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BORIS PASTERNAK E INGE SCHOENTHAL: DUE STORIE DI MILIARDI DI EREDITA’ CONTESE, DOVE APPAIONO LA MORTE DI CHE GUEVARA E QUELLA DI FELTRINELLI, IL KGB, LA CIA. UNA INTERVISTA ESCLUSIVA A SERGIO D’ANGELO.

Sergio d’Angelo ha compiuto ottantotto anni e ne dimostra venticinque di meno anche fisicamente, oltre che di memoria. E’ a lui che il mondo deve il romanzo capolavoro di Boris Pasternak ” Il dottor Zivago” che fruttò all’autore il Nobel per la letteratura e una vita di persecuzioni, anche se la maggior parte degli italiani di tutto questo ricorda forse solo il film e Julie Christie.

Il Corriere della Collera pubblica oggi una lunga intervista a Sergio d’Angelo, di Kontinent USA e del presidente della associazione per l’amicizia Russia Stati Uniti Edward Lozansky, uno scienziato nucleare sovietico che fece il cammino inverso rispetto a Bruno Pontecorvo che scelse di andare a lavorare in Unione Sovietica. Due ebrei inquieti, su opposte sponde della guerra fredda.

IL Corriere della Collera è lieto di offrire questa esclusiva ai propri lettori e promette a breve , oltre a questa verità sulla morte di Feltrinelli, anche uno studio comparativo della due inchieste della magistratura sulla morte di Enrico Mattei, curato dall’ ex A. D. dell’Agip, uno dei suoi discepoli.

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SBAGLIERO’, MA STIAMO RINNEGANDO TUTTO CIO’ IN CUI ABBIAMO CREDUTO IN QUESTO DOPOGUERRA. QUAL’ E’ LA VERA AMERICA ?di Antonio de Martini

Qualcuno tra i lettori meno giovani avrà notato analogie tra il trattamento subito dalla Libia e quello subito dall’Italia ai suoi tempi.
In entrambe le situazioni, c’era una dittatura lastricata di buone intenzioni, perse per strada, appoggiata da una frazione di popolazione ( in genere la sociologia dice che sono 5% a favore, 5% contro e il resto della popolazione si estranea).
In entrambi i casi c’era un capo con uniformi da operetta

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Il segretario invertito, ovvero l’onorevole Angelino ha imboccato l’autostrada contromano. di Antonio de Martini

Ieri mi e’ giunta una mail della ” nota politica” che mi annunziava la importante decisione della segreteria del PDL che escludeva dalle cariche di partito tutti gli eletti dal popolo.
Senatori, Deputati, Consiglieri comunali, Consiglieri municipali, dovranno scegliere tra le cariche elettive politiche ed abdicare a quelle di partito.
La meditazione sulla questione della ingerenza dei partiti nella vita pubblica, e’ evidentemente cominciata anche in seno al PDL, ma e’ partita senza radici, senza cultura politica e senza senso pratico.
Sarebbe bene sapere che questo dibattito e’ sorto all’indomani del Congresso di Napoli della DC,1954, in cui Amintore Fanfani, elimino’ i seguaci di De Gasperi, sostituendoli coi ” professorini” ( il mondo e’ una continua illusoria replica) .
Per affezionarsi gli impiegati della DC, il nuovo leader , Amintore Fanfani, abolì la proibizione statutaria di candidarsi alle elezioni – l’ho già scritto in un post del 7 settembre 2010 e lo ripeterò fino alla nausea – per i dipendenti del partito, con la conseguenza che tutti cessarono dal cercare il raccordo politico con la societa’ civile e quasi tutti ritennero di averlo trovato in loro stessi.
Ho scritto anche questo esempio e lo ripeto: nel primo collegio senatoriale di Roma, il senatore Antonio Bonadies, illustre medico, fu sostituito da Nicola Signorello, che era uno sconosciuto funzionario della DC.
Così inizio il logoramento della fiducia tra il partito dei cattolici e il popolo italiano: i sagrestani divennero Vescovi.
Se l’onorevole Angelino Alfano , nuovo segretario generale del PDL , oltre alle buone intenzioni, avesse anche cultura e memoria storica e magari anche capacita’ di analisi politica, si sarebbe reso conto che ha imboccato l’autostrada contromano.
Chi sceglie di fare il militante di partito può certo essere candidato e farsi eleggere, ma chi viene eletto a cariche politiche di partito ha caratteristiche intellettuali, energie psichiche e spesso anche doti morali, antitetiche a quelle necessarie a governare bene e nell ‘interesse della collettività. Inoltre e’ umano che un impiegato si auto candidi, migliorando il proprio tenore di vita.
Lo fa, tagliando pero’ il cordone ombelicale che lega il suo partito all’ elettorato.
Un po’ come se il commissario di un concorso di assunzione, decidesse di scartare i concorrenti e si auto assumesse….
Escludere dal partito gli eletti dal popolo e’ il valore inverso a quello che credo Alfano volesse affermare. Può essere un primo passo verso un cambiamento radicale, ma fare uno statuto serio e’ un’ altra cosa.
Se non vuol essere ricordato come l’ Achille Starace di Berlusconi, l ‘on Alfano non ascolti chi gli ha dato questo orrido consiglio e inverta la marcia.
A fine legislatura sarà troppo tardi.

