il 60%. Ma se abbiamo davanti a noi un malato neurologico grave, ma che respira spontaneamente, il suo rischio di avere un evento emorragico è molto scarso, diciamo del 15% e allora a che pro ridurre, sia pure di un altro 60%, questo già trascurabile rischio portandolo dal 15% a circa il 6% ? Vale la pena ? Per rispondere a tale domanda c’é un sistema molto semplice: supponiamo che il rischio di emorragia sia stato calcolato in letteratura per il tipo di malati come il nostro come pari al 3,7%; con il farmaco di cui disponiamo il rischio si ridurrebbe, sempre nel nostro tipo di malati, del 60% e quindi diverrebbe pari a circa il 2,15%. Se facciamo il reciproco (1/2,15) di tale riduzione assoluta del rischio, abbiamo il numero di pazienti che dovremmo trattare per essere ragionevolmente certi di prevenire almeno un caso di episodi emorragici (nel nostro caso: 1/ 2,15= 45 pazienti); ma se, come nel caso precedente, il rischio emorragico è di per se modesto, cioè 15%, e lo riduciamo al 6%, il numero di pazienti da trattare per essere di nuovo ragionevolmente certi di prevenire un episodio emorragico diventa1/ 0.09 = 1111 e ovviamente ne vale molto meno la pena.

I miei tre lettori tengano presenti nella loro mente queste premesse; tra la medicina e l’economia la differenza, vedranno, non è poi abissale: non abbiamo prima parlato di una malattia Italia e di un decreto “salva vita” (della stessa Italia ?) Vedranno allora che applicare questi scarni concetti alla nostra situazione non è poi né difficile né peregrino.

E finalmente possiamo lasciare la Medicina e arriviamo al PIL, al deficit e alla “malattia economica” dell’Italia.

Se esprimiamo il rapporto deficit / PIL come di solito ci è stato presentato nelle settimane passate, abbiamo press’a poco la situazione riferita nella tabellina numero 1 (i dati , di fonte BBC [7], non sono aggiornatissimi, ma si riferiscono al periodo pre-Governo tecnico):

Tabellina numero 1: Gov debt to GDP (%)

Spagna

67

UK

81

Germania

83

Francia

87

US

100

Portogallo

106

Irlanda

109

Italia

121

Grecia

166

Giappone

233

Già qui però si ha una certa difficoltà a capire, per un povero medico qual io mi sono: se questo rapporto –nella tabellina molto “cattivo” per la Grecia e per l’Italia – è un indicatore affidabile della pessima situazione in cui siamo, perché ci sono stati tanti problemi anche con la Spagna che da questo punto di vista appare molto virtuosa ? E perché anche in Spagna il Governo eletto ha deciso di abbandonare la partita prima del tempo ? E perché, sia pure in un ambito diverso da quello europeo, nessuno si preoccupa del povero Giappone, maglia nera, staccatissimo, nella suddetta classifica ? Se avere un rapporto Gov debt to PIL molto elevato è un segnale pericolosissimo, perché tutti si preoccupano della Grecia e dell’Italia e del Portogallo e dell’Irlanda, ma nessuno si preoccupa del Giappone ? Naturalmente si può rispondere perché il Giappone non fa parte dell’area euro, ma esiste sempre, in un mondo globalizzato, il rischio di contagio [8], e infondo è abbastanza ammesso [9] che la crisi europea sia un riflesso delle precedente (2008) crisi USA che ha contagiato la nostra zona.

Possiamo anche valutare, sempre grazie alla BBC, un altro indicatore, riportato nella tabellina numero 2

Tabellina numero 2: Foreign debt to GDP (%)

Giappone 50
US 101
Italia 163
Germania 176
Francia 235
Grecia 252
Portogallo 251
Spagna 284
UK 436
Irlanda 1093

In base a questo indicatore (che in medicina si chiamerebbe sintomo), la Grecia, la Spagna e il Portogallo (per non parlare della povera Irlanda) stanno messi male, ma sta messo molto male, addirittura molto molto peggio della Grecia, anche il Regno Unito. Perché in Inghilterra nessuno ha parlato o parla di sostituire il Governo eletto ? Perché Sua Maestà la Regina non fa presente, un giorno si e l’altro pure, che la situazione è insostenibile e necessita di una cura da cavallo che non è più rimandabile ? Forse perché in Inghilterra i cavalli godono di cure e attenzioni maggiori che non -.negli ultimi tempi.- in Italia ? [10] Inoltre, in questo indicatore, la differenza tra la povera e negletta Italia e la grande Germania appare trascurabile e se c’è un vantaggio, esso appare, lievissimo quanto volete, ma a favore di noi meschini. Un altro mistero insondabile per un povero medico.

Infine, sono anni se non decenni che vengo assalito sui giornali dal fatto tristissimo che ogni Italiano, dal neonato nella culla al vecchio centenario in carrozzella, sente gravare su di se una porzione del debito pubblico, porzione quantizzabile in una cifra niente affatto trascurabile. Ma la solita BBC ci fornisce la tabellina numero 3 da cui risulta che non siamo solo noi Italiani a godere di questo triste retaggio, anzi !

