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IL PUNTO SULLA CRISI UCRAINA IN UNA ANALISI FATTA NEL 2014( IL 28 FEBBRAIO). MA NON C’E’ DA CAMBIARE NULLA

la nave da intelligence elettronica russa Viktor Leonov CCB-175  equipaggiata di armamento contraereo moderno ha attraccato al molo delle navi da crociera dell’Avana all’alba del 27 febbraio.

In zona c’é anche una squadra navale iraniana che dieci giorni fa ha annunziato di voler incrociare al limite delle acque territoriali USA in segno di reciprocità per la presenza della sesta flotta nel golfo persico.

Questa è solo una delle numerose escalation messe in atto in occasione della crisi ucraina tra le potenze coinvolte ed ognuna di queste scelte potenzialmente può creare un casus belli.

Tre  post fa mi chiedevo se la crisi ucraina fosse la prima pedina di un gioco di Domino o il prodromo di una nuova Yalta.

La strategia USA nei confronti della Russia – specie dopo la crisi siriana – mira a due obiettivi ormai chiari che speriamo la Russia riesca a padroneggiare, a meno che un’”riflesso patriottico” vecchio stile la perda.

PRIMO OBBIETTIVO: La Russia è troppo grande e va “sfaldata” 

Lo strumento per” sfaldare” la CSI ( Confederazione degli Stati Indipendenti) è la N.A.T.O.  evidentemente non paga di aver annesso all’alleanza nell’Aprile 2004 le tre repubbliche baltiche che facevano parte del Patto di Varsavia ( Estonia, Lituania, Lettonia).

Nel dicembre dello stesso anno, la rivoluzione rosa in Georgia portava al potere Mikhail Saakasvili, certamente pro-occidente.  La rivoluzione arancione ottenne lo stesso effetto in Ucraina.

Mentre gli USA fin dal summit N.A.T.O. di Bucarest nel 2008 ( altro paese, la Romania, passato dal patto di Varsavia alla N.A.T.O.) non facevano mistero di voler spingere l’alleanza atlantica oltre il mar nero, la Russia iniziò una serie di contromosse – essenzialmente basate sulla leva energetica  nelle sue variabili economica e politica- per ricondurre alla ragione l’Ucraina dove era stata eletta Julia Timoshenko , filo occidentale e sensibilissima agli affari, e la Georgia dove il Presidente  Saakasvili si credette tanto appoggiato da attaccare militarmente la parte di Ossezia rimasta in territorio russo ( il sud Ossezia non è, in realtà,  mai esistito).

Una scorribanda e un  giorno di fuoco bastò ai russi per far capire che, se necessario,  erano pronti alla guerra. ( Agosto 2008).

Nel 2010, le nuove elezioni in Georgia che videro prevalere i filo russi e l’eliminazione dalla scena del Kirgyzistan del Presidente  Kurmanbek Bakievhanno tranquillizzato la Russia  che stava preparando la sua rentrée caucasica con le Olimpiadi di Sochi e seguiva attentamente la situazione siriana nella quale vedeva l’occasione di un ritorno sulla scena del Levante dopo anni di ripiego su se stessa. L’adesione dell’Armenia all’area doganale russa ( e che tutti davano per acquisita all’occidente)  sembrò avvalorare questo vantaggio e confermare l’appoggio che la Chiesa ortodossa offre alla nuova Russia.

Il caso Shalabayev, ( il dissidente Kazako) con un risvolto un po vigliacco qui in Italia, completò il quadro strategico con cui la Russia credette di aver imposto lo stop alla  “operazione erosione della CSI”.

La reazione USA, dopo le i contrattempi del caso Snowden e del diplomatico spia ( Ryan Foggle, terzo segretario) preso a Mosca con la parrucca bionda in testa e un impegno da un milione in tasca, non si è fatta attendere e ad onta dell’avvertimento recapitato via Italia ( a Verona dall’ex candidato presidente Sergyey Glaziev  al convegno  di ottobre scorso di Banca Intesa: ” non cederemo l’Ucraina senza una situazione di guerra come la Jugoslavia”) l’attacco si è verificato. I governi fantoccio non reggono mai e anche questo non ha fatto eccezione.

E’ probabile che “l’ansia europeista” si  estenda alla Moldova dove – notizia di due giorni fa – il Ministro della Difesa   Vitalie Marinuta  ha trovato modo di dimettersi in polemica col Presidente Nicolae Timofti accennando a dissapori circa argomenti strategici non specificati ma che includevano “input dalla UE e dagli USA”. Senza l’adesione alla UE da parte della Moldova, la collaborazione dei romeni con l’occidente sarà sempre tiepida.

Intanto – qui si risente l’odore di una Yalta in preparazione – la Russia ha occupato i due aeroporti della penisola ben difendibile ( l’assedio di Sebastopoli da parte russa nel 1944 durò oltre otto mesi) e la base navale di Sebastopoli , affittata fino al 2050,   senza colpo ferire e gli USA – e la Germania – che hanno protestato quando non volavano ancora le pallottole, non hanno fiatato.

In più Il rappresentante ucraino nei negoziati con la UE, Kostyantyn Yeliseyev ha colto la palla al balzo chiedendo “l’immediata firma dell’accordo di adesione ” alla Unione Europea che converrebbe anche agli USA dato che porrebbero un altro grosso fardello sulle spalle dell’Euro e della Germania.

I tedeschi , che hanno fatto una guerra sanguinosa  per conquistare e conservare  l’Ucraina ( e rifiutarono la pace separata nel 1942 con la Russia per non cederla. vds biografia di Beria già cit.) , dovrebbero a questo punto  pagare i debiti e ristrutturare le industrie e gli costerebbe ben più dell’annessione della Germania est e dovrebbero farlo questa volta  senza aiuti dagli altri paesi dell’Unione e col fardello della crisi interna in eurozona.

Oltre alla Crimea – considerata russa senza discussione – si avrebbe una separazione su base culturale e etnico-linguistica: il sud e l’est in orbita russa e l’ovest in quella tedesca.

Aspettiamo l’attacco al Kazakistan con un ruolo per Shalabayev dopo che gli effetti della svalutazione ( del 20% per ora) si saranno fatti sentire. Per tamponare, il presidente Nazabajev ha nominato governatore della banca centrale il suo pupillo Karimbetov togliendolo dalla direzione del fondo sovrano di trenta miliardi che era il vanto del regime.

SECONDO OBBIETTIVO: La Russia deve uscire dal Mediterraneo.

Sarebbe stato un obbiettivo a portata di mano senza le primavere arabe, adesso è molto più difficile e forse è una delle ragioni della inversione di marcia americana.

In questo momento siamo in presenza della prima opzione ( la crisi ucraina), ma questa seconda ( mediterraneo libero da navi russe)  è di gran lunga più pericolosa per noi e per la sicurezza del Mediterraneo.

Dopo la caduta dell’URSS , la ripresa russa è stata molto più rapida di quanto prevedessero gli analisti e il ritorno di Putin alla presidenza della Russia ha creato i presupposti per una ulteriore serie di frizioni  basate sul fatto che la Russia pretende un trattamento di parità nel consesso internazionale e l’America non glielo ha riconosciuto che a malincuore nella sola occasione della crisi siriana, con l’intento di fargliela pagare alla prima occasione.

I russi dispongono di una base in Siria a Tartous e non è chiaro se abbiano già ottenuto una base navale vera e propria a Cipro.

Ipotizzo che la concederanno non appena abbandonata la presidenza di turno della UE.

“L’umiliazione” subita nella vicenda siriana  ha impresso una accelerazione al processo di confronto, mentre la Russia ha ingenuamente creduto di aver ormai raggiunto l’agognato status di parità. Non ci può essere parità tra due paesi quando uno dei due ha un bilancio di spesa militare decuplo ( anche se il territorio da presidiare è dieci volte più grande…).

La Russia dispone di un alleato di taglia nel mondo mediterraneo-Egeo : la chiesa ortodossa russa.

A meno di passare alla guerra guerreggiata, l’obiettivo di togliere la base di Sebastopoli alla flotta Russa ( che comunque ha un contratto di affitto che scadrà tra trentasei anni) sembra rinviato sine die.

La fornitura di armi concordata con l’Egitto ( oltre 2 miliardi di dollari di armi specie antiaeree) permette loro di rientrare politicamente nel paese che controlla il canale di Suez.

