MENTRE GLI USA CERCANO DI RIMEDIARE ALLA GAFFE COL PAKISTAN E USCIRE DAL PANTANO AFGANO, NEL LEVANTE PERDONO DUE ALLEATI CONTRO LA SIRIA E LA “HUMAN INTELLIGENCE” SUL POSTO. RESTA L’OPZIONE DELL’ATTACCO DIRETTO O LA SORDINA . DUE IATTURE. di Antonio de Martini

Il nuovo capo della CIA generale David Petraeus, dopo aver organizzato un seminario di tre giorni dedicato ai suoi agenti segreti, sugli aspetti etici dell’impiego dei Drone ( aerei armati senza pilota che organizzano omicidi telematici mirati) , ha lasciato trapelare di aver dato ordine di fermare questi attacchi considerandoli ” controproducenti” .

. La notizia segue di pochi giorni il “pezzo” sui ” guerrieri da balestra”( la “robotizzazione della guerra “del 15 novembre scorso) di questo blog e l’articolo di una newsletter diretta dal generale Mario Mori – ex comandante del SISDE – che parlava della ” trasformazione della CIA da organizzazione di intelligence a killing machine”.
Tuttavia, non credo che queste considerazioni etiche abbiano prodotto effetti particolari.
Naturalmente e’ molto più probabile che la decisione sia stata motivata dallo ” sfratto” avuto dalla base aerea di Shamsi in Pakistan a cura del locale governo, o dalla notizia della cancellazione del nome del Mullah Omar dalla lista dei ricercati dall’ FBI che ” The Nation” ha dato ieri, o della disposizione data alla stampa di non usare più il termine dispregiativo ” Afpak” – prima suggerito dal Dipartimento di Stato – che accomunava Afganistan e Pakistan in una zona comune di occupazione selvaggia.
Questa serie di provvedimenti – nota più in Pakistan che nel resto del mondo – mostra a quale stadio di disperazione possa giungere anche una superpotenza, quando incontra un popolo deciso a difendere la propria sovranità e indipendenza, anche contro un potere militare soverchiante.
La decisione di invadere l’ Afganistan, giova ricordarlo, non fu presa dallo Stato Maggiore americano, bensì dalla CIA che arruolo’ le truppe, pianifico’ l’attacco e e diresse l’invasione ( come ammesso dal direttore dell’ epoca George Tenet nella sua autobiografia) .

Anche le operazioni concepite contro i paesi arabi del Nord Africa , sono farina dello stesso sacco ( basta leggere il programma POMED o l’ “ENOUGH PROJECT” che riguarda il Sudan e la sua spartizione, già illustrati in questo blog).
In Siria, la situazione e’ identica e la CIA – che non ha mai brillato per intelligenza strategica e sagacia culturale – ha continuato a tentare la carta dalla sobillazione etnoreligiosa, prima nella zona del Djebel Druso, poi sul confine del Sandgiaccato di Alessandretta ed infine al margine del confine turco nella zona di Merdin.
La strategia sembra consistere nel voler creare una serie di stati meno grandi di quelli attuali.
L’alleato , oltre alla solita triplice della NATO ( Uk, Francia e Turchia) e’ stato individuato nella fratellanza mussulmana in Nord Africa e nel Levante e nell’ area mediorientale si spera nei …Talebani.
L’intesa Franco Turca e’ durata lo spazio di un paio di dispetti frontalieri ed e’ naufragata sulla esigenza elettorale di Sarkosi di far approvare in tempi brevi la legge sul riconoscimento del genocidio armeno.
L’apporto britannico e’ consistito nel conferimento dei rapporti con la fratellanza mussulmana.
Sarkosi ha dimostrato di non essere disposto a rimandare un proprio interesse elettorale ( gli armeni in Francia sono ben oltre centomila) nemmeno di sei/sette settimane per agevolare l’attacco alla Siria, costringendo così gli USA a dover apparire in prima fila, mentre era prevista una posizione defilata in vista di una mediazione arabo- israeliana, per la quale si dovrà trovare – in caso di necessita’ nel breve – una diversa entità mediatrice.

Forte della esperienza Libica e di quella egiziana e tunisina, il complesso Iran-Siria- Hezbollah- Hamas, ha iniziato le opere di difesa con l’eliminazione delle fonti di informazione avversarie: abbattimento di un Drone che sorvolava il territorio iraniano e condanna a morte di un iraniano Amir Mizraei Hekmati, accusato di spionaggio a Teheran; dodici spie Israelo-americane arrestate in Libano mentre monitoravano le trasmissioni di Hezbollah, un paio arrestati in Egitto di Israelo-americani che si interessavano a Hamas e la pubblicazione dei nomi dei diplomatici USA addetti allo spionaggio nella ambasciata americana in Libano, sono le notizie rese note in questi giorni.
La minaccia della Marina ( la maggior parte degli alti ufficiali proviene dalla Accademia di Livorno) iraniana di essere capace di chiudere lo stretto di Hormuz mostra che anche gli iraniani temono che un eventuale attacco in preparazione, lo sia a cura dei dilettanti della CIA che potrebbero aver trascurato il dettaglio.
Tra professionisti, certi avvertimenti suonerebbero offesa.
I cinquanta osservatori della Lega Araba in arrivo a Damasco, diventeranno presto la fonte più autorevole cui i media potranno attingere per le notizie.
Le elezioni francesi sono vicine e basta un’altra ” gaffe” di Sarkosi per farlo trombare.
I turchi marceranno solo se l’occidente accetterà la tesi degli armeni morti per il freddo.
Durante tutti gli anni cinquanta e sessanta, gli Usa avevano come ” intelligence partner ” nel Levante e nel medio oriente gli italiani: queste gaffe non le hanno mai fatte e il solo sbarco di Marines 1957 nel Libano, avvenne tra gli applausi e senza perdite.
E i francesi ex potenza coloniale, furono costretti a non sbarcare.

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