USA E TALEBANI: ALTRO PASSO VERSO L’APERTURA DEL NEGOZIATO CON LA LIBERAZIONE DI ALCUNI OSTAGGI DETENUTI A GUANTANAMO E L’APERTURA DI UN UFFICIO DI RAPPRESENTANZA DEI TALEBANI NEL QUATAR. MA PER ORA LE CONCESSIONI SONO SOLO AMERICANE E DUE NUOVI AVVERSARI. PAKISTAN E AFGANI DI KARZAI.

Secondo il “Guardian” c’e stato un nuovo passo avanti nella preparazione di un eventuale negoziato tra USA e Talebani. Secondo me, il passo avanti lo hanno fatto solo questi ultimi.
Il presidente USA Barak Obama, ha dato il benestare

per la liberazione di alcuni ostaggi detenuti a Guantanamo, consentendo finalmente la definizione dello status dei detenuti costi’.
Non si tratta di detenuti in attesa di giudizio , altrimenti sarebbe stata necessaria una decisione di un magistrato; non di prigionieri di guerra altrimenti sarebbe stata violata la convenzione di Ginevra; non di condannati da un tribunale militare altrimenti sarebbe stato necessario un atto di grazia o una sentenza di sospensione della pena.

Apprendiamo quindi che anche la più grande democrazia del mondo detiene ostaggi e li scambia.
In questo caso, li scambia con un evento futuro e incerto.
Due anni di negoziati in Germania e ” nel golfo” hanno prodotto da parte Talebana, la dichiarazione di un portavoce che annunzia l’apertura di un ufficio politico nel Quatar e da parte USA quello della cancellazione del nome del Mullah Omar dall’elenco dei ricercati dall’ FBI e la dichiarazione del vicepresidente Joe Biden che ” i Talebani in quanto tali non sono nemici degli USA”.
Adesso il nuovo passo consiste nella liberazione di un quintetto di ostaggi detenuti a Guantanamo: il mullah Khair Kowa , già ministro dell’interno, l’ex governatore della provincia del Nord ( quella che era in mano a Massoud) e si discute anche della liberazione dell’ex comandante delle Forze Armate afgane il mullah Fazi Akhund, che pero’ gli Stati Uniti vorrebbero , per ora trasferire nel Quatar e per ora liberarlo a ufficio politico aperto. La fiducia e’ ancora scarsa.

Della liberazione dell’unico prigioniero americano di cui si abbia notizia – il venticinquenne sergente Bowe Bergdahl, detenuto dal 2009 – non vi e’ traccia nelle notizie negoziali, a dimostrazione di quanta sia l’importanza che il governo americano annette alla vicenda e di quanto gli USA si sentano in stato di inferiorità,nel negoziato.
In questo decennio, gli Stati Uniti hanno fatto due guerre, perdendole entrambe, anche politicamente. Hanno perso il credito e il prestigio che avevano nei confronti degli alleati della NATO, hanno perso in media seicento uomini all’ anno su entrambi i fronti e la situazione e’ esattamente quella di prima: insicurezza endemica, nessun progresso democratico nei paesi interessati, aggravamento del bilancio , specie militare, degli Stati Uniti giunto a limiti di rottura e deterioramento dei rapporti tra Egitto e Israele che era l’unico elemento di stabilita’ acquisito nel trentennio precedente.
L’ansia di uscire dall’Afganistan ha alcune conseguenze importanti: gli USA sentono il peso del deterioramento dei rapporti col Pakistan e questo sente sfuggirgli il controllo sui Talebani e sulla vacca da mungere americana ( la scorsa settimana hanno chiesto 15 miliardi di dollari ” per l’usura del manto stradale del Pakistan logorato dai viavai dei rifornimenti alleati”).
Hamid Karzai teme di fare la fine di Taiwan che venne abbandonata per avere rapporti con la Cina continentale o , peggio, la fine della famiglia Diem in Viet Nam che fu lasciata uccidere quando non più utile.
Ecco altri due avversari con cui prima o poi dovranno intavolare altri negoziati in condizioni di inferiorità psicologica. Per questi motivi, non ritengo credibile la minaccia USA verso l’Iran.
Il terzo fronte in queste condizioni, non lo aprirebbe nemmeno Hitler buonanima.

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Commenti

  • Edoardo  Il gennaio 4, 2012 alle 7:01 pm

    Cina e Russia rendono impossibile l’attacco all’Iran, e (per il momento) anche alla Siria.
    Se Gheddafi non si fosse incaponito sul dinaro d’oro, avrebbe potuto contare sull’alleanza delle già citate potenze e oggi nemmeno la Libia oggi sarebbe un paese devastato… ma di cui non sappiamo niente… e quindi per le abitudini mentali contemporanee, significa che va tutto bene…

    • antoniochedice  Il gennaio 4, 2012 alle 7:24 pm

      Non sono le abitudini mentali, quanto il filtraggio delle informazioni e il disinteresse degli italiani specie verso la politica estera.

  • Stef  Il gennaio 4, 2012 alle 11:14 pm

    “Il terzo fronte in queste condizioni, non lo aprirebbe nemmeno Hitler buonanima.”
    La sua e’ una considerazione basata su logica e buonsenso. Ma queste due qualita’ sembrano mancare ai piani alti della politica usa da almeno 10 anni.
    Naturalmente spero che lei abbia ragione ed io torto… sono stanco di vedere guerre e morti, ma mi sembra che, anche spinti dalla lobby ebraica, gli usa stiano spingendo davvero per una guerra contro l’iran.
    Ci pensi un po’: una volta smarcatisi dal casino in afpak (che fu creato per permettere la costruzione di pipeline dall’asia centrale all’oceano indiano) gli usa potrebbero attaccare l’iran e realizzare un regime change che gli frutterebbe:
    – strozzatura delle forniture energetiche alla cina
    – eliminazione di un nemico importante (l’ultimo) nell’area
    – Realizzazione delle pipeline di cui sopra
    – messa in sicurezza dello stretto di hormutz
    – rafforzamento nell’accerchiamento della russia
    – Accesso al petrolio iraniano

    Certo, non e’ detto che russia e soprattutto cina se ne stiano a guardare, ma a fronte di alti rischi stavolta ci sono anche tanti vantaggi.

    • antoniochedice  Il gennaio 5, 2012 alle 8:58 am

      Questa e’ una ottima base di discussione. Personalmente ritengo che sia un bluff americano.
      Le ragioni: intanto il prezzo del petrolio passerebbe a 200 dollari a barile. Questo renderebbe sffruttabili con profitto i depositi di scisti bituminose dell’America del Nord, ma farebbe saltare quasi tutte le economie del globo tranne forse il Botswana.
      Inoltre anche se l’Iran non ha vettori nucleari, e’ perfettamente in grado di buttare nello stretto di Hormuz tanti materiali e detriti nucleari da impestare tutte le navi e tutto il petrolio, anche saudita,irakeno e degli emirati, da renderlo inutilizzabile.
      Infine i paesi dell’area India e Pakistan potrebbero essere coinvolti con l’effetto di far emergere un solo vincitore: la Cina.
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