Il Piano solo e le favole dei golpe del ’60; del ’64 del ’70 e del ’74 . Sesta ed ultima parte

Sistemato un pò il  fritto misto, passiamo ai vari “boatos” di Golpe su cui si basano  tuttora molte carriere e alcune fortune politiche e editoriali.

Il primo “golpe” fu creato dal segretario di Pacciardi, figlio dell’ammiraglio Girosi, che, invaghitosi di una signora, se ne andò in Costa Azzurra in luna di miele, col ricavato della vendita   di un motoscafo non suo.

Per riparare, pensò bene di andare a raccontare al SIFAR una serie di balle che de Lorenzo meticolosamente registrò  Aveva un apparato inserito in una 1100 /103 Fiat, bianca , a targa civile,  che l’autista innescava  quando il capo gli ordinava di scendere dall’auto per fingere di assicurare la privacy dell’incastrato di turno. Il segnale di accensione era una botta sulla spalla destra .

Il primo da destra è Tambroni, sinistra Dc, paranoico. Il secondo è Andreotti, scettico

Il “Girosino” ricevette una cifra apprezzabile per l’epoca e un’assunzione  in Tunisia ” per sottrarlo a vendette”, ma più verosimilmente per fare un favore al padre dello scapestrato.

La confessione, registrata su dischi a 33 giri ( si usava all’epoca) fu fatta sentire a chi di dovere. L’idea consisteva nel rapimento del presidente Gronchi se fosse andato a S Rossore nella tenuta presidenziale. Il presidente del Consiglio Fernando  Tambroni ( detto “il peggio Fernando”)  ordinò di mettere a riposo un  ufficiale dell’ufficio “R”( estero) decorato di medaglia d’oro al V.M.  considerato capace dell’impresa ( e possibile concorrente del duo Allavena Viggiani alla direzione del servizio).   Pochi giorni dopo,   Tambroni cadde e nessun altro bevve la panzana. Mancavano  imputati, mancavano piani di governo, mancavano testimoni credibili.

Quando la cosa si riseppe   Gronchi aveva dato segno di apprezzare l’idea di una riforma in senso presidenziale e Pacciardi, con arguzia toscana citò S. Agostino dicendo che era meglio convertire il peccatore  piuttosto che ucciderlo.

Giustamente,  il Franzinelli liquida la faccenda come ” storiella” , ma forse dilungandosi in dieci righe avrebbe permesso al lettore di capire che esisteva una precedente legenda a cui si ispirarono i disinformatori successivi.

A proposito, il Girosi non fu assunto dall’Agip Tunisia, ma dall’EFIM ente statale sensibile alle richieste delle Forze Armate dato che ne  era cospicuo fornitore.

Per liberarsi dell’ufficile “liquidato” da Tambroni,   qualcuno pensò bene di far appello al suo patriottismo e dopo un paio di missioni estere,  lo mandò in Irak, dove il controspionaggio locale  era stato avvertito  dell’arrivo di una spia italiana.  Il delatore fu scelto male: era un  israelita dipendente dell’ENI che nei venti anni precedenti non aveva concluso alcun contratto con gli irakeni et pour cause.

Il capo del controspionaggio irakeno era un amico dell’ufficiale,  dovette arrestarlo sulla scaletta dell’aereo, lo interrogò personalmente , gli raccontò tutto ( anche il nome del delatore) e dopo mezza giornata lo  liberò imbarcandolo  su un aereo per L’Italia, con l’autorizzazione a tornare ogni volta  che  avesse desiderato farlo. L’aver salvato Al Gailani quando tutto sembrava perduto permise  all’ufficiale di salvarsi  la  vita.

Al rientro in Patria , nessuno osò andare a chiedere notizie. L’ufficiale, senza più tornare al SIFAR inoltrò formale richiesta di autorizzazione a denunziare l’accaduto al magistrato, ma il servizio la negò.

Tutta la storia del  rapimento di Gronchi e del Golpe non giunse  che con grande ritardo alla stampa ( Trionfera de L’Europeo), ma ormai c’era di meglio in cui affondare i denti.  L’arigianato del golpe era finito, si passava alla fase industriale.

