Il pretesto con cui l’Italia inizio’ l’invasione dell’Etiopia nel 1935, fu una serie di incidenti ai pozzi di UAL-UAL.
Da allora poco e’ cambiato se il pretesto keniota per bombardare un campo profughi e’ stato che c’è erano delle scorribande della organizzazione “as shabab”. In arabo: i ragazzi.
Tutta la vasta area tra la provincia etiopica del Ghemu Gofa, la Somalia a Ovest dei fiumi GIUBA e OMO ed il Kenia e’ zona di nomadi che vive di pastorizia ambulante. Quando un pastore ( e la sua famiglia) incontrano qualcuno, in genere avviene in corrispondenza di punti di abbeverata, spara qualche colpo in aria per far capire che e’ armato e disposto a combattere per non farsi depredare.
I confini sono incerti, ereditati dalle potenze coloniali che spesso hanno suddiviso un territorio senza tener conto della realtà’ secolare preesistente.
Dalla caduta del presidente somalo Siad Barre in poi, i confini sono diventati un concetto di tipo teologico. L’invasione etiopica del 2004/2005, finanziata dagli americani che si ritirarono, dopo uno sbarco in diretta TV, a causa dell’abbattimento di un elicottero ” Blackhawk” – ne hanno fatto un film- non ha aiutato a definire la situazione, i confini e le prospettive di questo paese .
Tutti vorrebbero mettere le cose a posto, ma nessuno e’ disposto a rischiare i due reggimenti ed i 50 carri armati necessari per prendere il controllo della situazione e ristabilire l’ordine.
Dopo aver cercato di combattere fino all’ultimo etiopico, gli occidentali adesso cercano di raggiungere i loro – evanescenti – obiettivi, impiegando i kenioti.
Il bilancio del primo bombardamento aereo e’ stato di 12 morti ( agenzia Italia di oggi) di cui 6
bambini.
Questo ritorno alle maniere forti segna l’entrata in scena dei francesi , dopo che numerosi tentativi di mediazione italiana si sono infranti sugli scogli del dover mettere di’ accordo una miriade di famiglie suddivise in decine di clan che a loro volta appartengono a più etnie.
Lo scoglio principale consiste nel fatto che non si può’ pretendere di far,e da giudice nei giorni feriali e poi nel week end tornare a Nairobi per distendersi un po’ o magari farsi le vacanze nel trentino.
Più’ un popolo e’ fiero e guerriero, più’ – se lo vuoi governare – devi viverci assieme.
Il paradosso e’ che ai somali il gusto del combattimento glielo abbiamo dato noi. fino alla campagna del 1935, i somali erano sempre stati sconfitti dagli etiopi. Graziani riuscì’ a farli marciare e vincere.
Il punto di equilibrio post bellico lo avevamo trovato in Siad Barre, ma poi un bel giorno gli USA fecero notare che dopo un certo numero di anni, bisognava dare democrazia anche a prezzo di un po’ di stabilita’.
Sono passati venti anni, ( come succederà’ in Libia) senza che si sia trovato un nuovo punto di equilibrio, bruciando periodicamente ogni candidatura anche grazie ad una sempre più potente mafia dei rifornimenti che imperversa nelle Nazioni Unite e crea campi profughi dove gli indigeni nomadi diventano stanziali e in cambio di cibo disimparano la sopravvivenza.
Gli si apre solo la prospettiva della rapina o la pirateria per mare.
