GEOPOLITICA DELLA FAME da Mogadiscio a Tunisi: finché c’è guerra, c’è speranza.

Nessuno ha veramente chiare le idee  su quel che succederà nei paesi  in via di (semipermanente) sviluppo e nel loro rapporto con noi europei.

Grazie   ad un periodo  svolto da Segretario Generale del COMITATO FAO e ad un amico poi scomparso e che rimpiango, Giovanni Posani, ho potuto fare una esperienza straordinaria :quella di osservare lo scandalo della fame in un mondo di abbondanza nella indifferenza dei più e l’infamia di una serie di organizzazioni e singoli che vivono sulla carità internazionale come gli avvoltoi si nutrono di carogne.

Ho avuto modo di osservare  da vicino i meccanismi che regolano il funzionamento  degli enti dell’ONU  che lottano contro la fame  – operano tutti a Roma – quali la FAO ( è il più conosciuto) Il PAM ( programma alimentare mondiale) e l’IFAD ( il più ricco).  Hanno responsabilità marginali,  messi come sono all’angolo dall’OMC ( Organizzazione Mondiale del Commercio), ma non fanno nemmeno il poco che potrebbero. Burocrazia si, passione, no.

Concentriamoci sul  sud mediterraneo cui l’Europa aveva promesso con gli accordi di Barcellona  del 2000 che entro il 2010 tutto il mediterraneo avrebbe goduto di un sistema di libero scambio. Ovviamente non è successo nulla. Non “poco”, nulla.

Ho  già avuto modo di accennare che  l’agricoltura dei paesi del “primo mondo”  è ampiamente sovvenzionata. Queste sovvenzioni abbassano i prezzi delle  loro esportazioni nei paesi poveri.Il regime di prezzi bassi ,  manda all’aria il poco che esisteva delle economie agricole di quei paesi  e finisce per mettere sul lastrico il  solo ceto produttivo che creava  lavoro e un pò di ricchezza.  

Variante  ( perversa) sul tema: si spingono gli agricoltori  ad acquistare concimi chimici, pesticidi, sementi selezionate. Cresce la produzione, calano i prezzi.  L’agricoltore non riesce a pagare i debiti. La terra è spossata e inquinata. Guadagnano  solo le multinazionali.

Idem per la sanità: prolungando la vita media delle persone grazie all’assistenza si hanno degli effetti. Lo fanno con le migliori intenzioni, ma  lo fanno  senza prima sviluppare  l’economia locale che  – per semplice buon senso – dovrebbe avere la precedenza.  La popolazione cresce  rispetto alle risorse  disponibili e alle persone valide non resta che l’emigrazione sostituiti da  cooperanti  stranieri che brandiscono profilattici come misura salvifica.

Insomma i progetti di industrializzazione dell’agricoltura, non tengono quasi mai conto dell’impatto sulla restante agricoltura  tradizionale del territorio, così come i programmi sanitari non prevedono le conseguenze demografiche  che si verificano.   La campagna per la  diminuzione del numero medio dei figli ( in Tunisia dalla media dei cinque  virgola sei figli negli anni settanta si è passati ai due virgola poco  degli anni del secolo nuovo.) non ha  tenuto  conto delle conseguenze sociali:  in tutti i paesi poveri, i figli numerosi mantengono i genitori vecchi.  Pochi figli non ci  riescono, specie se uno emigra.

Nell’anno  e poco più che ho  trascorso in Tunisia,  ho avuto modo di vedere che al secondo parto i medici  legavano le tube all’interessata senza nemmeno informarla.  Ai nuovi nati, hanno dato un diploma,  hanno alzato l’età della scuola d’obbligo, ma hanno dimenticato di dar loro una prospettiva di vita. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.

Quando la generazione che oggi ha quaranta anni arriverà all’età di pensione – me lo ha detto più volte il Titolare della cattedra di demografia de “La Sapienza” –  si troverà senza sistema previdenziale, senza risparmi e senza figli per mantenerla col sistema tradizionale.

Per la somma di queste scelte  che hanno privilegiato gli interessi economici dei paesi privilegiati, ci troviamo adesso in piena crisi economica e politica e stiamo avvicinandoci ad una catastrofe previdenziale senza precedenti. Non trascurabile è anche  l’impossibilità di operare una selezione seria  della classe dirigente, costretti  come siamo dalla  necessità di “accattare” un mascalzone obbediente  a capo di un paese strategico per la politica e/o per il commercio.

La FAO è stata spossessata  di ogni competenza trasferita all’Organizzazione Mondiale del Commercio ( OMC), nella quale – se faranno i buoni – saranno ammessi, prima o poi,  anche Russi e Cinesi. Da notare che  i paesi che hanno avanzato più reclami all’OMC invocando giustizia sono gli USA e la UE ossia il gatto e la volpe.