PERCHÉ LA LEGA ARABA HA DECISO LE SANZIONI CONTRO LA SIRIA

L’unica discontinuità verificatasi nel Vicino Oriente, consiste nel fatto che la Lega Araba ha condannato la Siria – un tempo il suo braccio secolare – a delle sanzioni economiche, benché nessuno volesse veramente farlo ed e’ evidente a tutti che le sanzioni economiche sono inefficaci.
A prima vista si tratta di un successo della diplomazia americana e in parte lo e’, ma se fossi in loro mi preoccuperei.
Anzitutto, la Lega araba ha sempre vissuto all’ombra dell’Egitto, potenza regionale egemone e questa volta l’ Egitto era assente politicamente. Tutti hanno capito che – ancora una volta gli USA non rispettano nemmeno gli alleati più ossequenti.
Con molto pragmatismo, il governo americano si e’ appoggiato al CCG , il Consiglio di cooperazione del Golfo, che riunisce dei giganti finanziari, ma che sono politicamente dei bonsai dietro i quali si e’ intravista la sagoma dello Zio Sam. Anche questo e’ un errore.
Sarebbe come se si imponessero delle sanzioni a carico dell’Italia, su pressione e voto di San Marino, Monaco e il Lichtenstein.
L’Irak si e’ astenuto al momento del voto rompendo l’effetto che avrebbe avuto un voto plebiscitario sulle opinioni pubbliche arabe. Quel che rimane impresso e’ che gli Sati Uniti non sono riusciti ad ottenere il placet nemmeno da un paese che occupano militarmente. Il bell’esempio di rispetto degli altrui pareri si stempera al calore della considerazione del ministro degli esteri Hoshyar Zabari che ha detto a chiare lettere che l’Irak non si fa influenzare da nessuno. Solo gli Usa hanno pensato a una presa di distanza dall’Iran. Tutti gli altri al fatto che gli attuali governanti irakeni, nessuno escluso hanno vissuto per anni in Siria nel periodo dell’esilio e che l’Irak avra’ bisogno dell’appoggio – mi correggo, dell’alleanza siriana – per affrontare il suo primo problema: la spartizione dell’acqua dell’Eufrate, drasticamente centellinata dalla Turchia con conseguenze pesanti sulla agricoltura di entrambi i paesi della ” mezzaluna fertile”.
Inoltre, un governo sunnita a Damasco non sarebbe l’ideale per il governo sciita irakeno insediatosi da poco e minacciato da una presenza sunnita del 30% della popolazione , reduce da cinquanta anni di dominio incontrastato. Lo avrebbe capito anche un bambino.
Gli alaouiti che governano la Siria, appartengono alla galassia della eterodossia mussulmana e quindi sono più’ vicini agli sciiti di quanto comunemente si creda.
Appena sarà ristabilito il plenum politico della Lega Araba, gli oppositori delle sanzioni alzeranno la testa e gli emiri del CCG torneranno a giocare con i loro Jumbo jet e fondi sovrani.
A primavera ci saranno due eventi elettorali che scandiranno il calendario dell’area: le elezioni presidenziali francesi che sperano tutti vedano l’uscita di Sarkosi e quelle parlamentari iraniane che dovrebbero segnare l’inizio del declino di Ahmadinejad già azzoppato dallo scandalo che ha coinvolto il suocero Esfandiari Rahim Mashai col quale alle elezioni presidenziali del 2013 voleva fare il giochino Putin – Mevdev della staffetta.
Liquidati gli smaniosi di protagonismo sulla pelle degli altri, tutto si può aggiustare. Siamo in Oriente.