Antonio de Martini
I due recenti attentati in Pakistan hanno superato quota cento sia per i morti che per i feriti. I media italiani – questi eterni ignoranti – parlano di vendetta per la morte di Osama Ben Laden, come a suggerire lontani regolamenti di conti. Si tratta invece di una rappresaglia, non verso chi ha ucciso Ben Laden, bensì verso chi è sospettato di complicità passiva. Continua a leggere →
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La vita va avanti e noi siamo ancora benvenuti nei paesi del corno d’Africa. Il Sudan ha appena concluso un accordo di Joint Venture con la italiana Eridania Sadam Continua a leggere →
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La guerra di Libia ha portato alla luce il problema di chi fugge dall’Africa. La soluzione è di una semplicità infantile e ci sono anche dei precedenti, ( Inghilterra anni sessanta), non costa, è umana ed è perfino gestibile da una classe dirigente sgangherata come la nostra. Continua a leggere →
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L’altra settimana c’è stata la “giornata mondiale dell’acqua ” in tutto il mondo. ” Il Corriere della collera ” ha approfittato di un minimo di pubblica attenzione per iniziare gli amici alla conoscenza dei meccanismi che rischiano di essere usati come strumenti di pressione politica e strategica nel grande gioco , per quello che Mussolini, con felice intuizione giornalistica, chiamo’ ” un posto al sole“. Continua a leggere →
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Il nuovo primo ministro egiziano, Essam Sharaf ( sharaf, in arabo, significa onore) domenica sarà al suo primo viaggio ufficiale all’estero: Khartoum e il Giuba ( nord e sud Sudan). Continua a leggere →
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con meno di un milione di abitanti ( 900.000), Gibuti sta ai paesi Africani come San Marino sta all’Italia.
La repubblica fa parte della Lega Araba e della OUA ( Organizzazione dell’Unitò africana), ed è anche un paese associato all’UE , tramite i suoi legami con la Francia.
In più il porto di Gibuti è il solo tramite dell’Etiopia con mondo esterno per via di mare, da quando l’Eritrea ha dichiarato la propria indipendenza nel 1993.
A testimonianza del legame con Gibuti, la Francia mantiene un reparto della Legione straniera Continua a leggere →
Di antoniochedice
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Qualcuno degli amici, ad ogni mia lamentela, mi telefona o mi manda mail in cui sostanzialmente dice: ottime analisi, ma la diagnosi? Oppure ottime idee, ma irrealizzabili. Questi commenti sono fioccati, specie dopo la mia analisi apparsa ieri nel blog sul malessere tunisino sfogato come sappiamo ( e non è finita).

un continente ricchissimo e un'Europa povera di idee
Come principio etico personale, non mi lamento mai di un problema che non saprei come risolvere, ma credo di doverne dare la prova al crescente numero di amici che segue queste notizie che non troverebbe altrove.
A uso dei lettori amici, allego Continua a leggere →
Nessuno ha veramente chiare le idee su quel che succederà nei paesi in via di (semipermanente) sviluppo e nel loro rapporto con noi europei.
Grazie ad un periodo svolto da Segretario Generale del COMITATO FAO e ad un amico poi scomparso e che rimpiango, Giovanni Posani, ho potuto fare una esperienza straordinaria :quella di osservare lo scandalo della fame in un mondo di abbondanza nella indifferenza dei più e l’infamia di una serie di organizzazioni e singoli che vivono sulla carità internazionale come gli avvoltoi si nutrono di carogne.
Ho avuto modo di osservare da vicino i meccanismi che regolano il funzionamento degli enti dell’ONU che lottano contro la fame – operano tutti a Roma – quali la FAO ( è il più conosciuto) Il PAM ( programma alimentare mondiale) e l’IFAD ( il più ricco). Hanno responsabilità marginali, messi come sono all’angolo dall’OMC ( Organizzazione Mondiale del Commercio), ma non fanno nemmeno il poco che potrebbero. Burocrazia si, passione, no
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Di antoniochedice
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gli scontri in Algeria. In Francia nel 2010 le auto incendiate sono state 42.000. E noi ci lamentiamo della FIOM
L’intero bacino mediterraneo è in stato di crisi : In Spagna c’è l’Eta basca. I balcani sono presidiati dalle truppe europee dopo che gli USA hanno scatenato una guerra che non hanno potuto chiudere. La Grecia , ha gli attentati anarcononsocosa. La Turchia ha i suoi guerriglieri curdi. Il Libano si lecca ancora le ferite di una guerra durata 17 anni con oltre 120.000 morti su tre milioni di abitanti. Israele ha i Palestinesi ( o se preferite, viceversa). Continua a leggere →
Di antoniochedice
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