Vendetta e rappresaglia in Oriente e Occidente: dal Daghestan a Ben Laden di Antonio de Martini

I due recenti  attentati in Pakistan hanno superato quota cento sia per i morti che per i feriti. I media italiani – questi eterni ignoranti – parlano di vendetta per la morte di Osama Ben Laden, come a suggerire lontani regolamenti di conti.  Si tratta invece di una rappresaglia, non verso chi ha ucciso Ben Laden, bensì  verso chi è sospettato di complicità passiva.

 La vendetta  per la morte di Ben Laden  rischia di coinvolgere una delle più ricche e potenti  famiglie del mondo  con esiti terribili a causa della numerosità, disponibilità finanziarie e la convinzione di avere  l’imperativo morale  di adempiere ad un sacro dovere radicato nei costumi arabi antecedenti persino  all’Islam. E’ c’é anche l’eventualità che la casa reale saudita possa essere tirata per i capelli  nella vicenda.

Anche un “accordo ” pregresso con la famiglia non potrà essere considerato una garanzia di serenità a meno della corresponsione di un enorme  “prezzo del sangue” sottomettendosi ad un rito islamico  di dimensioni pari alla notorietà del personaggio.

Credo sia il momento di spendere qualche minuto per specificare la differenza  esistente tra rappresaglia  – riconosciuta anche dalle leggi di guerra – e la vendetta che è un fatto esclusivamente personale  e la conditio sine qua non  per essere considerati uomini d’onore in tutto l’Oriente, con speciale menzione  del Caucaso, del Mondo Arabo e   l’aggiunta della principali isole del Mediterraneo ( Sicilia, Sardegna, Corsica) e della penisola iberica.

La rappresaglia è una codificazione  militare  mirante a dissuadere  i  “civili” ,  chiamati franchi tiratori , posta in opera dal mondo militare ottocentesco e codificata dalle Convenzioni di Ginevra.  Si cercò di limitare la capacità punitiva degli eserciti nel caso di ripresa di vigore delle attività di “guerrilla” con cui gli spagnoli – foraggiati dalla flotta inglese  – piegarono le truppe di Napoleone e diede agli inglesi il gusto della guerra per procura. Il massimo consentito di rappresaglia  era fissato in dieci civili per ogni militare ucciso.

Alle operazioni di guerriglia , i Mujahiedin islamici del Caucaso apportarono però  una innovazione  che è stata il prodromo di quella decisiva degli attacchi suicidi ( che i giapponesi  invece mantennero in ambito strettamente militare) che è stata introdotta dagli arabi palestinesi nel moderno conflitto.

 Una fatwa dell’ Imam del Caucaso SCIAMIL DEL DAGHESTAN  , inventore del termine Mujahied ( plurale: Mujahieddin),  condizionò la concessione del paradiso non indiscriminatamente  a tutti i combattenti, ma solo a chi – prima di morire –  avesse ucciso  in battaglia almeno dieci infedeli russi  che miravano a sottomettere il Caucaso .

La resistenza di Cheickh  Sciamil  contro i Russi durò quasi quaranta anni generando cento  legende e chanson de gestes   e si concluse con l’esilio ospite della Sublime Porta . Alla sua morte fu sepolto a Medina  onore riservato a un pugno di non arabi oggetto di venerazione di tutto  il mondo islamico. I ribelli Ceceni si richiamano – impropriamente – a Sciamil e la presenza delle vedove dei morti ceceni nei successivi attentati  è una vendetta del sangue e non un sintomo di disperazione come detto dai media.

La Vendetta  è nata come concetto geopolitico applicato all’ambito familiare:  In zone di pastorizia ( dal Caucaso alla Sardegna) la numerosità di una famiglia è sempre stata  fonte di potere. La morte di un membro, diminuisce la forza della famiglia. In Caucaso si giunse all’estremo concetto di pretendere la Vendetta del sangue anche per incidenti banali quale una caduta accidentale che comunque depauperava il clan. 

 Formule negoziali  civilizzatrici complesse,  trovarono ammorbidimenti  nella “torri-prigione”: se un membro del mio clan moriva per accidente, si poteva evitare la catena di morti che ne seguiva. Un membro del clan avverso si recludeva volontariamente  in una di queste torri  – molto simili ai nuraghe –  e non ne poteva più uscire.  I parenti potevano visitarlo e rifornirlo . L’equilibrio della forze  veniva così ristabilito senza ulteriori spargimenti di sangue. 

E’ mia personale opinione che il duplice rifiuto degli USA ad impossessarsi di Ben Laden (offerta del Sudan a Clinton) o a ucciderlo ( nell’ Afganistan dello sceicco Omar ( vedi post precedenti),  ante attentato delle due torri) sia stato motivato anche dal timore , non tanto delle rappresaglie paramilitari, quanto dal timore della  vendetta  familiare di uno dei più potenti clan dell’Arabia Saudita, la cui portata non sarebbe stata  facilmente misurabile, anche per l’inestricabile  miscuglio di legami finanziari, azionari e politici che legano questo enorme  clan arabo  anche a clan occidentali quali quello della famiglia Bush.