Tabellina numero 3: Foreign debt per person ( in pounds)

Giappone

15934

Italia

32875

US

35156

Grecia

38073

Portogallo

38081

Spagna

41366

germania

50659

Francia

66508

UK

117580

irlanda

390969

Appare da questa tabellina che la somma di debito pubblico che grava su di me o su uno dei miei nipoti è appena il 64,89% di quella che grava un qualunque Herr Muller o Schmidt tedesco e addirittura solo il 48, 43 % di quella che grava sul mio cugino Monsieur Martin o Bernard, che però non hanno cambiato Governo e non hanno avuto dei decreti “sauvez la France !”. [11]

Torniamo alla mia amata Medicina, quella con la M maiuscola e non ,purtroppo, quella molto minuscola che pratica il mio Medico di base, laureato nel 1975 con i voti politici post-1968.

Se allora guardiamo come sintomo alla febbre, sta molto peggio un malato di tonsillite (che spesso ha 39°C) che un malato di tumore al polmone (che di solito ha una febbricola); ma il buon medico non guarda alla prima, e si preoccupa della seconda.

Perché ci hanno mostrato solo il sintomo della tabellina 1 e non gli altri due ?

Non ci hanno mostrato neanche un’altra tabellina, la numero 4,che ricavo dal World Official Gold Holdings [12], ottobre 2011: quella delle riserve auree nelle diverse Nazioni sopra considerate:

Tabellina numero 4: Riserve auree (in ton. di oro)

irlanda

6

Grecia

111

Spagna

281

UK

310

Portogallo

382

Giappone

765

Francia

2430

Italia

2450

Germania

3401

USA

8000, circa

Da questa tabellina (che potremmo considerare un altro sintomo della “malattia”) risulterebbe che non siamo poi messi male e comunque siamo allo stesso livello, ottimo, di Germania e Francia, e molto meglio, senza confronto, del Regno Unito e della Spagna. Non faccio il trasferimento in euro della somma che 2450 tonnellate di oro significano, ma mi pare sia una non indifferente massa di denaro. Ora anche un medichetto come me sa che una riserva aurea è la fonte del credito di una Nazione (ma allora bisognerebbe dare più credito al Portogallo che al Regno Unito) e che vendere i gioielli di famiglia non si fa se non in caso di estrema necessità; ma per esempio, vista la tragica situazione in cui ci dicono siamo, non sarebbe proprio pensabile emettere, che so, BTP garantiti sulla riserva aurea (in inglese suona sempre meglio: “Gold Backed Italian Securities” o GBIS andrebbe bene ?); in fondo, se non ricordo male , una trentina di anni fa(1976: Governo Andreotti III con Stammati, un tecnico anche allora, al Tesoro, se non sbaglio) demmo alla Bundesbank una parte del nostro oro in pegno per un’altra delle nostre crisi ricorrenti, e poi, passata allora la bufera, ce la siamo ricomprata. Un rendimento del 2,5% sarebbe, mi pare, adeguato e ci metterebbe cassa almeno 25 o 30 miliardini che non sono un pannicello caldo.

Ma consideriamo un altro fatto: e se, malgrado la presenza dei sintomi, la malattia non ci fosse ? O se ci fosse un’altra malattia ? O se, addirittura, l’eziologia non fosse quella comunemente ammessa ?

In epidemiologia, l’ambiente è molto considerato. Ed ecco allora una circostanza [13].

L’8 di novembre 2011 il Governo Berlusconi ottiene l’ennesima –dal 14 dicembre dell’anno prima- fiducia alla Camera, ma stavolta con solo 308 voti, cioè risulta privo della maggioranza assoluta. Ciò nonostante, il Presidente del Consiglio, il giorno dopo alle 9,06 rilascia una dichiarazione secondo cui “non esiste alternativa all’attuale Governo se non il ricorso alle urne”. Il titolo Mediaset crolla e alle 17,30 ha perso il 12%. Alle 19,25 una agenzia notifica che il Presidente della Repubblica ha nominato Mario Monti senatore a vita; alle 21,35 il Presidente del Consiglio rilascia una dichiarazione in cui afferma: “la situazione è troppo grave per contrapporre interessi di partito e personali a quelli dl Paese”.Fin qui la nostra fonte. Il 10 novembre un ANSA riferisce che il Presidente Napolitano ha avuto una lunga telefonata con Presidente USA Obama [14].Il 12 novembre il Governo Berlusconi, approvata la legge di stabilità, dà le dimissioni. Il 16 novembre viene nominato il Governo Monti.