L’Algeria guarda con sospetto alla NATO dai tempi della Libia. L’opinione pubblica italiana – da sempre contraria alla guerra –  è crescentemente ostile alla presenza delle basi USA e NATO che tendono a consumare merci proprie e godono di immunità giuridiche superiori a quelle dei parlamentari, non imparano la lingua e fanno lievitare gli affitti.

Se questo confronto dovesse continuare, sarebbe molto saggio ed economicamente vantaggioso dichiararsi neutrali, ospitando tutti e non legandosi a nessuno.

LA PRIMA GUERRA IN EUROPA DAL 45 E’IN REALTA’ LA SECONDA

LA GUERRA IN JUGOSLAVIA DA CUI NACQUE IL KOSOVO HA IDENTICA MATRICE

Naturalmente é sempre laggiù che nacque anche la Repubblica di Macedonia, ( poi Macedonia del nord su pressione greca)anche questa subito riconosciuta da Washington e presidiata da una compagnia di Marines.

Radovan Karazich, in entrambe le foto. Non volle il Kosovo e finì latitante

Si tranquillizzino le anime candide, si tratta di manovre subdole fatte da tutti e non mi scandalizzo. Mi rattristo piuttosto per la morte di poveri cristi sulle cui teste si costruiscono le fortune personali, di russi o americani ( come il figlio di Biden) poco importa.

Liquidata questa ipocrita questione morale, passiamo a cose serie.

I russi, con l’Afganistan avevano capito di essere stati attirati in una trappola-salasso e si erano ritirati, ma si può sempre contare sulla coazione a ripetere. degli stupidi. Questa volta gli americani – che commettono errori a catena ma che sanno imparare dall’esperienza – li hanno attirati in una trappola-salasso dalla quale non possono ritirarsi senza che la intera classe dirigente russa perda la legittimità a governare. La Russia é nata in Ucraina, come la Serbia nacque in Kosovo ( D’Annunzio vi dedicò un’ode ormai dimenticata). Come l’Italia é nata dal Piemonte. Persino Putin é nato da genitori ucraini.

La strategia di logorare la Russia per via della sua inettitudine economica e finanziaria, ha quindi ripreso di bel nuovo e la Russia, questa volta non può andarsene per fermare l’emorralgia: perderà sangue dall’arteria cardiaca: é Enea col padre sulle spalle e non può sbarazzarsene.

La trappola é scattata quando il Presidente USA ha annunziato che , in caso di invasione dell’Ucraina, avrebbe risposto con Sanzioni e non con la guerra. Era il via libera che Putin aspettava per agire anche al fine di compattare i suoi cittadini che mostravano le prime crepe nella compattezza. Da oggi, l’opposizione russa non ha più spazi: chi non sta con la madre Russia é un traditore e verrà trattato come tale.

Un vantaggio che ne Putin trae, ma da non sottovalutare troppo, é demografico. L’altro, é di politica interna.

La Russia sta perdendo – e per anni ancora- un milione di cittadini all’anno – i demografi dicono che si fermerà a meno 40 milioni – e l’unico vantaggio che può trarre dalle desolate lande dell’est Ucraina é dato dai 17 milioni di nuovi cittadini russi e acculturati, che ne attenueranno il deperimento demografico.

La siderurgia pesante ucraina ( situata nella parte orientale del paese) é antidiluviana e non conviene a nessuno ristrutturarla; é stato giudicato troppo costoso persino lo smantellamento.

Nell’Ovest e nel sud, il paese é agricolo con splendide foreste, terra fertile, ma la guerra mondiale e 70 anni di comunismo ne hanno devastato il catasto.

Manca ogni certezza del diritto di proprietà e le banche non anticipano i soldi ai contadini, nemmeno per le sementi. IL paese campa con la soia e la sua spremitura che ha la Russia come solo sbocco con l’olio di girasole. Io proposi al ministero delle politiche agricole di creare una ” via della soia” delle bucce spremute, ottime proteine per nutrimento animale da avviare con chiatte fino al mar nero e spedire per via marittima a Ravenna per gli allevamenti di maiali della Romagna e val Padana, ma il cambio di governo ne impedì la realizzazione.

Di qui, la grande emigrazione verso l’Europa ricca e la pletora di badanti che ha invaso l’Italia e la Germania. Due paesi di vecchi che interpellati dalla Per Research sulla disponibilità a combattere per il proprio paese hanno risposto si al 20% contro il 70 dei russi.

L’emigrazione maschile fornisce milizie mercenarie alle organizzazioni private e alla Legione straniera francese, oltre che camionisti da TIR che fanno la spola tra Polonia e Inghilterra attraverso la Germania in un incessante andrivieni per la consegna di prodotti agricoli polacchi.

Le royalties incassate dalla Russia per il transito di oleo e gasdotto verso l’Europa ricca completano il panorama economico di un’area che ha perso la serenità da quando l’impero austroungarico è crollato lasciando le fertili e operose contrade alla mercé delle bramosie dei vicini.

Il primo approccio USA fu la consulenza sul prezzo da incassare per il transito degli oleodotti russi. Incessanti stimoli ad aumentare i prezzi fino ai limiti del ricatto, cinque miliardi di dollari di spese di propaganda ammessi dalla sottosegretaria Victoria Nuland ( resa celebre dal suo ” fuck the EU”) col quale rifiutò di consultarsi con l’Unione Europea e un moto di piazza organizzato grazie gli ex volontari nazistoidi che facevano capo a Stefan Bandera, il leader indipendentista ucciso a Monaco di Baviera dal KGB con un getto di gas velenoso emesso d un falso pacchetto di ” Lucky strike”, completarono il pacchetto di mischia col quale si influenzarono le elezioni presidenziali, alternando i vincitori in una altalenante lotta per la presidenza con vittime costanti e ” processi del secolo” in puro stile balcanico.

LE CONSEGUENZE

Le ragioni della perdita di controllo di Putin, che ha scatenato il blitz, resteranno ignote a lungo, ma le conseguenze saranno evidenti immediatamente: La Russia – che ovviamente verrà contrastata dagli occidentali solo indirettamente – giungerà a diretto contatto con la Polonia e la Romania ( oltre che con l’amica Moldova) che sono ormai membri a pieno titolo della NATO e quindi protette dall’articolo 5 del trattato che obbliga alla solidarietà difensiva i contraenti, anche se sulla disponibilità all’intervento diretto degli USA i dubbi affiorano regolarmente ad ogni crisi.

Gli analisti USA avranno certamente calcolato i rischi di questa nuova frontiera che espone la Germania alla tentazione spartitori della Polonia avvenuta già tre volte e sempre col partner russo.

Qui si aprono due opzioni: una NUOVA YALTA, ossia un compromesso spartitori del mondo con la Russia , ma che non tiene conto del fatto che esistono la Cina e l’India e l’Indonesia due miliardi e mezzo di persone con armi nucleari, i cinque di Shanghai, Il plateau turco-iranico-pakistano in formazione che dovranno posizionarsi nella contesa.

La sola Cina può vanificare le sanzioni comprando altro gas ( che copre già il dieci per cento del suo fabbisogno) e finanziando il gasdotto Yamal dell’estremo nord russo verso la Cina. L’India, che é il primo compratore di armamenti russi, il Pakistan che ha incrementato qualità e quantità dei lavori pubblici affidati ai russi anche se hanno rinunziato a una visita ufficiale di Putin qualche anno fa, per non tirare troppo la corda.

Tutti questi paesi, vivendo nella sfera di influenza americana, vedrebbero con favore più un ridimensionamento USA che il crollo dell’alternativa russa.

Questa opzione non comporta di per se un confronto militare dato che il precedente di riferimento sarebbe l’epoca della “guerra fredda” in cui non ci fu scontro diretto ma il clima fu di competizione accanita e di guerra per procura.

La seconda opzione sarebbe un confronto militare diretto e cruento che volgerebbe al nucleare , ma questo opzione comporta la MAD ( Mutually Assured Distruction), che é la opzione già scartata da entrambi i contendenti che diede vita al disgelo.