Limitandoci ai paesi del sud mediterraneo, vediamo che è saltato il sistema di governo ritenuto  tra i più sicuri ( Tunisia) . Per calmare gli animi  il governo provvisorio  sta promettendo una accellerazione del processo elettorale, passato – tra ieri e oggi  – da sei mesi a due.

Oltre alla sorpresa di vedere il laico Ben Alì ospitato dal wahabita Nayef Ben Abd el Aziz ( vien da pensare ,  absit iniuria,al film “Un garibaldino in convento”) si notano già  le crepe a venire : Gheddafi rimpiange il compare dittatore, mentre  Algeria  Marocco ed Egitto tacciono presi da febrili meditazioni sul da farsi. Ci saranno investimenti , in Europa.

CONSEGUENZE DI POLITICA INTERNAZIONALE

I leaders che hanno fatto la scelta pro occidente e laica , in questi giorni si stanno interrogando. Possiamo tranquillamente anticipare la risposta:  chi si allea con l’occidente è destinato a tentazioni irresistibili e ad essere abbandonato alla prima occasione.

Meglio tornare sulla retta via. Quella dell’Islam.  Il primo è stato Erdogan, altri seguiranno. Il grande Saladino impiegò una vita per unificare gli arabi contro i crociati . Ben Alì e signora ci hanno impiegato una settimana ad ottenere lo stesso risultato.

 NOTA.  Le conseguenze politico-militari  di aver messo a capo di un paese uno sbirro con attitudini di sbirro e la fuga dalle reponsabilità degli USA  che si sbarazzano, troppo tardi, di una loro creatura le rimandiamo alla prossima settimana.

 NOTA 2  La parola  araba Ghazzaoui ,  descrive una vecchia tradizione araba basata sull’uso della forza per appropriarsi di qualcosa che si vuole.  Il  plurale fa Ghazzia.  Le prime azioni di Jihad di Maometto furono delle Ghazzie. I francesi , non riuscendo a pronunziare il GH di gola, dopo l’occupazione dell’Algeria  lo hanno reso in  Razzia.

Ogni rivoltoso ha guadagnato più in una settimana che nell’anno precedente.  Lo spirito della promessa  Barcellona  2000 è morto. Adesso c’è l’esempio di Tunisi. Della Somalia, delle bande armate  che chiamiamo terroristi, di Afganistan, kurdistan, Irak, Sudan,  Eritrea, Nigeria,

NOTA 3 Per chi volesse approfondire : “Corsari nel mediterraneo” di Gastone Bono ; Mondadori.  Storia del Mediterraneo nel seicento; di Romano Canosa ; Sapere 2000.

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Commenti

  • URC  Il gennaio 16, 2011 alle 6:36 pm

    GLI enti dell’ONU, che lottano contro la fame, FANNO POCO MA SI AUTO-ALIMENTANO LARGHEGGIANDO IN EMOLUMENTI ELEVATI.

  • Giorgio Vitali  Il gennaio 16, 2011 alle 8:09 pm

    Come accade sempre nella vita e nella storia ( che è VITA collettiva), le cose si apprendono SOLO dopo. Prima ci sono gli appetiti, poi il vomito e la diarrea, se si tratta di alimentazione, e di malattie dette veneree se si tratta di appetiti sessuali. Di fronte ad avvenimenti epocali, ci dovrebbe essere qualcuno che ragiona con la capacità di inquadrare per risolvere la COMPLESSITA’. ( Definizione di COMPLESSITA’: quando l’oggetto osservato va oltre gli schemi interpretativi dell’ossservante.)
    Per quanto riguarda il Mediterraneo, ci troviamo in questa situazione: i paesi rivieraschi della parte Nord sono costretti ad affrontare il problema tenendo conto della COSTANTE intrusione delle FORZE ATLANTICHE finalizzate ad esautorarci in ogni tentativo di composizione del quadro in una visione da “mare Nostrum” del Mediterraneo. In più devono fare i propri interessi. In più devono tenere in piedi un sistema di trattativa DICIAMO INTERRELIGIOSA con l’Islam nelle sue varie sfaccettature. In più devono guardare con la coda dell’occhio cosa combina Israele e le sue propaggini di Servizi più o meno segreti, e di operazioni mediatiche/culturali più o meno palesi. In questo contesto, le Multinazionali agiscono come dinamitardi, unendo i propri interessi immediati con la distruzione ( voluta) del territorio. Occcorrerebbe più lucidità da parte della classe dirigente del Sud Europa e meno falsità ed ipocrisia buoniste. Giorgio Vitali