In tutto questo, siamo stati assaliti giorno per giorno, fino a pochi giorni fa, dallo “spread”, un altro dei sintomi della nostra malattia. La tabellina numero 5 ce ne riassume per sommi capi l’andamento:

Tabellina n. 4:

Andamento dello spread Italia Germania (%)

data 18/3 28/4 1/6 30/6 4/8 9/11 10/11 11/11 16/11 5/12 23/12
Italia Germania 1,46 1,51 1,83 1,96 3,89 5,50 5,11 4,56 5,19 3,75 5,12

Non è che lo spread Spagna Germania vada molto meglio, avendo anch’esso superato negli ultimi giorni quota 500 e, come diceva Woody Allen, non è neanche che quello della Francia stia molto bene. E la Spagna ha votato e ha eletto un Governo politicamente opposto al precedente; non certo un Governo “tecnico”

Prima di tutto questo bailamme di sintomi discordanti, compare verso marzo/aprile 2011 un fatto nuovo, il coinvolgimento italiano nella guerra di Libia (non quella del 1911 e di “Tripoli bel suol d’amore”, ma quella del 2011). Dopo la risoluzione ONU 1973 del 17 marzo 2011, il 18 marzo numerosi Premiers di varie Nazioni concordano l’intervento militare, ma il primo coinvolgimento attivo italiano con un bombardamento si ha solo il 28 aprile [15]. E’ evidente, mi pare, che l’Italia ha un po’ nicchiato. In effetti, c’è stata una telefonata tra Obama e Berlusconi il 25 feb 2011 e una seconda telefonata sempre tra i due il 25 aprile 2011 [16]. Solo dopo la seconda l’intervento italiano si è concretizzato in un bombardamento della Libia, sia pure, come afferma il comunicato del Governo Italiano, “nei limiti previsti dal mandato dell’operazione”. Nel frattempo, il 6 aprile inizia – altro sintomo- il processo “Ruby”.

A questo punto, per me la diagnosi e soprattutto l’eziologia della “malattia Italia” cambiano un pochino; o per lo meno è lecito avviare un processo di diagnosi differenziale.

Se si fa una buona anamnesi, come ci insegnavano all’Università, si scoprono molte cose sulla malattia. E allora …

Il nostro mentore AdM ci ha a lungo spiegato, in passato, alcuni aspetti del progetto “South Stream” e del progetto “Nabucco”[17], [18]. Per semplicità di ricordo, metto una cartina dell’ipotizzato percorso del gasdotto secondo il South stream project(/l’inglese è sempre più bello).

Come si vede, il percorso sud porta il gas direttamente dalla Russia al’Italia passando, dopo il Mar Nero, in pratica solo per la Grecia; già nel 2008 molti rapporti dell’allora ambasciatore Spogli avevano posto l’attenzione USA sulla “torbida relazione tra Berlusconi e Putin che ossessiona gli USA” [19], e il Trattato tra Italia e la Libia di Gheddafi del 30 agosto 2008 non aveva fatto altro che aumentare le preoccupazioni di Washington. Esiste una foto in cui Putin, il Turco Erdogan e il nostro Primo Ministro sanciscono la decisione sul progetto: è del 7 agosto 2009.

Provate allora a mettere insieme tutti gli elementi (o almeno quelli che vi ho ricordato) del puzzle diagnostico e vedrete che si può emettere una diversa diagnosi circa la malattia dell’Italia. Tenete anche conto che alcuni protagonisti della storia o sono morti (ne cito uno per tutti: Gheddafi) o sono sul punto di esserlo, almeno politicamente (da Papandreu a Berlusconi e forse persino a Zapatero), mentre altri, che ancora sembrano vincere, sono sotto attacco (Putin).

Siccome io non so nulla di economia e politica, invito a rileggere l’articolo di La Porta cui aggiungo un altro articolo di Attilio Folliero e Cecilia Lava [20] in cui la precedente ipotesi – con tutti gli errori al riguardo commessi dal nostro Presidente del Consiglio – è bene indicata, compresi altri sintomi finora non considerati, tra cui i viaggi negli USA del nostro Presidente della Camera [21], il ruolo della grande stampa internazionale (Financial Times ed Economist in primis) e il pensiero di Romano Prodi [22]. Tutti tesi a formare una opinione pubblica, che magari (forse) tanto “pubblica” non é.

Ricordo anche che alcune terapie possibili danno solo raramente, e a spese di molti efffetti collaterali, i risultati sperati (ogni riferimento alla terapia “salva Italia” è puramente casuale) e che, come abbiamo visto all’inizio, il come si presenta un dato ne influenza fortemente l’impatto e le conseguenze. Infine, dal punto di vista eziologico, per molti secoli [23] la “mal aria” era dovuta a miasmi e solo in seguito l’acume di alcuni ne ha svelato la vera eziologia.

A questo punto, mentre aspetto di pagare con i miei ultimi risparmi un chilo di pere, il cui costo risente già dell’aumento ancora formalmente non in vigore dell’IVA, ricordo – per finire e scusandomi per l’ardire avuto mescolando tanti fischi con tanti fiaschi – la diagnosi che tre illustri medici fecero al letto del malato Pinocchio [24]:” Se il malato non è morto, è segno indubbio che sia vivo” disse il Corvo; mentre la Civetta con sicurezza emise la sua diagnosi: “Se il malato non è vivo, è segno indubbio che sia morto”.

Che la storia che ci hanno raccontata per ammannirci il decreto “Salva Italia” sia una bugia come quelle di Pinocchio ? e a chi crescerà il naso ?

Ai posteri l’ardua sentenza [25].

:


[1] GiC, quasi 79 anni, è stato medico pediatra, Libero Docente in Pediatria; ha insegnato Farmacologia Clinica nelle Scuole di specializzazione in Medicina Interna e in Farmacologia alla Sapienza di Roma.