LO SCENARIO POSSIBILE

  1. E’ che gli USA a guida DEM si siano già accordati con la Cina per negare il finanziamento a Putin del gasdotto YAMAL e i conseguenti acquisti di energia da Putin. Sarebbe la mossa vincente nei confronti di Putin, ma equivarrebbe ad affidarsi alla Cina anche politicamente oltre che economicamente come é già avvenuto...e implicherebbe la corresponsione alla Cina di un prezzo elevatissimo ( Taiwan? la compartecipazione nel pacifico?) e senza la certezza che una eventuale rielezione di un repubblicano manterrebbe la promessa…

LO SCENARIO PER L’ITALIA

sarebbe certamente più modesto, ma altrettanto rischioso. Possiamo permetterci di mantenere al governo e negli organismi internazionali ( ad esempio la NATO) personaggi inadeguati e bibitari? possiamo permetterci di tenere fuori dal contesto democratico il 50% degli elettori e far finta di niente? – Nel 1940- dopo dieci mesi di ” non belligeranza- entrammo in guerra impreparati, certi che sarebbe durata poco – grazie al grande alleato- e che il nostro duce avrebbe fatto da mediatore al tavolo della pace e sappiamo come é andata a finire.

LA COSTITUZIONE ITALIANA VIETA INTERVENTI MILITARI( ART 11)

Oggi, siamo con un esercito inferiore per numero alla polizia militare ( 80.000 contro 130.000), con assaltatori della età media di 41 anni ( dato fornito dal capo di S M dell’esercito Generale Salvatore Farina al corriere della sera). Siamo senza carri armati agibili ( abbiamo i carri ” Centauro” che vanno solo su strada.. ( i più moderni risalgono agli anni 90) senza artiglieria ( parco obsoleto da anni) , con aerei di 40 anni fa e gli F35 moderni in consegna ( forse siamo a venti già consegnati); con il servizio militare di leva ” sospeso” dal 1997 – in realtà cancellato ad opera di Mattarella – e una gioventù che ha paura di vaccinarsi. In buono stato la Marina che con l’Ammiraglio Guido Venturoni si é preso tutti i bilanci passati, quelli più recenti sono stati drenati dall’aeronautica per gli F 35 e tra qualche anno sarà il turno dell’esercito a meno che non tocchi ai carabinieri..

LA RICCA EUROPA E’ IL PREMIO DEL CONFRONTO

LA POSTA IN GIOCO NON E’ L’UCRAINA MA LE FORNITURE DI GAS ALL’ EUROPA E LA PELLE DELLA RUSSIA CHE SPERA NELLA CINA CHE GUARDA AGLI USA…

ANTEFATTO N 1

Nikita khrushev, pur essendo nato in altra parte dell’impero, fece tutta la sua carriera di funzionario del partito comunista russo in Ucraina. Diventato segretario generale del PCUS ( partito comunista della Unione Sovietica), ebbe un occhio di riguardo per i suoi vecchi compagni, assegnando alla loro regione l’amministrazione della Crimea ( il luogo all’epoca più desiderato per le vacanze della nomenclatura e per i cittadini) e incluse ben 17 milioni di russi nei confini della Ucraina , che all’epoca era una regione dell’URSS.

Di qui nascono una serie di guai in cui sono incappati i suoi successori.

Una volta sciolta l’Unione sovietica e smantellato il patto di Varsavia, i governanti statunitensi lasciarono intendere al presidente BORIS YELTSIN di non avere mire sull’est Europa, ma mentre Yeltsin e il suo ministro degli esteri Eduard Shevarnadze si accontentarono di assicurazioni verbali a mezza bocca ( i verbali sono stati desegretati dagli USA un paio di anni fa e accennano a numerosi brindisi), gli americani – vedendo risorgere la potenza sovietica sotto la pelle della nuova Russia- decisero di sfruttare l’ingenuità combinata di Khrushev e di Yeltsin per iniziare a cooptare i paesi dell’est Europa nella loro sfera di influenza e accerchiare la Russia con una catena di basi che lasciassero aperta ogni opzione di possibili attacchi in maniera da creare incertezza strategica sulle intenzioni dello zio Sam. Attratti dalla prospettiva di essere ricoperti d’oro dalla Unione Europea, dal mare del nord al mar nero, prima o poi, abboccarono tutti.

Più difficile l’azione nelle Repubbliche ex sovietiche di cultura turca ( i quattro stan) dove un momentaneo successo della segretaria di Stato Hillary Clinton fece credere di poter disporre di un paio di basi , ma la pronta reazione russa si affermò facilmente.

Al sud, Iran e Afganistan , dove comunque gli USA sono riusciti a costruire un paio di infrastrutture strategiche logistiche che vanno verso la frontiera russa, il problema é ancora indeciso per via dell’ostinazione iraniana e della sua inimicizia con Israele e l’Arabia Saudita che sono le potenze regionali rivali e i più sicuri, per ora, alleati degli USA.

ANTEFATTO 2

La strategia principe degli USA nella seconda guerra mondiale consistette nello strangolamento del Giappone con il controllo delle materie prime e sopratutto del petrolio.

Una volta entrati in guerra, adottarono la stessa strategia nei confronti della Germania e la stessa resa dell’Italia fu considerata positivamente per l’opportunità di utilizzo offerta dagli aeroporti pugliesi per bombardare i pozzi petroliferi di Ploesti in Romania.

Controllando le fonti principali di petrolio del pianeta, senza il quale, navi, aerei e carri armati restano fermi, la vittoria non fu che questione di quando, non di se. La carne da cannone la misero i russi e i dominions.

Nel caso della Russia, ricchissima in petrolio ed ogni sorta di materie prime, il problema non é più consistito nel controllo delle fonti , ma nell’impedirne ai russi lo sfruttamento che é il principale sostegno finanziario dell’economia russa il cui PIL equivale a quello del Benelux. Un vantaggio aggiuntivo é l’opportunità di sostituire la Russia come fornitore della ricca e decadente Europa. Il rifornimento avviene via mare ( con navi e con l’onere di costruire impianti di rigasificazione dato che viene liquefatto per agevolare il trasporto. Ci sono attualmente in Europa sette impianti di rigasificazione in progetto- costruzione)

Il ruolo chiave dell’Ucraina in questa vicenda di scontro di interessi strategici e commerciali tra la potenza marittima per eccellenza e la controparte di terra, é esemplificato dalle due cartine che vedete. L’Ucraina serve agli Stati Uniti per strangolare, come fece col Giappone, ogni velleità espansionistiche – sui mercati o i territori, poco importa – della Russia.

Dalla carta ” di terra” é evidente la parte del Leone che fa l’Ucraina nel veicolare gas e petrolio versa la ricca Europa e nella “carta di mare” il fatto che gli Stati Uniti stanno già acquisendo il cliente Europa cui é già sono fornito il 26% della produzione di gas di scisti, molto più costoso sua per le modalità di estrazione che per quelle di trasporto.

Negli anni ottanta, una manovra analoga fu fatta con l’oro, sacrificando gran parte dell’oro Inglese e canadese , oltre che americano, per far scendere il prezzo sui mercati e privare l’URSS di questo introito importantissimo per la sopravvivenza del regime.

L’ingresso sul mercato dell’India , l’acquirente più grande del prezioso metallo e di altre neo potenze asiatiche , ha consentito la ripresa della Russia di Putin dopo il crollo dell’URSS. L’Afganistan fu un infortunio politico importante ma non decisivo come questo.

Come vedete da questo breve riassunto di una situazione ingarbugliata, l’Ucraina lucra da anni la protezione americana per esigere royalties sempre maggiori per il passaggio delle pipelines sul proprio territorio, la Russia cerca di diversificare le linee di accesso all’Europa attraverso il NORD STREAM uno e due o attraverso la Turchia .

L’Europa, e in particolare l’Italia, galleggiano su un mare di petrolio e di gas dell’est mediterraneo ( Leviathan e Tamar nei mari della Grecia, Libano, Israele e Siria) nel mediterraneo centrale ( le acque profonde dell’Egitto da cui hanno cercato di schiodarci con l’affare Regeni), nelle acque della Sirte e le coste delle Cirenaica ( ormai rese insicure da taglieggiamenti endemici alle fazioni in lotta)e l’Algeria che ha saputo resistere solo a prezzi elevatissimi di sangue. L’Iran e il Venezuela ci sono stati interdetti con il pretesto che non sono democrazie.