Nel 64 la storia del PIANO SOLO, l’ho già raccontata nell’articolo precedente e non mi ripeterò. Posso solo dire che oggi la tesi costituzionale  che il Presidente della Repubblica  può nominare il Presidente del Consiglio  con un governo di sua scelta e se le camere non gli danno la fiducia, può sciogliere il Parlamento, è caldeggiata  dalle stesse forze politiche che  hanno gridato al COLPO DI STATO nel 1964. Le forze di destra che all’epoca plaudirono, adesso gemono  temendo il golpe.

Il Franzinelli forse è  stato preso in contropiede da questo cambiamento di fronte.

luglio '64: il golpe era su tutti i giornali come richiesta di tutto il paese. Il centro sinistra lo volevano pochi, ricchi e potenti. In Italia e all'estero. La copertina di Epoca nella foto è solo la più nota. Panorama dedicò l'editoriale alla svolta e così di seguito.

I commenti che vorrei fare sono tre:

1) personalmente ritenevo che l’operazione Segni , benchè nata come reazione al centro sinistra, sarebbe stata benefica per l’Italia perché avrebbe impedito al partito socialista prima e a quello comunista poi, di vendersi per un piatto di lenticchie e impedito al governo Moro di rovinare l’economia italiana con una montagna di debiti che pagheremo per un paio di generazioni ancora.

2) Il fatto che le autorità di polizia  abbiano scoperto  tre presunti golpe e la stampa quello del 64, è in certo qual senso la migliore dimostrazione dimostrazione che tutti e quattro sono fasulli.  I tre perché, guarda caso, l’agent provocateur che  ha confessato prima di scomparire non è mai stato arrestato e l’altro ,quello del 64 ,  perché  è finito in tribunale –  non dimentichiamolo –  a querela di parte ( de Lorenzo). Il fatto che nel 72  il generale abbia rimesso la querela, è dovuto al fatto che era un ottimo ingegnere: ormai il danno  glielo avevano fatto e lui aveva saputo di dover morire a breve. Costeggiare ancora Scalfari, sarebbe equivalso ad anticipare il purgatorio.

3) Un partito quando  cresce non deve cercare di andare al governo facendosi cooptare. Così si impedisce l’alternanza  che è l’essenza della democrazia e la nascita del regime. Si ha un regime quando non vi sono alternative possibili.  Chi coopta gli altri per impedire la nascita di una alternativa è un corruttore della democrazia. Chi si fa corrompere è anche uno stupido che rinunzia a vincere.

La storia del  terzo “Golpe” fu preparata con più cura dagli imbroglioncelli  di turno che nel frattempo avevano fatto esperienza del contraddittorio politico che segue a questo tipo di  accuse. Servivano imputati  un minimo credibili, un piano di assalto alle istituzioni chiave, qualche arresto,  ecc.

A gennaio del  ’70  giunse notizia di un cambio di  equilibri al vertice della polizia e di stare attenti alle provocazioni. La cosa stupì perché il capo della polizia  rimase lo stesso.  Segno che  a cambiare era stato  lui.

Non era la prima volta, visto che era stato anche  nella segretria del Duce, assieme al cavalier Antonio Nani ( che riuscì nella performance di fare due figli nati rispettivamente il 23 marzo e il 28 ottobre) tenendo informato il CNL ( Lombardi).

Il 5 marzo , giorno più, giorno meno, il giornale “Paese sera ”  – si è poi saputo che era finanziato dal KGB –   uscì con la notizia che si era sfiorato il Golpe in una notte del dicembre precedente.

una versione simile a quella dei 4 MAB " rubati" al Viminale. Nessuno fu punito

Una proiezione  – con film fornito dall’USIS , United States Information Service ,  permise a un gruppo di “camerati” o presunti tali di passare  una serata in una palestra  nei pressi di  piazza S Croce in Gerusalemme .  In contemporanea il capo della scuola della guardia  forestale,  Berti, si trovò a viaggiare con gli allievi della scuola di città ducale,  in direzione della RAI ( le malelingue spiegarono che  il “sottobosco” era lì); il principe Borghese pare sia rimasto in attesa di più alto coinvolgimento e il signor Remo Orlandini ” costruttore” –  motore della iniziativa , che aveva  girato per settimane nelle caserme italiane in cerca di gonzi –  si era seduto nelle stesse ore davanti ad un magnetofono manovrato dal capitano dei CC Antonio  La Bruna a spiegare come doveva svolgersi il golpe. Poi è sparito e da “costruttore ” che risultava  sul biglietto da visita, divenne  uccel di bosco.