[2] Maastricht è nota per aver dato i natali a Jean Marie Farina, mercante settecentesco il cui nome è indissolubilmente legato alla Admirable Eau de Cologne. Il “Trattato di” è venuto molto dopo e non ha aumentato di molto la fama della città.

[3] Decreto n. 201/2011 convertito in legge il 22 dic 2011.

[4] Jean Martin Charcot: Leçons sur les maladies du système nerveux faites à la Salpetrière. Paris, 1872-87.

[5] Un esempio classico è quello antico delle “dieta di Kempner”: Walter Kempner: Treatment of hypertensive vascular disease with rice diet. N. Carol. Med. J., 1944, 5, 125-33.

[6] Gli esempi sono tratti da: Gordon H Guyatt et al.: User’s guide to the medical literature. Journal American Medical Association, vol. 270, n. 21, 2598-2601; e Idem, Journal American Medical Association, vol. 274, n. 20, 1630-32.

[7] Eurozone debt web: who owes what to whom ?

http://www.bbc.co.uk/news/business-1548696

[8] Al riguardo vedi il recentissimo articolo (non firmato) su “Il Foglio”, 27 dic 2011, pag. 1.

[9] Cfr ad es: Federico Rampini: La Repubblica, 12 gen 2008, pag. 55, citando l’economista francese Jean Pisani-Ferry.

[10] Corse dei cavalli sull’orlo del default. http://www.ilfattoquotidiano/tag/federippodromi

[11] All’ultimo momento mi accorgo di un dato apparso su “Il Sole 24 ore” il 26 aprile 2011, una data che poi vedrete è stata importante, e relativo al famosissimo parametro: rapporto deficit/PIL. Lo riassumo in breve dati in %): Germania 3,3; Italia 4,6; Francia 7; Lituania 7,1; Lettonia 7,7; Slovacchia 7,9; Portogallo 9,1; Spagna 9,2; UK 10,4; Grecia 10,5. Fonte: Archivio-radiocor.ilsole24ore.com. La mia confusione, soprattutto guardando il dato della Francia, aumenta.

[12] World Official Gold Holdings, Financial statistics, oct. 2011

[13] Senato della Repubblica, resoconto stenografico seduta del 21 dic 2011, pag.3 e 4.

http://www.senato.it/service

[15] Rassegna.Governo.it, da “Repubblica, 29 aprile 2011.

[16] Governo italiano: Home: Presidente: Comunicati, 25 aprile 2011

[17] Vedi tra l’altro l’articolo di P. la Porta: “Il cavaliere paga per il sogno di Mattei”. “su “Corriere della collera”, 28 gen 2011

[19] Blog.libero.it, 22 gen 2011

[20] A. Folliero, C. Lava: Attacco all’oro dell’Italia. www.finanzainchiaro.it, 18 lug 2011

[21]Gianfranco Fini interlocutore privilegiato degli USA”. In blitz quotidiano,it, sulla visita di Fini in USA nel feb 2011.

[22] AttilioFolliero.wordpress.com : Avevamo visto giusto.29 ago 2011

[23] Angelo Celli: “The history of malaria in the Roman campagna fron anciet times” Edited and enlarged by Anna Celli-Fraentzel, London 1933.

[24] Carlo Lorenzini (Collodi): Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino. Libreria Editrice Felice Paggi, 1883.

[25] A. Manzoni: Il cinque marzo.1821

L’ ARMA ASSOLUTA E’ L’ELETTRONICA. DA AUSILIARIA AD ARMA PRINCIPALE. HA DECLASSATO ANCHE LE BOMBE NUCLEARI. PUÒ ESSERE USATA ANCHE CONTRO PAESI AMICI . COME FANNO CON NOI. di Antonio de Martini

Militarmente parlando, le armi nucleari hanno un limite politico di impiego e un inconveniente “tecnico”.
Si possono usare solo in tempo di guerra dichiarata e le aree colpite restano inagibili per un periodo di tempo medio-lungo.
Le armi elettroniche invece, possono essere usate

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SBAGLIERO’, MA STIAMO RINNEGANDO TUTTO CIO’ IN CUI ABBIAMO CREDUTO IN QUESTO DOPOGUERRA. QUAL’ E’ LA VERA AMERICA ?di Antonio de Martini

Qualcuno tra i lettori meno giovani avrà notato analogie tra il trattamento subito dalla Libia e quello subito dall’Italia ai suoi tempi.
In entrambe le situazioni, c’era una dittatura lastricata di buone intenzioni, perse per strada, appoggiata da una frazione di popolazione ( in genere la sociologia dice che sono 5% a favore, 5% contro e il resto della popolazione si estranea).
In entrambi i casi c’era un capo con uniformi da operetta

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USA E TALEBANI: ALTRO PASSO VERSO L’APERTURA DEL NEGOZIATO CON LA LIBERAZIONE DI ALCUNI OSTAGGI DETENUTI A GUANTANAMO E L’APERTURA DI UN UFFICIO DI RAPPRESENTANZA DEI TALEBANI NEL QUATAR. MA PER ORA LE CONCESSIONI SONO SOLO AMERICANE E DUE NUOVI AVVERSARI. PAKISTAN E AFGANI DI KARZAI.