Come se il Katar e l’Arabia Saudita e la Guinea Equatoriale, lo fossero….

A tutte queste opportunità, vanno aggiunte le coste pugliesi – alla prospezione delle quali si oppone, non si sa a che titolo, una americana di origine italiana che dice di insegnare in una università della Florida, ma opera in Puglia; al largo di Rimini abbiamo giacimenti trovati da ENI e Gulf italiana negli anni settanta e subito richiusi ” per non danneggiare il turismo”, senza contare i giacimenti in Basilicata e quelli storici della val padana.

In altre parole viviamo su un sottosuolo intriso di gas e petrolio, ma lo compriamo all’estero in cambio di protezione data alla banda di ladruncoli che si accontenta – oltretutto- delle briciole.

La chiamano democrazia, suo marito é il “libero mercato” ( che non é né l’uno né l’altro) e dicono che Al Capone era italiano.

UCRAINA: ABBIAMO LA PRIMA VITTIMA

NATURALMENTE SI TRATTA DELLA VERITA’

Russi e Americani si sono già accordati per accanirsi sul cadavere martoriato della verità. La follia neocon che cospira per avere una nuova guerra, ha un nome e cognome.

Victoria Nuland, – diplomatica, già consigliere di politica estera del vicepresidente Dick Cheney – oggi diventata sottosegretario del governo di Joe Biden, viene ricordata sopratutto per la famosa frase “fuck the EU” intercettata quando l’ambasciatore USA a Kiev le chiese se avesse interpellato gli europei prima di scatenare la rivolta di piazza contro il governo legittimo.

Questa signora, all’epoca già obesa e in menopausa, ammise candidamente di aver speso cinque miliardi di dollari per fomentare la rivolta ucraina che defenestrò violentemente il legittimo – e tremebondo- presidente Viktor Yanukovich é probabilmente la forza trainante di questa crisi iniziata otto anni fa sotto la sua supervisione come rappresentante USA all’ONU e ripresa con vigore dal momento del suo ritorno al governo dopo una parentesi come borsista ALBRIGHT a causa delle le dimissioni dal Dipartimento di stato con cui precedette il licenziamento da parte del presidente Donald Trump.

Si tratta di una delle Erinni neocon sostenute dalle lobbies dell’industria bellica USA.

L’Ucraina é solo un pretesto e gli USA hanno molto da guadagnare da questa crisi mentre quasi tutto il mondo pagherebbe un prezzo.

Intanto, rinfocolare la rivalità russo-germanica sull’Ucraina é un buon pretesto di per sé. L’unico pericolo per l’egemonia USA nel mondo é una intesa tra i due paesi del tipo di quella vaticinata fin dal XIX secolo da Bismark. Le risorse russe e la tecnologia tedesca metterebbero in crisi geopolitica gli Stati Uniti.

L’Ovest tedesco industrializzato aveva tradizionale equilibrio nella Prussia agricola; nel dopoguerra, mutilata dell’est ” democratico e popolare” l’equilibrio lo ottenne con l’intesa con la potenza agricola della Francia. Una volta riunificata, la Germania si accorse che l’est agricolo era stato industrializzato a tappe forzate e giocoforza lo sguardo si allungò verso il “granaio d’Europa” come i nostri padri chiamavano l’Ucraina.

Offrire una influenza decisiva alla Germania (nessuno vuole gli ucraini nella NATO) sull’Ucraina sarebbe una bella dote di fidanzamento duraturo.

L’Ucraina, d’altro canto, vive di rimesse degli emigranti in occidente ( aerei- cargo, basi per lanci satellitari, mercenari e badanti.) , di esportazione dell’ olio di soia in Russia, nonché di royalties delle pipeline del petrolio russo in viaggio verso l’Europa occidentale. Dei 41 milioni di abitanti, 17 sono russi e la religione prevalente é quella ortodossa.

L’entrata in una alleanza occidentale con i protestanti tedeschi , consumatori di burro e margarine, disinteressati alla siderurgia obsoleta delle province orientali, sarebbe contro natura a meno di non godere di un trattamento di rendita privilegiata, ma con una agricoltura ( oggi esportatrice a costi con valuta debole) che entrerebbe in competizione con la francese e la nostra.

Tenere occupato e sotto pressione Vladimir Putin, lo distoglie dal Vicino e dal medio Oriente dove la sua posizione é divenuta troppo forte e va ridimensionata.Valga per tutte l’atteggiamento di Israele che si é ben guardato dal prendere posizione, nella crisi ucraina, a favore degli Stati Uniti benché venga rappresentato come l’alleato più fedele e collaborativo…

Forti vantaggi per gli USA anche nella commercializzazione dl petrolio e gas di scisti che dati gli alti prezzi possono essere venduti all’Europa solo in caso di limitazioni importanti delle esportazioni dall’ESt che si verificano sia in caso di sanzioni antirughe che di guerra sul territorio ucraino.

Ultimo vantaggio: buttano Putin in braccio ai cinesi che diventano il suo cliente unico se si chiudono i rubinetti a Ovest.

Ognun vede come , a ciascun vantaggio USA, corrisponde uno svantaggio di uno o più paesi europei. Di qui, un affannarsi disgiunto di Macron, Scholtz, Draghi verso Mosca che già in sé rappresentano il fallimento del progetto di politica unitaria europea e anche questo può essere visto a Washington come un fringe benefit.

Per avere ragione di tanto attivismo, la strategia migliore che i russi possono adottare é quella del ” wait and sei” di britannica memoria: la sola presenza di un’armata corazzata che manovra in prossimità della frontiera ha aiutato il presidente ucraino a non farsi soverchie illusioni: commerci si, alleanze no.

Per capire meglio la straordinaria preparazione e l’analoga impreparazione della controparte americana, vale la pena fissare alcuni punti.

In questa vicenda tutti mentono e l’analogia più ficcante é da ritrovarsi in situazioni ben documentate dato il tempo trascorso: L’accordo di spartizione Sykes -Picot di cui tutti parlano, ma a vanvera.

E’ ormai appurato, che il trattato Sykes-Picot non é mai esistito veramente e la sua storia può aiutarci a capire il castello di bugie che nasconde la realtà di chi vuole smantellare un impero.

Già a metà ottocento, lo zar Alessandro aveva deciso di riprendere la marcia di Pietro il grande verso i mari caldi e cercò – trovandoli tra i francesi e gli inglesi- partner per la spartizione dell’impero ottomano che possedeva gli stretti che portano dal mar nero al Mediterraneo. Dopo qualche malinteso iniziale , la guerra di Crim

ea, l’accordo fu trovato e, mentre gli occidentali iniziarono a soffocare finanziariamente il Sultano di Costantinopoli, la Russia iniziò a fomentare i sudditi cristiani della sublime porta dal Balcani al Caucaso. Fu lo zar a lanciare lo slogan de ” il malato d’Europa” e stimolare le guerre di indipendenza balcaniche, con la sola eccezione di quella greca di cui l’Inghilterra si incaricò.

la mente dietro il piano fu, in ogni momento, il ministro degli esteri russo Sergei Sazonov ( vedi foto)

Il ministro degli esteri russo Sazonov fu la vera testa forte del progetto di smembramento dell’impero ottomano. La Russia si sarebbe impadronita degli stretti mentre gli anglofrancesi degli attuali Irak e Siria. Alla caduta dello Zar l’accordo fu considerato decaduto e l’occupazione dei territori suggerita a Italia e Grecia. La resistenza di Ataturk e Karabekir che frustrarono sul campo le mire greche ( e inglesi) vanificarono il sogno e la pace di lLosanna del 1923 diede riconoscimento alla Turchia moderna.Nel Caucaso, il successore di Sazonov, Cicerin non mantenne gli impegni con gli Armeni che furono eliminati e sostenne Mustafà Kemal ( poi Ataturk) in odio agli inglesi che avevano sbarcato truppe nella Russia per schiacciare i bolscevichi. La tradizione di Sazonov continuò con Molotov, Scepilov e ora con Sergej Lavrov

IL regime sovietico, insediatosi e trovato lo schema dell’accordo di spartizione, lo pubblicò sulla Pravda creando uno scandalo in Occidente, presto soffocato dalla narrativa Sykes-Picot per non dare a vedere che gli accordi datavano dall’aprile 1915. Per conoscere i dettagli abbiamo aspettato cento anni e per conoscere la verità sull’ucraina, vi do appuntamento al 2122.