CAPITALISMO E LIBERTÀ. PERDEREMO ENTRAMBE? ( segue)

Questa mattina a ” mattino cinque” rubrica popolare di canale cinque( Mediaset), e’ partito il secondo atto dell’attacco al sistema sociale.
Il professor Antonio Martino, uno dei fondatori di Forza Italia, già ministro degli Esteri nel primo governo Berlusconi e della Difesa nel secondo, messo in castigo in questa legislatura per dissensi col capo e non più intervistato, e’ ricomparso in audio nella rubrica ” la telefonata” ed ha fatto un intervento, fortunatamente non sulle miserie del PDL.
Servono due premesse: il professor Martino, e’ allievo di Milton Friedman ed e’ tornato da Chicago con una moglie americana e rafforzato nelle convinzioni liberali ereditate in famiglia.
Personalmente sono favorevole alla sua proposta, ma avrei preferito l’avesse fatta tre anni fa e non ora in evidente sintonia con l’attacco proveniente dall’estero al nostro paese.
La tesi espressa come commento al governo dei professori, condivisibilissima, e’ che l’Italia ha bisogno non di piccoli esattori del prezzo della benzina, ma di RIFORME. Vero.
La riforma che viene proposta concerne la sanità : Martino vuole che diventi privata e che venga sostituita da un sistema assicurativo privato pagato da chi può permetterselo e chi non può riceve un ” buono” valido per l’acquisto di una assicurazione sanitaria privata.
Anche il calcolo e’presto fatto: si risparmierebbero i 120 miliardi che oggi paga lo Stato, nonché ” l’80% delle spese delle regioni” che notoriamente si occupano prevalentemente di sanità.
Se prima non si investiga sui prezzi delle medicine, tutti trattati da Poggiolini and Company, se non si indaga a fondo sul come gli ospedali comprano le attrezzature dalle multinazionali e del perché ci sono sempre delle intercapedini tra i compratori e le aziende a tutela dei legali rappresentanti delle multinazionali, NON VERREBBE MESSO IN FUNZIONE UN MECCANISMO DI MERCATO, MA CI SAREBBE UN ENORME BUSINESS A MARGINI FORMIDABILI DOVE LE BANCHE E LE IMPRESE , OLTRE AL MARGINE COMMERCIALE, SI IMPADRONIREBBERO ANCHE DEGLI IMPORTI DELLE MAZZETTE CHE OGGI VENGONO INTASCATE DALLA POLITICA E DAI BUROCRATI E CHE POSSIAMO VALUTARE A UN DIECI PER CENTO DEI FATTURATI TOTALI.
Un secondo motivo di opposizione a questa idea, oggi, e’ che i capitali per privatizzare la sanità’ li hanno due entita’ : la malavita e le multinazionali e, francamente, non saprei chi scegliere.

CAPITALISMO E LIBERTÀ . PERDEREMO ENTRAMBI ?