Una operazione identica venne fatta dalla Ghepeou ( la mamma del KGB) nel 1921, per seminare sospetti tra i russi bianchi e impedire incontri e  accordi che avrebbero spazzato via  i bolscevichi. ( cfr Christopher Andrew op cit).

Il secondo provocatore fu un sedicente colonnello Salcioli  presentatosi come  ” capo del centro CS di Firenze ” che agganciò due giovani pacciardiani ( uno di Firenze e uno di Arezzo) dicendo che doveva  conferire con Pacciardi perché aveva a sua disposizione sei generali disposti ad incontri riservati.

Fece i conti senza l’educazione dei due giovani e l’avarizia  della propria amministrazione:  tornati con un mazzo di fiori,  dopo due giorni, all’indirizzo cui erano stati invitati a cena , scoprirono che la casa sul lungarno  cui bussavano da una mezz’ora, era” disabitata da mesi”, come confermò, scendendo, il  vicino del piano di sopra .

Pacciardi, informato,  ricevette  il Salcioli  al suo ufficio di via del Corso a Roma  e quando lo stolto disse di avere a disposizione” 6 generali 6” Pacciardi guardò l’orologio e disse con aria truce:” cominciamo subito, vada a chiamarli. Li aspetto qui.  Tra mezz’ora diamo  inizio al colpo di Stato.”

Salcioli svanì, salvo  riapparire qualche tempo dopo in un servizio fotografico sull’Europeo,  a firma Renzo Trionfera ,  il quale  scrisse nelle didascalie delle foto  – letteralmente – che il teste era credibile perché lo aveva ricevuto  a Barcellona in un ufficio molto ben arredato da dietro a una grossa scrivania !

Si disse – e scrisse –  anche che un commando  avesse occupato il ministero dell’Interno e giunto il contrordine, per ragioni misteriose, avesse asportato -a mo’ di souvenir –  quattro MAB ( moschetti automatici Beretta) dall’Armeria prima di abbandonare i luoghi .

Come posso affermare che è tutta una balla? Ecco.

I quattro MAB  furono in realtà  la “legittima preda bellica” conquistata dai giovani di “Primula Goliardica ”  – il gruppo universitario pacciardiano – durante l’ormai storico scontro di Valle Giulia nel 1968  attribuito ai giovani della sinistra, presenti anch’essi, ma incerti nell’azione.

Possiamo dire dunque con certezza  che l’episodio dell’occupazione del Viminale è falso e che è stato usato ANCHE per scaricare dal magazzino  l’imbarazzante mancanza di quattro mitra e di alcune scatole di cartucce.  Il custode dell’Armeria, non risulta essere stato sanzionato e nemmeno il comamdante del reparto  fuggito abbandonando le camionette con le armi a bordo.

lo scontro di Valle Giulia, non lo sfruttò chi lo fece

A controprova, se si va a vedere da quale reparto provennero i 4 mitra, vedrete che si scoprirà che furono versati – senza motivo alcuno – all’armeria centrale del Viminale, provenienti proprio dal reparto  che nel giorno di Valle Giulia fu comandato in Ordine pubblico a contenere la protesta studentesca.  Erano perloppiù reclute senza esperienza e di fronte alla gragnuola di pietre si sbandarono abbandonando anche le camionette. Uno dei giovani di “Primula Goliardica ”  che conservò un proiettile per ricordo   come posacarte – Lamberto Roch –  dopo una perquisizione,  fu incriminato per “detenzione di armi da guerra”.

Il giudice lo mandò assolto – difensore l’avv Augusto Castaldo – perché la polizia si vergognò di dover ammettere che la pallottola  faceva parte di una partita scomparsa dalle camionette assaltate dagli studenti e il possesso di una  sola cartuccia parve insufficiente al magistrato per condannare lo studente.

Anche la  Marina,  si rifiutò di  far colpire il proprio eroe da una speculazione politica che si sapeva infondata e ilil sommergibile "Longobardo" in navigazione Il comandante Borghese – così si dice – fu imbarcato su un sommergibile al Varignano   – in una sera  in cui tutti gli alti papaveri della base di La Spezia  erano in ferie in contemporanea . Ricomparve sulla costa spagnola. Come vedete,  queste spiegazioni  cominciano a far cambiare la percezione  dellla storia così come conosciuta: a Valle Giulia  chi ha impegnato  lo scontro con la polizia era il gruppo universitario pacciardiano e non le masse rivoluzionarie che si attribuirono il merito ( o la colpa se preferite) .  A architettura il segretario di facoltà, Sandro Lispi, aveva ( o avrebbe, non ricordo i tempi) aderito a “primula Goliardica ” .  Nella lista universitaria di “Primula Goliardica” figuravano  giovani intellettuali come Gianfranco de Turris e Claudio Sabelli Fioretti; il futuro giudice costituzionale Paolo Napolitano e il futuro imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone, attuale editore del “Messaggero” . Contro  questi giovani universitari si scatenerà la furia mediatica  del sistema.