Ma quel che é certo, é che anche a quel tempo si capirà che la teste pensanti vengono dall’est e non dalle avidi rettilinei di Washington che hanno dimenticato di essere diventati grandi con le politiche di immigrazione e con l’applicazione – specie in casa – dei principi democratici che oggi sono riservati all’export.

LA POLITICA E’ UN’ALTRA COSA

La profilantesi rielezione di Sergio Mattarella e la conseguente conferma di Mario Draghi producono due effetti: mostrano al di là di ogni dubbio, che viviamo in un regime ( ossia un tipo di governo a cui l’alternativa democratica é resa impossibile).

Il secondo effetto é di gran lunga più importante: la realtà si é incaricata di demolire il mito del ” centro destra” governato da personaggi autocertificatisi ” carismatici” e in realtà scherzi della natura favoriti nell’ascesa daigli stessi partiti avversari cui non pareva vero d’essere contrastati da avatar pieni del loro ego.

Le dirette Tv nate per celebrare il ” rito democratico” hanno mostrato in tutto il suo squallore la pochezza degli dei e degli stessi officianti.

Ora sarà chiaro a tutti gli italiani in buona fede he chi difende questo sistema marcio dei partiti, o ne trae benefici oppure é un povero deficiente.

Da anni ci sono sollecitazioni a creare un nuovo partito, movimento o iniziativa politica di reazione a questa repubblica dei compari.

Adesso il momento é arrivato.

I guru – mi tornano in mente le parole di Diaz- risalgono in disordine e senza speranza le valli varesine da cui erano discesi con orgogliosa sicurezza.

A Silvio Berlusconi si rimbocchi la lapide e la Giorgia Meloni torni zucca, il sogno é finito.

Come Mazzini insegna, la politica é un’altra cosa.

La nuova edizione di questa antologia di scritti su Giuseppe Mazzini é in stampa. Chi la volesse ( prezzo di rimborso 16 euro) é pregato di farne richiesta a antoniodemartini@gmail.com

RAISSI VA A MOSCA DA PUTIN PER FIRMARE UN TRATTATO VENTENNALE DI COOPERAZIONE.

Les enjeux de la visite de Raïssi en Russie

Ebrahim Raissi, presidente dell’Iran, si reca in settimana a Mosca per incontrare il presidente russo Vladimir Putin. Molti analisti temono – con ragione- che stia scadendo il termine per la firma di un nuovo trattato di cooperazione ventennale.

Era dal 2017 che un capo di stato iraniano non si recava a Mosca in visita. Lo scorso trattato di cooperazione aveva una durata decennale ed era stato rinnovato due volte per un quinquennio.

In pratica , l’Iran accusato da più parti di politica troppo filo russa e di voler colonizzare la Siria, sta dimostrando invece di volerne seguire le orme e annacqua l’accordo con Mosca aggiungendovi Pechino.

La Siria infatti – filo occidentale per cultura e strutture sociali – fece durare oltre un ventennio le trattative con Mosca, inviando molteplici segnali sia a Washington che a Israele di voler stare dalla nostra parte, ma esigenze di politica internazionale lo impedirono.

Poiché non é mai stato igienico per nessuno restare in splendido isolamento, il regime siriano, senza più illusioni, si piegò a diventare partner politico e militare di Mosca. Si scavò così il fossato della separazione che ha poi portato alla guerra di sette paesi filo occidentali a guida USA, contro il regime di Damasco, dipinto come amico durante la guida di Hafez el Assad ( e del fratello Rifai autentico tiranno sanguinario) e come nemico e antidemocratico ora che è diretto da Bashar el Assad figlio, un civile oculista, cresciuto e educato a Londra, trascinato in politica dalla morte del fratello maggiore.

Se la Siria se l’é cavata in oltre dieci anni di combattimenti accaniti contro i paesi accerchianti, lo deve a questa alleanza e alla decisione di Putin di rompere l’accerchiamento anche mediatico mondiale e far intervenire il potere aereo a favore della fanteria siriana colpendo gli USA nel solito punto debole: la non volontà di impegnare le proprie forze direttamente in un confronto militare se non con potenze minori e non nucleari.

Pressato e minacciato dagli USA e da Israele, l’Iran ha deciso di trovare un modus vivendi col grande e minaccioso vicino e dopo venti anni di negoziati e ondivaghe prese di distanze, sembra proprio che Il nuovo presidente iraniano abbia deciso di giocare in contemporanea tutte le carte in suo possesso: ha mandato avanti in parallelo il negoziato con Washington a Vienna e quello con Putin a Mosca, ricattando entrambi.

La partita si fa rischiosa per tutti dato che Mosca sembra ormai decisa anch’essa a dare a Biden un segnale serio di nervosismo e tutti e tre i partecipanti agli incontri si trovano a lottare per un obbiettivo per ciascuno prioritario.

L’Iran vuole scuotersi di dosso le sanzioni e recuperare un centinaio di miliardi di dollari congelati negli USA dal 1979.

La Russia vuole far capire che é pronta alla guerra – anche diretta e nucleare- pur di scuotersi di dosso la minaccia della pulce ucraina aderente alla NATO, troppo vicina al cuore dell’impero e mira a ottenere lo status di numero 2 al mondo.

Il governo USA a guida Biden, non può permettersi – specie dopo l’Afganistan- di perdere la fiducia dei suoi due alleati più fedeli ( Israele e la Gran Bretagna) entrambi coinvolti sui due fronti caldi dell’Ucraina e dell’Iran.

L’Iran é quello che ha, almeno statisticamente la maggior probabilità di riuscita dato che gioca in due partite di cui una presuppone la sconfitta dell’altra. La Russia, oltre alla posta in palio ha la possibilità – in caso di accordo con l’Iran- di ottenere come Fringe benefit la certezza di un ulteriore riavvicinamento con la Turchia che non potrebbe permettersi di avere il nemico storico anche sul fianco ( oltre che dal mare di Crimea e dalla Siria).

Inoltre un condizionamento ulteriore nei suoi commerci con l’Iran costringerebbe Erdogan a piegarsi completamente ai voleri USA per far sopravvivere la Turchia, ma non lui. Mentre uno sviluppo delle intese commerciali con la Russia darebbe il turbo alle sue industrie dato che non ci sarebbero ostacoli a una intesa ravvicinata turca con il ricchissimo Kazakistan al quale può fornire tecniche costruttive , armi e tessili.

Gli Stati Uniti devono, in un anno elettorale, decidere se accettare il rischio di una guerra diretta per l’ Ucraina come minacciato da Putin, o quello di piegarsi all’esigenza di indipendenza iraniana accettando che si doti del sistema antiaereo S400 e al desiderio di partnership russa scontentando i falchi NATO ( le tre repubbliche baltiche , l’Ucraina, la Polonia e la Germania oltre che i paesi slavi rivali della Serbia).

Una scelta impossibile per una amministrazione in difficoltà.

TRADITORI e TRADITI: UN RAPPORTO SALVIFICO IN VIA DI ESTINZIONE ?

sono pochi i miti e le storie in cui non sono presenti. ma le storie si fermano a un secolo fa. E oggi?

Di tutti i miti antichi citerò il più famoso: Teseo che tradisce le aspettative di Arianna che aveva giurato di sposare e portar via con se.

Gli innocentisti, dicono che la dea Atena gli apparve per avvertirlo che Arianna era promessa al dio Dioniso e il povero Teseo era distrutto all’idea di dover abbandonare la sua bella. Le solite scuse insomma.

Ecco, ci siamo: si tradisce una persona vicina per ottenere un vantaggio sfruttando il rapporto di fiducia e c’é sempre un corteo di innocentisti che tradisce la verità dei fatti offrendo spiegazioni piene di ipotesi inverificabili.

Il tradimento é sempre un fatto circostanziato addebitabile a un singolo individuo , mentre la giustificazione non é mai verificabile.

L’arrivo del Cristianesimo sulla scena culturale del mondo, codifica il tradimento degli angeli ribelli al loro creatore e della personificazione in Lucifero ( nome apparso nel IV secolo).