Il governo dei professori, sta iniziando a fare quello che si e’ convenuto chiamare ” il teatrino della politica” in ammirevole continuità’ con i governi precedenti.
La signora Elsa Fornero, piemontese con quel che segue, sta intrattenendo i media ai quali ha già’ propinato la storiella delle lacrime – peraltro non scese – da libro cuore, ha continuato con la favoletta della laureanda che lei va a trovare alle 23 di sera, in realtà’ sottraendosi al dibattito a Ballaro’ dopo aver detto tutto quel che voleva senza essere disturbata.
Oggi si scopre che il governo e’ disposto a rinunziare a un miliardo e mezzo prelevabile dal congelamento della indicizzazione delle pensioni dei poveri e di prelevare altrettanto dai conti correnti dei cattivi, nell’assordante silenzio di Tremonti che pure – nome dello Stato – si era impegnato a non infierire sui “pentiti” che avevano rimpatriato il malloppo.
Sentiamo tutti la voce di Fantozzi che dopo il secondo schiaffo dice ” ma come e’ buono lei” al capo che rinunzia a dare il terzo colpo.
Credevamo che imbroglietti simili li facesse solo, un tempo, l’assessore Augello e credo non ci caschi più nessuno.
Anche ” Il Corriere della sera” pare essersi reso conto che la gente non abbocca e in un angolino della prima pagina mette due titoli, ciascuno su una colonna, in cui i giornalisti Sergio Rizzo e Massimo Frascaro si chiedono se le provincie saranno davvero abolite ( sono in maggioranza di sinistra) e se ora che il fisco può fare quel che vuole nei nostri conti, se la burocrazia allenterà la sua presa sulle nostre vite.
Come mai una classe dirigente tanto scadente? Che conseguenze avrà’ sul nostro futuro ?
Abbiamo precedenti cui rifarci per capire cosa accadrà’?
La ” sciura Elsa” ce lo ha lasciato capire quando – sempre a Ballaro’ – ha fatto il paragone tra la nostra situazione e quella dei paesi dell’est e in particolare della Russia.
Caduta l’Unione Sovietica, e convertiti al capitalismo i cinesi, nulla si oppone più’ alla costruzione di un nuovo ordine mondiale, secondo le idee economiche che il professor Milton Friedman – allievo del herr professor Friederich Hayek – ha diffuso per tutta la vita dalla scuola di Chicago ed applicato poi in Cile durante gli anni di Pinochet; negli USA in occasione dell’alluvione di New Orleans ; i suoi discepoli in Irak e poi in Russia dopo i crolli dei rispettivi regimi.
Il principio e’ semplice ed e’ spiegato nel suo libro- manifesto ” Capitalismo e Libertà”: salvo che l’esercito per la difesa esterna e la polizia per quella interna, lo Stato deve rinunziare ad esercitare qualsiasi altra attività’ perché’ possa realizzarsi un mercato puro, regolato dalla legge della domanda e dell’offerta.
L’applicazione del principio e’ piu’ difficile data la resistenza delle istituzioni esistenti.
Il secondo passaggio, piu’ impegnativo moralmente, e’ consistito in quello che viene chiamato il
Capitalismo catastrofico”: attendere e spiare ogni avvenimento catastrofico, per riuscire a RICOSTRUIRE SECONDO I PRINCIPI DEL LIBERO MERCATO.
Il primo caso fu il Cile di Pinochet, devastato dall’irperinflazione. La ricetta di Friedmann funziono’, se non si tiene conto del fatto che gli oppositori furono azzittiti con la tortura.
L’ultimo in cui Friedmann intervenne di persona con una lettera al ” wall street journal” fu l’alluvione di New Orleans a seguito della quale, invece di ricostruire le scuole pubbliche diedero buoni utilizzabili per studiare in scuole private in giro per il paese. Anche qui, se non si tiene conto che adesso New Orleans e’ una città’ morta rispetto a com’era prima, possiamo parlare di successo.
In Irak, il governatore L. Paul Bremer, nei primi giorni dell’occupazione delle Nazioni Unite, impose massicce privatizzazioni, libero scambio senza restrizioni, imposte a tasso unico del 15% e spettacolare riduzione dell’apparato statale, al punto che il ministro Ali Abd el Amir Allaoui, fece la dichiarazione che ” dopo tante sofferenze subite, il popolo non ha alcun desiderio di essere trattato come una cavia per esperimenti economici”.
L’alleggerimento dell’apparato statale incluse anche l’esercito – con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti- e il personale dei musei talche’ possiamo ammirare capolavori archeologici assiri negli Stati Uniti o comunque non dove si trovavano prima della guerra.
Anche li le privatizzazioni sono riuscite se non si tiene conto dell’enorme numero di morti che il conflitto ha provocato.
Insomma, questa nuova politica economica si presta bene ad essere applicata in paesi indeboliti con le buone o con le cattive, viene applicata anche in Russia e in Cina dove governi “a robusta conduzione” impongono l’osservanza delle regole del ” libero mercato” assecondate da elites economiche locali il cui nome cambia ( oligarchi, pirahnas, ecc) ma non la funzione.
Questa politica dello sfruttare le catastrofi per presentarsi con società’ private e polizie private a proporre rimedi estranei alla vita e alla cultura dei luoghi, si sono applicate anche con lo Tsunami nel Pacifico e in Africa ( con la crisi del debito che gia’ ci e’ stata e che ha privato i paesi coinvolti delle loro ricchezze) al punto che un funzionario del Fondo monetario Internazionale condenso’ nella sua lettera di dimissioni dal Fondo con lo slogan: ” privatizza o crepa” la politica che ad un certo punto si rifiuto’ di eseguire. ( Davidson L. Budhoo : “enough is enough, dear Mr. Camdessus… Open letter of resignation to the mangaging Director of The International Monetary fund,” New Horizons Press, New YORK, 1990 pag 102.)
A questo capitalismo delle catastrofi, ogni occasione e’ buona: una guerra, uno tsunami, un disastro in borsa, tutto consente di introdurre capitali e società ” libere” per sostituirsi al sistema crollato, senza incontrare resistenze per creare “la società più’ giusta e più libera , in un libero mercato”.
Anche da noi la resistenza e’ minima. Siamo tutti terrorizzati dalle prospettive – false – che ci fanno intravvedere questi imbonitori, incaricati di farci bere l’olio di ricino di questa tornata.
Ad ogni disastro – e questo lo e’ – giunge rapidissimo l’attacco alla sfera pubblica per ottenere privatizzazioni lucrative, che devono approfittare dello smarrimento psicologico delle popolazioni.
Gli argomenti sono sempre inoppugnabilmente razionali. Lo diceva anche Marcuse ( remember?)
Nell’opera DIMENSIONE ESTETICA” 1977 in cui analizzava la situazione politica e sociale dopo il ’68, ” la struttura repressiva della ragione e l’organizzazione oppressiva delle facoltà’ mentali si completano e si sostengono a vicenda”. E in questo senso la razionalissima professoressa Fornero e’ la rappresentazione fisica della situazione. sembra la matrigna di Cenerentola.
A proposito, BUON NATALE A TUTTI.
SEGUE NEI PROSSIMI BLOGS.