Secondo il “Guardian” c’e stato un nuovo passo avanti nella preparazione di un eventuale negoziato tra USA e Talebani. Secondo me, il passo avanti lo hanno fatto solo questi ultimi.
Il presidente USA Barak Obama, ha dato il benestare

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MENTRE GLI USA CERCANO DI RIMEDIARE ALLA GAFFE COL PAKISTAN E USCIRE DAL PANTANO AFGANO, NEL LEVANTE PERDONO DUE ALLEATI CONTRO LA SIRIA E LA “HUMAN INTELLIGENCE” SUL POSTO. RESTA L’OPZIONE DELL’ATTACCO DIRETTO O LA SORDINA . DUE IATTURE. di Antonio de Martini

Il nuovo capo della CIA generale David Petraeus, dopo aver organizzato un seminario di tre giorni dedicato ai suoi agenti segreti, sugli aspetti etici dell’impiego dei Drone ( aerei armati senza pilota che organizzano omicidi telematici mirati) , ha lasciato trapelare di aver dato ordine di fermare questi attacchi considerandoli ” controproducenti” .

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ABOUT, DATECI UN’ OCCHIATA. di Antonio de Martini

Sulla sinistra della testata de ” Il Corriere della Collera” ( versione standard che si vede se si clikka direttamente sul sito – http://corrieredellacollera.com – e non se lo si vede su un social network) accanto all’invito ad ” abbonarsi” ( usatelo e’ gratis) c’è una scritta ABOUT . Se clikkate sulla scritta apparirà un ” pezzo” datato 7 settembre 2010.
Si tratta del primo articolo che ho scritto per spiegare perché mi accingevo a fare un blog.
Per chi non volesse affaticarsi, riassumo: scrivevo che far cadere il governo era un dovere patriottico, che Napolitano era il solo non sospettabile di ambizioni per via dell’ anagrafe, che da settembre 2011 la situazione economica avrebbe subito un forte peggioramento e che l’ Europa avrebbe cercato di salvare le banche fregandosene dei cittadini.
Aggiungevo anche che a quel punto, il ” salto nel buio” non avrebbe più fatto paura.

L’arrivo delle rivolte arabe, ha poi allargato gli orizzonti del blog e di qualche lettore che si e’ abituato a credere a quel che scrivevo, dandomi l’energia necessaria a continuare nello sforzo di ristabilire la verità nella misura del possibile. Abbiamo spesso anticipato gli eventi e capito la situazione meglio di chi ha seguito la stampa tradizionale.
Adesso la crisi mondiale che e’ ad un tempo politica, morale, economica e finanziaria , ci obbliga ad ampliare ancora il nostro panorama sul mondo intero.
E continueremo a mantenerci un passo avanti rispetto agli eventi.

L’obiettivo di mobilitare delle intelligenze trovare persone disposte a collaborare nella ricerca dei fatti, e’ invece, fino ad oggi, completamente fallito.
Ieri, pero’ e’ arrivato un testo in inglese di un amico che ha fatto una conferenza a Harward sul tema del Medio Oriente.
Lo tradurrò e lo pubblicherò al più presto.
Stasera e’ arrivato un “pezzo” di Gic, un medico conosciuto via web, che ha scritto in termini medici, raccogliendo tutte le statistiche pubblicate nel blog sulla crisi finanziaria Internazionale con un risultato godibilissimo e col vantaggio di riunire molti fatti sparsi in più articoli, in un solo scritto riassuntivo, didattico e di facile lettura.
Questi due “collaboratori” vanno ad aggiungersi ad alcuni ” segnalatori” uno dagli Stati Uniti, uno da Roma, un altro da Novara, una da un organismo internazionale, uno dal Friuli, che sono segnali preziosi di una opinione pubblica che sta diventando consapevole della posta in gioco e non vuole più leggere scemenze ed ha deciso di scrivere su temi diversi dalla fognatura del quartiere per contribuire a far conoscere a tutti, in lingua italiana, quel che succede.
Li ringrazio.
Spero di illustrare nei prossimi giorni la guerra elettronica da Tsuscima alla crisi finanziaria attuale, Il contenzioso arabo- israeliano, i rivolgimenti della finanza mondiale, lo sfruttamento intensivo dell’Africa , l’assedio strategico alla Cina e la necessita’ di creare in Italia una Nuova Repubblica piu’ ordinata, più giusta e più pulita.
A domani.

IL PROGETTO FRANCO-TEDESCO DI ARMONIZZAZIONE FISCALE IN EUROPA NON RISOLVE IL PROBLEMA DELLA SPECULAZIONE SUI BOND. GARANTISCE SOLO LO STATU QUO TRA TRA PAESI RICCHI E POVERI.