  • Gianni Ceccarelli  Il gennaio 17, 2011 alle 11:36 am

    Ho l’influenza e quindi leggo (leggo anche senza influenza, ma ora leggo di più). Quando studiavo medicina e poi quando facevo il medico, l’interesse principale dei miei colleghi era “fare la diagnosi”, scoprire come in un giallo l’assassino, cioè la malattia. Il mio interesse principale invece stato sempre: “Adesso che sappiamo cosa ha, che facciamo ?”. Fare le diagnosi non é facilissimo, ma quasi sempre ci si riesce; conoscere e applicare una terapia efficace é molto difficile e sovente fatta una meravigliosa e difficile diagnosi si deev ammettere se si é onesti che non conoscimao terapia. Applichiamo questi banali concetti alla FAO, al Mediterraneo del sud e del nord, all’America agli USA e a chi vogliamo: che facciamo ? Il mare nostrum di antica e recente memoria é anche mare di Spagna, Francia e Grecia, a dir poco. Maggiore lucidità che significa – dico: nel fare -? E’ vero che a furia di parlare dall’ ‘800 di uno Stato di Sion poi é venuto nel ‘900 lo Stato di Israele, ma la “soluzione” non ho aggravato il male ? Ho la febbre, é evidente; ci risentiamo dopo l’aspirina. GiC

    • antoniochedice  Il gennaio 17, 2011 alle 1:01 pm

      Giusto. Infatti, dopo la diagnosi ho fatto la terapia, sotto forma du alcuni progetti. Se sei interessato te li mando. Le patrie autorità li hanno elogiati. Non li hanno applicati, anche se non costavano, anzi davano profitto….

  • Francesco Venanzi  Il gennaio 17, 2011 alle 2:31 pm

    Europa e Stati Uniti sovvenzionano largamente l’ agricoltura. Se non lo facessero gli agricoltori non sarebbero competitivi con le loro produzioni a fronte degli stessi prodotti (o equivalenti a fini nutrizionali) provenienti dai paesi tropicali o comunque del terzo mondo, ove la manodopera costa meno, le coltivazioni sono razionalizzate su grandi estensioni , le multinazionali possono applicare tecniche produttive (sementi selezionate, ogm, eccetera) non praticabili in Europa e, forse, anche negli Usa.
    Perché sostenere le attività agricole che così si dimostrano antieconomiche? Una ragione che a me sembra fondamentale e sufficiente è che si vuole evitare lo spopolamento delle campagne, il degrado delle stesse, l’abbandono dei beni culturali e del patrimonio abitativo sparsi sul territorio, l’estinguersi del presidio del territorio, l’ulteriore spinta all’urbanesimo e una nuova classe di disoccupati inurbati.
    Accade che le produzioni agroalimentari sovvenzionate dai paesi industrializzati – segnatamente quelle degli Stati Uniti – risultano competitive con quelle della agricoltura tradizionale nei paesi del terzo mondo o in via di sviluppo. Ciò determina il collasso delle famiglie il cui sostentamento è basato su modeste attività agricole tradizionali, l’allontanamento dei figli, l’inurbamento di disperati disoccupati e affamati. I quali – come oggi nel Magreb – diventano protagonisti di rivolte sanguinose e di emigrazioni di massa verso i paesi ricchi.
    A mio parere, il presidio del territorio ed il sostegno delle attività agricole che lo garantiscono dovrebbe esser e interesse di tutti i paesi, compresi quelli del terzo mondo. Non conosco su cosa si basano i programmi contro la fame nel mondo della FAO e degli altri enti preposti a combattere la fame nel mondo. A mio parere, dovrebbero accuratamente evitare di penalizzare le attività agricole locali con l’afflusso dall’estero di derrate regalate o a basso costo. Ma dovrebbero essere per primi i governi dei quei paesi a curare di evitare che gli aiuti alimentari dall’estero distruggano le attività agricole tradizionali. E che gli aiuti consistano invece nel sostegno e sviluppo anche tecnologico dei quelle attività.

  • antoniochedice  Il agosto 16, 2014 alle 12:09 pm

    L’ha ribloggato su IL CORRIERE DELLA COLLERAe ha commentato:

    Scritta a gennaio 2011

  • barbara  Il agosto 16, 2014 alle 10:30 pm

    da quando libero scambio implica benessere garantito a tutti ed in egual modo?
    Ed a proposito di sovvenzioni, che dire dell’importazione di arance dal marocco?
    http://www.informarexresistere.fr/2014/02/24/arance-del-marocco-via-libera-della-ue-e-la-fine-dellagricoltura-siciliana/

    ed è solo un esempio. La Ue è piena di ste contraddizioni
    Magari è “razzismo”…

  • antoniochedice  Il agosto 17, 2014 alle 6:26 am

    Tra tutto a tutti “in egual misura” a
    tutto a me è niente a te c’è n’è corre.
    La penuria di arance anche in Italia
    è tale, rispetto alla richiesta, che conosco
    un trader che mi ha offerto una percentuale
    se gliene procuro. La Sicila può stare
    tranquilla

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