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L’ITALIA E LE MONARCHIE SONO I SOLI PAESI AL MONDO IN CUI I CITTADINI NON ELEGGONO CHI DIRIGE LO STATO.

CON LA BEFANA ARRIVA LA MADRE DI TUTTE LE ELEZIONI PRESIDENZIALI

Il 16 gennaio inizierà la madre di tutte le sceneggiate che in Italia si chiama “l’elezione del presidente della Repubblica” affidata a un migliaio di persone ( in parte delegittimate dalla Corte Costituzionale) a fronte di sessanta milioni di aventi diritto, in quanto cittadini della Repubblica.

Durante la trascorsa stagione abbiamo avuto il privilegio di assistere a una serie di anteprime, con funzionari del Quirinale all’opera per rafforzare l’immagine del presidente uscente con iniziative che i buonisti definirebbero “dal sapore risorgimentale” ( il San Carlo di Napoli e la Scala di Milano che hanno mobilitato le claque delle grandi prime per applaudire) e i cattivisti definirebbero invece ” di sapore monarchico,” come se degli applausi di un paio di teatri borghesi fossero sufficienti a superare le remore democratiche repubblicane che negano l’opportunità di un raddoppio a un mandato di sette anni.

Va apprezzato lo stratagemma di Napolitano che, dopo aver inventato il colpo di Stato a rate, ha introdotto le rate anche nel raddoppio del mandato presidenziale con l’interruzione dopo un biennio, ma anche nove anni non sono un mandato repubblicano: sono un regno.

Svelata la strategia dei funzionari della presidenza per allungarsi il periodo di pacchia personale, passiamo ad analizzare la situazione politica reale.

GLI ANTEFATTI

I trampolini da cui si accede più facilmente alla eleggibilità presidenziale ,si sono – nella storia repubblicana- rivelati la presidenza di una delle camere ( De Nicola, Gronchi, Leone, Pertini) e l’aver occupato la posizione di ministro dell’interno ( Cossiga, Scalfaro, Napolitano), anche se la candidabilità dell’alto scranno non ha funzionato per i presidenti del Senato ( Merzagora, Fanfani).

Di capi partito eletti, ne ricordo due: Segni e Saragat.

Il settennato di Segni – garanzia moderata per affrontare il periodo della apertura a sinistra- fu interrotto dagli insulti veementi lanciati da un Saragat, probabilmente alticcio, contro Segni che sentendosi oltraggiato nella sua dignità presidenziale, fu colto da ictus e ” dimissionato” due mesi dopo con una perizia medica e una lettera di dimissioni entrambe di dubbio valore legale.

A questi, vanno aggiunti due outsider: Luigi Einaudi ( ormai mitico) e Carlo Azeglio Ciampi, provenienti dalla nidiata della Banca d’Italia come Dini e qualche altro immessi quando si credette che un commissariamento della Banca Centrale fosse sufficiente a farci accettare dal sistema internazionale.

Con Einaudi ( e Menichella) funzionò, mentre con Ciampi ne ricavammo una svalutazione al 27% e una sonora sconfitta che ci fece capire la necessità di evitare il provincialismo tipico del ” Guerrino sol contro Toscana tutta” che ci fece spendere 57.000 miliardi di valuta pregiata in cinque giorni per contrastare, da soli e invano, la finanza internazionale.

I FATTI REALI

Mettiamoci per un momento il passato alle spalle e guardiamo al futuro senza tener conto delle candidature lanciate basandosi sulle preferenze sessuali o di partito che sono state lanciate da giornalisti e minipolitici in cerca di protezione.

In Parlamento esistono due blocchi politici grosso modo rappresentanti gli schieramenti che per comodità chiameremo di destra e di sinistra, più un – per la prima volta alla tornata presidenziale- un gruppo misto di centoundici parlamentari in buona parte eletti tra i 5 stelle, ma dissenzienti e politicamente in balia degli eventi salvo, beninteso eccezioni che segnalerei con piacere se le conoscessi.

A parte il duo Mattarella Franceschini – coordinati da un Castagnetti molto attivo e ascoltato- che stanno cercando di raccordarsi con Matteo Renzi per evitare il frazionamento dei voti della sinistra, non esistono altri Stati Maggiori capaci di progetto.

A Destra, esiste solo una folcloristica armata Brancaleone che punta ad usare Berlusconi come candidato di bandiera spacciato per candidato eleggibile e Mario Draghi come tentativo di togliergli dalle mani i fondi del PNRR e ibernarlo alla presidenza. Nell’ombra Letta il vecchio – ormai detto “il conte zio” che spera in un colpo di fortuna in una vita che gliene ha dati fin troppi.

Tralascio le entità trascurabili che si attivano agitando qualche avanzo nel tentativo di influire alla elezione finale o almeno di farlo credere all’elettore sprovveduto che segue giornali e giornalisti minori di regime.

Tentativi di far eleggere personaggi di preferenze sessuali particolari o una donna si infrangeranno sulla scogliera del ministero dell’interno saldamente presidiato dalla ministra in carica, Luciana Lamorgese che sta gestendo i due più importanti dossier governativi: la migrazione e la tematica No-vax-salute- ordine pubblico. Se vogliono, essa ha il sesso, le competenze e gli antenati giusti, oltre ai voti di quanti devono il seggio al suo ministero.