In termini di urgenza, la priorità’ per l’Italia e’ costituita dalla proposta di affrontare entro il mese di marzo un nuovo accordo – proposto dal duo Franco-tedesco – sulla armonizzazione fiscale e tributaria tra i ventisei paesi ( l’Inghilterra si e’ chiamata fuori per meglio negoziare).
Credo che si debbano fare alcune considerazioni e metterle a disposizione di un governo impolitico , non politico e non tecnico.
L’armonizzazione fiscale cozza contro il principio federalista:mentre penso che il federalismo a livello della penisola italiana sia una autentica scemata, a livello continentale e’ una esigenza ineludibile.
L’armonizzazione fiscale mira a creare, evidentemente, una certa omogeneità che, se realizzata sul passo dei paesi più forti, darebbe almeno un decennio di fame a quelli più deboli; mentre se creata sul metro dei paesi più deboli darebbe – paradossalmente – un vantaggio competitivo ai paesi economicamente più forti che darebbero un apporto minimo alla costruzione economica comune, con la conseguenza di far scivolare il peso dell’Europa sui paesi minori.
Infine, la considerazione più semplice da capire e’ offerta dall’ esempio dell’Irlanda, che, proprio grazie ad una franchigia fiscale della U E , ha goduto di un tasso di crescita che l’ha tolta da uno stato di sottosviluppo in cui versava dal seicento.
L’Inghilterra e l’Ungheria si sono opposte immediatamente a questa trovata elettorale di Sarkosi e tre giorni dopo sono state seguite dalla Repubblica Ceca , il cui presidente ha subito annacquato la propria adesione chiarendo che sarebbe stato necessario un voto del Parlamento.
Romania, Bulgaria, Slovacchia ed altri paesi a tradizionale influenza britannica, vengono corteggiati in questi giorni e finiranno per schierarsi contro questa soluzione che non risolve un bel nulla.
Si rischia lo stallo, mentre una posizione contraria e chiara dell’Italia sarebbe risolutiva.

Una delle caratteristiche del buon governo consiste nella capacita’ di attrarre investimenti sul proprio territorio. Lo strumento principe per ottenere investimenti, consiste nel creare una fiscalità di favore per i capitali in cerca di impiego.
La Romania , grazie a questa possibilità ha portato sul suo territorio ben seimila imprese italiane prevalentemente dalla provincia di Treviso.
Il sistema dei ” porti franchi” sottratti alle imposizioni doganali, e’ vecchio quanto il navigare.
Orbene, privando i territori di questa opportunità, si condannerebbero interi paesi a rinunziare a questo strumento ed ad accettare in patria condizioni di lavoro e produzioni di tipo schiavistico per sopravvivere oppure ad emigrare nei paesi ricchi ( Germania e Francia) a condizioni ben note.
Che avere una sola moneta non significhi dover avere un solo sistema fiscale, e’ dimostrato dalla Svizzera dove ogni Cantone ha un diverso sistema impositivo in concorrenza con gli altri per attrarre investimenti.
Visto che ci siamo, come mai lo Stato della California – che ha un PIL delle dimensioni dell’Italia – dichiaro’ bancarotta senza che questo abbia avuto effetti sul dollaro USA, mentre nel caso dell’Euro si minaccia la fine del mondo?
Se gli italiani sono benestanti e risparmiatori e lo Stato costa oltre il 50% del PIL ed e’ inefficiente, perche’ non lasciarlo fallire? Datemi una sola ragione.

LA MANOVRA MONTI VISTA DALL’ESTERO E DA NOI. di Francesco Venanzi a proposito di un articolo del prof HUDSON sul Frankfurter Allgemeine Zeitung in cui nota il passaggio dei paesi europei dalla democrazia, verso l’oligrarchia.

 

In sintesi, il prof. Hudson sostiene che le misure di austerità che ora vengono invocate e varate dai governi europei  dell’area euro – che riducono il welfare, colpiscono i lavoratori e i loro sindacati, mettono nelle mani di privati beni, imprese e servizi pubblici –  vanno sostanzialmente a beneficio delle banche, che sono responsabili del credito facile seguito dalle sofferenze, e di coloro che acquistano  i beni e le imprese che gli Stati dovranno vendere per  coprire i propri deficit. Hudson sostiene anche che i  privati non sempre garantiscono  maggiore efficienza, ma  acquisiscono  i profitti e diventano una classe di oligarchi. E se sono stranieri  portano i profitti all’estero.  Inoltre, le banche traggono benefici   dalla regola che impedisce alla BCE di finanziare i deficit degli Stati emettendo nuova moneta; infatti  gli Stati sono così costretti a  ricorrere al mercato, cioè  alle banche, pagando interessi  elevati.  Secondo Hudson, sarebbe preferibile che la BCE finanziasse i deficit, come fanno le banche centrali di Usa e Regno Unito, senza per questo, entro certi limiti, provocare inflazione.  L’analisi di Hudson contiene molte verità ed è piuttosto suggestiva, e preoccupante.