Anche la favola del Golpe del 70  si sgonfia  visto le balle evidenti su cui era costruita.  Il quartetto di colonnelli in pensione da anni   che era stato arrestato, fu liberato. Su questa figuraccia si costruì un divertente  spettacolo di un cabaret appena nato e destinato alla fama, ma  a patto di annacquarsi: il bagaglino.

Alcune battute fecero il giro d’Italia e la canzone  sul tema di “come pioveva”  era

” C’erano Nixon, Onassis, Agnelli,

Un Angiolillo, due o tre Birindelli,

per questo golpe che non si faceva,

perché pioveva, perché pioveva”

E sui colonnelli la canzone ” arrestarono un certo De Rosa/colonnello avanzato in età/ arrestarono pure un tal Rosa/perché aveva un nipote parà/ ma i de Rosa non sono più quelli/ che fiorivano un tempo a Salò/ ecc.

Passiamo all’ultimo  – si spera – Golpe. Quello di Edgardo  Sogno e , ca va sans dire,  il solito Pacciardi.

Il generale  di brigata Ugo Ricci, all’epoca il più giovane generale dell’esercito, in servizio al Comiliter ( comando militare territoriale) di Roma, un ente che non dispone di truppe ma di un centinaio di impiegati. Una sera, parlando tra colleghi, toccò una ferita sempre aperta : l’8 settembre 1943 in cui l’Esercito – a educazione sabauda – si sbandò perché  lontano dalla  politica e fu preso alla sprovvista.  Il generale Ricci, abitava al quartiere Trieste nello stesso stabile del prof Sylos Labini col quale era in relazioni amicali.

Un  suo collega,  colonnello dei bersaglieri senza speranze di avanzamento, pensò  bene di andare al  SID ( nipote del SIM e figlio del SIFAR) a spifferare e metterci del suo.

Il generale fu pedinato e quando, mesi dopo,  si incontrò a un chiosco di benzina con Edgardo Sogno ( medaglia d’oro della Resistenza, membro assieme a Manlio Brosio della direzione nazionale del PLI) che aveva al suo attivo tre convegni e relativi atti sulla Riforma dello Stato, non restò che trovare un magistrato disponibile a bersi la congiura in cambio di un quarto d’ora di celebrità. La storia della scelta del magistrato è un’ottimo soggetto per un “pistarolo”, la consiglio.

Secondo “l’ufficio palle ” che preparò la favola questa volta, il Golpe – invece che sotto Natale –  avrebbe dovuto scattare a ferragosto del ’74, capo del governo, manco a dirlo,  Pacciardi . Il copione era il solito: rapire il presidente Leone, costringerlo a nominare il nuovo governo. Non una parola sui sindacati, la Rai, l’uso delle FFAA. Forse pensavano che  sarebbero bastati i cento impiegati del Comiliter .

Si individuò però  una banda di fascisti che avrebbe dovuto mettere nientepopodimenoche dell’Uranio nell’acquedotto del Peschiera per avvelenare tutta Roma. Palese tentativo di spaventare il popolo che la volta scorsa aveva riso un pò troppo.

Restava da trovare un farabuttello con ansie di protagonismo tra i magistrati e “orientarlo” opportunamente, magari con l’aiuto del partito.

Lo trovarono in quel di Cuneo: Luciano Violante. Il generale Ricci fu arrestato e imprigionato all’ospedale militare del Celio per oltre  unidici mesi, Sogno fu rinchiuso  a Regina Coeli, a Pacciardi giunse un avviso di reato.  L’accusa era  di aver cospirato a Madrid ed altri luoghi e tentarono di  ritirargli il passaporto.

Peccato che  Pacciardi, nei giorni indicati  per la congiura fosse  letto ( settantacinquenne) a Castrocaro terme ,  con una polmonite virale, in un ospedale pubblico.