La sinistra si troverà a designare uno del duo Dario Franceschini Sergio Mattarella ( escludendo ogni post comunista e l’avatar femminile Marta Cartabia), mentre la destra sarà ipnotizzata dalla candidatura di Silvio Berlusconi che non otterrà mai i voti della sinistra anche se riuscisse a “conquistare” tutti i centoundici del gruppo misto.

Se invece la destra moderata riuscisse a fare un salto di qualità e riprendere il cammino interrotto nel 1964 e candidasse Mario Segni – un sardo, un gentiluomo , un estraneo al regime , una vera riserva della Repubblica – le cose cambierebbero anche per la sinistra, dato che é inattaccabile.

Berlusconi quando creò Forza Italia, gli offrì la leadership e lui declinò. Questo dovrebbe dargli il placet della destra. Il professor Segni, rifiutò l’offerta e questo dovrebbe dargli il placet della sinistra. Ogni altro candidato di compromesso, non offrirebbe l’auspicata novità, sarebbe frutto di ambiguità e foriero di scontro civile troppo a lungo evitato senza badare ai costi.

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SUL DECRETO BANKITALIA L’OMERTA’ CONTINUA. TACCIONO PERSINO I ” MAESTRI DEL NULLA” di Davide Giacalone

Il silenzio continua, sulla sorte della Banca d’Italia. Un silenzio tombale. Escluso il disinteresse, può essere che a produrlo sia un cattivo interesse.

Data la rilevanza del tema, vale la pena specificare non solo cosa non si deve fare, ma anche come si dovrebbe agire. Con una premessa: a questo punto, dopo la pessima partenza e dopo la bocciatura della Banca centrale europea, non credo che il ministro dell’economia possa restare al suo posto. Non è una questione personale, tanto che non c’è bisogno di riprodurne il nome, ma di credibilità e interesse nazionale. Continua a leggere

CAPITALISMO E LIBERTÀ. PERDEREMO ENTRAMBE? ( segue)

Questa mattina a ” mattino cinque” rubrica popolare di canale cinque( Mediaset), e’ partito il secondo atto dell’attacco al sistema sociale.
Il professor Antonio Martino, uno dei fondatori di Forza Italia, già ministro degli Esteri nel primo governo Berlusconi e della Difesa nel secondo, messo in castigo in questa legislatura per dissensi col capo e non più intervistato, e’ ricomparso in audio nella rubrica ” la telefonata” ed ha fatto un intervento, fortunatamente non sulle miserie del PDL.
Servono due premesse: il professor Martino, e’ allievo di Milton Friedman ed e’ tornato da Chicago con una moglie americana e rafforzato nelle convinzioni liberali ereditate in famiglia.
Personalmente sono favorevole alla sua proposta, ma avrei preferito l’avesse fatta tre anni fa e non ora in evidente sintonia con l’attacco proveniente dall’estero al nostro paese.
La tesi espressa come commento al governo dei professori, condivisibilissima, e’ che l’Italia ha bisogno non di piccoli esattori del prezzo della benzina, ma di RIFORME. Vero.
La riforma che viene proposta concerne la sanità : Martino vuole che diventi privata e che venga sostituita da un sistema assicurativo privato pagato da chi può permetterselo e chi non può riceve un ” buono” valido per l’acquisto di una assicurazione sanitaria privata.
Anche il calcolo e’presto fatto: si risparmierebbero i 120 miliardi che oggi paga lo Stato, nonché ” l’80% delle spese delle regioni” che notoriamente si occupano prevalentemente di sanità.
Se prima non si investiga sui prezzi delle medicine, tutti trattati da Poggiolini and Company, se non si indaga a fondo sul come gli ospedali comprano le attrezzature dalle multinazionali e del perché ci sono sempre delle intercapedini tra i compratori e le aziende a tutela dei legali rappresentanti delle multinazionali, NON VERREBBE MESSO IN FUNZIONE UN MECCANISMO DI MERCATO, MA CI SAREBBE UN ENORME BUSINESS A MARGINI FORMIDABILI DOVE LE BANCHE E LE IMPRESE , OLTRE AL MARGINE COMMERCIALE, SI IMPADRONIREBBERO ANCHE DEGLI IMPORTI DELLE MAZZETTE CHE OGGI VENGONO INTASCATE DALLA POLITICA E DAI BUROCRATI E CHE POSSIAMO VALUTARE A UN DIECI PER CENTO DEI FATTURATI TOTALI.
Un secondo motivo di opposizione a questa idea, oggi, e’ che i capitali per privatizzare la sanità’ li hanno due entita’ : la malavita e le multinazionali e, francamente, non saprei chi scegliere.

La democraticità dei partiti: un’amara esperienza con Berlusconi e Pisanu di G. De Feo

Beppe Pisanu: ha cominciato col fregare gli iscritti e adesso vuole prendere il posto di Silvio

L’amico De Feo – cui debbo la mia tecnologizzazione –  ha inviato un commento all’articolo che chiedeva democrazia anche nella vita interna dei partiti. Il racconto di un testimone è di così grande importanza che lo replichiamo per dar modo a tuti gli amici di leggerlo Continua a leggere

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