VIVA LA DIFFERENZA ! I C…. SONO CAMBIATI, MA I C… SONO SEMPRE I NOSTRI.

Il governo ha annunziato una manovra da 30 miliardi di cui 13 di tagli.
I dodici miliardi di euro dell’EMPAM – l’inutile e impopolare ente falsoprevidenziale dei ” medici fascisti” come recita l’atto costitutivo, non verranno portati nelle casse dello stato, mandando a casa i centotre consiglieri di amministrazione.
L’INPGI, istituto previdenziale dei giornalisti, non e’ stato incorporato nell’Inps, benche’i privilegi dei giornalisti siano in più’ aspetti maggiori di quelli dei politici ( es. disoccupazione al 100% per un anno intero….)
Si annunzia l’eliminazione dell’inpdap ( decisa sei o sette anni fa) spacciandola per nuova.
L’IRAP , la tassa dichiarata illegittima dalla Unione Europea, rimane in vigore, ma la si potrà’ dedurre nel bilancio, perché’ fino ad oggi bisognava anche pagarci l’ IRPEG…
Sembra la canzone di Lucio Dalla ” l’anno che verra’ ” anche i muti potranno parlare, mentre i ciechi gia’ lo fanno.
In cambio ci e’ stata ammannita una scena da ” grande fratello” con la ministra Fornero cui scappa il pianterello così poco credibile che Monti – in perfetto stile Berlusconi – interviene e spiega la situazione che l’imbranata non ha fatto capire.
IL presidente francese Sarkosi ha proposto di tassare le transazioni finanziarie. Monti e’, non lo abbiamo dimenticato , uno dei saggi scelti dal presidente francese per consigliarlo.
La tassa sulle transazioni finanziarie, evidentemente non e’ farina del sacco del professor Monti.
Dopo le interviste di De Benedetti alla 7 e quella di Bernabé al primo canale, mi aspettavo l’annunzio della privatizzazione della Rai o almeno quella delle società’ energetiche municipalizzate. Nulla.
Se il 9 dicembre i leaders europei non varano gli euro bond, credo che il governo Monti finirà’ sbranato.

TUTTO L’ORO LINGOTTO PER LINGOTTO ( 2 puntata . seguito dello scorso post)

QUANTO ORO C’E’, CHI LO HA , DOVE STA, CHI LO USA.

Poiché l’oro e’ indistruttibile, abbiamo quello cavato nella storia dell’umanità che e’ valutato a circa 150.000 tonnellate. Oltre il 65% di questo, e’ stato estratto nelle Americhe.
Di 15.000 tonnellate di questo minerale si sono perse le tracce.
Queste valutazioni sono del WGC (World Gold Council), che sta all’industria estrattiva dell’oro come l’OPEC sta a quella del petrolio. ha 22 membri che rappresentano il 60% della produzione – quattro sono solo associati – e benché la maggioranza dei soci sia canadese, la sede centrale e’ a Londra. Non esistono fonti alternative che forniscano dati sull’oro.
Ricordiamo tutti che la Gran Bretagna uso’ in piena guerra la flotta militare per trasferire il proprio oro in Canada , temendo l’invasione tedesca nel ’40-41.

Il grosso dell’oro del mondo , e’ in mano a privati sotto forma di gioielli( 64.700 tonnellate); 30.200 sono depositate presso le banche centrali; 22.700 sono in mano a ” investitori” e 15.400 sono utilizzate dalla industria ( oggi specie elettronica).

L’oro meglio calcolato e’ quello in mano alle banche centrali. La TOP FIVE DELLA CLASSIFICA DISPONE DEL 63% DEL TOTALE DELLE RISERVE E L’ITALIA FA PARTE DELLA CLASSIFICA.
Gli USA detengono 8133 tonnellate presso la Federal Reserve .
La BUNDESBANK. 3140 tonnellate
IL FMI 2814 tonnellate
BANKITALIA. 2410 tonnellate
BANQUE DE FRANCE 2435 tonnellate
I dati sono del 2011.