Il prof. Hudson manca però di inserire i problemi  dell’Europa, e di tutti i paesi di antica industrializzazione,  nel quadro della globalizzazione.  Quelle economie hanno perduto  competitività  a fronte degli sviluppi industriali di paesi come la Cina dotati di grandi disponibilità di manodopera a basso costo.   I deficit di bilancio di paesi  come l’Italia sono originati dal fatto che molte delle attività industriali che hanno prodotto  nel passato  i redditi  su cui è stato costruito il sistema di welfare non sono più competitive sui mercati internazionali e hanno quindi smesso di esportare, prima, e di produrre, poi;  mentre i loro prodotti sono stati sostituiti da quelli di importazione dai paesi di nuova industrializzazione.  L’intero “sistema paese” contribuisce alla perdita di competitività con l’elefantiasi della pubblica amministrazione, l’antica e superata regolamentazione del fattore lavoro, l’inefficienza della giustizia civile, il peso del welfare.  E, nel caso dell’Italia, il mancato adeguamento delle infrastrutture,  a causa di  decenni di  paralisi dovuta all’eccessivo indebitamento dello Stato causato , appunto, dalle dette inefficienze.

Si deve quindi ammettere che le misure di austerità chieste ai Paesi europei  servono per tentare di  recuperare competitività. Se fosse possibile finanziare il deficit dello Stato stampando nuova moneta, mancherebbero gli stimoli per ridare efficienza al sistema.

Guardando alle misure finora varate dal governo Monti, si deve  osservare che solo la riforma delle pensioni agisce chiaramente nella direzione di ridare efficienza al sistema (ma penalizzando i consumi), mentre tutte le altre misure di aggravio delle tasse servono solo per  far cassa senza incidere sulla efficienza del sistema.  La riduzione dei costi della politica, compresa l’abolizione delle provincie e la riduzione del numero dei parlamentari, sarebbe stata positiva, ma è di la da venire. La riforma della regolamentazione del lavoro è per ora una pia intenzione e solo l’atmosfera di grave crisi (e la tenacia di Marchionne) ha portato i sindacati a trattare la riforma del contratto di lavoro della Fiat, realizzando così un passo avanti  per ridare competitività ad un importante settore industriale (ma uno dei  sindacati  è ancora schierato a difendere  schemi non più sostenibili). Non si vede la radicale riforma della giustizia civile necessaria per ridare certezza ai diritti e recuperare la fiducia degli investitori esteri. Gli investimenti nelle strutture sono ridotti al minimo a causa delle difficoltà di finanziamento e  delle miopi contestazioni dei “Non nel mio giardino”. E l’aggravarsi delle tassazioni induce molte imprese a studiare nuove delocalizzazioni.

Quanto alle privatizzazioni annunciate come altra misura di risanamento, dubito che siano la soluzione miracolosa che  ridarà efficienza al sistema.  Trovo azzeccate le tesi in proposito di Hudson. I miglioramenti della gestione dei servizi potrebbero essere ottenuti anche mantenendo la proprietà pubblica  se si sapesse sottrarre le gestioni  dalle ingerenze politico-clientelari. Resta allora anche qui la sola funzione di far cassa.

Siamo quindi lontano dall’obbiettivo del recupero della competitività e  credo che la crisi generata dalla globalizzazione si protrarrà a lungo, con alti e bassi ed episodi ricorrenti di nuove strette.  Credo che gli Stati in questa contingenza dovrebbero assumere un ruolo più attivo nella gestione della economia.  In particolare l’Italia dovrebbe far leva sulla posizione geografica e su una posizione politica da ricostruire facendo leva su antichi meriti nelle relazioni con i paesi emergenti, per sviluppare relazioni  speciali con molti di quei paesi, capaci di generare scambi, sviluppo  e reddito.

 

 


[1] “Europe’s deadly transition from social democracy to oligarchy” apparso il 3 Dicembre 2011 su Frankfurter Allgemeine Zeitung  con il titolo “Der Krieg der Banken gegen das
Volk”