Da queste sommarie  descrizioni risulta evidente che  nel tempo i concetti di rappresaglia ( militari Vs Franchi tiratori, limitata nel numero)e di vendetta ( familiari Vs familiari)  sono andati confondendosi.  I militari hanno accettato l’idea di vendetta, abandonato le uniformi e il rispetto per donne e bambini). I risentimenti personali  e di clan, hanno trovato uno sbocco politico-militare di dimensioni spesso sproporzionato. 

 Esempi? L’uccisione di Ben Laden  e l’attacco alle due torri. Vendetta e rappresaglia sono intrecciate come  i vimini di un paniere. Rischiano di non finire più come una catena  di vendette calabresi.   E gli USA hanno un nuovo fronte da temere: la famiglia Ben Lade

Entrambi  gli eventi hanno richiesto le stesse doti di costanza nella preparazione, disciplina, disponibilità al sacrificio e patriottismo. quindi possono essere considerati “rappresaglia”. Entrambe le azioni sono state motivate da uno spirito di vendetta  al quale è mancata solo la condizione di consanguineità con le vittime  di riferimento, a meno di considerare  la nazione come una famiglia .

La vendetta potrà assumere gli aspetti più impensati: il fallimento di una importante società USA, la perdita di contratti strategici per l’industri bellica, l’avvelenamento di una mandria in Kenia, un contratto di mafia per un omicidio negli USA, l’affondamento di un paio di navi cariche di cemento a presa rapida nel canale di Panama, lo sgozzamento di una coppia di missionari in America Latina, L’erogazione e successiva rivelazione di  un ingente finanziamento elettorale al candidato Obama.

Osama Ben Laden aveva 54 fratelli tutti sposati e con – mettiamo – dieci figli cadauno : 540 milionari  a loro volta sposati e imparentati con altri clan sauditi  e non.

Prima di morire, Osama Ben Laden aveva circa tremila seguaci ( metà in galera)  che puntavano alle infrastrutture politico-militari degli  Stati Uniti .  Adesso ci sono  altre tre/quattromila persone , tutte milionarie in dollari , ciascuna   obbligata dalla propria cultura  ad essere un terrorista potenziale ,con il problema  – radicato nel DNA –  di vendicare il parente entrato nel mito. E poiché la vendetta  investe in primis i  parenti, l’elenco degli obbiettivi si allarga ai parenti di Obama in Kenia ed ai singoli cittadini USA nel mondo.  Non mi sembra un affare.

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Commenti

  • andrea  Il Mag 14, 2011 alle 8:39 pm

    Ma secondo lei per quale motivo hanno deciso di ucciderlo Bin Laden? non sarebbe stato più conveniente arrestarlo, e condannarlo all’ergastolo?tra l’altro arrestandolo, si sarebbero anche evitate le congetture cospirazioniste, che ipotizzano che Obama abbia mentito, almeno in parte, sull’operazione dei Navy Seals

    • antoniochedice  Il Mag 14, 2011 alle 9:04 pm

      Ergastolo e’ parola italiana. In USA c’e’ la pena di morte per molto meno. Avevano bisogno di un colpo importante. Se ne fregano – giustamente – della critiche. Un processo avrebbe creato due partiti di cui uno contrario e certamente consistente. Qualcuno avrebbe fatto rapimenti per ottenere uno scambio. Coi soldi della famiglia poteva essere assolto come O J Simpson. L’ FBI non aveva emesso mandato di cattura. Non esistono prove giuridicamente valide o testimoni che sia lui il mandante. Il Pakistan avrebbe potuto chiederne la restituzione.

  • andrea  Il Mag 14, 2011 alle 9:23 pm

    Anche negli USA la pena di morte viene eseguita col contagocce, solo in casi eccezionali, e il grosso delle condanne a morte, vengono commutate in ergastolo.
    Comunque il problema dell ritorzioni c’è ugualmente, Bin Laden forse sarebbe stato più utile come prigioniero, piuttosto che morto, non crede?

    • antoniochedice  Il Mag 14, 2011 alle 9:33 pm

      Non pensi si sia trattato di un caso eccezionale?

      • andrea  Il Mag 15, 2011 alle 12:10 pm

        certo che era un caso eccezionale, proprio per questo, se fosse stato più utile da vivo che da morto, credo che avrebbero potuto evitare la condanna a morte. Poi nel carcere di Guantanamo, non credo che siano tenuti a rispettare le stesse leggi americane.
        Magari mi sbaglio, ma credo che un Bin Laden vivo, recluso, e sotto perenne minaccia di ucciderlo, avrebbe causato meno rappresaglie

      • antoniochedice  Il Mag 15, 2011 alle 12:24 pm

        A mio parere avrebbe rappresentato un tentazione permanente alla liberazione. E poi quale l’utilita’? La sola che posso immaginare e’ la conversione del soggetto…

  • antoniochedice  Il agosto 7, 2016 alle 3:02 pm

    L’ha ribloggato su IL CORRIERE DELLA COLLERAe ha commentato:

    Scritta a maggio 2011, ma ottima e istruttiva come lettura estiva.

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