Poiché il Fondo Monetario Internazionale e’ un ente multinazionale possiamo dire che abbiamo la terza riserva aurea del mondo, superiore a Francia, Inghilterra e a tutti gli altri paesi della UE, eccezion fatta della Germania.
Nel 2010, su un totale di 4.108 tonnellate l’utilizzo e’ stato il seguente: il 50% e’ finito nel mercato della gioielleria ; il 24% su quello dei lingotti e monete di conio; il 7% all’industria elettronica, il 2 rispettivamente alle protesi dentarie e a ” industrie diverse”. Un 15% viene dichiarato come ” investimenti” senza specificare ulteriormente.
Con l’aumento del prezzo da anni in crescita costante, alcune filiere e miniere sono nuovamente redditizie e la prospezione e’ cominciata o ricominciata un po’ dappertutto, con particolare riferimento al Klondike, alla Turchia ed al Sudan.

In testa alla classifica mondiale 2010 degli utilizzatori, troviamo un paese che commosse, nei primi anni sessanta, l’Italia intera che partecipo’ alla prima colletta nazionale, rimasta famosa anche per l’ottimo esito economico: l’ India che, sempre secondo il WGC , ha acquistato oltre mille tonnellate e seguita a quota settecento tonnellate dalla Cina, dagli USA con 238 la Germania con 146, la Turchia con 122 che batte la Svizzera con 104 , il Vietnam con 82 che sopravanza l’Arabia Saudita con 79.
Basta questa statistica per rendersi conto che non tutte le informazioni provenienti dai media siano attendibilissime.
Il primo venditore di oro al mondo e’ il mercato di Zurigo. Finalmente un luogo comune confermato.

CONTINUA DOMANI CON LE CONSIDERAZIONI STRATEGICHE E LA CONTIGUITÀ’ TRA QUESTO MERCATO, QUELLO DEL PETROLIO E QUELLO DELLA FINANZA.

TUTTO L’ORO LINGOTTO PER LINGOTTO.

La mancanza di fiducia nei Bonds di tutto il mondo sta contagiando anche la carta moneta.
Di conseguenza l’oro sta riprendendo il ruolo che ha avuto negli ultimi settemila anni, ad eccezione dell’ultimo scorcio del XX secolo.
Il problema e’ che l’oro, oltre ad essere tesaurizzato dai privati per la sua ” eterna immutabilità’ ” ha anche un ruolo importante nella geopolitica e la corsa dei governi all’accaparramento delle riserve auree, ha sempre coinciso con vigilie di guerra.
Conoscerne la storia, controllarne le evoluzioni del prezzo , le scoperte di nuovi giacimenti, individuare i protagonisti del mercato mondiale, sono tutti aspetti dell’analisi strategica indispensabile a capire se la nostra generazione conoscerà’ un’ altra inutile strage di dimensioni mondiali.

UN PO’ DI ELEMENTI STORICI INDISPENSABILI DA CONOSCERE PER CAPIRE.