E’ appena il caso di soffermarsi su Giulio Cesare, tradito dai suoi, ma ricordiamo tra tutti il solo Bruto e su Gesù Cristo, anch’egli denunziato da un intimo, indicato come Giuda Iscariota che le ricerche più recenti indicano come mai esistito.

Tutti i tentativi di codifica e regolamentazione del tradimento, insomma, attribuiscono il male a personaggi singoli la cui esistenza non é mai stata storicamente provata, contrariamente ai tradimenti di gruppo tutti documentati, ma di cui é difficile rintracciare i nominativi che la memoria collettiva non trattiene. Chi ricorda almeno due altri nomi oltre Bruto tra i ventitré che uccisero Cesare?

Del Sinedrio, oltre a Caifa e il suo oppositore Giuseppe d’Arimatea, chi mi fa un altro nome?

Insomma, ho la sensazione che i nomi di coloro che furono indicati come traditori servano a nascondere spesso tradimenti di gruppi più o meno consistenti di persone che compiono atti ritenuti riprovevoli e forniscono capri espiatori alla storia. Si sceglie uno perché paghi per tutti.

Il sistema é dilagato anche in positivo e abbiamo creato le onorificenze per indicare gli esempi da seguire o almeno da ammirare.

Ognuno di questi sistemi- sia il negativo che il positivo – é stato adulterato nel corso dei secoli: dai “cavalieri del Lavoro,” imprenditori che dovrebbero aver creato lavoro e ricchezza, siamo giunti, nell’ultimo trentennio, all’attribuzione dell’onorificenza a impiegati statali e parastatali e da traditori autentici che incolpano un singolo innocente per far assolvere una casta dai suoi peccati.

Dreyfus é l’esempio classico di un intero Stato Maggiore che – dopo una clamorosa sconfitta – indica nell’ebreo di turno il colpevole della batosta.

L’operazione ha tanto successo che dopo l’ultima guerra viene ripetuta con Petain.

Scivoliamo per amor di Patria ai giorni nostri senza far notare che, anche a casa nostra, i traditori abbondano nei periodi di sconfitte e mai di vittorie.

Vediamo che la democrazia é, oggi, l’istituzione più tradita – a destra come a sinistra – ma a me pare che si cominci a esagerare e – dopo il rito espiatorio compiuto su Aldo Moro– ormai siamo giunti al tradimento di tutti contro tutti singoli o gruppi che siano: Presidenti della Repubblica che tradiscono la lettera e lo spirito della Costituzione e inaugurano l’epoca il cui il tradimento semplice viene banalizzato e si considera solo l’Alto tradimento come censurabile, a patto che non si proceda.

Con gli ultimi presidenti, il tradimento dell’articolo 11 della Costituzione é addirittura diventato un titolo per accedere ai più alti fastigi, ma io personalmente non vedo l’ora di poter mettere le mani addosso, almeno a un capro espiatorio.

Si tradisce l’altrui fiducia in forme tanto generalizzate, che persino la cambiale é diventata un risibile obsoleto strumento di pagamento e ci si beffa la giustizia offrendo lettere di scuse ai parenti delle vittime. Il cattolicesimo declinante accusa nientemeno che il Pontefice e in USA si accusa il Presidente di essere al soldo di potenze straniere. Tutto pur di non ammettere colpe collettive.

Il richiamo alla realtà costituito dalla Pandemia di Covid 19 , col suo brusco richiamo alla realtà, sta sconvolgendoci tutti, abituati come siamo alle favole belle.

La Pandemia sostituisce il “felici per sempre” al concetto di morte. La sola certezza che ci tradisce senza preoccuparsi di Indicare capri espiatori. E’ il collettivo che é chiamato a pagare. Una bella novità da quando Adamo diede la colpa a Eva.

L’ITALIA E LE MONARCHIE SONO I SOLI PAESI AL MONDO IN CUI I CITTADINI NON ELEGGONO CHI DIRIGE LO STATO.

CON LA BEFANA ARRIVA LA MADRE DI TUTTE LE ELEZIONI PRESIDENZIALI

Il 16 gennaio inizierà la madre di tutte le sceneggiate che in Italia si chiama “l’elezione del presidente della Repubblica” affidata a un migliaio di persone ( in parte delegittimate dalla Corte Costituzionale) a fronte di sessanta milioni di aventi diritto, in quanto cittadini della Repubblica.

Durante la trascorsa stagione abbiamo avuto il privilegio di assistere a una serie di anteprime, con funzionari del Quirinale all’opera per rafforzare l’immagine del presidente uscente con iniziative che i buonisti definirebbero “dal sapore risorgimentale” ( il San Carlo di Napoli e la Scala di Milano che hanno mobilitato le claque delle grandi prime per applaudire) e i cattivisti definirebbero invece ” di sapore monarchico,” come se degli applausi di un paio di teatri borghesi fossero sufficienti a superare le remore democratiche repubblicane che negano l’opportunità di un raddoppio a un mandato di sette anni.

Va apprezzato lo stratagemma di Napolitano che, dopo aver inventato il colpo di Stato a rate, ha introdotto le rate anche nel raddoppio del mandato presidenziale con l’interruzione dopo un biennio, ma anche nove anni non sono un mandato repubblicano: sono un regno.

Svelata la strategia dei funzionari della presidenza per allungarsi il periodo di pacchia personale, passiamo ad analizzare la situazione politica reale.

GLI ANTEFATTI

I trampolini da cui si accede più facilmente alla eleggibilità presidenziale ,si sono – nella storia repubblicana- rivelati la presidenza di una delle camere ( De Nicola, Gronchi, Leone, Pertini) e l’aver occupato la posizione di ministro dell’interno ( Cossiga, Scalfaro, Napolitano), anche se la candidabilità dell’alto scranno non ha funzionato per i presidenti del Senato ( Merzagora, Fanfani).

Di capi partito eletti, ne ricordo due: Segni e Saragat.

Il settennato di Segni – garanzia moderata per affrontare il periodo della apertura a sinistra- fu interrotto dagli insulti veementi lanciati da un Saragat, probabilmente alticcio, contro Segni che sentendosi oltraggiato nella sua dignità presidenziale, fu colto da ictus e ” dimissionato” due mesi dopo con una perizia medica e una lettera di dimissioni entrambe di dubbio valore legale.

A questi, vanno aggiunti due outsider: Luigi Einaudi ( ormai mitico) e Carlo Azeglio Ciampi, provenienti dalla nidiata della Banca d’Italia come Dini e qualche altro immessi quando si credette che un commissariamento della Banca Centrale fosse sufficiente a farci accettare dal sistema internazionale.

Con Einaudi ( e Menichella) funzionò, mentre con Ciampi ne ricavammo una svalutazione al 27% e una sonora sconfitta che ci fece capire la necessità di evitare il provincialismo tipico del ” Guerrino sol contro Toscana tutta” che ci fece spendere 57.000 miliardi di valuta pregiata in cinque giorni per contrastare, da soli e invano, la finanza internazionale.

I FATTI REALI

Mettiamoci per un momento il passato alle spalle e guardiamo al futuro senza tener conto delle candidature lanciate basandosi sulle preferenze sessuali o di partito che sono state lanciate da giornalisti e minipolitici in cerca di protezione.

In Parlamento esistono due blocchi politici grosso modo rappresentanti gli schieramenti che per comodità chiameremo di destra e di sinistra, più un – per la prima volta alla tornata presidenziale- un gruppo misto di centoundici parlamentari in buona parte eletti tra i 5 stelle, ma dissenzienti e politicamente in balia degli eventi salvo, beninteso eccezioni che segnalerei con piacere se le conoscessi.

A parte il duo Mattarella Franceschini – coordinati da un Castagnetti molto attivo e ascoltato- che stanno cercando di raccordarsi con Matteo Renzi per evitare il frazionamento dei voti della sinistra, non esistono altri Stati Maggiori capaci di progetto.

A Destra, esiste solo una folcloristica armata Brancaleone che punta ad usare Berlusconi come candidato di bandiera spacciato per candidato eleggibile e Mario Draghi come tentativo di togliergli dalle mani i fondi del PNRR e ibernarlo alla presidenza. Nell’ombra Letta il vecchio – ormai detto “il conte zio” che spera in un colpo di fortuna in una vita che gliene ha dati fin troppi.

