Il segretario invertito, ovvero l’onorevole Angelino ha imboccato l’autostrada contromano. di Antonio de Martini

Ieri mi e’ giunta una mail della ” nota politica” che mi annunziava la importante decisione della segreteria del PDL che escludeva dalle cariche di partito tutti gli eletti dal popolo.
Senatori, Deputati, Consiglieri comunali, Consiglieri municipali, dovranno scegliere tra le cariche elettive politiche ed abdicare a quelle di partito.
La meditazione sulla questione della ingerenza dei partiti nella vita pubblica, e’ evidentemente cominciata anche in seno al PDL, ma e’ partita senza radici, senza cultura politica e senza senso pratico.
Sarebbe bene sapere che questo dibattito e’ sorto all’indomani del Congresso di Napoli della DC,1954, in cui Amintore Fanfani, elimino’ i seguaci di De Gasperi, sostituendoli coi ” professorini” ( il mondo e’ una continua illusoria replica) .
Per affezionarsi gli impiegati della DC, il nuovo leader , Amintore Fanfani, abolì la proibizione statutaria di candidarsi alle elezioni – l’ho già scritto in un post del 7 settembre 2010 e lo ripeterò fino alla nausea – per i dipendenti del partito, con la conseguenza che tutti cessarono dal cercare il raccordo politico con la societa’ civile e quasi tutti ritennero di averlo trovato in loro stessi.
Ho scritto anche questo esempio e lo ripeto: nel primo collegio senatoriale di Roma, il senatore Antonio Bonadies, illustre medico, fu sostituito da Nicola Signorello, che era uno sconosciuto funzionario della DC.
Così inizio il logoramento della fiducia tra il partito dei cattolici e il popolo italiano: i sagrestani divennero Vescovi.
Se l’onorevole Angelino Alfano , nuovo segretario generale del PDL , oltre alle buone intenzioni, avesse anche cultura e memoria storica e magari anche capacita’ di analisi politica, si sarebbe reso conto che ha imboccato l’autostrada contromano.
Chi sceglie di fare il militante di partito può certo essere candidato e farsi eleggere, ma chi viene eletto a cariche politiche di partito ha caratteristiche intellettuali, energie psichiche e spesso anche doti morali, antitetiche a quelle necessarie a governare bene e nell ‘interesse della collettività. Inoltre e’ umano che un impiegato si auto candidi, migliorando il proprio tenore di vita.
Lo fa, tagliando pero’ il cordone ombelicale che lega il suo partito all’ elettorato.
Un po’ come se il commissario di un concorso di assunzione, decidesse di scartare i concorrenti e si auto assumesse….
Escludere dal partito gli eletti dal popolo e’ il valore inverso a quello che credo Alfano volesse affermare. Può essere un primo passo verso un cambiamento radicale, ma fare uno statuto serio e’ un’ altra cosa.
Se non vuol essere ricordato come l’ Achille Starace di Berlusconi, l ‘on Alfano non ascolti chi gli ha dato questo orrido consiglio e inverta la marcia.
A fine legislatura sarà troppo tardi.

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