L’INGHILTERRA VUOLE RESTARE CON L’EUROPA E TUTTI LE REGGONO IL GIOCO

Tutti i giornali esprimono sgomento per ” il gran rifiuto” di David Cameron di aderire all’idea di abdicare alla propria sovranità ( quella di lui, non dell’Inghilterra) a favore del Manuel Barroso di turno.
Armonizzare le politiche fiscali vuol dire far fare il bilancio a quelli che De Gaule definì ” burocrati apatridi” e oggi sappiamo quanto avesse visto giusto.
Naturalmente e’ escluso che l’Inghilterra giochi da sola la propria partita.
Lo stesso Cameron ha dichiarato. – lo abbiamo riportato su questo blog – che l’Inghilterra agli occhi dell’America ha importanza principalmente per la sua influenza sulle decisioni di Bruxelles.
Tutti i punti di vista USA diventano i punti di vista inglesi in sede comunitaria e questo non e’ un segreto per nessuno.
Se ai partigiani dell’alleanza transatlantica britannici che proponevano una piu stretta intesa con gli USA il Premier inglese ha risposto in questo modo ed io l’ho riportato, e’ evidente che solo Sarkosi non se ne e’ accorto, oppure e’ disinformazione.
Anche la scena della mancata stretta di mano tra i due capi e’ disinformazione ben fatta, in quanto e’ ovvio che nel corso di una riunione che dura tutto il giorno, non ci si da la mano ogni volta che ci si incontra, ma ALL’arrivo e alla partenza.
Il saluto ogni volta che ci si incontra, lo fanno solo i galeotti durante l’ora d’aria ( osservazione antropologica di un sociologo) per smorzare l’ aggressività che e’ massima in quegli ambienti.
In realtà Cameron ha preso la palla al balzo e ha capito che Sarkosi su questa vicenda si gioca le residue probabilità di essere rieletto ed e’ pronto a tutto per non far fallire il negoziato di cui si e’ reso portavoce ufficiale. Anche Sarkosy sa che senza un successo personale, non ha alcuna probabilità di rielezione.
L’ Inghilterra presenterà una serie di rivendicazioni accuratamente preparate dai tecnici del Foreign office e otterrà tutto quel che chiederà, inclusa qualche guarentigia sul bilancio da far approvare ai burocrati di Bruxelles.
Sarkosy avrà il suo successo a Marzo, in epoca elettorale.
Notevole il coro di stampa che sta preparando il letto a Cameron, lasciando intendere che
l’ abbandono dell’accordo sui criteri comuni di bilancio ( ancora sconosciuti) da parte dell’Inghilterra sarebbe un disastro.
Il fatto che l’accordo sia concordato, e’ dimostrato dal fatto che tutta la stampa francese ha adottato toni da crisi dell’Europa. Anche i fogli filo Sarkosi.
In tutta Europa la posizione di Cameron ha avuto l’onore dei titoli di prima pagina e nessuno ha detto quel che sanno tutti: l’ Inghilterra si appresta a mietere ancora un buon raccolto di concessioni a spese dei partners.
Noi abbiamo troppi debiti con la Francia per opporci: abbiamo in scadenza ad aprile 400 miliardi di euro di debito pubblico e a decidere sarà il piccolo Nicolas.

PERCHÉ LA LEGA ARABA HA DECISO LE SANZIONI CONTRO LA SIRIA

L’unica discontinuità verificatasi nel Vicino Oriente, consiste nel fatto che la Lega Araba ha condannato la Siria – un tempo il suo braccio secolare – a delle sanzioni economiche, benché nessuno volesse veramente farlo ed e’ evidente a tutti che le sanzioni economiche sono inefficaci.
A prima vista si tratta di un successo della diplomazia americana e in parte lo e’, ma se fossi in loro mi preoccuperei.
Anzitutto, la Lega araba ha sempre vissuto all’ombra dell’Egitto, potenza regionale egemone e questa volta l’ Egitto era assente politicamente. Tutti hanno capito che – ancora una volta gli USA non rispettano nemmeno gli alleati più ossequenti.
Con molto pragmatismo, il governo americano si e’ appoggiato al CCG , il Consiglio di cooperazione del Golfo, che riunisce dei giganti finanziari, ma che sono politicamente dei bonsai dietro i quali si e’ intravista la sagoma dello Zio Sam. Anche questo e’ un errore.
Sarebbe come se si imponessero delle sanzioni a carico dell’Italia, su pressione e voto di San Marino, Monaco e il Lichtenstein.
L’Irak si e’ astenuto al momento del voto rompendo l’effetto che avrebbe avuto un voto plebiscitario sulle opinioni pubbliche arabe. Quel che rimane impresso e’ che gli Sati Uniti non sono riusciti ad ottenere il placet nemmeno da un paese che occupano militarmente. Il bell’esempio di rispetto degli altrui pareri si stempera al calore della considerazione del ministro degli esteri Hoshyar Zabari che ha detto a chiare lettere che l’Irak non si fa influenzare da nessuno. Solo gli Usa hanno pensato a una presa di distanza dall’Iran. Tutti gli altri al fatto che gli attuali governanti irakeni, nessuno escluso hanno vissuto per anni in Siria nel periodo dell’esilio e che l’Irak avra’ bisogno dell’appoggio – mi correggo, dell’alleanza siriana – per affrontare il suo primo problema: la spartizione dell’acqua dell’Eufrate, drasticamente centellinata dalla Turchia con conseguenze pesanti sulla agricoltura di entrambi i paesi della ” mezzaluna fertile”.
Inoltre, un governo sunnita a Damasco non sarebbe l’ideale per il governo sciita irakeno insediatosi da poco e minacciato da una presenza sunnita del 30% della popolazione , reduce da cinquanta anni di dominio incontrastato. Lo avrebbe capito anche un bambino.
Gli alaouiti che governano la Siria, appartengono alla galassia della eterodossia mussulmana e quindi sono più’ vicini agli sciiti di quanto comunemente si creda.
Appena sarà ristabilito il plenum politico della Lega Araba, gli oppositori delle sanzioni alzeranno la testa e gli emiri del CCG torneranno a giocare con i loro Jumbo jet e fondi sovrani.
A primavera ci saranno due eventi elettorali che scandiranno il calendario dell’area: le elezioni presidenziali francesi che sperano tutti vedano l’uscita di Sarkosi e quelle parlamentari iraniane che dovrebbero segnare l’inizio del declino di Ahmadinejad già azzoppato dallo scandalo che ha coinvolto il suocero Esfandiari Rahim Mashai col quale alle elezioni presidenziali del 2013 voleva fare il giochino Putin – Mevdev della staffetta.
Liquidati gli smaniosi di protagonismo sulla pelle degli altri, tutto si può aggiustare. Siamo in Oriente.