I primi a fondere l’oro separandolo da altri elementi, furono gli Egizi, mentre i primi a impiegarlo per fare gioielli, furono i mesopotamici. La prima moneta , diciamo cosi’ a corso legale, la conio’ il re di Lidia Creso. Si tratta insomma di una scoperta del Vicino Oriente.
La Serenissima, al suo apogeo diffuse oltre 1.200.000 Ducati di oro. insomma tutte le civiltà’ prevalentemente mercantili lo usarono come moneta, mentre quelle militari cercarono di appropriarsene senza tanti complimenti. L’Inghilterra del XIII secolo mise a punto il primo sistema di garanzia con la punzonatura, segno che c’erano tentativi di sostituzione truffaldina.
Spagna e Portogallo si impadronirono dell’oro e dell’argento esportando in cambio la democrazia dell’epoca ossia la ” vera religione” e l’ America Latina ne sa qualcosa.
La corsa all’oro della California e quella del Sud Africa sono fin troppo note.
E’ la Germania di Bismarck che vara nel 1871 i criteri della moneta aurea che rimasero in vigore in Europa fino al 1900.
Trovato dagli inglesi il sistema per certificare l’oro , si crearono mille sistemi per evitare o limitare la cessione a terzi. Il primo grande esperimento fu quello di uno scozzese a nome Law, in Francia, che riuscì, per un breve periodo, a sostituire le monete d’oro con una rappresentazione cartacea. Il suo fallimento non fece desistere e col tempo i vari stati riuscirono a imporre una certa misura di circolazione cartacea, pur non proibendo quella aurea o argentea ( Newton si era nel frattempo anche occupato di indagare sul rapporto oro- argento) al punto che, nel 1865 , per agevolare gli scambi, Francia, Italia, Belgio e Svizzera formarono L’Unione Monetaria Latina che fisso’ il valore della moneta nazionale a 4,5 grammi di argento e 0,290322 grammi d’oro.
A questa regola si e’ attenuta la sola Svizzera fino al settembre 1936, anno in cui fu costretta alla unica svalutazione avuta, a causa degli effetti della grande depressione del 1929.
Gli USA stabiliscono all’epoca con l’Emergency Banking Relief Act ( 5 aprile 1933) , la confisca di tutto l’oro detenuto dai privati al prezzo di 20,67 dollari l’oncia.
Il Testo:” To authorize the secretary of the Treasury to order any individual or organization in the United States to deliver any gold that they possess or have in custody of, to the Treasury in return for any form of coin or currency, coined or issued under the laws of the United States.”
(Questa legge e’ rimasta in vigore fino al 1975.).
Spossessati dell’oro i soli americani, vinta la seconda guerra mondiale, si passo’ al mondo.
Dopo la guerra mondiale, infatti , nasce il sistema detto di Bretton Woods ( dalla localita’ dove avvenne la dichiarazione) in base al quale il dollaro USA sostituisce l’oro quale moneta per le transazioni internazionali, fissando Il rapporto di cambio a 35 dollari per ogni oncia ( 33 grammi circa).
Garantiva lo zio Sam che ci aveva liberato.
Contestato, teoricamente dall’economista francese Jacques Rueff e in pratica dal Presidente Charles De Gaulle che presento’ a due riprese una cifra di dollari al cambio, il sistema si vide in pericolo per aver stampato montagne di dollari in eccesso e reagì’: il giorno di ferragosto 1971 il Presidente americano Richard Nixon dichiaro’ la non convertibilità’ del dollaro in oro.
Da allora il dollaro scende tranne che nei periodi in cui abbiamo avuto rischi di guerra, con la sola eccezione della “operazione Libia” ( il prezzo del petrolio, se calcolato in oro, e’ stabile. Varia il suo prezzo in dollari data la scivolata continua sui mercati).
Per anni , tutti hanno fatto finta di non vedere per non affrontare i complessissimi problemi che comporterebbero un tracollo del dollaro USA o Dell’Euro.
Adesso siamo arrivati al dunque ed esistono due alternative: stampare dollari ( e euro) a iosa e affrontare una iperinflazione che dia moneta alla economia reale ( operai-industrie) oppure riequilibrare l’economia con una politica di deflazione ( lasciando la scarsità’ di moneta) che significa ” lacrime, sangue e disoccupazione” come hanno già’ visto i giovani spagnoli, i pensionati greci e i disoccupati tedeschi.
Restare nel limbo della non scelta, crea la situazione detta STAGFLAZIONE ossia la somma di questi due mali. Con Berlusconi eravamo in questa situazione di non scelta.
Con Monti sembra che abbiamo intenzione di scegliere la deflazione ( tra gli applausi del sindacato e della sinistra!). Ritengo che a meta’ guerra – more solito – abbandoneremo i tedeschi e ci alleeremo con gli angloamericani, dichiarando prima che ” la guerra continua”. Deja vu.

SEGUE TRA STASERA E DOMANI

INIZIA L’ATTACCO ALLA SIRIA. 600 “VOLONTARI” LIBICI TRASPORTATI VERSO LE FRONTIERE SIRIANE. MA SE LA SIRIA TRA I DUE FRONTI SCEGLIESSE IL TERZO?

