Egitto: la prima uscita è verso il Sudan: cercano acqua e Petrolio. di Antonio de Martini

Il nuovo primo ministro egiziano, Essam Sharaf ( sharaf, in arabo,  significa onore) domenica sarà al suo primo viaggio ufficiale all’estero: Khartoum e il Giuba  ( nord e sud Sudan).

Sharaf sarà accompagnato dai ministri degli Esteri  e dell’Agricoltura, elettricità,irrigazione e cooperazione.

La scelta politica verso il Sudan , già abbozzata dal precedente regime,  rimane ed è ineludibile. L’Egitto, per sopravvivere  ha bisogno dell’agricoltura sudanese  ( e gli USA del petrolio) e dell’acqua del Nilo, il cui uso è regolato da accordi di epoca coloniale  che Egitto  e Sudan vorrebbero mantenere.  Ad esempio l’Etiopia è autorizzata a prelevare solo  il 3% dell’acqua del Nilo  ed è per questa ragione che la maggior parte dell’agricoltura etiopica dipende dalla pioggia.

 Se si pensa che  il Nilo bianco e quello azzurro  la attraversano, la cosa ha del demenziale.  La prevalenza riconosciuta all’Egitto è data dal fatto che era un impero, si intende, e dalle  misurazioni che  venivano fatte al NILOMETRO DI PHILAE  fin dal tempo dei Faraoni.

Anche l’uso delle acque per fini idroelettrici  è condizionato da questi accordi e il Sudan è l’alleato strategico dell’Egitto per mantenere l’egemonia  nel settore, minacciata dal nuovo accordo fatto dai paesi a monte e dalle periodiche fluttuazioni delle acque condizionate dalle precipitazioni  delle montagne del corno d’Africa  che hanno cicli decennali buoni e cattivi. L’ultima diga di proporzione quasi pari a quella di Assuan è stata realizzata dal Sudan all’altezza della quarta cataratta ed ha reso disponibili all’uso agricolo oltre 10.000 ettari di terreno per l’agricoltura. Per attrarre capitali  il governo offre oltre dieci anni di franchigia fiscale  oltre alla possibilità di riesportazione dell’investimento.

Col vecchio accordo coloniale l’Egitto aveva diritto a 55 miliardi  all’anno  di metri cubi di acqua all’anno  su un totale di quasi 84 miliardi di metri cubi del Nilo. Un terzo degli occupati egiziani dipende dall’agricoltura  e dalle acque del Fiume.

Già con questa ripartizione in cui il paese dei faraoni fa la parte del Leone, la crisi è attesa per il 2017 a causa della  la crescita demografica.  Il problema è stato affrontato da Omar El Bashir  presidente del Sudan  che è stato il primo capo di Stato a visitare l’Egitto post Mubarak.

La sistemazione idroelettrica della regione coinvolge anche i bacini dell’intero corno d’Africa: il takazze’, il Giuba, e il Uebi Scebelli che è il Nilo della Somalia.

 Ai nuovi dirigenti egiziani non è passato nemmeno per l’anticamera del cervello eseguire il mandato di cattura a carico di Omar  El Bashir  emesso dal tribunale penale internazionale   su istigazione americana per  “il genocidio del Darfur ” ( altra bufala ad uso petrolifero.  Posso testimoniarlo di persona e , se guardate su Google  earth  l’area incriminata, vedete che ci hanno disegnato dei fuochi per dire che è zona messa a ferro e fuoco dai cattivi. In realtà non c’è nulla salvo lotte tribali di cui si ha notizia  da oltre cento anni). 

 Gli americani, dopo aver anche bombardato Khartoum ( e dopo aver rifiutato la proposta consegna di Ben laden che viveva laggiù)   non hanno nemmeno pensato di chiedere l’arresto del presidente sudanese  durante il suo viaggio egiziano, perché ritengono di poter giungere ad un accomodamento, visto l’uso della forza impiegata nel Nord Africa, e impossibilitati a occupare un paese grande dieci volte l’Italia, che confina con dodici paesi diversi e che non sono riusciti a piegare con le sanzioni. 

Gli  USA sperano in un accomodamento mediato dalla influenza egiziana,   per contenere e ridurre  l’influenza cinese  ormai straripante e riprendere il controllo dei territori petroliferi che hanno una capacità  giudicata superiore  a quella saudita.

Altro  tema dell’agenda dei lavori è  quello agricolo con particolare riguardo agli allevamenti di polli  che gli egiziani esportano nel paese assieme alle  basse tecnologie relative, mentre la parte energetica riguarda altre due dighe che il Sudan intende costruire nel Sennar ( due dighe di media potenza su entrambi i  rami del Nilo, non lontano dalla confluenza di Omdurmann., con un partner spagnolo.

 Per la parte cooperazione,  l’agenda non è nota, ma è possibile che sia la parte politicamente più rilevante essendo ministro di Controparte  Taha  Babiker  che è l’uomo di fiducia del Presidente, per aver ricoperto nella legislatura precedente il ruolo di Ministro della Presidenza ( una specie di Gianni Letta e con le stesse deleghe). 

Babiker ha due crucci: aprire una Università europea a Khartoum e  recuperare i 400 milioni di dollari di fondi congelati a suo tempo dalla U.E.  nel quadro delle sanzioni internazionali e destinati allo sviluppo agricolo, nel quadro dell’accordo di  Lomé ( Stabex ). Bruxelles glieli sta centellinando  con la scusa che devono andare di pari passo col processo di sviluppo dei diritti umani. Il Sudan conta sul partner egiziano per recuperare i fondi.

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Commenti

  • Roberto  Il marzo 25, 2011 alle 7:11 PM

    Da profano e capra in materia mi diverto a provocare: non è che tutto sto casino l’hanno messo in piedi perchè si sono accorti di aver lasciato il sudan e tutte le sue ricchezze ai cinesi? con conseguente penetrazione in africa visto che l’appetito vien mangiando? E non è che l’egitto cerca di staoppare per metterci una pezza?

  • Roberto  Il marzo 25, 2011 alle 7:11 PM

    stoppare

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