L’approssimazione dell’accusatore fu tale da trascurare il fatto che Randolfo Pacciardi , essendo stato comandante del battaglione Garibaldi durante la guerra di Spagna , non avrebbe potuto entrare nel paese nemmeno volendo.

Pacciardi, in risposta chiese un giurì d’onore impegnandosi al suicidio se si fosse trovata anche l’ombra di un sospetto a suo carico.

Se un impegno simile l’avesse preso  Marco  Pannella,  i giornali avrebbero riempito pagine  su pagine.  Non apparve nulla e la TV tacque.

Il magistrato romano che ereditò l’inchiesta da Cuneo, divenne più attento: giunse notizia alla stampa di un telegramma di solidarietà di Maria Romana De Gasperi ( autentico) e uno di Franz Josef Strauss ( falso) grazie a un colpo di genio di Mauro Mita ( direttore di Nuova Repubblica). Il testo  diceva ” sei vittima di un colpo di coda di un regime che muore” Il pavido  provincialismo dei questurini e dei giornalisti caudatari giocò questa volta a favore di Pacciardi che rischiò un colpo apoplettico quando Mita gli rivelò lo scherzo.

Franz Joseph Strauss, il potentissimo capo della DC Bavarese che nessuno osò interpellare

Pacciardi  scrisse immediatamente una smentita  indirizzandola all’editorialista  de “IL TEMPO”  ed ex direttore de “La Nazione” Enrico Mattei, che ricevuto il biglietto gli telefonò, invitandolo a tacere e a ringraziare il cielo.  Non pubblicò nulla.

Trenta decorati di medaglia d’oro al Valor Militare,  chiesero con una lettera al magistrato di permettere  a  Edgardo Sogno di attendere l’esito dell’inchiesta in libertà. L’indomani il giudice Amato lo scarcerò. Violante ebbe notorietà nazionale che gli valse  la carriera che ha fatto e il generale Ricci  ebbe la carriera troncata. Il colonnello delatore, fu assegnato al  SID, come da sua ambizione, ma non risulta che abbia  scoperto altre trame.

Naturalmente il procedimento si concluse con una generale assoluzione, una blanda  tiratina d’orecchie  del tribunale di Venezia a Violante per aver cercato di mettere  delle false prove nella cassaforte di Sogno. Il giudice parlò di “un eccesso di zelo”.

Antonio de Martini

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Commenti

  • Roberto Fantoni  Il novembre 2, 2010 alle 4:33 pm

    Difficile commentare. Nel leggere queste cose la tristezza prende il sopravvento.La politica sarà anche la religione laica ma, paragonando questi episodi a quelli di oggi, ti rendi conto che l’Italia è una repubblica fondata sul ridicolo e senti salire prorompenti moccoli…Aveva ragione Gino Bibbi quando, ormai centenario, qualcuno gli ricordò la sua vita avventurosa al fianco di Pacciardi e lui rispose che non ne era valsa la pena. Naturalmente, se fosse potuto tornare indietro, avrebbe rifatto tutto pari pari…

    • antoniochedice  Il novembre 3, 2010 alle 9:39 am

      La sequela di attacchi che negli anni 70 si ebbero contro Pacciardi , recepiti senza accenni critici dalla stampa – sempre pronta a giurare sull’innocenza della mamma di Cogne – è un indizio prezioso che ci aiuta a commentare le campagne di stampa contro Berlusconi o a favore di Sakineh. Le caratteristiche comuni a questi lanci di notizie ? L’origine malnota, i primi comunicati stampa non precisamente attribuibili ( i più anziani ricorderanno il giornale inglese che inaugurò la dizione ” strategia della tensione” attribuendola a un non meglio identificato ” Mr P” a cura di un giornalista mai più sentito, un magistratello periferico che anela alla ribalta, una ridda di indiscrezioni dai “servizi” ( deve essere per questo che i cessi han cominciato a chiamarli così), dei giornalisti ansiosi di imitare i “colleghi” americani come tramandati dal cinema e il circuito è pronto. I giornali vendono più copie, i magistrati fanno carriera politica, e il nemico designato viene inondato da una tale massa di notizie false, semi false, aneddoti al limite della diffamazione, ma mai attribuibili a una fonte certa e onorevole e il gioco è fatto. Ai nostri giorni, c’è la versione sexy in atto per Berlusconi. Pare che usi abitualmente donne da cinquemila euro a colpo. Vorrei sapere chi è disposto a dargli torto visto che la moglie gli sta chiedendo più del doppio ( 350.000 al mese ). Vedremo in un prossimo numero a chi giovano queste campagne.