Tralascio le entità trascurabili che si attivano agitando qualche avanzo nel tentativo di influire alla elezione finale o almeno di farlo credere all’elettore sprovveduto che segue giornali e giornalisti minori di regime.

Tentativi di far eleggere personaggi di preferenze sessuali particolari o una donna si infrangeranno sulla scogliera del ministero dell’interno saldamente presidiato dalla ministra in carica, Luciana Lamorgese che sta gestendo i due più importanti dossier governativi: la migrazione e la tematica No-vax-salute- ordine pubblico. Se vogliono, essa ha il sesso, le competenze e gli antenati giusti, oltre ai voti di quanti devono il seggio al suo ministero.

La sinistra si troverà a designare uno del duo Dario Franceschini Sergio Mattarella ( escludendo ogni post comunista e l’avatar femminile Marta Cartabia), mentre la destra sarà ipnotizzata dalla candidatura di Silvio Berlusconi che non otterrà mai i voti della sinistra anche se riuscisse a “conquistare” tutti i centoundici del gruppo misto.

Se invece la destra moderata riuscisse a fare un salto di qualità e riprendere il cammino interrotto nel 1964 e candidasse Mario Segni – un sardo, un gentiluomo , un estraneo al regime , una vera riserva della Repubblica – le cose cambierebbero anche per la sinistra, dato che é inattaccabile.

Berlusconi quando creò Forza Italia, gli offrì la leadership e lui declinò. Questo dovrebbe dargli il placet della destra. Il professor Segni, rifiutò l’offerta e questo dovrebbe dargli il placet della sinistra. Ogni altro candidato di compromesso, non offrirebbe l’auspicata novità, sarebbe frutto di ambiguità e foriero di scontro civile troppo a lungo evitato senza badare ai costi.

TUNISIA: ARRIVA LA NUOVA COSTITUZIONE ?

IL PRESIDENTE SAIED ELETTO NEL 2019 E COI PIENI POTERI DA LUGLIO, ANNUNZIA UNA NUOVA COSTITUZIONE. «LE COSTITUZIONI NON SONO ETERNE ». QUESTA ERA STATA VARATA NEL 2014.

Dopo sei mesi di stato di emergenza durante il quale il presidente ha esautorato il Primo ministro, il Parlamento e il partito di maggioranza Ennahda – accusato di estremismo islamico- nel consiglio dei ministri della scorsa settimana ha annunziato che la nuova costituzione , meno parlamentare, é quasi pronta e che sarà sottoposta a referendum popolare.

Le vicissitudini tunisine possono così essere riassunte: nel 2011 una rivolta popolare a seguito del drammatico suicidio di un ambulante angariato dalla polizia, sfocia in un cambio di regime a causa della fuga del Presidente Zine el abidin ben Ali che si rifugia in Arabia Saudita ospite del ministro dell’interno.

Nel 2014 viene varata una nuova Costituzione che trasforma la Repubblica in un regime parlamentare che fa prevalere il partito confessionale Ennahda, guidato da Rachid Ghannouchi.

Ovviamente, gli investimenti esteri languono, i capitali locali emigrano e l’assassinio di un paio di sindacalisti e il tentativo di ”moralizzare” le donne secondo la tradizione mussulmana, provocano una reazione filo occidentale evidente.

L’intervento di mediazione delle Nazioni Unite affida il potere a un quartetto di associazioni ( sindacati, patronato e i principali partiti).

il nuovo sistema regge fino alla morte del Presidente Caid Essebsi, già ministro di Bourghuiba. Le nuove elezioni parlamentari danno la maggioranza a Ennahda, ma l’elezione presidenziale premia uno sconosciuto outsider – Khais Saied appunto- che dopo un anno di convivenza con Ennahda ed il suo abile leader Ghannouchi che presiede il Parlamento, perde la pazienza , si arroga tutti i poteri e – godendo della comprensione degli occidentali- proclama lo stato di emergenza.

Ieri l’annunzio che presto verrà sottoposta a referendum la NUOVA COSTITUZIONE che dovrebbe avere carttere presidenzialista ( o comunque meno assembleare).

In tanto il 15 dicembre verrà presentato il nuovo bilancio. Il combinato disposto di queste due innovaioni, dovrebbe, secondo le parole del presidente “consentire al popolo di passare dalla disperazione alla speranza”.

La crisi economica e quella sanitaria infatti incrudeliscono e sembrano senza via d’uscita senza un poderoso aiuto internazionale che si materializza a mano a mano che la democrazia ben guidata farà i suoi passi in avanti.

Al sud, nella zona del passo di Mareth al confine algerino, focolai di guerriglia islamista alimentati dalla estrema povertà dell’area baluginano sinistramente ma non riescono a dilagare nelle città.

DONNE E MEDITERRANEO

QUANTO E’ REALE LA LOTTA PER IL PROGRESSO/EGUAGLIANZA DELLA DONNA? PIACE AGLI ANGLOSASSONI CHE LA PRATICAVANO GIA AI TEMPI DI CESARE, MA A NOI MEDITERRANEI?

E I DANNI SOCIALI PROVOCATI DAL CONSUMISMO DIPENDONO DA QUESTI “PROGRESSI”’?

Questi undici anni di vicissitudini sulla sponda sud del Mediterraneo hanno provocato un aumento di curiosità nei confronti dei nostri vicini ed il confronto di usanze diventa inevitabile.

Come accadde  prima e durante il Rinascimento, invano contrastate da Dante, Boccaccio e Pico della mirandola,   intervengono timorose forze politico-culturali estranee, per seminare zizzania per precisi fini di propaganda.

Oggi noi italiani siamo tentati nuovamente da una supina adesione alle mode estranee  e caricaturiamo le usanze mediterranee, inconsapevoli del fatto che riescono a sopravvivere anche storpiate  da noi perché sono frutto di esperienze di secoli che è vano dimenticare.  

Anche questa è una forma di disinformazione con obbiettivi politici precisi.

Servirebbe ricordare che alcune usanze “made in USA” adottate nell’immediato dopoguerra,  come il pane bianco, le lucky strike, il chewing gum, il burro di arachidi,  si sono rivelate letali e la dieta mediterranea  e l’olio di oliva  sono stati adottati anche in America, persino dalla autorità sanitarie.      

 Della serie non sempre chi vince militarmente si impone anche in termini di civiltà e non sempre chi vince militarmente cancella il vinto se trova una identità culturale solida.

Negli scambi di persone e di usanze che le due sponde del mare nostrum  hanno avuto nei secoli, molte  – magari le più ragionevoli – non si sono consolidate o sono andate perdute per varie  cause , in particolare religiose, e alcune andrebbero ripescate.

Un “progresso” che gli arabi non hanno mai voluto accettare, nemmeno  gli arabi cristiani o gli ebrei, è dare fiducia alle donne o rinunziare al dogma della   consacrata supremazia maschile.

La recente uscita del Presidente turco Tajip Erdogan su questo tema ha alimentato la benzina che la propaganda mette sul fuoco. Tanto il turco non lo sa nessuno.

Giulio Cesare nel suo De Bello Gallico descrive come stravaganze le usanze dei Britanni e dei Germani in tema di rapporti con le donne con una punta di divertita curiosità circa la loro libertà sessuale, il loro ruolo nella società e l’attribuzione della paternità.  Non siamo cambiati. Né noi, né loro.

DUE ESEMPI:

Nel mediterraneo turchi e greci, arabi o spagnoli, israeliani e siciliani, francesi del sud e slavi,  hanno in comune il credo di una qualche forma di supremazia maschile.

 Ogni altra idea in proposito è di importazione.            

Quando quattrocento milioni di persone mantengono una usanza per quaranta secoli e si rifiutano di cambiarla ad onta di periodiche campagne di propaganda, troppo facile liquidarla con una definizione manichea di primitività.

Un detto veneto  fa pensare  che noi italiani siamo d’accordo anche al nord, perché  così declamiamo le qualità della sposa perfetta:” che la piasa, la tasa e la staga in casa”. Quanto alla supremazia del maschio,  quando l’uomo calabrese  vuole troncare una discussione proclama: ” capo vascio” !( testa bassa) e ho scoperto che anche a  Brescia dicono ” co bass” che ha  esattamente lo stesso significato e finalità. Lascio la responsabilità di questa ultima locuzione all’on Castagnetti ( ex PRI) che me l’ha raccontata.

