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A CHI SERVE L’ASSEDIO DI KOBANI ? di Antonio de Martini

Fin dai primi giorni di guerra quando fu chiara la portata della ” ribellione”, la strategia adottata dal governo siriano è consistita nel presidiare principalmente Damasco ed i suoi dintorni con il grosso delle Forze Armate. Chi ha Damasco ha la Siria.

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PERCHÉ LA LEGA ARABA HA DECISO LE SANZIONI CONTRO LA SIRIA

L’unica discontinuità verificatasi nel Vicino Oriente, consiste nel fatto che la Lega Araba ha condannato la Siria – un tempo il suo braccio secolare – a delle sanzioni economiche, benché nessuno volesse veramente farlo ed e’ evidente a tutti che le sanzioni economiche sono inefficaci.
A prima vista si tratta di un successo della diplomazia americana e in parte lo e’, ma se fossi in loro mi preoccuperei.
Anzitutto, la Lega araba ha sempre vissuto all’ombra dell’Egitto, potenza regionale egemone e questa volta l’ Egitto era assente politicamente. Tutti hanno capito che – ancora una volta gli USA non rispettano nemmeno gli alleati più ossequenti.
Con molto pragmatismo, il governo americano si e’ appoggiato al CCG , il Consiglio di cooperazione del Golfo, che riunisce dei giganti finanziari, ma che sono politicamente dei bonsai dietro i quali si e’ intravista la sagoma dello Zio Sam. Anche questo e’ un errore.
Sarebbe come se si imponessero delle sanzioni a carico dell’Italia, su pressione e voto di San Marino, Monaco e il Lichtenstein.
L’Irak si e’ astenuto al momento del voto rompendo l’effetto che avrebbe avuto un voto plebiscitario sulle opinioni pubbliche arabe. Quel che rimane impresso e’ che gli Sati Uniti non sono riusciti ad ottenere il placet nemmeno da un paese che occupano militarmente. Il bell’esempio di rispetto degli altrui pareri si stempera al calore della considerazione del ministro degli esteri Hoshyar Zabari che ha detto a chiare lettere che l’Irak non si fa influenzare da nessuno. Solo gli Usa hanno pensato a una presa di distanza dall’Iran. Tutti gli altri al fatto che gli attuali governanti irakeni, nessuno escluso hanno vissuto per anni in Siria nel periodo dell’esilio e che l’Irak avra’ bisogno dell’appoggio – mi correggo, dell’alleanza siriana – per affrontare il suo primo problema: la spartizione dell’acqua dell’Eufrate, drasticamente centellinata dalla Turchia con conseguenze pesanti sulla agricoltura di entrambi i paesi della ” mezzaluna fertile”.
Inoltre, un governo sunnita a Damasco non sarebbe l’ideale per il governo sciita irakeno insediatosi da poco e minacciato da una presenza sunnita del 30% della popolazione , reduce da cinquanta anni di dominio incontrastato. Lo avrebbe capito anche un bambino.
Gli alaouiti che governano la Siria, appartengono alla galassia della eterodossia mussulmana e quindi sono più’ vicini agli sciiti di quanto comunemente si creda.
Appena sarà ristabilito il plenum politico della Lega Araba, gli oppositori delle sanzioni alzeranno la testa e gli emiri del CCG torneranno a giocare con i loro Jumbo jet e fondi sovrani.
A primavera ci saranno due eventi elettorali che scandiranno il calendario dell’area: le elezioni presidenziali francesi che sperano tutti vedano l’uscita di Sarkosi e quelle parlamentari iraniane che dovrebbero segnare l’inizio del declino di Ahmadinejad già azzoppato dallo scandalo che ha coinvolto il suocero Esfandiari Rahim Mashai col quale alle elezioni presidenziali del 2013 voleva fare il giochino Putin – Mevdev della staffetta.
Liquidati gli smaniosi di protagonismo sulla pelle degli altri, tutto si può aggiustare. Siamo in Oriente.

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