  • Renzo Cotica  Il novembre 2, 2010 alle 8:48 pm

    Che i golpe, come le stragi, in Italia siano il segreto di pulcinella lo sappiamo tutti. Quello che non sappiamo è se gli italiani siano in grado di capirlo. Parrebbe di no.

    • antoniochedice  Il novembre 3, 2010 alle 9:43 am

      Gli italiani si sentono lontani dal potere. Fin dai tempi di Machiavelli hanno goduto a sapere ” cosa c’è dietro”. Per passare dalla ricerca del dettaglio segreto all’esercizio dei diritti di cittadino, è necessario che ri-imparino a occuparsi di politica.

  • Lucia Carmassi  Il novembre 2, 2010 alle 8:53 pm

    Sono giovane e non conosco direttamente questi avvenimenti. Ne ho sentito parlare in famiglia. Pensavo fossero cose serie ed importanti. Da Notte della Repubblica, per intenderci. Invece scopro che sono cose da bunga bunga. Tutto sommato il berlusconismo è solo una piccola variante sul tema. Ma cambierà mai?

    • antoniochedice  Il novembre 3, 2010 alle 9:46 am

      Anche il bunga bunga ha la sua importanza. Questo gioco della Notte della Repubblica ha consentito a un gruppetto di impostori di obbligare l’Italia in una direzione che adesso tutti rimpiangono. Adesso abbiamo di fronte a noi la scelta di tacere e pagare i debiti contratti per tre generaioni o rovesciare il tavolo dei bari. Tocca a voi giovani decidere.

  • Francesco Venanzi  Il novembre 4, 2010 alle 4:38 pm

    L’impressione che ne ricavo è che il nostro paese è veramente fragile. Bastano poche balle messe in giro ad arte per scatenare i giornali, che, tutti compatti per vendere più copie, fanno da grancassa senza curarsi di analizzare, approfondire, cercare dove è la verità e dove la fandonia. La magistratura ci mette di suo qualche spiffero indebito e il gioco è fatto. C’è solo da sorprendersi che le cose non vadano peggio.

    • antoniochedice  Il novembre 4, 2010 alle 5:19 pm

      Mio caro amico, credo che la risposta “classica” sia che questo è il prezzo per avere una stampa libera. La verità vera è che non tutti hanno settemila euro da dare a una fanciulla ( o fanciullo) per i suoi favori e l’assunzione a spese dell’editore è la via meno costosa per non sottrarre risorse alla famiglia che – ne conveniamo tutti – è importante anche per i puttanieri. Con questa qualità di giornalisti, non andremo lontano, i magistrati non danno corso alle querele per diffamazione a meno che non siano presentate da un collega, e gli editori guadagnano più dalle notizie che non pubblicano che da quelle che vengono scritte. Mi dispiace, ma è la verità. Questo è il paese in cui solo i detentori di interessi industriali e finanziari fanno gli editori, gli editori “puri” stampano ricette di cucina.

  • Giovanni Ceccarelli  Il novembre 7, 2010 alle 3:33 pm

    Mi permettio didire che “lo scatenamento dei giornali”, allora – al tempo dei vari “golpe”- non scatenò quasi nulla nella pubblica opinione, che si scatena -allora come oggi- molto di più per i vari “casi Montesi” o “Fenaroli” o “di Avetrana”, che non per i “casini” -appunto- di Berlusconi o di Marrazzo. Che poi qualcuno ci abbia costruito sopra le proprie fortune o disgrazie -Scalfari e anche Jannuzzi(mi pare si chiamasse così)- fa parte del saper cavalcare il cavallo giusto al momento giusto. Il “paese” non si mosse per Mazzini e per Pacciardi e neanche per Di Pietro; il “paese” al massimo, segue. GiC

  • antoniochedice  Il giugno 14, 2013 alle 11:13 am

    L’ha ribloggato su IL CORRIERE DELLA COLLERAe ha commentato:

    ECCO LA STORIA DEI GOLPE NEL TRENTENNIO PRECEDENTE DELLA STORIA ITALIANA . ADESSO, ANCHE I GOLPE LI FANNO A RATE! PER GLI EPISODI PRECEDENTI RISALIRE COI POST CLIKKANDO SU ” POST PRECEDENTI”. IMPARERETE MOLTE COSE SULLA STORIA DI OGGI.

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