In questo campo, ammettiamolo, c’è un po di silente invidia da parte nostra per la conservata egemonia  virile della sponda sud e una certa nostalgia per l’ossessione delle corna – di origine biblica –  che noi abbiamo imparato a portare con una certa disinvoltura, anche se ogni tanto qualche coltellata ancora ci scappa.

Gli arabi, hanno gli stessi nostri problemi di supremazia con le proprie donne , con la differenza che non avendo avuto  una economia  essenzialmente agricola  come da noi  ( piuttosto pastorizia) ed avendo una separazione netta tra casa e lavoro ,  hanno riconosciuto alla donna la supremazia tra le mura domestiche, mantenendo  così  – almeno per gli “estranei” – il controllo degli affari esteri della famiglia.

Le case del nord Africa  hanno ingressi molto bassi perché, leggenda vuole che l’uomo sia costretto a inchinarsi entrando,  come omaggio alla padrona di casa. Se non è vera , è ben trovata.  Un uomo non si azzarderebbe mai ad arredare o a scegliere  la stoffa di un divano o un tappeto. Molti invece vanno a fare la spesa al suk posto in cui le donne hanno ” troppe occasioni di contatto con estranei”.

Nello stesso campo,  il divorzio,  crudele istituzione con cui si è costretti a troncare un rapporto che si è evoluto invece di mantenerlo adattandolo,  viene visto in Europa  come estremo rimedio contro l’accettazione della poliginia.

In teoria, ma la giurisprudenza di tutti i paesi mediterranei non lo consente, i mussulmani  che possono permetterselo  – fisicamente, per censo e saldezza di nervi  – potrebbero avere  più di un legame in contemporanea.  In pratica, non ne ho mai incontrato uno. A noi europei, in teoria è vietato, anche se praticato con mille sotterfugi.

La conseguenza, in Europa, è che tutti hanno l’amante ( non conosco nessuno che non l’abbia, l’abbia avuta o speri di avercela), con la conseguenza che una delle due ( o più)  donne rischia di restare senza diritti  – o con diritti reali  limitati –  per se e/o per la prole.  Si pensa con ossessiva sospetta insistenza ai diritti delle coppie omosessuali, ma nessuno che protegga lo status delle amanti o compagne che dir si voglia. Ci si è limitati a riconoscere l’eguaglianza tra figli naturali e legittimi, ma la donna viene ignorata.

Credo sarebbe più semplice e meno ipocrita riconoscere la naturalezza dell’impulso  di chi ( maschio o femmina ) ne senta il bisogno  ed abbia poliforme capacità di amare .

Unica zona del pianeta in cui anche l’amante ha uno status e uno statuto che tuteli lei e la prole e le garantisca una residenza e un reddito separato- in genere é la segretaria o una collega di lavoro- é lo Zaire , ossia Repubblica Democratica del Congo specie nella capitale.

Personalmente penso che gli uomini italiani siano dei monogami seriali e che alla base di questo comportamento acquisito (e non innato) vi siano molti accadimenti boccacceschi e di cronaca nera, provocati dalla cocciutaggine di mantenere rigida una istituzione  che fa a pugni con la natura e che fu codificata quando la speranza di vita di una persona non superava i 40 anni.

In  campo matrimoniale, gli arabi mussulmani hanno  da secoli un’ istituzione cui potremmo interessarci,  magari studiando qualche adattamento dettato dalla esperienza: il matrimonio a tempo (  in arabo, mutaa: è una  costumanza, erroneamente attribuita agli sciiti, ufficialmente meno usata dai sunniti e che  si traduce letteralmente in  “il piacere”).

Si trattava di un matrimonio  di durata predeterminata,  celebrato davanti all’autorità, con corresponsione di dote, impegno al mantenimento,  determinazione della dote di divorzio e piena legittimità dei figli eventualmente nati dall’unione.

Questa usanza, caduta in desuetudine con l’avvento del trasporto aereo e resuscitata di recente dagli sceicchi petroliferi, pare essere nata quando i  mercanti  si incamminatisi sulla via della seta  – attraversando zone sciite come l’attuale Iran  –   potevano restare lontani da casa per anni e spesso essere bloccati a lungo da una guerra  in uno stesso luogo.

Di recente,  è stata riesumata e  sono nate  distorsioni grottesche  fino a rendere “legittime” forme di prostituzione interpretandole  come “matrimonio a tempo” per la durata di una settimana, molto praticata dagli sceicchi sauditi e del golfo in gita in Egitto in cerca di bambine ( 13/15 anni) povere.                In collusione con parenti nel  complice silenzio delle autorità.

L’istituzione del mutaa  serviva – ai tempi andati – ad assicurare la tranquillità sociale del villaggio ospitante e la  serenità sessuale dell’ospite forzato nell’attesa della ripartenza.

Si salvava anche il sacro principio del dovere di ospitalità  anche se protratta.

La donna  a fine esperienza, rientrava a testa alta nella sua comunità assieme ad eventuali figli e , grazie alla ” buonuscita” ,  poteva aspirare – se lo voleva –  anche a un marito stabile.

Una deputata austriaca a capo di un partito  ( di cui disgraziatamente non ricordo il nome)  ha proposto pochi anni fa che il matrimonio “occidentale” – come tutti i  contratti – abbia una durata  massima di sette anni , rinnovabile ,  invece di essere a durata indefinita come sancito dal concilio di Trento ( quando la speranza di vita era attorno ai 35 anni)  e recepito nelle legislazioni del mondo occidentale.

Con la durata media  attuale di tre anni per i matrimoni della nuova generazione italiana, sarebbe un bel passo avanti, come lo sarebbe il poter  rinnovare la promessa periodicamente piuttosto di lasciar morire fatalisticamente  il rapporto in una stanca ripetizione di ritualità imposte dall’abitudine.

Nei fatti il matrimonio a tempo già esiste in Italia, con la convivenza. La differenza è nei diritti che non vengono riconosciuti se non a fatica, nel caso in cui il rapporto non sfocia nel matrimonio classico. Hanno codificato solo la restituzione dell’anello di fidanzamento….

Un altro campo in cui ci starebbe bene una riforma per noi Europei, è il mercato, inteso come luogo degli acquisti.  Nei paesi arabi l’istituzione del Suk ( o nell’altopiano  turco-iranico Bazar) è ancora ben salda come da noi cinque secoli fa:  a Roma esiste ancora nella toponomastica : via dei sediari, dei giubbonari,  ecc.

In Oriente, in  una stessa strada si trovano ancora tutte le produzioni di una stessa mercanzia  ( sedie , cinture, scarpe, frutta, dolciumi ) in maniera che il consumatore possa in un batter d’occhio verificare tutte le tipologie merceologiche  di un prodotto ed i relativi prezzi.

I negozianti – costretti dalla vicinanza – sorvegliano prezzi e qualità .   Da noi accade l’esatto contrario ed è un inno alla stupidità del consumatore/trice: i supermercati offrono una falsa scelta ( speso solo un paio di marche di un prodotto di cui una è autoprodotta) .

Sui prezzi  si confondono le idee con “offerte speciali”  i consumatori vengono attratti da prezzi civetta su prodotti poco richiesti o allettati con promesse di regalie.

La  grande varietà delle offerte  ( ma se guardate meglio non ci sono mai tutte le marche di un prodotto)  spinge all’acquisto di prodotti non indispensabili, con azioni dettate più dall’impulso e dall’emulazione  che dalla necessità.

In una frase, il supermercato è il regno di chi vende, mentre il Suk/Bazar è il regno di chi compra. 

Non sarebbe meglio  ristudiare costumi e situazioni  invece di baloccarsi con slogan cretini e critiche legate a dichiarazioni mal tradotte che mirano a mettere in cattiva luce il machista di turno, il suo paese e le sue politiche ?

Il vero schiavista delle donne non è forse rappresentato dalle esigenze del commercio che vuole acquirenti-prede, che è  capace di sfruttare il sesso  ed i suoi impulsi naturali per spingere ad acritici acquisti? Per cianciare di indipendenza ? Per contrapporre e sfruttare la frustrazione conseguente? Per pubblicizzare deodoranti e creme e pannolini con cui si sono costruiti imperi fondati sul senso di inadeguatezza femminile promosso dalla pubblicità?

Vive la difference e abbasso il marketing.

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