Il primo a dare questo segnale e’ stato il blog di un ex diplomatico indiano che e’ stato in posto anche a Mosca.
Il ministro degli esteri turco Davitoglu, ha annunziato di essere pronto ad attaccare la Siria.
Il vice presidente Joe Biden sarebbe atteso a Ankara per il week end per dare le ultime assicurazioni ai Turchi circa l’appoggio americano e britannico. Seicento volontari libici sono stati portati verso le frontiere con Irak, Giordania, Turchia , per essere infiltrati.
Segno evidente che siriani ” resistenti” non ce ne sono o non ce ne sono più.
Il ministro degli esteri russo Lavrov, ha già’ annunziato che rifornirà’ la Siria di armi per la ua difesa ed ha qualificato l’iniziativa americana come “unfair”.
Una squadra navale russa e’ in rotta verso il porto siriano di Tartous. Appena entrerà’ il bombardamento di Tartous sarà’ fuori questione.
Ogni dottrina militare spiega che il fuoco dalla periferia verso il centro e’ letale e dal centro verso la periferia e’ dispersivo.
Re Abdallah di Giordania si e’ recato oggi in Israele, si spera per una estrema mediazione, ben consapevole che tra i vasi di ferro, lui e’ quello di coccio.
Il “build up” e’ talmente trasparente e l’arrivo del vice presidente USA invece che del nuovo capo degli SM riuniti, fa sperare che si tratti di un bluff di ” Brinkmanship ” ( arrivare all’orlo della guerra per ottenere il massimo”) oppure di un tentativo di far saltare i nervi allo SM siriano per indurlo ad un attacco preventivo per evitare di trovarsi a combattere su tre fronti e quindi giustificare gli Usa con una guerra “di difesa.”
I siriani sono – come dice un mio amico- come “quel portiere che para i rigori perché’ non capisce le finte.” non perderanno la calma e non attaccheranno DIRETTAMENTE per primi.
Le opzioni militari sono numerose e tutte letali, al punto che viene da pensare che il rischio di scontro possa diventare concreto e imminente anche per un errore minimo.
La Turchia sembra inconsapevole che la zona di frontiera con la Siria e’ abitata da turcomanni e da popolazione di lingua e cultura araba, così come gli abitanti del sangiaccato di Alessandretta ( Iskenderun) e che la Siria ha avuto tutto il tempo di predisporre opportune iniziative di sabotaggio e contrasto, contando sulla solidarietà’ delle popolazioni locali.
L’alleato iraniano può aver finanziato i curdi anti turchi , gli Hezbollah hanno già’ tirato nei giorni scorsi un missile, di tipo mai utilizzato prima, sulla Galilea.
Non hanno prodotto che danni materiali, evidentemente per limitarsi a segnalare la presenza della nuova arma, senza provocare rappresaglie.
Altro alleato e’ Hamas nella striscia di Gaza. L’ Egitto dei fratelli mussulmani non e’ scontato che non potenzi l’azione dei palestinesi della striscia almeno chiudendo gli occhi all’afflusso di armi ed esplosivi.
La Siria non fara’ l’errore di scegliere l’opzione militare diretta. Essa potra’ contare sull’appoggio politico attivo della Russia e della Cina e forse anche del Brasile, quindi non ci sara’ una risoluzione ONU a copertura.
Agli USA mancherà’, oltre al pretesto della difesa, l’alibi della lotta al terrorismo di Al Kaida, ( cosi come non c’era nemmeno in Libia e in Yemen).
Ci sara’ invece il terrorismo diffuso sul territorio nemico, ma mirato negli obiettivi, anche di persone, che potrebbe colpire perfino l’occidente americano.
In caso di attacco alla Siria ci saranno attentati all’interno dello Stato di Israele, re Abdallah potrebbe subire un attentato come quello che uccise il bisnonno Di cui porta il nome, mentre si recava a pregare in Moschea.
I servizi segreti siriani hanno gia’ ucciso a Parigi, anni fa, Salah Bitar – ex primo ministro siriano senza che il colpevole venisse individuato.
Il Libano potrebbe essere preso in ostaggio: se l’esercito siriano si rifugiasse in Libano, bombardarlo sarebbe impensabile e per l’esercito libanese, resistere, impossibile.
Le contraddizioni sarebbero numerose: i turchi litigherebbero con Hamas che fino a ieri erano stati i protetti contro Israele . Gli angloamericani ( e i francesi) che lanciarono Lawrence di’ Arabia ( un giorno ne parleremo) e dieci milioni di sterline oro per cacciare i turchi, adesso spenderanno cifre iperboliche per “restituire”i territori alla Turchia. I libici si sono trasformati in esportatori di democrazia. La Francia, ex potenza mandataria, verrebbe vissuta con odio e grazie ad altre spese senza copertura, metterebbe a rischio la sua tripla AAA per deficit del bilancio.
La Grecia, si schiererebbe contro i turchi, pur essendo membro della NATO.
Ma se la Siria, incurante della minaccia militare diretta , attaccasse Israele sguarnendo le frontiere, come si schiererebbe la lega araba? Come si sentirebbe la monarchia saudita?
Ormai gli americani si giocano la faccia: se la manovra politica fallisce ( sempre che manovra sia) gli USA perdono il residuo prestigio. Se la manovra evolve in un conflitto aperto, torneranno di moda gli assassini( leggere ne ” il milione”di Marco Polo la narrazione del ” vecchio della montagna”) che ubriachi di hascisc venivano lanciati contro obiettivi singoli . Di qui il nome di assassini , mangiatori di hascisc.